Claudio Magris

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Claudio Magris
Claudio Magris

Claudio Magris (1939 – vivente), scrittore e germanista italiano.

  • L'accento posto fin dall'inizio sull'individuo piuttosto che sul Tutto. Le stesse realtà globali, come lo Stato, nella tradizione europea sono al servizio dell'individuo, che è il protagonista. È un filo rosso che risale alla polis greca, al concetto stoico e cristiano di persona e continua con l'umanesimo, l'illuminismo, il liberalismo, la democrazia e il socialismo democratico. Per questo credo che le radici ebraico-cristiane facciano parte del patrimonio europeo. Credo che la differenza essenziale tra civiltà occidentale e orientale consista in questo. Grandissime civiltà, come l'India, sono diverse. Nella Bhagavad Gita, il testo sacro indiano, prevale il senso della totalità. (da Europa domani, con Giuliano Amato, a cura di Giorgio Capezzuoli, Antonio Carioti e Gian Guido Vecchi, Corriere della sera, 14 novembre 2004)
  • L'eroe Colorni, capisce quanto egli abbia anche e soprattutto da imparare da quell'uomo nevrotico e geniale, grande e meschino, rintanato nella sua libreria come un animale rapace e braccato nel suo antro. Saba gli svela come la verità della vita – e anche della storia e dell'epoca, specie di un'epoca tenebrosa e infera come quella che entrambi stanno vivendo – si manifesti anche e soprattutto nella soggettività esasperata e ferita, nelle debolezze nevrotiche, nelle ansie perfino grette, nelle idiosincrasie e nel disadattamento. (da L'eroe Colorni e il poeta Saba, Corriere della sera, 5 aprile 2002, p. 37)
  • La famiglia diventa una istituzione convenzionale e quindi soffocante, che non potenzia ma tarpa l'individuo. (da Lontano da dove, Einaudi, Torino 1972)
  • La letteratura difende l'eccezionale e lo scarto contro la norma e le regole; essa ricorda che la totalità del mondo è infranta e che nessuna restaurazione può fingere di ricostruire un'immagine armoniosa e unitaria della realtà che sarebbe falsa. (da Utopia e disincanto, Garzanti)
  • La letteratura insegna a varcare i limiti, ma consiste nel tracciare i limiti, senza i quali non può esistere nemmeno la tensione a superarli. (da Utopia e disincanto)
  • Lo scrivere non salva la vita, anche se permette a qualche suo istante di sopravvivere nelle parole, perché la vita non può riconoscere e ritrovare in esse la propria verità immediata, inesprimibile e fuggitiva. (da Itaca e oltre, Garzanti)
  • Nell'alienazione universale l'unica autenticità possibile è quella riflessa e relativa. (da Italo Svevo: la vita e la rappresentazione della vita)
  • Pochi autori di questo secolo insegnano come Musil che l'unica dimensione dello scrittore è quella della verità. (dall'introduzione a Robert Musil, Congiungimenti)
  • Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate. (dal discorso alla cerimonia di consegna del Premio Principe delle Asturie, 22 ottobre 2004; citato sul Corriere della sera, 23 ottobre 2004)
  • Sebbene capace di questa visione unitaria dell'uomo, Schnitzler s'ispira a un desolato pessimismo. La vita gli appare un gioco di forze irrazionali e una giostra d'inganni senza senso; vivere significa tradire. L'insistito tema dell'adulterio, della delusione o della crudele umiliazione amorosa è il simbolo del suo "scettico determinismo", come diceva Freud, che lo spinge a vedere nella forza vitale un cieco desiderio di sopraffazione. (dall'introduzione a Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde)
  • Schnitzler è il tipico scrittore che fonde compassione e nichilismo in una visione desolata, in una cartella clinica della condizione umana in cui anche la storia e la politica appaiono maschere illusorie degli istinti e del destino. (dall'introduzione a Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde)
  • Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra. (da L'infinito viaggiare, Mondadori)

[modifica] Danubio

  • La vera letteratura non è quella che lusinga il lettore, confermandolo nei suoi pregiudizi e nelle sue insicurezze, bensì quella che lo incalza e lo pone in difficoltà, che lo costringe a rifare i conti col suo mondo e con le sue certezze.
  • Ogni viaggio [...] è una resistenza alla privazione, perché si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi brilla il puro presente.
  • Per avviarsi verso la verità e l'amore bisogna sradicarsi, andar via e lontano da casa, strapparsi da ogni legame immediato e da ogni religio dell'origine.

[modifica] Bibliografia

  • Claudio Magris, Danubio, Garzanti.
  • Claudio Magris, Italo Svevo: la vita e la rappresentazione della vita, in Italo Svevo oggi, Atti del Convegno Firenze 1979, Vallecchi, Firenze 1980.
  • Robert Musil, Congiungimenti, traduzione di Giovanni Spagnoletti, introduzione di Claudio Magris, Newton Compton, Roma, 1974.
  • Arthur Schnitzler, La contessina Mizzi (Komtesse Mizzi oder der Familientag), traduzione e introduzione di Claudio Magris, Oscar Mondadori, Milano, 1979.
  • Arthur Schnitzler, Al pappagallo verde (Der grüne Kakadu), traduzione e introduzione di Claudio Magris, Oscar Mondadori, Milano, 1979.

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