I segreti di Twin Peaks

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I segreti di Twin Peaks

Serie TV

Immagine Twin Peaks title.svg.
Titolo originale

Twin Peaks

Lingua originale inglese
Paese USA
Anno

1990–1991

Genere drammatico, thriller
Stagioni 2
Episodi 30
Ideatore David Lynch & Mark Frost
Rete televisiva ABC, Showtime
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
Musiche: Angelo Badalamenti

I segreti di Twin Peaks, serie televisiva statunitense.

Stagioni[modifica]

Citazioni su I segreti di Twin Peaks[modifica]

  • Audrey è stata grande per me. Ha tirato fuori un lato di me più malizioso e divertente che avevo represso, cercando di essere adulta. Ha reso OK utilizzare, ogni tanto, il potere che si ha come donna di essere manipolatrice, di essere precoce. Insegue ciò che vuole con veemenza e se lo prende. Penso che sia davvero ammirevole. È questo che mi piace di lei. (Sherilyn Fenn)
  • [Homer Simpson sta guardando la televisione]
    Voce narrante: Avete proprio dell'ottimo caffè qui a Twin Peaks. E dell'ottima crostata di ciliege.
    [Viene inquadrato il televisore che mostra un gigante ballare con un cavallo bianco alla luce di un semaforo sotto le note di una canzone smooth jazz]
    Homer: Genialmitico! Non ho la minima idea di cosa stia succedendo. (I Simpson)
  • Con Sherilyn Fenn, Twin Peaks raggiunse e distrusse senza sforzo la sessualità di ogni altro show. (James Marshall)
  • David Lynch non forza realisticamente. Eppure eroi e antieroi, persecutori e vittime sono talmente esaltati dal suo manierismo da invitare la gente all'immedesimazione. (Oreste Del Buono)
  • È una serie straordinaria, uno dei molti capolavori di David Lynch. Il primo caso, riuscito, di serie tv ambiziosa e di qualità. Invecchiato benissimo. In realtà la scoperta dell'omicida di Laura non è che la punta dell'iceberg. È come se Lynch avesse riversato dentro la serie tutti i suoi sogni/incubi, come del resto sempre ha fatto in ogni sua opera, fino al caso estremo Inland Empire. I segreti di Twin Peaks (questo il vero titolo della serie, che in un primo momento doveva chiamarsi Passaggio a Nord-Ovest), è come un canto per l'adolescenza perduta e il tempo che fu. Un'elegia misteriosa e lunare, zeppa di riferimenti allegorici e situazioni oniriche, incentrata sulle vicende di un piccolo paese americano al confine con il Canada (le riprese vere furono effettuate a Snoqualmie e North Bend, a nord-ovest dello stato di Washington). (Andrea Scanzi)
  • I segreti di Twin Peaks ha segnato un'epoca. Non solo televisiva. Ha simboleggiato l'inquietudine degli anni Novanta, cui ha offerto persino una colonna sonora, scritta da Angelo Badalamenti. (Aldo Grasso)
  • L'agente speciale Cooper si muove tra il passato di Laura e il presente delle sue amiche e amici e di tanti altri, tutti a Twin Peaks, con le sue contraddizioni, il suo aspetto da bravo ragazzo stolido e la sua acuta sensibilità quasi morbosa di conoscitore dell'animo umano. È veramente una sorpresa nella narrativa gialla tendente al nero degli ultimi tempi. Via via che gli sfilano davanti i possibili colpevoli, l'agente speciale Cooper è capace di riconoscerne l'innocenza, non quella generale, ma quella specifica, quella concernente il delitto su cui s'indaga e la trasgressività che costituisce la specialità di David Lynch si afferma maggiormente nel baluginare qua e là di una positività a sorpresa, quasi a tradimento. «I segreti di Twin Peaks» è narrato molto bene, senza il minimo tentativo di forzatura realistica. Come, del resto, le altre opere di David Lynch manierista a volte sublime. È una favola dell'orrore inevitabile contenuto in un agglomerato umano. (Oreste Del Buono)
