Mario Monicelli

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Mario Monicelli

Mario Monicelli (1915 – 2010), regista italiano.

Citazioni di Mario Monicelli[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Le grandi domande esistenziali non mi interessano. Chi siamo e dove andiamo sono cose su cui non mi sono mai soffermato. Quelle bischerate là servono solo ad alimentare l'angoscia. (dall'intervista di Simonetta Robiony, Monicelli tutto lavoro, La Stampa, 18 marzo 1994, p. 23)
  • [Su Vittorio Gassman] Poi arrivò la sua depressione. Mi resi conto quanto ne fosse già segnato assistendo, qualche anno fa, a una sua interpretazione di Otello. Un Otello straordinariamente insolito, malinconico, ripiegato su se stesso, consapevole del tempo che passa. Ho sempre pensato che l'immagine forte, autorevole, positiva, sempre capeggiante che Vittorio offriva di sé, fosse un artificio edificato in nome della sua enorme insicurezza. Era come se vivesse nel timore che la terra gli mancasse sotto i piedi da un momento all'altro. Strafaceva per nascondersi. Quella depressione cupa, violenta, divorante, gli era nata dentro dal contrasto col personaggio che s'era costruito. Era il prezzo della sua verità. (citato in Così inventai il comico dentro di lui, la Repubblica, 30 giugno 2000)
  • Senza questi elementi, fame, morte, malattia e miseria noi non potremmo far ridere in Italia. (dall'intervista ad Alberto Pallotta, in Alberto Pallotta, I Soliti Ignoti, Un mondo a parte, 2002)
  • [Su Totò e Peppino De Filippo] Venivano dalla tradizione centenaria del teatro dell'arte. Andavano a soggetto, avevano una traccia, due o tre battute fondamentali e su quello ricamavano per le mezz'ore. Erano talmente affiatati che bisognava calmarli, altrimenti andavano avanti all'infinito. Totò era così non soltanto con Peppino, ma anche con Aldo Fabrizi, con Nino Taranto.[1]
  • Solo gli stronzi muoiono. (nella trasmissione radio Viva Radio 2 del 4 dicembre 2006)
  • Non avevo mai girato documentari e in un certo senso non ho girato nemmeno questo. C'erano con me un operatore, un fonico... e il vero autore dei documentari è sempre il montatore: in questo caso Valentina Romano. (citato ne l'Unità, 31 agosto 2008)
  • Quello che in Italia non c'è mai stato, è una bella botta, una bella rivoluzione, rivoluzione che non c'è mai stata in Italia... c'è stata in Inghilterra, c'è stata in Francia, c'è stata in Russia, c'è stata in Germania. Dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualche cosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, sono 300 anni che è schiavo di tutti.[2] (dall'intervista a Raiperunanotte, 25 marzo 2010)
  • La speranza è una trappola, è una cosa infame inventata da chi comanda.[2] (dall'intervista a Raiperunanotte, 25 marzo 2010)
  • Gli italiani sono fatti così: vogliono che qualcuno pensi per loro. Se va bene va bene, se va male poi l'impiccano a testa sotto.[2] (dall'intervista a Raiperunanotte, 25 marzo 2010)
  • Il Neorealismo nel suo filone impegnato conteneva una serietà che non era quella del popolo italiano. Era una cosa finta che nasceva dai reduci della rivista Cinema. C'era De Santis che si impegnava... C'erano i luchinisti che si impegnavano molto, facendo anche delle cose egregie. Ma l'Italia non era così. Né erano così i contadini e gli operai che loro mettevano in scena. Non ci si riconosceva nessuno, se non una piccolissima cerchia di malati del cinema. (citato in Duellanti, n. 67, gennaio-febbraio 2011, pp. 82-83)
  • Siamo senza speranza. L'aveva già spiegato Pasolini: la speranza è una trappola, usata dal potente politico e religioso per ingabbiare i poveretti, con promesse di futuro benessere o di paradisiaci aldilà. Non c'è alcuna speranza di riscatto per il Paese. Il vero problema non è tanto la classe politica, che è una minoranza, ma questa generazione, che manda giù tutto senza protesta, cullandosi sulle promesse. È tutta una generazione che va cambiata, anzi rigenerata con urgenza. (citato in Duellanti, n. 67, gennaio-febbraio 2011, p. 85)
  • Voi, i giovani d'oggi, al contrario di noi, siete soli, disincantati, disinteressati a tutto. Sì, siete dei mammoni, proprio dei gran mammoni, se è questo che volete sapere. (dal libro Gioventù sprecata)

Mario Monicelli – Cinquant'anni di cinema[modifica]

