Francesco Grisi

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Francesco Grisi

Francesco Grisi (1927 – 1999), scrittore, critico letterario e saggista.

Citazioni di Francesco Grisi[modifica]

  • [Su Umberto Saba] Ama la vita per quanto la vita possa servirgli; ama Trieste per quanto la città possa contribuire a liberarlo; ama l'amore per quanto il sentimento possa fare rintracciare le orme vergini della sua virilità spirituale. È sempre un amore da escluso, da uomo di solitudine: mai capace di un significato universale.[1]
  • Bacchelli rimane legato ad esperienze ottocentesche, per altri versi già annuncia il romanzo moderno e alcune intuizioni prima di essere nella pagina sono già nel segreto dell'opera. Con lui forse si chiude un'epoca ma sicuramente se ne apre un'altra. E nesssun altro scrittore italiano è, come Bacchelli, in bilico tra due epoche e tra due concezioni del romanzo.[2]
  • Berto aveva sempre paura di entrare nella vita. Era un groviglio di contraddizioni. Trovata una verità la metteva subito in dubbio. Ma soffriva. La sua angoscia era quella di chi è destinato a navigare sempre. Mai un porto dove fermarsi.[3]
  • Che cosa vuole la società dai nevrotici e dagli scrittori? Pane, mortadella e lenzuola di lino? O la vita, con l'avventura che tortura la storia e rende nomadi nel deserto per la terra promessa?[4]
  • Da una parte c'è la vita della logica dall'altra c'è la vita del mistero che soprattutto per un cattolico è il mistero teologico...Dio non ci viene dato tutti giorni, e tutti i giorni ce lo dobbiamo conquistare. Questo vuol dire che c'è dentro di noi una vita della logica, del perché, e ci è una vita del mistero. E questo scontro straordinario fra logica razionale e misteriosità vivente è la cosa più grande che possa esistere. Questo scontro Manzoni lo risolve con la Provvidenza, che è congiungimento fra razionalità e mistero.[5]
  • [...] destino di un classico è quello di suscitare perplessità e adeguamenti critici e, nel contempo, vivere per sé aldilà (e spesso aldifuori) della storiella che gli uomini a posteriori raccontano.[6]
  • Eugenio Scalfari è un libertino del compromesso con buono-premio.[7]
  • Gozzano con la sua ironia sensibilissima individua un momento di crisi e letterariamente la risolve in una dimensione lirica problematica.[8]
  • Hai voglia ad andare sulla luna!, vero rimane che l'ingegno senza giudizio è un fuoco in mano a un pazzo![9]
  • [...] il centro poetico dell'opera di Pavese, tolti di mezzo gli equivoci e le giustificazioni di comodo, è nella lotta tra il desiderio di comunicare e l'esigenza di non uscire, tra la conquista della realtà e il chiudersi mitologico.[10]
  • Il lettore di oggi è nel suo fondo psichico un utilitarista. [...] La cultura come prospettiva morale ed esigenza umana non è nel giro della sua fretta.[11]
  • L'angoscia non è un prodotto delle strutture ma è nella natura dell'uomo. [...] La stessa psicanalisi così orgogliosa, alla fine, ammaina le sue bandiere di fronte a questa disperazione di esistere senza sapere e senza conoscersi.[12]
  • [Su Mario Pomilio] L'intellettuale, malgrado il non-conquistato e il non-adempiuto, è ancora sulla via di Damasco. È nato per significare a se stesso e agli altri una semplice verità riassuntiva: in tempi di decisioni supreme la esistenza del giusto e in tempi di conformismo la necessità della ricerca. L'intellettuale, che Pomilio ci ha dato, è forse l'uomo responsabile del nostro tempo preoccupato di non perdere il contatto con il reale già proteso verso «qualcosa» che è il domani.[13]
  • L'onorevole Fini ha proposto il progetto della Destra italiana e direi che più che un progetto per la Destra è un progetto essenzialmente per l'Italia, perché un cattolico e un liberale possono aderirvi: ma non è un progetto di Destra. È un progetto così ampio. La Destra possiede l'idea di nazione, tutto il Risorgimento italiano è stato fatto sull'idea di nazione. La Destra possiede sicuramente l'idea di Stato, ma la Destra possiede anche l'idea di patria. Se nel documento questa idea non è chiarita, si può cadere nella posizione che l'idea di patria sia fuori dall'idea di Destra. L'idea di patria non è l'idea di nazione né di stato. Se non teniamo ferma l'idea di patria non ha senso Alleanza Nazionale, potremmo essere un movimento liberale o