Charles Dickens

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Charles Dickens

Charles Dickens (1812 – 1870), scrittore e giornalista britannico.

Citazioni di Charles Dickens[modifica]

  • Ci sono corde nel cuore umano [...] che sarebbe meglio non fare vibrare. (da Barnaby Rudge)
  • È cosa giusta, ponderata e nobile che, se malattia e dolore sono contagiosi, non vi sia nulla al mondo di così irresistibilmente contagioso come il riso e il nuo umore. (da Cantico di Natale)
  • – Il cammino di noi uomini presuppone mete che con la perseveranza possono essere raggiunte- disse Scrooge. (da Cantico di Natale)
  • – Chi siete e che cosa siete? – domandò Scrooge.
    – Sono lo Spirito di Natale passato.[1] (da Cantico di Natale, seconda strofa)
  • Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l'incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell'odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti...
Pleasant Verona! With its beautiful old palaces, and charming country in the distance, seen from terrace walks, and stately, balustraded galleries. With its Roman gates, still spanning the fair street, and casting, on the sunlight of to-day, the shade of fifteen hundred years ago. With its marble-fitted churches, lofty towers, rich architecture, and quaint old quiet thoroughfares, where shouts of Montagues and Capulets once resounded... (da Pictures from Italy[2])
  • Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi. (da Tale of two cities)
  • Ammetto di essere una spia, è una cosa disdicevole, ma qualcuno deve pur farlo ... (dialogo del personaggio John Barsad, la spia. (da Tale of two cities))
I admit that I am a spy, and that it is considered a discreditable station, though it must be filled by somebody ...
Citazione ispiratrice di quella frequentemente usata nell'ambito dello spettacolo: "È un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo." / "It's a dirty job, but somebody's gotta do it."
  • Gentiluomo una volta, gentiluomo sempre, gentiluomo fino all'ultimo. (da La piccola Dorrit)
  • [...] la vecchia signora viveva tuttavia deplorando la degenerazione dei tempi in compagnia di varie altre vecchie signore di ambo i sessi. (da La piccola Dorrit)
  • Ho un'esperienza vastissima di ragazzi, e siete tutti manigoldi. (da Grandi speranze)
  • [Rispondendo a Stendhal] Pensate se voi ed io fossimo italiani e fossimo cresciuti dall'infanzia ad ora minacciati continuamente da confessionali, prigioni e sgherri infernali, potremmo voi ed io esser migliori di loro? Saremmo noi così buoni? Io, se ben mi conosco, no. (citato in Giordano Bruno Guerri, Gli italiani sotto la chiesa)
  • Perugia, munita di grandi mezzi di difesa dalla natura e dalla mano dell'uomo, sorge improvvisamente su di un'altura. (da Pictures from Italy, Londra 1846; citato in Perugia, Guide Electa Umbria, 1993)
  • Qualunque uomo può essere allegro e affabile quando è ben vestito. Non c'è un gran merito in questo. (da Martin Chuzzlewit, V)
  • Se non ci fossero persone cattive non ci sarebbero buoni avvocati. (da La bottega dell'antiquario)
  • Scosso da un tremito dalla testa ai piedi, l'uomo solleva [[...]] il busto, sostiene sulle braccia il corpo tremolante e si guarda intorno. Si trova in una piccola stanza, più di ogni altra squallida e soffocante. Attraverso la tenda logora, la debole luce dell'albe penetra da una misera corte. Giace vestito, di traverso, su un letto ampio e indecente, il cui telaio ha ceduto sotto il peso. Distesi, anch'essi vestiti e anch'essi di traverso, non nel senso della lunghezza, ci sono un cinese, un marinaio indiano e una donna scarna. I primi due sono in uno strato di sonno o stordimento; la terza sta tirando da una specie di pipa, per accenderla. E mentre tira, e schermandola con la mano magra ne concentra una favilla di luce rossa, nella mattina buia essa funge da lampada, e gli mostra quello che vede di lei. – Un'altra? –, dice la donna, in un lamentoso sussurro ansante. – Te ne fai un'altra? –. (da Il mistero di Edwin Drood)
  • Anche Fledgeby si sedette, ma in modo meno rumoroso, poi a poco a poco levò la mano dal naso. Tuttavia, fu colto dai forti dubbi sul soffiarselo o meno visto che quest'organo aveva assunto una posizione tanto delicata e personale, per non dire pubblica. Ma a poco a poco vinse gli scrupoli e con modestia si prese quella libertà, quasi una tacita protesta. – Lammle – disse con accento servile, compiuta l'operazione – spero che siamo di nuovo amici. – (Il nostro comune amico)
  • Noi che pur siamo amanti e ricercatori del pittoresco, non dobbiamo fingere di ignorare la depravazione, la degradazione e la miseria a cui è irrimediabilmente legata l'allegra vita di Napoli! (citato in Caterina Arcidiacono, Napoli, diagnosi di una città: i giovani e il lavoro, Magma, 1999)
  • Usando il freddo linguaggio della gente di mondo, la signora Lammle e la signorina Podsnap hanno in poco tempo stretto una relazione assai intima. Usando invece il caldo linguaggio [[...]] signora Lammle, lei e la sua cara Georgiana sono diventate una cosa sola: cuore, mente, sentimenti e anima. (Il nostro comune amico)
  • In tale gruppo così numeroso e composto da elementi eterogenei, poteva apparire quasi assurdo cercare disciplina, ma la disciplina perfetta c'era, perché, qualunque fossero le sue caratteristiche, Crocco è stato senza dubbio un capo. (da All the year round, Vol. 15)

