Arthur Schnitzler

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Arthur Schnitzler

Arthur Schnitzler (1862 – 1931), medico, scrittore e drammaturgo austriaco.

Citazioni di Arthur Schnitzler[modifica]

  • Essere dilettante significa non essere degno delle proprie trovate, ma esserne orgoglioso. (da Libro di massime e riflessioni)
  • Guardati dalle persone modeste: non immagini con quale commosso orgoglio coltivano le loro debolezze. (da Motti brevi)
  • Miserabile chi vive non la propria vita ma la propria autobiografia. (da Aforismi)

Aforismi[modifica]

  • Chi sono i tuoi acerrimi nemici? Degli sconosciuti che immaginano quanto li disprezzeresti se li conoscessi.
  • Ciò che logora le nostre anime nel modo più rapido e peggiore possibile è: perdonare senza dimenticare.
  • Credo alla tua saggezza solo se viene dal cuore, credo alla tua bontà solo se viene dalla ragione.
  • È così facile scrivere i propri ricordi, quando si ha una cattiva memoria.
  • È difficile decidere quando la stupidità assume le sembianze della furfanteria e quando la furfanteria assume le sembianze della stupidità. Perciò sarà sempre difficile giudicare equamente i politici.
  • Fin quando ogni pazzo, ogni teologo, ogni baciapile e ogni gazzettiere potrà permettersi di intendere e di applicare la parola di Dio secondo come gli garba al momento, qualsiasi discussione su questioni religiose rimarrà sterile.
  • I tre criteri dell'opera d'arte: coerenza, intensità, continuità.
  • I tuoi peggiori nemici non sono affatto coloro che hanno un'opinione diversa dalla tua, bensì coloro che concordano con te, ma che per motivi diversi, per prudenza, prepotenza, viltà non sono in grado di professarsi di quell'opinione.
  • L'umanitarismo come idea politica è un luogo comune, come idea religiosa un equivoco, come idea etica un'illusione.
  • La cosa migliore che due amanti possono diventare nel corso del tempo è questa: surrogati dei loro sogni o simboli del loro desiderio.
  • La verità si troverebbe nel mezzo. Nient'affatto. Solo nella profondità.
  • Le virgolette non sono spesso altro che un pigro pretesto per mezzo del quale l'autore cerca di addossare al cattivo gusto dei suoi contemporanei la responsabilità per una banalità che gli sfuggì dalla penna.
  • Nel cuore di ogni aforisma, per quanto nuovo o addirittura paradossale esso possa apparire, pulsa un'antichissima verità.
  • Nell'amore ci accorgiamo per lo più troppo tardi se un cuore ci è stato dato solo in prestito, se ci è stato donato oppure se ci è stato addirittura sacrificato.
  • Nessun viso è brutto se i suoi tratti esprimono la capacità di una vera passione e l'incapacità di una menzogna.
  • Quando l'odio diventa codardo, se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizia.

Al pappagallo verde[modifica]

Incipit[modifica]

La bettola "Al pappagallo verde". Una cantina non molto spaziosa, alla quale – dalla parte posteriore, a una certa distanza – conducono sette gradini, che verso l'alto sono chiusi da una porta. Una seconda porta, visibile a mala pena, si trova nello sfondo, a sinistra. [...]
Grasset (sta ancora scendendo): Qui, qui, Lebrêt, entra; conosco bene questa fonte, te l'assicuro. Anche se tutta Parigi muore di sete, il mio vecchio amico e direttore ha certo da qualche parte una buona botte di vino, ci puoi contare.
Oste: Oh buonasera, Grasset. Così ti fai vivo, eh? Perché, non avrai mica chiuso con la filosofia, per caso? O speri da me qualche scrittura, così, un nuovo ingaggio, o –
Grasset: Come no, si capisce. Cerco del vino, e tu devi darmelo. Io sono il cliente e tu sei l'oste, e dunque –
Oste: Come, vino? E dove dovrei trovarlo, eh caro Grasset, me lo dici? Se proprio stanotte hanno saccheggiato tutte le mescite e le bottiglierie di Parigi! E anzi, guarda, scpmmetterei non so cosa che c'eri anche tu.
Grasset: Su, tira fuori il vino. Per la canaglia che verrà dopo di noi, magari fra un'ora – (ascolta). Senti qualcosa anche tu, Lebrêt?
Lebrêt: Sì, è come un tuono, leggero e lontano, ma come un tuono –

