Cartesio

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René Descartes

René Descartes, noto come Cartesio (1596 – 1650), filosofo e matematico francese.

Citazioni di Cartesio[modifica]

  • Dirò solamente in generale che tutto quel che dicono gli atei per impugnare l'esistenza di Dio dipende sempre, o dal fingere in Dio affezioni umane, o dall'aver attribuito ai nostri spiriti tanta forza e saggezza da far presumere di determinare e comprendere ciò che Dio può e deve fare. (da Meditazioni metafisiche)
  • È vero che i sei giorni della creazione sono descritti nella Genesi in modo da far pensare che l'uomo ne sia l'oggetto principale: ma si deve anche dire che, poiché la storia della Genesi è stata scritta per l'uomo, lo Spirito Santo vuole specificare soprattutto le cose che lo riguardano, e non ha parlato di nessuna cosa se non in rapporto all'uomo.[1]
  • Ho presto scoperto chiaramente che tutti [i movimenti degli animali] potevano avere origine dal principio corporeo e meccanico, e da allora in poi ho ritenuto certo e stabilito che noi non possiamo affatto provare la presenza di un'anima pensante negli animali. Non mi preoccupano l'astuzia e l'abilità dei cani e delle volpi, o tutte le cose che gli animali fanno spinti dal desiderio di cibo, sesso o paura; anzi, affermo di poter facilmente spiegare l'origine di tutti loro dalla costituzione dei loro organi.[2]
  • Non mancano dolcezze nell'amare qualcuno senza osare di dichiararglielo.[3]
  • Ora, le due regole dipendono evidentemente dal semplice fatto che Dio è immutabile e che, agendo sempre nello stesso modo, produce sempre lo stesso effetto. Infatti, supponendo che, fin dal primo istante della creazione, Dio abbia messo in tutta la materia in generale una certa quantità di movimenti, bisogna ammettere che ne conservi sempre esattamente altrettanta: altrimenti non si crede che Dio agisca sempre nello stesso modo. Supponendo inoltre che fin da quel primo istante le diverse parti della materia, nelle quali questi movimenti si sono trovati diversamente distribuiti, abbiano cominciato a conservarli o a trasmetterli dall'una all'altra, in proporzione alla loro forza, bisogna necessariamente pensare che Dio fa sí che esse continuino a compiere sempre la stessa cosa. E questo è ciò che stanno a significare queste due regole. (da Il Mondo, 1959, p. 64; citato in Koiré 1979, p. 334)
  • Penso dunque sono.
Cogito ergo sum. (dai Principia philosophiae)
  • Questa regola poggia sullo stesso fondamento delle altre due, e anche essa dipende esclusivamente dal fatto che Dio conserva ogni cosa mediante un'azione continua, e che quindi non la conserva affatto come poteva essere qualche tempo prima, ma esattamente come è nell'istante in cui la conserva. Ora, di tutti i movimenti l'unico perfettamente semplice, e la cui natura è contenuta in un solo istante, è quello rettilineo. Infatti, per concepirlo è sufficiente pensare che un corpo compia l'azione di muoversi verso una certa direzione, cosa che si riscontra in ogni istante determinabile durante il tempo in cui si muove. Mentre per concepire il movimento circolare, come qualsiasi altro, è necessario considerare almeno due istanti, o meglio due parti del movimento stesso, e il rapporto fra loro sussistente. (da Il Mondo, 1959, p. 64; citato in Koiré 1979, p. 336)
  • Spero che i posteri mi giudicheranno con benevolenza, non solo per le cose che ho spiegato, ma anche per quelle che ho intenzionalmente omesso, così da lasciare ad altri il piacere della scoperta. (da La geometria)
  • Suppongo che il corpo non sia altro che una statua o macchina di terra che Dio forma espressamente per renderla il più possibile simile a noi: per modo che non solo dia ad essa all'esterno il colore e la figura di tutte le nostre membra, ma vi metta anche all'interno tutti i pezzi che si richiedono per fare sì che cammini, mangi, respiri e imiti infine tutte quelle nostre funzioni che si può immaginare procedano dalla materia e non dipendano che dalla disposizione degli organi. (da Opere scientifiche, L'Uomo)

Attribuite[modifica]

Natura abhorret vacuum.

