Christopher Hitchens

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Christopher Hitchens

Christopher Hitchens (1949 – 2011), giornalista e scrittore britannico naturalizzato statunitense.

Citazioni di Christopher Hitchens[modifica]

  • Avendo sopravvissuto le depredazioni di Mussolini, il tentativo da parte del colonialismo britannico di dividerli su linee tribali, e tre decenni di occupazzione ed opressione etiope sanguinoso, gli eritrei hanno realizzato qualcosa di eccezionale. Si sono sbarazzati della tutela esterna, pur conservando il meglio dell'Italia (il cibo e l'espresso, sebbene persino l'ammiratore più devoto non può lodare il vino, che sa di acqua antiparassitaria), il meglio dell'Inghilterra (il traffico pedonale in Asmara è guidata da Girl Scouts dalle calze bianche modeste ma efficenti), e gran parte dei contatti utili con Etiopia.
Having survived Mussolini's depredations, the attempt by British colonialism to partition them along tribal lines, and three decades of bloody Ethiopian occupation and repression, the Eritreans have done a remarkable thing. They have gotten rid of outside tutelage, while retaining the best of Italy (the food and the espresso, though even an ardent fan cannot praise the wine, which tastes like sheep-dip), the best of England (pedestrian traffic in Asmara is directed by modest but efficient Girl Scouts wearing white ankle socks), and most of the useful contacts with Ethiopia.[1]
  • Basta cambiare il nome del paese di cui parliamo e diventa chiaro che in Iraq non stiamo combattendo i vietcong ma i Khmer rossi, come alla fine i vietnamiti dovettero fare a nome nostro.
Change only the name of the analogous country and it becomes fairly clear that in Iraq we are fighting not the Vietcong, but the Khmer Rouge, as the Vietcong eventually had to do on our behalf.[2]
  • Bel posto, lo Zaire. È grande quanto gli Stati Uniti a est del Mississippi, ed è il secondo paese francofono più grande del mondo. Ha un'abbondanza colossale di risorse, situato com'è su vasti dipositi di rame, cobalto e diamanti, tanto meno la sua immensa rete fluviale e la sua ricchezza di selvaggina e terra agricola. È stato il recipiente della grande generosità di ogni stirpe d'ente prestatore. Avrebbe potuto sprigionarsi dal «Terzo Mondo» una generazione fa. Invece, è diventato l'archetipo dello sfruttamento del sottosviluppo, una cosa che sia Waugh che Conrad non si sono disturbati a immaginare.
Great place, Zaire. It's as large as the United States east of the Mississippi, and it's the second-largest French-speaking country in the world. It has colossal resources, built as it is on vast reefs of copper, cobalt, and diamonds, to say nothing of its immense river network and its wealth of game and arable land. It has been the recipient of tremendous generosity from every kind of lending institution. It could have broken out of the "Third World" a generation ago. But instead it became a demonstration case of the deliberate uses of underdevelopment—something neither Waugh nor Conrad bothered even to imagine.[1]
  • C'era un tempo in cui i nostri editorialisti sul feto avrebbero orgogliosamente fatto eco a Gloria Steinem, dicendo che la sua esistenza indubitabile e necessaria non poneva un problema perché era "una massa di protoplasma dipendente" senza distinzione e maggiore dignità di un'appendice fiammeggiante. Sono sempre stato persuaso dal fatto che l'espressione "bambino non nato" sia una genuina descrizione della realtà materiale. Ovviamente il feto è vivo, quindi la disputazione se debba o meno essere considerata "una vita" è casuistica. Lo stesso si applica, da un punto di vista materialistico, alla questione se questa vita sia o no "umana". Cos'altro potrebbe essere? Anche per la sua "dipendenza", questo fatto non mi ha mai convinto, così come la radicale critica di ogni agglomerato di cellule umane in qualunque stato esse siano. Anche i bambini sono "dipendenti". Chiunque abbia visto un sonogrammo o abbia speso un'ora su un manuale di embriologia sa che le emozioni non sono il fattore decisivo. Al fine di terminare una gravidanza, devi ridurre al silenzio un cuore che batte, spegnere un cervello che cresce e, al di là del metodo, rompere delle ossa e distruggere degli organi.[3]
  • Come più d'un filosofo ha notato, la volpe conosce molte piccole cose, mentre il riccio ne conosce una grande. Ronald Reagan non era una volpe, né un riccio. Era una testa di legno. Avrebbe potuto cenare con qualsiasi persona del mondo, in qualsiasi sera della settimana, ma passava la maggior parte dei suoi pasti su una tavoletta della Casa Bianca davanti alla tv. Non aveva amici, solo leccapiedi. Neanche i suoi figli lo trovavano tanto simpatico. Incontrò la sua seconda moglie – quella di cui vi ricordate – perché doveva togliersi da una lista nera di Hollywood, e lui era l'uomo incaricato. Anno dopo anno a Washington, non potevo credere che un tale uomo era stato un pessimo governatore del California, figuriamoci se uno stato così intelligente avrebbe potuto sopportare un ciarlatano e svitato così palese.
The fox, as has been pointed out by more than one philosopher, knows many small things, whereas the hedgehog knows one big thing. Ronald Reagan was neither a fox nor a hedgehog. He was as dumb as a stump. He could have had anyone in the world to dinner, any night of the week, but took most of his meals on a White House TV tray. He had no friends, only cronies. His children didn't like him all that much. He met his second wife — the one that you remember — because she needed to get off a Hollywood blacklist and he was the man to see. Year in and year out in Washington, I could not believe that such a man had even been a poor governor of California in a bad year, let alone that such a smart country would put up with such an obvious phony and loon.[4]
  • Credo che Mugabe fu spinto a uno stato di rabbia perpetua dall'adulazione lanciata internazionalmente su Nelson Mandela, un'encomio di lode e riconoscimento che lui sosteneva aspettasse a lui. Poi, coltivando questa amarezza, decise di privare alla sua triste patria qualsiasi cosa che potrebbe rammentare a chiunque l'eredità di Mandela.
