Wolverine (1982)

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Wolverine, miniserie di quattro numeri pubblicata fra settembre ed ottobre 1982, sceneggiata dallo scrittore Chris Claremont e illustrata dal disegnatore Frank Miller.

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Incipit[modifica]

Sono Wolverine... sono il migliore in quello che faccio... ma quello che faccio non è molto piacevole.

Frasi[modifica]

  • Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è una cosa piacevole.[1] (Wolverine)
  • Sono qui per fare il mio lavoro. Cacciare. Uccidere. Quello che so far meglio. (Wolverine)
  • È enorme e feroce-- un orso grigio. La creatura più spaventosa e pericolosa della terra. A parte me. (Wolverine)
  • Di nascita, sono un mutante. Di professione, un tempo ero un agente segreto. Ora, per scelta sono un super-eroe -- uno degli incredibili X-Men. (Wolverine)
  • Mariko Yashida. Discendente di una delle famiglie più ricche e nobili del paese. Può risalire ai suoi avi fino a 2000 anni fa. Io, invece, non so nemmeno chi fosse mio nonno. L'ho amata dal primo momento che l'ho vista, e lei ha amato me. Strana la vita. (Wolverine)
  • Sei molto giapponese per essere un occidentale... ma dubito che ti possa comprendere il comportamento di Mariko. (Asano Kimura rivolto a Wolverine)
  • Non mi piace affatto scannare animali. La gente, be'... è un discorso diverso. (Wolverine)
  • Ma... se mio padre ha dato la sua parola d'onore... io, sua figlia, ho l'obbligo di non disonorarlo. Se non capisci questo, Logan... allora significa che non conosci veramente né me né il Giappone. (Mariko)
  • Io e i poliziotti non andiamo d'accordo. Loro odiano i violenti, io le gabbie. (Wolverine)
  • È una donna violenta. Come me, forse è per questo che mi piace. (Wolverine parlando di Yukio)
  • Dormo... Sogno. Un guerriero giunge a cavallo dell'ovest per ottenere la mano della donna che ama, Mariko, discendente di una antica casata. Lui è un uomo duro, forte, di umili origini, ma il suo coraggio e la sua abilità sono leggendarie. Pensa che questo sia sufficiente per renderlo degno di lei. Ma i cancelli della casa della donna sono sbarrati. Le mure presiedute da arceri. "Vattene" gli dicono. "Non sei il benvenuto qui". Il suo gesto è disperato, senza speranze, ma lui non esita neppure per un attimo. Va all'attacco. La battaglia è terribile. Alla fine, ferito a morte, il guerriero riesce a trascinarsi all'interno del castello e a vedere il volto dell'amata. "Perché?" le chiede. "Il mio amore è per un uomo", risponde lei, "non per un animale forgiato in forma umana, che non sa nulla dell'onore, del dovere e di tutto ciò che ho più a cuore. Degno di me? Tu non sei nemmeno degno di vivere!" Le sue parole sono una freccia che penetra l'anima del guerriero, riportandolo a quell'abisso da cui aveva lottato per uscire tanto tempo fa. E, benché viva ancora, il prode guerriero non esiste più. Sogno... Piango. (Wolverine)
  • La ama ancora. L'amerà sempre. Idiota! Potrei renderlo felice, sono perfetta per lui-- non riesce a capirlo ?!! Mariko-- sia maledetta-- è la sola donna per lui. E lui è il solo uomo per me. Maledetto il giorno in cui l'ho incontrato. Mi ha rovinata! Grazie a lui, la morte è l'unica cosa che desidero ormai. (Yukio)
  • Sono un solitario-- per natura, per scelta. Non ho molti amici. Asano era uno dei pochi, dei migliori. Ma mi sorprendo a sperare che sia stato un incidente. Succede nel nostro lavoro. Qualcuno viene a trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato e viene steso per errore. (Wolverine)
  • Il combattimento si è svolto in un giardino-- che riprende lo schema dei giardini zen di Kyoto-- un luogo di trascendete bellezza e di quiete. Ora non lo è più, è stato distrutto durante la lotta. L'ordine ha lasciato il posto al caos. Come nella mia vita. Ho combattuto per la mia serenità interiore. Invano. Meglio rinunciare. È la filosofia di Yukio-- essere ciò che che si è. Accettarsi. Siamo dei violenti... per natura. E se ce n'è bisogno siamo capaci di uccidere. Yukio mi vuole per quello che sono. È Mariko che mi fa desiderare di essere diverso-- di placare la furia che c'è in me. Le amo tutte e due. Ma le ho perdute. Perché... ho perduto me stesso. Ma il cammino della vita è alterabile come questa superficie. Se smuovo la ghiaia, aprirò nuovi sentieri-- dal caos si rigenera l'ordine. La ruota gira. E l'ordine può generare quiete? Forse è questa la soluzione. Bisogna tentare. Forse non sarò mai ciò che dovrei essere, che vorrei essere. Ma come potrò saperlo se non provo? Certo è difficile, ma qual è l'alternativa? L'immobilità-- che equivale alla morte. Non del corpo, dello spirito. Un animale può accettarla. Ma un uomo no. Un uomo sogna, combatte, cambia, cresce. Tu mi ha impedito di sognare, Shingen. Ma solo per ora. Io sono un uomo, Shingen! Non un animale. Un uomo! E questo errore ti costerà... caro! (Wolverine)
  • Sono Wolverine. Se sei furbo, non mi vorresti mai come nemico. (Wolverine)

Dialoghi[modifica]

  • Wolverine: Mariko, vieni con me.
    Mariko: Non posso.
    Wolverine: Qualsiasi tribunale del paese ti concederà il divorzio.
    Mariko: Non ho intenzione di chiederlo.
    Wolverine: Ti amo.
    Mariko: Anch'io... ma sono legata a obblighi più importanti.
  • Wolverine: Sei completamente pazza, donna-- giocare al topo con un treno ai 300 all'ora ?!! Vuoi morire?!
    Yukio: Che importa? Prima o poi tutto moriamo. Ma fino a quel momento voglio sentire la vita pulsarmi nelle vene! E la mia morte... voglio che sia spettacolare! E volente o nolente, amor mio... tu sei uguale a me.
  • Yukio: E ora devo morire, Logan-chan?
    Wolverine: Dopo quello che hai fatto... osi domandarlo?
    Yukio: Non puoi farlo. Siamo della stessa razza noi due-- ribelli nati, che non possono adeguarsi alle regole di una società che non ci appartiene e a cui non apparteniamo. Ti amo, Logan-chan -- come tu ami me! Uccidimi-- ucciderai te stesso.
    Wolverine: Ha ragione. Forse è proprio quello che entrambi meritiamo.

Note[modifica]

  1. È la prima volta che la frase viene attribuita a Wolverine.

Bibliografia[modifica]

  • Chris Claremont e Frank Miller, Wolverine del 1982; edizione italiana su Wolverine, edizione Play Press, supplemento al DP7 n.º 4 luglio 1989, traduzione Wainer Fini.