Guerra in Iraq

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Demolizione d'una statua di Saddam Hussein

Citazioni sulla guerra in Iraq.

  • Basta cambiare il nome del paese di cui parliamo e diventa chiaro che in Iraq non stiamo combattendo i vietcong ma i Khmer rossi, come alla fine i vietnamiti dovettero fare a nome nostro. (Christopher Hitchens)
  • Bush, dopo una serie di conversazioni col suo cane, un giorno decise di trascinare il mondo nel baratro: prima ha invaso l'Iraq, dicendo, come ricorderete, che l'Iraq aveva armi di distruzione di massa. Una frase retorica che significava L'Iraq è una nazione indifesa che galleggia sul greggio. (Daniele Luttazzi)
  • Ci sentiamo meno sicuri oggi che prima dell'invasione dell'Iraq. Stanno morendo più persone oggi che dopo l'11 Settembre. (Rula Jebreal)
  • Con i criteri usati dalla maggior parte degli studiosi, l’invasione dell’Iraq da parte di Bush e Blair nel 2003 ha causato almeno 700.000 vittime – in un paese che non aveva storia di jihadismo. I curdi avevano ottenuto concessioni politiche e territoriali; sunniti e sciiti avevano classi e differenze settarie, ma erano in pace; i matrimoni misti erano comuni. Tre anni prima dell’invasione, ho guidato per tutta la lunghezza dell’Iraq senza paura. Nel tragitto ho incontrato gente fiera, soprattutto di essere irachena, erede di una civiltà che a loro pareva una presenza fisica.
    Bush e Blair hanno fatto a pezzi tutto questo. L’Iraq odierno è un nido di jihadisti. Al Qaeda – come i “jihadisti” di Pol Pot – ha colto l’opportunità fornita dall’assalto di ‘Shock and Awe’ e dalla guerra civile che ne seguì. La “ribelle” Siria ha offerto loro benefici ancora maggiori. Con la CIA e gli stati del Golfo che offrono logistica e denaro per il traffico d’armi attraverso la Turchia, l’arrivo di reclute straniere era inevitabile. (John Pilger)
  • Era evidente che la guerra in Iraq aveva altri scopi. Destituire quella personcina garbata che si chiama Saddam, spezzare i legami tra il regime di Baghdad e i palestinesi, creare nel cuore del Medio Oriente una possibile democrazia, come elemento scardinante di un pezzo di mondo dominato dall'integralismo. La questione dirimente, su cui non si possono fare analisi a tavolino, è l'esportabilità della democrazia. L'arrivo degli yankees, con il determinante corredo di aiuti economici, aveva saputo riportare libertà e civiltà in Germania, in Italia e in Giappone, le tre nazioni sconfitte nella seconda guerra mondiale. Ma un modello di cambiamento accaduto in passato non è garanzia di successo in altro tempo e altro luogo. Troppo diverse le condizioni di partenza, troppo lontane le mentalità. Certo, gli iracheni non ci hanno accolto con i fiori. Ma davvero qualcuno pensava di rivedere a Baghdad le stesse scene delle ragazze italiane che lanciavano fiori ai soldati americani nel 1944-45? E poi, quante fazioni ci sono dentro l'Iraq? Quante etnie, quante consorterie, quanti interessi? L'errore, che è tragico oltre che ridicolo, è l'illusione di riuscire a imporre, con l'azione delle armi, una logica democratica, a cui il civilissimo Occidente è arrivato dopo secoli di storia complessa. Tra un mese dieci nuovi paesi entreranno nell'UE. Ci sono arrivati non per interventi esterni, ma perché ha agito l'esigenza della libertà. Dall'interno. (Mina)
  • Il primo effetto collaterale della democrazia in Iraq è la comparsa di migliaia di prostitute sulle strade polverose di Bagdad. Non sono arrivate coi carri armati americani. Lavoravano già al tempo di Saddam, però di meno e di nascosto, perché in un afflato di moralizzazione (altrui) il tiranno aveva preso l'abitudine di farle accoppare in pubblico con un colpo di scimitarra. Adesso si aggirano senza paura, mostrando abiti sgargianti e centimetri di carne al sole. Qualcuno dubita che si tratti di una grande conquista democratica. Lo pensano anche gli iracheni che non hanno soldi per pagarle: la democrazia, senza denaro, può diventare un affronto [...]. (Massimo Gramellini)
  • In Iraq c'è da notare che la strage di Falluja è rimasta impunita, ma dai documenti emersi sappiamo bene come è stata esportata la democrazia in quei luoghi, in quella città! Il Governo italiano, pur essendo in missione di pace in quei luoghi, non ha mai condannato quelle barbarie, ovvero l'uso di armi chimiche da parte di chi denunciava di volerle eliminare [gli americani], da parte di chi sosteneva che quelle armi fossero in possesso del nemico, da parte di chi ha scatenato una guerra ben sapendo, come poi emerso, che non c'erano! E l'Italia si è resa complice, con la missione in Iraq, di questi crimini di guerra, appoggiando l'occupazione dell'Iraq con le proprie truppe. E anche questa volta, il vero scopo qual era? Le fonti energetiche, il petrolio! (Paolo Bernini)
  • L'operazione Iraq è motivata con il proposito di punire uno Stato canaglia. Ma con quale decorrenza Saddam Hussein è tra le canaglie? Fino alla sua provocatoria operazione del Kuwait il personaggio, che era sempre lo stesso, ha stoltamente ricevuto l'appoggio e il sostegno di molti Paesi oggi schierati in battaglia. (Giulio Andreotti)
  • Le dichiarazioni che le forze americane sarebbero in Iraq per esportare la democrazia, non sono altro che balle. (Flea)
  • Non amo il cinismo che si cela dietro la guerra in Iraq: quello che chiamiamo democrazia in realtà non è altro che petrolio. Secondo Bush Saddam era il male assoluto. Tolto di mezzo Saddam, tutto sarebbe dovuto andare per il meglio. E invece la situazione è soltanto peggiorata. Bisogna avere le idee ben poco chiare per pensare che con le bombe si possa costruire una democrazia. (Marjane Satrapi)
  • Non ho combattuto neppure una volta per gli iracheni. Degli iracheni non mi frega un cazzo. (Chris Kyle)
  • Non ho rischiato la vita per portare la democrazia in Iraq. Ho rischiato la vita per i miei compagni, per proteggere i miei amici e i miei connazionali. Sono andato in guerra per il mio paese, non per l'Iraq. (Chris Kyle)
  • Non mi ritirerò dall'Iraq neanche se restassero ad appoggiarmi solo mia moglie Laura e il mio cane Barney. (George W. Bush
  • Un milione di bambini innocenti stanno morendo mentre parliamo, uccisi in Iraq senza nessuna colpa. (Osama bin Laden)