I believe that Mugabe was [...] driven into a permanent rage by the adulation heaped internationally on Nelson Mandela, an accolade of praise and recognition that he felt was more properly due to himself. And, harboring this grievance, he decided to denude his own unhappy country of anything that might remind anybody of Mandela's legacy.[5]
David Irving is not just a Fascist historian. He is also a great historian of Fascism.[6]
  • Dimenticate tutte quelle sciocchezze che avrete probabilmente sentito su come il Kosovo sia «la Gerusalemme» di Serbia. Potrebbe anche contenere dei bei siti culturali antichi serbi e serbi ortodossi, ma è meglio definito la Cisgiordania o la Gaza di Serbia, con una popolazione soffocata e assoggettata che per generazioni fu trattata come feccia umana nella sua propria terra di nascita. Nessuno che ha passato qualche attimo nel territorio, come feci io durante e dopo lo sfratto delle milizie serbe, potrebbe credere per un singolo istante che i kosovari si sottometterebbero di nuovo sotto il pugno di Belgrado. È finita.
Forget all the nonsense that you may have heard about Kosovo being "the Jerusalem" of Serbia. It may contain some beautiful and ancient Serbian and Serbian Orthodox cultural sites, but it is much more like Serbia's West Bank or Gaza, with a sweltering, penned-up, subject population who were for generations treated as if they were human refuse in the land of their own birth. Nobody who has spent any time in the territory, as I did during and after the eviction of the Serb militias, can believe for a single second that any Kosovar would ever again submit to rule from Belgrade. It's over.[7]
  • È vero che il crollo dell’avventura americana in Indocina fu seguito da una pesante repressione e dall’esilio di un numero enorme di vietnamiti. Ma fu un fatto minore, se paragonato alle enormi perdite provocate dalla guerra. In Iraq il genocidio, la repressione e l’aggressione hanno preceduto l’intervento della coalizione e sono stati condannati da una serie di risoluzioni dell’Onu.
It is true that the collapse of the doomed American adventure in Indochina was followed by massive repression and reprisal, especially in Cambodia, and by the exile of huge numbers of talented Vietnamese. But even this grim total was small compared to the huge losses exacted by the war itself. In Iraq, the genocide, repression, aggression and cultural obliteration preceded the coalition's intervention and had been condemned by a small but impressive library of UN resolutions.[2]
  • [Parlando dei fondamentalisti islamici] Essi non ci danno pace e neppure noi dobbiamo dargliene. Non possiamo vivere sullo stesso pianeta, e sono contento, perché io non voglio viverci. Non voglio respirare la stessa aria di quegli psicopatici assassini, torturatori, stupratori e abusatori minorili. È questione di "o io o loro". Sono contento di ciò, perché so che saranno loro. È un obbligo e una responsabilità sconfiggerli, ma è anche un piacere. Non lo vedo affatto come un lavoro sporco.
They[8] gave us no peace and we shouldn't give them any. We can't live on the same planet as them and I'm glad because I don't want to. I don't want to breathe the same air as these psychopaths and murders and rapists and torturers and child abusers. Its them or me. I'm very happy about this because I know it will be them. It's a duty and a responsibility to defeat them. But it's also a pleasure. I don't regard it as a grim task at all.[9]
  • Guàrdati dall'irrazionale, per quanto seduttivo. Rifuggi dal "trascendente" e da tutti quelli che invitano a subordinarti o annientare te stesso. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immàginati tutti gli esperti come se fossero mammiferi. Non essere mai spettatore dell'ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti dànno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere. Dubita delle tue stesse motivazioni. Non vivere per gli altri non più di quanto tu ti aspetteresti che gli altri vivano per te.
Beware the irrational, however seductive. Shun the 'transcendent' and all who invite you to subordinate or annihilate yourself. Distrust compassion; prefer dignity for yourself and others. Don't be afraid to be thought arrogant or selfish. Picture all experts as if they were mammals. Never be a spectator of unfairness or stupidity. Seek out argument and disputation for their own sake; the grave will supply plenty of time for silence. Suspect your own motives, and all excuses. Do not live for others any more than you would expect others to live for you.[10]
  • Ho deciso di fare il giornalista perché non volevo dovermi fidare della stampa per avere delle notizie
I became a journalist because I did not want to rely on newspapers for information.[11]
  • Il terrorismo è la tecnica di pretendere l'impossibile, e di pretenderlo in punta di cannone.
Terrorism is the tactic of demanding the impossible, and demanding it at gunpoint.[12]
  • Le agenzie di soccorso amano l'Eritrea perché è onesta e aperta, e perché il denaro non viene risucchiato da tasche ingorde lungo il viaggio. Amano l'Eritrea anche perché, in una zona instabile, va contro corrente nella marea di settarismo religioso e tribale. Accanto, in Sudan, un jihad di proporzioni orrende è in corso da parte di fanatici musulmani a Khartum contro i cristiani e gli animisti del sud, e contro le idee secolari. Sapete com'è in Somalia; non più uno Stato, e a malapena una nazione. In Yemen, oltre il mare, un bagno di sagno politico e sociale.
The aid agencies like Eritrea because it is honest and open and because the money doesn't get sucked up into stray pockets along the way. They also like Eritrea because, in a very rough neighborhood, it is going against the tide of religious and tribal sectarianism. Next door, in Sudan, a jihad of revolting proportions is being waged by the Muslim fanatics in Khartoum against the Christians and animists of the South, and against secular ideas. You know the story in Somalia—no longer a state and barely a nation. In Yemen, across the straits, a political and social bloodbath.[1]