qualsiasi altro movimento di Destra. [...] Fini ci ha fatto una lezione molto curiosa, da cui emerge che il sistema è tutto costruito sulla legge elettorale: questa visione della politica costruita sulle varie leggi elettorali non è una visione di Destra, può essere benissimo una visione di Sinistra; Gramsci ha certamente teorizzato l'idea delle leggi elettorali, ma la posizione di Destra non può essere determinata dal fatto che c'è una legge elettorale maggioritaria o proporzionale. [...] Una volta nei nostri congressi si faceva sempre capo alla letteratura, alla cultura, e si citava per esempio Gentile, non c'era congresso del Movimento Sociale dove non vi fosse Gentile di mezzo, Céline o Ezra Pound, del quale cito: "Ama il tuo sogno e disprezza ogni amore meschino, i sogni possono veramente essere e perciò in sogno ti raggiungo e mi avvio, o Patria mia".[14]
  • La Destra si delinea sull'idea di verticalità gerarchica che comporta la selezione. La Destra concepisce la piramide del potere in termini di meritocrazia. La scala della promozione è una dura conquista che non dipende dai voti o dai comodi sistemi elettorali. In questo processo emergono le virtù che si quantificano nell'eticità. C'è sempre un'idea etica nella gerarchia proposta dalla destra. Questa eticità si sposa con l'eroico, il religioso e al limite con il mistico... e poi la Patria non è la nazione, è più di un'espressione territoriale o sociale. La Patria è il Padre come mito e tradizione. La Destra concepisce la Patria come una comunità spirituale mentre la nazione un semplice aggregato di convivenza. La Patria è una certezza spirituale che non dipende dagli uomini.[15]
  • La luce di Roma riposata nel cattolicesimo batte nella memoria dei vivi e nella resurrezione dei morti.[16]
  • La napoletanità è una parola che si trova nel vocabolario ideale e che individua radici tipiche oltre gli schemi.
    Storia e leggenda sono lavoro cosmico dove magia, esoterismo, nobiltà e sacro si fondono con il quotidiano, il peccato e la famiglia.[17]
  • La pagina di Giuseppe Marotta ha sempre il sapore di una cosa non definita e non compiuta. Si muove ai limiti del bozzetto e del surreale. Possiede, infatti, del bozzetto il vigore concentrato sulla parola e l'illimitata possibilità di fare presagire vicende ancora da costruirsi come prende dal surreale certe evasioni e certe nostalgie che rasentano i regni della favola e del sogno.[18]
  • La poesia di Carlo Martini si muove leggera e libera. Non ama le tortuosità intellettuali, non si adagia nelle immagini «ad effetto», non si corrompe nella retorica della parola. È una poesia fatta di cose concrete, di realtà conquistate, di figure immediate, di sentimenti incarnati nel «quotidiano» [...] è una poesia che porta nelle pieghe la gioia della mattina, la melanconia dell'autunno: è una poesia che si è liberata dai giochi e dagli artifici per correre vergine sulla terra. La realtà non si disfà e non si nasconde ma viene epifanizzandosi in un ritmo veloce e affannato di rappresentarsi, si manifesta attraverso le forme più disparate.[19]
  • La preghiera è una partecipazione attenta alle cose del mondo, che per il miracolo della preghiera perdono la storia per diventare i necessari passaggi attraverso i quali si compie la salvazione... mentre l'azione rende tutto provvisorio e inutile dopo il consumo, la preghiera rende tutto eterno e necessario.[20]
  • [Su Giuseppe Gioachino Belli] La sua rivolta è quella dell'intellettuale solitario, ancora legato con l'animo alla Roma papale e borghese, di cui è stato testimone insuperato.[21]
  • [Sulla corrida] La veronica, l'estuario, il pase de rodillas, la remata de capa sono ponti che uniscono la vita e la morte. Nell'arena la morte è celebrazione laica.[22]
  • Landolfi ripetendosi sempre non si ripete mai? […] La verità è che Landolfi e i suoi mille personaggi sono (o credono di essere) gli inventori della vita, e per questo motivo sono sempre nuovi: vivono in un clima di furore mistico, incantati da un tramonto e da una 'mezzacoda', attenti a cogliere l’improvviso e l’occasione per scoprire le leggi che governano la realtà. Per Landolfi e i suoi personaggi la vita non ha fatti-storie ma pirotecniche di colori e di fuochi e fantasmagorie di suoni e di luci. Vengono avanti nella pagina come impiegati con le mezze maniche addetti in archivio e si mettono come prestigiatori a giocare con i sentimenti e con gli ideali. Civettano e fanno le capriole, si tingono di scetticismo e di apatia stoica e all’improvviso, quando meno te lo aspetti, cominciano a raccontare le favole e offrono sogni meravigliosi, pezzi da concerto, lezioni di filosofia in prosa aulica.[23]
