Julien Green

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Julien Green

Julien Green, pseudonimo di Julian Hartridge Green (1900 – 1998), scrittore francese di origine statunitense.

Citazioni di Julien Green[modifica]

  • La psicoanalisi mi sembra una forma moderna dell'ateismo. (da Autobiografia)[1]
  • [Agostino d'Ippona] Sant' Agostino non delude mai... è sempre in anticipo sui tempi in cui si legge. (citato in Corriere della sera, 28 gennaio 2010)

Diario 1940 – 1943[modifica]

  • È sufficiente l'aver visto il crollo di una magnifica civiltà per non consentire a cercare la propria gioia nelle rovine, e non ci rimane più che portare la nostra attenzione all'interno di noi stessi e fare i primi passi verso quel regno interiore nel quale le armate totalitarie non potranno raggiungerci mai. (dalla nota di diario del 31 luglio 1940, p. 17)
  • È un capolavoro del demonio quello di poter gettare la morte nei cieli e di far sì che gli uomini si uccidano a un'altezza dove lo sguardo non può raggiungerli. In Geremia, leggiamo che la morte s'arrampicherà alle finestre, ma ecco che essa s'arrampica sopra le nubi; c'è un progresso. (dalla nota di diario del 14 agosto 1940, p. 23)
  • La ricompensa dei libri sta nel fatto d'esser letti. Niente di più triste che una biblioteca piena di libri le cui pagine non sono nemmeno sfogliate, le cui rilegature disseccate reclamano tristemente la carezza delle mani, in mancanza della quale si screpolano, si spellano e si distaccano dal volume disonorato che non ha potuto dir nulla di ciò che sapeva e muore nell'oblio. (dalla nota di diario del martedì 20 agosto 1940, p. 24)
  • Nella parte alta del volto sta l'uomo spirituale; nella parte bassa l'uomo carnale. Non si deve permettere alla parte bassa del volto di prevalere sulla parte alta, occorre sempre conservare e nutrire in fondo a se stessi una piccola parte del grande sogno universale, quello d'una perfezione inaccessibile. (dalla nota di diario di martedì 1° ottobre 1940, p. 33)
  • Non vi furono mai se non due tipi d'umanità che io abbia capito davvero bene, il mistico e il dissoluto, perché tutti e due vanno agli estremi e cercano, l'uno e l'altro a suo modo, l'assoluto; ma dei due mi pare più misterioso il dissoluto, che non si stanca mai del piatto unico che gli viene eternamente servito dalla sua fame e del quale si ciba come se fosse sempre la prima volta. Dipende certamente da ciò se io sono stato sempre propenso a considerare un appetito smodato del piacere come una forma ammessa di demenza. (dalla nota di diario di giovedì 19 dicembre 1940, p. 45)
  • La facoltà di stupirsi costituisce il genio dell'infanzia così rapidamente smussato dall'abitudine e dall'educazione, e nessuno potrà mai riunire un certo numero di parole in un ordine accettabile se non sa vedere un poco la creazione con gli occhi di Adamo. In arte la verità sta nella sorpresa. (dalla nota di diario del 26 gennaio 1940, p. 52)
  • Quando si guarda una pietra come una montagna in piccolo, si comincia a vederla qual essa è. (dalla nota di diario del 26 gennaio 1941, p. 52)
  • Noi entriamo tutti nella notte oscura ove non ci sarà nemmeno possibile vegliare su quest'anima nei monasteri, ma andremo a Dio come vengono inghiottite le acque dal gorgo vorticoso del Maelström. Tutto è perduto, ma tutto è guadagnato. All'estremo punto della disperazione ricomincia la speranza che conduce sino alle stelle. (dalla nota di diario del 31 gennaio 1941, p. 53)
  • Amare la Francia, oggi, significa portare in sé una ferita che non si rimargina. Quello che le nazioni non sanno ancora, quello che esse sapranno, io spero, un giorno, è che nel nostro mondo la Francia è indispensabile. Non possiamo fare a meno di lei. Potremo, con l'aiuto del Cielo, fare a meno d'una certa Germania, ma i tesori spirituali della nostra civiltà sono conservati dalla Francia. (dalla nota di diario di giovedì 27 febbraio 1941, p. 60)
  • I libri, estrema risorsa dell'esilio. Un libro è una finestra dalla quale si evade. (dalla nota di diario del 23 maggio 1941, p. 80)
  • Rileggere il proprio diario significa rovesciare la clessidra; la sabbia ridiscende, la sabbia è la stessa, la clessidra è la stessa, e tutto è diverso. (dalla nota di diario del 23 giugno 1941, p. 86)
  • Quanto c'è di più profondo nel nostro pensiero rimane pressoché incomunicabile. A volte l'amore indovina, ma è privilegio dell'amore e soltanto dell'amore. Ecco il mezzo di cui Dio si serve per attrarci a sé, poiché lui è il solo che ci comprenda in maniera assoluta. Parlare a un uomo significa gettare un ponte sopra un abisso, ma dall'altra parte dell'abisso c'è una strada che prolunghi la linea del ponte? Molto di rado. (dalla nota di diario del 25 giugno 1941, pp. 90-91)
  • Nel canto XI [del Purgatorio], la parafrasi del Pater è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia inebbrii tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. (dalla nota di diario del 27 giugno 1941, p. 92)
  • Passata gran parte del pomeriggio alla Pratt Library. Mi piacciono queste grandi sale ove regna lo studio. Una biblioteca è il punto di confluenza di tutti i sogni dell'umanità. (dalla nota di diario del 19 settembre 1941, pp. 113-114)
  • Gli uomini del Rinascimento credevano di esumare soltanto delle statue greche o romane. Quello che essi esumavano, invece, era il corpo umano che il Medioevo aveva voluto sotterrare a forza di preghiere e di mortificazioni. Il Rinascimento ha dissotterrato il Vecchio Uomo. (dalla nota di diario del 21 novembre 1941, p. 134)
  • Saputo che Bergson, cui i tedeschi avevano offerto la nomina di «Ariano onorario», titolo buffonesco e sinistro inventato dalla Germania (che, nonostante tutto, ha bisogno di ebrei, di certi ebrei), ha rifiutato un onore tanto sospetto. Si alza dal letto, si avvolge in una coperta, esce in pantofole, appoggiato al braccio d'un domestico, e si reca così alla Prefettura, dove si fa segnare sul registro come ebreo. Si pensa alla Bibbia, leggendo tali fatti, al libro dei Maccabei (nota di diario del 19 aprile 1942, p. 160)
  • Il maggiore esploratore su questa terra non fa viaggi più lunghi di colui che scende in fondo al proprio cuore e si china sugli abissi dove il volto di Dio si specchia tra le stelle. (dalla nota di diario del 20 maggio 1942, p. 168)