  • Le due grandi prove per la società Eritrea saranno, e sono già, il superamento delle divisioni tribali e religiosi, e l'emancipazione delle donne. Ambe fatiche sono facilitate dalla natura della guerra che Eritrea ha combattuto; una guerra popolare che coinvolgeva ambi i sessi lottando fianco a fianco. Sebbene il paese sia diviso in nove gruppi etnici e tre religioni principali, la soledarietà che è emersa è più che retorica.
The two big tests for Eritrean society will be, and already are, the overcoming of tribal and religious fissures, and the emancipation of women. Both tasks are made easier by the nature of the war Eritrea fought, a people's war which involved both sexes, fighting together. Although the country is divided into nine ethnic groups and three main religions, the solidarity that has emerged from this is more than rhetorical.[1]
  • Le ragioni per cui detesto il presidente George W. Bush sono varie. Permettetemi di contarle. Molte hanno a che vedere con la sua beata idea che la “fede” sia, in sé, una virtù. Questa mentalità compiaciuta spiega quasi tutto, dall’espressione tronfia del suo volto al modo in cui, quando era governatore del Texas, firmò tutte quelle condanne a morte senza batter ciglio. Spiega come mai ha abbracciato l’ex sgherro del Kgb Vladimir Putin, citando come base del loro bel rapporto il fatto che Putin portasse un crocifisso. (Ma Putin si è mai fatto vedere indossando quel crocifisso prima e sin d'allora? I suoi consiglieri l'avranno detto che il presidente degli Stati Uniti era una tale schiappa?) Spiega anche l'intervento imperdonabile che egli fece nella vita privata della famiglia Schiavo, partendo dal suo ranch in Texas per tentare di mantenere 'viva' una donna la cui autopsia dimostrò che il suo cervello si era appassita molto tempo prima. Eccovi un uomo convinto che non esistano prove dell’evoluzione delle specie, che la ricerca sulle cellule staminali sia qualcosa di sacrilego e che l’islam sia “una religione di pace”. Comunque sia, ho sempre concordato con lui su una questione laica: il regime di Saddam Hussein andava rovesciato da tempo.
How do I dislike President George Bush? Let me count the ways. Most of them have to do with his contented assumption that 'faith' is, in and of itself, a virtue. This self-satisfied mentality helps explain almost everything, from the smug expression on his face to the way in which, as governor of Texas, he signed all those death warrants without losing a second's composure. It explains the way in which he embraced ex-KGB goon Vladimir Putin, citing as the basis of a beautiful relationship the fact that Putin was wearing a crucifix. (Has Putin been seen wearing that crucifix before or since? Did his advisers tell him that the President of the United States was that easy a pushover?) It also explains the unforgivable intervention that Bush made into the private life of the Schiavo family: leaving his Texas ranch to try and keep 'alive' a woman whose autopsy showed that her brain had melted to below flatline a long time before. Here is a man who believes the 'jury' is still 'out' on whether we evolved as a species, who regards stem cell research as something profane, who affects the odd belief that Islam is 'a religion of peace'. However that may be, I always agreed with him on one secular question, that the regime of Saddam Hussein was long overdue for removal.[2]
  • I regimi sostenuti da Washington in Vietnam tendevano a identificarsi con una minoranza confessionale (quella cattolica), escludendo le forze laiche, nazionaliste e buddiste; il governo iracheno può anche avere una connotazione settaria, ma almeno attinge a popolazioni maggioritarie finora represse (curdi e sciiti), mentre l’ambasciata americana cerca di attenuare le divisioni religiose ed etniche anziché alimentarle.
The American-sponsored regimes in Vietnam tended, among other things, to be strongly identified with one confessional minority (Catholic) to the exclusion of secular, nationalist and Buddhist forces. The elected government in Iraq may have a sectarian hue, but at least it draws upon hitherto repressed majority populations - Kurds and Shias - and at least the American embassy works as a solvent upon religious and ethnic divisions rather than an inciter of them.[2]
  • Il presidente Eisenhower ammise che, se in Vietnam si fosse votato, avrebbe vinto Ho Chi Minh; i successori del partito Baath si sono rifiutati di partecipare alle elezioni in Iraq e i loro alleati jihadisti hanno minacciato di uccidere chiunque fosse andato a votare.
President Eisenhower admitted that if there had ever been a fair election in Vietnam, it would have been won by Ho Chi Minh; the Baath party's successors refused to participate in the Iraqi elections and their jihadist allies declared that democracy was an alien concept and threatened all voters with murder.[2]
  • Il Vietnam fu vittima di armi chimiche; l’Iraq ha usato metodi illegali simili e ha cercato di sviluppare armi nucleari e biologiche.
Vietnam was a victim of chemical and ecological warfare; Iraq was the perpetrator of such illegal methods and sought to develop even worse nuclear and biological ones.[2]
  • Il Vietnam non aveva mai minacciato nessun altro paese; sotto Saddam Hussein, Baghdad ha invaso due suoi vicini, dichiarandone uno parte integrante dell’Iraq.
Vietnam never threatened any other country; Iraq under Saddam invaded two of its neighbours and declared one of them (Kuwait) to be part of Iraq itself.[2]
  • La leadership vietnamita si appellò all’Onu; i saddamiti e i loro alleati jihadisti hanno assassinato il primo inviato Onu arrivato in Iraq, dichiarando che meritava la morte perché aveva partecipato nello stabilire l'indipendenza del Timor est dall'Indonesia.
The Vietnamese leadership appealed to the UN: the Saddamists and their jihadist allies murdered the first UN envoy to arrive in Iraq, saying that he was fit only for death because he had assisted in securing the independence of East Timor from Indonesia.[2]
  • Madre Teresa era meno interessata ad aiutare i poveri di quanto lo era nello sfruttare quella situazione di immenso squallore per diffondere il suo credo da fondamentalista cattolica.[13]
  • Madre Teresa può o non può avere aiutato i bisognosi, ma non è mai stata famosa per aver disturbato i potenti.[13]