  • Lisi [...] attraverso l'osservazione minuta, attraverso la vicenda comune, attraverso la parola elementare cerca di compiere il tentativo disperato di svelare il mistero insito in ogni realtà. È convinto che dietro lo sguardo di una donna, il grido di un passero, il canto di un gallo, il busto di un santo, il miagolio di un gatto, la fedeltà di una amicizia, la statua ai giardini, la conversazione del cameriere con il padrone, la bambola dalla sottanina celeste [...] che dietro questi atti di tutti i giorni si nasconde una vita segreta, una meravigliosa favola, un mistero affascinanate, una significazione metafisica che possiamo magicamente cogliere con la poesia. Il mistero è sempre a portata di mano, è sempre dietro l'angolo del palazzo, pronto a venirci incontro e non si veste di oro e d'argento. È semplice nel portamento, elementare nella essenza.[24]
  • Per uno scrittore lo scrivere è un verificare e rendere concreta la vita drammatica che trascorre.[25]
  • Palazzeschi non perde il gusto della invenzione, ma accoglie sempre maggiormente una immagine misteriosa da confessare.[26]
  • Prezzolini era un lucido intelletto che non ha mai parlato per conto terzi. [...] Prezzolini è un uomo di invenzione. Le cose che contano e che restano nella sua opera non le fece ma le inventò. È un autentico scrittore perché inventa oltre il documento e le cartelle. Prezzolini inventore è certamente geniale. È artista camuffato da critico e letterato. Attaccò, provocò, polemizzò fino agli ultimi giorni. Sugli argomenti più vari, su politici e scrittori, volle sempre dire la sua. La corporazione degli intellettuali si pose sempre l'interrogativo: che ne dice Prezzolini?[27]
  • Proust ci ha raccontato una formula di salvezza. Le intermittenze del cuore sono già un recupero di un tempo che ci appartiene. Dobbiamo resistere e vivere come se la macchina non esistesse. Che ci interessa il progresso in senso tecnico?[28]
  • Se in lui confluiscono motivi culturali del tempo tuttavia la vitalità di Perelà [Aldo Palazzeschi] consiste nell'essere libero da ogni movimento e di avere ricomposto in una poesia della libertà, oltre il corpo, il segreto del reale. La parola, il gesto, lo straordinario amore di vita e la morte arcana sono e partecipano di una realtà di secondo grado. I confini dell'infinito sembrano possibili e le metamorfosi a portata di mano.[29]
  • Uomo di certezze, Papini non si è fatto catturare dalle mode. Non ha navigato nella ambiguità dei compromessi. Le tensioni dialettiche e le ricerche problematiche non hanno mai inquinato il suo possesso della sua verità.[30]
Dall'intervista Tre domande a... Francesco Grisi, RadiocorriereTV, 1981, n.° 44, p. 201
  • [Soltanto scrittore?] Io vivo a Roma, ma spesso vado a Todi, dove mi occupo della campagna e dipingo. Ho già fatto varie mostre, e ritengo la pittura una liturgia necessaria per lo scrittore; attraverso un libro non "si vede tutto", in un quadro è invece "tutto" manifesto. Poi, naturalmente, scrivo: il mio ultimo libro La penna e la clessidra (ed. Volpe) è la testimonianza dell'angoscia intellettuale nel mondo contemporaneo, una sorta di diario pubblico.
  • [La musica?] Mozart. La grande rivoluzione musicale del mondo moderno viene da Mozart, io ne sono convinto. È il punto di passaggio fra un vecchio e nuovo tipo di armonia; senza di lui probabilmente non avremmo mai avuto il jazz.
  • [Come intratterrà il pubblico durante questo mese?]Ho in mente diversi argomenti. Oltre la pittura, la letteratura ed il discorso musicale, penso che affronterò insieme agli ascoltatori il discorso dei rapporti fra le generazioni. Trovo molto giusto che i giovani siano diversi (non si corre per l'oceano se non si diventa "orfani"), e che i più maturi conservino le loro abitudini; ogni età deve avere la sua caratteristica: è questa la continuità della vita. Poi parlerò di tanti anniversari (Benedetto Croce, Virgilio, Giuseppe Berto), dell'ecologia dell'anima e farò "parlare" la città.

