Pitigrilli

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Dino Segre, noto con lo pseudonimo di Pitigrilli (1893 – 1975), scrittore e aforista italiano.

Citazioni di Pitigrilli[modifica]

  • Alcuni mesi fa settecentomila imbecilli hanno speso tre lire ciascuno affinché uno di essi vincesse un milione. Era la lotteria per fornire di un cannocchiale l'osservatorio astronomico della Repubblica d'Andorra, che fino allora aveva sempre osservato le stelle a occhio nudo. Uno di quei settecentomila imbecilli sono io, ma fra me e gli altri corre una piccola differenza: che agli altri è rimasto il biglietto, e a me è toccato il milione. (dalla novella La mia maestra di francese della raccolta I vegetariani dell'amore, ed. Sonzogno, 1931)
  • "Andiamo meglio?" domandò il medico illustre prendendo il polso di Tito. "Andiamo meglio?".
    "Sì. Andiamo."
    E spirò. (da Cocaina, 1921)
  • Curarsi [...] per certe malattie è come imparare a nuotare. In caso di naufragio non serve che a prolungare l'agonia. (da I vegetariani dell'amore, Sonzogno)
  • E qualunque possa essere il giudizio che abbiamo dato degli uomini, concludiamo con Henry Becque: «Vivano le persone oneste! Sono ancora meno canaglie delle altre!» (da Ribalta, Napoli, aprile 1973)
  • Egli sapeva che le fanciulle cominciano con un ritardo di cinque minuti e finisco con i ritardi di quindici giorni e anche più. Tutta la morale sessuale non tende, in fondo, che a scongiurare, nelle fanciulle, il pericolo dei ritardi. (da Cocaina, 1921)
  • Firenze è una città per sposi; Venezia, per amanti; Torino, per i vecchi coniugi che non hanno più nulla da dirsi. [1]
  • I medici senza clienti si chiamano scienziati. [1]
  • Il buon senso è il senso del momento. (da La maledizione, VIII)
  • Il paradosso sta al ragionamento come il jiu-jitzu sta alla lotta greco-romana. [1]
  • Il suo libro su Papa Giovanni è per me un balsamo. L'ho letto una volta e lo rileggo ancora. Ho ammirato molto anche la presentazione.[2]
  • La medicina è l'arte di accompagnare con parole greche all'estrema dimora. (da La vergine a 18 carati, Sonzogno, 1936)
  • La prefazione è quella cosa che si scrive dopo, si stampa prima, e non si legge né dopo né prima. [1]
  • La sola autentica sclerosi è la sclerosi dello spirito. (da Il dito nel ventilatore)
  • L'intelligenza nelle donne è un'anomalia che si incontra eccezionalmente come l'albinismo, il mancinismo, l'ermafroditismo, la polidactilia. (da L'esperimento di Pott, 132)
  • Mano fredda, cuore caldo. Anche in francese si dice cosi: anche in russo, anche in arabo. Questo dimostra che l'imbecillità è universale. [1]
  • Modestia: Falsa modestia? Ma la modestia è sempre falsa![1]
  • Non c'è da vergognarsi a cambiare idea ogni giorno: per cambiare idea bisogna aver idee di ricambio. [1]
  • Non datemi consigli: so sbagliare da me. (da L'esperimento di Pott)
  • Non leggo i poeti, questi imbottigliatori di nuvole; apprezzo invece le mirabili acrobazie che si possono compiere sulla sbarra fissa della matematica. (da L'esperimento di Pott)
  • Per capire i paradossi bisogna essere intelligenti, per seguirli imbecilli.[1]
  • Quando t'imbatti in un moralista, consideralo con rispetto, ad una prudente distanza, perché la morale è come la trichina: vive nella carne del porco. [1]
  • Si nasce incendiari e si finisce pompieri. (da Pitigrilli parla di Pitigrilli)
  • Si può passare la giovinezza, nomadi, nelle camere d'albergo, in attesa dell'ignoto, alla ricerca dell'impossibile, in agguato della bella sconosciuta; ci si può inebriare a tutti i profumi, stordire a tute le musiche... Ma giungendo al passaggio a livello della maturità si sente il bisogno di piantare i chiodi nelle pareti di una piccola casa nostra, si pensa con desiderio a un sano profumo di caffé tostato e alla musica di una macchina da cucire. (da Ribalta, Napoli, aprile 1973)
  • Si può radere l'erba lungo la marina e stendere i nastri di macadam delle autostrade; si può squadrare l'azzurro per mezzo del cemento armato dei grattacieli, ma la poesia dell'infinito e la musica del mare rimangono. (da Ribalta, Napoli, aprile 1973)
  • Verranno, verranno i poveri diavoli delle barricate. E sulle macerie delle case, degli uomini alzeranno l'architettura solenne della verità. Con il pessimismo ottimista, con la morale immorale. (da La cintura di castità; citato in Leo Longanesi, In piedi e seduti, Longanesi & C., 1968)

La donna di 30, 40, 50, 60 anni[modifica]

  • È consigliabile servirsi della menzogna solo nelle grandi occasioni, considerandola come un rimedio eroico al quale si mette mano solo nei casi di emergenza: la menzogna è uno di quei medicinali che presentano rischio di assuefazione. (Mentire)
  • Il critico [d'arte] è un signore come te e come me, al quale piace o non piace; talvolta deve scrivere che non gli piace. E scrive che gli piace, anche se non gli piace, quando lo pagano. (Fessi, furbi e viceversa)
  • Il paradosso è un'elegante cravatta che a tirarla troppo diventa nodo scorsoio. (La decadenza del paradosso)
  • Il tatto è l'arte di camminare sulla carta bagnata senza lacerarla. (Kamatoto)
  • In materia d'amore tutti sappiamo scrivere, ma nessuno sa leggere. (Le amanti)
  • La scuola è, nel concetto del popolo, un locale chiuso, riscaldato, con sedili comodi, ove si mandano i ragazzi per toglierseli dai piedi, e dove s'imparano provvisoriamente delle cose, che dopo l'esame sarà doveroso dimenticare. (A che serve)