Citazioni[modifica]

  • Grasset: Guarda, sono gli ultimissimi opuscoli che sono stati appena distribuiti a Palazzo Reale. Qui ce n'è uno del mio amico Cerutti, ecco, Memoriale per il popolo di Francia, qui un altro di Desmoulins... che certo, detto fra noi, è assai più bravo a parlare che a scrivere... eccolo qui, La Francia libera. (p. 92)
  • Oste: Mio caro, io amo la libertà come te, ma amo soprattutto il mio lavoro. (p. 93)
  • Una giovinezza che non si gode è come un volano che si lascia per terra, nella sabbia, invece che lanciarlo in aria. (p. 126)

Doppio sogno[modifica]

Incipit[modifica]

«Ventiquattro schiavi mori spingevano remando la sfarzosa galera che doveva portare il principe Amgiad al palazzo del califfo. Ma il principe, avvolto nel suo mantello di porpora, se ne stava solo, sdraiato in coperta, sotto l'azzurro cupo del cielo notturno disseminato di stelle e il suo sguardo...».
La piccola aveva letto fin lì ad alta voce; ora, quasi all'improvviso, le si chiusero gli occhi. I genitori si guardarono sorridendo, Fridolin si chinò su di lei, le baciò i capelli biondi e chiuse il libro che si trovava sulla tavola non ancora sparecchiata. La bambina lo guardò come sorpresa.
«Sono le nove,» disse il padre «è ora di andare a letto». E poiché anche Albertine si era accostata alla bambina, le mani dei genitori si incontrarono sulla fronte amata mentre i loro sguardi si scambiavano un tenero sorriso, che non era rivolto più solo alla bambina.

Citazioni[modifica]

  • L'orologio della torre del municipio scoccò le sette e mezzo. D'altronde non importava che ora fosse; il tempo gli era completamente indifferente. Non provava interesse per nulla e per nessuno. Sentì una leggera compassione per se stesso. Molto fuggevolmente, non proprio come un proposito, gli venne l'idea di recarsi a una qualsiasi stazione, partire, non importava per dove, sparire per tutti coloro che lo avevano conosciuto, ricomparire in qualche luogo all'estero e incominciare una nuova vita, sotto spoglie diverse. Si ricordò di certi strani casi clinici che conosceva dai libri di psichiatria, delle cosiddette doppie esistenze: un uomo spariva improvvisamente dalla vita normale, veniva dato per disperso, ritornava dopo pochi mesi o dopo anni, senza ricordare dove era stato tutto quel tempo, finché in seguito qualcuno con cui s'era incontrato da qualche parte in un paese lontano lo riconosceva, ma lui non aveva più memoria di nulla. E in forma più lieve a più d'uno doveva capitare la stessa cosa. Per esempio dopo aver fatto un sogno? Certo, ci si ricordava… Ma sicuramente c'erano anche dei sogni che si dimenticavano del tutto, dei quali non restava più traccia, tranne un certo strano stato d'animo, uno stordimento misterioso. Oppure si ricordavano solo più tardi, molto più tardi, e non si sapeva più se si era fatta un'esperienza reale o soltanto sognato. Soltanto… soltanto…!

