Christopher Lee

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Lee nel 2009

Sir Christopher Frank Carandini Lee (1922 – 2015), attore e cantante britannico.

Citazioni di Christopher Lee[modifica]

  • Ho incontrato Tolkien, 45 anni fa a Oxford, mi ha stupito la sua aria dimessa e gentile, un timido professore. Avevo letto da poco il libro e quando mi hanno detto chi era mi sono messo in ginocchio: l'ho visto arrossire.[1]
  • Il signore degli Anelli è uno dei più grandi lavori di ogni tempo, paragonabile a Omero. Quando ho saputo che si preparava un film, ho chiesto se c'era un ruolo, uno qualunque. Poi ho saputo che Jackson aveva già pensato a me per Saruman. Avrei preferito Gandalf, ma sono troppo vecchio. È stata un' esperienza che non speravo più di vivere, un cast meraviglioso, un regista che ha tutte le qualità.[2]
  • Uno della tv inglese mi ha chiesto chi vincerebbe tra Dracula e Saruman. L'ho guardato a lungo in silenzio: spero di averlo spaventato a morte.[2]
  • Non ho mai amato la parola "horror", la trovo ai limiti del pornografico. Io non ho mai fatto film "horror".[3]
  • [Sui film fantasy] Quei film sono favole che insegnano una morale. Il problema dell'industria cinematografica odierna è che è gestita da giovani che non sanno cosa fanno e assoldano attori senza esperienza. Gli unici che stimo sono Tim Burton e Johnny Depp con i quali ho lavorato benissimo.[3]
  • [Su Triage] Per cinque anni ho partecipato alla seconda guerra mondiale, quattro anni di guerra e uno nei tribunali per i crimini bellici. Non ne parlo mai, ma con questo film l'orrore vissuto è riaffiorato. Non si dimentica l'orrore di un medico costretto a sparare personalmente ai feriti incurabili, l'ho visto con i miei occhi, succedeva anche allora. E pensare che in battaglia ci sentivamo incoraggiati da quello che dicevano tutti: la fine della seconda guerra mondiale sarà la fine di tutte le guerre. Ci credevamo.[4]

Da Christopher Lee: L'attore dietro la maschera

Marco Zatterin, Fantafestival, 1987.

Lee nel ruolo di Conte Dracula in Dracula il vampiro
  • Quando accettai la parte [del Conte Dracula] ero determinato a non vedere quanto fatto precedentemente da altri attori, Lugosi in particolare. Non volevo dare le cose che aveva fatto e pensavo che nel profondo della Transilvania un vampiro in smoking fosse ridicolo. Così non ho mai copiato Lugosi. Cercai di entrare nella parte leggendo il libro di Stoker, studiando la sceneggiatura ed elaborando una mia visione del personaggio. Per prima cosa stabilii che, essendo un nobile, doveva avere una presenza regale, impressionante nel fisico. Allo stesso tempo, doveva conservare negli occhi uno sguardo triste come un uomo prigioniero della propria vita che prova una sorta di disperazione che diventa una luce di pace nel momento in cui muore. Insomma, un carattere con molti aspetti diversi da far coincidere: molto pericoloso, fiero, forte oltre le capacità umane, irresistibile per le donne, rispettato dagli uomini che, in fondo, vorrebbero essere come lui. Tutti elementi contenuti nel libro e che io volevo fossero anche nel film.
  • [Su Dracula il vampiro] Ricordo che nel momento di girare la sequenza in cui Dracula deve buttare la donna nella fossa scavata in giardino, succese qualcosa di molto ridicolo. Gettai la ragazza, che poi era una stunt girl, nella fossa e mi buttai su di lei cominciando a ridere sino a che Fisher fermò l'azione dicendo che non stavamo facendo "uno di quei film..."
  • Alla fine credo che Dracula sia un vero anti eroe, dotato di una grande forza che spesso non sa controllare e questo dà delle difficili responsabilità per l'interprete. Non è infatti semplice rendere credibile un personaggio come Dracula che la gente guarda per un'ora e mezza sapendo di dover accettare qualcosa che non accadrà mai nella vita reale.
  • [Su Dracula, principe delle tenebre] Alla Hammer mi volevano nel film, ma sarei costato loro troppo se avessi preso parte a tutto il lavoro, e allora, dissero, «costruiamo la storia e vediamo se riusciamo a mettercelo dentro». Quando ebbi la sceneggiatura nelle mani mi resi conto che non avevano molto bene in mente cosa avrei dovuto dire e io gli risposi che piuttosto che recitare frasi come «Io sono l'apocalisse» avrei preferito evitare di dire una sola parola e giocare tutto sui gesti. Il problema della Hammer è che il film veniva prima degli interpreti che venivano fatti calzare a forza. Una volta chiesi: «Perché non usare il libro di Stoker, nessuno lo ha mai fatto». Non mi risposero e mi arrabbiai. «È giusto il momento di finirla – replicai – mi state sfruttando. Vendete questi film solo perché ci sono io che faccio il vampiro. Sto diventando stereotipato e questo rende sempre più difficile trovare nuovi lavori perché i produttori non sanno che io so fare molte altre cose».
  • Con I satanici riti di Dracula persi tutto l'interesse nel personaggio, e credo che pure il pubblico l'abbia pensato nello stesso modo. Così la feci finita. Pensai che Dracula in tempi moderni fosse abbastanza ridicolo, una stupida mistura fra il Dottor No e Howard Hughes. Era assurdo; come attore non volevo continuare a fare sempre la stessa cosa.
  • L'unico motivo che potrebbe tentarmi ad interpretare Dracula di nuovo sarebbe un film completamente fedele al libro di Stoker, parola per parola, riga per riga. Ma non credo che possa essere fatto. Immagino che sarebbe troppo costoso.

