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Enrico Vanzina

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Enrico Vanzina nel 2023

Enrico Vanzina (1949 – vivente), giornalista, produttore cinematografico e sceneggiatore italiano.

Citazioni di Enrico Vanzina

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Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Sotto il vestito niente] Fummo chiamati dal produttore Achille Manzotti per realizzare un film dal romanzo omonimo. In un primo momento il film lo avrebbe dovuto fare Michelangelo Antonioni. [...] Noi leggemmo il libro: era bruttissimo. Ma decidemmo di andare avanti lo stesso perché il titolo era formidabile e l'idea di ambientare un thriller nel mondo della moda era ottima. Decidemmo di inventare tutto, al di fuori della trama del libro, e di fare un film alla Brian De Palma [...]. L'idea dei due gemelli è quella portante. Ci ha permesso di fare un film contaminato con presenze americane. Il film, poi, nella dinamica del delitto, è nato da uno spunto vero di cronaca nera: il caso Terry Broome, modella americana che uccise Francesco D'Alessio, un playboy che oltretutto Carlo ed io avevamo conosciuto bene.[1]
  • [Su Sotto il vestito niente] Quando girammo il film, i grandi stilisti milanesi non ci aiutarono affatto. Avevano paura che il film fosse contro di loro. L'unico a partecipare fu Moschino, che organizzò una meravigliosa sfilata alla stazione Centrale di Milano. Ne ebbe un grande ritorno pubblicitario. [...] A Milano, la sera della prima, il mondo della moda disertò l'evento. In prima fila c'erano i posti vuoti di tutti i sarti famosi. Enrico Lucherini, il nostro press agent, ci ricamò sopra. Uscirono tutti i giornali con il titolo "La Moda di Milano trema".[1]
  • [...] tra cinema d'autore e cinema popolare non c'è assolutamente nessuna differenza. Anzi: [...] il cinema d'autore è molto bello quando è popolare, non a caso La dolce vita è ancora il più grande incasso del cinema italiano. [...] E il cinema popolare è bello quando c'è dentro il punto di vista di qualcuno che ne è l'autore.[2]

Renato Venturelli, filmdoc.it, luglio 2014.

  • [Sui protagonisti del cinema italiano negli anni ottanta] Questi attori/autori come Verdone, che è mio grande amico da quando siamo ragazzini, hanno fatto molti bei film, ma hanno anche la colpa di aver distrutto un modo italiano di fare cinema. La forza della commedia italiana era di avere grandi attori ma anche grandi caratteristi, mentre loro hanno cominciato a fare film incentrati esclusivamente su se stessi.
  • Sapore di mare è stato fondamentale. Con mio fratello ci eravamo detti: perché non raccontiamo i nostri anni '60, i personaggi che conoscevamo, le situazioni che abbiamo vissuto in prima persona? Abbiamo avuto successo e da allora abbiamo cercato di raccontare sempre le cose, l'ambiente e le persone che conoscevamo bene.
  • Noi non abbiamo mai fatto sociologia, la nostra semmai è quasi una forma di verismo! Non analizziamo dall'alto la società, parliamo di quello che abbiamo intorno.
  • La forza dell'ultimo Sorrentino, è anche di avere un attore come Toni Servillo che dà una grandezza al suo personaggio.
  • Con lui ho fatto un film carino, Io no spik inglish, e poi uno dei film peggiori della mia carriera Banzai, che lo facemmo solo perché Villaggio voleva andare in Giappone a mangiare sushi.
  • Carlo è stato per anni aiuto di Monicelli nelle sue grandi commedie, io ho conosciuto bene Mario Camerini. Tutti e due dicevano, tre con mio padre: nella commedia, meno muovi la macchina da presa e meglio è.
  • Mio padre cercava di non dare mai lo stop, perché magari Totò poteva sempre inventare qualcosa in coda. Ma in generale tutto era rigorosamente provato prima, Totò improvvisava poco.
  • Pietro Germi, il migliore di tutti, fece film di tutti i generi, era grande sceneggiatore, grande regista, ottimo attore: ma era socialdemocratico, e così venne sempre considerato ai margini.

