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Alfonso Maria de' Liguori

Al 2024 le opere di un autore italiano morto prima del 1954 sono di pubblico dominio in Italia. PD
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Alfonso Maria de' Liguori

Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1696 – 1787), vescovo e compositore italiano.

Citazioni di Alfonso Maria de' Liguori

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  • Aspetto, fra giorni, il canonico Roberto che mi porti soccorso; e V. R. mi avvisi quando vuole soccorso, perché il cuore mio sta a Frosinone. (da Lettere)
  • Dicono [...] i Luterani, che il Corpo di Cristo sta nel pane localiter, come in un vaso; onde siccome dimostrandosi la botte, ove sta il vino, si dice: Questo è il vino; così Cristo, dimostrando il pane, disse, Hoc est corpus meum; e quindi dicono esservi nell'Eucaristia il Corpo di Cristo, ed insieme il pane. Si risponde, che secondo l'uso di parlare la botte è atta a dimostrare il vino, perché ordinariamente il vino si conserva nelle botti; ma il pane non è per sé atto a dimostrare un corpo umano, poiché non può avverarsi se non per un miracolo, che nel pane si contenga un corpo umano.
    E per confusione de' Luterani vagliaci qui quel, che diceano i Zuingliàni [...] contra questa Impanazione, o sia Consustanziazione del pane col Corpo di Cristo inventata da Lutero; diceano che dovendosi tenere il senso letterale delle parole, Hoc est corpus meum, come volea Lutero, dovea tenersi necessariamente ancora la Transustanziazione de'Cattolici. E giustamente la discorreano così: Gesù Cristo non disse, Hic panis o pure Hic est corpus meum, ma Hoc est corpus meum, (come di sopra dicemmo doversi intendere) questa cosa è il Corpo mio. Onde diceano, che ributtando Lutero la figura, o la significazione del Corpo com'essi teneano, e spiegando a modo suo, Hoc est corpus meum, cioè questo pane è il Corpo mio realmente, senza figura, veniva a distruggere da se stesso la sua dotrina; poiché se dicendo il Signore, Hoc est corpus meum, avesse voluto intendere: questo pane è il mio Corpo, e poi avesse voluto, che restasse la sostanza del pane, sarebbe stata la sua una proposizione inetta, e sconnessa. Ma il vero senso è, che dicendo il Signore, Hoc est corpus meum, il pronome hoc s'intende neutralmente: ciò che tengo nelle mani, è il mio corpo. Pertanto concludeano i Zuingliani, che la conversione della sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, deve intendersi o totalmente in figura, o totalmente in sostanza; e lo stesso disse Beza nella Conferenza avuta in Mombeliard co'Luterani. Ecco dunque secondo il vero Dogma la conclusione contra Lutero: Dicendo il Signore, Hoc est corpus meum, volle che di quel pane si formasse o la sostanza o la figura del suo Corpo; se dunque la sostanza di quel pane non divenne sola e semplice figura, come sostenne Lutero, dunque divenne tutta sostanza del Corpo di Gesù Cristo.[1]
  • Maometto credea esservi un Dio, e dalla Sura 4. vers. 17. si ricava che credesse anche la Trinità delle persone nella natura divina: Neque dicant tres (Deos), Deus enim unus est.
    Credeva esser di fede esservi gli angeli, ma dicea che essi hanno corpo, e sono anche di diverso sesso; Sura 2. e 7.Diceva ancora essere assegnati due angeli custodi a ciascun uomo, e questi mutarsi ogni giorno. Dicea di più che vi sono angeli e demonj di diverse specie, chiamati genj, i quali mangiano e bevono, ed anche si propagano e muoiono, ed anche son capaci della futura salute e dannazione.
    Vi sono poi nell'Alcorano molte cose indegne di Dio. Ivi si dice (come bestemmiano ancora gli ebrei talmudisti) che Dio fu costretto a dire una bugia, per metter pace tra Sara ed Abramo. Ivi s'induce Dio che giura per li venti, per gli angeli ed anche pei demonj; quando che Dio solo per sé può giurare, non già per le creature. Di più nella Sura 43 s'induce Dio che prega per Maometto: Cum Deus et angeli propter prophetam exorent.[2]
  • Quanno nascette Ninno a Bettalemme | era nott' e pareva miezojuorno. | Mai le stelle – lustre e belle | se vedetteno accossì; | e 'a cchiù lucente | jett' a chiammà li Magge all'Uriente. || De pressa se scetajeno l'aucielle | cantanno de 'na forma tutta nova; | pe 'nsi agrille – co li strille | e zompanno 'a cca e da llà: | È nato, è nato, | dicevano, lo Dio che 'nce ha creato. || Co tutto ch'era vierno, Ninno bello, | nascetteno a migliara rose e sciure. | Pe 'nsi 'o ffieno sicco e tuosto | che fuje puosto – sotto a te, | se 'nfigliulette | e de frunnelle e sciure se vestette. || A no paese che se chiamma Ngadde | sciuretteno le bigne e ascette l'uva. | Ninno mio sapuritiello, | rappusciello – d'uva si tu | ca tutt'ammore, | faje doce 'a vocca, e po' 'mbriache 'o core. | No nc'erano nemmice per la terra, | la pecora pasceva c' 'o lione; | co 'a crapette – se vedette | 'o liupardo pazzeà; | l'urzo e 'o vitiello, | e co lo lupo 'n pace 'o pecoriello. ... || [...] || Viene, Suonno, da lo cielo, | viene e adduorme sto Nennillo; | pe pietà, ca è peccerillo; | viene, Suonno, e non tardà. | Gioia bella de sto core | vorria suonno arreventare, | doce doce pe te fare | st'uocchie belle addormentà. || Ma si tu p'essere amato | te si fatto bammeniello, | sulo ammore è 'o sunnariello | che dormire te po' fa. | Ment'è chesto può fa nonna, || Pe te st'arma è arza e bona; | t'amo, t'a... Uh! Sta canzona | già l'ha fatto addobbeà | T'amo, Dio – Bello mio; | t'amo, Gioia, t'a... (Pastorale, (1758)[3])

