Claudio Magris

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Claudio Magris

Claudio Magris (1939 – vivente), scrittore e germanista italiano.

Citazioni di Claudio Magris[modifica]

  • Se il Papa [Benedetto XVI] ci avesse rivelato cose lontane da noi [nel libro Gesù di Nazareth. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione], non ci potrebbe interessare, se il Cristo del giardino degli ulivi fosse stato un eroe, un superuomo, avrei poco da chiedergli, lo sentirei lontano, potrei tutt'al più ammirarlo. (da Avvenire, 11 marzo 2011)
  • Chi crede nell'Europa sarà contento se si farà ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia, ha scritto Günter Grass lodandola per questo, ha il passo della lumaca. (citato in Corriere della sera, 1 giugno 2009)
  • Da ragazzino andavo a giocare sul Carso. E spesso arrivavo alla Cortina di ferro. Oltre c'era un mondo misterioso, inquietante. Il mondo di Tito e di Stalin. Qualcosa di conosciuto e sconosciuto, familiare e impressionante. Un Paese chiuso dalla frontiera. E che mi portava a interrogarmi sulla mia identità: quando cessiamo d'interrogarci sull'identità, andiamo verso la fossilizzazione. (citato da Francesco Battistini, Corriere della Sera, 26 novembre 2008, pag. 42)
  • Il ministro Brunetta – dalla faccia feroce quando annuncia licenziamenti, ma dalla lacrima facile quando viene lodato. (citato in Corriere della sera, 1 giugno 2009)
  • Il Novecento mi sembra segni la rottura di un equilibrio non ancora ricostituito, una tensione convulsa fra totalità – un impulso buono ad una vita unitaria pervasa di senso, ma pervertito in tanti tentativi di realizzazione politica – e frammentazione, anch' essa buona nella rivendicazione dell' individualità, ma pervertita nell' ossessione particolaristica. (citato in Corriere della sera, 2 aprile 2010)
  • Io penso che le frontiere vadano superate, ma anche mantenute assieme alla propria identità. Un modo corretto di viverle è sentirsi anche dall'altra parte. (citato da Francesco Battistini, Corriere della Sera, 26 novembre 2008, pag. 42)
  • L'accento posto fin dall'inizio sull'individuo piuttosto che sul Tutto. Le stesse realtà globali, come lo Stato, nella tradizione europea sono al servizio dell'individuo, che è il protagonista. È un filo rosso che risale alla polis greca, al concetto stoico e cristiano di persona e continua con l'umanesimo, l'illuminismo, il liberalismo, la democrazia e il socialismo democratico. Per questo credo che le radici ebraico-cristiane facciano parte del patrimonio europeo. Credo che la differenza essenziale tra civiltà occidentale e orientale consista in questo. Grandissime civiltà, come l'India, sono diverse. Nella Bhagavad Gita, il testo sacro indiano, prevale il senso della totalità. (da Europa domani, con Giuliano Amato, a cura di Giorgio Capezzuoli, Antonio Carioti e Gian Guido Vecchi, Corriere della sera, 14 novembre 2004)
  • L'eroe Colorni, capisce quanto egli abbia anche e soprattutto da imparare da quell'uomo nevrotico e geniale, grande e meschino, rintanato nella sua libreria come un animale rapace e braccato nel suo antro. Saba gli svela come la verità della vita – e anche della storia e dell'epoca, specie di un'epoca tenebrosa e infera come quella che entrambi stanno vivendo – si manifesti anche e soprattutto nella soggettività esasperata e ferita, nelle debolezze nevrotiche, nelle ansie perfino grette, nelle idiosincrasie e nel disadattamento. (da L'eroe Colorni e il poeta Saba, Corriere della sera, 5 aprile 2002, p. 37)
  • L'Italiano è [...] la lingua della dilazione e dell'accomodamento con l'insostenibile, buona per divagare e confondere un po' il destino a furia di chiacchiere. (da Un altro mare, Garzanti, Milano 1991, pag. 16)
  • La cultura asburgica che mi ha formato [...] non esortava a usare il tempo per guadagnare denaro, bensì a guadagnare un po' di denaro per godere il tempo fugace della vita. (dal Corriere della sera, 17 settembre 2007)
  • La famiglia diventa una istituzione convenzionale e quindi soffocante, che non potenzia ma tarpa l'individuo. (da Lontano da dove, Einaudi, Torino 1972)
  • La letteratura difende l'eccezionale e lo scarto contro la norma e le regole; essa ricorda che la totalità del mondo è infranta e che nessuna restaurazione può fingere di ricostruire un'immagine armoniosa e unitaria della realtà che sarebbe falsa. (da Utopia e disincanto, Garzanti)
  • La letteratura è un continuo viaggio fra la scrittura diurna, in cui un autore si batte per i propri valori e i propri dèi, e quella notturna, in cui uno scrittore ascolta e ripete ciò che dicono i suoi demoni, i sosia che abitano nel fondo del suo cuore, anche quando dicono cose che smentiscono i suoi valori. (da Il cuore freddo degli scrittori, Corriere della sera, 21 ottobre 2007)
  • La letteratura insegna a varcare i limiti, ma consiste nel tracciare i limiti, senza i quali non può esistere nemmeno la tensione a superarli. (da Utopia e disincanto)
  • La prima frontiera che l'uomo supera, è quando lascia il padre e la madre. Ma non li rinnega. Io non difendo la diaspora, però credo che lì si sia formata la resistenza interiore, la capacità che ha fatto dell'ebreo il simbolo dell'universale umano. (citato da Francesco Battistini, Corriere della Sera, 26 novembre 2008, pag. 42)
  • Lo scrivere non salva la vita, anche se permette a qualche suo istante di sopravvivere nelle parole, perché la vita non può riconoscere e ritrovare in esse la propria verità immediata, inesprimibile e fuggitiva. (da Itaca e oltre, Garzanti)
  • Nell'alienazione universale l'unica autenticità possibile è quella riflessa e relativa. (da Italo Svevo: la vita e la rappresentazione della vita)