A futura memoria[modifica]

  • La libertà è soprattutto conoscere il proprio destino e realizzarlo senza altra scelta possibile. (p. 15)
  • Il sentimento religioso non muore con gli uomini. Dio non può essere ucciso dal consumismo. Dio non abita solamente nelle Chiese. Il cuore ci conforta del suo esistere. Il mistero della vita chiede la riflessione su Dio. La pietà di Dio. Spesso per testimoniare non è necessario attraversare i regni della liturgia. La Chiesa aiuta a capire il mistero ma la teologia spesso lo allontana da noi. (p. 32)
  • Il vero demonio è quello che voi occidentali chiamate laicismo. Gli americani e i russi non hanno religione. Operano solamente per politica o per economia. Svincolati dalla religione sono i figli del male. Non credono neanche nella libertà. Anzi si servono di questa parola magica per comandare e dividersi il mondo. (p. 69)
  • Il Santo riscatta la storia dal suo peccato di essere esistenza. Entra nei disegni di Dio e libera l'umanità dalla schiavitù del potere, della abitudine e della desolante ipocrisia. Colui che possiede la vocazione è sempre libero. (p. 71)

Introduzione a Vita di Gesù[modifica]

Incipit[modifica]

Pubblicata nel 1863 in una Francia ancora sconvolta dalla perdita dell'Impero e immersa in una cultura che cercava nuovi orizzonti, la Vie de Jésus fece nascere polemiche e discussioni. Considerata «eretica» venne anche esaltata come guida perfetta. Dietro la semplicità del racconto si scoprì il messaggio di un Dio che invia sulla terra il Figlio per realizzare il suo regno. Dio, però, non tende alla conquista della terra ma alla misericordia verso gli uomini. In questa problematica teologica Renan propone una vita di Gesù esemplare anche per dimostrare che gli uomini peccatori non si rendono ancora conto alla straordinaria grandezza del messaggio. Renan si attesta sul versante dell'integralismo etico che non vuole dire conservazione.

Citazioni[modifica]

  • La mancanza di un libro dettato da Cristo dà fatalmente il via a molte interpretazioni che, pur muovendosi intorno alla storicità del Personaggio, hanno tutte la legittimità della ricerca. (p. VII)
  • Il cristianesimo viene dalla città di Gerusalemme e nasce nell'ebraismo che vede nella sua capitale tutto il suo regno e il centro dell'umanità. (p. VII)

La penna e la clessidra[modifica]

  • L'Eroe è la coscienza universale del dovere essere. (p. 6)
  • Pound è l'infaticabile Virgilio. (p. 60)
  • Il mistero è già la forma di Dio dopo la prima creazione ed è già la vittoria nella passione. (p. 70-71)
  • Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. (p. 99)
  • Marinetti è così decisamente innamorato di sé, dell'eroico e del futurismo da negarsi ad ogni altra esperienza vitale. (p. 101)
  • L'arte non è mai duplicazione del reale: e Céline ci fornisce un documento prezioso e indicativo. Lo scrittore ci consegna l'allucinazione che la realtà provoca in lui. Si confronta con gli avvenimenti per individuare le allucinazioni che producono dentro di lui. Narra il reale attraverso il processo alienante con il quale è vissuto nei segreti della sua psicologia. E ne vengono fuori aberrazioni, rimorsi, speranze e le grandi paure. (p. 103)
  • Buzzati si esprime in un mondo di certezze religiose, dove la metafisica non si problematicizza ma si lega bizzarramente alla teologia. (p. 130)
  • La sua conversione, in punto di morte, è stata forse un punto di arrivo. Curzio che continuamente si mascherava di sadismo, si nascondeva nel cinismo e si camuffava da istrione, aspettava forse una luce per uscire dalla esibizione e realmente diventare un eroe. In fondo, la vera anima di Curzio ha sempre cercato la luce eroica nelle strade romane, negli ozi di Forte dei Marmi, nella casa di Prato, nella pace di Capri [...] La sua anima ha cercato l'amore sempre, ma nessuna donna e nessun cane hanno mai saputo dargli l'amore come lui voleva. (p. 137)
  • Longanesi appartiene alla schiera degli spavaldi, degli ammazzasette di tutti i tempi. Uno di quei rari uomini che rimangono sempre all'opposizione in tutti i regimi. Scontento di Dio e del mondo. Pronto ad usare la spada in ogni torneo cavalcando un focoso cavallo con lo stesso ardimento dei capitani medioevali. (p. 138)
  • Salvatore Satta [...] a volte con trattenuto timore e a volte con spavalda sicurezza, entra nella regione del mistero dove chiama a testimoniare i suoi concittadini di Nuoro su questa apparenza che è la vita. [...] per rammentarci anche che purtroppo siamo nati e che viviamo. E che si muore già nel nascere. Così. Senza pessimismo e senza dolore. Senza retorica. (p. 181)
  • Il sacro è l'esperienza trascendentale del mistero. (p. 229)
  • La libertà senza il sacro è una formalità o un regolamento parlamentare che può sempre essere mutato dalla maggioranza. E la stessa cosa può dirsi dell'ordine che senza sacro si mantiene con le punte delle baionette. (p. 229)
  • Scacciato il mistero (e quindi il sacro) è venuto il consumismo, il terrorismo, l'aggressione e la pazza corsa al denaro. Le teorie della praxis che promettevano il paradiso terrestre hanno dato la paura, la incomunicabilità, le aggressioni, l'egemonia del potere. (pp. 229-30)
  • Jean-Paul Sartre ha faticato tutta la vita per diventare un personaggio. Sempre alla ricerca del successo e sempre preoccupato di essere emarginato. Angosciato di essere scavalcato «a sinistra» ha giocato su tutte le scacchiere. Non è riuscito mai a dare uno «scacco» al Re. La sua ambiguità appare come un mattatore che ha tentato la Francia e l'Europa con la sua diabolica intelligenza. [...] Dopo la sua scomparsa (e finite le commemorazioni d'uso) di lui resta il ricordo. (pp. 231-32)