Incipit de Il Dr. Gläser, medico dei bagni[modifica]

Il battello era pronto per partire. Il Dr. Gläser era in piedi sul ponte, vestito di scuro e con un soprabito grigio, aperto, su una manica del quale spiccava un bracciale da lutto. Il direttore dell'albergo l'aveva accompagnato alla partenza.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

La contessina Mizzi[modifica]

Incipit[modifica]

Giardino della villa del conte. Verso il fondo, le sbarre di un alto cancello; al centro, lievemente spostato a destra, il grande portone. A sinistra, sul davanti, la facciata della villa: un edificio a un piano solo, wsi vede che un tempo era un piccolo castello di caccia, costruito centott'anni prima e restaurato da trent'anni. [...]
Un servitore: Posso chiedere a Vostra Grazia a che ora devo servire il pranzo?
Il conte (parla il tipico gergo tedesco-ungherese degli ufficiali. Si accende un sigaro): Alle due, alle due.
Un servitore: E a che ora Vostra Grazia comanda la carrozza?
La contessina (si affaccia sul balcone, tenendo in mano tavolozza e pennello, e si porge verso il giardini): Buongiorno, papà.
Il conte: Salute, Mizzi.
La contessina: Insomma, papà, sei sparito di nuovo, mi hai lasciata sola, e proprio a colazione. Ma si può sapere dove sei stato?
Il conte: Ah lontano, mia cara, proprio lontanuccio. Avevo voglia di cavalcare, e sono arrivato fin oltre Rodaun. Hai visto che giornata? Splendida, splendida. E tu? Sei già al lavoro? Magari avrai presto di nuovo qualcosa da farmi vedere?
La contessina: Sì papà, questo sì, ma non t'illudere, sempre i soliti fiori, solo quelli.

Citazioni[modifica]

  • Noi miseri mortali non possiamo mai pretendere di sapere come si giudichi lassù una vicenda umana. (p. 52)

La signorina Else[modifica]

Incipit[modifica]

«Davvero non vuoi giocare, Else?» – «No, Paul, non ne ho più voglia. Ciao. Arrivederla, signora Mohr.» – «Via, Else, mi chiami signora Cissy. Anzi, semplicemente Cissy.» – «Come mai, Else. va via così presto? Mancano ancora due ore buone prima del dinner.» – «La lascio al suo single con Paul, signora Cissy. Oggi non sono in vena e vi rovinerei il divertimento.» – «La lasci perdere, signora Mohr, oggi si è svegliata con la luna storta. Però sei carina anche con la luna, Else! Soprattutto ti dona quel sweater rosso.» – «Ti auguro di avere più fortuna con il blu. Ciao, Paul.»

Citazioni[modifica]

  • Vorrei gridare il mio saluto al cielo prima di tornare giù in mezzo alla gente. Ma dove andrà il mio saluto? Sono così sola. Terribilmente sola, tanto che nessuno può immaginare la mia solitudine. Amore mio, io ti saluto. Chi sei? Ti saluto mio promesso sposo! Ma chi sei?... (p. 27)

Citazioni su Arthur Schnitzler[modifica]

  • Schnitzler è il tipico scrittore che fonde compassione e nichilismo in una visione desolata, in una cartella clinica della condizione umana in cui anche la storia e la politica appaiono maschere illusorie degli istinti e del destino. (Claudio Magris)
  • Sebbene capace di questa visione unitaria dell'uomo, Schnitzler s'ispira a un desolato pessimismo. La vita gli appare un gioco di forze irrazionali e una giostra d'inganni senza senso; vivere significa tradire. L'insistito tema dell'adulterio, della delusione o della crudele umiliazione amorosa è il simbolo del suo "scettico determinismo", come diceva Freud, che lo spinge a vedere nella forza vitale un cieco desiderio di sopraffazione. (Claudio Magris)

Bibliografia[modifica]

  • Arthur Schnitzler, Doppio sogno (Traumnovelle), a cura di Giuseppe Farese, Adelphi, 1999.
  • Arthur Schnitzler, La contessina Mizzi (Komtesse Mizzi oder der Familientag), traduzione e introduzione di Claudio Magris, Oscar Mondadori, Milano 1979.
  • Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde (Der grüne Kakadu), traduzione e introduzione di Claudio Magris, Oscar Mondadori, Milano 1979.
  • Arthur Schnitzler, Aforismi, in Opere, a cura di Giuseppe Farese, Mondadori.
  • Arthur Schnitzler, La signorina Else (Fräulein Else), traduzione e presentazione di Anna Corbella, Demetra Srl, 1995.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]