Casa desolata[modifica]

  • È una triste verità che perfino i grandi uomini hanno parenti poveri.
It is a melancholy truth that even great men have their poor relations. (cap. XXVIII)
  • Il più grande principio della legge inglese è il guadagno. Non ci sono altri princìpi distintamente, certamente, e consistentemente mantenuti attraverso i suoi limitati interventi.
  • Ma l'ingiustizia porta l'ingiustizia, e il combattere con le tenebre e l'essere sconfitti da esse porta necessariamente l'inizio dei combattimenti.

Dombey e Figlio[modifica]

Incipit[modifica]

Dombey era seduto nell'angolo della camera in penombra, sulla grande poltrona accanto al letto, e il Figlio era avvolto al calduccio in una cesta posata con cura su un basso divano proprio davanti al fuoco e molto vicino ad esso come se, simile ad un muffin per costituzione, appena fatto andasse abbrustolito.

Citazioni[modifica]

  • Dombey aveva circa quarantotto anni. Il Figlio circa quarantotto minuti. Dombey era piuttosto calvo, piuttosto rosso, e pur essendo in tutto e per tutto un bell'uomo aveva un atteggiamento piuttosto rigido e sicuro di sé per riuscire attraente. Il Figlio era motlo calvo, e molto rosso, e pur essendo (com'è naturale) innegabilmente un bel neonato, appariva nel complesso ancora un po' sgualcito e chiazzato. Sulla fronte di Dombey, come un albero destinato al momento giusto a essere abbattuto, il Tempo e l'ansia sua sorella – gemelli spietati che a lungo percorrono le foreste umane, segnando di tacche la loro strada – avevano impresso qualche solco, mentre il viso del Figlio era attraversato da migliaia di piccole rughe che quello stesso Tempo impostore si sarebbe divertito a lisciare col piatto della sua falce fino a farle scomparire, come per prepararsi la superficie su cui avrebbe poi agito molto più in profondità.
  • Quando trovate qualcosa, prendetene nota. (XV, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 520-521)
When found, make a note of.
  • Tutto procede come al solito. Le onde sono roche a forza di ripetere il loro mistero; la sabbia si ammucchia sulla riva; gli uccelli marini si librano nell'aria e volteggiano,; venti e nuvole continuano il loro volo che non lascia tracce; nel chiarore lunare i bracci bianchi rivolgono un cenno al paese invisibile e lontano.

David Copperfield[modifica]

Incipit[modifica]

Ada Marchesini[modifica]

Nacqui a Blunderstone, un paesino dell'Inghilterra meridionale, in una ventosa notte di marzo; e precisamente alla mezzanotte d'un venerdì. Mio padre era morto prima ch'io nascessi, e io crebbi quindi tra le cure di mia madre e dell'affettuosa governante Peggotty.
Le prime cose che ricordo, quando tento di rievocar la mia infanzia, sono precisamente la figura della mamma, col suo bel visino giovane e la sua personcina graziosa, e quella di Peggotty, goffa e sfortunata, coi vestiti sempre troppo stretti, gli occhi così neri che sembravano oscurar tutto quello che le stava attorno, e le guance e le braccia così sode e così rosse che non capivo perché gli uccelli non le beccassero a preferenza delle mele.

