Francesco Mastriani
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Francesco Mastriani (1819 – 1891), scrittore, drammaturgo e giornalista italiano.
Indice |
[modifica] I vermi
[modifica] Incipit
La Miseria [Vol. II, Seconda Piaga ]
Gli Accattoni
La mercede del lavoro femminile fu in ogni tempo molto mal proporzionata, esigua, insufficciente alla vita, avvilente, immorale, e diciamo immorale, giacché è dessa per lo più la principal cagione della caduta della donna. Se l'uomo commette un fallo, s'egli ruba o pitocca la limosina, la società può dirgli: Perché non lavori? Ma ha essa il diritto di rivolgere lo stesso rimprovero alla donna? Quando una donna ha lavorato dodici ore si al giorno di està e dieci ore al giorno d'inverno, e non ha guadagnato altro che sette grane e mezzo, di està, e cinque grana, d'inverno, è forse sua colpa s'ella non trova il dippiù bisognevole che nelle illecite transazioni coll'onestà? Guardate quella povera orfanella che, fedele aglìistinti del pudore, curva la schiena su la macchinetta, distrugge il suo stomaco e fiacca i suoi nervi coll'incessante e monotono movimento del braccio: quell'orfanella, dopo aver così faticosamente lavorato per dodici ore, non avrà la sera per ristorar le sue forze che una magra zuppa di tre grana e un grano di pane; mentre gli altri pochi tornesi ella poneli in serbo per coprirsi il corpo d'un cencio, comprato per lo più a pagamento settemanale con grandissime usure.
[modifica] Citazioni
- La donna giovane, a qualunque classe appartenga e in qualsivoglia condizione la sia nata, all'eccezione di quelle sventuratissime precipitate nella più lurida prostituzione, ama sempre le belle vesti, gli stivaletti, gli ornamenti e le crinoline. (p. 279)
- I birbanti fanno subito lega tra di loro; il vizio ha il suo magnetismo come la virtù. (p. 316)
- Iddio non abbandona nessuna delle sue creature; il sole illumina e riscalda i buoni ed i tristi, e la terra produce i suoi grani e i suoi frutti pe' più malvagi siccome pe' più virtuosi tra gli uomini. Il pentimento e l'espiazione possono rendre santo un gran peccatore. Oggi la Ciesa Cattolica venera sugli altari una Maddalena, una Maria Egiziaca, una Pelagia, una Taide, una Margherirta da Cortona ed altre non poche, la cui giovinezza trascorse nella più abbietta prostituzione. (p. 367)
- Noi guarderemo la prostituzione nelle sue cagioni e nei suoi effetti morali; porremo sotto gli occhi dei nostri lettori il quadro terribile della degradazione di un essere che è pure la più stupenda fattura di Dio, ed il cui amore forma la più pura gioia dell'uomo nel mortale suo esilio. (p. 368)
- LUCIA
Allorché da Napoli si vuol tenere la via degli Abruzzi, s'incontra, dopo Castel di Sangro, in su l'aspra vetta di un monte un paese addimandato Roccaraso; l'etimologia di questa parola addita, chiaramente la natura del sito. Infatti, una rupe pressocché sempre coperta di neve solleva il paese, come uno spettro che esca da bianche lenzuola. Dalle alture di Roccaraso, di cui la maggior parte sono addetti alla pastorizia, perocché quelle campagne, visitate dalla neve per lunghi mesi dell'anno, meglio rispondono ad uso di pascoli.
