Heinrich Heine

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Heinrich Heine, 1831. Ritratto di Moritz Daniel Oppenheim

Christian Johann Heinrich Heine (1797 – 1856), poeta tedesco.

Citazioni di Heinrich Heine[modifica]

  • Chopin non mette la sua soddisfazione nel fatto che le sue mani siano applaudite per la loro abile virtuosità da altre mani. Aspira ad un più bel successo. Le sue mani sono le fedeli serve della sua anima. E la sua anima è applaudita da gente che non ascolta solo con le orecchie, ma con l'anima. Perciò è il preferito da quella società eletta che cerca nella musica le più alte gioie dello spirito. I suoi successi sono di natura aristocratica. La sua gioia è come profumata dalle lodi della buona società. È la distinzione della sua stessa persona. (citato in Nino Salvaneschi, Il tormento di Chopin, dall'Oglio Editore, 1943)
  • [Ultime parole] Dio mi perdonerà. È il suo mestiere.
Dieu me pardonnera. C'est son métier.[1]
  • È un'antica storia che rimane sempre nuova. (da Ein Jüngling liebt ein Mädchen)
Es ist eine alte Geschichte, | Doch bleibt sie immer neu.
  • [Gotthold Ephraim Lessing] Egli ha spaccato molte zucche per pura arroganza, dimostrandosi poi tanto maligno, da sollevarle dal suolo e mostrare al publico che dentro erano vuote. (citato in Paolo Chiarini, Parola e immagini)
  • Essere appassiti, sfogliati, persino calpestati dai rudi piedi della sorte: questa, amico, è sulla terra la sorte del bello e del dolce. (da Germania fiaba d'inverno)
  • George Sand non brilla né per la sua conversazione né per la sua voce. Non ha assolutamente nulla dello spirito spumeggiante delle francesi, ma niente pure del loro chiacchierio senza fine. (citato in Nino Salvaneschi, Il tormento di Chopin, dall'Oglio Editore, 1943)
  • I censori tedeschi ................ ..... ...... ..... ... imbecilli.... ........ (da Idee: Il libro Le Grand, traduzione di M. e E. Linder, Garzanti, Milano 1984, cap. XII)
  • La morte è la notte fresca; la vita, il giorno tormentoso. (citata in Jorge Luis Borges, La metafora, in Storia dell'eternità, traduzione di Livio Rocchi Wilcock)
  • Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini. (dall'Almansor, v. 243f)[2]
Dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen.
  • [Toccando delle commedie shakespeariane] Negli uomini al pari che nelle donne la passione vi è affatto priva di quella paurosa serietà, di quella fatalistica necessità, con cui si manifesta nelle tragedie. Amore, in verità, vi porta, come sempre, una benda e una feretra piena di dardi. Ma questi dardi sono piuttosto alati che mortalmente acuminati, e il piccolo dio guarda a volte sottecchi, malizioso, scostando le bende. Anche le fiamme splendono in esse più che non brucino. Ma fiamme non sempre, e, nelle commedie shakespeariane, l'amore serba sempre carattere di verità. (citato in Benedetto Croce, Ariosto, Shakespeare e Corneille, Laterza, Bari 1968)
  • Questo è il bello di noi tedeschi: che nessuno è tanto pazzo da non trovarne uno più pazzo che lo comprenda. (da Il viaggio nello Harz, Marsilio, 1994)
  • Senti la campanella? In ginocchio! Portano gli ultimi sacramenti a Dio che muore! (citato in Albino Luciani, Illustrissimi, p. 22, Edizioni APE Mursia, 1979)
  • Sia lode ai francesi che si son presi a cuore i due bisogni fondamentali della società umana: il mangiar bene e l'eguaglianza civile, e han fatto passi da gigante nell'arte culinaria e nella libertà. (citato in Cesare Marchi, Quando siamo a tavola, RCS, 1990)
  • 'Sulle ali del canto. (da Lyrisches Intermezzo, IX)
Auf Flügeln des Gesanges.
  • Un'altra accusa che già in tempi anteriori e, lungo tutto il medioevo, fino all'inizio del secolo scorso costò agli ebrei molto sangue e molto terrore era la stupida favola, ripetuta fino alla nausea in cronache e leggende, ch'essi rubassero le ostie consacrate e le forassero con un coltello fino a farne stillare il sangue e che, per la loro festa di Pessach, trucidassero dei bimbi cristiani per usarne il sangue durante il rito notturno. Gli ebrei, già odiati per via della loro fede, delle loro ricchezze e dei loro libri mastri, in quei giorni erano completamente in balía dei nemici loro che potevano, con troppa facilità invero, provocarne la rovina solo che spargesser la voce d'uno di quegli infanticidi o addirittura, di frodo, introducessero il cadavere insanguinato d'un bimbo nella casa proscritta di un ebreo per poi sorprendere di nottetempo la famiglia in preghiere; e allora si ammazzava, si saccheggiava, si battezzava e grandi miracoli accadevano per merito del morticino ritrovato che la Chiesa finiva per canonizzare addirittura. (da Il Rabbi di Bacharach, pag. 15)
  • [Visitando la casa di Giulietta a Verona] Un poeta visita sempre simili luoghi, pur essendo il primo a ridere della credulità del suo cuore...[3]
  • Come la birra che si esporta, i tedeschi non diventano migliori all'estero.[4]