Partire prima di giorno[modifica]

Incipit[modifica]

Quello che capita...
Scrivere quello che capita è forse il modo migliore per affrontare gli argomenti che contano, per andare a fondo per la via più breve. Si dirà solamente ciò che passa per la testa, abbandonandosi al ricordo. La memoria ci consegna tutto in disordine, in qualunque momento del giorno. Imiteremo questo disordine. Non ci sarà itinerario preciso nell'esplorazione del nostro passato, ed è così che vedo le cose oggi, 20 novembre 1959.

Citazioni[modifica]

  • Il paradiso terrestre, nello strano piccolo universo che mi ero fatto, era il tempo in cui il desiderio non regnava. La carne era l'anarchia, era l'orrore che oscurava i volti. Oggi ancora, come odio quella forza inesorabile che assoggetta gli uomini ai suoi onnipotenti capricci! (p. 79)
  • La vita dei bambini, così come se la ricordano, è piena di punti interrogativi. Non gli si spiega tutto o la spiegazione, rimandata a più tardi, non arriva mai. (p. 97)

Adriana Mesurat[modifica]

Incipit[modifica]

In piedi, le mani dietro la schiena, Adriana guardava il "cimitero". In casa Mesurat così chiamavano un gruppo di dodici ritratti appesi in sala da pranzo sopra una credenza, uno presso l'altro, in modo da coprire tutta una parete. Si contavano sette Mesurat, tre Serre e due Lécuyer, membri di famiglie imparentate ai Mesurat, tutti morti.
Fatta eccezione per un dipinto del quale riparleremo, erano di quelle fotografie come se ne faceva venticinque anni fa, aride e fedeli, nelle quali il volto appariva su un fondo bianco senza che un'ombra indulgente ne addolcisse i difetti; la verità sola parlava il suo duro linguaggio.

Bibliografia[modifica]

  • Julien Green, Adriana Mesurat (Adrienne Mésurat), traduzione di Arturo Tofanelli, CDE, Milano 1972.
  • Julien Green, Diario 1940-1943, traduzione di Libero de Libero, Arnoldo Mondadori Editore, 19491.
  • Julien Green, Partire prima di giorno(Partir avant le jour), traduzione di Marina Valente, Rizzoli 1966.


Note[modifica]

  1. citato in Piero Viotto, Grandi amicizie: i Maritain e i loro contemporanei, p. 30, Città Nuova, Roma 2008

Altri progetti[modifica]