Discorso sul metodo[modifica]

Incipit[modifica]

Monica Barsi e Alessandra Preda[modifica]

Se questo discorso sembrasse troppo lungo per essere letto interamente in una sola volta, lo si potrà suddividere in sei parti. Nella prima si troveranno diverse considerazioni relative alle scienze. Nella seconda, le principali regole del metodo che l'autore ha cercato. Nella terza, alcune regole della morale ricavate da tale metodo. Nella quarta, le ragioni con le quali egli prova l'esistenza di Dio e dell'anima umana: sono questi i fondamenti della sua metafisica. Nella quinta, l'ordine dei problemi di fisica che ha indagato e, in particolare, la spiegazione del movimento del cuore e di altre questioni nell'ambito della medicina, e ancora la differenza tra la nostra anima e quella degli animali. Nell'ultima, quali cose egli ritiene necessarie per avanzare nella ricerca della natura più di quanto non sia stato fatto, e quali ragioni lo hanno indotto a scrivere.
[Cartesio, Discorso del metodo, traduzione di Monica Barsi e Alessandra Preda, RCS Quotidiani, 2010]

Italo Cubeddu[modifica]

Se questo discorso sembra troppo lungo per essere letto tutto in una volta, lo si potrà dividere in sei parti. E si troveranno, nella prima, diverse considerazioni sulle scienze. Nella seconda, le principali regole del metodo che l'autore ha cercato. Nella terza, qualche regola della morale ch'egli ha tratto da questo metodo.
Nella quarta, gli argomenti con i quali prova l'esistenza di Dio e dell'anima dell'uomo, che sono i fondamenti della sua metafisica. Nella quinta, la serie delle questioni di fisica che ha esaminato, in particolare la spiegazione del movimento del cuore e di qualche altra difficoltà della medicina e, ancora, la differenza tra l'anima nostra e quella dei bruti. Nell'ultima, le cose ch'egli crede siano richieste per andare avanti nello studio della natura più di quanto si è fatto, e i motivi che lo hanno indotto a scrivere.
[Cartesio, Discorso sul metodo, curatore e traduttore Italo Cubeddu, Editori Riuniti, 1996]

Adolfo Levi[modifica]

Se questo discorso sembra troppo lungo per essere letto tutto in una volta, si potrà dividerlo in sei parti. E, nella prima, si troveranno diverse considerazioni sulle scienze; nella seconda, le principali regole del metodo che l'Autore ha ricercato; nella 3.° alcune regole della morale ch'egli ha ricavata da questo metodo; nella 4.°, le ragioni con cui prova esistenza di Dio e dell'anima umana, che sono le basi della sua metafisica; nella 5.°, l'ordine delle questioni di fisica, che egli ha studiato, e particolarmente la spiegazione del movimento del cuore e di alcune altre difficoltà che riguardano la medicina, poi anche la differenza che c'è tra la nostra anima e quella delle bestie; nell'ultima, le cose che egli crede siano necessarie per progredire nello studio della natura e le ragioni che lo hanno spinto a scrivere.
[Cartesio, Discorso sul metodo, a cura di Adolfo Levi, Luigi Loffredo Editore, Napoli 1937]

Citazioni[modifica]

