Silvana Mangano

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Silvana Mangano (1930 – 1989), attrice cinematografica italiana.

  • È come se ci fossero due donne in me. Una è quella che tu ami, l'altra non posso dirlo. (da Anna di Alberto Lattuada)

Citazioni su Silvana Mangano[modifica]

  • [A Roma] C'erano donne come Silvana Mangano o la principessa Pallavicina o la contessa Crespi. Eleganti e meravigliose, sempre. E ora? (Roberto Capucci)
  • È la mia attrice preferita. Mi piace il suo sguardo intelligente e malinconico, mi affascina quella sua umanità densa, dolente. E mi è sempre piaciuta la sua scelta di ruoli. Ammetto che seguire una carriera come la sua... (Luisa Ranieri)
  • È più convincente nelle parti drammatiche, meno tagliata per la comicità: i suoi occhi tristi, dove si intravede un mare in tempesta, contrastano con gli accenti comici di personaggi come la prostituta Costantina nel film La grande guerra [Mario Monicelli del 1959]. Insomma, la Loren ha una personalità solare, come se dicesse alla gente "sono bella, guardatemi!"; la Mangano aveva una personalità intimista, delicata e al tempo stesso potente. (Luisa Ranieri)
  • [L'interpretazione di Teresa] La sua prostituta in uno degli episodi dell' "Oro di Napoli" [regia di Vittorio De Sica, del 1954] è straordinaria: credo che lì abbia toccato il vertice assoluto dell' interpretazione. Anche in quel caso è una donna piena di dignità ed è struggente il modo in cui esprime lo smarrimento, lo stupore, la paura, quando capisce di essere stata sposata da un uomo che non la ama e che, portandola all'altare, vuole solo espiare una colpa. Confesso che, ripensando alla scena in cui scopre la verità, mi vengono i brividi. (Luisa Ranieri)
  • La mondina in calzoncini, interpretata da Silvana Mangano, divenne un'icona del cinema italiano e anticipò il fenomeno delle maggiorate degli anni Cinquanta. (Tullio Kezich)
  • La Silvana Mangano di «Riso amaro» (1949), è infinitamente più sexy della ragazza longilinea e acefala ritratta a fare giugno nel calendario Pirelli 1968. Il fotografo Harry Peccinotti le ha infilato una maglietta di un cotone così spesso che, sebbene bagnata, per vedere l'ombra dei capezzoli ci vuole la lente d'ingrandimento. Però le ha messo tutt'intorno solo sabbia bianca e finissima, anziché zanzare sfrigolanti e orride risaie zeppe di sanguisughe. (citato in Corriere della sera, 29 novembre 2006)
  • Non aveva la passione del cinema e della recitazione. [...] A Silvana non importava niente, lo faceva solo per suo marito, e trascinata dall'enorme successo personale che aveva riscosso. [...] Non ha mai condotto una vita normale: si è sposata giovanissima con un uomo che la idolatrava e l'ha viziata in modo assurdo. Non ha conosciuto la realtà, incapace com'era di prendere autonomamente persino un tram. [...] Suscitava negli uomini furibonde passioni. Ha avuto delle grandi amitiés amoureuses, che si mantenevano per quel che ne so su un piano di lettere, telefonate, visite di omaggio. Era in ogni caso una donna fascinosissima, misteriosa. (Suso Cecchi D'Amico)
  • Poche dive del nostro cinema hanno saputo calarsi con altrettanta naturalezza nei panni di una popolana e in quelli di una nobildonna. Miss Roma a sedici anni, figlia di padre siciliano e madre inglese, diventa star con «Riso amaro» di Giuseppe De Santis, nel 1948, imponendosi come primo sex symbol del neorealismo. Il suo mambo in «Anna» di Lattuada (canta: «Arriva il negro Zumbon/ballando allegro il bajon») nel 1951 turba gli italiani, e se ne ricorda Moretti in «Caro diario». Nel 1959, come prostituta veneta di «La grande guerra» di Monicelli, tiene testa ai colossi Sordi e Gassman. Per Pasolini sarà Medea in «Edipo Re» (1967). Anche Luchino Visconti la vorrà di sangue blu – in «Morte a Venezia» e «Ludwig» – ma in «Gruppo di famiglia in un interno» (1974) la trasforma in un' arricchita. (Alberto Pezzotta)
  • «Riso amaro» (1949) occupa un posto importante nella storia del cinema e in quella del costume. Giuseppe De Santis seppe fondere realismo sociale e mélo, mitologia e riflessione sui media, con un occhio all'epica sovietica e uno al noir hollywoodiano; e la mondina Silvana Mangano si impose come oggetto di desiderio. (Alberto Pezzotta)
  • Se è ancora tutta da scrivere una storia erotica del cinema italiano, è certo che un capitolo dovrebbe essere dedicato alla figura della donna «bifronte». E la Anna interpretata da Silvana Mangano nel film di Lattuada (per la cronaca: il primo film italiano a incassare più di un miliardo sul territorio nazionale) potrebbe benissimo esserne il simbolo. (citato in Corriere della sera, 25 agosto 2006)

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