Maksim Gor'kij

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Maksim Gorkij

Indice

Maksim Gor'kij, pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peškov (1868 – 1936), scrittore russo.

  • Chi sa capire tutto è molto infelice. (da Il mestiere delle lettere)
  • I lager come le Solovki sono indispensabili. (in visita alle Solovki, 20 giugno 1929[1])
  • Nei Paesi fascisti, l'omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce inpunemente; nel Paese dove il proletariato ha audacemente conquistato il potere, l'omosessualità è stata dichiarata crimine sociale e severamente punita. Eliminate gli omosessuali e il fascismo scomparirà. (citato in E il ministro Calderoli fece il macho, Corriere della sera, 15 gennaio 2006)
  • Non sono in grado di esprimere in poche parole le mie impressioni. Non vorrei, e sarebbe vergognoso [!] ricadere in stereotipati elogi della stupefacente energia di uomini, i quali, essendo attenti e indefessi guardiani della rivoluzione sanno essere, insieme, creatori straordinariamente arditi della cultura.[1]
  • Talvolta, la menzogna dice meglio della verità ciò che avviene nell'anima. (da I vagabondi)
  • Tutti gli esseri umani hanno piccole anime grigie... e tutti se le vogliono imbellettare. (dai Bassifondi)

[modifica] Senza fonte

  • Per un vecchio, la patria è dovunque faccia caldo.
  • Potresti scrivere per i bambini nello stesso modo che fai per gli adulti. Solo fallo meglio.
  • Tutti sanno che è molto più difficile trasformare le parole in azioni che azioni in parole.
  • Un uomo buono può essere stupido e tuttavia rimanere buono. Ma un uomo cattivo non può assolutamente fare a meno di essere intelligente.

[modifica] La Spia

[modifica] Incipit

Evsei Klimkoff aveva quattr'anni quando suo padre venne ucciso da una guardia campestre e sette compiuti allorché sua madre morì per l'eccessivo lavoro durante il raccolto. Soccombette così bruscamente e in modo tanto strano e improvviso che Evsei non fu neppure preso dalla paura vedendola irrigidita. Lo zio Pietro, fabbro in una ferriera, gli domandò posando la sua mano sulla testina del bimbo:«Ebbene che faremo ora?». Evsei gettò uno sguardo rapido e malinconico sul giaciglio dov'era sua madre e rispose piano:
– Non lo so.
L'operaio si asciugò la faccia bagnata di sudore colla manica del camiciotto e dopo un lungo silenzio riprese dolcemente
– Tu verrai con me a casa mia; forse ti manderò a scuola, perché tu non mi dia noia – povero vecchietto mio!

[modifica] Citazioni

  • Sopravvenne l'autunno, dolce e malinconico, ma i cittadini non si accorgevano della sua venuta. Invadevano le strade e le piazze con inusitato ardire e con crescente energia, ed Evsei credeva sempre più nella loro vittoria e alla realizzazione vicina di una vita tranquilla e felice. Poi sopravvennero le giornate memorabili, truci e meravigliose al tempo stesso. Tutti smisero di lavorare, d'un tratto, come se una stretta potentissima avesse soffocata la vita abituale che per tanto tempo aveva oppresso le genti; tutto rimase sospeso. Gli operai rifiutarono il pane, la luce e l'acqua alla loro sovrana, la città, e per parecchie notti essa rimase nelle tenebre e conobbe i tormenti della sete e della fame. Durante quelle cupe giornate il popolo percorreva le vie, con una gioia infantile negli occhi e vivaci canzoni sulle labbra. Per la prima volta gli era dato di valutare la propria forza, la cui potenza la meravigliava. Capiva il potere che aveva sulla vita sociale ed esultava nel vedere le case mute, le macchine immobili e morte, la polizia disorientata, e umiliata la borghesia sinora così stizzosa. Quelle giornate avevano strappato alle deboli mani di essa la sua terribile potenza, ma le avevano lasciato l'astuzia e la crudeltà. (cap. XII)