  • Il buon senso è la cosa meglio distribuita nel mondo poiché ciascuno pensa d'esserne così ben provvisto che anche coloro che più difficilmente si accontentano di ogni altra cosa non sogliono desiderarne più di quel che ne hanno. (parte I; 1937, p. 4)
  • La teologia ci insegna a guardare il cielo, e la filosofia il mezzo per parlare di tutto con verosimiglianza e farci ammirare da quelli che ne sanno di meno. (parte I; 1996)
  • A conversare con gli uomini del passato accade quasi lo stesso che col viaggiare. (parte I; 1996)
  • Coloro che Dio ha fatto partecipare meglio delle sue grazie avranno forse, disegni più elevati; ma temo assai che già questo sia troppo audace per molti. (parte II; 1937, p. 26)
  • Non si potrebbe immaginar nulla di tanto strano e di così poco credibile che non sia stato detto da qualche filosofo. (parte II; 1991)
  • Nella foggia dei nostri abiti la stessa cosa che ci è piaciuta dieci anni fa, e che forse ci piacerà di nuovo prima che ne passino altri dieci, ci sembra oggi stravagante e ridicola. (parte II; 1996)
  • La mia terza massima era di cercare di vincere me stesso piuttosto che la fortuna, e di cambiare i miei desideri piuttosto che l'ordine del mondo; e, in generale, di abituarmi a credere che non c'è nulla che sia interamente in nostro possesso se non i nostri pensieri, sicché quando abbiamo fatto del nostro meglio, rispetto alle cose fuori di noi, tutto quello che non ci riesce è per noi assolutamente impossibile. (parte III; 1996)
  • Dal momento che ora desideravo occuparmi soltanto della ricerca della verità, pensai che dovevo fare proprio il contrario e rigettare come assolutamente falso tutto ciò in cui potevo immaginare il minimo dubbio, e questo per vedere se non sarebbe rimasto, dopo, qualcosa tra le mie convinzioni che fosse interamente indubitabile. (parte IV; 1996)
  • Anche quella che ho assunto poc'anzi come regola, cioè che le cose che concepiamo molto chiaramente e distintamente sono tutte vere, non è certa se non perché Dio è o esiste, perché è un essere perfetto e perché da Lui riceviamo tutto quello che è in noi. (parte IV; 1996)
  • Qui in particolare mi ero fermato per far vedere che se ci fossero macchine con organi e forma di scimmia o di qualche altro animale privo di ragione, non avremmo nessun mezzo per accorgerci che non sono in tutto uguali a questi animali; mentre se ce ne fossero di somiglianti ai nostri corpi e capaci di imitare le nostre azioni per quanto è di fatto possibile, ci resterebbero sempre due mezzi sicurissimi per riconoscere che, non per questo, sono uomini veri. In primo luogo, non potrebbero mai usare parole o altri segni combinandoli come facciamo noi per comunicare agli altri i nostri pensieri. Perché si può ben concepire che una macchina sia fatta in modo tale da proferire parole, e ne proferisca anzi in relazione a movimenti corporei che provochino qualche cambiamento nei suoi organi; che chieda, ad esempio, che cosa si vuole da lei se la si tocca in qualche punto, o se si tocca in un altro gridi che le si fa male e così via; ma non si può immaginare che possa combinarle in modi diversi per rispondere al senso di tutto quel che si dice in sua presenza, come possono fare gli uomini, anche i più ottusi. L'altro criterio è che quando pure facessero molte cose altrettanto bene o forse meglio di qualcuno di noi, fallirebbero inevitabilmente in altre, e si scoprirebbe cosí che agiscono non in quanto conoscono, ma soltanto per la disposizione degli organi. (parte V; 1996)
  • Ogni problema che ho risolto è diventato regola che è servita più tardi per risolvere altri problemi.[4]

I quattro precetti[modifica]

  • Il primo era di non prendere mai niente per vero, se non ciò che io avessi chiaramente riconosciuto come tale; ovvero, evitare accuratamente la fretta e il pregiudizio, e di non comprendere nel mio giudizio niente di più di quello che fosse presentato alla mia mente così chiaramente e distintamente da escludere ogni possibilità di dubbio.
  • Il secondo, di dividere ognuna delle difficoltà sotto esame nel maggior numero di parti possibile, e per quanto fosse necessario per un'adeguata soluzione.
  • Il terzo, di condurre i miei pensieri in un ordine tale che, cominciando con oggetti semplici e facili da conoscere, potessi salire poco alla volta, e come per gradini, alla conoscenza di oggetti più complessi; assegnando nel pensiero un certo ordine anche a quegli oggetti che nella loro natura non stanno in una relazione di antecedenza e conseguenza.
  • E per ultimo, di fare in ogni caso delle enumerazioni così complete, e delle sintesi così generali, da poter essere sicuro di non aver tralasciato nulla.

Lettera alla Marchesa di Newcastle[modifica]

  • Non posso condividere l'opinione di Montaigne e di altri che attribuiscono agli animali la capacità di comprendere e di pensare. Non sono preoccupato dal fatto che la gente dice che l'uomo ha l'impero assoluto su tutti gli altri animali; perché sono d'accordo che alcuni di loro sono più forti di noi, e credo che ce ne possano essere anche alcuni che hanno un'astuzia istintiva capace di ingannare gli esseri umani più abili. Ma osservo che loro ci imitano o ci sorpassano solo in quelle delle nostre azioni che non sono guidate dalla ragione.
  • [...] non si è mai saputo di un animale così perfetto da usare un segno per far capire ad altri animali qualcosa che non esprimesse passione; e non esiste alcun essere umano così imperfetto da non farlo, dato che persino i sordomuti inventano segni speciali per esprimere i loro pensieri. Questa mi sembra un'argomentazione molto forte per provare che la ragione per cui gli animali non parlano come noi non è che a loro mancano gli organi ma che loro non hanno pensieri.
  • So che gli animali fanno molte cose meglio di noi, ma questo non mi sorprende. Si può citare questo esempio persino per provare che essi agiscono naturalmente e meccanicamente, come un orologio che segna il tempo meglio di quanto faccia il nostro giudizio. Senza dubbio quando le rondini arrivano in primavera, agiscono come orologi.