Silvio Spaventa Filippi[modifica]

Si vedrà da queste pagine se sarò io o un altro l'eroe della mia vita. Per principiarla dal principio, debbo ricordare che nacqui (come mi fu detto e credo) di venerdì, a mezzanotte in punto. Fu rilevato che nell'istante che l'orologio cominciava a battere le ore io cominciai a vagire.
Dalla infermiera di mia madre e da alcune rispettabili vicine, alle quali stetti vivamente a cuore parecchi mesi prima che fosse possibile la nostra conoscenza personale, fu dichiarato, in considerazione del giorno e dell'ora della mia nascita, primo: che sarei stato sfortunato; secondo: che avrei goduto il privilegio di vedere spiriti e fantasmi; giacché questi due doni toccavano inevitabilmente, com'esse credevano, a quegli sciagurati infanti dell'uno o dell'altro sesso, che avevano la malaugurata idea di nascere verso le ore piccole di una notte di venerdì.
[Charles Dickens, David Copperfield, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Casa Editrice Sonzogno, Milano, 1949]

Citazioni[modifica]

  • Capitano incidenti anche nelle migliori famiglie.
  • Morendo, ella era tornata alla calma serena della sua giovinezza, cancellando tutto il resto.
    La madre ch'era sepolta nel cimitero accanto alla casa, era la madre della mia infanzia; la piccola creatura tra le sue braccia, ero io stesso, com'ero stato un tempo, unito a lei nella sua pace, per sempre. (p. 81)
  • Unico spiraglio di luce in tanta tristezza erano i miei libri; fui fedele a loro com'essi eran rimasti fedeli a me e li rilessi da cima a fondo non so quante volte. (p. 95)
  • Solo la mia moglie bambina.
  • Un reddito annuo di venti sterline e spese annue di diciannove sterline e sei pence portano alla felicità. Un reddito annuo di venti sterline e spese annue di venti sterline e sei pence portano all'infelicità. (Mr. Micawber)
  • "Era vero," disse il signor Barkis, "...come sono vere le tasse. E niente è più vero delle tasse."

Il circolo Pickwick[modifica]

Incipit[modifica]

Il primo raggio di luce che viene a rompere ed a fugare le tenebre nelle quali pareva involta l'apparizione dell'immortale Pickwick sull'orizzonte del mondo scientifico, la prima menzione officiale di quest'uomo prodigioso trovasi negli statuti inseriti fra i processi verbali del Circolo. L'editore dell'opera presente è lieto di poterli mettere sotto gli occhi dei suoi lettori, come una prova della scrupolosa attenzione, dello studio diuturno, dell'acume, che hanno sempre accompagnato le sue ricerche nella farraggine dei documenti affidati alle sue cure.

Citazioni[modifica]

  • Ben di rado i grandi uomini sono molto scrupolosi nella cura della persona. (cap. 2)
  • È finita e non c'è più nulla da fare, e questa è già una consolazione, come dicono in Turchia quando tagliano la testa dell'uomo sbagliato.
  • Il volano è un bel gioco, quando lei non è il volano e due avvocati la racchetta, nel qual caso diviene troppo energico per essere piacevole. (2008)
  • "In queste occasioni è sempre meglio fare quello che fa la folla". "Ma supponi che ci siano due folle", suggerì Snodgrass. "Urla quello che sta urlando la folla più grossa", replicò Pickwick.
  • La lingua; be', è un'ottima cosa, quando non è quella di una donna.
  • "Scusi se la disturbo.", come disse l'assassino gettando la vecchia nel fuoco.
  • — Ho trovato una cura numero uno per la gotta, Sam — rispose il signor Weller posando il bicchiere.
    — Una cura per la gotta! — esclamò il signor Pickwick cavando in fretta il suo portafogli; — e qual'è?
    — La gotta, signore, — rispose il signor Weller, — la gotta è un certo malanno che viene dalle troppe comodità e dall'averne troppi. Se mai vi piglia la gotta, signore, subito sposatevi una vedova che abbia una buona dose di voce e che se ne serva discretamente, e la gotta ve lo dico io che non torna più. È una ricetta miracolosa, signore. Io la prendo regolarmente tutti i giorni, e posso garentire che son sicuro da qualunque malattia prodotta dallo star troppo bene. (cap. 20)

Le avventure di Nicola Nickleby[modifica]

Incipit[modifica]

Abitava una volta, in un luogo appartato del Devonshire, certo Goffredo Nickleby, un onesto uomo, che, in età piuttosto avanzata, messosi in capo di ammogliarsi, e non essendo abbastanza giovane o abbastanza ricco da aspirare alla mano di una ereditiera, aveva per pura affezione sposato una vecchia fiamma, la quale a sua volta se l'era preso per la stessa ragione. Così due persone, che non possono permettersi di giocare a carte per denaro, si seggono tranquillamente a tavolino, e giocano una partita per mero piacere.

Citazioni[modifica]

  • Compiango la sua ignoranza e lo disprezzo.
  • Non aveva parole abbastanza potenti da descrivere la bambina prodigio. — Sapete che vi dico, caro? — egli disse. — Le meraviglie di questa fanciulla non si possono immaginare. [...] Era straordinario; perchè la bambina prodigio, quantunque piccina, sembrava d'un'età comparativamente maggiore della statura, e inoltre era rimasta degli stessi precisi dieci anni forse a memoria dei più vecchi abitanti del paese, ma certo da ben cinque anni.
  • L'aspetto del signor Squeers non era attraente. Egli aveva soltanto un occhio, e il pregiudizio popolare ne vuole due.
  • Vi sono soltanto due stili nella dipintura dei ritratti, il serio e il sorridente; e noi usiamo quello serio per la gente che ha una professione (tranne qualche volta per gli attori) e il sorridente per le signore e i signori che non si curano tanto d'aver un'aria di saggezza.

