Guido Gozzano

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Guido Gozzano
Guido Gozzano

Guido Gustavo Gozzano (1883 – 1916), poeta italiano.

  • La Regina Maria[1], Re Vittorio Amedeo[2], | la Corte, il Clero, i Nobili aprivano il corteo. | Le carrozze di gala avanzavano lente | per Torino infiorata, tra la folla piangente | – La Bela Carôlin (la folla la chiamava | così, familiarmente, la folla che l'amava!)[3] (da Carolina di Savoia, in Poesie sparse, vv. 25-30)

Indice

[modifica] I colloqui

  • Ah! veramente non so cosa | più triste che non più essere triste! (L'ultima infedeltà)
  • Ch'io perseguendo mie chimere vane | pur t'abbandoni e cerchi altro soggiorno, | ch'io pellegrini verso il Mezzogiorno | a belle terre tiepide e lontane, | la metà di me stesso in te rimane | e mi ritrovo ad ogni mio ritorno. (Torino)
  • Da Palazzo Madama al Valentino | ardono l'Alpi tra le nubi accese ... | È questa l'ora antica torinese, | è questa l'ora vera di Torino ... (Torino)
  • Da troppo tempo bella, non più bella tra poco, | colei che vide al gioco la piccola Graziella. (Le due strade)
  • Non amo che le rose | che non colsi. Non amo che le cose | che potevano essere e non sono | state... (Cocotte)
  • [La neve] Quella cosa monotona infinita | che tutto avvolge di bianchezza ondosa. (In casa del sopravissuto)
  • Venticinqu'anni!... sono vecchio, sono | vecchio! Passò la giovinezza prima, | il dono mi lasciò dell'abbandono! (I colloqui)
  • Amor non lega troppo eguali tempre. (Il buon compagno)
  • Donna: mistero senza fine bello! (La signorina Felicita ovvero la Felicità)

[modifica] La via del rifugio

  • Trenta quaranta, | tutto il Mondo canta | canta lo gallo | risponde la gallina... [4] (La via del rifugio, vv. 1-4)
  • Loreto impagliato e il busto d'Alfieri, di Napoleone, | i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!) || il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti, | i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro || un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, | gli oggetti col mònito, salve, ricordo, le noci di cocco, (L'amica di nonna Speranza)
  • … nel Marzo avremo un lavoro alla Fenice, m'han detto, | nuovissimo, il Rigoletto. Si parla d'un capolavoro.» (L'amica di Nonna Speranza)
  • Nonno, l'argento della tua canizie | rifulge nella luce dei sentieri | passi tra i fichi, i susini e i peri | con nelle mani un cesto di primizie: || «Le piogge di Settembre già propizie | gonfian sul ramo i fichi bianchi e neri, | susine claudie[5] ... | A chi lavori e speri | Gesù concede tutte le delizie» (I sonetti del ritorno, IV)
  • O pàpera, mia candida sorella, | tu insegni che la Morte non esiste: | solo si muore da che s'è pensato. | Ma tu non pensi. La tua sorte è bella! | Ché l'esser cucinato non è triste, | triste è il pensare d'esser cucinato. (La differenza)
  • Primavera non è che s'avventuri | un'altra volta e cinga di tripudi | un'altra volta i rami seminudi | tutti raggiando questi cieli puri?. (L'inganno)

[modifica] Poesie

[modifica] Incipit

La via del rifugio
Trenta quaranta,
tutti il Mondo canta
canta lo gallo
risponde la gallina...

Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.
Madama Colombina
s'affaccia alla finestra
con tre colombe in testa;
passan tre fanti...

