Radu Florescu e Raymond T. McNally

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1leftarrow blue.svgVoci principali: Radu Florescu, Raymond T. McNally.

Storia e mistero del Conte Dracula[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Per quanto riguarda il personaggio storico di Dracula, gli storici ufficiali del Partito Comunista lo descrivevano come un eroe nazionale e sminuivano o razionalizzavano la sua crudeltà. Nessuno comunque dimostrò un'adorazione così esplicita per l'eroe più del dittatore Nicolae Ceausescu che, secondo fonti autorevoli, mostrava diversi aspetti in comune con Dracula e spesso i rivoluzionari lo ritraevano come un vampiro munito di lunghe zanne. Un incredibile esempio di questa ammirazione è la celebrazione, avvenuta nel 1976, del cinquecentenario della morte di Dracula: in tutta la Romania, i membri del Partito Comunista scrissero elogi dell'eroe e un gran numero di monografie, romanzi, opere d'arte, film e persino un francobollo commemorativo, apparvero in onore dell'Impalatore. (pp. 13-14)
  • In una classifica di criminali famosi, Dracula sarebbe stato sicuramente in gara per il primo premio con Cesare Borgia, Caterina de' Medici e Jack lo Squartatore, grazie non solo all'altissimo numero delle sue vittime, ma anche alla raffinatezza della sua crudeltà. (p. 18)
  • Nel corso della sua vita, Dracula ottenne fama e notorietà in tutta Europa, ma mai un tale riconoscimento come personaggio pubblico fu dimenticato così velocemente dai posteri. Infatti, quando Stoker parlò per la prima volta di Dracula nel XIX secolo, ben pochi dei suoi lettori sapevano che l'autore stava descrivendo un personaggio storico. Uno dei motivi era rappresentato dal fatto che le storie su Dracula circolavano in lingue diverse (tedesco, ungherese, romeno, slavo, greco, turco) e in mondi diversi, poco collegati l'uno all'altro. Il maggiore ostacolo tuttavia era rappresentata dalla confusione causata dal nome stesso. Si trattava del Dracula "figlio del diavolo", del figlio dell'uomo che apparteneva all'Ordine del Drago o era semplicemente Dracula l'Impalatore? Non sorprende quindi il fatto che gli studiosi bizantini considerassero come eroici gli atti di Dracula contro i turchi, i ricercatori tedeschi giudicassero atroci le azioni del "diavolo" nei confronti dei compagni sassoni e che i romeni studiassero le vicende dell'Impalatore: gli studiosi di conseguenza, non considerando queste azioni come l'opera dello stesso individuo e solo di recente gli storici romeni sono riusciti a mettere insieme alcune delle tessere dell'incredibile storia di Dracula. (pp. 19-20)
  • L'imperatore tedesco Sigismondo di Lussemburgo e la sua seconda moglie, Barbara von Cilli, avevano istituito nel 1378 l'Ordine del Drago, una confraternita segreta a carattere religioso e militare, che aveva lo scopo di proteggere la Chiesa cattolica dagli eretici, come per esempio gli ussiti, che costituivano una pericolosa minaccia per l'Europa centrale. Un altro obiettivo dell'Ordine era l'organizzazione di una crociata contro i turchi che avevano invaso gran parte della penisola dei Balcani. (p. 29)
  • Dal punto di vista storico, la Transilvania è sempre stata collegata sia al principato di Valacchia che a quello della Moldavia. Quando nel 271 d.C. le legioni romane evacuarono la provincia della Dacia, conquistata poco tempo prima, la maggior parte della popolazione romanizzata cercò rifugio tra le montagne, nel tentativo di sfuggire alle invasioni orientali nell'altopiano della Transilvania. In questo modo la popolazione daco-romana sopravvisse intatta alle ondate di goti, unni, slavi e persino ungheresi e bulgari, che altrimenti avrebbero sicuramente cancellato la lingua e le tradizioni latine di quella popolazione. Solo quando il torrente di invasioni finì, i romani ritornarono a valle, anche se lo fecero gradualmente, lasciando poco a poco i loro nascondigli montani. Generazione dopo generazione, a partire dal XIII secolo, si spinsero lentamente verso la pianura e alla fine raggiunsero il Danubio e il Mar Nero a sud, il Prut e il Dniestr a nordest, in altre parole i confini della moderna Romania e anche in parte quelli che una volta erano i confini della Dacia. Nel caso dei valacchi, non c'era niente di più tipico della loro tendenza a rivolgersi alla Transilvania per cercare rifugio e nulla meglio dimostra la reticenza ad abbandonare le montagne della scelta delle prime capitali del principato: la prima, Cimpulung, fondata agli inizi del XIV secolo, si trova infatti sul limitare delle Alpi transilvane. (p. 30)