Da "Io, principe delle tenebre in pensione"

La repubblica, 23 gennaio 1993.

  • [Su Dracula di Bram Stoker] Anche Coppola ha subìto il fascino maligno che mina da decenni il cinema fantastico: il faraonismo degli effetti speciali. Qualsiasi interprete di horror viene ormai schiacciato tra le magie dell'elettronica e del make-up. Sono queste, più dell'acqua santa e del paletto, le vere minacce cui vanno incontro i vampiri d'oggi. Perciò, da vent'anni non calco più un set di fantasy.
  • [Su Dracula di Bram Stoker] Il film viene garantito come il più fedele alle pagine di Bram Stoker. In parte è vero. Finalmente i nomi dei personaggi sono gli stessi del romanzo, la morte di Dracula è descritta come l'aveva immaginata l'autore. Prima di Coppola, c'è stata solo un'altra versione fedele, anche se scolastica, all'originale letterario, quella che ho interpretato nel '72 con la regia di Jess Franco: merito anche delle mie ripetute insistenze perché mi lasciassero qualche dialogo di Stoker. Fino ad allora i Dracula dello schermo erano tratti non dal romanzo ma dal successivo adattamento teatrale, privo di spettacolari scene d'azione come l'inseguimento-western della diligenza, che Coppola ha giustamente ripreso.
  • [Su Dracula di Bram Stoker] È la rappresentazione del protagonista che mi lascia perplesso, proprio in rapporto a quella del romanzo. Basta pensare alla sua descrizione fisica. [...] Lasciamo perdere l'acconciatura a dir poco bizzarra, ma perché appare in un abito rosso? Insomma, la fedeltà è ancora una volta interrotta da tante libertà.
  • Da quella mia "prima volta", Dracula è diventato il mio incubo. Nel film di otto anni dopo [Dracula, principe delle tenebre], almeno, sono riuscito a non aprir bocca (per parlare...). Dopo aver letto la sceneggiatura, ho posto come condizione che non avrei mai pronunciato frasi come: "Sono l'Apocalisse!"
  • Quando nel '75 mi sono trasferito a Los Angeles, ho conosciuti tutti, John Landis, Martin Scorsese, Steven Spielberg, Brian De Palma. E tutti, come un ritornello, a ripetermi: da ragazzi abbiamo divorato i vostri film, al cinema e in tv, sono stati la nostra scuola; se non ci fossero stati i film della Hammer non avremmo potuto girare i nostri. Coppola, persino, mi ha detto che, senza la Hammer, oggi il cinema fantastico forse non esisterebbe.