Dalle memorie del signor von Schnabelewopski[modifica]

Incipit[modifica]

Mio padre si chiamava Schnabelewopski, mia madre si chiamava Schnabelewopska; e, figlio legittimo d'entrambi, io nacqui a Schnabelewops l'1 aprile 1795. La mia prozia, la vecchia signora Pipitzka, si prese cura della mia prima infanzia, mi raccontava molte belle fiabe e spesso mi addormentava con una canzone di cui mi sono uscite dalla mente melodia e parole. Non dimenticherò mai, invece, il misterioso modo in cui annuiva, cantando, con la testa tremolante, insieme all'apparizione malinconica dell'unico dente che le era rimasto, l'eremita della sua bocca.. Talvolta mi ricordo anche del pappagallo, sulla cui morte aveva pianto così amaramente. La vecchia prozia adesso è morta anche lei, e io sono certo l'unica persona al mondo che pensi ancora al suo pappagallo. La nostra gatta si chiamava Mimi e il nostro cane Joli. Esso aveva grande conoscenza degli uomini e si teneva alla larga ogni volta che mettevo mano al frustino. Una mattina il nostro servitore disse che il cane teneva la coda un po' stretta fra le gambe e la lingua gli penzolava un po' più lunga del solito; il povero Joli venne allora gettato in acqua con alcune pietre legate al collo. In quella circostanza il cane annegò.

Citazioni[modifica]

  • Amburgo è una buona città, tutta fatta di solide case. Qui non regna l'esecrabile Macbeth, qui regna Banco. Lo spirito di Banco regna dovunque in questo piccolo Stato libero, il cui capo visibile è un Senato inclito e saggio. In effetti è uno Stato libero e vi si gode la più ampia libertà politica. (p. 51)
  • Per i lettori che non conoscono Amburgo – e ve ne sono forse in Cina e nell'Alta Baviera – dirò che la più bella passeggiata dei figli e delle figlie d'Ammonia porta a buon titolo il nome di Jungfernsteg [Corso delle fanciulle], un viale di tigli chiuso su un lato da una fila di case e sull'altro dal grande bacino dell'Alster. (p. 63)
  • Cos'è di una ruota più tondo? | Dove si brinda al Natal più giocondo? | Dove va il sole, quando non lo vedi? | Ed il morto, dove volge i piedi? | Guardati intorno, ser Vonved!
    [...] Della ruota il sole è più tondo. | In ciel si festeggia un Natale giocondo. | Va a occidente il sole che non vedi. | E il morto ad oriente volge i piedi. | Guardati intorno, ser Vonved! ([Antica canzone danese riprodotta e variata da Heine; citato da Wilhelm Grimm in Altdänische Heldenlieder, Balladen und Märchen], p. 81)
  • Le rive dell'Elba sono assai amene, specialmente oltre Altona, presso Rainville. Non lontano è sepolto Klopstock. Non conosco un luogo dove un poeta, una volta morto, possa trovare sepoltura più conveniente. È già molto più difficile viverci da poeta in carne ed ossa. Quante volte ho visitato la tua tomba, cantore del Messia, che hai saputo evocare in modo così commovente e vero le pene di Gesù! Tu pure, però, hai abitato abbastanza a lungo nella Köningstraße, dietro lo Jungfernsteg [Corso delle fanciulle], per sapere come vengono crocifissi i profeti. (p. 93)

Impressioni di viaggio[modifica]

Incipit[modifica]

VIAGGIO NELLO HARZ

Giacche nere, calze di seta,
distinti polsini bianchi
paroline dolci, baci, leziosità!
Ah, se avessero un po' di cuore!
Un po' di cuore in petto, e amore,
un po' di vero amore in cuore!
Oh! le litanie delle loro false
pene d'amore mi tolgono la vita.

Voglio andarmene sui monti
dove stanno le capanne quiete,
dove il cuore si dilata libero
e l'aria soffia libera.

Voglio andarmene sui monti
dove sono gli abeti alti e scuri,
dove i ruscelli mormorano, gli uccelli cantano,
e le nuvole galoppano orgogliose.

Addio, saloni lucidi,
lucidi gentiluomini, signore levigate,
voglio andarmene sui monti
e da lassù ridere di voi.

La città di Gottinga, famosa per le sue salsicce e per la sua università, appartiene al re dello Hannover, ed ha novecentonovantanove focolari, varie chiese, una clinica ostetrica, un osservatorio astronomico, un carcere, una biblioteca, e una cantina municipale dove la birra è assai buona.
Il ruscello che le scorre davanti si chiama Leine e l'estate ci si fanno i bagni; l'acqua è molto fredda e il ruscello è tanto largo in alcuni punti, che, per saltare dall'altra parte, Luder dovette prendere una grande rincorsa.