  • A quell'epoca circolava la voce che il fratello minore di Dracula, Radu il Bello, a causa del suo lungo soggiorno nella capitale turca, volesse stabilirsi in un luogo più vicino a Costantinopoli, anche perché non era indifferente ai piaceri dell'harem del sultano. I maldicenti infatti lo accusavano, soprattutto a causa del suo bell'aspetto, di essere uno dei tirapiedi dell'harem maschile di Mehmed, erede al trono ottomano, e di conseguenza di dover esser sempre a disposizione del suo signore. In ogni caso il regno di Radu segnò il capovolgimento della fase eroica nella storia della Valacchia e l'inizio della resa condizionata al sultano, dal momento che la relazione tra la Valacchia e Costantinopoli continuò a essere regolata da trattati in cui i principi locali figuravano come vassalli del sultano. (pp. 31-33)
  • La reazione di Dracula alla pericolosa relazione con i turchi fu totalmente opposta, anzi, gli anni di prigionia sono la dimostrazione della sua personalità ambigua e perversa. A partire da quel periodo, infatti, Dracula si convinse dello scarso valore della natura umana: la vita non valeva nulla – dopo tutto la sua stessa vita era in pericolo se suo padre si fosse dimostrato sleale nei confronti del sultano – e l'etica non aveva posto negli affari di stato. Non aveva bisogno di nessun Machiavelli che lo istruisse sull'amoralità della politica. I turchi gli insegnarono la loro lingua e Dracula arrivò a parlarla come un nativo; lo introdussero ai piaceri dell'harem, dato che le condizioni della prigionia non erano molto severe e completarono la sua educazione al cinismo tipicamente bizantino, particolarità ereditata dai greci. (p. 34)
  • Di fronte alle atrocità commesse da Dracula non bisogna dimenticare che la sua personalità aveva due facce: da un lato il torturatore e l'inquisitore che utilizzava deliberatamente il terrore come strumento politico e la pietà per purificare la propria coscienza; dall'altro il precursore di Machiavelli, un convinto nazionalista e un incredibilmente moderno uomo di stato che giustificava le sue azioni seguendo la raison d'etat. (p. 41)
  • In Valacchia, la figura di Dracula è ricordata in numerose ballate popolari e nei racconti dei contadini, specialmente nei villaggi di montagna che circondano il castello di Dracula, la zona in cui è più presente nella memoria degli abitanti. Nonostante le distorsioni dovute al tempo, alle traslitterazioni e alle alterazioni della fervida fantasia dei contadini stessi, rimane indubbio che l'epopea popolare riveste un ruolo fondamentale nella ricostruzione del passato. A differenza delle tradizioni tedesche, turche e in parte russe, nel folclore romeno Dracula non era descritto come un personaggio totalmente negativo. I tedeschi transilvani lo odiavano perché aveva massacrato le loro comunità, i russi perché aveva abbandonato la fede ortodossa e i turchi perché aveva osato combatterli. Il folclore romeno, che rappresenta ovviamente il prodotto dell'immaginazione dei contadini e non dei narratori boiari, a cui Dracula doveva il soprannome di Implatore, ha in un certo senso tentato di giustificare le crudeli idiosincrasie del principe, che viene descritto come una sorta di Robin Hood, spietato nei confronti dei ricchi e potente alleato dei poveri. Nelle leggende che circolano il personaggio di Dracula si può notare qualche elemento della figura dell'haiduc, il barone ladro dei Balcani. La visione eroica delle azioni di Dracula era