  • Ossequiosi all'autorità e intimamente anarchici, spesso in acre discrepanza col mondo, i romantici oscillano tra la forza fantastica e la sterile fantasticheria, passando dall'ambizione di abbracciare con la parola l'infinito al silenzio, mescolando tutti i generi letterari e spingendosi all'estremo del dicibile. Essi cercano nell'arte una liberta' sfrenata e totale, senza cercarne più nemmeno una moderata e concreta nella sfera politica e cercano soprattutto nell'arte l'assoluto e insieme lo scacco, in una simbiosi di sublime e grottesco. (citato in Corriere della sera, 24 dicembre 1995)
  • Rossellini è del tutto alieno da ogni compiacimento autolesionistico, da ogni facile ideologia della denuncia. L'umanità, l'Italia che egli mostra dà un senso, alla fine, umanissimo e positivo della gente, del Paese. E questo senso positivo deriva proprio dal fatto che Rossellini rappresenta la realtà senza usare alcun filtro roseo, ma mostrandone anche i lati dolorosi, sbagliati. Ma presenta tutto questo con una calda umanità che finisce per fare onore non solo a lui, ma anche al suo e al nostro Paese. (Corriere della Sera , 18 febbraio 2009)
  • Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate. (dal discorso alla cerimonia di consegna del Premio Principe delle Asturie, 22 ottobre 2004; citato sul Corriere della sera, 23 ottobre 2004)
  • Schnitzler è il tipico scrittore che fonde compassione e nichilismo in una visione desolata, in una cartella clinica della condizione umana in cui anche la storia e la politica appaiono maschere illusorie degli istinti e del destino. (dall'introduzione a Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde)
  • Sebbene capace di questa visione unitaria dell'uomo, Schnitzler s'ispira a un desolato pessimismo. La vita gli appare un gioco di forze irrazionali e una giostra d'inganni senza senso; vivere significa tradire. L'insistito tema dell'adulterio, della delusione o della crudele umiliazione amorosa è il simbolo del suo "scettico determinismo", come diceva Freud, che lo spinge a vedere nella forza vitale un cieco desiderio di sopraffazione. (dall'introduzione a Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde)
  • Se c'è una funzione essenziale della creazione artistica, è quella di non indorare mai la pillola, di non agghindare la favola di strepito e furore raccontata da un idiota, come Shakespeare definisce la vita. (citato in Corriere della sera, 4 giugno 2010)
  • Un grande germanista, Ladislao Mittner, fra l' altro maestro di Giuseppe Bevilacqua, [...] vedeva nella contraddizione esasperata e volutamente irresolubile, nelle ambivalenze perpetuamente oscillanti, l'essenza del Romanticismo tedesco (e non solo tedesco), idealmente riassunto nella "nostalgia della nostalgia", in un desiderio proteso non verso un oggetto definito, ma verso l'indefinitezza stessa del desiderare qualcosa che manca all'anima e che non si può e non si vuole specificare. (da ROMANTICISMO La nostra ambiguità, Corriere della sera, 24 dicembre 1995)
  • Un matrimonio, un'esistenza condivisa, può essere, in buona parte, anche questo, andare insieme per il mondo a guardare quel tutto o niente che c'è da vedere. (da L'infinito viaggiare)
  • Vi sono momenti, nei quali ovviamente nessuno spera di venirsi a trovare, in cui soltanto chi è disposto a perdere la propria vita la salva. (da L'infinito viaggiare)
  • Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra. (da L'infinito viaggiare, Mondadori)
Magris: ripartire da Maritain, di Francesco Dal Mas, in Avvenire, 28 aprile 2009
  • Io credo che il filosofo francese [Jacques Maritain] sia più che mai attuale, col suo umanesimo integrale, con la straordinaria capacità di dimostrare la forza razionale, la laicità del pensiero religioso.
  • [Umanesimo integrale è] il rispetto amoroso per l'umano che è superiore alle configurazioni culturali, alle gerarchiche intellettuali che sono necessarie per organizzare la realtà, ma che sono meno importanti della realtà.
  • Maritain è un esempio di filosofia calata veramente nella vita, nel senso epico e nella vastità della vita ­che ha pochi riscontri nella filosofia della nostra epoca, che ha avuto grandissimi risultati ma spesso esasperando la vitalità in un modo così immediato, così selvaggio, facendocela fuggire fra le dita oppure perdendola in astrazione.
  • Si può avere o non avere la fede, ma la ragione non consiste nell'averla o non nell'averla, bensì nel modo in cui si articola (con le forze che ci sono state date).
  • Il laico non è chi non crede, laico è chi credendo o non credendo sa distinguere ciò che è oggetto di fede da ciò che è oggetto di ragione.
  • Discutiamo, ad esempio, se è lecito violentare un bambino? Evidentemente no, non si può più discutere, abbiamo già deciso di non farlo. La fede in alcuni valori universali costituisce una base fondamentale da cui non si può prescindere.
Norberto Bobbio: Il maestro laico che manca all'Italia, in Corriere della sera, 13 settembre 2009
  • Bobbio ha insegnato che laico non indi­ca il seguace di una specifica idea filosofi­ca, bensì chi è capace di distinguere le sfere delle diverse competenze; distinguere ciò che è oggetto di dimostrazione razionale da ciò che è oggetto di fede, a prescindere dal­l'adesione o meno ad essa.
  • Laicità: distin­guere fra diritto e morale, sentimento e con­cetto, legge e passione; articolare le proprie idee secondo principi logici non condizio­nati da alcuna fede né ideologia; mettere in discussione pure le proprie certezze; sceve­rare l'autentico sentimento dalle incontrol­late reazioni emotive, ancor più nefaste dei dogmatismi.
  • Solo i valori freddi, i quali stabiliscono condizioni di partenza uguali per tutti, permettono a ognuno di coltivare i propri valori caldi, di inseguire la propria passione.