[modifica] Incendio

Mi trovo su collinette calve, coperte di un'erba rara e corta; vedo intorno a me tumuli, di cui l'occhio si accorge appena, pesti dagli zoccoli del bestiame, battuti dal vento. Siedo vicino a una specie di cassa in mattoni, piccola come un balocco, coperta da un tetto di ferro, e che da lontano può sembrare una cappella, ma da vicino piuttosto un canile. Sotto il ferreo coperchio inchiavardato, la cassa custodisce catene, staffili, fruste, insieme a certi strumenti di tortura coi quali furono tormentati gli uomini sepolti sulle colline. Tutto ciò è stato lasciato in ricordo alla città, come a dire: bada, non rivoltarti!
Ma gli abitanti della città hanno già dimenticato: chi erano gli uomini abbattuti qui? Gli uni dicono: i cosacchi di Stepan Ràsin, gli altri affermano: i morduini e i ciuvasci di Emilian Pugaciòf.
E soltanto il vecchio e sempre ubriaco mendicante Satinscikof afferma, come vantandosi:
«Noi ci siamo rivoltati con tutti e due...»

[modifica] L'eremita

[modifica] Incipit

Il burrone boschivo discendeva in decvlivio verso la gialla Okà; sul suo fondo scorreva, nascondendosi fra l'erbe, un ruscello; sopra al burrone fluiva il fiume azurro dei cieli, con un movimento di giorno impercettibile e di notte tremulo di stelle che vi brillavano come pesci d'oro.
Sul pendio a sud-est del burrone cresceva una macchia di arbusti intricata e folta e dove era più densa, sotto una sporgenza a picco, si incavava una spelonca chiusa da una porta fatta con grossi rami abilmente intrecciati. Davanti alla porta si stendeva uno spazio di terreno di circa due metri di lato, rinsaldato e coperto da ciottoli; di là, come una scala, alcune grosse pietre scendevano al ruscello.

[modifica] Citazioni

  • Si racconta che il diavolo è stato il primo a fare l'acquavite. Per una buona azione sia detto"grazie" anche al diavolo. (p. 3)
  • La femmina, amico, è una gran cosa, tutto il mondo ne delira: la fiera, l'uccello, il piccolo maggiolino, tutti sono vivi per questo! E al di fuori di ciò di che si può vivere? (p. 9)
  • Quella gente di tribunale fa tutto ciò per nulla, così, per mostra, come a dire: "Ecco come noi facciamo osservare le leggi!" E son tutte un inganno quelle leggi, regolamenti, carte, decreti: nulla di necessario; che ognuno viva come gli pare! (p. 9)
  • Perché prego e per aver che cosa? Ho tutto quello di cui ho bisogno, la gente mi rispetta e tuttavia do disturbo a Dio. Dio ha i suoi affari, perché dargli impaccio? (p. 11)
  • L'anima non conosce leggi, non conta gli anni... (p. 22)
  • Esistono degli uomini che non possono avere più nessun conforto, tranne l'illusione. (p. 37)

[modifica] Racconto di un amore non corrisposto

[modifica] Incipit

Passando per il vicolo del teatro, io volevo quasi sempre sulla porta di una piccola bottega addossata a una vecchia casa di legno, un uomo che mi pareva fuori di posto e inutile in quella stretta fenditura della città, coperta da una striscia di cielo polveroso. Quell'uomo sedeva su una scranna presso la porta, leggendo un giornale, o stava ritto appoggiandosi con la spalla allo stipide, le braccia conserte sul petto. Al di sopra della vetrina una piccola insegna a lettere nere trasversali indicava che in quella botteguccia si vendevano "oggetti di cancelleria". Dietro il vetro appannato erano disposti pacchi di buste, taccuini e variopinte collezioni di vecchi francobolli su cartoni quadrati.