sicuramente ingigantita, esagerata, ma sopravvisse per secoli. Poiché Dracula si dimostrò un guerriero coraggiosissimo, i contadini erano orgogliosi dei suoi successi militari, indipendentemente dai metodi che adottava per ottenere la vittoria. Il suo principale obiettivo, liberare il paese dagli infedeli stranieri, non cristiani, rappresentò la scusa principale per giustificare l'impalatura dei boiari, i cui intrighi indebolivano lo stato valacco e per dimenticare le atrocità commesse sui meno fortunati e gli invalidi, tutti coloro insomma che non potevano servire lo stato, specialmente in tempo di guerra. (p. 48)
  • I crimini di Dracula, la raffinatezza della sua crudeltà, meritano un capitolo a sé. L'impalatura, un metodo di tortura probabilmente inventato dai turchi, era la sua tecnica preferita per eliminare gli avversari. Le gambe della vittima venivano solitamente legate a un possente cavallo mentre il palo veniva introdotto con cautela, per non uccidere la vittima all'istante. A volte Dracula dava istruzioni speciali ai suoi aiutanti e faceva arrotondare la punta dei pali, altrimenti le ferite avrebbero procurato alle vittime una morte subintanea, mentre Dracula preferiva godersi la loro lenta agonia. Questo tipo di tortura poteva durare molte ore, a volte parecchi giorni; inoltre Dracula aveva concepito diverse forme di impalatura, a seconda dell'età, della classe sociale e del sesso delle vittime. (p. 57)
  • La sua ingegnosità, le sue azioni valorose, le tattiche e le strategie che adottò, gli procurarono una notorietà in Europa pari a quella dovuta alle atrocità inflitte ai suoi stessi sudditi. Mentre le famose impalature furono ricordate nelle leggende popolari, i suoi atti di eroismo durante le crociate contro i turchi venivano lodate nelle cronache ufficiali del tempo. (p. 60)
  • Dracula fu l'unico sovrano a rispondere immediatamente alla richiesta papale [per una crociata contro i turchi] e la sua coraggiosa azione fu lodata dai delegati ufficiali di Venezia, Genova, Milano e Ferrara, e anche da papa Pio II. Nonostante disapprovassero alcune delle sue tattiche più crudeli, tutti ammiravano il suo enorme coraggio e la sua volontà di combattere in difesa del mondo cristiano. (p. 63)
  • La campagna danubiana aveva confermato la reputazione di Dracula, valoroso crociato e prode guerriero per la cristianità. In tutta l'Europa centrale e occidentale si cantavano i Te Deum e le campane suonavano da Genova a Parigi in segno di gratitudine per aver dato un nuovo impulso alle crociate e per aver sostituito valorosamente il grande Hunyadi. La coraggiosa offensiva di Dracula diede una nuova speranza di liberazione ai popoli soggiogati della Bulgaria, della Serbia e della Grecia. A Costantinopoli regnava un'atmosfera di lutto, costernazione e paura e alcuni dei leader turchi, temendo la furia dell'Impalatore, progettarono di fuggire attraverso il Bosforo e di rifugiarsi in Asia Minore. (p. 68)
  • Le analogie tra il castello di Dracula descritto da Stoker e il vero castello di Bran sembrano troppo precise per costituire semplici coincidenze. Fin dalla prima edizione di questo libro, Bran è sempre stato erroneamente descritto dai funzionari del Ministro romeno del Turismo come il castello di Dracula, forse perché costituisce uno degli edifici più pittoreschi della Transilvania e probabilmente anche perché il vero castello del principe ad Arges non è altrettanto fotogenico ed è difficile da raggiungere. I "Dracula tour" (alcuni dei quali sponsorizzati dalle associazioni di appassionati di Dracula), i film su di lui e tutte le attività commerciali collegate in qualche modo alla sua figura, hanno sfruttato l'immagine del castello di Bran proprio per le sue caratteristiche. Si dice persino che poco tempo fa gli agenti di Michael Jackson abbiano chiesto di affittare la fortezza teutonica per una somma considerevole, probabilmente perché avrebbe potuto costituire il palcoscenico più adatto per il cantante, allora molto popolare in Romania. (p. 85)