Danubio[modifica]

  • La vera letteratura non è quella che lusinga il lettore, confermandolo nei suoi pregiudizi e nelle sue insicurezze, bensì quella che lo incalza e lo pone in difficoltà, che lo costringe a rifare i conti col suo mondo e con le sue certezze.
  • Ogni viaggio [...] è una resistenza alla privazione, perché si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi brilla il puro presente.
  • Per avviarsi verso la verità e l'amore bisogna sradicarsi, andar via e lontano da casa, strapparsi da ogni legame immediato e da ogni religio dell'origine.

La curva e il cerchio[modifica]

Incipit[modifica]

In un abbozzo dell' Uomo senza qualità – pubblicato anni dopo la sua morte – Robert Musil scriveva: «Come si volgerà Agathe, come sorriderà verso la riva? Leggiadramente. Come ogni perfezione... Eppure ogni bellezza perfetta – un animale, un quadro, una donna – non è che l'ultimo pezzo di un cerchio; una curva è perfetta, lo si vede, ma si vorrebbe conoscere il cerchio... allo stesso modo si può ammirare un bel cavallo maremmano, perché in esso si riflette come in uno specchio tutta la pesante bellezza dei campi e della vita rurale. Ma se dietro non c'è niente? Niente di più che dietro i raggi del sole che danzano sulle pietre? Se questo infinito di acqua e di cielo è inesorabilmente aperto?»
Forse nessuno come Musil ha affrontato a fondo il problema della civiltà moderna e della sua frantumazione, cercando al contempo di ricostruire su nuove basi una nuova totalità.