Intervista di Marco Bracconi, milano.repubblica.it, 3 ottobre 2019.

  • In questa città nel 1986 c'era tutto quello che serviva per fare un film come Yuppies, che di certo non voleva essere critica sociologica, né legittimazione né moralismo. Volevamo solo raccontare, con leggerezza e per tutti, un certo andazzo che stava prendendo una parte d'Italia. Ci dissero che ne eravamo complici, ma non è affatto vero. Basta pensare all'ultima scena, a Cortina, quando i rampanti sognano di diventare come Gianni Agnelli e si ritrovano a litigare per il conto al ristorante.
  • Un posto che amavamo molto, con quelle volte in aria e la lunga prospettiva in uscita verso via Vittor Pisani. La verità è che la stazione di Milano sembra un teatro dell'Opera. Non è un caso che nei nostri film ci sia quasi sempre una scena girata su quei binari, con i treni che sembrano i bisnonni degli odierni Frecciarossa.
  • L'architettura, l'illuminazione, la contaminazione continua tra classico e moderno, Milano è una città perfetta per farci un thriller.
  • [...] a fare bella una città non sono le skyline e i grattacieli. Una città è bella per la sua storia, perché accanto alla modernità conserva la sua memoria. Attenzione ad essere troppo contemporanei, insomma, perché il contemporaneo non dura mai a lungo.

Intervista di Mattia Carzaniga, rollingstone.it, 11 luglio 2020.

  • Se sei sincero, se racconti la realtà com'è, allora quando è scorretta ti autocensuri. Ma è sbagliato impostare il racconto sul politicamente corretto, che ha un limite enorme: spesso è un fatto moralistico, che cambia col cambiare delle epoche. Un racconto deve durare nel tempo. Se sei una persona seria, civile, morale, attenta, quel tanto che ti serve di politicamente corretto ce l'hai dentro di te.
  • Se fai la commedia, sei sempre un quarto d'ora avanti rispetto agli altri, e puoi raccontare la realtà senza fare del pietismo [...]. Mordendo la realtà, riesci a tirare fuori cose che sono in anticipo sui tempi. E anche quando metti al centro temi politicamente scorretti, non è perché sei dalla loro parte, è che sono così in quel momento della Storia. Quando gli italiani usavano il termine "negro", lo scrivevi anche nelle sceneggiature, per mettere in scena personaggi ancorati a pregiudizi stupidi. A distanza di anni, la critica ideologica diventa ridicola.
  • [Su Carlo Vanzina] [...] con lui se n'è andato un tipo di mondo corretto, più semplice, che se la tirava poco, che metteva grande tenacia nel lavoro, un mondo di grande scetticismo ma anche di grande ottimismo, un mondo gentile. Questo mi manca moltissimo.
  • L'aggettivo vanziniano non esiste. Siamo nati in una famiglia che ha cominciato prima di noi [...]. Papà mi diceva sempre: ho iniziato con Totò, e l'Italia di Totò non finisce mai, continua. E che cos’è? È questo scarto tra le cose buffe e la realtà burocratica, di parvenu, di gente di potere che gli si para davanti. L'Italia vanziniana è la stessa cosa, personaggi che entrano in una storia e si scontrano con le buffonerie di un Paese ancora un po' retrogrado. Tu lo guardi e dici: non è possibile che si prenda sul serio. Eppure. È un'Italia fragile, piena di debolezze, che però s'approfitta degli altri. Ma gli altri [...] la sfottono. E vincono.

Note

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  1. a b Dall'intervista di Mauro Zender, Enrico Vanzina ci parla di SOTTO IL VESTITO NIENTE, davinotti.com, 16 novembre 2007.
  2. Dall'intervista di Mattia Carzaniga, Un'altra imperdibile chiacchierata con Enrico Vanzina, rollingstone.it, 29 gennaio 2022.

Filmografia

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Sceneggiatura

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Voci correlate

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Altri progetti

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