Nel mezzo di quei pastori correva tempo fa una storia molto bizzarra, che essi diceano avvenuta in su lo scorcio dello anno 1839. (p. 369) - L'ospitalità è una delle virtù più comuni agli Abruzzesi in generale ed in particolare agli abitanti de' paesi alpestri e montagnosi. (p. 369)
- La meretrice, a qualunque categoria si appartenga, e per quanto si voglia abbruttita nel cinismo del vizio, guarda sempre con invidia, con astio e con livore la donna onesta. Non potendo essa più innalzarsi all'altezza, dalla quale precipitò sì giù, vorrebbe trarre le altre donne nella medesima bassezza. (p. 402)
[modifica] Explicit
Gli è indubitato che ci è ancora della feccia nel nostro popolo, e ce ne sarà ancora per qualche tempo. Ma è forse possibile una compiuta improvvisa riforma de' suoi costumi?
Noi accogliamo la speranza, per non dire la certezza, che tra dieci anni il nostro popolo non sarà secondo ad altri in Europa. Voglia Dio benedire all'opera della nostra rigenerazione, iniziata dal più Grande Italiano vivente GIUSEPPE GARIBALDI! Voglia Dio benedire gli sforzi degli uomini che han rette intenzioni e buon volere! Possano le aure incantate del nostro cielo non essere più contaminate da straniere favelle! Possano i nostri ubertosi campi non essere più calpestati da orde inimiche del sangue italiano! Possa presto Napoli festeggiare il dì in cui per tutta Italia risuoni il grido della compiuta nostra unificazione, proclamata in ROMA CAPITALE. Allora, dopo il Pater noster, noi insegneremo a' nostri figliuoli questa altra prece che eglino dovranno recitare ad ogni alba e ad ogni sera:
Da' Tedeschi ed Imperiali,
Da' Francesi e Cardinali
Libera nos, Domine!
[modifica] La contessa di Montès
[modifica] Incipit
I "bassi" di Napoli nel 1854
Nel lontano 1854, mentre infuriava a Napoli, per la terza volta, il colera, fui incaricato dal supremo magistrato di salute pubblica, di scriverne la cronaca.
Oh, quante scene strazianti, quanti fatti commoventi, quante sofferenze, quanto dolore! Il dolore alza un lembo dell'oscuro velo che ricopre il gran mistero della vita.
Ed ora che quei lugubri ricordi mi si presentano nell'immaginazione, mi sembrano sogni funestissimi.
In Vico dell'Università, uno di quei vicoli che formano l'inestricabile rete dei quartieri Pendino, Porto e Vicaria, giaceva, la mattina di giovedì 24 agosto 1854, colta dal colera, una povera donna che si chiamava Mariangela Murillo.
Abitava uno di quei bassi che entrando ci si sente chiudere il cuore e i polmoni, largo poco piùdi un metro e collegato ad una stanzetta soprastante, per mezzo di una scaletta interna di legno a piuoli, di cui ognuno minacciava di spezzarsi sotto il piede di chi saliva o scendeva.
In quella catapecchia, dove un animale qualunque avrebbe avuto ripugnanza ad abitare, si pagava una pigione. Quel covile aveva un proprietario!
[modifica] Citazioni
- Il basso popolo ebbe sempre una gran ripugnanza per tutto ciò che è emanazione del governo: è un istinto irragionato, se non sempre irragionevole, di repulsione, che trova la sua esplicazione nell'odio naturale dei servi contro gli oppressori. (p. 8)
- Il gusto è un'arte che non si apprende: è un dono di natura, come il genio. (p. 23)
- Nessuna poesia potrebbe adombrare la bellezza d'una limpida sera di estate in Sorrento.
Iddio vi si rivela nel suo più sensibile attributo, quello della sua infinita bontà. (p. 31) - Ci sono certe donne che si annoiano di una felicità insipida. (p. 34)
- In che consista la jettatura, io non saprei dire, perché la faccenda non è facile a spiegare: ma io credo che c'entri nella jettatura una gran dose di magnetismo animale. (p. 42)
[modifica] Bibliografia
- Francesco Mastriani, I Vermi, vol. II, a cura di Luca Torre, Luca Torre, Napoli 1994.
- Francesco Mastriani, La contessa di Montès, Tipografia Editoriale Lucchi, Milano 1958.
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