  • I contadini della zona citano spesso il castello, ma raramente osano visitarlo, perché secondo i superstiziosi, lo spirito di Dracula vi si aggira ancora. Durante una delle nostre visite incontrammo un contadino incaricato di sorvegliare il castello durante la notte e notammo che leggeva senza sosta una Bibbia malconcia, allo scopo di allontanare gli spiriti malvagi. (p. 97)
  • Le aquile che nidificano nella zona del castello sono probabilmente attratte dal gran numero di piccoli animali da preda. Intorno ai bastioni circolano infatti conigli, ratti, serpenti, qualche pecora smarrita, capre di montagna, molte volpi e persino linci e orsi. Ma il visitatore più pericoloso è sicuramente il lupo e infatti Stoker narra nel suo romanzo che l'ululato dei lupi accompagnava la carrozza di Dracula. Se non trovano abbastanza prede durante l'inverno, i lupi possono attaccare l'uomo. Anche i cani selvatici ululano spesso durante la notte – e in particolare, secondo le leggende, quando c'è la luna piena – facendo rabbrividire di paura anche i più temerari. Ecco perché il fatto di passare la notte nei pressi del castello di Dracula costituisce ancora una prova di coraggio; anche se gli avventurosi studenti dell'Università di Bucarest tentano la fortuna sfidano lo spirito di Dracula, non si possono biasimare i superstiziosi contadini dell'area per il fatto di tentare di sfuggirlo in ogni modo. (p. 98)
  • Con l'avvento del turismo si sono verificati inevitabili cambiamenti; lungo la strada ai piedi della montagna alcuni cartelli indicano la direzione per il castello. Se Dracula potesse vedere le recenti trasformazioni subite dal suo rifiugio montano, la sua tardiva notorietà e la commercializzazione, proprio lui che amava la solitudine e non si fidava degli uomini, ne sarebbe sicuramente disturbato. Nonostante tutto però, lo spirito dell'autentico Dracula pervade ancora questo luogo maestoso e l'area circostante giace sepolta dall'intricata vegetazione montana durante l'estate e da una spessa coltre di neve in inverno, un mantello dignitoso per un tempio principesco. (pp. 100-101)
  • Dracula passò più giorni in prigione che sul trono: il suo primo periodo di prigionia, presso i turchi, iniziò quando non aveva più di quindici anni. Le terribili esperienze che visse sembrarono convincerlo che la vita era incerta e valeva poco. Suo padre era stato assassinato, uno dei suoi fratelli sepolto vivo, altri parenti uccisi o torturati, sua moglie si era suicidata; inoltre, i suoi cittadini cospiravano contro di lui; suo cugino, che gli aveva giurato amicizia eterna, lo aveva tradito; ungheresi, tedeschi e turchi volevano vendicarsi su di lui. Rivedendo la vita di Dracula alla luce della prigionia e dell'instabilità dei suoi primi anni di vita, si fa sempre più chiaro il concetto che l'orrore genera orrore. (p. 120)
  • A Snagov è ancora molto viva nella memoria dei contadini una leggenda popolare, che si è diffusa nei villaggi che circondano il lago. Nella fantasia di alcuni anziani, la terribile figura dell'Impalatore domina ancora la piccola chiesa, tormentando i più superstiziosi. Dracula riusciì infatti a imprimere la sua personalità sui mattoni e le pietre dell'unica cappella rimasta, che probabilmente costruì lui stesso e in cui, secondo la tradizione, giace il suo corpo. (p. 136)
  • Fin dai tempi di Dracula, un'ondata di violenza si abbatté su Snagov e una piccola porzione della sua tragedia è conservata nelle mura e nel freddo pavimento di pietra della piccola chiesa. È ancora possibile leggere le iscrizioni originali in slavo dei nomi delle vittime dei Dracula che ogni secolo aggiungeva alla lista non scritta. (p. 138)
  • Data la terribile reputazione di Dracula, l'odio dei suoi nemici politici e i crimini commessi sull'isola in varie occasioni, non è ragionevole aspettarsi che la tomba rimanesse intatta. Tutte le possibili spiegazioni sulla scomparsa dei resti di Dracula e il possibile trasferimento del suo corpo, hanno solamente reso ancora più intricato il mistero che continua a stimolare nuove ricerche archeologiche. (p. 148)