  • Milošević non aveva esattamente il potere psicotico d'un Saddam Hussein o d'un Osama Bin Laden. Era fra quelle persone più pericolose: l'ufficiale mediocre e conformista che resta in attesa e maschera i suoi rancori. Salì da funzionario fino al potere supremo, e sebbene cavalcò un'onda di fervore religioso e xenofobo, è perfettamente plausibile che se ne fregassedei totem e dei simboli che egli sfruttò. Sia in ufficio che sulla sbarra, incarnava la banalità del male. In un libro eccellente del 1995, The Death of Yugoslavia, scritto da Laura Silber e Allan Little, e nella raffinata serie tv girata dalla Bbc che l'accompagnava, puoi assistere alle sue tattiche meschine e il suo opportunismo cinico che egli usò come un verme ingozzato consumando inesaurabilmente il cuore dello stato. Sembra che ebbe un solo amico del cuore; la sua adorabile moglie ideologa, Mirjana Marković, che lo tirava su citando la sua apparenza impassibile dalle orecchie grandi, e il suicidio di ambi i suoi genitori. Guàrdatevi da quelle nullità ammareggiate che entrano la politica per motivi terapeutici.
Milosevic did not have quite the psychopathic power of a Saddam Hussein or an Osama Bin Laden. He was that most dangerous of people: the mediocre and conformist official who bides his time and masks his grievances. He went from apparatchik to supreme power, and though he rode a tide of religious and xenophobic fervor, it is quite thinkable that he never really cared about the totems and symbols that he exploited. In office and in the dock, he embodied the banality of evil. In the excellent 1995 book The Death of Yugoslavia, written by Laura Silber and Allan Little, and in the fine BBC TV series that accompanied it, you can actually see the petty tactics and cynical opportunism that he employed like a sluggish maggot at the heart of the state that just keeps eating remorselessly away. He apparently had only one true friend, his adorable ideologue of a wife, Mirjana Markovic, who used to cheer him up about his big-eared and stone-faced appearance and about the suicide of both of his parents. Beware of those resentful nonentities who enter politics for therapeutic reasons.[14]
  • Quel che si sostiene senza prove può essere rigettato senza prove.
What can be asserted without proof can be dismissed without proof.[15]
  • Sapevo che saremmo finiti a parlare di beneficenza, ed è qualcosa che io prendo molto seriamente, perché, signore e signori, siamo la prima generazione che davvero sa quale è la cura per la povertà. Si è tenuta nascosta per moltissimo tempo. Ha un nome: si chiama potere alle donne.
    Se diamo alle donne controllo sul tasso della loro riproduzione, se gli diamo il diritto di parola, se le tiriamo fuori dal banale ciclo riproduttivo nel quale la natura e alcune dottrine religiose le hanno condannate; se seminiamo bene, non solo la povertà in quel villaggio, ma anche la salute e l'educazione, aumenteranno. Proviamolo in Bangladesh e in Bolivia, funziona sempre. Ditemi una religione che professa questo, o che mai lo ha fatto.
I knew it would come up that we would be told about charity, and I take this very seriously, because we know, ladies and gentlemen, as it happens, we're the first generation of people who do really, what the cure for poverty really is. It eluded people for a long, long time. The cure for poverty has a name, in fact. It's called the empowerment of women.
If you give women some control over the rate at which they reproduce, if you give them some say, take them off the animal cycle of reproduction to which nature and some religious doctrine condemns them, and then if you throw in a handful of seeds, the floor of everything in that village, not just poverty, but health and education, will increase. Try it in Bangladesh and Bolivia, it works all the time. Name me one religion that stands for that, or ever has.
[16]
  • [Riguardo al proprio cancro terminale all'esofago] Se mi converto è perché è meglio che muoia un credente piuttosto che un ateo.[17]
  • Sebbene la guerra di liberazione durò per generazioni, e malgrado ogni eritreo adulto ha assistito alla violenza e ne ha sofferto, non c'è il culto del fucile. Non ci sono né gli stolti infestati di testosterone né i pazzi coi mitra montati sui jeep, come i vigliacchi guerrieri di strada «tecnici» nella Somalia vicina. È raro incontrare un poliziotto, e ancora più raro vedere un soldato armato, malgrado i carri armati bruciati e i rottami infestano il paese.
Though the war of liberation went on for generations, and though every adult Eritrean has seen violence and suffered from it, there is no cult of the gun. No testosterone-infested jerks and yahoos with machine guns mounted on their jeeps, like the cowardly road-warrior "technicals" in neighboring Somalia. It is rare to see a policeman, and very rare indeed to see an armed solider, even though burned-out tanks and the rubble of warfare litter the country.[1]
  • Sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma alla fede religiosa in sé e per sé.
I'm an atheist. I'm not neutral about religion, I'm hostile to it. I think it is a positively bad idea, not just a false one. And I mean not just organized religion, but religious belief itself.[18]
  • Un bravo bugiardo deve avere buona memoria. Kissinger è un meraviglioso bugiardo con una notevole memoria.[19]
Good liar must have a good memory. Kissinger is a stupendous liar with a remarkable memory.
  • Una volta screditati i principi della ragione e della scienza conquistati così faticosamente, il mondo non finirà nelle mani di ingenui erbivori che si circondano di cristalli e vanno in estasi per i versi Khalil Gibran. Il "vuoto" sarà riempito invece da convinti fondamentalisti di ogni risma che sanno già la verità per rivelazione e che in realtà puntano al potere concreto qui e ora.
Once the hard-won principles of reason and science have been discredited, the world will not pass into the hands of credulous herbivores who keep crystals by their sides and swoon over the poems of Khalil Gibran. The "vacuum" will be invaded instead by determined fundamentalists of every stripe who already know the truth by means of revelation and who actually seek real and serious power in the here and now.[20]