Da Intervista a Christopher Lee

Intervista di Luigi De Angelis, Draculahomepage.altervista.org, 1997.

  • Io rispetto tutti i film che ho interpretato, soprattutto quelli del periodo Hammer, ma Dracula rappresenta solo un momento della mia carriera nella quale ho girato oltre 300 film. Sono fiero di quel ruolo ma non voglio morire come Bela Lugosi, legato esclusivamente a un personaggio, a un film. Personalmente credo di aver dato molto al personaggio, accentuando l'aspetto erotico che, precedentemente, era stato quasi del tutto ignorato.
  • Credo che il mio miglior film sia The Wicker Man, è una pellicola poco conosciuta in Europa ma considerata di culto negli Stati Uniti.
  • [Su La maschera di Frankenstein] Il film era indubbiamente ottimo, e poi mi ha dato la grande possibilità di lavorare insieme con Peter (Cushing), una delle migliori persone che abbia mai incontrato, un amico insostituibile e di grande levatura morale. Non ricordo con particolare affetto il film a causa del pesante make-up, che mi costrinse a recitare in uno stato di grande disagio. Ricordo che il primo giorno delle riprese entrai completamente truccato nel camerino di Peter dicendo: "guarda qua, tutto questo sacrificio e non dico nessuna battuta nel film, non una singola parola!" ero molto seccato e lui mi rispose con lo humour inglese che lo distingueva "sei fortunato, io ho letto lo script".
  • Terence era un gran professionista, un artista non sempre apprezzato in giusta misura. Ha fatto cose incredibili, anche considerando le limitate possibilità tecniche offerte dal periodo. Credo che la maggior parte dei registi moderni non avrebbe potuto realizzare ciò che Terence ha fatto, non senza la tecnologia a disposizione. Mi dispiace che non abbia mai ricevuto l'attenzione che si meritava da parte della critica.
  • [Sulla voce sull'essere stato l'ispirazione per James Bond] Ho sentito molte volte questa voce. Che le devo dire: se fosse vero non potrei mai ammetterlo, perché violerei il mio giuramento di agente segreto; se non fosse vero non potrei mai dire il falso... quindi le rispondo semplicemente: No.
  • Bava era fantastico, un vero artigiano del cinema, sempre pronto ad inventare cose nuove, a realizzare dal nulla opere ricche di fantasia. Era anche molto divertente come uomo, al punto che una volta gli suggerii di fare l'attore comico. Era anche un grandissimo direttore della fotografia, non per nulla lavorò anche con Fellini. Con lui ho fatto un film a cui tengo molto dal titolo La frusta e il Corpo, un opera complessa e piena di tensione erotica. Purtroppo il film ebbe delle inspiegabili grane con la censura, che ne tagliò tante scene fino a rovinarlo.
  • Non mi piacciono i film troppo espliciti, violenti, dove non viene lasciato nulla alla fantasia dello spettatore. Il vero cinema dell'orrore, per essere spaventoso, deve far intuire, immaginare, deve minacciare di mostrare cose orribili senza mai farlo, almeno non completamente. Solo così si raggiunge quella dimensione di tensione che crea il giusto risultato.

Da Mi chiamo Carandini

Dichiarazioni al convegno "La morte fa spettacolo" durante il Fantafestival a Roma, La repubblica, 7 giugno 1998.

  • In 52 anni ho interpretato 254 personaggi e solo in alcuni di questi sono stato Dracula e Frankenstein. Non riesco tuttora a spiegarmi perchè il pubblico mi ricollega solo a quelle interpretazioni, mentre io ho fatto anche il comico e il cantante.
  • Ho deciso di diventare attore perché mio cugino Nicolò Carandini, che nell'immediato dopoguerra è stato il primo ambasciatore italiano a Londra, mi chiese se avevo mai pensato di tentare la carriera artistica. Ho provato e mi è andata bene, forse perchè alcuni miei antenati erano stati cantanti d'opera persino in Australia.
  • Oggi è di moda inserire in quasi tutti i film eccessive scene di sesso. Io le definisco noiose perchè tutti sanno come si fa.

