Mikha'il Nu'ayma

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Mikha'il Nu'ayma o Mikhail Naimy (1889 – 1988), scrittore e poeta libanese.

Il libro di Mirdad[modifica]

  • Meno possiedi, meno sei posseduto. | Più possiedi, più sei posseduto. | Più sei posseduto, meno sei valutato. | Meno sei posseduto, più sei valutato. (p. 21)
  • Se, quindi, il vostro mondo è un tale sconcertante enigma, è perché voi siete quello sconcertante enigma. E se il vostro dialogo è un tale doloroso labirinto, è perché voi siete quel doloroso labirinto. Lasciate le cose come stanno e non vi sforzate di cambiarle, poiché esse sembrano quello che sembrano solo perché voi apparite come apparite. Esse non vedono né parlano se voi non prestate loro la vista e la parola. (p. 45)
  • Il vostro è un mondo di culle che diventano tombe e di tombe che diventano culle; di giorni che divorano notti e di notti che rigurgitano giorni; di pace che dichiara guerra e di guerra che sollecita la pace; di sorrisi galleggianti sulle lacrime e di lacrime rischiarate da sorrisi. Il vostro è un mondo in continuo travaglio, con la Morte come levatrice. Il vostro è un mondo di setacci e di vagli, in cui non ci sono due setacci e due vagli che siano uguali. Voi soffrite costantemente setacciando l'insetacciabile e vagliando l'invagliabile. Il vostro è un mondo diviso contro se stesso, poiché è l'Io in voi ad esser diviso. Il vostro è un mondo di barriere e recinzioni, poiché è l'Io in voi ad avere barriere e recinzioni. Alcune cose, esso preferisce porle fuori dal recinto, perché estranee a se stesso; altre, le pone dentro al recinto, perché ad esso affini. Ma quelle che stanno fuori dal recinto, irrompono continuamente dentro; e quelle che stanno dentro, non fanno altro che uscire. Poiché esse, essendo prole di una stessa madre – che è il vostro stesso Io – non vogliono esser separate. E voi, invece di gioire per la loro felice unione, vi cingete di nuovo nel vano tentativo di separar l'insepararible. Invece di fasciare la spaccatura che c'è nell'Io, tagliuzzate la vostra vita sperando di ricavarne un cuneo da inserire fra quello che credete essere il vostro Io, e ciò che immaginate diverso da esso. Pertanto, le parole dell'uomo sono immerse nel veleno. Perciò, i suoi giorni sono così ebbri di dolore. Per questo, le sue notti sono così tormentate dalla sofferenza. (p. 50)
  • Veramente pazza sarebbe tuttavia la nuvola che sprecasse la propria vita sforzandosi di fissar se stessa nello spazio nel tentativo di conservar la propria forma e la propria identità per sempre. Che cosa raccoglierebbe da questi suoi pazzi tentativi, se non speranze deluse ed amara vanità? A meno che non perda se stessa, non potrà trovarsi. A meno che non muoia e non svanisca come nube, non potrà trovare l'oceano contenuto in se stessa, che è il suo solo essere. (p. 60)
  • Ricordate che la Parola è una. E voi, come sillabe della Parola, in realtà non siete che uno. Non c'è sillaba che sia più nobile delle altre o più importante delle altre. Le varie sillabe non sono altro che una sillaba, che è la Parola. Tali monosillabi dovete voi diventare se desiderate conoscere la somma estasi di quell'indicibile Amor Proprio che è amore per tutti, per ogni cosa. [...] Rinnegami, se vuoi. Io non rinnegherò te. Non ho forse detto poco fa che la carne delle mie spalle non è altro che la carne delle tue? Pugnalarti io non potrei senza sanguinare. Inguaina quindi la tua lingua se desideri risparmiare il tuo sangue. Dischiudimi il tuo cuore se vuoi proteggerlo da ogni dolore. (p. 64)