[Cartesio, Lettera alla Marchesa di Newcastle (23 novembre 1646); citato in Ditadi 1994.]

Citazioni su Cartesio[modifica]

  • Cartesio prese anche un abbaglio, sostenendo che l'essenza di Dio implica la sua esistenza tanto quanto l'essenza di un triangolo implica il fatto che la sua somma angolare sia 180°. Per sua sfortuna, Cartesio non avrebbe potuto scegliere un esempio peggiore di «necessità», visto che la somma angolare di un triangolo è pienamente «contingente»: essa è minore, uguale o maggiore di 180°, a seconda che la geometria sia iperbolica, euclidea o ellittica. Non si può neppure aggirare l'ostacolo riferendosi alla geometria del mondo fisico, visto che Einstein ha provato che essa, qualunque cosa sia, non è euclidea. (Piergiorgio Odifreddi)
  • Cartesio quel filosofo eccellente, | Che tanto in te le cose andava drento, | L'hà fatto quel bellissimo argomento | Contro quei, che credeva d'esser gnente. (Giorgio Baffo)
  • Cartesio sembra aver creduto in buona fede che le bestie non abbiano anima e, cosa ancor più sorprendente, è riuscito a persuadere della cosa i suoi discepoli. Un principio male inteso e portato alle estreme conseguenze, lo condusse a tale idea. [...] Egli cercò forse di fondare un sistema cosi paradossale solo per piacere ai teologi: ma accadde esattamente il contrario. Essi temettero che, ammettendo un tal meccanismo come causa di tutte le azioni delle bestie, non si arrivasse a sostenere che esso era sufficiente a spiegare anche quelle degli uomini; che le bestie non avendo anima, anche gli uomini potessero pensare di farne a meno: si gridò allo scandalo e all'empietà. (Pierre Louis Moreau de Maupertuis)
  • Descartes non si distingue tanto per la novità degli argomenti, quanto per il suo metodo, per il modo con cui tratta le materie e soprattutto per la sua chiarezza; invece Bruno, come i suoi Maestri, ha inviluppato i suoi pensieri e li ha nascosti sotto il velo dei versi. (Giovanni Vincenzo Gravina)
  • Descartes, seguito da molti altri, è il primo filosofo che abbia osato trattare le bestie come «mere macchine»; [...] paradosso che gli ha assicurato straordinaria fortuna nel mondo. Non avrebbe mai sostenuto tale opinione se la gran verità della distinzione tra anima e corpo, che pose per primo in piena evidenza, congiunta al pregiudizio tradizionale contro l'immortalità dell'anima delle bestie, non lo avesse per così dire costretto ad abbracciarla. Il concetto di macchina schivava due grandi obiezioni: l'una riguardante l'immortalità dell'anima, l'altra la bontà di Dio. Se ammettete il sistema degli automi queste due difficoltà scompaiono; non si era però notato che ne sorgevano molte altre dal suo stesso fondo. Si può osservare, per inciso, che la filosofia di Descartes – checché ne abbiano detto gli invidiosi – era assai propizia alla religione: l'ipotesi delle macchine ne è appunto una prova. (Claude Yvon)
  • Descartes si diverte troppo a ragionare sulle parti invisibili del nostro corpo, prima di aver cercato quelle visibili [...]; si è ingannato completamente sul movimento del cuore e dei muscoli. Per grande sventura per la fisica e la medicina perdette la vita credendosi abile nella medicina, trascurando così di ascoltare gli altri. [...] Se la sua arroganza glielo avesse permesso, si sarebbe ricreduto di alcuni errori [...].
    Descartes ignorava la chimica, senza la quale è impossibile progredire nella fisica applicata. Ciò che egli dice dei sali fa pietà. [...] Presto si dimenticherà il bel romanzo della fisica che ha scritto. (Gottfried Wilhelm von Leibniz)
  • La completa diversità, assunta a dispetto di ogni evidenza, tra l'uomo e l'animale [...] fu enunciata nel modo più risoluto e stridente da Cartesio, come necessaria conseguenza dei suoi errori. (Arthur Schopenhauer)
  • La grandezza di Descartes consistette principalmente nel suo metodo, nella sua determinazione a non accettare nulla sulla fiducia. Il suo Discours de la méthode (1637) e le Méditations (1641) influenzarono molto il moderno assunto secondo il quale il perseguimento della verità è di natura esclusivamente individuale, indipendente logicamente dalla tradizione e invero più facile da raggiungere prescindendo da questa. (Ian Watt)
  • La vera originalità di Cartesio deriva innanzitutto dal fatto che la sua opera fondamentale prepara la scienza dell'età moderna. Con la scoperta della geometria analitica Cartesio fonda il modo di pensare scientifico moderno che trova la sua espressione matura nel calcolo infinitesimale. Il rinnovamento della riflessione sul problema della conoscenza, incontra così un nuovo oggetto; solo in questo modo la filosofia di Cartesio acquisisce il carattere di autentica rinascenza. (Ernst Cassirer)
  • Nessun filosofo del passato infatti ha contribuito in modo così decisivo al senso della fenomenologia come il maggior pensatore francese, Renato Cartesio. È lui che la fenomenologia deve onorare come suo patriarca. (Edmund Husserl)
  • Non è l'idea di una certa signoria dell'uomo sulla natura che va rimproverata a Cartesio, ma il fatto che la natura sia concepita innanzitutto come un'estensione da quantificare e una risorsa da sfruttare, e non innanzitutto come la materna sorgente del primo stupore e della prima certezza. (Fabrice Hadjadj)
  • Perché non ha mai a venire un Cartesio in filologia come n'è venuto uno in filosofia? (Giuseppe Baretti)
  • Si è detto talora che nel cogito Cartesio attinge l'essere del suo dubbio. Di fatto l'«io penso» è un «io dubito» ed è in questo senso che si può dire che l'«io penso» è essenzialmente volontà. Perché l'atto stesso di dubitare presuppone un soggetto che dubita, di modo che dubitare di questo soggetto è ancora affermarlo. È il celebre rovesciamento: posso dubitare di tutto, ma al momento in cui dubito di tutto, non posso dubitare di dubitare e di conseguenza io penso, e di conseguenza io sono. (Ferdinand Alquié)
  • Verso il fine della sua solitudine, che ben nove anni durò, [il Vico stesso] ebbe notizia aver oscurato la fama di tutte le passate la fisica di Renato Delle Carte, talché s'infiammò di averne contezza; quando per un grazioso inganno egli ne aveva avute di già le notizie, perché esso dalla libreria di suo padre tra gli altri libri ne portò via seco la Filosofia naturale di Errico Regio, sotto la cui maschera il Cartesio l'aveva incominciata a pubblicare in Utrecht. (Giambattista Vico)

