Luciano De Crescenzo

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Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo (1928 – vivente), scrittore, regista e attore italiano.

Citazioni di Luciano De Crescenzo[modifica]

  • A quanti vogliono sapere se io sono di centro destra o di centro sinistra, io rispondo che sono del centro storico. (citato in De Crescenzo candidato del Polo? "No, grazie", la Repubblica, 8 settembre 1995, p. 9)
  • Alcuni temono che la Felicità sia un bene molto lontano, quasi irraggiungibile, motivo per cui corrono a più non posso nella speranza di avvicinarla, senza mai rendersi conto che più corrono e più se ne allontanano. (da Il tempo e la felicità, Mondadori, 1998)
  • Con il tempo, anche il bello diventa meno bello, e il brutto meno brutto. Bellezza e bruttezza, infatti, sono caratteristiche dei primi approcci; in seguito tendono ad avvicinarsi. (da Panta Rei, Mondadori)
  • Dovendo fare un viaggio con qualcuno, preferirei mille volte la compagnia di un ateo che non quella di un religioso. Perfino il nostro Papa potrebbe crearmi dei problemi, se non altro per la conversazione. Sì, lo so: mi dicono che sia tanto una brava persona. Non può negare, però, di essere religioso. (da Il pressappoco, Oscar Mondadori, Milano, 2007, p. 97)
  • Filippo Neri credeva negli uomini, credeva nella loro energia e nella loro capacità di stare insieme. (da Tutti santi: me compreso, p. 85)
  • I napoletani sono un popolo pieno di devozione cristiana, ma non hanno mai veramente abbandonato le tradizioni pagane. Sono sempre rimasti un po' politeisti. È proprio l'idea di Dio, del Dio che è uno, che noi napoletani facciamo fatica a digerire. Prendete i protestanti, quelli appena hanno un guaio, anche piccolissimo, dicono subito: "My God". Noi non diciamo mai "Mio Dio", preferiamo rivolgerci a qualcuno di più preciso, per questo invochiamo i santi [...]. In certi casi particolari, si sceglie di rivolgersi alle anime del purgatorio. Qui qualcuno può obiettare: e perché non a quelle del paradiso, non sono più influenti, più introdotte? Ma il punto è proprio questo e i napoletani lo sanno. Le anime del paradiso se ne fottono, ormai vivono la loro estasi celeste, hanno raggiunto l'obiettivo e di quello che succede quaggiù non gliene importa niente. Invece le anime del purgatorio lottano ancora, hanno bisogno delle preghiere. E allora nasce lo scambio, la convenienza reciproca. (da Tutti santi: me compreso, p. 51)
  • [ Su di Ulisse] Il più astuto di tutti gli eroi greci, dal multiforme ingegno, ma anche il più umano e la personificazione stessa del coraggio. A lui che fra tutti mi è il più caro, a lui che di tutti è il più fico, dedico la parte finale di questo libro. (da Ulisse era un fico, Mondadori, 2010, p. 129)
  • L'Auditel, in quanto gradimento della maggioranza, rappresenta la stupidità media di una nazione con conseguenze a dir poco catastrofiche. E vediamo perché. La parola audience (che, attenzione, si scrive audience ma che si pronunzia odiens, proprio per sottolinearne la pericolosità) produce un abbassamento della qualità di tutti i programmi televisivi. La tv, infatti, proprio per andare incontro al gusto delle masse abbassa il proprio gusto fino a farlo coincidere con quello della maggioranza. (da «Legge» dell'audience? Abbasso la maggioranza, Corriere della sera, 16 novembre 2002, p. 36)
  • La lunghezza effettiva della vita è data dal numero di giorni diversi che un individuo riesce a vivere. Quelli uguali non contano. (da Panta Rei)
  • Molti studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla. (da Raffaele, Oscar Mondadori, Milano, 1978, p. 45)[1]
  • "Solo gli imbecilli non hanno dubbi"; "Ne sei sicuro?"; "Non ho alcun dubbio!" (da Il dubbio, Mondadori)

Così parlò Bellavista[modifica]

  • Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell'animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no. A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l'ultima speranza che resta alla razza umana. (Due parole di prefazione)
  • Di Berna si dice che sia grande il doppio del cimitero di Vienna ma che ci si diverta solo la metà. (1977)
  • Diciamo che oggi il settanta per cento dell'umanità si muore ancora di fame, [...] e che il trenta per cento fa la dieta. (1977)
  • Il potere non sazia, anzi è come una droga e richiede sempre dosi maggiori. (1977)
  • La parola esagerazione non esiste nel vocabolario dell'amore. (1977)
  • Masaniello, tra tutti i personaggi storici, comici, politici e artistici nati a Napoli, è quello che maggiormente incarnò lo spirito napoletano. E questo perché espresse le contraddizioni, l'istinto di amore, l'incapacità di esercitare il potere, la generosità e l'ignoranza del suo popolo. Masaniello è amore e disordine. (1977)
  • «Ritornando a Napoli lei ritiene che i napoletani siano nella stragrande maggioranza uomini d'amore?»
    «Senza dubbio: in particolar modo il popolino.» (p. 61, 1984)
  • «E chi Io sa! Chi Io sa come è Napoli veramente. Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli.» (pp. 104-15, 1984)
  • «Piano, piano con questa parola: industrializzazione» dice il professore. «Napoli è stata rovinata da Lauro, da Gava e dalla chimera dell'industrializzazione. Lauro l'ha gestita come l'ultimo dei Borboni, Gava ha addirittura fatto rimpiangere Lauro, ma nessuno dei due ha fatto tanto male a Napoli come chi ha creduto di risolvere il problema napoletano con l'industrializzazione. Voi invece immaginatevi una Napoli senza ciminiere, una Napoli che nella piana di Bagnoli al posto dell'Italsider avesse avuto tutta una serie di alberghi, di cottages, di villini e di casinò. Positano, Amalfi, Ischia, Capri, Procida, Baia, il lago d'Averno, Pompei. Ercolano, Vietri, Cuma, il Faito, il Vesuvio, isole, scogli, montagne, vulcani, laghi. il punto d'incontro del turismo mondiale! La Las Vegas d'Europa! Il paradiso in terra! Ma pensate, ad esempio, al Castello dell'Ovo, a questo bellissimo maniero medioevale, ricco di enormi sale, di piccole viuzze interne e di suggestive botteghe». (pp. 164-165, 1984)
  • Siamo angeli con un'ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati.[2] (p. 167, 2011)

I pensieri di Bellavista[modifica]

  • Al Niente preferisco l'Inferno, se non altro per la conversazione.
  • Dopo morto i critici parleranno tutti bene di me. Peccato che non ci sia un Premio Strega alla memoria.
  • Due rette parallele s'incontrano solo all'infinito quando ormai non gliene frega più niente.
  • Il massimo della vanità è scrivere i propri pensieri, nascondere il quaderno e sperare che qualcuno lo trovi.
  • Il Medioevo è passato alla storia come il periodo dei secoli bui. Nessuno, però, mi ha spiegato chi era stato a spegnere la luce.
  • Io non sono te e tu non sei me. Però, tutti e due siamo noi.
  • La gioventù, la maturità e la vecchiaia sono tre periodi della vita che potremmo ribattezzare "rivoluzione, riflessione e televisione". Si comincia col voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.
  • Nessuno è più infelice di un guardone in un campo di nudisti.
  • Sono affetto dal Dubbio Positivo. Ho sostituito il verbo "credere" con il verbo "sperare".

