Piergiorgio Odifreddi

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Piergiorgio Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi (1950 – vivente), matematico, logico, saggista e storico della scienza italiano.

Citazioni di Piergiorgio Odifreddi[modifica]

  • Ci illudiamo di ottenere un miracolo a Lourdes, benché in centocinquant'anni la Madonna ne abbia ufficialmente concessi solo sessantacinque, a cento milioni di pellegrini. Una media, inferiore a uno su un milione, di gran lunga piú bassa della percentuale delle remissioni spontanee dei tumori, che è dell'ordine di uno su diecimila. Senza contare che, come osservava Émile Zola, fra gli ex voto si vedono molte stampelle ma nessuna gamba di legno. (da C'era una volta un paradosso, Einaudi)
  • [Albert Einstein] Dopo aver ricordato che fin da bambino «la vanità delle speranze e degli sforzi che travolgono incessantemente la maggior parte degli uomini in una corsa affannosa attraverso la vita»[1] l'aveva colpito profondamente, egli ricorda che dapprima divenne religiosissimo, ma cessò improvvisamente di esserlo all'età di dodici anni, perché leggendo libri di divulgazione scientifica si era «ben presto convinto che le storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere»[1]. Questa esperienza gli fece capire come «i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi, e fu un'impressione sconvolgente»[1], da cui il precoce pensatore trasse un atteggiamento di sospetto verso ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convenzioni sociali, che non l'avrebbe più abbandonato. Da allora egli trovò la liberazione nel «possesso intellettuale del mondo che esiste indipendentemente da noi, esseri umani, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero»[1]. Naturalmente, conclude Einstein, «la strada verso questo paradiso non era così comoda e allettante come quella del paradiso religioso, ma si è dimostrata una strada sicura, e non ho mai più rimpianto di averla scelta»[1]. (dalla relazione al Festival della Mente, Sarzana, Dio secondo Einstein, la Repubblica, 31 agosto 2007)
  • [Su Pietro Mennea] Era un esempio di serietà e d'onore, un uomo che aveva lavorato assiduamente per conseguire i suoi risultati: un record mondiale che resistette per 17 anni, da una parte, e quattro lauree (in scienze politiche, giurisprudenza, scienze motorie e lettere), dall'altra. In una recente intervista, alla domanda sul perché oggi l'Italia non eccella più nell'atletica leggera, come ai suoi tempi, rispose "pacatamente e serenamente". Ricordando che lui, per dieci anni, non aveva mai perso un allenamento, nemmeno nel giorno di Capodanno. E notando che oggi, invece, i giovani sono dei "bamboccioni" che non hanno voglia di sudare né fisicamente, né intellettualmente.[2]
  • Galileo Galilei è stato il più grande scrittore della letteratura italiana: non lo dico io, ma Italo Calvino. (citato in Il Venerdì di Repubblica, 23 ottobre 2009)
  • I matematici trovano più cose nel cielo della matematica, di quanto si sognino in terra i filosofi. (da Le Scienze, n. 460, dicembre 2006, p. 109)
  • Il suo insegnamento [di Erwin Schrödinger], ridotto all'osso, si può così ricondurre alla constatazione linguistica che un particolare sostantivo non ha plurale: più esplicitamente, che fino a quando ci saranno due culture, non ci sarà nessuna Cultura, ma soltanto mezze culture. (da Erwin Schrödinger - Sulla cresta dell'onda, ottobre 1996)
  • In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza tout court, oltre che un paladino delle cause perse. (da In principio era Darwin, Longanesi, p. 116)
  • In questi tempi di bamboccioni disonorevoli e disonorati, un atleta onorevole e onorato come Pietro Mennea ci fa riflettere su un fatto spesso dimenticato: che nell'attività fisica, così come in quella intellettuale, l'eccellenza si raggiunge al 10 per 100 con l'ispirazione, ma al 90 per 100 con la sudorazione. Non esistono i campioni e i geni "naturali": esistono gli individui dotati, che si fanno "artificialmente" un mazzo tanto per mettere a frutto le loro doti.[2]
  • L'arte e la matematica sono solo due facce della stessa litografia. (da Le Scienze, n. 459, novembre 2006, p. 123)
  • Lui [Giordano Bruno] sosteneva che ci fossero infiniti mondi, che il sistema solare fosse solo un esempio di sistema in cui potesse esserci la vita e che in giro per l'universo ci fossero infiniti di questi altri sistemi, in cui probabilmente ci fossero infiniti altri esseri, specie viventi, che avessero l'intelligenza. Questo naturalmente provocò dei grandi problemi teologici. (dalla trasmissione RAI Il Grillo, 2 aprile 2001; citato in Storia dell'infinito, emsf.rai.it)
  • Leopardi disse una volta che i bambini possono trovare tutto nel nulla, ma gli adulti non riescono a trovare nulla nel tutto.[3] A seconda dell'atteggiamento con cui si guardi ad essi, i paradossi risultano appunto brandelli di nulla in cui si può trovare tutto, o visioni del tutto in cui si può non trovare nulla. (da Tempi (e luoghi) dei paradossi, marzo 1996)
  • Non si può avere allo stesso tempo il calice pieno e la perpetua ubriaca, e cioè abbracciare una fede per i beati poveri di spirito, pretendendo poi allo stesso tempo di non esserlo. (da Ma io credo alla scienza non alla Chiesa, La Stampa, 8 marzo 2007)
  • Sapete come sono i filosofi, le scuole dei filosofi sono come le comete: una testa brillante seguita da una coda di detriti. (da TEDxPordenone - Matematica: che forza, che bellezza! 6:50)
  • Se pensiamo che una volta si sapeva quali angeli trainassero i pianeti o quali divinità provocassero diluvi, si può dire che oggi Dio è stato relegato agli inizi dell'universo, e non a caso il Papa ha parlato di questo. (citato in Th. P., Con noi scienziati sta sbagliando, la Repubblica, 13 settembre 2006)[4]