  • Alcuni contadini sono ancora convinti che in caso di bisogno Dracula risorgerà per salvare il popolo romeno. E forse è proprio per questo che Ceausescu, disperato in seguito alla rivoluzione del dicembre 1989, diresse subito il suo elicottero verso Snagov. Aveva sicuramente bisogno dell'aiuto di Dracula e potrebbe persino aver tentato di mettersi in contatto con lo spirito del grande "non morto". (p. 148)
  • Il concetto di vampirismo è da rintracciare in tempi remotissimi, quando un cacciatore primitivo scoprì che mentre il sangue usciva dalla ferita di un animale o di un uomo, anche la vita se ne andava. Ecco perché gli uomini primitivi si cospargevano di sangue e a volte lo bevevano: il sangue era fonte di forza e vitalità. Così il concetto di bere sangue per riacquistare le forze entrò a far parte della storia. (p. 182)
  • Una delle teorie concepite per spiegare la diffusione delle leggende vampiresche in Transilvania, sostiene che, dal momento che i mongoli tibetani credevano sia nei vampiri sia nel dio pipistrello, potrebbero essere venuti in contatto con i numerosi popoli asiatici che migrarono in Transilvania. Sia gli ungheresi (magiari) che gli szekely della Transilvania si spostarono inizialmente dall'Asia all'Europa. In questo contesto è interessante notare che nel romanzo di Stoker, Dracula sostiene di discendere dagli szekely. Un'altra toeria sui motivi dell'evidente abbondanza di leggende vampiresche in Transilvania prende in considerazione il fatto che la regione è abitata da un gran numero di gruppi etnici diversi, che hanno dato vita a un elaborato miscuglio di folklore tedesco, ungherese, zingaro e romeno. (pp. 185-186)
  • La maggior parte dei romeni crede che la vita dopo la morte non sia molto diversa dall'esistenza terrena. Dal momento che non è diffusa la credenza in un mondo puramente spirituale, molti ritengono che, dopo la morte, un non-morto possa aggirarsi sulla terra proprio come un essere vivente. Tuttavia i morti viventi non sono sempre dei vampiri, infatti il termine romeno per indicare un non-morto, moroi, è più diffuso di strigoi, che significa vampiro o bevitore di sangue. Comunque, sia i vampiri che i non-morti vengono eliminati con gli stessi metodi. (p. 187)
  • La figura del vampiro, una creatura che da uomo si trasforma in mostro, è senza dubbio tragica, spaventosa, senza speranza, pietà, o risposte. Per sopravvivere deve bere il sangue delle sue vittime e la possibilità di una morte definitiva gli è preclusa. E così continua a vivere: vuole vivere e vuole morire al tempo stesso, non è veramente vivo ma nemmeno morto. Il folclore vampiresco non poggia su basi scientifiche e tuttavia è sostanzialmente vero. Come attestano tutte le tradizioni e le leggende sui vampiri, l'uomo non teme solo la morte, ma anche cose che vanno ben al di là di essa. (p. 192)
  • La maggior parte delle persone è rimasta così colpita dalla versione cinematografica che pochi ricordano la vera trama del romanzo di Stoker. Stoker decise di raccontare la sua storia attraverso i diari dell'avvocato inglese Jonathan Harker e della sua fidanzata Mina Murray, le lettere di Mina alla sua amica Lucy Westenra e la testimonianza del dottor John Steward su di un disco fonografico; quest'ultimo dettaglio rappresentava senza dubbio un'importante novità a quell'epoca. La trama di base è piuttosto semplice, ma la maggior parte del pubblico ricorda meglio il film del libro. (p. 199)
  • I racconti dell'orrore esplicitamente realistici di Mary Shelley, Maturin e Rymer rappresentarono le fondamenta su cui Stoker basò la sua storia, perché come loro presentò il vampiro come un fenomeno reale. Il suo Dracula è e rimane un vampiro, completamente diverso da alcuni romanzi gotici in cui quello che sembrava un fantasma sanguinario si rivelava semplicemente un essere umano ferito. Senza dubbio il romanzo di Stoker non conteneva alcun tentativo di giustificare l'esistenza dei vampiri, ma rese il vampiro un personaggio contemporaneo: un vampiro che vive e passeggia per le strade dell'Inghilterra vittoriana – una differenza notevole rispetto ai primi romanzi gotici, in cui si utilizzavano personaggi storici e ambientazioni medievali. (p. 210)
