Il messia

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Il messia

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Titolo originale

Il messia

Lingua originale italiano
Paese Francia, Italia
Anno 1975
Genere biblico, drammatico
Regia Roberto Rossellini
Sceneggiatura Silvia D'Amico Bendicò, Roberto Rossellini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il messia, film italo-francese del 1975 con Pier Maria Rossi, regia di Roberto Rossellini.

Incipit[modifica]

Nell'XI secolo a.C., le tribù d'Israele, fuggite alla schiavitù in terra d'Egitto, dopo una peregrinazione durata quarant'anni, e dopo aver attraversato il deserto sotto la guida di Mosè, raggiunsero la Terra promessa e si stabilirono nella valle di Canaan. (voce narrante)

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Fratelli miei, il padre deve portare il suo cuore ai suoi figli. Ogni padre. Dando ai figli il proprio cuore, egli darà loro anche la vita, l'intelligenza della sua esperienza, la forza della sua protezione, l'amore. Per vivere in armonia con l'Eterno e in pace con lui e con i propri fratelli, il padre deve portare il proprio cuore ai figli suoi e deve ascoltare i loro affanni. (Samuele)
  • Oro per il tuo regno. Incenso per la tua divinità. Mirra, l'erba più amara, l'erba dalla quale si trae l'unguento per ungere i cadaveri, per il tuo patire. (Re Magio)
  • Tieni, questo sarà il tuo tallit. Ma tu lo sai cos'è il tallit? Vedi, mille anni fa il nostro popolo visse schiavo in Egitto, fino al giorno felice in cui Mosè, nostro padre, benedetto sempre sia il suo nome, non lo liberò. E durante quarant'anni, sotto la pioggia o il sole battente, la nostra gente camminò e camminò, avendo come unico riparo un bianco scialle di lana di pecora. Da allora, ogni uomo d'Israele ha il suo tallit. Da oggi anche tu sei un uomo, ed essendo diventato un uomo, col capo coperto dal tuo tallit, potrai parlare con dottori e maestri che hanno studiato la legge santa, perché da oggi tu appartieni alla legge, figlio mio. Lo sai. E la legge ti appartiene. (Maria)
  • Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e sarete perdonati. Date e anche a voi sarà dato. Una buona misura, pigiata, scossa, traboccante, un giorno vi sarà versata in grembo. Con la misura con cui avrete misurato sarà rimisurato a voi pure. (Gesù)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Giovanni Battista: Lavati dai tuoi peccati.
    Erode Antipa: Sono il tuo re. Non ho peccati.
    Giovanni Battista: Un re non ha peccati? Il mio re è nei cieli. E quello è il solo re. Tu sei un uomo, e un peccatore.
    Erode Antipa: E tu hai il coraggio di parlarmi così?
    Giovanni Battista: Dico solo la verità. Non ci vuole nessun coraggio per dire la verità.
    Erode Antipa: Quello che hai fatto può farti morire. Lo sai questo? Perché lo hai fatto, dunque?
    Giovanni Battista: Per vivere. Per vivere nella verità.
  • Erode Antipa: E come puoi sostenere di essere felice? Tu, più felice di me? Ma guardati: tu sei in prigione, fai i digiuni, sei in catene, hai perduto la libertà. E guarda me: sono ricco. Mi piace questa frutta, la mangio. Mi piace una donna, la prendo. Tu mi insulti, e io ti faccio imprigionare. Che cosa mi rispondi?
    Giovanni Battista: Sì, sei potente. Eserciti il potere, non per questo sei libero. Di noi due tu sei lo schiavo.
    Erode Antipa: Tu sei matto. Solo un matto può dire di essere libero avendo le catene ai polsi.
    Giovanni Battista: E solo un matto può dirsi libero avendo una corona in testa.
    Erode Antipa: Tu non puoi osare di parlarmi così!
    Giovanni Battista: Perché?
    Erode Antipa: Nessuno può permettersi di parlarmi così!!
    Giovanni Battista: Io sì. Perché sono libero, io. Rifletti un po': cosa puoi fare per punirmi? Togliermi la vita? Non ho paura. Perché mi aspetta il Regno dei Cieli. Tenermi prigioniero? Ma che m'importa d'essere in catene se il mio spirito è libero! No, tetrarca. Io sono libero, tu no. Tu hai la corona e obbedisci agli ordini che ti dà.
    Erode Antipa: È la mia corona che mi ordina di parlare con te?
    Giovanni Battista: No. Forse è l'uomo che è in te sotto la corona. Infatti non ci parliamo spesso.
    Erode Antipa: Parliamo tutte le volte che io e la mia corona lo vogliamo.
    Giovanni Battista: No, no. Noi parliamo tutte le volte che io lo voglio. Se io non volessi risponderti, non ti risponderei.
    Erode Antipa: E allora perché mi rispondi?
    Giovanni Battista: Te l'ho già detto: perché sei anche un uomo, e io rispondo all'uomo, da uomo a uomo, perché gli uomini sono fratelli, tutti uguali, capisci? Non ci sono differenze.
  • Bambino: E dov'è il Regno dei Cieli?
    Maria: È qui, su questa terra [...]. Sai, già c'è. Solo che non tutti lo sanno, perché gli uomini hanno dimenticato come si fa ad essere buoni. Per esempio, studiano la legge del Signore come hai cominciato a fare tu che sei un ometto, ma quando diventano grandi se la dimenticano. Quando tutti si ricorderanno, si ricorderanno sempre di essere buoni e si vorranno bene tra di loro, allora ci sarà il Regno dei Cieli.

Citazioni su Il messia[modifica]

  • Ispirata ai quattro Vangeli (ma in particolare a quello di Marco) con una forte componente mariana e una premeditata omissione del contesto storico-politico, questa vita di Cristo si rivolge all'umanità più che alla divinità del personaggio, espungendo gran parte dei miracoli e le profezie sulla fine del mondo e riducendo al minimo i riferimenti al soprannaturale. Esplicitamente popolare nel rispetto della tradizione iconografica, quasi da presepio, è un film tutto rosselliniano nell'illuminata indolenza, nel ritmo incalzante, nella disadorna semplicità della scrittura, nella trasparenza dello stile che può sembrare sciattezza. (il Morandini)
  • Pur rimanendo uno spettacolo che ci coinvolge di rado, ogni tanto persino noioso e squilibrato nell'architettura, il film ci offre infatti le cose nella loro verità di natura, fatti e notizie più che idee e sentimenti. (Giovanni Grazzini)
  • Tutto quello che vi si vede e che si riferisce al Messia e agli apostoli è vero, asciutto, immediato, con sapore di pane, di polvere, di terra. La cifra visiva che nasce con logica precisa dalla cornice palestinese, ricreata soprattutto in Tunisia, è quella del sottoproletariato arabo-semita, con le sue cornici di oggi, i suoi costumi. Una cronaca del Terzo Mondo che non si scontra mai con la Sacra rappresentazione, perché la seconda nasce dalla prima. (Gian Luigi Rondi)

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