Citazioni[modifica]

  • La grande poesia musiliana non consiste soltanto nei risultati delle singole opere ma nello sforzo globale di cogliere la nuova dimensione dell'uomo. (p. 183)
  • Musil parte dal punto fluido di una realtà ancora informe, ancora da plasmare come nella notte del caos, e da quel centro si dirama in tutte le direzioni, con un'apertura senza limiti. (p. 184)
  • L'angolo di Musil, cui solo James Joyce può stare a pari per la globalità della visione, sembra avere trecentosessanta gradi: questa totalità viene raggiunta attraverso un rigoroso procedimento analitico che rifiuta ogni sintesi, ogni compiaciuto superamento storicistico dei problemi, ogni ottimismo idealista e marxista. (p. 184)
  • Alieno da ogni abbandono elegìaco, Musil riscontra il disordine con la precisione dello scienziato, che viene a coincidere con la forza espressiva del poeta. (p. 185)
  • Dall'analisi più dettagliata, che abbraccia tutti i campi dell'esperienza e della cultura, Musil passa ad uno scarno slancio mistico, ad una sempre inappagata urgenza di cogliere l'assoluto: la sua meta è quella di fondere ambiguità ed esattezza, anima e precisione, portando la luce fredda della verifica scientifica nello scivoloso ed incerto spazio dell'ispirazione estatica. (p. 186)
  • [Congiungimenti] In questi racconti non c'è alcuna differenza fra elementi essenziali ed elementi inessenziali: ogni dettaglio è essenziale e quindi ogni dettaglio è inessenziale, nell'ambito di una totalità indeterminata che non ammette possibilità di scelta e di selezione. (p. 187)

Explicit[modifica]

Come un faro su un mare notturno, la parola di Musil illumina per un attimo una fascia della vita, che subito dopo riaffonda nella tenebra mentre il raggio di luce passa altrove. Tesa e inappagata, l'intelligenza di Musil punta alla disperata ricerca della totalità. Se è impossibile scorgere il cerchio, il vero scrittore deve respingere ogni surrogato epigonale e della parzialità. Pochi autori di questo secolo insegnano come Musil che l'unica dimensione dello scrittore è quella della verità.

Oltre la pietà, il trionfo del male[modifica]

Incipit[modifica]

Da quel giorno di molti anni fa ad Andreis, in Valcellina – quando l'ho incontrato per la prima volta, senza quasi saper nulla di lui e incline a scambiarlo, con quel suo fazzoletto da pirata in testa e la camicia sudata e bagnata per tanti chilometri fatti di corsa sotto la pioggia, per uno stravagante come tanti altri, finché ha tirato fuori da una cartella un foglio, il disegno indimenticabile d'una crocifissione possente e dolorosa, di una grandezza che s'imprime per sempre nel cuore e nell'anima – Mauro Corona è una presenza nella mia realtà.

Citazioni[modifica]

  • Uno scrittore fecondo, vitale e debordante nella scrittura come nell'esistenza; letteralmente anche eccessivo. Storia di neve, con le sue 816 pagine, sembra scritto da tutti e da nessuno; una memoria collettiva, potenzialmente senza inizio e senza fine, perché, anche se l'omonima protagonista – la magica, angelica e gelida eroina e vittima – vive solo ventinove anni, ogni vita si ricollega, come le radici degli alberi si abbarbicano su quelle morte e marcite, a generazioni precedenti, a immemorabili maledizioni, a forze e passioni di tempi o secoli passati.
  • Storia di neve vuol essere una specie di Cent'anni di solitudine ossia un epos, genere che alla letteratura europea sembra interdetto da più di un secolo.

[Claudio Magris, Oltre la pietà, il trionfo del male, Conversazione tra Claudio Magris e Mauro Corona, Corriere della sera, 24 novembre 2008, pag. 31]

La letteratura è la mia vendetta[modifica]

  • Nella sua necessaria fantasia la letteratura ha una grande funzione, anche rispetto alla società: non certo perché ha il compito di proporre programmi politici o ideologici, ma piuttosto di far sentire, toccare con mano, questa necessità avventurosa di creare ogni volta un nuovo mondo.

Bibliografia[modifica]

  • Claudio Magris, Danubio, Garzanti.
  • Claudio Magris, Italo Svevo: la vita e la rappresentazione della vita, in Italo Svevo oggi, Atti del Convegno Firenze 1979, Vallecchi, Firenze 1980.
  • Claudio Magris, La curva e il cerchio, introduzione a Robert Musil, Congiungimenti, Newton Compton, Roma, 1991.
  • Arthur Schnitzler, La contessina Mizzi (Komtesse Mizzi oder der Familientag), traduzione e introduzione di Claudio Magris, Oscar Mondadori, Milano, 1979.
  • Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde (Der grüne Kakadu), traduzione e introduzione di Claudio Magris, Oscar Mondadori, Milano, 1979.
  • Claudio Magris, Mario Vargas Llosa, La letteratura è la mia vendetta, Mondadori, 2012. ISBN 9788804625353

Altri progetti[modifica]