Theodor Adorno

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Theodor Adorno (a destra) e Max Horkheimer (a sinistra)

Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno (1903 – 1969), filosofo e musicologo tedesco.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Dialettica dell'illuminismo.

Citazioni di Theodor Adorno[modifica]

  • I movimento occultistici moderni, inclusa l'astrologia, sono ammodernamenti più o meno artificiali di vecchie e superate superstizioni, la sensibilità per le quali viene mantenuta viva da certe condizioni sociali e psicologiche, mentre le credenze riesumate restano fondamentalmente estranee all'universale situazione odierna di diffusione della cultura. L'assenza di una «serietà» di fondo che, per inciso, non rende affatto tali fenomeni meno seri per quanto riguarda le loro implicazioni sociali, è significativa del nostro tempo quanto l'emergere dell'occultismo secondario in sé.[1]
  • Il pensiero che non si decapita sfocia nella trascendenza sino ad arrivare all'idea di un assetto del mondo dal quale sarebbe eliminata non solo la sofferenza esistente, ma anche revocata quella irrevocabilmente trascorsa.[2]

Attribuite[modifica]

Minima moralia[modifica]

  • Anche l'uomo più miserabile è in grado di scoprire le debolezze del più degno, anche il più stupido è in grado di scoprire gli errori del più saggio.
  • C'è un criterio quasi infallibile per stabilire se un altro ti è veramente amico: il modo in cui riporta giudizi ostili o scortesi sulla tua persona. Questi ragguagli sono, per lo più, superflui, pretesti per lasciar trapelare la malevolenza senza assumere la responsabilità, anzi in nome del bene.
  • Comunque agisca, l'intellettuale sbaglia.
  • Con la famiglia – perdurando il sistema – è scomparso non solo l'organo più efficiente della borghesia, ma la resistenza che, se opprimeva l'individuo, d'altro canto lo rafforzava, o addirittura lo produceva. La fine della famiglia paralizza le controforze. L'ordine collettivistico nascente è una tragica parodia di quello senza classi: e col borghese liquida l'utopia che si nutriva dell'amore della madre.
  • Il compito attuale dell'arte è di introdurre caos nell'ordine.
  • Il tedesco è una persona che non può dire una bugia senza crederci.
  • L'amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile. (n. 122)
  • L'arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità.
  • L'intelligenza è una categoria morale.
  • L'umano è nell'imitazione; un uomo diventa uomo solo imitando altri uomini.
  • La decadenza del dono si esprime nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare, perché, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo.
  • La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
  • La vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario.
  • Le atrocità sollevano un'indignazione minore, quanto più le vittime sono dissimili dai normali lettori, quanto più sono "more", "sudice", dago. Questo fatto illumina le atrocità non meno che le reazioni degli spettatori. Forse lo schema sociale della percezione presso gli antisemiti è fatto in modo che essi non vedono gli ebrei come uomini. L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom. Della cui possibilità si decide nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo – "non è che un animale" – si ripete incessantemente nelle crudeltà commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il "non è che un animale", a cui non riuscivano a credere neppure nel caso dell'animale. Nella società repressiva il concetto stesso dell'uomo è la parodia dell'uguaglianza di tutto ciò che è fatto ad immagine di Dio. Fa parte del meccanismo della "proiezione morbosa" che i detentori del potere avvertano come uomo solo la propria immagine, anziché riflettere l'umano proprio come il diverso. L'assassinio è quindi il tentativo di raddrizzare la follia di questa falsa percezione con una follia ancora maggiore: ciò che non è stato visto come uomo, eppure lo è, viene trasformato in cosa, perché non possa confutare, con un movimento, lo sguardo del pazzo. (n. 68, Gli uomini ti guardano[4])
  • Nei migliori dei casi uno regala quello che gli piacerebbe per sé, ma di qualità lievemente inferiore.
  • Nella psicanalisi non c'è nient'altro di vero che le sue esagerazioni.
  • Non c'è correzione per quanto marginale o insignificante che non valga la pena di effettuare. Di cento correzioni ognuna può sembrare meschina o pedante; insieme, possono determinare un nuovo livello del testo.
  • Ogni satira è cieca verso le forze che si liberano nello sfacelo.
  • Primo ed unico principio dell'etica sessuale: l'accusatore ha sempre torto. (n. 29)
  • Quando il tempo è denaro, sembra morale risparmiare tempo, specialmente il proprio.
  • Quel che temiamo più d'ogni cosa, senza un motivo reale, tanto che sembriamo ossessionati da idee fisse, ha una proterva tendenza a succedere realmente.
  • Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza. (n. 122)
  • Veri sono solo i pensieri che non comprendono se stessi.
  • La logica della storia è distruttiva come gli uomini che produce: e dovunque tende la sua forza di gravità, riproduce l'equivalente del male passato. Normale è la morte. (n. 33, Fuori tiro)