  • Dio non è una legione. Dio è uno. Ma molte e svariate sono ancora le ombre dell'uomo. Fino a quando gli uomini proietteranno la propria ombra sulla terra, il dio di ciascuno di essi non sarà più grande della loro ombra. (p. 68)
  • Un pugno siete voi, come tu hai detto, che avrebbe dovuto divorziar da tutte le tentazioni del mondo per consacrarsi a Dio. Ma tortuosi ed oscuri sono i sentieri che vi tengono legati al mondo. Credete forse che non oda le vostre passioni sibilare ed agitarsi? Pensate forse che non veda le vostre rivalità strisciare e contorcersi proprio sopra l'altare del vostro Dio? Forse solo un pugno siete voi. Ma, oh, che legione in quel pugno! (p. 75)
  • Ogni giorno è il Giorno del Giudizio. Ad ogni batter d'occhio i conti di ciascuna creatura vengono regolati. Niente viene tralasciato. Nulla rimane imponderato. Non esistono pensieri, azioni o desideri che non vengano registrati in chi pensa, agisce o desidera. Nessun pensiero azione o desiderio risulta sterile nel mondo; ognuno di essi procrea secondo il proprio genere e la propria natura. (pp. 83-84)
  • Che cos'è l'amare se non il completo assorbimento dell'amato da parte dell'amante, sì che i due diventino uno? E chi o che cosa si deve amare? Deve forse uno scegliere una certa foglia dell'albero della Vita e riversare su di essa tutto il proprio cuore? Ed il ramo che porta la foglia? Ed il tronco che tiene il ramo? E la corteccia che protegge il tronco? E le radici che alimentano la corteccia, il tronco, i rami e le foglie? E la terra che cinge le radici? Ed il sole, il mare e l'aria che fertilizzano la terra? Se una piccola foglia di un albero merita il vostro amore, non dovrebbe l'albero, nel suo insieme, meritarlo molto di più? L'amore che sceglie una frazione del tutto si predestina al dolore. (p. 87)
  • Dove credete sia Dio, che urlate nel Suo orecchio i vostri capricci e futilità, i vostri elogi ed accuse? Non è forse Egli in voi, dappertutto? Non è il Suo orecchio molto più prossimo alla vostra bocca di quanto la lingua non lo sia al palato? A Dio basta la divinità di cui voi avete il seme. Se Dio, dopo avervi dato il seme della Sua divinità, dovesse anche averne cura, quali meriti avreste voi? (p. 101)
  • Credi forse che questa Terra sia la unica dimora dell'Uomo? I vostri corpi, anche se circoscritti nel Tempo e nello Spazio, sono tratti da tutto ciò che si trova nel Tempo e nello Spazio. Quanto di voi proviene dal Sole, vive nel Sole. Quanto di voi procede dalla Terra, vive nella Terra. E così con tutte le altre sfere ed infiniti spazi intermedi. Solo gli sciocchi amano credere che la Terra sia l'unica dimora dell'Uomo, e che le miriadi di corpi fluttuanti nello Spazio non siano altro che ornamenti per la sua residenza e distrazioni per i suoi occhi. La Stella del Mattino, la Via Lattea, le Pleiadi, non sono le dimore dell'Uomo meno di quanto lo sia questa Terra. Ogni volta che esse inviano un raggio al suo occhio, innalzano lui a se stesse. Tutte le volte che egli passa sotto di esse, le attira verso di sé. Tutte le cose sono incorporate nell'uomo ed egli, a sua volta, è incorporato in esse. L'universo è solo un singolo corpo. Entrate in comunione con la sua più minuta particella, e sarete in comunione con tutto. E come voi, da vivi, morite continuamente, così, da morti, vivete incessantemente; se non in questo corpo, in un altro di diversa forma. Ma voi continuerete a vivere in un corpo finché non vi dissolverete in Dio; il che è come dire, fino a quando non prevarrete su ogni mutamento. [...] Il Tempo ha, come legge, la ripetizione. Una volta accaduta nel Tempo, una