Le avventure di Oliver Twist[modifica]

Incipit[modifica]

Nella prima metà del milleottocento, e più particolarmente verso l'anno milleottocentotrenta, quando cioè con tutta probabilità i vostri trisnonni erano bambini piccoletti, c'era, fra gli edifici pubblici di una cittadina dell'Inghilterra della quale è inutile fare il nome, un asilo per i poveri; in questo asilo, un giorno che non saprei precisarvi, nacque il campione di umanità del quale tratta questo racconto.

[Carlo Dickens, Oliver Twist, a cura di Deda Pini, Malipiero, 1971]

Citazioni[modifica]

  • Ma le lacrime non erano cose che si facevano strada nell'anima di Mr. Bumble: il suo cuore era impermeabile.
  • Le sorprese, come le sfortune, raramente vengono da sole.
  • Il cuscino di Oliver era stato sprimacciato da mani gentili quella sera, e amore e virtù vegliarono sul suo sonno.
  • Gli uomini che tengono in considerazione la natura e i loro simili e piangono perché tutto è scuro e cupo sono nel giusto; ma i colori foschi sono i riflessi dei loro occhi invidiosi e dei loro cuori. I veri colori sono delicati e hanno bisogno di una visione più pulita.

Martin Chuzzlewit[modifica]

  • La sigmora Gamp [che si occupa di cadaveri] si confortò con un pizzico di tabacco da fiuto e stette a guardarlo con il capo reclinato un po' da una parte, come un intenditore potrebbe contemplare qualche dubbia opera d'arte. A poco a poco s'impadronì della donna il ricordo di un ramo orribile delle sue specializzazioni; e, chinatasi, ella gli immobilizzò contro i fianchi le braccia agitate per vedere che aspetto avrebbe avuto una volta morto. Per quanto la cosa possa sembrare laida, le dita di lei fremevano dal desiderio di comporre le sue membra nell'estremo atteggiamento marmoreo. – Ah, – disse la signora Gamp, scostandosi un po' dal letto – sarebbe proprio una gran bella salma! –.
  • Sempre e sempre più forte rombava il tuono dalla voce profonda, come echeggiando nella miriade di sale di qualche enorme tempio del cielo; sempre più numerosi e accecanti divenivano i lampi; sempre più dirotta cadeva la pioggia. I cavalli [...] sembravano tuffarsi nei rivoli di fuoco vibrante che serpeggiavano sul terreno davanti a esso ed emergerne; ma i due uomini sedevano immobili nella carrozza e procedevano come se fossero stati soggetti a una forza d'attrazione invisibile.
  • Questa è la regola per i buoni affari: "Frega gli altri uomini, perché loro lo farebbero con te." (citato in Pietro Di Lorenzo, L'odore dei soldi. Piccola filosofia del denaro da Platone a Wall Street)

Tempi difficili[modifica]

Incipit[modifica]

– Ora, quel che voglio sono Fatti. Solo Fatti dovete insegnare a questi ragazzi. Nella vita non c'è bisogno che di Fatti. Piantate Fatti e sradicate tutto il resto. La mente d'un animale che ragiona si può plasmare solo coi Fatti; null'altro gli sarà mai di alcuna utilità. Con questo principio educo i miei figli e con lo stesso principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, signore!

[Einaudi, traduzione di Maria Rita Cifarelli e Cristina Scagliotti]

Citazioni[modifica]

Libro primo[modifica]

  • [A Stephen Blackpool] Le istituzioni del tuo paese non sono affar tuo, e il tuo unico dovere è appunto badare ai tuoi affari. (Il signor Bounderby: XI; 1999, p. 92)
  • Meglio, mille volte meglio non avere neppure un tetto sulla testa che una casa nella quale si ha il timore di tornare! (XII; 1999, p. 99)
  • Come un astronomo che, in un osservatorio privo di finestre, volesse organizzare l'universo stellato col solo ausilio di carta, penna e inchiostro, cosí il signor Gradgrind nel suo privato osservatorio (e come il suo ve ne sono parecchi) non aveva alcun bisogno di gettare lo sguardo sugli esseri umani che gli brulicavano attorno, ma si compiaceva di tracciare i loro destini su una semplice lavagna, cancellando via le loro lacrime con un unico pezzetto di spugna sudicia. (XV; 1999, p. 116)

Libro secondo[modifica]

