Musica italiana

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Compositori italiani: Rossini, Bellini, Ricci, Mercadante, Donizetti

Citazioni sulla musica italiana.

  • A quei suoi compagni di viaggio, che, conversando, rimproveravano gl'italiani di essersi troppo rinserrati nella musica, [Heinrich Heine] rispondeva con pietoso sdegno: – questo essere accaduto agli italiani, perché la musica è l'unico dominio dove non arrivano il birro e l'inquisitore; ma che anche da quel rifugio l'Italia parlava la sua voce eloquente; e un giorno il mondo l’avrebbe ascoltata! (Enrico Panzacchi)
  • Con la musica com'è o come dovrebbe essere l'italiana, a forme vaste, cioè, a larghi svolgimenti, essenzialmente melodica, insomma, il dramma (non si può e non intendiamo negarlo) viene facilmente tradito e facilmente si nasconde e si perde. Ma se dopo aver spogliata la musica, come s'è detto, d'ogni migliore sua dote, e dopo averla ridotta a ben poco più che a uno scheletro, siamo da capo a non averlo quel benedetto dramma o ad averlo nell'istesso modo e nell'istessa misura di prima, che affare si sarà fatto? È chiaro che questo: prima, se non il dramma s'aveva almeno la musica, – e dopo né la musica né il dramma! Un bel profitto!! (Girolamo Alessandro Biaggi)
  • L'Italia diede indirizzo e tipo alla musica teatrale del settecento. Le opere del Händel al principio del secolo, del Hasse a mezzo il secolo, del Mozart alla fine del secolo, nonostante la nazionalità germanica de' loro autori, sono opere di scuola italiana. Que' tre grandi maestri (non egualmente grandi) sono glorie tedesche, ma sono altresì glorie dell'arte nostra. (Taddeo Wiel)
  • L'Opera italiana è la sempre virente foresta canora, dov'io mi rifugio spesso, quando mi avvolge delle sue nebbie la tristezza invernale, o il gelo della vita mi diventa insoffribile. Là, nel soave angolo d'un palco un po' occultato, ci si sente deliziosamente riscaldati e non si muore almeno al freddo. La malia melodiosa trasforma in poesia ciò che un momento prima era ancora prosaica realtà, il dolore si perde in fioriti arabeschi, e il cuore rigode. (Heinrich Heine)
  • La musica in Italia è accettata ed accarezzata presso la grande maggioranza come arte di diletto, come onesto passatempo: e nulla più. Giammai come arte altamente, essenzialmente educatrice: ché tale è in realtà. (Alberto Mazzucato)
  • [Sulla peculiarità della musica italiana] La nostra capacità melodica, che non va confusa con tutta la fuffa spacciata per melodia all'italiana. Abbiamo solide radici umanistiche e su quelle si base la nostra identità. Siamo una cultura musicale originale naturalmente portata alla sintesi con culture altre. Questo deve continuare a ispirarci. (Mauro Pagani)
  • Nelle scuole italiane la musica è praticamente assente, se non peggio. La musica dovrebbe essere obbligatoria come l'italiano. (Riccardo Muti)
  • Pur troppo fra noi si vede sempre più progredire il mal vezzo di favorire le cose straniere alle proprie. Dobbiamo rispettare, anzi venerare sino all'adorazione il bello da qualunque parte ci venga, e questo lo abbiamo detto altre volte; ma non perciò tenere in non cale il bello che fra noi stessi sorge. E ciò debbe più particolarmente dirsi per la musica, della quale per tanto spazio di tempo maestra l'Italia, ora che mira d'intorno altre nazioni con lei rivaleggiare, dovrebbe maggiormente affrettarsi a produrre e proteggere i giovani ingegni che vede spuntare nel suo seno, e continuare a sostenere la sua rinomanza concatenando nuovi nomi a quelli di Rossini, Bellini, Donizetti, Mercadante, Ricci, Verdi, ed altri, se non di simile valore, che possano almeno a questi avvicinarsi. (Francesco Florimo)
  • Quanto alla musica poi... l'Italia ricorda e ripete.
    Fortuna per essa che i capi d'opera dei suoi grandi maestri sono davvero la musica dell'avvenire, e che essi per molto secolo ancora terranno onoratamente il campo contro l'irruzione delle nordiche armonie, innanzi alle quali il genio stesso di Verdi, sfidato o smarrito sembra arretrarsi e vacillare. (Giuseppe Guerzoni)
  • Se il vanto dell'aver novamente uniti musica e dramma, dell'aver fatto in qualche modo rivivere la classica forma della tragedia greca, che, nessun più ne dubita, era cantata, spetta a Firenze; Venezia vanta il primato cronologico de' suoi teatri musicali; Venezia, che rese gradito a' cittadini d'ogni classe uno spettacolo non veduto dianzi se non nelle sale principesche e patrizie. E furono i maestri veneti, Claudio Monteverde alla testa di tutti, che tracciarono la via, che l'opera va percorrendo da quasi tre secoli. (Taddeo Wiel)

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