Da Buon compleanno Mister Dracula

Dichiarazioni in occasione del XX Festival Internazionale del Cinema Fantasy e di Fantascienza di Bruxelles, La repubblica, 28 maggio 2002.

  • Nel 1997 sono andato in Pakistan e ho speso dieci settimane con attori indiani, pakistani, inglesi. Ho interpretato un uomo di nome Mohamed Ali Jennah, un personaggio popolare pakistano di larghe vedute, incorruttibile, integro, brillante, seguace di Gandhi. Grande successo in Pakistan dove è rimasto oltre tre mesi nei cinema. Sicuramente l'esperienza più bella della mia vita d'attore. Non è stato mai distribuito perché era un film su un leader musulmano e i distributori hanno pensato che se lo avessero programmato, qualcuno avrebbe messo una bomba nel cinema.
  • Il più bel film di terrore che ho visto è sicuramente Rosemary's Baby. Mi emoziona ancora quando lo vedo, con quel terrore riflesso nell'espressione di Mia Farrow. E la ragione è molto semplice: tu non vedi niente di quanto sta accadendo. E lo stesso accade nei film di Hitchcock. In Rosemary's Baby gli occhi, le mani, il corpo di Mia Farrow parlano. Ho sempre pensato che è proprio ciò che non vedi e che ti viene suggerito quello che ti intriga e ti terrorizza di più, perché lascia spazio all'immaginazione dello spettatore ed è più forte di quello che può offrirti lo schermo. Lo appresi da Boris Karloff col quale ho girato tre film e che è stato mio vicino di casa a Londra. Ricordo quando dicevano che di mattina andasse a raccogliere i cadaveri dai contenitori dell'immondizia, ma era un uomo meraviglioso. Difficile paragonare gli splendidi film in bianco e nero degli anni Trenta con quelli a colori degli anni Quaranta della Hammer. Tuttavia posso dire che il film più terrificante interpretato in quegli anni fu La casa del terrore, che feci con Susan Strasberg. Poi l'horror è diventato un genere che si è riempito di sangue, sangue, sangue. Non capivano che mostrando tutto al pubblico, un giorno avrebbe reagito dicendo, basta, basta. Credo che il livello di questi film si sia abbassato molto e con risultati spesso disgustosi.
  • Che faccio se smetto di lavorare? Cary Grant smise, ma andò a lavorare per Fabergé. Randolph Scott smise e, più o meno, anche Bing Crosby. Ma John Gielgud lavora ancora e deve avere 94 o 95 anni. No, io non smetterò mai.

Da Non sono solo Dracula faccio cinema da 57 anni

La repubblica, 12 marzo 2004.

  • "Guardate là, sull'entrata, è Lord Byron" è la prima frase che ho pronunciato in un film, nel 1947. Sarebbe potuta andare peggio perché in molti film non ho detto neanche una parola. E poi per dieci anni ho appreso il mestiere facendo di tutto, al teatro e al cinema, dalla comparsa all'attore, viaggiando, recitando e cantando. Allora era un'epoca di giganti: Gary Cooper, Spencer Tracy, John Wayne, Bette Davis, con la quale ho lavorato una volta e che considero la più grande attrice che io abbia conosciuto. Oggi ci sono alcuni attori che amo: Al Pacino, De Niro, Nicholson, Jody Foster. Oggi è diventata una professione triste, i giovani hanno troppa fretta. Vogliono tutto subito.
  • Cosa posso fare se non recito? Non sono carpentiere, non so disegnare. E poi mia moglie impazzirebbe!
  • È stato nel 1957 che ho cominciato ad interpretare ruoli veramente bizzarri per le produzioni Hammer. Quando mi proposero la creatura Frankenstein, non il mostro, mi sono detto: nessuno ti conosce, non il nome, né il volto. Se avrai successo sarai famoso, se il film non va non succede niente. E venne il successo, Dracula e tutto il resto. Tuttavia è dal 1976 che non ho più girato un film del terrore.
  • Il [film] più importante per me è Jinnah. Non dico il migliore o quello di grande successo, ma il più importante. Ho lavorato dieci settimane in Pakistan nel 1997 per dar vita al personaggio che ha fondato lo stato pakistano. Per me come attore è stata la più grande responsabilità della mia carriera. Una sfida enorme per un occidentale e cristiano che va in Oriente a interpretare un eroe islamico.