  • È sempre un fatto curioso osservare come, in molte assemblee, gli ascoltatori soccombano passivamente all'insipienza di qualche presuntuoso, sia esso nobile o comune cittadino, di qualche uomo che essi – o almeno i tre quarti di essi – non riuscirebbero in alcun modo a sollevare dal suo abisso di stupidità e a portare al loro livello intellettuale. (IV; 1999, p. 168)
  • Ben piú difficile di quanto avesse mai potuto immaginare era separare, dentro di sé, la sensazione di abbandono da quella, ingiustificata, di vergogna e disonore. (IV; 1999, p. 174)
  • [Al signor Bounderby] Non serve il pugno di ferro. Non servono le vittorie e i trionfi. E non serve proprio a niente mettersi d'accordo per fare in modo che una parte ci ha sempre e comunque ragione e l'altra sempre e comunque torto. E non serve neppure lavarsene le mani. Lasciate pure migliaia e migliaia di persone a vivere la stessa vita, dentro ai guai fino al collo, ed ecco che diventeranno come un sol uomo, e voi tutti vi metterete di fronte come un altro uomo, e in mezzo ci sarà un abisso nero che non si potrà attraversare, per il poco o il tanto tempo che durerà questa miseria. A non voler stare vicino agli altri con gentilezza, pazienza e buonumore, perché è cosí che si sta vicini quando si hanno tanti guai, cosí ci si tira su quando si soffre nel bisogno (credo umilmente che in tutti i suoi viaggi questo signore [James Harthouse] non ha mai incontrato gente cosí generosa come qui), non ci si ricaverà niente finché il sole non si sarà cambiato in ghiaccio. E soprattutto non servirà a niente considerarli solo per la forza che hanno, trattarli come macchine o come numeri da sommare, senza sentimenti e senza simpatie, senza ricordi e senza preferenze, senza un animo che soffre e che spera, trattarli, quando tutto va bene, come se non hanno niente dentro e, quando va male, dicendo che non hanno sentimenti umani quando parlano con voi. Ma tutto questo non servirà a niente, signore, finché non si disferà l'opera di Dio. (Stephen Blackpool: V; 1999, p. 182)
  • È cosí naturale che tutti abbiano uno scopo o qualcosa da fare che chiunque se ne sta in ozio a bighellonare è, e si sente, sempre osservato. (VI; 1999, p. 196)
  • Neppure in quel momento, mentre si avvicinava alla sua vecchia casa, [Louisa Bounderby] avvertí su di sé alcun benefico influsso. Che cosa aveva piú da spartire ormai con i sogni dell'infanzia, con le sue fiabe leggiadre, con la grazia, la bellezza, l'umanità, le illusioni di cui si adorna il futuro? Tutte cose tanto belle in cui credere da piccoli, da ricordare con tenerezza una volta adulti perché, allora, anche la piú insignificante di esse si eleva alla dignità di una grande e benevola disposizione del cuore che consente ai piccini che soffrono di avventurarsi per le vie irte di sassi di questo mondo, conservando quel piccolo angolo fiorito con le loro mani pure. Un giardino nel quale i figli di Adamo farebbero meglio a entrare piú spesso per scaldarsi al sole con fiducia e semplicità, liberi da vanità mondane.
    Già, cos'aveva ormai da spartire con i ricordi dell'infanzia? Il ricordo di come, al primo incontro, attraverso la luce delicata dell'immaginazione, la Ragione, le fosse apparsa come una divinità benefica che additava a divinità altrettanto magnanime e non già come un idolo arcigno, gelido e crudele, con vittime legate mani e piedi; grossa figura ottusa dallo sguardo fisso che solo un sistema di leve, azionato da un preciso numero di tonnellate, sarebbe stato in grado di smuovere. La casa paterna e la fanciullezza le rimandavano immagini di fonti e sorgenti inaridite nell'istante stesso in cui sgorgavano dal suo giovane cuore. Niente acque dorate per lei: esse fluivano invece a fecondare la terra in cui si coglie l'uva dai rovi e il fico dal pruno. (IX; 1999, p. 236)
  • [Al signor Gradgrind] Come avete potuto darmi la vita e insieme privarmi di tutte quelle piccole cose che la distinguono da uno stato di morte cosciente? Dove sono le virtú della mia anima? E i moti del cuore? Che ne avete fatto, padre, del giardino che avrebbe dovuto fiorire in mezzo a questo deserto?
    [...]
    Se quel giardino fosse mai esistito, sarebbero bastate le sue ceneri a salvarmi dal vuoto in cui sprofonda la mia vita. Non volevo dire questo; ma, padre, rammentate l'ultima conversazione che avemmo in questa stanza?
    [...]
    Quel che m'è salito alle labbra adesso, l'avrei detto anche allora, se solo per un attimo mi aveste aiutata. Non vi rimprovero, padre. Quel che non avete coltivato in me, non l'avete coltivato neppure in voi stesso. Oh, se solo l'aveste fatto tanto tempo fa, oppure mi aveste trascurata, oggi sarei di certo una creatura migliore, e piú felice! (Louisa Bounderby: XII; 1999, p. 258)

