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Niki Lauda

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Niki Lauda (1975)

Andreas Nikolaus "Niki" Lauda (1949 – 2019), pilota automobilistico, imprenditore e dirigente sportivo austriaco.

Citazioni di Niki Lauda

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Citazioni in ordine temporale.

  • [Ayrton Senna] È stato il miglior pilota che sia mai vissuto.
He was the best driver who ever lived.[1]
  • [Su Max Verstappen] Il talento del secolo.[2]
  • [Nel 2017, sull'introduzione dell'Halo in Formula 1] Questa era una situazione in cui bisognava prendere la giusta decisione e ne è stata presa una pessima. Questo sistema distrugge il DNA delle monoposto. Ogni anno combattiamo per attirare nuovi fan e avere macchine vicine al gusto degli spettatori e tutto questo viene vanificato da una decisione del genere [...] la FIA aveva già messo le macchine in sicurezza e il rischio di pneumatici volanti è già stato limitato parecchio. I rischi per i piloti sono diventati minimi.[3]

Citazioni non datate

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  • Pensando positivo e vivendo sempre fino in fondo tutte le esperienze, Clay Regazzoni mi ha insegnato ad amare la vita. Il gusto della vita l'ho imparato proprio da Clay, e dopo il mio incidente il suo insegnamento è stato ancora più prezioso. Perché se c'era un talento di Clay superiore agli altri questo era il suo pensare positivo.[4]
  • Rispetto agli altri team di F1 la casa di Maranello sembrava la Nasa, con quella pista pazzesca controllata centimetro per centimetro dalla Tv a circuito chiuso che consentiva a Enzo Ferrari (grazie a 10 telecamere fisse) di osservare, registrare e rivedere mille volte il comportamento di pilota e macchina in ogni metro della pista rimanendo comodamente seduto in poltrona.[5]

Citato in Palla lunga e pedalare

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  • Preferisco avere il mio piede destro che un bel viso. (p. 50)
  • Una curva appartiene a chi vi accede per primo. (p. 51)
  • L'ambiguità appartiene alla Ferrari come il motore a dodici cilindri. (p. 52)
  • La cosa più importante per capire come va una macchina è il culo. (p. 52)
  • Quando ce la fai sono tutti con te, quando perdi li hai tutti contro. In mezzo non c'è niente. (p. 100)

Citato in Roberto Boccafogli, formulapassion.it, 20 maggio 2023.

  • Piloti italiani buoni per gare di parrocchia.
  • [Rispondendo a Enzo Ferrari il quale, in fase di rinnovo contrattuale, aveva sbottato alle richieste economiche di Lauda con un "Ma sei un ebreo!"] Lei paga. Lei dice quello che vuole.
  • Matrimoni durano finché durano. Poi conosci donna più bella e ti accorgi che tua moglie ha le tette flosce...

I miei anni con Ferrari

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  • [Su Mauro Forghieri] Ha la delicatezza psicologica di una vipera.
  • [Su Daniele Audetto] [È interessato solo alla parte mondana della Formula 1], le cene eleganti erano per lui della massima importanza.
  • [Su Enzo Ferrari] [Vive in un ufficio che mette soggezione], una volta entrati si ha una sensazione poco rassicurante. Quando si entra depressi si esce ancora più depressi.
  • [Su Clay Regazzoni] Anche se non diventammo mai veramente amici, l'ho sempre apprezzato.
  • [Su Daniele Audetto] [...] prima di una corsa, mi ordinò, seriamente, di fare vincere il mio compagno di squadra, perché tu hai già vinto troppo.
  • [Su Mauro Forghieri] La vita insieme a lui è semplicemente troppo difficile.