cosa è destinata a continue ripetizioni; gl'intervalli, nel caso dell'uomo, possono essere lunghi o brevi a seconda dell'intensità dei desideri di questi e della sua volontà per la ripetizione. Se voi, passando dal ciclo noto come vita a quello conosciuto come morte, vi porterete dietro brame inestinte per la Terra ed appetiti insoddisfatti per le sue passioni, allora la calamita della Terra vi attirerà nuovamente al proprio seno. E la Terra vi allatterà, ed il Tempo vi svezzerà, vita dopo vita e morte dopo morte, finché, consenzienti e d'accordo, non vi svezzerete da soli una volta per tutte. (pp. 133-134)
  • Lasciate che gli uomini e le donne che ancora si discostano poco dallo stallone e dalla giumenta e dal daino e dalla daina, si cerchino gli uni e le altre nell'oscuro isolamento della carne. Lasciate che essi attenuino la licenziosità dell'alcova con la licenza del matrimonio. Lasciate che essi si rallegrino della fertilità dei loro lombi e della fecondità dei loro grembi. Lasciate che propaghino la specie. La Natura stessa è contenta d'esser loro madrina e levatrice; ed è la Natura a preparar loro letti di rose, senza tuttavia dimenticar le spine. (p. 147)
  • Nutrirsi della Morte, significa diventare cibo per la Morte. Vivere sulle altrui pene, vuol dire divenire preda del dolore. Così è stato decretato dal Volere Supremo. Sappi ciò, Micayon, e regolati di conseguenza. (p. 157)
  • Sappi che per chi anela, la vita della carne è solo un ponte che conduce alla Vita senza carne. E coloro che agognano sanno che i grossolani ed inadeguati sensi sono solo spiragli aperti sul mondo del finissimo e adeguato senso. E coloro che desiderano ardentemente sanno che tutta la carne che essi lacerano deve – presto o tardi – essere riparata con la loro carne; ed ogni osso che essi schiacciano dev'essere ricostruito con le loro ossa; ed ogni goccia di sangue che essi versano dev'essere rimpiazzata dal loro sangue. Poiché, tale è la legge della carne. (p. 158)
  • Mentre il non-aspirante cerca avidamente d'afferrar più che può per riporlo nelle tasche o nella pancia, l'aspirante va per la sua strada senza tasche e con la pancia libera dal sangue e dalle convulsioni di qualsivoglia creatura. (p. 158)
  • Di due uomini che spartiscono con un vitello il latte della mucca, uno di essi guarda il vitello pensando che la sua carne costituirebbe buon cibo per se stesso e per i suoi compagni nei festeggiamenti del proprio imminente compleanno; l'altro considera il vitello come il proprio fratello di latte ed è pervaso d'affetto per il giovane animale e per sua madre. Io vi dico: mentre il secondo è veramente nutrito dalla carne di quel vitello, il primo è da essa avvelenato. Sì, molte delle cose che vengono messe nella pancia, dovrebbero esser poste nel cuore. (p. 159)
  • Se voi, mangiando dal cuore della Terra, sarete guidati da tale spirito, allora, poco importerà ciò che mangerete. Ma se voi foste veramente guidati da tale spirito, allora avreste la saggezza e l'amore di non privar la Terra di alcuna delle sue creature, specialmente di quelle che son venute a sperimentare il piacere di vivere ed il dolore di morire, cioè di quelle che hanno raggiunto il segmento del Dualismo. Poiché anch'esse hanno da percorrere il loro lento e laborioso cammino verso l'Unità. E la loro strada è più lunga della vostra. Ritardate la loro marcia, ed esse ritarderanno la vostra. (p. 160)
  • Vane saranno tutte le vostre regole, ed illegali tutte le vostre leggi, e caotico tutto il vostro ordine, se non imparerete a governare l'indocile uomo che è in voi, il cui passatempo preferito è quello di giocare con scettri e con corone. (p. 170)