L'ombelico di Adamo[modifica]

  • Qualcuno ha detto che per conoscere un uomo bisogna aver consumato non so quante tonnellate di sale in sua compagnia. Non è vero. Basta un pranzo, e che lo paghi lui. (p. 16)
  • Exitus è la parola che usano i medici per non essere compresi dal malato quando alludono alla morte. (p. 17)
  • Arrestarsi significa indietreggiare. (p. 24)
  • Sono donne fatali quelle che fra sé stesse e l'uomo che le cerca hanno messo qualche difficoltà o hanno creato qualche complicazione. Nulla di più. [...] Le donne fatali la danno a intendere facilmente al gran pubblico abbagliato dal loro convenzionale splendore, e a quello sciagurato che ne è vittima cieca. Ma non la danno a intendere alla loro cameriera, alla sarta, alla pettinatrice, alla chiromante. (pp. 38-39)
  • Gli scrittori che rileggono i loro vecchi libri non ne scrivono dei nuovi, e le donne cominciano a non essere più belle il giorno che si compiacciono nell'ammirare le loro antiche fotografie, e cessano di essere eleganti quando cercano nei loro cassetti, con nostalgia, i nastri e le penne del loro antico splendore. Bisogna considerare la vita come un giardino, e non come le pagine secche di un erbario. (p. 184)
  • È una donna e perciò vede la vita come non la vediamo noi, e certe volte ci insegna a guardarla; comprende sfumature, percepisce sottigliezze che i nostri sensi non registrano; sa trovare nel vocabolario quell'aggettivo che a contatto con un sostantivo crea imprevedibili effetti. Se è vero che la donna è il complemento spirituale dell'uomo, essa vede l'altra faccia della verità. (p. 197)

Queste coteste e quelle[modifica]

  • Quando si è vissuto contro corrente, la più bella morte è seguire la corrente, e la più intelligente eccentricità per un uomo eccentrico è morire nella normalità (Ultime volontà, p. 16)
  • Se un giornalista dovesse scrivere solamente le cose alle quali crede, i giornali uscirebbero in bianco. (Lezione di grafologia, p. 35)
  • La sigaretta fu inventata dagli scrittori per collocare un asterisco fra due periodi. (Cap. Lezione di grafologia, p. 38)
  • Se la donna non fosse assurda, irrazionale, volubile, incoerente, folle, traditrice, non esisterebbe materia per la letteratura. (Conferenza-stampa, p. 62)
  • Quando uno è cafone, il denaro ne esalta la cafoneria, ma offre di pagare ai propri figli una serie di educatori che riparino agli errori ereditari delle famiglie mediocri. (Un perfetto gentleman, p. 63)

Incipit di alcune opere[modifica]

Cocaina[modifica]

Nel collegio dei Barnabiti aveva imparato il latino, a servir messa ed a giurare il falso. Tre cose di cui si può aver bisogno da un momento all'altro. Ma uscendo dal collegio le dimenticò tutte e tre. Studiò medicina per alcuni anni; ma all'esame di patologia chirurgica gli dissero: «Non posso permetterle di dare l'esame con la caramella all'occhio. O si toglie la caramella o non dà l'esame» «Ebbene, io non dò l'esame» rispose Tito alzandosi. E rinunziò alla laurea.

La piscina di Siloe[modifica]

È un libro difficile a scriversi, perché lo scrittore ha una tendenza congenita a "fare il libro". Gli pare che that is a question dica di più che questo è il problema, e il concettino fra virgolette lo seduce come se quelle due virgolette testimoniassero in suo favore e gli accordassero un certificato d'origine: fabriqué a Paris.
Racconterò a Gianni, a Pym, ai giovani come ho trovato Dio, direi se non fosse superbia: come Dio mi ha cercato, se non fosse orgoglio. Resisterò alla tentazione di narrare a guisa di preambolo le conversioni celebri, di iniziare i capitoli con gli inevitabili versi di Peguy, di ricordare i Padri della Chiesa, di appellarmi ai testi di ascetica, che del resto non conosco. Cadrò in errori dogmatici: nessun vescovo mi darebbe l'imprimatur.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i Citato in Dizionario umoristico.
  2. Da una lettera a Paolo Tanzella; citato in Presenza cristiana, n. 15, Andria.

Bibliografia[modifica]

  • Dino Provenzal, Dizionario umoristico, Ulrico Hoepli, Milano, 1935.
  • Pitigrilli, Cocaina, Bompiani-RCS S.p.A., Milano, 1999. ISBN 88-452-4061-4
  • Pitigrilli, Dizionario Antiballistico, Sonzogno, Milano, 1962.
  • Pitigrilli, Esperimento di Pott, Sonzogno, Milano, 1929.
  • Pitigrilli, L'ombelico di Adamo, Sonzogno, Milano 1951.
  • Pitigrilli, La donna di 30, 40, 50, 60 anni, Sonzogno, Milano, 1967.
  • Pitigrilli, La piscina di Siloe , Bompiani-RCS S.p.A., Milano, 1999. ISBN 88-452-4065-7
  • Pitigrilli, Queste coteste e quelle, Sonzogno, Milano, 1968.

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