Citazioni su Niki Lauda

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  • A me piaceva solo perché era il simbolo del pilota che sapeva gestire la corsa entro il limite. Io, che nella vita sono un ottimista previdente, l'ho sempre visto come un modello ideale. (Mario Poltronieri)
  • Ho seguito come appassionato prima come addetto ai lavori, in seguito l'automobilismo sportivo dagli anni '50 ad oggi. Ho conosciuto molti e grandi piloti. Ma Lauda era diverso. [...] Il ruolo ed il talento del pilota ancor'oggi fa la differenza: all'epoca di Lauda era essenziale. Non a caso Niki dopo l'incidente del Nurbugring nel suo conciso italiano disse "meglio bruciata mia faccia che mio culo". L'unico sensore in grado di valutare la tenuta di strada della vettura era il fondo schiena del pilota, la sola zona di contatto veicolo-pilota. Ed il pilota sulla base delle informazioni trasmessegli da tale sensore illustrava il comportamento della macchina ai tecnici o direttamente ai meccanici che provvedevano alle necessarie regolazioni migliorative. Ed il pilota perciò era in grado di trasformare la vettura da "brutto anatroccolo" a "cigno vincente". (Claudio Lombardi)
  • Niki è stato anche un grande campione fuori dal circuito, un uomo diretto e sincero, un amico leale. Anche duro nel dire le cose con la massima trasparenza. [...] Lo ricordano come un 'computer'? Era un ragazzo di grandissima sensibilità. Ha sempre lavorato nei dettagli [...]. Gli piaceva ridere e divertirsi, ma sempre con un fondo di serietà. (Luca Cordero di Montezemolo)
  • Lauda è peggio di Giuda. Si è venduto alla concorrenza per trenta salami. (Enzo Ferrari)
  • Lauda usciva da ogni racconto come un gigante, non tanto per le sue evidenti qualità di pilota e poi di manager quanto per quell'indipendenza di pensiero che è sempre stata la sua cifra originale. È sempre bello, anche perché raro, scoprire che un tuo idolo d'infanzia è anche una persona degna di essere ammirata a 360 gradi. (Paolo Condò)
  • Quando Lauda tornò in pista dopo 42 giorni [dall'incidente del Nürburgring in cui rischiò la vita] pensai che era nella sua indole, noi correvamo per passione. (Arturo Merzario)
  • Un ingegnere cosa desidera? Un corridore veloce ma preciso, metodico, rigoroso. Capace di compiere cento giri sempre con uno scarto minimo di tempo, capace di passare sempre sulla medesima traiettoria. Di non lasciare niente al caso. Uno talmente bravo da non commettere sbavature e in grado perciò di annullare il margine d'errore umano e permettere così all'ingegnere di capire come si comporta la macchina, cosa funziona e cosa no. Una specie di computer in carne ed ossa. Una telemetria umana che era preziosissima quando le F1 erano più artigianali e non c'erano sensori a leggere le informazioni ma bisognava affidarsi al feeling del pilota per capire cosa andava e cosa invece non funzionava. Ecco, Lauda era questo. In un'epoca in cui le Formula Uno erano imprecise e incostanti, Lauda era la sicurezza. La certezza che il pilota stesse usando la macchina al massimo del suo potenziale e quindi, quando non ce n'era più, si sapeva che bisognava mettere le mani sul mezzo meccanico. E non sull'uomo. (Alberto Sabbatini)
  • Dopo che Niki Lauda ha insegnato a fare il professionista per vincere, i piloti di Formula 1 ora sono molto più attenti alla salute, al fisico e alla preparazione mentale.
  • [«Daniele tu non hai avuto un rapporto troppo amichevole con Lauda...»] In realtà non è così [...]. Certo, dopo l'incidente del Nurburgring, Niki se l'era presa perché io avevo contattato prima Emerson Fittipaldi e poi Ronnie Peterson per sostituirlo sulla Ferrari. Io mi ero limitato a eseguire quanto mi era stato chiesto da Enzo Ferrari. E, onestamente, nessuno si sarebbe aspettato una ripresa dell'austriaco così rapida. Il Commendatore pensava che difficilmente Niki avrebbe potuto ancora guidare una F1 ai suoi livelli e per questo intanto mi mandò a cercare un sostituto per quell'anno. Lauda se l'era presa molto con me e solo in un secondo tempo capì la situazione nella quale mi ero trovato. All'inizio non fu facile, ma poi comprese e già quando ero team principal dell'Aguri Suzuki non perdeva occasione per venire da noi a mangiare un piatto di spaghetti perché il nostro cuoco era un italiano molto bravo.