Citazioni[modifica]

  • I monaci del medio evo non avevano del tutto torto quando affermavano essere il greco un'invenzione del demonio. Dio conosce le sofferenze che ho sopportato studiandolo. (pag. 88)
  • Quelle canaglie degli dèi che allegramente governavano il mondo, mi piacevano molto. Io non credo che uno studente dell'antica Roma abbia mai imparato a memoria i punti fondamentali del suo catechismo, per esempio gli amori di Venere, meglio di quanto non lo abbia fatto io. Per dire la verità, dopo aver imparato a memoria i nomi delle antiche divinità, le avremmo anche dovute conservare, e forse non abbiamo tratto grandi vantaggi dalla nostra trinità neo-romana, o dal nostro monoteismo giudaico. Forse quella mitologia non era affatto tanto immorale, e si è trattato piuttosto di una diffamazione posteriore perché, per esempio, il porre un marito al fianco della corteggiatissima Venere, fu un pensiero molto decente da parte di Omero. (pag. 89)
  • Spesso mi sentivo avvolto dal profumo degli aranci e dei limoni che spirava da quei monti, carezzevole e pieno di lusinghe, come un invito ad andare in Italia. Anzi, una volta, nella luce d'oro del crepuscolo, vidi lui in persona, sulla cima di un monte il giovane dio della primavera, col capo glorioso coronato di fiori e di alloro, gli occhi ridenti: e la sua bocca fiorita gridò: «Ti amo, vieni da me, in Italia.» (pag. 132)
  • Sento in me tutta la dolce sofferenza di esistere, tutte le gioie e tutti i dolori del mondo sono miei, soffro per la salvezza di tutto il genere umano, ne sconto i peccati, ma me li godo anche. (pag. 133)
  • [...] qualche volta mi sembra che il diavolo, i gesuiti, e l'aristocrazia possano esistere fin tanto che uno ci crede. (Pag. 137)
  • Ai poveri italiani ridotti in schiavitù è vietata la parola, ed essi possono manifestare i sentimenti del loro cuore solo attraverso la musica. Tutto il loro odio contro la dominazione straniera, il loro amore per la libertà, la pazzia per il sentimento che hanno della loro impotenza, la loro malinconia al ricordo dello splendore passato, ed insieme la loro vaga speranza, la loro attesa, lo spasmodico desiderio d'aiuto, tutto questo è nascosto in quelle musiche che dalla più grottesca ebbrezza di vita scivolano in una morbidezza elegiaca e in quelle pantomime cha dalle carezze languide scattano improvvisamente nella più minacciosa collera. Questo è il significato dell' Opera buffa. (pag. 151)
  • La vita e il mondo sono il sogno di un Dio ebbro, che fugge silenzioso dal banchetto divino e va a dormire su una stella solitaria, ignorando che quando sogna crea... E le immagini di questo sogno si presentano, ora con una variegata stravaganza, ora armoniose e sensate... l'Iliade, Platone, la battaglia di Maratona, la Venere dei Medici, il Muster di Strasburgo, la rivoluzione francese, Hegel, le navi a vapore, sono pensieri che si sono staccati da quel lungo sogno. Ma un giorno il Dio si sveglierà sfregandosi gli occhi addormentati, sorriderà, e il nostro mondo sprofonderà nel nulla senza essere mai esistito... (citato in Arturo Pérez-Reverte, La pelle del tamburo)

Citazioni su Heinrich Heine[modifica]

  • Chi non conosce Heinrich Heine, non conosce la letteratura tedesca. (Sophie Scholl)

Note[modifica]

  1. Citato in Hans Jürgen Eysenck, Rebel with a cause: the autobiography of Hans Eysenck, Transaction Publishers, 1997, p. 281. ISBN 1560009381
  2. Citato anche in Primo Levi, Al visitatore, testo scritto per l'inaugurazione del memoriale degli italiani ad Auschwitz.
  3. Citato in Verona e gli stranieri (archiviato dall'url originale)
  4. Citato in Focus n. 89, p. 150.

Bibliografia[modifica]

  • Heinrich Heine, Il Rabbi di Bacharach e altri racconti, traduzione di Enrico Rocca, Arnoldo Mondadori Editore, 1934.
  • Heinrich Heine, Dalle memorie del signor von Schnabelewopski (Schnabelewopski), traduzione di Enrico Rocca, a cura di Paolo Chiarini, Marsilio Editori, 1991.
  • Heinrich Heine, Impressioni di viaggio (Reisebilder), traduzione di Vanda Perretta, EDIPEM, 1974.
  • Arturo Pérez-Reverte, La pelle del tamburo (1995), traduzione di I. Carmignani, Net, 2003. ISBN 8851521042
  • Paolo Chiarini, Parola e immagini, introduzione a Heinrich Heine, Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski, Marsilio Editori, Venezia, 1991, ISBN-88-317-5548-X

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