Dio non è grande: Come la religione avvelena ogni cosa[modifica]

  • Nel paese di Montaillou, durante una delle grandi persecuzioni religiose, gli inquisitori chiesero ad una donna di rivelare chi le avesse trasmesso i suoi eretici dubbi sull'inferno e la resurrezione. Certamente sapeva che quei religiosi non le avrebbero risparmiato una lunga agonia, ma, nonostante il terribile pericolo, rispose di non averli appresi da nessuno e di averci pensato da sola. (Spesso, sentirete i credenti lodare la semplicità del gregge cui appartengono, ma non di fronte ad una simile spontanea, lucida e cosciente sanità mentale – soffocata e distrutta nel caso di molti più esseri umani di quanti ne potremo mai citare). (p. 8)
  • La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell'ignoranza e degli altri. (p. 13)
  • Il livello d'intensità fluttua a seconda dei tempi e dei luoghi, ma è una verità incontestabile che la religione non si accontenta – e sul lungo periodo non può farlo – delle proprie straordinarie pretese e delle proprie sublimi certezze. Essa deve cercare di interferire con la vita dei non credenti, degli eretici o degli adepti delle altre fedi. Può parlare di beatitudine nell'altro mondo, ma vuole il potere in questo. E non c'è da aspettarsi altro. In fin dei conti è un prodotto esclusivamente umano. E non avendo fiducia in ciò che essa stessa predica non può consentire alla coesistenza delle altre fedi. (p. 16)
  • [Sull'Iraq] È stata una dei massimi centri di sapere e di cultura nella storia umana. Fu qui che alcune delle opere andate perse di Aristotele e di altri greci («perse» perché le autorità cristiane ne avevano chiuso le scuole di filosofia nella convinzione che prima della predicazione di Gesù non potessero darsi valide riflessioni morali) vennero conservate, ritradotte e trasmesse, attraverso l'Andalusia, agli ignoranti «cristiani» occidentali. Dotti e biblioteche, poeti e architetti di Baghdad erano rinomati. Gran parte di questa fioritura fu raggiunta sotto i califfi musulmani, il cui atteggiamento in fatto di cultura ondeggiava tra liberalità e repressione. Baghdad presenta anche tracce dell'antico cristianesimo caldeo e nestoriano ed è stata uno dei principali centri della diaspora ebraica. Fino a poco prima del 1950, ospitava altrettanti ebrei di Gerusalemme. (p. 24)
  • L'atteggiamento della religione verso la medicina, come verso la scienza, è sempre inevitabilmente problematico e molto spesso inevitabilmente ostile. Un credente moderno può dire ed anche credere che la sua fede è del tutto compatibile con la scienza e la medicina, ma il fatto imbarazzante sarà sempre che l'una o l'altra hanno la tendenza ad infrangere il monopolio della religione. (p. 45)
  • Poiché la religione si è dimostrata straordinariamente criminale nell'unico campo in cui l'autorità morale ed etica dovrebbe essere considerata universale e assoluta, penso che abbiamo il diritto di trarre almeno tre conclusioni provvisorie. La prima è che la religione e le chiese sono artefatti umani. La seconda è che l'etica e la moralità sono del tutto indipendenti dalla fede, e non possono derivarne. La terza è che la religione — a causa della pretesa a una speciale dispensa divina per le sue pratiche e le sue credenze — è non solo amorale, ma immorale. (p. 51)
  • La religione proviene dalla preistoria umana quando nessuno — nemmeno il poderoso Democrito, secondo cui tutta la materia era fatta di atomi — aveva la minima idea di come le cose funzionassero. Essa ci arriva dall'infanzia vociante e timorosa della nostra specie, ed è un tentativo puerile di dare risposta al nostro ineludibile bisogno di conoscenza (e anche di calore, di rassicurazione e di altri bisogni infantili). (p. 61)
  • Qui, ancora una volta, possiamo ricontrare la madornale fallacia umana che informa la storia della nostra Genesi. Come si può provare, e in un solo versetto, che questo libro è stato scritto da uomini ignoranti e non da qualche dio? Perché all'uomo è concesso il «dominio» su tutti gli animali, gli uccelli e i pesci. E lasciando da parte la loro singolare e immediata creazione, non si citano né dinosauri plesiosauri né pterodattili, perché gli autori non ne conoscevano l'esistenza. (p. 85)
  • [Sui miracoli] [...] se vi sembra di assistere a una cosa simile, ci sono due possibilità. La prima è che le leggi di natura siano state sospese (in vostro favore). La seconda è, invece, che voi abbiate equivocato o che soffriate di allucinazioni. E così la probabilità della seconda deve essere soppesata contro la probabilità della prima. Se voi sentire il racconto di un miracolo solo da una seconda o terza persona, le probabilità debbono essere conseguentemente corrette prima che possiate decidere di dare credito a un testimone il quale dichiara di avere visto qualcosa che voi non avete visto. E se parecchie generazioni vi separano dal "vedente", e non disponete di altre conferme, le probabilità devono essere modificate ancora più drasticamente. (p. 135)
  • I mulini dei predicatori televisivi continuano a macinare, e i poveri continuano a finanziare i ricchi, proprio come se gli scintillanti templi e palazzi di Las Vegas fossero stati costruiti col denaro dei vincitori, anziché con quello degli spennati al gioco. (p. 152)
  • [Sull'imperativo categorico kantiano] Il principio di Kant dice: «Agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata dalla tua volontà a legge universale della natura». In questa sintesi di interesse reciproco e solidarietà, non c'è bisogno di alcuna autorità soprannaturale e costrittiva. E perché dovrebbe esserci? L'umana decenza non deriva dalla religione. La precede. (p. 254)
  • La "fede" è da considerarsi una minaccia. Dovrebbe essere possibile per me continuare i miei studi e le mie ricerche, e per i buddisti girare la loro ruota. Ma il disprezzo per la ragione possiede la straordinaria peculiarità di non essere passivo. (p. 194)
  • Lo stato nordcoreano nacque più o meno contemporaneamente alla pubblicazione di 1984, e si può quasi pensare che al sacro padre dello stato Kim Il Sung, fosse stata omaggiata una copia del romanzo e gli fosse stato chiesto se potesse metterlo in pratica. E tuttavia nemmeno Orwell osò immaginare che la nascita del «Grande Fratello» fosse accompagnata da portenti e segni miracolosi - come gli uccelli che salutano il glorioso evento cantando con parole umane. Né il Partito Interno o Pista Prima/Oceania spendono miliardi di preziosi dollari, in frangenti di tremenda carestia, per dimostrare che il ridicolo mammifero Kim Il Sung e il suo patetico cucciolo, Kim Jong Il, sono due diverse incarnazioni della stessa persona. (pp. 236-237)