  • [Sul Gran Premio di Germania 1976] Niki arrivò in Germania fiducioso di convincere i suoi colleghi che il circuito dell'Eifel era anacronistico, troppo insicuro, illogico. Io feci l'impossibile per convincerlo che si trattava di una crociata destinata a fallire: non ci fu niente da fare. Lui chiamò una riunione e fece indire una votazione: la sua mozione fu sconfitta per un solo voto. L'atmosfera del weekend si era fatta pesante: la pole firmata da Hunt non rese le cose più serene. Il giorno della gara, venne a piovere poco prima del via. Tutti eccetto la McLaren di Mass partirono con gomme da bagnato; ma già nel corso del primo giro la situazione cambiò e quasi tutti rientrarono in pitlane per pneumatici slick. Niki non era partito bene ed era scivolato dalle retrovie. Il pit-stop non fu rapidissimo e lui si proiettò nuovamente in pista come un ossesso. Sapeva di dovere recuperare e che Hunt era invece nelle posizioni di testa: più tardi Carlos Pace mi raccontò che Lauda l'aveva raggiunto in poche curve e superato con un'aggressività che non gli conosceva. Al secondo giro, l'incidente nella zona di Bergwerk, la Ferrari distrutta e incendiata, il suo salvataggio a opera di altri piloti. Poi l'ospedale, il dramma, la vittoria di Hunt e un mondiale che, adesso sì, si stava davvero riaprendo, perché fu subito chiaro che Niki non sarebbe rientrato in gara rapidamente.
  • Niki è stato un grande campione, una persona eccezionale con un carattere forte e duro soprattutto con se stesso. È stato il pilota che ha cambiato l'approccio alla F1 con un atteggiamento più professionale: Niki curava molto la salute, la preparazione fisica, passava molto tempo con i tecnici e i meccanici per capire tutto della monoposto e del motore.
  • [«Il ritorno di Lauda sulla Ferrari 312 T2 a Monza fa già parte della leggenda...»] Niki si presentò a Maranello dicendo che voleva provare la macchina e Ferrari in modo crudo gli disse: "Dimostrami che sei ancora in grado di andare forte e che hai il fisico per farlo...". Lauda non aggiunse una parola e si infilò nell'abitacolo della macchina. Bastarono pochi giri per capire che non era solo velocissimo come prima, ma anche molto determinato, tanto che decise di correre il GP d'Italia a Monza a inizio settembre, quando ebbe l'incidente al Ring il 1º agosto. Niki si classificò quarto che ancora sanguinava dalle ferite alla testa e riprese il comando di un campionato che sicuramente avrebbe vinto [...] [«In effetti è arrivato al Fuji in testa alla classifica iridata con la Ferrari, ma poi c'è stato quello strano ritiro che è passato alla storia come il... coraggio di avere paura, durante un GP del Giappone partito sotto un diluvio universale...»] Al Fuji Niki si era fermato dopo pochi giri fidandosi delle parole di Bernie Ecclestone e dell'accordo che aveva raggiunto con Emerson Fittipaldi, allora rappresentante della GPDA [l'associazione dei piloti], che i piloti top si sarebbero ritirati via via perché pioveva a dirotto da ore e la pista non drenava più l'acqua, ma avevano garantito che sarebbero partiti nella gara, visto che Bernie per la prima volta aveva comprato i diritti per la diretta TV in Eurovisione. Peccato che James Hunt subì le minacce di Teddy Meyer [il team manager McLaren], che gli disse che non avrebbe avuto scampo se si fosse fermato. Non avrebbe ricevuto alcun soldo e la sua carriera sarebbe stata messa a rischio. Non feci in tempo ad avvisare Lauda di quello che stava succedendo, per cui Niki si attenne al patto che aveva siglato con gli altri piloti e si fermò. [...] È stato un errore mio non convincerlo a stare in pista ancora qualche giro, giusto per capire quali intenzioni avesse James. Anche perché poi l'uragano si placò e sapete come poi è andata a finire... Niki era un uomo tutto di un pezzo: non me la sono sentita di costringerlo a continuare il GP perché solo qualche mese prima l'avevo visto in fin di vita al Nurburgring e, quindi, ho ritenuto che la vita fosse più importante di un titolo mondiale, per quanto importante come quello di F1...
  • Di tutti quelli che hanno lavorato con me in Formula Uno, decisamente Niki è stato il migliore, il più completo.
  • Era perfetto. Il tipo di pilota che ho sempre sognato di avere in squadra. Un uomo preciso, meticoloso, velocissimo, determinato, con una sensibilità innata nella guida. Ma anche un lavoratore indefesso.
  • Quando è arrivato a Maranello, a 23 anni nell'inverno del 1973, Lauda era tecnicamente "ignorante". Sapeva dire soltanto: "c'è sottosterzo" o "c'è sovrasterzo". E io gli dicevo: Niki, non basta. Devi essere più preciso e più specifico. Lauda è cambiato durante quel lungo inverno fra il 1973 e il 1974. Lavoravamo tutto il giorno in pista, con lui e Regazzoni a Fiorano, guidando e facendo sviluppo e messa a punto della monoposto dalle 9 del mattino fino alle otto di sera. Tante volte Niki guidava col buio pesto. A quel tempo a Fiorano c'era un sistema di 29 fotocellule sul circuito che rilevavano i tempi intermedi fra ogni curva. Un antesignano della moderna telemetria. Con gli occhi di oggi era un sistema rudimentale, ma permetteva di capire se uno guidava bene o male, se sbagliava una curva e dove. Mentre Regazzoni, finito di guidare prendeva e se ne andava, Lauda alla fine dei test si faceva dare quella lunga stampata di tempi intermedi e passava ore ad analizzarla per capire dove migliorarsi. Per questo è diventato bravo come pilota.
  • Se gli davi una monoposto in grado di vincere, Niki vinceva. Non c'è molto altro da dire.