[modifica] Citazioni

  • La libertà è un'illusione menzognera. (p. 49)
  • L'uomo non è libero nemmeno in sogno e che anche l'immobilità della pietra non è libertà, perché la pietra dura fino a quando il tempo non la riduce in polvere. (p. 50)
  • Ogni uomo è servo di diverse cose; il diavolo della sua cattiveria, e il Signore Iddio, se esiste, lo è delle sue opere, incomprensibili per la ragione umana. Ecco che cosa penso della libertà. (p. 50)
  • Devo spiegare che il teatro non mi piace: è una sorta di compravendita d'anime umane al minuto, a piccole dosi per volta; mette in mostra un gioco di sentimenti falsi concepiti senza ingegnosità, oppure si beffa di uomini che sembrano ridicoli solo perché vivono con un'anima semplice per il piacere degli altri. (p. 53)
  • Come un cero ardente | Si consuma tristemente – per il calore, | Così, dopo una recita di Ajàrov, | Lo spettatore disperato – si annega nel Volga! (p. 54)
  • L'amore per una donna somiglia alla melanconica opera di Dio; anche Lui ha cercato, senza riuscirvi, di creare col vuoto e dal nulla uno splendido universo... (p. 99)
  • L'amore è una malattia dell'immaginazione. (103)
  • Coi pensieri bisogna avere qualche riguardo, perché nessuno sa quali siano i giusti e quali no. (p. 104)
  • L'uomo non vive di pensieri, ma di un desiderio che non è meditato. (p. 104)
  • Io sopporto con fatica le notti di plenilunio che d'estate o d'inverno denudano tutte le cose. Esse scacciano il sonno e conducono sempre con sé pensieri lucidi e freddi. Siano maledette! (p. 105)
  • Di tutte le beffe che la sorte serba all'uomo, non ce n'è una più tremenda d'un amore non corrisposto. (p. 106)
  • La terra nostra è dimenticata dalla ragione di Dio, dimenticata fra le stelle, e gli uomini vi sono solitari e stranieri! Ed ecco, quando pensi a tali cose, diventa intuitivamente chiaro ed evidente fino a che punto sia necessaria all'uomo una donna amata. (p. 107)

[modifica] Aneddoto

[modifica] Incipit

Quando il rossiccio e nasuto dottore, tastando con le sue dita fredde il corpo di Egor Bikov, disse con una voce di basso che non lasciava dubbi che la malattia era stata trascurata e oramai era diventata pericolosa, Bikov si sentì avvilito come quando da giovine, reclutato nell'anno della guerra con la Turchia, sotto Eni-Zagroi giaceva riverso in mezzo ai cespugli spinosi con una gamba forata e la nera pioggia notturna lo bagnava e il dolore adagio adagio gli stiracchiava la carne giuù dalle ossa.
– Che è questo? morrò, forse?

[modifica] Citazioni

  • Gli uomini sono abituati a vivere come se Dio li avesse messi in terra perché si prendessero beffe l'uno dell'altro. (p. 118)
  • Quanto più si accumulano le ricchezze, tanto più negli uomini cresce e si esaspera l'invidia. (p. 129)
  • Ciò che per gli uomini è un peccato, per il diavolo è un motivo di risa. (p. 119)
  • Qualunque mendicante sa che il vero baluardo della vita e la vera difesa dell'uomo sono la ricchezza e la proprietà (p. 132)
  • Gli uomini provano poca ammirazione per la meravigliosa magnificenza dei Cieli. (p. 133)
  • È sempre utile vedere da che parte uno zoppica. Se zoppica a sinistra dagli un colpo a destra, se a destra, percuoti a sinistra. (p. 135)
  • Al tempo di Cristo anche gli uomini erano pochi, e poco volevano, e pur tuttavia quel poco non bastava a tutti. Ora noi siamo diventati più avidi, siamo una moltitudine, e ad ognuno di noi necèssita possedere tutto. Dunque, lavora, accumula, risparmia... (p. 145)
  • Ognuno sia sacro a se stesso. Ecco. Appunto così: ogni uomo sia per se stesso sacrosanto! (p. 145)

[modifica] Note

  1. a b Dalla nota lasciata dallo scrittore il 22 giugno 1929 sul Libro dei visitatori delle isole Solovki. Citato in A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag 1918-1956. Saggio di inchiesta narrativa. III-IV, traduzione di M. Olsùfieva, Mondadori, Milano, 1995, p. 66. Il punto esclamativo tra parentesi quadre è un commento di Solženicyn.

[modifica] Bibliografia

  • Maksim Gorkij, La Spia, traduzione di Cesare Castelli, Casa Editrice Bietti, Milano, 1934.
  • Maksim Gorkij, Incendio, traduzione di Erme Cadei, Biblioteca Moderna Mondadori, 1951.
  • Maksim Gorkij, L'eremita, da Racconti del '22-24' , traduzione di Erme Cadei, Fratelli Treves Editori, Milano, 1928.
  • Maksim Gorkij, Racconto di un amore non corrisposto, da Racconti del '22-24' , traduzione di Erme Cadei, Fratelli Treves Editori, Milano, 1928.
  • Maksim Gorkij, Aneddoto, da Racconti del '22-24' , traduzione di Erme Cadei, Fratelli Treves Editori, Milano, 1928.

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