Libro terzo[modifica]

  • Tutte le forze troppo a lungo imprigionate, quando esplodono, portano distruzione. Anche l'aria cosí vitale per la terra, l'acqua portatrice di ricchezza, il calore che conduce a maturazione, si trasformano, se ingabbiate, in forze devastanti. Cosí avveniva anche allora nel suo cuore: le sue migliori qualità, troppo a lungo accanite contro se stesse, si erano trasformate in un cumulo di ostinazione, pronto a sollevarsi contro un'amica. (I; 1999, pp. 269-270)
  • Principio basilare della filosofia di Gradgrind era che tutto avesse un prezzo e che il prezzo andasse pagato. Nessuno doveva mai dare niente a nessuno, né offrire aiuto ad alcuno, senza corrispettivo. La gratitudine andava abolita, e le virtú che da essa scaturivano non dovevano esistere. Ogni frammento dell'esistenza umana, dalla nascita alla morte, era da considerarsi alla stregua di un contratto che andava stipulato da due parti contrapposte. E se a quel modo non si finiva in Paradiso voleva dire che il Paradiso non era un luogo dotato di caratteristiche politico-economiche, e non conveniva andarci. (VIII; 1999, p. 345)
  • [Al signor Gradgrind] Fembra proprio che i cafi fono due, vero, fignoria? Uno, che al mondo c'è una fpecie d'amore che dopo tutto non è foltanto intereffe, ma qualcofa di molto diverfo; e due, che quefto amore ha una fua maniera di calcolare o di non calcolare, e in un modo o nell'altro è difficile da fpiegarfi, come il modo di comportarfi dei cani! (Sleary: VIII; 1999, p. 349)
  • È sempre pericoloso scoprire qualcosa del mondo di un borioso fanfarone prima che sia lui stesso a scoprirlo. (IX; 1999, p. 351)
  • [Al signor Bounderby, riferendosi al suo comportamento] Niente di quel che fa un imbecille può destare sorpresa o indignazione: il comportamento di un imbecille può solo suscitare disprezzo. (La signora Sparsit: IX; 1999, p. 354)

Incipit di alcune opere[modifica]

Cantico di Natale[modifica]

Maria Luisa Fehr[modifica]

Marley era morto, tanto per cominciare. Non c'era dubbio su ciò: il suo atto di morte era firmato dal pastore, dal coadiutore, dall'uomo delle pompe funebri e dal capo dei piagnoni. L'aveva firmato anche Scrooge, ed il nome di Scrooge alla Borsa degli scambi valeva per qualunque cosa a cui egli decidesse di metter mano. Il vecchio Marley era morto come un chiodo di un uscio.
[Charles Dickens, Canto di Natale, traduzione di Maria Luisa Fehr, RCS Libri, 1997]

Alessandra Osti[modifica]

Marley era morto, tanto per cominciare. Non c'era alcun dubbio. Il registro della sua sepoltura era stato firmato dal pastore, dal chierico, dall'impresario delle pompe funebri e dal responsabile della cerimonia funebre. L'aveva firmato anche Scrooge. E il nome di Scrooge alla Borsa era valido per qualsiasi cosa su cui lui decidesse di mettere mano. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta.
[Charles Dickens, Canto di Natale, traduzione di Alessandra Osti, La Repubblica-L'Espresso, 2012. ISBN 9788888240206]

Federigo Verdinois[modifica]

Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbio su questo. Il registro mortuario portava le firme del prete, del chierico, dell'appaltatore delle pompe funebri e della persona che aveva guidato il mortoro. Scrooge vi aveva apposto la sua: e il nome di Scrooge, su qualunque fogliaccio fosse scritto, valeva tant'oro. Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta.
[Charles Dickens, Cantico di Natale, traduzione di Federigo Verdinois, Hoepli, 1888]

Grandi speranze[modifica]

Il cognome di mio padre essendo Pirrip, e il mio nome di battesimo Philip, la mia lingua infantile non riusciva a cavare da entrambi alcunché di più lungo o di più esplicito che Pip. Da me stesso quindi mi chiamai Pip, e anche gli altri finirono per chiamarmi così.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il nostro comune amico[modifica]

Ai nostri giorni (non importa precisare l'anno), una barca di sudicio e malandato aspetto, con due figure a bordo, s'aggirava sul Tamigi tra il Southwark Bridge, che è di ferro, e il London Bridge, che è di pietra, mentre il pomeriggio d'autunno andava già cedendo alla sera.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il segnalatore[modifica]