Note per la letteratura[modifica]

  • L'insetticida, che sin dall'inizio tende implicitamente al campo di sterminio, diventa il prodotto finale del dominio dell'uomo sulla natura, dominio che liquida se stesso.
  • L'irrazionalità della società borghese nella sua fase più tarda è restia a farsi comprendere: erano ancora bei tempi quelli in cui si poteva scrivere una critica dell'economia di questa società, cogliendola pienamente nella ratio a lei propria. Perché la società ha ormai gettata questa ratio tra i ferri vecchi sostituendola virtualmente con una disponibilità immediata su ogni cosa.
  • La comunicazione, legge universale della convenzione, annuncia che non è più possibile alcuna comunicazione.

Citazioni su Theodor Adorno[modifica]

  • Adorno, del cui pensiero mi sono innamorata. Minima moralia è uno dei miei libri "da comodino". A volte, la notte, prima di addormentarmi, invece di meditare sui versetti della Bibbia, rileggo e medito su qualche suo aforisma. Sul tema dell'oppressione animale e del suo ruolo nelle strutture del dominio sociale, Adorno e Horkheimer hanno dato un contributo ineludibile, secondo me. (Annamaria Rivera)
  • Adorno possedeva davvero l'arte magica di suggestionare con la sua vasta cultura, con la sua brillante oratoria e con la sua pessimistica permeata d'ironia. Quel suo gusto a guazzare nella disperazione culminava talvolta con la «resa». Una della sue asserzioni: «dopo Auschwitz non è più possibile la poesia» lo prova. (Ester Dinacci)
  • Come Marcuse non disdegnava la pubblicità servendosi del video e della stampa. Non si rifiutava mai agli inviti della mondanità letteraria tenendo conferenze anche in lingue straniere. Intervistarlo non era difficile. Bastava chiedergli per telefono l'ora e il luogo di suo gradimento e l'incontro avveniva nel migliore dei modi. Il difficile era rivolgergli domande che non provocassero risposte troppo erudite perché l'intervistatore finiva con l'annegare in quel pozzo di scienza e di erudizione. (Ester Dinacci)
  • Ebbi l'occasione di incontrarlo a Napoli [...] e – confesso – mi trovai a disagio in una conversazione con l'uomo più problematico del nostro tempo. (Ester Dinacci)

Note[modifica]

  1. Da Stelle su misura.
  2. Da Dialettica negativa, p. 361.
  3. Citato in Charles Patterson, Un'eterna Treblinka: Il massacro degli animali e l'Olocausto, Editori Riuniti, Roma, 2003, p. 57; citato in Barbara De Mori, Che cos'è la bioetica animale, Carocci, Roma, 2007, p. 110.
    Susann Witt-Stahl, studiosa della scuola di Francoforte e in particolare di Adorno, argomenta contro l'autenticità della citazione nel saggio Auschwitz non sta sul vostro piatto: Note critiche sul paragone tra Olocausto e massacri animali.
  4. Riferimento al titolo del libro di Paul Eipper Le bestie ci guardano

Bibliografia[modifica]

  • Theodor Adorno, Dialettica negativa, introduzione e cura di S. Petrucciani, Einaudi, Torino, 2004.
  • Theodor Adorno, Minima moralia, traduzione di Renato Solmi, Einaudi, Torino.
  • Theodor Adorno, Note per la letteratura, 1943 – 1961, traduzione di A. Ferioli, E. De Angelis, G. Manzoni, Einaudi, Torino.

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