Paolo Condò

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Paolo Condò (1958 – vivente), giornalista e opinionista italiano.

Citazioni di Paolo Condò[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Io ricordo le Olimpiadi del '92, ero andato a vedere USA – Croazia di basket. C'era Kukoč che aveva appena firmato il suo ricchissimo contratto con i Chicago Bulls. In quella partita c'erano Barkley, Pippen e Jordan... e gli hanno fatto un culo, ma un culo, che era assolutamente visibile che l'avevano preso di mira, l'avevano massacrato. Poi negli spogliatoi sono andato a chiedere di questa cosa a Barkley, aspettandomi una risposta da calciatore educato dall'ufficio stampa, che mi dicesse: "No, è stata una vostra impressione; abbiamo giocato una partita normale". [...] E invece Barkley fu sincero al massimo, mi disse: "Abbiamo giocato così perché è immorale che uno guadagni quelle cifre senza aver dimostrato niente nella NBA". E io l'ho trovato un discorso altissimo, all'interno dell'economia di mercato. Per beccare tanti soldi devi prima dimostrare chi sei.[1]
  • Il calcio ha smesso da tempo di essere uno sport. Il calcio è "the global game" nel quale ci sono ogni tipo di finanzieri, ma anche tagliagole. Io ero anche andato in Colombia a fare servizi su Medellin e Pablo Escobar. C'era Arkan qui in Europa. Hai avuto davvero i peggiori elementi del pianeta che hanno posseduto squadre di calcio. Non ce la fai più a riportare il calcio dentro un alveo sportivo.[1]
  • Mourinho è un personaggio che vuole il comando, è un diavolo d'astuzia e scaltrezza, è un vincitore. Nel senso che sa usare tutti gli elementi del paesaggio, da quelli tecnici a quelli della comunicazione, per raggiungere il successo. Non so se ti è mai capitato di seguire dei corsi di judo: lì devi sfruttare il peso e i movimenti dell'avversario per buttarlo a tappeto. Mourinho è particolarmente abile in questo. Sa usare ogni parola che viene detta nel campo avverso, la prende, la trasforma, la rifinisce e la inserisce in un contesto diverso, creando confusione, muovendo le acque.[2]
  • [Nel 2017.] Trovo abbastanza bizzarro chiedersi se Guardiola sia finito, anche perché se Guardiola è finito il 99% degli allenatori non ha nemmeno mai iniziato. Detto questo, credo che ci sia una sorta di antipatia nei suoi confronti volta a sminuirne il valore. La frase che si sente spesso è "allora vinceva perché aveva Messi". No, non è vero. Quel gioco lì, innovativo e che resterà nella storia, il Barcellona non l'ha più replicato nemmeno quando a Messi hanno affiancato Suárez e Neymar. Questo ostracismo nei confronti di Guardiola mi rievoca quello che all'epoca fu messo sul conto di Sacchi: "vinceva grazie agli olandesi [Ruud Gullit, Frank Rijkaard e Marco van Basten]". La mia sensazione è che questo atteggiamento mascheri un'incapacità di accettare che qualcuno sia migliore di noi e realizzi qualcosa destinata a durare nel tempo e a generare delle ramificazioni, degli sviluppi. In questo senso io accomuno Guardiola a Cruijff, dal cui sistema di gioco è partito per poi apportarvi delle innovazioni importantissime, strepitose.[3]
  • Secondo me, José Mourinho è il diavolo: è un diavolo per il quale provo una fascinazione strepitosa. [...] Sono un grande appassionato di intelligenza, e l'intelligenza di José Mourinho è qualche cosa di soprannaturale, per me. È un tipo di intelligenza astuta, è un tipo di intelligenza anche cattiva: è un tipo di intelligenza alla Andreotti, per chi di voi è abbastanza vecchio da ricordarsi l'uomo politico probabilmente più influente della storia italiana del dopoguerra, e che sicuramente era di un cinismo clamoroso. [...] Il modo in cui Mourinho solletica il mio "lato oscuro" è fantastico.[4]
  • Io non sono un nostalgico. Per principio non dirò mai che lo sport di una volta è migliore dello sport di oggi. Siamo in presenza di un'evoluzione. Al mondo c'è anche chi rimpiange le racchette di legno nel tennis. Secondo me, invece, l'innovazione porta sempre un miglioramento.[5]
  • Mi fanno ridere quegli allenatori che dicono "Ah, io penso solo al campo, io guardo soltanto al campo": non è così, perché per essere un grande allenatore dell'era moderna tu devi essere capace di maneggiare il rapporto con i tifosi, devi essere capace di gestire il rapporto con la stampa, devi essere capace di fare tantissime altre cose e non soltanto il tattico.[4]
  • Lauda usciva da ogni racconto come un gigante, non tanto per le sue evidenti qualità di pilota e poi di manager quanto per quell'indipendenza di pensiero che è sempre stata la sua cifra originale. È sempre bello, anche perché raro, scoprire che un tuo idolo d'infanzia è anche una persona degna di essere ammirata a 360 gradi.[6]

Duellanti – Intervista a Paolo Condò

Intervista di Giuseppe Simone, Juveatrestelle.it, 10 novembre 2016

  • Ci sono molti allenatori che ritengono le conferenze stampa un fastidio e non una parte necessaria della loro professione e le eliminerebbero volentieri. Da Mourinho in poi, invece, ci si è resi conto che una conferenza stampa fatta in un certo modo può portare dei vantaggi, può galvanizzare i propri giocatori, può spaventare i giocatori avversari, può seminare il nervosismo e l'eccitazione nei tifosi.
  • Guardiola è il tipo di allenatore ma anche il tipo di uomo, se vogliamo, che praticamente non si accontenta mai. Ritiene il suo lavoro, allenare le squadre, un'opera continuamente aperta, sempre da innovare, sempre da migliorare e così via. E se si ferma viene raggiunto dagli altri, perché anche gli altri corrono.
  • [Su Antonio Conte] È la creazione molto aggressiva di un disegno nel quale Conte è come se giocasse col joystick. Lui dice ai giocatori tutto quello che devono fare e, in questo modo, li guida alla vittoria. In questo senso Conte ha una magia straordinaria, nel migliorare i giocatori.
  • Ogni giornalista, ogni bravo giornalista ha le sue fonti, delle persone che gli raccontano delle cose. Più il giornalista è bravo più queste sono fonti importanti che raccontano delle cose che poi si verificano. Però c'è anche da tener presente che esistono delle fonti che curano loro interessi e quindi ti raccontano delle cose perché magari sperano che accadano. Il gioco consiste nell'avvicinare quanto più possibile la verità senza cadere nella trappola di qualcuno che ti vuole usare per diffondere la sua verità.

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Timothy Small, Maestri: Paolo Condò, Ultimouomo.com, 13 novembre 2015.
  2. Dall'intervista di Liborio Conca, Guardiola e Mourinho, i duellanti, Minimaetmoralia.it, 26 dicembre 2016.
  3. Dall'intervista di Luigi Fattore, A lezione da Mister Condò, Rivistacontrasti.it, 3 aprile 2017.
  4. a b Da Intervista a Paolo Condò, Casainter.it, 9 agosto 2017.
  5. Dall'intervista di Jacopo Gramegna, NBA Confidential: Paolo Condò, Nbareligion.com, 29 gennaio 2018.
  6. Da Quell'ultimo viaggio di Lauda vestito d'amore Ferrari, SportWeek, nº 24 (941), 15 giugno 2019, p. 12.

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