Il caffè sospeso[modifica]

  • Ma tre caffè al giorno costano quello che costano. Forse ce li dovrebbe passare la mutua.
  • Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un po' e lasciare che le cose abbiano il loro corso. Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalle prime apparenze.
  • [...] l'ozio è uno strumento utilissimo per misurare le qualità di un essere umano.
  • Stare fermi, insomma, e non fare altro che pensare, vuol dire anche crescere.
  • Che cos'è il potere? A pensarci bene, è una stronzata.
  • In pratica cresco pensando.
  • [In riferimento alla morte]I miei amici del liceo e dell'università, oggi morti purtroppo, dove stanno? Cesare, Pino, Mimì, Gennarino, rispondete: dove state?
  • [...] al posto della Fede ho finito con il contrarre il dono del Dubbio.
  • Non esistono razze, categorie o popoli cattivi, ma solo singoli individui non dotati di pietas.
  • L'uomo nasce buono di natura, salvo poi diventare una belva per colpa della Società.
  • Cominciamo dai più piccoli, dai ragazzini delle elementari, e spieghiamo loro che cos'è il rispetto verso i deboli. Chissà che col tempo non diminuiscano anche gli stupri.
  • E se proprio vogliamo dirla tutta, anche gli stupidi, spesso e volentieri, sono immuni dal Dubbio.
  • Il dolore per la Chiesa finisce con il diventare uno strumento di potere e quindi con l'aumentare l'audience.
  • Socrate: E tu gli hai chiesto i motivi della scelta? STREPSIADE: Sì, o Socrate, ed egli mi ha risposto: «Padre, credo ancora negli Dei di Atene, ma ciò non toglie che gli egizi abbiano bisogno di un'ala sinistra».
  • La Fede è violenza!
  • Il Dubbio invece, mio buon amico, è una divinità che bussa con gentilezza alla tua porta e chiede di essere ascoltata.
  • Non è l'individuo a creare il disordine, ma è l'ambiente a favorirlo.
  • «Preferirei morire piuttosto che provare del piacere!». FEDONE: Quello è sempre stato un esaltato.
  • Non c'è limite al sadismo del burocrate.
  • Socrate, pur essendo l'anagramma preciso di Storace, in materia di omosessualità la pensava in modo del tutto diverso dall'ex governatore della Regione Lazio.
  • Nessuno dei ragazzi si è mai voltato a guardare le modelle. Gli unici ad avere lo sguardo stravolto eravamo: io, i pompieri, i carabinieri e il funzionario di servizio.
  • La maggior parte degli italiani, infatti, la sera, dopo cena, tra un buon libro e una carota televisiva, sceglie sempre, inevitabilmente, la carota, anche quando questa non è di prima qualità.
  • La povertà del futuro sarà l'ignoranza, e le differenze sociali degli anni a venire saranno stabilite, più che dal denaro, dalla cultura di chi sa qualcosa e di chi non sa niente.
  • D'altronde la fantasia, al pari dei muscoli, se non viene esercitata si atrofizza.
  • "libridinoso" è semplicemente attratto dalla presenza dei libri, vorrebbe toccarne il più alto numero possibile, e, nei casi più gravi, vorrebbe annusarli.
  • Amare un libro, non solo per il contenuto, ma soprattutto per la sua fisicità, per il suo essere materia tangibile, è una malattia come un'altra.
  • Per gli individui affetti da questo morbo il libro, una volta letto, cessa di essere una delle tante copie in circolazione di un testo e diventa parte integrante del proprio corpo e, come tale, non può essere più ceduto in prestito a nessuno.
  • [In riferimento all'accesso al Paradiso] Quanto a mio padre, invece, ho qualche perplessità, a causa di quella sua abitudine di prendersela con il Padreterno nei momenti difficili.
  • Non c'è niente da fare, io l'ho sempre detto: eleganti si nasce. Uno può anche diventare ricco da un momento all'altro, però se non ha classe resta sempre 'nu pezzente!
  • Il Non Essere per Parmenide era l'apparire, tutto quello, cioè, che ci affascina con le sue tentazioni e che non mantiene mai le sue promesse. Come dire: se volete essere felici, badate più alla sostanza che non all'apparenza delle cose.
  • Prima di prendere sonno, infatti, potremo sempre fare un po' di sesso, a meno che non preferiremo farlo su Internet.
  • "Non è riprovevole entrare in casa di Laide, riprovevole è non saperne uscire"
  • Penso che nelle città ci dovrebbero essere appositi luoghi di decenza, tipo vespasiani, per consentire, a chi gli scappa, di telefonare senza essere visto.
  • Chiedermi un libro in prestito è come farmi uno sgarbo.
  • [...] il difetto principale del progresso: quello di non saper chiedere permesso.
  • Oggi l'avviso di garanzia dovrebbe cambiar nome: è a tutti gli effetti un avviso di sputtanamento, se non addirittura una condanna anticipata.
  • Nel frattempo rendiamoci conto che amare il prossimo e già un buon affare, qui sulla Terra.
  • Pare che in Italia, solo nell'ultimo secolo, ci siano state ben quattrocento Madonne piangenti e non una, dico una, che sorride.
  • La stupidità è il motore del mondo.
  • Più che ambire al titolo di dottore, ognuno cerchi di guadagnarsi almeno quello di egregio [da ex gregis = fuori dal gregge] e di pensare con il proprio cervello, avendo in massima cura le tradizioni.
  • Per me, il latino non è una lingua morta ma una lingua immortale.
  • Come tutti i single, dò molta importanza all'amicizia, seguo tutti gli amici con devozione.
  • Ho sempre pensato che i milanesi fossero delle persone attente, scrupolose, del tutto diverse da noi napoletani. E invece no: sono anche loro degli inzallanuti.
  • Se un giorno, in trattoria, vi capitasse di vedere un gruppo di giovani, seduti al tavolo accanto, che si sganascia dal ridere per battute che, onestamente, a voi non fanno nemmeno sorridere, non vi stupite: non stanno ridendo delle battute, ma di un'intera vita trascorsa insieme.
  • E dire che se nascevo in America non avrei mai conosciuto Totò. Pensate che disgrazia!
  • I marinai fanno parte del popolo e il popolo è nobile. Essere nobili vuol dire essere fieri di quello che si è.
  • Più il Caso diventa determinante in una scelta e più il sistema delle tangenti si troverebbe in difficoltà.
  • La verità è che è degli uomini, e non delle canzoni, che ci dovremmo preoccupare.
  • Bisognerebbe sempre ricominciare da capo, avere una seconda vita, come chi ha un secondo lavoro.