La vittoria di Orwell[modifica]

  • Si dice che nell'antica Atene, la condanna di Aristide il Giusto sia avvenuta perché l'epiteto "il Giusto", irritasse la gente. E la reputazione di santo irreprensibile di cui gode Orwell ha sempre irritato i suoi critici. (p. 63)
  • Un aspetto che colpisce di Orwell è che non passò mai attraverso una fase stalinista; per lui non fu necessaria la cura o il purgante della "disillusione". Inoltre, egli non giustificò mai coloro che invocavano l'illusione originaria come pretesto per l'ingenuità successiva. Sicuramente tali elementi distintivi – recando in sé l'accenno ad una potenziale superiorità – spiegano almeno in parte la violenta antipatia che Orwell suscitava allora e suscita ancora oggi. (p. 74)

Hitch 22. Le mie memorie[modifica]

  • Avevo una madrina stravagante che in una delle sue visite decise di rimediare a tutte le sue precedenti dimenticanze e di farmi un regalo sul serio. Fui così accompagnato da tutta la famiglia in un'elegante libreria di Plymouth, dove mi venne detto che potevo scegliere sei libri a mio piacimento. Non ci misi molto: volevo una sgargiante serie di Billy Bunter. Gli adulti mi dissero che non andava affatto bene, e mi propinarono un bell'assortimento di libri edificanti di Arthur Ransome sulle avventure all'aria aperta di intrepidi ragazzi inglesi. Per vendetta, furono per sempre lasciati alla polvere in cima al mio scaffale. E neppure mai aperti, finché riuscii artatamente ad abbandonarli in uno dei tanti traslochi della mia famiglia. Così, del tutto ignaro, persi l'occasione di fare la conoscenza di un autore che, secondo il corrispondente a Mosca del «Manchester Guardian», nel 1918 aveva rivelato i «trattati segreti» il cui ruolo nella Prima Guerra Mondiale era stato tanto importante, e che aveva avuto, per giunta, un flirt con la segretaria di Trockij. (Questa scoperta fatta in seguito mi stupì, come avrebbe certamente stupito moltissimo i miei parenti che mi avevano costretto a prendere Ransome.) Mia madre fu irritata per tutto il giorno: «Sciocchino, – disse. – Zia Pam era talmente ben disposta che avresti potuto avere facilmente un bell'orologio da polso se lo avessi chiesto».
    Ma non volevo un maledetto orologio. Volevo essere lasciato in pace con una pila di libri di mia scelta. (p. 73)
  • Una volta chiesero a Peter De Vries, uno dei miei preferiti scrittori d'intrattenimento (riusciva a farti ridere di gusto, come in The Mackerel Plaza, o a farti piangere come in Blood of the Lamb), di dire quali fossero le sue ambizioni di autore. Rispose che avrebbe voluto un pubblico di massa sufficientemente ampio da far arricciare il naso al suo pubblico più snob. Sospetto che molti autori, se fossero onesti, ammetterebbero qualcosa del genere. (p. 170)
  • Quando Papa Giovanni Paolo II decise di accelerare le pratiche per la beatificazione della donna incomprensibilmente nota come «Madre» Teresa, e quindi di aprirle la strada verso la santità, il Vaticano si sentì in dovere di chiedere la mia testimonianza ed allora trascorsi diverse ore in privato con un prete, un diacono e di un monsignore, indubbiamente colpiti mentre snocciolavo come in un rosario le terribili colpe e crimini della defunta fanatica. Nel frattempo scoprii che il papa aveva surrettiziamente abolito la ben nota funzione dell'«avvocato del diavolo», allo scopo di accelerare ulteriormente le pratiche dei suoi numerosi candidati alla canonizzazione. Posso quindi affermare di essere l'ultima persona vivente ad aver rappresentato il diavolo pro bono. (p. 423)

La posizione della missionaria[modifica]

  • Madre Teresa in persona mi fece da guida. Non mi piacque molto il modo in cui accettava di farsi baciare i piedi calzati di sandali come se fosse un gesto dovuto, ma decisi di sospendere il mio giudizio in proposito: forse era un'usanza locale a cui non davo la corretta interpretazione. L'orfanotrofio, comunque, era commovente e toccante. (p. 50)