  • Il genere fiction-serie tv è orribilmente inficiato da migliaia di prodotti scadenti e che la qualità media del cinema-cinema è nettamente superiore: ma quando un grande regista salta anche momentaneamente in zona serie tv tutto si nobilita ed è una festa. E il primo squillo di questa festa lo lanciò proprio David Lynch con quella località sperduta, Twin Peaks, piena di segreti oscuri e specchio dell'anima oscura del mondo. (Antonio Dipollina)
  • L'ambientazione a volte diventa essa stessa un personaggio. Ci sono molti luoghi santi qui, molti luoghi sacri. Non saprei come descriverli. Toccano qualcosa nella psiche. È quasi come essere in un dipinto in movimento. (Michael Horse)
David Lynch nel 2009
  • Le idee arrivano nei modi più impensati. Basta tenere gli occhi aperti. Qualche volta sul set capitano dei piccoli incidenti che mettono in moto l'immaginazione. Durante le riprese dell'episodio pilota dei Segreti di Twin Peaks, nella nostra troupe c'era un arredatore di nome Frank Silva. Mai e poi mai sarebbe dovuto comparire nella serie. Mentre giravamo alcune scene nella casa di Laura Palmer, Frank stava spostando dei mobili nella camera da letto della ragazza. Io mi trovavo nell'ingresso, sotto un ventilatore a soffitto. Una donna disse: "Frank, non spostare il cassettone davanti alla porta in quel modo. Non chiuderti dentro." Ebbi così una visione di Frank nella stanza. Lo raggiunsi di corsa e gli domandai: "Sei un attore?". Rispose: "Guarda caso sì", perché a Los Angeles sono tutti attori. Forse al mondo lo sono tutti. Così dissi: "Frank, in questa scena ci sarai tu". Girammo tre panoramiche della camera, due senza e una con Frank accucciato e immobile ai piedi del letto. Non avevo idea però di cosa significasse o a che cosa servisse questa scena. Di sera scesi al piano inferiore, stavamo girando la scena in cui la madre di Laura Palmer è sdraiata sul divano. Annientata dal dolore e dalla disperazione. Improvvisamente, vede qualcosa con l'occhio della mente e scatta a sedere di colpo, urlando. Sean, il cineoperatore, doveva manovrare la cinepresa e seguire il volto della donna mentre si alzava all'improvviso. Mi parve che avesse fatto un ottimo lavoro. Così dissi: "Stop! Perfetto, stupendo!". Sean dissentì: "No, per niente". "Perché?" "C'era qualcuno riflesso nello specchio." "Chi?" "Frank." Sono incidenti che capitano e mettono in moto l'immaginazione. Da cosa nasce cosa e se lasci fare ne nascerà un'altra completamente diversa. (David Lynch)
  • Lynch, insieme a Mark Frost, aprì una strada fantasmagorica, con il primo grande regista del cinema vero che si misurava con le potenzialità di una cosa che si chiama "serie televisiva" e che oggi – con gran dispetto dei tenutari di talk-show e varietà cascanti – rimane l'unico motivo sensato per possedere un televisore. (Antonio Dipollina)
  • Mi hanno offerto ogni possibile variante di Audrey Horne, nessuna delle quali era altrettanto riuscita o divertente. (Sherilyn Fenn)
  • Sembra quasi un paradosso ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. C'è in giro, ad esempio, un'opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks? (Aldo Grasso)
  • Twin Peaks è un trip. A mostrare i segni del tempo sono cose marginali: il doppiaggio (spesso pure sbagliato), il look (agghiacciante), le pettinature da fine anni Ottanta. Ma non la storia, la fascinazione. Il vivo senso di terrore che scaturisce dagli incubi di Dale Cooper, dalle urla di Laura, dalle tende rosse della Loggia Nera. Dagli unti capelli grigi di Bob. È una serie anche leggera, bucolica a tratti, spensierata (ad esempio la liaison tra Lucy e Andy), ma Lynch concede pochissimo. E infatti il finale è apocalittico: nessuna speranza, l'eroe verrà posseduto e tutti o quasi moriranno. (Andrea Scanzi)

Voci correlate[modifica]

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