Saddam Hussein[modifica]

  • Agli iracheni e alle buone persone della nostra nazione araba. Il vostro Paese, la vostra gloriosa nazione e i vostri principi valgono il sacrificio di voi stessi, delle vostre anime, della vostra famiglia, dei vostri figli. In questo contesto, non ho bisogno di ripetervi cosa ognuno di voi deve fare per difendere la nostra preziosa nazione, i nostri principi e la nostra inviolabilità.
  • Nessun americano ha mai chiesto al suo governo, prima della guerra, come un paese ancora arretrato come l’Irak potesse minacciare dall’altro lato dell’Atlantico la sicurezza dell’America, ne’ perche’ mai la volesse minacciare, giacche’ l’America non aveva ancora violato il territorio iracheno.
  • Noi promettiamo, nel nostro nome e nel nome della nostra leadership, nel nome del popolo iracheno e del suo eroico esercito, nel nome della storia e civiltà irachene, che noi combatteremo gli invasori e, se Dio vuole, li porteremo al punto in cui perderanno la loro pazienza e ogni speranza di raggiungere ciò che hanno pianificato e che il criminale sionista gli ha spinti a fare... Saranno sconfitti, una sconfitta che è desiderata dai bravi fedeli e dagli amanti della pace e dell'umanità.
  • Popolo americano: ho tuttora l’impressione che i vostri governanti vi stiano ancora mentendo e non vi abbiano detto le vere ragioni che li hanno indotti ad aggredire l’Irak. Fin dall’inizio essi hanno ingannato non solo la comunità internazionale, e in particolare quella europea, ma anche gli stessi popoli dell’America, sapendo in anticipo che i fatti erano tutto il contrario di ciò che essi dichiaravano.
  • Popolo americano: le guerre che il vostro governo promuove nel mondo, fra le quali quella dell’Irak, sotto la spinta di certi centri di potere che conoscete meglio di me, non fanno l’interesse del popolo americano. Voi sapete meglio di chiunque altro quanto sangue avere pagato per liberarvi dal colonialismo inglese, e dopo di cio’ come gli Stati Uniti si sono unificati e quanto altro sangue cio’ sia costato.
  • Quelle commissioni sapevano bene che l’Irak non aveva armi di distruzione di massa, perche’ molti dei loro principali componenti erano americani e inglesi, oltre ad avere spie e agenti volontari di altre nazionalita’. Tutte queste persone hanno setacciato tutto l’Irak da un capo all’altro e non hanno trovato nulla di diverso da quanto i rappresentanti del governo iracheno avevano detto loro. Queste ispezioni sono durate piu’ di sette anni, e sono state effettuate oltre che a mezzo di commissioni che hanno girato in macchina e a piedi, anche con aerei-spia, elicotteri, e satelliti spaziali. I funzionari americani e inglesi consideravano questa come la loro occasione storica per colpire l’Irak e distruggere le sue legittime aspirazioni e le preziose conquiste culturali e scientifiche cui esso era pervenuto in 35 anni. A questo scopo essi hanno usato le informazioni raccolte dalle spie che avevano inserito nelle commissioni di inchiesta e hanno utilizzato la cosiddetta lotta al terrorismo cominciata dopo l’undici Settembre che scosse l’America.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]