  • Il nome Van Helsing deriva probabilmente dal nome danese del famoso castello di Dracula, Elsinore – Helsingor infatti significava "L'isola di Helsing". Stoker sembra identificarsi molto con il personaggio di Van Helsing, anche considerando che gli dà il suo stesso nome e quello di suo padre, Abraham. (p. 214)
  • Il dottor Abraham Van Helsing è in realtà il vero eroe del romanzo perché parte avvantaggiato grazie alla sua vasta esperienza: sa che Dracula è relativamente innocuo durante il giorno e che può essere allontanato con l'aglio o con la croce. Il professor Van Helsing conosce la scienza e l'occulto, li domina entrambi, è saggio e potente. Van Helsing si dimostra inflessibile nel giudicare l'ignoranza degli altri scienziati e indomito nell'affrontare il vampiro stesso. (p. 214)
  • Madame Gerard fornì a Stoker valide informazioni sul folclore vampiresco transilvano, e rappresentò un'utile fonte di ispirazione per la sua storia. (p. 218)
  • La storia può essere interpretata con diverse chiavi di lettura. Alcuni la vedono come una parodia o un'allegoria cristiana – il conte Dracula come la controparte maligna di Gesù Cristo, pronto a offrire la vita eterna a chi beve il suo sangue – altri indicano un significato occulto nascosto, altri ancora considerando il romanzo come una dimostrazione razzista o antirazzista. (p. 221)
  • Il bizzarro personaggio di Renfield, la cui folia è descritta superbamente, fornisce le indicazioni principali per il mistero del romanzo, sebbene i suoi commenti vengano spesso ignorati sia dagli altri personaggi che, a volte, dai lettori stessi, perché molti lo considerano semplicemente un folle. Renfield invece ha capito la natura del conte Dracula: è un parassita che succhia la vita dalle creature viventi per prolungare la propria esistenza innaturale. (p. 221)
  • Stoker sapeva ciò che un suo contemporaneo, Sigmund Freud, stava iniziando a scoprire, cioè che raramente le cose sono ciò che sembrano. Il conte Dracula sembra un gentiluomo ma in realtà è un predatore, Renfield sembra pazzo ma molto spesso non lo è. Stoker era affascinato da maschere e travestimenti: uno dei suoi ultimi libri, intitolato Famous Imposters (Impostori famosi) (1910), è incentrato su storie di donne che si travestivano da uomini e viceversa. (p. 222)
  • Dracula è un solitario, mentre i suoi nemici riescono a vincerlo solo se si alleano. Il messaggio è chiaro: se si uniscono le forze della comunità e la buona volontà, si può sconfiggere il male. (p. 223)

Explicit[modifica]

  • Dracula ci insegna a confrontarci con una teoria che conosciamo per esperienza, ma spesso non vogliamo ammettere, cioè raramente le cose sono ciò che sembrano. Sappiamo che Dracula rappresenta ciò che Freud chiamava arcano, ciò che avrebbe dovuto rimanere nascosto ma alla fine viene in superficie. C'è qualcosa in Dracula il vampiro che risulta al contempo alieno e familiare e che tentiamo di non riconoscere, perché vediamo sempre la nostra immagine riflessa in uno specchio, ma non possiamo vedere quella dei vampiri. Ecco perché, dopo tutte le nostre ricerche, ci siamo persuasi del fatto che fino a quando gli umani non avranno scoperto sia il segreto dell'immortalità fisica sia quello dell'eterna giovinezza, il mistero di Dracula continuerà a sopravvivere.
    Il ricordo del principe Vlad Dracula, il cui nome avrebbe potuto finire nell'oblio come quello di altri e più famosi signori della guerra di quell'epoca e di quei luoghi, era stato un tempo mantenuto vivo da libelli truculenti e dall'invenzione del torchio da stampa. Il suo nome venne poi dimenticato nel XVI secolo, ma fu risuscitato nel tardo XIX secolo da Bram Stoker.
    Speriamo vivamente che questo libro su Dracula lo possa aiutare, almeno temporaneamente, a riposare in pace.