Note[modifica]

  1. Dalla lettera a Chanut del 6 giugno 1647; citato in Ditadi 1994, pp. 547-548.
  2. Dalla lettera a Henry More del 5 febbraio 1649; citato in Ditadi 1994, pp. 549-550.
  3. Citato in Dino Basili, L'amore è tutto, Tascabili economici Newton, febbraio 1996, p. 37.
  4. Citato in Ravi Kalakota, Marcia Robinson, Mobile business, Apogeo, 2002, p. 115.

Bibliografia[modifica]

  • Cartesio, Discorso sul metodo, a cura di Adolfo Levi, Luigi Loffredo Editore, Napoli, 1937.
  • Cartesio, Discorso sul metodo, a cura di G. De Ruggiero, Mursia, Milano, 1991.
  • Cartesio, Discorso sul metodo, curatore e traduttore Italo Cubeddu, Editori Riuniti, 1996. ISBN 8835941067
  • Cartesio, Discorso sul metodo, traduzione di Monica Barsi e Alessandra Preda, RCS Quotidiani, 2010.
  • Cartesio, Il Mondo, a cura di G. Cantelli, Boringhieri, Torino, 1959.
  • Cartesio, Opere scientifiche. Vol. I La Biologia, a cura di G. Micheli, UTET, Torino, 1966.
  • Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 2, Isonomia editrice, Este, 1994. ISBN 88-85944-12-4
  • Alexandre Koyré, Lezioni su Cartesio (Entretiens sur Descartes), traduzione di Hélene Tenda e Paolo Guidera, a cura di Paolo Guidera, Tranchida Editori, Milano, 1990.
  • Alexandre Koyré, Studi galileiani (Etudes galiléennes, 1966), traduzione di Maurizio Torrini, Einaudi, Torino, 1979.

Voci correlate[modifica]

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