«Ehi, laggiu!»
Quando udì una voce che lo chiamava, si trovava accanto alla porta del suo gabbiotto, con una bandiera in mano, arrotolata attorno al corto bastone. Considerata la natura del terreno, si sarebbe potuto pensare che non avesse dubbi sulla direzione da cui proveniva la voce; ma invece di sollevare lo sguardo verso il punto in cui mi trovavo, in cima alla trincea scoscesa quasi sopra la sua testa, si voltò e guardò la Linea. C'era qualcosa di particolare nel modo in cui lo fece, anche se non avrei saputo dire cosa.

La bottega dell'antiquario[modifica]

È mio costume, vecchio qual sono, d'andare a passeggio quasi sempre di notte. L'estate, spesso, me n'esco di casa la mattina presto, e giro per i campi e i viottoli tutta la giornata, o anche me ne sto lontano per giorni o settimane di fila; ma, tranne che in campagna, di rado esco se non al buio, sebbene, e ne sia ringraziato il Cielo, io ami la luce del giorno e senta, al pari d'ogni creatura vivente, la gioia ch'essa riversa sul mondo.
Ho contratto quest'abitudine senza accorgermene, sia perché seconda la mia infermità, sia perché m'offre la più favorevole occasione di meditare sul carattere e la occupazione di quanti affollano le vie. Il barbaglio e il trambusto del pieno meriggio non s'adattano alle mie oziose fantasticherie; un'occhiata ai visi che passano, côlta al riflesso d'un fanale o d'una mostra di bottega, spesso vale per il mio proposito, più della loro intera rivelazione alla luce del giorno; e, sotto questo rispetto, la notte, a dire il vero, è più riguardosa del giorno, il quale, non di rado, senza la minima cerimonia o il minimo rimorso, distrugge un bel castello in aria nell'atto stesso che si riesce a coronarlo.

La piccola Dorrit[modifica]

Una trentina d'anni fa, Marsiglia bruciava un giorno ai raggi infocati del sole.
Nella Francia meridionale, un sole ardente in un giorno canicolare di agosto non era allora un fenomeno più strano di quanto in altri tempi sia stato o di quanto sia adesso. Ogni cosa dentro ed intorno a Marsiglia pareva che avesse sbarrato gli occhi, abbagliata ed abbagliante, al cielo infocato; fino al punto che questo fissarsi ed abbagliarsi a vicenda era ivi divenuto come una mania generale. I forestieri venivano abbagliati dalla accesa bianchezza delle case, dei muri, delle vie, dal bagliore delle strade aride e delle prossime colline il cui verde era stato arso. Tutto intorno in un moto spasmodico sbarrava gli occhi. Tutto, meno le vigne; le quali piegandosi sotto il fardello dei grappoli, occhieggiavano di tratto in tratto, quando l'aura calda e grave muoveva appena le loro languide foglie.

Racconto di due città[modifica]

Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte — a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni i quali li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo. Un re dalla grossa mandibola e una regina dall'aspetto volgare sedevano sul trono d'Inghilterra; un re dalla grossa mandibola e una regina dal leggiadro volto, sul trono di Francia.

Citazioni su Charles Dickens[modifica]

