Aldo Capitini
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Aldo Capitini (1899 – 1968), filosofo, politico, antifascista ed educatore italiano.
- Col vegetarianesimo si decide di rinunciare al cibo che comporti uccisione di animali; e con ciò stesso muta il nostro modo di avvicinarci ad essi, il nostro modo di considerarli; si accetta sorridendo ma con fermezza l'apparente stranezza che galline e pecore, dopo averci dato uova e lana, "muoiano di vecchiaia"; si amplia, al posto della violenza spietata, quel piano di collaborazione in cui consiste l'incremento della civiltà. Questa "sospensione" introdotta nella leggerezza sterminatrice e nella freddezza utilitaria si riflette in accrescimento di valore interiore. Ma c'è di più e forse il meglio. Io debbo confessare che, pur avendo un notevole interesse all'esistenza degli animali, mi decisi al vegetarianesimo nel 1932, quando, nell'opposizione al fascismo, mi convinsi che l'esitazione ad uccidere animali avrebbe fatto risaltare ancora meglio l'importanza del rispetto dell'esistenza umana. (da Il problema religioso attuale)
- Il vegetarianesimo, se condotto bene, non presenta inconvenienti allo stato del nostro corpo fisico. Anzi c'è chi sostiene che migliora la nostra indole stessa; come che stia questa cosa, è certo che la nostra indole migliora per il proposito di affetto verso gli animali, per il nuovo sguardo che abbiamo verso di loro, dopo il proposito di non distruggerli, per il senso di cooperare che stabiliamo. Finora si è considerato il campo animale come un campo libero dove uno potesse portare stragi; la nonviolenza inizia il piano di un accordo col campo animale, che potrà arrivare molto lontano. Di riflesso poi, la direttiva di rispettare la vita animale porta maggiore attenzione alla vita umana. Ma verso tanti esseri animali è ancora difficilissimo attuare la nonviolenza: che noi proviamo dolore di questo, è già un passo avanti. Col tempo le stesse bestie feroci potranno essere allevate, nutrite diversamente e trasformate. Noi potremo sviluppare le nostre energie interne e meglio dominare, senza ucciderle, molte bestie. (da Religione aperta)
- Io non dico: fra poco o molto tempo avremo una società che sarà perfettamente nonviolenta... a me importa fondamentalmente l'impiego di questa mia modestissima vita, di queste ore o di questi pochi giorni; e mettere sulla bilancia intima della storia il peso della mia persuasione. (da Elementi di un'esperienza religiosa)
- Ogni società fino ad oggi è stata oligarchica, cioè governata da pochi, anche se rappresentanti di molti; oggi specialmente, malgrado la diffusione di certi modi detti democratici, il potere (un potere enorme) è in mano a pochi, in ogni Paese. Bisogna, invece, arrivare ad una società di tutti, alla omnicrazia. (da Il potere di tutti)
- Quando incontro una persona, e anche un semplice animale, non posso ammettere che poi quell'essere vivente se ne vada nel nulla, muoia e si spenga, prima o poi, come una fiamma. Mi vengono a dire che la realtà è fatta così, ma io non l'accetto. E se guardo meglio, trovo anche altre ragioni per non accettare la realtà così com'è ora, perché non posso approvare che la bestia più grande divori la bestia più piccola, che dappertutto la forza, la potenza, la prepotenza prevalgano: una realtà così fatta non merita di durare. È una realtà provvisoria, insufficiente, e io mi apro a una sua trasformazione profonda, a una sua liberazione dal male nelle forme del peccato, del dolore, della morte. (da Scritti filosofici e religiosi, p. 465)
- Sono convinto che gli uomini arriveranno veramente a non uccidersi tra loro, quando arriveranno a non uccidere più gli animali. (da Scritti filosofici e religiosi; citato anche in Bruna D'Aguì, Creaturismo. Le fondamenta del creato, Nuova Stampa, Roma 2007, p. 211)
- Solo il fiore che lasci sulla pianta è tuo. (da Scritti filosofici e religiosi)
- [Declinando un'onorificenza proposta in suo favore da Giovanni Gentile alla Scuola Normale di Pisa] Ho preso in esame dal punto di vista religioso il problema della violenza e l'insegnamento ad avere fiducia in essa, e mi è sembrato che quell'insegnamento sia un errore e riveli mancanza di profonda fede nello spirito perché l'amore è veramente spirituale solo quando è infinita possibilità di amare - e perciò la religione è educazione all'amore - mentre l'amore deliberatamente limitato è idolatria o superstite egoismo.[1]
[modifica] Note
- ↑ Citato in Sergio Romano, «Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale», Corriere della sera, 4 luglio 2006.
[modifica] Bibliografia
- Aldo Capitini, Elementi di un'esperienza religiosa, Laterza, 1937.
- Aldo Capitini, Il potere di tutti, Editore La Nuova Italia, Firenze.
- Aldo Capitini, Il problema religioso attuale, Guanda, 1948.
- Aldo Capitini, Le ragioni della nonviolenza: antologia degli scritti a cura di Mario Martini, ETS, Pisa 2004.
- Aldo Capitini, Religione aperta, Guanda, 1955.
- Aldo Capitini, Scritti filosofici e religiosi, a cura di M. Martini, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998.
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