  • Se Voi, probabilmente avete letto le opere di Giordano Bruno, ebbene ne La cena delle ceneri, fa uno strano ragionamento. Dice: supponiamo di avere una palla, come la terra. La terra viene illuminata dal sole, ma soltanto una parte della terra viene illuminata dal sole. Man mano che ci si allontana, il sole è più lontano dalla terra, una parte sempre maggiore della sfera viene illuminata. Ora, domanda: quant'è la parte della sfera che al massimo può venire illuminata? Se il sole fosse all'infinito, allora illuminerebbe esattamente metà della sfera. Ora Giordano Bruno si chiede: ma poverina l'altra metà della sfera che cosa fa? Rimane in ombra? Allora l'idea di Giordano Bruno è: quando arriviamo all'infinito, facciamo un passo in più, incominciamo ad andare oltre questo primo infinito e il sole comincerà a illuminare la parte di dietro della sfera. Quando s'arriva all'infinito per la seconda volta tutta la sfera è illuminata. Non c'è bisogno di dire che questa è, ovviamente, è un'idea semplicemente metaforica, non ha nessun senso. Però è la prima volta nella storia in cui qualcuno pensa che ci sia effettivamente la possibilità di avere due o più infiniti. I matematici oggi sono arrivati ad averne addirittura infiniti. (dalla trasmissione RAI Il Grillo, 2 aprile 2001; citato in Storia dell'infinito, emsf.rai.it)
  • Solo a livello macroscopico il tempo va sempre dal passato al futuro. A livello microscopico, invece, le particelle di materia possono invertire il cammino e tornare dal futuro al passato, diventando antiparticelle di antimateria. In tal modo le particelle che coincidono con le proprie antiparticelle, come ad esempio i fotoni di cui è composta la luce, devono essere ferme nel tempo. E la distruzione prodotta dall'incontro tra una particella e una sua antiparticella non è che l'apparenza sotto la quale ci si presenta la sostanza, cioè il cambio di direzione di una particella nel suo viaggio temporale. (da Feynman genio e buffone, la Repubblica, 5 dicembre 2003, p. 49)
  • È una sorta di complesso di inferiorità: oggi la scienza è talmente potente che si vogliono spiegazioni per qualunque cosa, e la religione si trova in una posizione strana. Stiamo assistendo alla rinascita di una religiosità che a Benedetto XVI probabilmente dà molto fastidio. La Chiesa ha ormai perso quel contenuto di verità che pretendeva di avere. (citato in Con noi scienziati sta sbagliando)[4]
  • Voglio chiarire che non sono certo antisemita: uno scienziato non può credere alle razze. Però altra cosa è l'antisionismo, come dice Noam Chomsky, il mio maestro. Il progetto dello Stato ebraico si basa sul principio che la Palestina sia stata destinata da Dio a Israele.
    [L'intervistatore: Theodor Herzl, il fondatore del sionismo era un laico.] Non importa, il risultato è che oggi Israele è uno Stato fascista. (dall'intervista di Mauro Baudino, Piergiorgio Odifreddi: "Fieri di non credere", La Stampa, 1 marzo 2007, p. 42)
  • [Ad una giornalista che chiedeva: «Lei è tacciato d'essere arrogante, mangia preti, insolente. La sua impertinenza suscita parecchia stizza in alcuni eppure è uno dei più accaniti sostenitori nella lotta contro l'irrazionalità dilagante senza la quale il mondo e la vita sarebbero migliori. Sembra quasi un paradosso. Come se lo spiega?»] [...] In realtà l'impertinenza è soltanto un modo di essere, è magari mettere il sale nelle cose che uno dice per cercare di provocare un pochino. [...] Io non sono particolarmente razionale o razionalista. Non penso che soltanto la ragione debba essere il metro di giudizio per tutte le cose che facciamo. [...] Penso che in moltissime attività della vita umana la razionalità sia, se non superflua, almeno un po' contenuta, in altre no. In particolare, credo non si possa fare a meno della razionalità quando si parla della verità. (tratto da Matematicamente.it Magazine, numero 4, Ottobre 2007)
  • Se dovessi convincere qualcuno a non credere, gli direi di leggere la Bibbia... ma con attenzione. (dall'intervista di Paolo Bonolis nel programma televisivo Il Senso della Vita, 13 gennaio 2007)
  • La Bibbia non l'ho letta tutta, ho letto i primi cinque libri, il cosiddetto Pentateuco. Poi un po' Giosuè, i Giudici quando nasce lo stato ebraico... dopodiché quella diventa una storia politica che può interessare gli storici o altri, ma non interessa da un punto di vista religioso. Ho saltato e sono andato a leggere i Vangeli, fino all'Apocalisse. Che però ho capito essere più un libro per psicanalisti che per logici, quindi l'ho lasciata ad altri da interpretare. (citato in Avvenire, 22 febbraio 2007)
  • Leggere gli atti del suo convegno o discutere col professor De Mattei, come ho avuto il dubbio onore di poter fare il 20 novembre 2009 a Chiasso, è un'esperienza sconcertante: in contrapposizione ai suoi modi raffinati e gentili, le sue affermazioni sono infatti una vera e propria summa della disinformazione più grossolana e presuntuosa a proposito di Darwin e del darwinismo in particolare, e della scienza in generale.
    (da Fino a quando, De Mattei?, la Repubblica.it, 28 marzo 2011)
  • Ci si può domandare che indirizzo o programmazione possano mai venire da chi scrive e dice che i dinosauri sono scomparsi non sessanta milioni, ma poche migliaia di anni fa, o che le specie sono state create immutabili dal Creatore. E ci si può chiedere fino a quando non avranno niente da dire gli elettori in generale e gli scienziati in particolare, costretti a sopportare con vergogna un tale vicepresidente al C.N.R.
    (da Fino a quando, De Mattei?, la Repubblica.it, 28 marzo 2011)