Opere Ascetiche

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  • Chi medita spesso i novissimi, cioè la morte, il giudizio e l'eternità dell'inferno e del paradiso, non cadrà in peccato; ma queste verità non si vedono con gli occhi, solamente si vedono colla mente.
  • Grande fu la speranza di S. Francesco di Sales. Stava egli certo che sempre Dio veglia a nostro bene, e perciò si vedea sempre sereno ed intrepido in mezzo 'a maggiori pericoli.
  • Ravviviamo la fede che vi è inferno e paradiso eterno; o l'uno o l'altro ci ha da toccare.

Via della salute meditazioni, e pratiche spirituali, per acquistare la salute eterna

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  • A che serve guadagnarsi tutto il mondo, e perdere l'anima?[4]
  • Ogni cosa finisce, l'eternità non finisce mai.[4]
  • Si perda tutto e non si perda Dio.[4]
  • Niun peccato, per leggiero che sia, è leggier male.[4]
  • Se vogliamo piacere a Dio, bisogna che neghiamo noi stessi.[4]
  • Quel che si fa per propria soddisfazione, tutto è perduto.[4]
  • Per salvarci, bisogna che sempre temiamo di cadere.[4]
  • Si muoia, e si dia gusto a Dio.[4]
  • Il solo peccato è quel male che deve temersi. Quel che vuole Dio, tutto è buono, e tutto dee volersi.
  • Chi non vuole altro che Dio, sta sempre contento in ogni cosa che accade.[4]
  • Debbo figurarmi, che nel mondo non vi sia altri, che Dio, ed io.[4]
  • Tutto il mondo non può contentare il nostro cuore; solo Dio lo contenta.[4]
  • Tutto il bene consiste nell'amar Iddio. E l'amare Dio consiste nel far la sua volontà.[4]
  • Tutta la nostra ricchezza sta nel pregare. Chi prega ottiene quanto vuole.[4]

Note

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  1. Da Si risponde alle obbiezioni contra la Transustanziazione, in Istoria dell'eresie, colle loro confutazioni, vol. III, Remondini, Bassano, 1822, pp. 188-189.
  2. Da Verità della Fede, Èulogos IntraText, 2007, parte III, cap. IV. Non può esser vera la religione maomettana, pp. 693-694.
  3. Citato in Le tradizioni di Natale e il Presepe, serie Monumenti e Miti della Campania Felix- Il Mattino, Pierro, Napoli, 1996, pp. 137-138.
  4. a b c d e f g h i j k l m Massime morali e spirituali, p. 354.

Bibliografia

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Altri progetti

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