Citazioni in ordine temporale.

  • Il 13 gennaio 1974, sulla pista del Gran Premio di Argentina iniziava l'epopea ferrarista di Niki Lauda. Credo, con tutto il rispetto per chi è venuto dopo, che quell'evento abbia inciso in maniera non replicabile sulla storia del Cavallino. [...] È con la Rossa dell'austriaco (e di Montezemolo diesse e di Forghieri dt e di Regazzoni al volante) che la Ferrari del Drake diventa davvero un fenomeno nazionalpopolare. Non che prima non lo fosse: ma con Niki avviene il salto di qualità. Ero un adolescente, [...] fu allora che mi accorsi che attraverso Lauda una generazione nuova stava appassionandosi ai Gran Premi. Contribuirono tante cose, per carità: ad esempio, latitando ancora la Rai in vaste zone d'Italia arrivava il segnale della Televisione Svizzera Italiana, TSI in codice. I ticinesi, le corse le trasmettevano tutte in diretta. Pure a colori, se avevi la fortuna di permetterti l'apparecchio. E poi c'era lui. Lauda.
  • Posso paragonarlo a pochissimi, come campione. Ma la sua popolarità non dipendeva soltanto dal talento. Avevo un vicino di casa, una dozzina d'anni più vecchio di me, che lavorava come meccanico al reparto corse. Si chiamava Ermes Gambarelli. Andava a tutte le gare. Fu lui, all'inizio del 1974, a raccontarmi che Niki era un fenomeno. Non solo di piede, mi spiegò. Di testa.
  • Cosa sia stato Lauda per i ferraristi non starò a ripeterlo. Il dramma del Ring lo sublimò nell'immaginario collettivo: ero ai box a Fiorano, imberbe cronistello sedicenne, quando venne a dirci, sfigurato dalle ustioni, che sarebbe andato a correre a Monza. C'è da qualche parte una foto in cui si coglie uno stupore sbigottito sulla mia faccia, lì accanto a lui: non credevo a quanto stavo vedendo. Niki è stato tutto questo e ancora molto altro. Il ritiro del diluvio nel Fuji non fu solo un episodio da dibattito. Fu l'esaltazione di una identità: perché quando Forghieri, per salvarne l'immagine, gli disse che si sarebbe preso lui la colpa, inventando un guasto tecnico, beh, Lauda rispose che no, grazie, lui si era fermato perché aveva paura di morire e tutti lo dovevano sapere. E il resto, fino al suo ruolo in Mercedes passando per la McLaren divisa con Prost, appartiene al repertorio di una esistenza da romanzo.
  • Io ho fatto il mestiere che ho fatto perché Niki Lauda entrò nelle mie fantasie di ragazzino. Un giorno glielo dissi pure. Mi rispose ridendo: "Beh, anke io sbagliato, talvolta..."

Note

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  1. Citato in (EN) The Last Ride, sportsillustrated.cnn.com, 9 maggio 1994.
  2. Citato in Marco Belloro, F1 | Lauda: "Verstappen è il talento del secolo", formulapassion.it, 16 maggio 2016.
  3. Citato in F1, Lauda: «Introduzione dell'Halo pessima decisione», corrieredellosport.it, 21 luglio 2017.
  4. Citato in Clay Regazzoni, I sessant'anni Ferrari, repubblica.it.
  5. Citato in Nel 1972 una svolta: nasce la pista di Fiorano, I sessant'anni Ferrari, repubblica.it.

Bibliografia

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Voci correlate

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Altri progetti

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