Citazioni su Francesco Grisi[modifica]

  • Chi prenderebbe per un italiano lo scrittore calabrese Francesco Grisi, dai tratti somatici di un antico germano, i cui scritti sono condannati alla congiura del silenzio perché incurante della moda culturale del momento? (Gualtiero Ciola)
  • Di Francesco Grisi critici esperti ricorderanno e valuteranno l’opera letteraria. Per me resterà un esempio di autentica libertà culturale e di assoluto disinteresse. Quando molti uomini di lettere, di scienza e delle arti si affannavano a firmare manifesti, appelli e proteste, ben oltre le proprie convinzioni personali, per assecondare le punte di una moda vociferante, Francesco si prodigò nella attivazione di un sindacato di liberi scrittori, orgogliosi di non appartenere a “giri” compiacenti. Fu una iniziativa coraggiosa ed esemplare. (Giulio Andreotti)
  • Francesco Grisi sembrerebbe a prima vista un esteta, ma in realtà è animato da un fuoco di religione, che lo fa propendere verso una sorta di passionalità incandescente (alla Buonaiuti). Leale compagno e ottimo organizzatore, associa il gusto della battaglia ben guidata e della polemica ben condotta ai giochi molteplici di un estro non si saprebbe dire se più divertito o più divertente, nonché al fascino straordinario di una sempre giovanile capacità di sorriso e di riso. (Vittorio Vettori)
  • Grisi era scrittore di vaglia e generoso organizzatore di cultura. Ai giovani giornalisti del Secolo, autori di libri, capitava di vincere premi letterari esclusivamente grazie al suo intervento. (Mauro Mazza)
  • Grisi viene dalla buona scuola di quelli per i quali scrivere è sempre una cosa seria, e il riflettere pure, giacché, come diceva Leopardi, non vi può essere buona prosa senza pensiero. (Italo de Feo)
  • Nel 1978 Giuseppe Berto pubblicò il romanzo La gloria dedicato alla vicenda di Giuda. L'apostolo veniva riscattato proprio in quella chiave. Giuda si era sacrificato per la gloria di Cristo e la salvezza degli uomini. Una tesi non dissimile espresse in un suo romanzo saggio lo scrittore cattolico Francesco Grisi. (Marcello Veneziani)
  • Vi piacciono un Salvalaggio d'annata, un De Crescenzo da favola, un Grisi d'autore. La condanna è certa. Quantità e qualità. E da che cosa è data? Semplice. Da romanzi in cui si descrive il tedio quotidiano, storie di normale ansietà e di psicologie frantumate. [...] Se invece si preferiscono quei romanzi che parlano di avventura, storia e mistero allora l'anatema scatta puntuale. (Gabriele La Porta)