  • Il genio umoristico di Dickens è legato al suo senso morale. La sua comicità si esprime al massimo della forza quando scopre nuovi peccati. (George Orwell)
  • Non amare Dickens è un peccato mortale: chi non lo ama, non ama nemmeno il romanzo. (Pietro Citati)
  • Dickens narra con tale precisione, con tale minuziosità, da costringerci a seguire il suo sguardo ipnotizzante. Non aveva lo sguardo magico di Balzac [...], ma uno sguardo tutto terreno, uno sguardo da marinaio, da cacciatore, uno sguardo di falco per le piccole cose umane. – Ma sono le piccole cose – disse egli una volta – che formano il senso della vita. (Stefan Zweig)
  • Egli aveva uno spirito grande e pieno d'amore e la più forte simpatia per le classi povere. Provò sicuramente i migliori sentimenti e sentì la necessità di un'unione tra le classi, sperando che questa avesse luogo. E io prego perché ciò accada al più presto. (Regina Vittoria)
  • Dickens era un puro innovatore – un progressista per eccellenza – e non aveva alcun rimpianto delle epoche passate, ad eccezione forse di una sorta di sentimentalismo per le torri delle cattedrali. Era all'oscuro del terribile potere della superstizione – era essenzialmente un direttore di scena, la metteva in scena per provocare reazioni nel pubblico. Il suo Natale significava vischio e pudding – non la resurrezione dai morti, né la nascita di nuove stelle, né l'insegnamento di saggi o di pastori. (John Ruskin)
  • Vi è una fondamentale spietatezza dietro il suo stile traboccante di sentimentalismo. (Franz Kafka)
  • Dickens attaccò le istituzioni inglesi con una ferocia senza precedenti all'epoca. Eppure, riuscì a farlo senza farsi odiare, e, soprattutto, a farsi apprezzare e lodare dalle stesse persone che aveva criticato, in modo da divenire egli stesso una istituzione nazionale. (George Orwell)
  • La cosa bella di Charles Dickens è che ogni riga del suo romanzo è carica di ironia. (Roman Polanski)
  • Prendo tutti i giorni il rimedio che l'incomparabile Dickens prescriveva contro il suicidio. Consiste in un bicchiere di vino, un boccone di pane e di formaggio e una pipa di tabacco. (Vincent Van Gogh)
  • Non c'è nessun autore inglese contemporaneo le cui opere sono lette in tutte le case e che possono dare piacere alla servitù quanto ai padroni, ai bambini come agli insegnanti. (Walter Bagehot)
  • L'arte di Dickens era la più raffinata delle arti: era l'arte di godere di tutto. Dickens ha goduto di ogni personaggio dei suoi libri, e tutti hanno apprezzato i suoi personaggi. I suoi romanzi sono pieni di delinquenti e furfanti, ma i cattivi e vigliacchi sono persone talmente deliziose che il lettore si augura sempre il truffatore metta la testa attraverso una finestra laterale per fare un altro commento, o che il prepotente dica qualcosa d'altro dal fondo delle scale. Il lettore si augura davvero questo, ed egli non può sbarazzarsi della fantasia che l'autore speri proprio che lui pensi questo. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Quando la gente dice Dickens esagera, mi sembra che non abbia occhi né orecchie. Probabilmente essi hanno solo nozioni di ciò che le cose e le persone sono. (George Santayana)
  • Di tutti i romanzieri dell'età vittoriana [Dickens] è stato probabilmente il più critico verso la stessa età vittoriana. (Edmund Wilson)
  • Nel caso di Dickens i valori sono nuovi. Gli autori moderni si ubriacano ancora del suo vino. Con lui [...] non occorre corteggiamento, non c'è esitazione. Ci arrendiamo alla voce di Dickens: tutto qui. Se fosse possibile, mi piacerebbe dedicare cinquanta minuti di ogni lezione a meditare, concentrandoci in silenziosa ammirazione, su Dickens. (Vladimir Nabokov)
  • Se mi venisse chiesto di indicare nell'arte moderna dei [...] modelli dell'arte superiore, religiosa, proveniente dall'amore di Dio e del prossimo, indicherei nella sfera della letteratura [...] le novelle, i racconti, i romanzi di Dickens: Tale of two cities, Chimes e altri [...] (Lev Tolstoj)

Note[modifica]

  1. Citata in V per Vendetta.
  2. Da Charles Dickens, Pictures from Italy, Project Guntenberg.

Bibliografia[modifica]

  • Charles Dickens, Canto di Natale, traduzione di Alessandra Osti, La Repubblica-L'Espresso, 2012. ISBN 9788888240206
  • Charles Dickens, Davide Copperfield (David Copperfield), traduzione di Ada Marchesini, Edizioni SAIE, Torino 1959.
  • Charles Dickens, David Copperfield, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Casa Editrice Sonzogno, Milano, 1949.
  • Charles Dickens, Grandi speranze, traduzione di Bruno Maffi, BUR, 2012. ISBN 9788858627679
  • Charles Dickens, Il circolo Pickwick, traduzione di Federigo Verdinois, F.lli Treves, 1930.
  • Charles Dickens, Il circolo Pickwick, a cura di Marisa Sestito, traduzione di Augusto C. Dauphiné, BUR, 20083.
  • Charles Dickens, Il segnalatore, traduzione di Grazia Alineri, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Carlo Dickens, La bottega dell'antiquario, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Sonzogno, Milano, 1931.
  • Carlo Dickens, La piccola Dorrit, traduzione di F. Verdinois, Milano, F.lli Treves, 1879.
  • Carlo Dickens, Le avventure di Nicola Nickleby, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Sonzogno, Milano, 1937.
  • Carlo Dickens, Le due città, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Sonzogno (Tip. A. Matarelli), Milano, 1936.
  • Carlo Dickens, Oliver Twist, a cura di Deda Pini, Malipiero, 1971.
  • Charles Dickens, Tempi difficili. Per questi tempi (Hard Times. For These Times, 1854), a cura di Maria Rita Cifarelli, traduzione di Maria Rita Cifarelli e Cristina Scagliotti, con un saggio di George Orwell, Einaudi, Torino, 1999. ISBN 8806151355

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]