  • Lavoro moltissimo sulle facce anche se uso pochissimo i primi piani.
  • È dal 1934 che lavoro nel cinema. Da troppo tempo perché non sia viziato. Sono un regista accentratore, che sceglie i soggetti, li scrive, cura la sceneggiatura, sceglie gli attori, ecc.
  • Quando pensavo di avere qualcosa da dire sulla mia generazione, su me stesso e i miei tempi, ho scritto dei testi originali. Adesso con la vecchiaia, faccio film tratti da romanzi.
  • Tutti i miei film sono percorsi da un sentimento di sconfitta, sono tutti film comici che finiscono con un fallimento dei protagonisti.
  • Mi sono sempre accostato al mondo degli emarginati con intendimenti che definirei alla Dickens.
  • Anche un film di fantascienza può essere neorealista.
  • Il cinema non produce arte, crea al massimo cultura.
  • Benché io sia un fanatico di Antonioni, mi sarebbe impossibile fare un film, per esempio, sull'alienazione o sull'incomunicabilità.
  • L'umorista è uno che vede nelle vicende quotidiane, nei grandi momenti storici e sociali, il lato buffo, il lato contrastante, e lo mette in evidenza.
  • Con Totò forse abbiamo sbagliato tutto! Lui era un genio, non solo un grandissimo attore. E noi lo abbiamo ridotto, contenuto, obbligato a trasformarsi in un uomo comune tarpandogli le ali.
  • Guardie e ladri aveva già in sé gli elementi della commedia all'italiana.
  • Lo spettatore ha visto [attraverso la commedia] che c'erano dei tabù da abbattere, come quello dell'onore, del divorzio, ecc., prevenzioni e pregiudizi che dovevano per forza cadere.
  • Oggi con i giovani torna la commedia all'italiana perché essi non hanno memoria, non hanno rispetto, di quei nomi non gliene importa niente. E fanno bene.
  • Io ho una collocazione che è di sinistra, socialista, unitaria, democratica, anticonformista.
  • In Guardie e ladri il fatto che un ladruncolo ed una povera guardia si ritrovassero ad avere gli stessi problemi, scandalizzò talmente che fui convocato dalla direzione generale della cinematografia.
  • Un bilancio della mia vita non l'ho mai fatto; e neppure della giornata. Anche perché non ricordo nulla, il passato lo cancello continuamente.

Citazioni su Mario Monicelli[modifica]

  • Come me, Monicelli è nato a Roma per caso, e ciò esaspera la nostra rivendicazione alla toscanità. I nostri padri si conoscevano bene, facevano lo stesso mestiere, hanno vissuto la stessa epoca. I suoi fratelli, come i miei, hanno razzolato nell'ambiente letterario e affini. Saranno forse queste cose che abbiamo in comune a facilitare l'intesa fra noi. Sta di fatto che sono poche le persone al mondo con cui mi trovo così a mio agio, e con lui mi accompagnerei in qualsiasi circostanza, fino alla convivenza. [...] Non vorrei però che [...] ti facessi l'idea di un Monicelli dal carattere rassicurante, perché tra i miei amici presenti e passati Monicelli è senza dubbio il più segreto e il più pericoloso, capace di gesti clamorosi rigorosamente in contrasto con i suoi interessi, se non addirittura con i suoi sentimenti. È il re dell'understatement, che io chiamo pudore, e nessun regista-autore al mondo ne ha mai avuto tanto nel proprio lavoro. Monicelli si farebbe impiccare piuttosto che parlare di «ispirazione», di «anima», di «creatività». Non direbbe «noi artisti» neppure sotto tortura, né farebbe mai un capriccio per ottenere il dovuto da un produzione, ma lo farà per ottenere l'inutile, e tutto a suo danno. (Suso Cecchi D'Amico)
  • [Sul suicidio di Mario Monicelli] Io non credo che l'abbia fatto per stanchezza, io credo che l'abbia fatto per paura. (Adriano Celentano)
  • Mario Monicelli non solo ha una cultura vastissima, ma se la ricorda pure.[3] (Francesco Rosi)

Note[modifica]

  1. Citato in Peppino De Filippo, Pappagone e non solo, a cura di Marco Giusti, Mondadori, 2003.
  2. a b c  Servizio Pubblico. La speranza è una trappola - Intervista a Mario Monicelli. YouTube, 4 gennaio 2012. URL consultato in data 13 giugno 2014.
  3. In occasione della festa organizzata per il novantesimo compleanno del regista.

Bibliografia[modifica]

  • Mario Monicelli – Cinquant'anni di cinema, a cura di Fabrizio Borghini, edizioni Master, 1985.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]