    intervista di Andrea Scanzi, blitzquotidiano.it, 26 novenbre 2013

  • Il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, si ispirano a libri sacri indirizzati a popoli analfabeti di pastori. Oggi il cristianesimo è anacronistico.
  • Papa Francesco è un pubblicitario strepitoso, vende il suo prodotto in maniera incredibile. Con lui non devi aspettarti cambiamenti del prodotto, ma della pubblicità. Dottrinalmente Bergoglio dice poco e nulla, si limita a cambiare la comunicazione. Concede al pubblico ciò che il pubblico vuole.
  • Attraverso Hollywood ci siamo convinti che i buoni erano i cow boy e non gli indiani d'America, vittime di un eccidio di 18 milioni di persone: tre volte l'Olocausto. Norimberga è stata un'opera analoga di propaganda. Tutto qua. Mai negato le camere a gas, mai stato negazionista.

Il matematico impenitente[modifica]

Incipit[modifica]

Lo tsunami che ha spazzato l'oceano Indiano il 26 dicembre 2004 ha lasciato dietro di sé circa trecentomila morti: una catastrofe tellurica naturale di dimensioni identiche a quella atomica artificiale di Hiroshima e Nagasaki. La copertura mediatica europea è stata eccezionale, a causa del fatto che una piccola percentuale delle vittime e dei dispersi, meno di cinquemila in tutto, era costituita da turisti occidentali che si trovavano sulle spiagge del Sud-Est asiatico per le vacanze di Natale.
Ritornando con la memoria a quei tristi giorni, il primo ricordo che viene in mente è appunto la straordinaria attenzione che venne riservata alle sorti dei villeggianti, con particolare riguardo per i vip da Emilio Fede a Gianni Morandi, e alle loro vacanze interrotte o disturbate: una squallida mancanza di prospettiva e di senso delle proporzioni, alla quale peraltro ci avevano già abituati i servizi sulla guerra in Iraq, con le prime pagine dei (tele)giornali monopolizzate dalle poche decine di sequestrati mercenari al servizio degli occupanti, o dalle poche centinaia di caduti militari dell'esercito di invasione, mentre le molte migliaia di vittime civili del paese aggredito venivano rimosse nei numeri delle statistiche.