  • Tenete presente che le entrate complessive di Madre Teresa bastano e avanzano per attrezzare svariati ambulatori di prim'ordine nel Bengala. La decisione di non farlo, e di gestire invece un centro improvvisato e inefficiente che rischierebbe denunce e proteste se fosse diretto da qualsiasi branca della professione medica, è deliberata. Lo scopo non è quello di dare un'onesta assistenza ai sofferenti, bensì di promulgare un culto basato sulla morte, la sofferenza e la sottomissione. (p. 67)
  • Una volta Madre Teresa (che personalmente, va rilevato, si è fatta ricoverare in cliniche e ospedali tra i più eleganti e costosi dell'Occidente per i suoi problemi di cuore e di vecchiaia) ha scoperto il proprio gioco in un'intervista filmata. (p. 67)
  • Particolarmente impressionante è la testimonianza di Susan Shields, che per nove anni e mezzo operò come suora dell'ordine di Madre Teresa, vivendo la disciplina quotidiana di una Missionaria della Carità nel Bronx, a Roma e a San Francisco. Mi ha autorizzato a citare parti del suo manoscritto inedito: [...]
    «Avevamo acquistato un grande edificio abbandonato dal comune per un dollaro. Un collaboratore si offrì di dirigere i lavori e incaricò un architetto di fare un progetto di ristrutturazione. La normativa ministeriale imponeva l'installazione di un ascensore per i disabili. Madre Teresa non voleva saperne. Allora il Comune si offrì di coprire le spese per l'ascensore, ma la proposta fu respinta. Dopo tutte le trattative e i programmi, il progetto per i poveri fu abbandonato perché un ascensore per gli handicappati era una cosa inaccettabile.» (pp. 70-72)
  • Nel suo modo di maneggiare il "vil metallo", come nei suoi rapporti con il potere, Madre Teresa governa un regno che appartiene, eccome, a questo mondo. (p. 98)
  • Prima della guerra, le idee di fascismo, cattolicesimo, identità albanese e unità albanese-italiana coincidevano intimamente. Dopo, l'identità religiosa fu ufficialmente soppressa con la proclamazione da parte di Hoxha del «primo stato ateo del mondo». Nondimeno, tutto fa pensare che l'ideologia irredentista sia sopravvissuta sotto le false spoglie staliniste e abbia avuto un peso negli allineamenti di politica estera dell'Albania, pari almeno a qualsiasi presunto scisma dottrinale riguardo ai testi canonici di Marx e Lenin. In altre parole, un nazionalista albanese cattolico potrebbe, nelle questioni pattriotiche, sentirsi ancora fedele a un regime comunista chiaramente materialista. (p. 108)
  • Il generale Haile Mariam Menghistu aveva intenzionalmente adoperato l'arma della fame non solo contro l'Eritrea ma anche contro il dissenso interno e regionale in altre zone del Paese. Questo non aveva impedito a Madre Teresa di ronzargli intorno, sconvolgendo così gli ambienti impegnati nella tutela dei diritti umani, che avevano cercato di isolare il suo regime. (p. 118)
  • Come ha osservato Edward Gibbon a proposito delle forme di culto diffuse nell'antica Roma, queste erano «considerate ugualmente vere dal popolo, ugualmente false dai filosofi, e ugualmente utili dai magistrati». Madre Teresa discende da ciascun elemento di questo orribile trittico. Ha confuso di proposito la presunta distinzione tra sacro e profano, per non parlare della linea che separa il sublime dal ridicolo. Era quanto mai urgente che fosse sottoposta a quella critica razionale che con tanta arroganza e per tanto tempo ha eluso. (p. 124)
  • [...] ero arrivato alla conclusione che Madre Teresa di Calcutta fosse non tanto un'amica dei poveri quanto un'amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall'alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni – e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità. La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti (quando fu lei ad ammalarsi, volò in prima classe alla volta di una clinica privata in California). Le grandi somme di denaro raccolte venivano spese per la maggior parte nella costruzione di conventi in suo onore. Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri. (pp. 132)