  • Stampare un nome sulle labbra degli uomini equivale a scolpirlo sulla sabbia della spiaggia. I venti e le maree lo cancelleranno dalla sabbia. Uno starnuto lo spazzerà dalle labbra. Se non vuoi essere spazzato via dagli starnuti degli uomini, guardati dallo stampare il tuo nome sulle loro labbra; marcalo invece a fuoco sui loro cuori. (p. 184)
  • La fede che nasce su un'onda di paura, non è altro che la schiuma della paura: essa s'alza e s'abbassa con la paura. La vera Fede non sboccia che sullo stelo dell'Amore. Il suo frutto è il Discernimento. Se hai timore di Dio, non amar Dio. (p. 198)
  • Evitate le dispute. La Verità è un assioma; pertanto, non ha bisogno di prove. Tutto ciò che ha bisogno d'esser sostenuto da argomenti e da prove è, prima o poi, demolito da prove e da argomenti. Provare una cosa vuol dire invalidar il suo opposto. Provare l'opposto significa invalidar la cosa. Dio è privo di opposti. Come farete dunque a provarLo o ad invalidarLo? (p. 239)
  • Il vero povero è colui che fa cattivo uso di ciò che ha. Il vero ricco è colui che fa buon uso di ciò che possiede. (p. 241)
  • Siete qui per celebrar la conquista del Diluvio? Come mai celebrate una vittoria che vi ha lasciati conquistati? Poiché, col soggiogar i propri abissi, Noè non ha soggiogato i vostri, ma ha solo indicato la via per farlo. E guardate, i vostri abissi son pieni di collera e minacciano di farvi affondare. Se non avete superato il vostro Diluvio, voi non siete degni di questo Giorno. Ognuno di voi è un diluvio, un'arca e un capitano. Ma fino a che non sarà giunto il giorno in cui potrete sbarcar su una terra vergine ed appena lavata, non abbiate fretta di celebrar la vostra vittoria. Voi vorrete sapere come ha fatto l'Uomo a divenir un diluvio per se stesso. Ebbene, allorché il Divino Volere Supremo spaccò Adamo in due – sì da fargli conoscer se stesso e realizzar la sua identità con l'Uno – questi divenne un maschio ed una femmina; un Adamo maschio ed un Adamo femmina. Egli fu allora inondato di desideri, che erano il prodotto del Dualismo; desideri così numerosi, così variati nel colore, così immensi nella grandezza, così sregolati e così prolifici, che fino al giorno d'oggi l'Uomo è un relitto sulle loro onde. Un'onda non fa a tempo a sollevarlo ad altezze vertiginose, che un'altra lo trascina sul fondo. E ciò perché i suoi desideri sono appaiati, così come è appaiato egli stesso. E sebbene, in realtà, due opposti non fan che completarsi a vicenda, all'ignorante essi appaiono in conflitto e mai disposti a dichiarar un momento di tregua. È questo il diluvio che l'Uomo è chiamato a fronteggiar ora per ora, giorno per giorno, attraverso la sua lunga ed ardua vita dualistica. È questo il diluvio le cui possenti sorgenti, sgorgando dal cuore, trascinan voi nella loro precipitosa corsa. È questo il diluvio il cui arcobaleno non adornerà il vostro cielo prima che quest'ultimo abbia sposato la vostra terra e si sia identificato con essa. È da quando Adamo seminò se stesso in Eva che gli uomini stanno raccogliendo trombe d'aria e diluvi. Quando le passioni di un certo tipo predominano, la vita degli uomini viene a trovarsi sbilanciata; allora gli uomini vengono inghiottiti da un diluvio o dall'altro affinché l'equilibrio possa esser ristabilito. (pp. 254-255)

Bibliografia[modifica]

  • Mikhail Naimy, Il libro di Mirdad, traduzione di Benito De Donno, Edizioni Mediterranee, Roma, 2009. ISBN 978-88-272-2012-2

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