Citazioni[modifica]

  • Il mondo è diviso in due, e ognuno fa la sua scelta di campo. Da una parte, i penitenti a testa bassa: come Galileo Galilei che accettò di abiurare in ginocchio di fronte al tribunale dell'Inquisizione, o Renato Cartesio, che preferì non pubblicare il suo trattato […]. Dall'altra parte, gli impenitenti a testa alta: come Giordano Bruno, al quale fu messo il morso sul rogo per impedirgli di continuare a bestemmiare fino all'ultimo, o Benedetto Spinoza, che fu maledetto e radiato dalla comunità ebraica.
  • Gli scienziati non sono certo contrari alla filosofia, ma sono contrari a certa filosofia [L'esistenzialismo]: quella che non sa parlar né chiaro né corretto, che non conosce che se stessa, che puzza di truffa intellettuale, e che troppo spesso finisce in Gloria come tutti i salmi.
  • In fondo, se Mecenate vivesse oggi non finanzierebbe più poeti e letterati, ma divulgatori e comunicatori scientifici: cioè, gli eredi del dio Hermes, il messaggero degli dèi, la cui funzione era appunto quella di stabilire un ponte di collegamento fra l'Olimpo e la Terra. E dove mai risiede oggi l'Olimpo, se non nei centri di studio e di ricerca nei quali si allestiscono non più i fulmini e le tempeste della mitologia antica, bensì i materiali e le macchine della tecnologia moderna?

Il matematico impertinente[modifica]

  • Il rifiuto dell'evoluzionismo e l'esaltazione della razza e della famiglia sono i comandamenti della fede antiscientista. Essi infiammano i fanatismi religiosi e politici delle Chiese e delle Leghe del mondo intero, perché le differenze culturali sono più importanti della variabilità biologica, almeno per quelli che si preoccupano più della società costruita da loro, che del mondo creato dalla natura. Per gli altri, il condividere il cento per cento del DNA con certi 'umani' è più imbarazzante che condividerne il 98 per cento con gli scimpanzé.
  • Sul gioco di parole, infine, basta notare che senza umorismo la vita diventerebbe un'insopportabile via crucis: e puntualmente, come disse Giovanni Crisostomo, Gesù non ha mai riso. Non è il solo, e quelli come lui sembra che abbiano il problema di non riuscire a distinguere tra linguaggio e metalinguaggio, e di confondere i sensi letterali con quelli metaforici, e viceversa. Ben vengano dunque le battute, le spiritosaggini, i lapsus, i libri di Bartezzaghi, e quant'altro ci può ricordare che la vita è gioco, e che chi la prende troppo seriamente finisce di mettere, mettersi o venir messo in croce inutilmente. (Il signore degli strani anelli, Lingua e letteratura)
  • Se la logica e la matematica prendessero il posto della religione e dell'astrologia nelle scuole e in televisione, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno di noi porti dunque il suo contributo, grande o piccolo, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello spirito umano. (La logica come igiene mentale, Logica)
  • Il dibattito fra ragione e fede non è dunque un'accademica questione filosofica, ma una scelta di civiltà: stare dalla parte di Russell o di Padre Pio, significa contribuire all'andata verso l'era digitale o al ritorno verso i secoli bui. Decidiamo ora, per non doverci lamentare in seguito. E che Dio ci assista, soprattutto se non c'è. (Paradossi del 16 giugno, Logica)

Il Vangelo secondo la Scienza[modifica]

Incipit[modifica]

Non tutte le domande sono sensate, e non tutte le domande sensate ammettono una risposta: questo insegna la logica contemporanea e questo è tenuto a ricordare chiunque desideri affrontare qualunque discorso, in particolare quello religioso da una prospettiva scientifica. La nostra indagine avrà dunque l'obiettivo di stabilire quali domande teologiche abbiano un senso per la scienza e la matematica moderne, e quali domande sensate ricevano da esse una risposta.

Citazioni[modifica]

  • Chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni. (p. 15; 2008)
  • Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Di solito gli scienziati si accontentano di dichiarare che queste domande o non hanno senso, o non hanno risposta. Ma il loro stesso lavoro li contraddice, poiché da esso affiorano a volte risposte che non sono né ovvie né note.
  • Che l'universo abbia avuto un'origine è però più una verità di fede che una deduzione necessaria dai dati sperimentali, e il fatto non è per nulla accertato da tutti i cosmologi, benché esso rappresenti in qualche modo l'ortodossia scientifica.
  • In un articolo del 1917 destinato a fare storia, Einstein stesso inaugurò la cosmologia moderna. Le ipotesi metafisiche necessarie per l'ispirazione del suo modello furono fornite dal principio cosmologico, già presagito da Nicola Cusano e Giordano Bruno: l'universo appare in un dato istante allo stesso modo, da qualunque punto e in qualunque direzione lo si guardi. (p. 42; 2008)
  • In particolare, benché Hawking e Penrose abbiano dimostrato nel 1970 che le equazioni di campo dalla relatività generale, insieme ad alcune naturali ipotesi aggiuntive, implicano l'esistenza di un Big Bang, entrambi ritengono che il loro risultato non sia altro che una prova dell'inadeguatezza della relatività generale e della necessità di una sua integrazione con la meccanica quantistica. (p. 50; 2008)
  • Se il taoismo è forse la rappresentazione più coerente e completa della visione che indica simultaneamente nel nulla e nel tutto l'essenza ultima dell'universo, questa visione è una costante più o meno esplicita dell'intero atteggiamento religioso e filosofico orientale. (p. 55; 2008)
  • L'unica critica, benché sostanziale, che si possa oggi fare a Parmenide è di aver confuso la sintassi con la semantica e di non aver capito ciò che aveva dimostrato: non la contraddittorietà del non-essere come entità, ma l'inconsistenza dell'esistenza come predicato. Non bisogna comunque essere troppo severi con Parmenide, benché la sua incomprensione ontologica del non-essere abbia avuto il bel risultato di impedire per quasi due millenni lo sviluppo di una concezione occidentale dello zero in matematica e del vuoto in fisica. (pp. 56-57; 2008)
  • Il nulla fa la sua apparizione più scontata in fisica nello spazio vuoto, introdotto in Oriente dal taoismo. Nel Tao Tze Ching (XI) si afferma che l'utilità delle cose, dai vasi alle abitazioni, sta non in esse, ma nei vuoti che delimitano. [...] Il vuoto è unanimemente considerato sia il principio ultimo della realtà, che il fine ultimo della saggezza, in molti classici orientali: nella Chandogya Upanishad induista si legge che «brahman è il vuoto». (p. 62; 2008)
  • Nella relatività generale la materia è un buco in un pieno: più precisamente, una discontinuità del campo gravitazionale. Nei luoghi in cui si trova la materia il campo diventa infatti infinito, e cessa dunque di esistere. (p. 64; 2008)
  • È proprio su questo versante che la fisica moderna ha ottenuto uno dei suoi risultati più sottili e sorprendenti. Come vedremo fra poco, trattando del teorema di Bell, essa è infatti riuscita a dimostrare, in maniera semplice e definitiva, che la visione ingenua che l'uomo comune occidentale ha del mondo, come di un insieme di oggetti distinti, concreti e indipendenti, è definitivamente sbagliata. (p. 69; 2008)
  • La complementarità è il grande contributo filosofico di Bohr alla filosofia della scienza. Egli la considerò come l'espressione di un livello più profondo di verità, […] Le connessioni di questo pensiero con la filosofia taoista sono evidenti, e non casuali. Al punto che, quando nel 1947 gli fu conferito l'Ordine dell'Elefante, Bohr scelse come stemma araldico il diagramma t'ai-chi, il cerchio bianco e nero che rappresenta la complementarità dello yin e dello yang, e come motto «Contraria sunt complementa». (p. 75; 2008)
  • Come si possono infatti credere affermazioni che non si possono capire? E come si può capire, ad esempio, quello che Jung defini «lo scandalo del dogma mariano», e cioè l'affermazione che il corpo della Madonna è stato assunto in cielo? Per quanto siamo in grado di capire, nessun «corpo» può viaggiare più velocemente della luce: dovremmo forse pensare che la Madonna sia al più a 1950 anni-luce da noi, dedurre che il «cielo» sta da qualche parte nella nostra galassia, e provare a localizzarlo con il telescopio? (p. 82; 2008)
  • La visione di Bohm è dunque veramente una formulazione scientifica del misticismo religioso e filosofico da cui siamo partiti, in cui si ritrovano i ruoli complementari e fondamentali del nulla e del tutto, trasformati nelle versioni fisiche moderne del vuoto e della non località. (p. 84; 2008)