Note[modifica]

  1. Da Chiarezza e realismo di Saba, Il Popolo, 3 marzo 1963.
  2. Da Fra Ottocento e modernità, Il Popolo, 5 febbraio 1963.
  3. Da La feconda impazienza, Secolo d'Italia, 7 dicembre 1988.
  4. Citato in Francesco Grisi, a cura di Sergio Paolo Foresta e Luigi Stanizzi, Luigi Pellegrini Editore, Catanzaro, 2002, p. 18.
  5. Citato in Francesco Grisi, a cura di Sergio Paolo Foresta e Luigi Stanizzi, Luigi Pellegrini Editore, Catanzaro, 2002, p. 13.
  6. Da Pinocchio difronte alla contestazione, Il Popolo, 2 dicembre 1968; ora in I sigari di Brissago: L'antipersonaggio della maschera letteraria, Bietti, Milano, 1972, p. 129.
  7. Da Maria e il vecchio, Rusconi Libri, Milano, 1991, p. 142.
  8. Da I sigari di Brissago: L'antipersonaggio della maschera letteraria, Bietti, Milano, 1972, p.113.
  9. Citato in Francesco Grisi, a cura di Sergio Paolo Foresta e Luigi Stanizzi, Luigi Pellegrini Editore, Catanzaro, 2002, p. 15.
  10. Da Tra realtà e simboli la poetica di Pavese, Il Popolo, 10 febbraio 1969.
  11. Da Terza pagina ieri e oggi, Il Popolo, 3 settembre 1963.
  12. Da Dialogo sui protagonisti del secolo, con Fausto Gianfranceschi, Lucarini, Roma, 1989, pp. 113-114.
  13. Da Dal marxismo si può uscire, Momento-sera, martedì 12 - mercoledì 13 ottobre 1965.
  14. Dall'intervento tenuto il 7 febbraio 1998 durante l'Assemblea nazionale di Alleanza Nazionale presso l'Hotel Ergife, Roma; ascoltabile su Radioradicale.it.
  15. Da un articolo pubblicato su Il Borghese; citato in Orazio Leotta, Odo da destra voci sinistre, Girodivite.it, 11 gennaio 2011.
  16. Da La poltrona nel Tevere, Rusconi Libri, Milano, 1993, p. 241.
  17. Da Le perdute immagini di Salvatore Di Giacomo, in Salvatore Di Giacomo, Tutte le novelle, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1991, p. 25.
  18. Da Ricordo di Giuseppe Marotta, Il Popolo, 16 ottobre 1963.
  19. Da Incontri e occasioni, Ceschina, Milano, 1965, p. 271.
  20. Da La chiave d'argento, L. Pellegrini, Cosenza, 1984; citato in Alfredo Cattabiani, «La chiave d'argento» per aprire la porta della spiritualità, La Fardelliana n. 2-3-21, 1984, p. 383.
  21. Da Sotto la maschera di Gambalunga Belli aggrediva con satira amara, Il Popolo, 7 febbraio 1970.
  22. Da Maria e il vecchio, Milano, Rusconi Libri, 1991, p. 104.
  23. Da Prestigioso Landolfi, La Fiera Letteraria, 13 maggio 1962.
  24. Da Lisi e il mistero quotidiano, Il Popolo, 12 ottobre 1963.
  25. Da La dolce compagna: Provvisorio diario di uno scrittore ammalato di cancro, Pellegrini Editore, Cosenza, 1998, p. 5. ISBN 8881010542 (Anteprima su Google Libri)
  26. Citato in Omaggio a un poeta ancora sorprendente, Il Popolo, 6 febbraio 1965, p. 5.
  27. Citato in r.r., «Prezzolini, lucido intelletto che mari parlò per conto terzi», La Stampa, 28 ottobre 1985.
  28. Da Si tratta di una rosa, Ceschina, Milano, 1970, p. 77.
  29. Da Avventura del personaggio, Ceschina, Milano, 1968, pp. 161-67.
  30. Da Dialogo sui protagonisti del secolo, con Fausto Gianfranceschi, Lucarini, Roma, 1989, p. 98

Bibliografia[modifica]

  • Francesco Grisi, La penna e la clessidra, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1980.
  • Francesco Grisi, A futura memoria, Newton Compton editori, Roma, 1986.
  • Francesco Grisi, Introduzione, in Ernest Renan, Vita di Gesù, Newton Compton editori, 2012. (Anteprima su Google Libri)

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