Da Intervista a Christopher Lee

Mymovies.it, 28 novembre 2005.

  • Le persone che a Los Angeles prendono le decisioni, non intendo i tecnici, ma tutti quelli che stanno negli uffici, gli esecutivi, i finanziari, i produttori, non sanno niente di cinema. Sono così giovani che non hanno mai sentito parlare di Greta Garbo, di Gary Cooper, di Spencer Tracy o di Clarke Gable. Quello che voglio dire è che a Hollywood le scelte importanti vengono prese da gente che non ha abbastanza esperienza e conoscenza dell'industria e dello scrivere storie. Questo spiega i tanti insuccessi.
  • Peter Jackson è una persona molto intelligente, brillante, che lavora molto duramente. Lavorare con lui è stata una bellissima esperienza, è un regista molto pignolo, capace addirittura di girare la stessa scena da diverse angolature. Non conosco davvero nessun altro che avrebbe potuto fare quello che ha fatto lui. Tim Burton, George Lucas e altri registi ancora mi hanno detto che non avrebbero potuto mai fare e neanche concepire un'opera così titanica. Lui è riuscito a fare tre film come se fossero uno, in continuo.
  • Il profilo di Saruman che si evince dal film credo coincida esattamente con quello che Tolkien immaginò e scrisse.
  • Saruman è l'unico nemico fisico della Compagnia dell'anello, oltre ad essere un mago. Saruman è un essere umano, mentre il Signore Oscuro è soltanto un occhio. Quando lui entra in scena all'inizio è una persona fantastica, dalla forte personalità che poi cambia il suo destino e la sua inclinazione ma non sappiamo quando, Tolkien non ce lo dice. Improvvisamente Saruman pensa che potrebbe diventare lui stesso il Signore degli anelli e questo pensiero finirà per distruggerlo.
  • Qualunque attore avrebbe voluto fare Gandalf. Lui è mio personaggio preferito perché è lui a muovere la storia.

Da "Voglio essere Don Chisciotte"

Intervista di Davide Ludovisi, L'Unità, 2 gennaio 2010.

  • Normalmente un personaggio cattivo è più interessante di un eroe, ovvio, però in tutti i personaggi che ho interpretatoho cercato di far emergere le loro contraddizioni interne, e in quelli malvagi ho sempre evidenziato la “solitudine del cattivo”, il lato umano.
  • Le qualità di un attore sono il pensare, l'ascoltare e lo stare fermi: pensare a ciò che si sta dicendo, ascoltare quello che dicono gli altri e stare fermi se non c'è nulla che valga la pena di fare. È proprio l'ultima regola a costituire lo sforzo maggiore, anche se, tuttavia, quella principale per un attore, soprattutto alle prime armi, è quella di sopravvivere
  • [Su Mohammad Ali Jinnah] Non è proprio il mio personaggio preferito, ma quello la cui interpretazione ha rappresentato la sfida maggiore della mia vita di attore: sono stato in Pakistan per dieci settimane, interpretando di fronte agli abitanti il fondatore della nazione. Se lo immagina? Sicuramente non sarebbe possibile rifarlo oggi, troppo pericoloso!
  • Billy Wilder è il migliore regista con cui ho lavorato.
  • Triage è un film molto importante per me. Tuttavia mi dispiace che abbiano tagliato ben venti minuti della mia parte, anche se Tanovic mi ha confidato che glielo hanno ordinato. Non capisco perché, visto che in quei venti minuti si capiva molto del mio personaggio e del suo rapporto con gli orrori della guerra.
  • Quando apriamo un giornale o accendiamo la televisione e vediamo delle notizie terribili di guerra, spesso non ci facciamo caso, ma c’è chi sta rischiando la vita per raccontarcele. Penso che queste persone siano molto più coraggiose dei soldati, visto che non hanno nemmeno una pistola.

