Anna Maria Ortese

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Anna Maria Ortese (1914 – 1998), scrittrice italiana.

  • Chi tortura gli animali paga già nella sua miseria. Sono contro la debolezza umana e a favore della forza che le povere bestie ci dimostrano tutti i giorni perdonandoci. (citato su Panorama, 7 luglio 2002)
  • Come tutte le mostruosità, Napoli non aveva alcun effetto su persone scarsamente umane, e i suoi smisurati incanti non potevano lasciare traccia su un cuore freddo. (da Il silenzio della ragione, in Il mare non bagna Napoli, Rizzoli, 1975, p. 155)
  • Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera. (da un'intervista del 1977, ora in Corpo Celeste, Adelphi, 1997)
  • Rievocare i paesaggi del passato non si può, diremmo che Dio non vuole; vi è in essi alcunché dell'eden consentito all'uomo una volta sola... egli non può rientrarvi. (da Il cardillo addolorato)
  • Si scrive perché si cerca compagnia, poi si pubblica perché gli editori danno un po' di denaro.
  • [A proposito di Napoli] Ho abitato a lungo in una città veramente eccezionale. Qui, [...] tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, [...] tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva [...] una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si espremisero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione... (da L'Infanta sepolta, Adelphi Edizioni, Milano, 1994, p. 17)
  • Erano molto veri il dolore e il male di Napoli, uscita in pezzi dalla guerra. Ma Napoli era città sterminata, godeva anche d'infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere pieno di radici. (da Il «mare» come spaesamento, aprile 1994, introduzione a Il mare non bagna Napoli, Adelphi, 199410)

Dibattito: Che cos'è la libertà di pensiero[modifica]

La Fiera Letteraria: Che cosa intende per libertà di pensiero?
Anna Maria Ortese: Mi sembra essere la facoltà di osservare le cose, misurarle e trarne un giudizio senza tener conto di precedenti e anche aurorevoli giudizi che possano pensare siu di esse, ma solo badando che il nostro giudizio coincida con una verità di fatto: Non nostra, non personale, e priva perciò di ogni virtù a interssi o passioni personali, o di parte.
La Fiera Letteraria: Ritiene che tutti i pensieri debbano essere espressi senza che chi li esprime corra rischi di sorta?
Anna Maria Ortese: Tutti i pensieri concernenti una verità o la ricerca di una verità, dovrebbero essere espressi senza rischio. Ma bisogna tener conto della effettiva maturità di un paese..
La Fiera Letteraria: Sarebbe disposta a battersi per difendere la libertà di pensiero degli altri?
Anna Maria Ortese: Distinguere un pensiero libero da un pensiero asservito è molto difficile quando i pensieri si siano organizzati in parti. Riconoscerei perciò un pensiero libero dalla sua solitudine, e dall'essere ugualmente osteggiato da parti tra loro contrarie. Lo aiuterei, se possibile. Ma ritengo che il meglio sia aiutare tutti i pensieri di una comunità o una nazione, a tornare liberi. A considerare legittimi, quindi, non solo i propri giudizi, e le loro ragioni, ma pure i giudizi e le ragioni degli altri, quando anche si oppongono ai nostri.

[Anna Maria Ortese, Dibattito: Che cos'è la libertà di pensiero, La Fiera Letteraria, aprile 1973]

Citazioni su Anna Maria Ortese[modifica]

  • Nella polemica fra natura e cultura la Ortese ci dà in regalo questo essere mostruoso, mezzo umano e mezzo animale, che sa soffrire e piangere come in un'infanzia smarrita la certezza di un bene inarrivabile anche se qualcuno pensasse di attribuirsi il Male. (Dario Bellezza)

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