  • Le conclusioni di Schrödinger sono certo sorprendenti, per la mentalità occidentale contemporanea. Ma egli notava esplicitamente che, come noi ormai sappiamo, a esse erano invece già giunti gli induisti a partire dalle Upanishad, esprimendole attraverso la coincidenza dell'atman soggettivo e personale e del brahman oggettivo e onnicomprensivo, e nel motto aham brahma asmi, «io sono brahman». (p. 104; 2008)
  • Il Dio Tappabuchi fu introdotto dal fisico Robert Boyle nel secolo XVII, e in seguito è stato variamente e comodamente invocato come la spiegazione di tutto ciò che la scienza lascia ancora inspiegato, dalla stabilità del sistema solare nel Settecento, alla nascita della vita nell'Ottocento. Le fortune di questo Dio sono però, ovviamente, inversamente proporzionali a quelle della scienza: più essa avanza, spiegando ciò che in precedenza sembrava inspiegabile, più egli indietreggia. Come dimostra la versione di Jean Guitton, il Dio Tappabuchi è ora relegato oltre i confini dell'universo. (p. 105; 2008)
  • La fisica quantistica ha reso maturi i tempi per un cambiamento, ritrovandosi in perfetta sintonia con le posizioni di James. Il collasso della funzione d'onda esibisce le stesse caratteristiche di scelta e determinazione della realtà attribuite alla coscienza. (p. 107; 2008)
  • L'inesauribile vitalità della concezione paradossale della religione è testimoniata dalle numerose proposte che essa ha avanzato nella seconda metà del secolo XX. La più radicale ha preso le vuote forme della teologia della morte di Dio di Thomas Altizer, William Hamilton e Paul van Buren: autori di opere dai titoli memorabili, quali II Vangelo dell'ateismo cristiano. Questa teologia offre variazioni sul tema di Nietzsche, «Dio è morto» (Gaia Scienza, 125), che a sua volta è una variazione su un tema di Plutarco: «Il grande Pan è morto» (De deferta oraculomm, 17). (p. 129; 2008)
  • Cartesio prese anche un abbaglio, sostenendo che l'essenza di Dio implica la sua esistenza tanto quanto l'essenza di un triangolo implica il fatto che la sua somma angolare sia 180°. Per sua sfortuna, Cartesio non avrebbe potuto scegliere un esempio peggiore di «necessità», visto che la somma angolare di un triangolo è pienamente «contingente»: essa è minore, uguale o maggiore di 180°, a seconda che la geometria sia iperbolica, euclidea o ellittica. Non si può neppure aggirare l'ostacolo riferendosi alla geometria del mondo fisico, visto che Einstein ha provato che essa, qualunque cosa sia, non è euclidea. (p. 140; 2008)
  • Il Kant precritico non vede dunque ancora la scorrettezza anche della prova cosmologica, ma già nota un problema: chi assicura che l'ente necessario sia proprio Dio? In altre parole, «si tratta di dimostrare non che Dio è qualcosa di esistente, ma che qualcosa di esistente è Dio». (p. 152; 2008)
  • Per Bruno l'universo è dunque infinito, ma di un ordine inferiore a quello di Dio: egli anticipa così la distinzione fra infiniti scoperta da Georg Cantor nel 1874, su cui torneremo più avanti. (p. 160; 2008)
  • Il cattolicesimo si impicca dunque con la sua stessa corda: escludendo dalla comunità ecclesiale coloro che non ne accettano tutti i dogmi, si autodefinisce come una fede in cui nessuno può credere, in palese opposizione con il significato originario della parola καθολικός, «che riguarda tutti». (pp. 190-191; 2008)
  • Il tentativo forse più riuscito di unificazione è il Baha 'ismo, definito da Lev Tolstoj «la più alta e pura forma di religione», e da Arnold Toynbee «la religione mondiale del futuro», e che già oggi conta milioni di fedeli in 200 paesi. (p. 195; 2008)
  • Il buddhismo è dunque una religione completamente umanistica, democratica e scientifica: il che spiega l'interesse che ha suscitato in Europa e America, in tempi recenti. L'interesse intrinseco si coniuga poi al fascino di personalità e luoghi particolari, primi fra tutti il Dalai Lama e il Tibet. (p. 202; 2008)
  • L'anima è, per definizione, il principio della vita interiore e spirituale, inteso come entità indipendente. Essa è un naturale territorio di esplorazione delle religioni e delle teologie, e molte mitologie la fanno risalire ad un intervento diretto della divinità.
  • Nessuna Rivelazione, matematica o teologica, può autogiustificarsi.
  • La religione è la matematica dei poveri di spirito. (p. 211; 2008)
  • Se vogliamo cercare di annullare le differenze fra sapienti ed ignoranti la via maestra è l'insegnamento della matematica, che permette di salvare il salvabile, e cioè l'esperienza spirituale a cui, come insegna il buddismo, si dovrebbe appunto ridurre la religione. (p. 211; 2008)

Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)[modifica]

Incipit[modifica]

Cristo è la traslitterazione del termine greco christos, "unto", scelto dalla Bibbia dei Settanta per tradurre il termine ebraico mashiah, "messia", col quale l'Antico Testamento indicava colui che doveva venire a restaurare il regno di Israele.
Fra i tanti sedicenti Cristi o Messia della storia, i Vangeli canonici identificano il loro con Gesù: a sua volta la traslitterazione di Ye(ho)shua, "Dio salva" o "Dio aiuta", un nome comune ebraico che secondo Matteo[5] fu suggerito in sogno a Giuseppe da un angelo perché il figlio di Maria «avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati». Cristiano, che ovviamente significa "seguace di Cristo", nella tradizione evangelica sta dunque ad indicare "seguace di Gesù", secondo un uso che gli Atti degli Apostoli[6] fanno risalire alla comunità di Antiochia.

Citazioni[modifica]

  • Perché mai chi dettava [Le Sacre Scritture] avrebbe voluto che si scrivessero così tante cose che, come abbiamo cominciato a notare e continueremo a fare, sono sbagliate scientificamente, contraddittorie logicamente, false storicamente, sciocche umanamente, riprovevoli eticamente, brutte letterariamente e raffazzonate stilisticamente, invece di ispirare semplicemente un'opera corretta, consistente, vera, intelligente, giusta, bella e lineare?
  • In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.
  • Non si tratta, naturalmente, di fare di ogni erba un fascio, benché la Chiesa Cattolica sia riuscita nel Novecento a fare con ogni fascio un concordato.
  • L'ultima piaga è invece una tragica pulizia etnica, in cui Jahvé stermina tutti i primogeniti degli Egizi e, chissà perché, anche dei loro animali. Un'impresa che l'Esodo si limita a descrivere in maniera sobriamente soddisfatta: «un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c'era casa dove non ci fosse un morto!»
  • È questa bella impresa che gli Ebrei festeggeranno nei secoli come la Pesach, "Passaggio" o "Pasqua", perché un segno di sangue d'agnello sulla porta aveva indicato le case da non colpire. (2007, p. 30)
  • Il motivo della proibizione di raffigurazioni naturalistiche, soprattutto a scopo religioso, è abbastanza evidente: per dirla con la nota metafora buddhista, esse rischiano di concentrare l'attenzione sul dito che punta e di distrarla dalla Luna a cui esso punta. Fuor di metafora, esse rischiano di condurre all'idolatria e alla superstizione invece che a Dio, come effettivamente accade nelle religioni in cui queste rappresentazioni sono permesse: Cattolicesimo in primis, come mostrano sceneggiate quali le processioni della Settimana Santa a Siviglia o lo scioglimento del sangue di san Gennaro a Napoli. (2007, p. 44)
  • Se Gesù credeva che la sua seconda venuta fosse imminente, non avrebbe certo fondato una Chiesa. E se non l'ha fatto, questa e quelli sono evidentemente soltanto un'associazione di usurpatori. (2007, p. 77)
  • Per fortuna, comunque oggi il riferimento alla schiavitù è scomparso nella versione della Chiesa dell'ultimo comandamento, che recita semplicemente: – Non desiderare la roba d'altri –. Avendo però perso per strada il secondo, e per evitare l'imbarazzo di avere un Ennalogo invece che un Decalogo, la Chiesa ha deciso di spezzare il decimo comandamento in due, aggiungendo come suo nono: – Non desiderare la donna d'altri –. Al femminile, tra l'altro, anche se sarebbe stato facile evitare questo squilibrato maschilismo chiedendo, semplicemente, di "non desiderare il coniuge d'altri". (2007, p. 85)

[Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi, 2007]

Incipit di alcune opere[modifica]

C'era una volta un paradosso[modifica]

«C'era una volta un paradosso, ma ora il tempo l'ha risolto», dice Amleto a Ofelia[7]. Shakespeare sta parlando dell'amore: il quale, naturalmente, è già un bel paradosso di per sé. Ma, come spesso accade, i poeti vedono più lontano di quanto essi stessi immaginino.
L'espressione paradoxon significa, infatti, «oltre l'opinione comune»[8]. E poiché gli individui possono anche essere intelligenti e colti, ma le masse sono sicuramente beote e ignoranti, l'opinione comune è quasi sempre sbagliata. Dunque, i paradossi sono quasi sempre pure e semplici verità, ed il tempo si diverte a sollevare lembi del grande velo che le nasconde.

C'è spazio per tutti[modifica]

Stai per cominciare a leggere la storia della geometria: cioè, lo sviluppo nel tempo del concetto di spazio. Uno studio antico, per iniziare il quale risaliremo a quattromila anni fa, e visiteremo insieme le antiche civiltà degli Egizi e degli Indiani. Ci concentreremo poi a lungo sui Greci di duemila anni fa, e termineremo infine con gli Arabi.[9]

Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi[modifica]

Nei favolosi anni '60, e più precisamente il 1° giugno 1967, uscì lo storico album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (La banda del Club dei cuori solitari del sergente Pepe), nel quale i Beatles cantavano: «Tenterò, con un piccolo aiuto dei miei amici. Riuscirò, con un piccolo aiuto dei miei amici».
In una giornata estiva di una quarantina d'anni dopo, e più precisamente il 20 luglio 2006, il ritornello di With a Little Help from My Friends continuava a risuonarmi in testa mentre il sindaco di Roma mi spiegava, nel suo ufficio in Campidoglio, che voleva realizzare un suo vecchio sogno: organizzare, sorprendentemente, un festival della Matematica!