Da Carlo Magno in rock Christopher Lee: io, Dracula stavolta divento Imperatore

La repubblica, 14 aprile 2010.

  • Fu Federico Barbarossa a concedere alla mia famiglia lo stemma del Sacro Romano Impero, come testimoniano un anello con sigillo in mio possesso e il Collegio Araldico di Roma.
  • In realtà solo mio nonno, Francesco Carandini, undicesimo marchese di Sarzano, parlava italiano. Io l'ho imparato leggendo e praticandolo: durante la Seconda guerra, quando eravamo di stanza in Sicilia, nei molti film che ho girato da voi, frequentando i membri della mia famiglia.
  • [Sul Heavy metal] La cosa che più mi ha colpito di questa musica è l'interazione che esiste tra gli artisti i fan, che quasi diventano un'estensione della band.
  • La mia bisnonna, Madame Marie Carandini (1826-1894), diventò famosa col nome di Melba e fondò la prima compagnia d'opera in Australia, dove la chiamavano l'usignolo della Tasmania. Il quartiere di Melba, a Canberra, è dedicato a lei. Anch'io da ragazzo pensavo di diventare un cantante d'opera, se lo avessi fatto ora non avrei più un filo di voce.
  • La gente si meraviglia della mia vitalità. Ho il corpo di un 87enne e una mente che ringiovanisce ogni anno che passa. La chiamano Sindrome di Don Chisciotte, ecco un personaggio che vorrei interpretare: Don Chisciotte.

Da Christopher Lee

La repubblica, 29 settembre 2013.

  • Conosco tutte le opere di Puccini, ma Tosca e Il Tabarro sono le mie preferite. Sa cosa disse Puccini la prima volta che incontrò Enrico Caruso e ne ascoltò la voce? "Chi ti ha mandato da me? Dio?"
  • Ho imparato ad amare la lirica durante la guerra. Ho visto la prima opera in una Napoli appena liberata, al Teatro San Carlo. Era Il barbiere di Siviglia: bella musica, storia divertente, buffi personaggi. Mi conquistò. È l'opera perfetta per iniziare ad apprezzare il genere.
  • La musica è una parte essenziale della mia vita, ha sempre accompagnato le mie emozioni e i miei stati d'animo. Non c'è niente di meglio per superare i momenti negativi.
  • A ogni mio compleanno auguro a me stesso soltanto una cosa, di aver il tempo di vedere l'ultimo film che ho fatto. La vita che mi resta è tutta un regalo, no ho già vissuta tanta.
  • Non potevo essere una spia, come avrei fatto a passare inosservato con questo metro e 95 di altezza che mi porto appresso? Ero semplicemente nelle Forze Specialie tutti noi in un modoo nell'altro facevamo parte dell'Intelligence: il nostro lavoro non era quello di spie, dovevamo solo passare informazioni.
  • La maggior parte dei miei cattivi sono nati dalla fantasia, davvero non capisco perché facciano così tanta paura. Diverso il discorso per i personaggi realmente esistiti, e ne ho interpretati alcuni. Rasputin è uno di questi, e forse neppure il peggiore. Ma non mi piace chiamarli "cattivi", preferisco la definizione dei francesi: "eroi negativi".
  • Su James Bond so tutto, sono preparatissimo, praticamente l'ho visto nascere essendo stato Ian Fleming mio cugino. Stavamo spesso insieme, giocavamo a golf e parlavamo del suo lavoro e del mio. Secondo me, tra gli interpreti di Bond l'attore più vicino ai libri è Pierce Brosnan, ha l'eleganza e la leggerezza che piaceva a Ian.
  • Resto però l'attore che ha fatto più film, 230 secondo alcuni, quasi 280 secondo altri. Io non lo so, non voglio saperlo: alcuni li ho dimenticati altri, quelli fatti solo per soldi, non voglio ricordarli.
  • Un eroe romantico l'ho interpretato eccome, in Jinnah ero Muhammad Ali Jinnah, fondatore del Pakistan. Ma è vero che nessuno mi ha mai proposto un ruolo da innamorato in una storia sentimentale. Si vede che non ho il fisico e forse neppure la faccia. O forse non c'è mai stata un'attrice alla mia altezza.
  • Andando indietro nel tempo da parte di mio padre siamo di origini inglesi, francesi e americane. Ma Lee è un cognome gipsy, zingaro. Ne ho incontrati parecchi nella vita di zingari, e forse da lì viene la parte selvaggia del mio carattere.
  • Non so da voi in Italia, ma in Inghilterra le persone nate con un certo nome e che hanno frequentato certe scuole e che appartengono all'upperclass sono definite con disprezzo "posh". Io sono un conservatore, è vero, tuttavia ritengo che tutti siamo ciò che diventiamo prescindendo dalla nostra nascita. Quando però mi sento dire che io sono "posh" e che la mia casa a Chelsea è "posh ", beh mi monta una grande tristezza.