[modifica] Citazioni

  • Non agogno
    che la virtù del sogno:
    l'inconsapevolezza. (p. 20)
  • La Vita? Un gioco affatto
    degno di vituperio,
    se si mantenga intatto
    un qualche desiderio. (p. 25)
  • «O figliuolo il meglio d'altri tempi
    non era che la nostra giovinezza!» (p. 29)
  • Il dolore non esiste
    per chi s'innalza verso l'ora triste
    con la forza d'un cuore sempre giovine. (p. 29)
  • Chi troppo studia e poi matto diventa! (p. 30)
  • Vale ben meglio un'oncia di buon sangue
    che tutta la saggezza sonnolenta. (p. 30)
  • Tutte, persin le brutte, mi danno un senso lento
    di tenerezza... «Sento» - risi - «di amarle tutte!» (p. 35)
  • - Mi piacquero leggiadre bocche, ma non ho pianto
    mai, mai per altro pianto che il pianto di mia Madre. (p. 34)
  • A chi lavori e speri
    Gesù congede tutte le delizie! (p. 40)
  • Nulla s'acquista e nulla va distrutto:
    o eternità dei secoli futuri! (p. 45)
  • [In morte di Giulio Verne] [...] Maestro, quasi sogni avventurosi
    sognammo sulle trame dei tuoi libri!
    La Terra il Mare il Cielo l'Universo
    per te, con te, poeta dei prodigi,
    varcammo in sogno oltre la Scienza. (p. 56)
  • Chi sono? È tanto strano
    fra tante cose strambe
    un coso con due gambe
    detto guidogozzano. (p. 64)

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] I tre talismani

Quando i polli ebbero i denti
e la neve cadde nera
(bimbi state bene attenti)
c'era allora, c'era... c'era...


... un vecchio contadino che aveva tre figliuoli. Quando sentì vicina l'ora della morte li chiamò attorno al letto per l'estremo saluto.
– Figliuoli miei, io non son ricco, ma ho serbato per ciascuno di voi un talismano prezioso. A te, Cassandrino, che sei poeta e il più miserabile, lascio questa borsa logora: ogni volta che v'introdurrai la mano troverai cento scudi. A te, Sansonetto, che sei contadino e avrai da sfamare molti uomini, lascio questa tovaglia sgualcita: ti basterà distenderla in terra o sulla tavola, perché compaiano tante portate per quante persone tu voglia. A te, Oddo, che sei mercante e devi di continuo viaggiare, lascio questo mantello: ti basterà metterlo sulle spalle e reggerlo alle cocche delle estremità, con le braccia tese, per diventare invisibile e farti trasportare all'istante dove tu voglia.

[modifica] La signorina Felicita ovvero la Felicità

Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all'avvocato che non fa ritorno?
E l'avvocato è qui: che pensa a te.

[modifica] Citazioni su Guido Gozzano

  • Colto, intrinsecamente colto se anche di non eccezionali letture, ottimo conoscitore dei suoi limiti, naturalmente dannunziano, ancor più naturalmente disgustato del dannunzianesimo, egli fu il primo dei poeti del Novecento che riuscisse (com'era necessario e come probabilmente lo fu anche dopo di lui) ad «attraversare D'Annunzio» per approdare a un territorio suo, così come, su scala maggiore, Baudelaire aveva attraversato Hugo per gettare le basi di una nuova poesia. Il risultato di Gozzano fu certo più modesto: un album di vecchie stampe che resterà, nel primo Novecento, come 'Gaspard de la Nuit' di Aloysius Bertrad resterà nel primo Ottocento francese. (Eugenio Montale, Saggio introduttivo a Le Poesie, I Garzanti)

[modifica] Note

  1. Maria Antonietta di Borbone, infanta di Spagna
  2. Vittorio Amedeo III di Savoia
  3. Si tratta una delle figlie di Vittorio Amedeo III e di Maria Antonietta di Borbone, Maria Carolina Antonietta (1764 – 1782), che sposò per procura il duca (e successivamente re) di Sassonia Antonio. Il corteo di cui parla il Gozzano fu quello del saluto di Maria Carolina alla sua città (1781), che non rivedrà più (Carolina morì infatti il 28 dicembre 1782), prima di partire per Dresda .
  4. L'opera inizia con una antica filastrocca cantata dai bambini nei giochi a nascondino. Le strofe della filastrocca proseguono alternandosi a quelle del Poeta.
  5. Varietà pregiata di susine

[modifica] Bibliografia

  • Guido Gozzano, Poesie, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1977, ISBN 88-17-12132-0
  • Guido Gozzano, Le poesie, saggio introduttivo di Eugenio Montale, I Garzanti, 1976.

[modifica] Voci correlate

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