Appendici[modifica]

  • [Su Dracula] La madre di Stoker colpì nel segno quando scrisse al figlio un commento sull'opera: «Nessun libro dal Frankenstein di Mary Shelley, anzi nessun altro libro in assoluto, si avvicina minimamente al tuo né per l'originalità, né per l'atmosfera di terrore». (p. 236)
  • [Su Nosferatu il vampiro] Questo è il primo film su Dracula che sia giunto fino a noi e per quanto riguarda l'impatto visivo, può essere ancora considerato uno dei migliori film d'orrore di tutti i tempi; infatti, nonostante alcuni espedienti tecnici che provocano l'ilarità del pubblico moderno, come ad esempio le sequenze accelerate del trasporto di Dracula e del suo carico di bare, il film rimane un capolavoro. (p. 277)
  • [Su Dracula] Questo film è il primo sonoro sui vampiri e rimane uno dei film più poplari di tutti i tempi, sebbene molti critici non lo apprezzino. La fotografia è piuttosto scontata e la musica contiene alcuni brani tratti da Il lago dei Cigni di Ciaikowskij, ma l'autentico accento ungherese di Bela Lugosi e la sua incredibile presenza scenica hanno reso Dracula una parte integrante del folclore contemporaneo americano. (p. 278)
  • [Su Dracula il vampiro] Questo bel film, in cui Dracula è interpretato da Christopher Lee, può essere considerato uno dei classici migliori, insieme a Nosferatu e al Dracula del 1931. (p. 283)
  • [Su Le amanti di Dracula] La terza apparizione di Christopher Lee nei panni di Dracula, in un film noioso e dalla trama piuttosto confusa. (p. 290)
  • [Su Il conte Dracula] Una nota all'inizio del film precisa: «Per la prima volta la rinarrazione del Dracula di Stoker esattamente come lui la scrisse». Parole coraggiose ma purtoppo vuote! (p. 291)
  • [Su La morte va a braccetto con le vergini] Purtroppo, la contessa ringiovanisce troppo velocemente per essere credibile e la recitazione è atroce, soprattutto perché alcuni attori recitano in inglese con un forte accento ungherese e altri no. (pp. 291-292)
  • [Su 1972: Dracula colpisce ancora!] Un film fatto molto male e con dialoghi insensati, specialmente i pochi recitati da Lee. (p. 295)
  • [Su Il demone nero] In questa produzione, originariamente ideata per la televisione americana, Jack Palance appare nel ruolo principale, completo di canini appuntiti e mantello, ma assomiglia più ad Attila l'Unno che a Dracula. All'inizio, si nota un tentativo di creare un clima straniero con alcuni dialoghi in tedesco e il film include anche qualche riferimento al personaggio storico di Vlad l'Impalatore. (p. 296)
  • [Su Count Dracula] Il prodotto è di ottima qualità, ma Louis Jordan è troppo anziano per questo ruolo, rigido, freddo, distante e ben poco pauroso. Sfortunatamente, gli effetti elettronici speciali delle immagini negative e dei contrasti, infastidiscono lo spettatore e confondono la storia. (p. 301)
  • [Su Nosferatu, il principe della notte] Klaus Kinski, straordinario nel ruolo del vampiro, è paurosamente identico a Max Schreck nel film del 1922, munito di enormi orecchie appuntite, canini prominenti e unghie lunghe una spanna; ma a differenza del conte di Murnau, Kinski interpreta un vampiro sofferente. (p. 303)
  • [Su Dracula] Langella interpreta il ruolo di un serio, romantico, byronesco amante, dotato di grande sex appeal. Non fa paura, ma si colloca tra i film migliori grazie all'elemento erotico. (p. 304)
  • [Su Dracula di Bram Stoker] Un vertiginoso tour de force visivo per uno dei migliori film su Dracula e i vampiri che sia mai stato girato. (p. 318)

Bibliografia[modifica]

  • Robert T. McNally e Radu Florescu, Storia e mistero del Conte Dracula. La doppia vita di un feroce sanguinario, traduzione di Gioia Guerzoni, Edizioni Piemme, 2000, pp. 9-10, ISBN 88-384-2488-8

Voci correlate[modifica]