Citazioni su Christopher Hitchens[modifica]

  • L'ateismo drammatico – che, peraltro, ha sollecitato persino una "teologia della morte di Dio" – è ormai quasi del tutto scomparso. Ciò che al massimo sopravvive sono gli sberleffi sarcastici di certi atei di moda, alla Odifreddi, Onfray, Hitchens, tanto per distribuirne i nomi secondo le principali aree linguistiche. (Gianfranco Ravasi)
  • Non ho mai visto Christopher senza sigaretta in bocca, né ho potuto chiacchierare con lui mezzora senza bere un bicchiere di vino o buttare giù un paio di «baby» whisky. In Arabia Saudita, 1990, durante la prima guerra del Golfo, mentre provavamo a bordo di un autobus ad avvicinarci al fronte, tirò fuori una fiaschetta di metallo da tasca, come un cow boy dei film, e senza badare alla muttawa, la polizia islamica custode dell'ortodossia analcolica salafita, ne tracannò mezza. Poi la riempì da una bottiglia celata nel borsone portacomputer (scriveva allora ancora a macchina), mi obbligò a berne a mia volta, la colmò e svuotò in un fiato e, di getto scrisse un bellissimo elzeviro: «Alcol e tabacco mi danno lucidità». (Gianni Riotta)
  • Un paio di mesi dopo l'invasione dell'Iraq, ero a Los Angeles, quando un ubriaco mi si avvicinò dicendo: «George Bush aveva ragione sull'Iraq!» – Armi di distruzione di massa, contatti con Al-Qaeda e tutto il resto. Era Christopher Hitchens che "discuteva" furiosamente con me. Il suo confondere le affermazioni di Bush con la realtà era come una simbolica torta lanciata per aria e ricaduta sulla sua stessa faccia. (Greg Palast)

Note[modifica]

  1. a b c d e (EN) Da "African Gothic", Vanity Fair (novembre 1994)
  2. a b c d e f g h Da "To invoke Vietnam was a blunder too far for Bush", The Guardian (26 agosto 2007)
  3. Da Un Christopher Hitchens d'annata (1989) pro life, Il Foglio.it, 5 marzo 2008.
  4. (EN) Da Not Even a Hedgehog: The Stupidity of Ronald Reagan, Slate.com, 7 giugno 2004.
  5. (EN) Citato in "Mandela Envy: Is Robert Mugabe's lawless misrule founded in jealousy?", Slate (21 aprile 2008)
  6. Da Hitler's Ghost», Vanity Fair, giugno 1996.
  7. (EN) Da The Serbs' Self-Inflicted Wounds: With Kosovo independent, Yugoslavia is finally dead, Slate.com, 22 febbraio 2008.
  8. Qui l'intervistatore inserisce: "Islamist radicals or, as Hitchens calls them, Islamo-fascists".
  9. Dall'Interview with Christopher Hitchens, Washington Prism, 16 giugno 2005.
  10. Da Letters to a Young Contrarian, Basic Books, 2005, p. 140.
  11. Da Love, Poverty, and War: Journeys and Essays, Nation Books, 2004, ISBN 9781560255802
  12. Da Terrorism: Notes toward a definition, Slate, 18 novembre 2002.
  13. a b Citato in Adam Taylor, Le critiche a Madre Teresa di Calcutta, Washington Post, tradotto in Il Post.it, 20 dicembre 2015.
  14. (EN) Da No Sympathy for Slobo: Let's not forget Milosevic's many crimes, Slate.com, 13 marzo 2006.
  15. Da Less Than Miracolous, Free Inquiry, vol. 24, febbraio/marzo 2004.
  16. Citato in Blair Vs Hitchens – Full Transcript (Munk Debate, Religion), 26 novembre 2010.
  17. Da Mortalità, Piemme, 2012, p. 88.
  18. Da Christopher Hitchens On Mother Theresa (Interview) di Matt Cherry, Free Inquiry, vol. 16, n. 4, autunno 1996.
  19. Da Processo a Henry Kissinger, Fazi, 2003, ISBN 9788881124091.
  20. (EN) Da Charles, Prince of Piffle, Slate.com, 14 giugno 2010.

Bibliografia[modifica]

  • Christopher Hitchens, Dio non è grande: Come la religione avvelena ogni cosa, Einaudi, 2007.
  • Christopher Hitchens, La vittoria di Orwell, Libri Scheiwiller, 2008.
  • Christopher Hitchens, Hitch 22. Le mie memorie, traduzione di Mario Marchetti, Einaudi, 2012, ISBN 9788806195618.
  • Christopher Hitchens, La posizione della missionaria, traduzione di Eva Kampmann, Edizioni minumum Fax, Roma 2014.

Voci correlate[modifica]

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