Da Christopher Lee: "io, cantante lirico mancato"

Dal 2013 a Locarno, riportato in Ansa.it, 11 giugno 2015.

  • Stavo dilettandomi con canti goliardici studenteschi con alcuni conoscenti a Stoccolma quando Johannsson Piorling, considerato un Caruso svedese, ha preteso che il giorno dopo facessi un'audizione e poi mi disse, avevo una trentina d'anni, di lasciar perdere di fare l'attore e di diventare un cantante. Ma lasciai perdere, nonostante in seguito sia stato contattato anche da Metropolitan, Scala e Bayreuth, la mia bisnonna avesse fondato la Compagnia d'Opera in Australia e avessi una zia che era chiamata l'usignolo della Tasmania.
  • Ho fatto anche un serial tv su una banda di motociclisti Hells Angels gay, dovevo stupire come mi era stato consigliato.
  • Ho fatto solo 12 film in cui interpretavo un malvagio e mi è stata appiccicata un'etichetta addosso, come è capitato a Bela Lugosi.

Citazioni su Christopher Lee[modifica]

  • Christopher è stato un'ernome fonte di ispirazione per tutta la mia mia vita. Ho avuto l'onore e il piacere di collaborare con lui in cinque film. È stato l'ultimo della sua specie - una vera leggenda - e ho avuto la fortuna di potermi definire suo amico. Continuerà a ispirarmi e sono sicuro che lo farà anche per le generazioni a venire. (Tim Burton)
  • Christopher Lee, con cui ho lavorato in seguito, si scusò con me per aver fatto Howling II. (Joe Dante)
  • Era un talento incredibile, conosceva molte lingue e aveva un'intelligenza che gli permetteva di spaziare dall'arte alla politica, dalla letteratura alla storia e alle scienze. (Peter Jackson)
  • Sono cresciuto amando i film di Christopher Lee. Per la maggior parte della mia vita sono stato affascinato dagli iconici ruoli che non solo ha creato, ma ha contribuito a far crescere nel tempo. Ma a un certo punto, come per magia, Christopher Lee si è magicamente dissolto per lasciar spazio al mio amico Chris. E ho amato Chris ancor di più. Non ci sarà mai un altro Christopher Lee. (Peter Jackson)

Filmografia[modifica]

Note[modifica]

  1. Citato in Il magico mondo di Tolkien, La repubblica, 27 luglio 2001.
  2. a b Citato in Christopher Lee Basta vampiri, La repubblica, 10 dicembre 2001.
  3. a b Citato in Christopher Lee I miei film non sono horror, La repubblica, 14 settembre 2006.
  4. Citato in Dalla Bosnia al Kurdistan il mio cinema per la pace, La repubblica, 16 ottobre 2009.

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