Citazioni su Piergiorgio Odifreddi[modifica]

  • Fra le varie tesi antireligiose che il professor Piergiorgio Odifreddi, Logico Matematico, proclama nei suoi scritti, a riprova della sua «fierezza di non credere», è difficile trovarne anche una sola che un laico dichiarato come me, che ha più volte spiegato perché non crede in Dio, ma solo nella storia dell'idea di Dio, possa prendere troppo sul serio. [...] Fra tutte le sue idee, quella che riesce realmente inaccettabile per un laico sincero è la convinzione che il dialogo fra credenti e laici sia una cosa totalmente sbagliata, e che sia totalmente contrario alla «logica», e quindi inaccettabile, «riconoscere la ricchezza che a ciascuno può venire dal dialogo fra identità e convinzioni differenti» (come gli suggeriva, col garbo che gli è proprio, padre Enzo Bianchi); mentre per Odifreddi questo dialogo è sconveniente perché la verità «sta da una parte o dall'altra», giacché «quando in una disputa uno ha ragione l'altro ha torto»; e, in particolare, la Scienza ha sempre ragione, e la Religione sempre torto. (Arrigo Levi)
  • L'ateismo drammatico – che, peraltro, ha sollecitato persino una "teologia della morte di Dio" – è ormai quasi del tutto scomparso. Ciò che al massimo sopravvive sono gli sberleffi sarcastici di certi atei di moda, alla Odifreddi, Onfray, Hitchens, tanto per distribuirne i nomi secondo le principali aree linguistiche. (Gianfranco Ravasi)
  • L'eroico Piergiorgio Odifreddi, isolato esponente delle bizzarre teorie chiamate Scienza e Ragione, era esposto l'altra sera nello studio di Bruno Vespa, per l'occasione consacrato a Padre Pio, come un reperto di altri secoli. Vespa gli si rivolgeva con la simpatia incuriosita che si rivela agli ospiti esotici: Ecco a voi, cari amici, un buffo signore barbuto che è qui per testimoniare l'esistenza, in questo Paese, dei non credenti. Incredibile!, avrebbe detto Mike Bongiorno agitando la sua cartelletta. (Michele Serra)
  • Negli ultimi anni in televisione è stato dato troppo spazio a personaggi come Odifreddi che hanno portato avanti la tesi dell'incompatibiltà tra fede e scienza con argomentazioni logico-filosofiche che, comunque, hanno poco a che fare con la matematica. (Antonio Ambrosetti)
  • Ridia tutti i premi, ridia tutti i premi che le hanno dato nella sua vita, li restituisca tutti, ma cerchi di dire delle cose serie [...] ma si vergogni, lei fa schifo! (Ignazio La Russa)
  • Sostanzialmente c'è indifferenza [nei confronti di Odifreddi, Dawkins ed autori simili], sia nei docenti che negli studenti. I dibattiti, in ambito accademico, sono molto più eruditi e quelli che li portano avanti sono persone specializzate: l'università non è il luogo dei pamphlet anticlericali. (Umberto Regina)

Note[modifica]

  1. a b c d e In Albert Einstein, Autobiografia scientifica, 1949.
  2. a b Da Onore e disonore nel Bel Paese, Il Non-senso della vita 2.0, Repubblica.it, 21 marzo 2013.
  3. Citazione corretta: "I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto". (dallo Zibaldone, 527, 19 gennaio 1821)
  4. a b Replica all'affermazione di Papa Benedetto XVI che «I conti sull'uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto l'universo, senza di Lui non tornano» (Omelia alla spianata dell'Islinger Feld a Regensburg, 12 settembre 2006).
  5. Matteo, I, 21.
  6. Atti degli Apostoli, XI, 26.
  7. «This was sometime a paradox, but now the time gives it proof», Hamlet, [ut, i. (N.d.A.)
  8. Da oxis, «furbo», e moron, «scemo». Cioè, letteralmente, «idiot savant». (N.d.A.)
  9. Recensione su piergiorgioodifreddi.it

Bibliografia[modifica]

  • Piergiorgio Odifreddi, C'era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate, Einaudi, 2001.
  • Piergiorgio Odifreddi, Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi, Mondadori, 2009.
  • Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impenitente, Longanesi, 2008.
  • Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impertinente, Longanesi, 2005.
  • Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, 1999.
  • Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, 2008.
  • Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi, Milano 2007.

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