Oi dialogoi[modifica]

Luciano De Crescenzo
  • Napoli e Milano. Sono due popoli diversi uniti dalla stessa televisione.
  • Qualsiasi ipotesi di beatitudine eterna, di reincarnazione, non ha per me alcun interesse se non è collegata in qualche modo con il passato. Quando non si ha memoria del già vissuto, che senso ha parlare di reincarnazione? A che serve sapere che in un'altra vita sono stato Giulio Cesare se di questa precedente esperienza non conservo alcun ricordo e insegnamento?
  • La morte esiste solo come evento che procura dolore ai superstiti soltanto. Lo diceva anche Epicuro: "Perché spaventarsi della morte: se ci sei vuol dire che non sei morto, se sei morto vuol dire che non ci sei!". Quindi una morte collettiva, totale, non può preoccupare [...]; è una morte senza funerali, senza lacrime.
  • L'animo umano ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece spesso è amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternative: tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventare bello, chi è vecchio non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare? Non resta che rifugiarsi nel mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, gli extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici.
  • Adesso i delinquenti sembrano tanti solo perché è aumentata l'informazione. Una volta ce n'erano di più, ma nessuno ne sapeva niente. Pensate che fino a pochi anni fa tutti quelli che uscivano per strada erano costretti ad andare in giro con le spade.

[Luciano De Crescenzo, Oi dialogoi, Mondadori]

Storia della filosofia greca. I presocratici[modifica]

  • La ricchezza è una condizione relativa: è ricco chi guadagna di più di quanto spende e, viceversa, è povero chi ha esigenze superiori al reddito.
  • Noi tutti prendiamo più sul serio ciò che costa che non quello che è gratuito.
  • Provate a osservare l'atteggiamento degli intellettuali italiani quando vengono intervistati in TV: noterete subito come il loro sguardo è sempre permeato da una austera consapevolezza. Dio solo sa quali oscuri meccanismi calvinisti, fatti di complessi di colpa e di desideri di espiazione, li rendono così allergici alla comicità. Forse il motto latino «risus abundat in ore stultorum» è stato messo in giro proprio da un antenato di Moravia, di Sciascia o di Giorgio Bocca. Fortunatamente, di tanto in tanto, spunta un Einstein o un Bertrand Russell e il cielo della cultura torna a tingersi di azzurro.
  • Quando in un posto ci si diverte, spuntano sempre i censori a dirne peste e corna.

Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi[modifica]

  • E quando dico "lavoro" non penso ad una fatica, ad un supplizio che uno deve sopportare dalla mattina alla sera per rendersi indipendente dal punto di vista economico, ma ad una opportunità che Dio ci ha offerto per dare più senso alla nostra esistenza. Ricordatevi quello che vi dico: una cosa è "fare" il tabaccaio, e una cosa è "essere" tabaccaio. (p. 115)
  • I grandi profeti hanno sempre stabilito un nesso fra la Povertà e l'Amore. Il ricco del Vangelo, quello del cammello e della cruna dell'ago, è solo uno dei tanti esempi possibili. La ricchezza porta all'egoismo ed è abbastanza facile riscontrare come, nelle città più ricche ed evolute, siano diventati freddi e difficili i rapporti tra le persone.
  • «Napoli è una mazza, come quelle che si usano per suonare i gong. La mazza è sempre la stessa, ma il suono che ne esce è diverso perché sono diversi i piatti che rimbombano.» «E noi saremmo i piatti?» chiedo io. «In altre parole, non suoniamo ma siamo suonati.»
  • Quando hai paura di qualcosa, cerca di prenderne le misure e ti accorgerai che è poca cosa.
  • Salutame a Socrate.
  • Spesso fa più male la paura di morire che la morte.

Incipit di Tale e Quale[modifica]

Tutto cominciò per colpa del toner. Ma, a proposito, lo sapete che cos'è il toner? È una sostanza inventata dal demonio: una vera e propria calamità naturale, una minaccia alla salute di chiunque si avvicini nei suoi paraggi!
Il toner è più sottile dell'aria, si espande come una nuvola e macchia tutto quello con cui viene a contatto. Guai a respirare in presenza del toner! Lui vi penetra nei polmoni e vi resta per sempre, per i secoli dei secoli. E non basta: sono convinto che, volendo, potrebbe macchiarvi anche l'anima.

Note[modifica]

  1. Riportato anche ne I pensieri di Bellavista e in Storia della filosofia greca. I presocratici.
  2. La frase, qui firmata con le iniziali dell'autore (L.D.C.), è riportata anche in La distrazione (Mondadori, 2000) e I pensieri di Bellavista (Mondadori, 2005), oltre che nel film Così parlò Bellavista (1984). È inoltre ripresa in una poesia di Antonio Bello, cantata al termine del suo rito funebre, il 22 aprile 1993: «Noi siamo angeli con un'ala sola. Per volare, abbiamo bisogno di restare abbracciati al fratello, cui prestiamo la nostra ala e da cui prendiamo l'altra ala, necessaria per volare». (citato in Aa.vv., Don Tonino vescovo secondo Concilio, La meridiana, 2004)

Bibliografia[modifica]

  • Luciano De Crescenzo, Così parlò Bellavista, Arnoldo Mondadori, Milano, 1977.
  • Luciano De Crescenzo, Così parlò Bellavista, Oscar Mondadori, Milano, 1984.
  • Luciano De Crescenzo, Così parlò Bellavista, Oscar Mondadori, Milano, 2011. ISBN 978-88-04-28474-1 (Anteprima su Google Libri)
  • Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, Mondadori, 2005. (Anteprima su Google Libri)
  • Luciano De Crescenzo, Il caffè sospeso, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008.
  • Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia greca. I Presocratici, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1983.
  • Luciano De Crescenzo, Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1986.
  • Luciano De Crescenzo, Tale e Quale, Mondadori, 2001. ISBN 8804490012
  • Luciano De Crescenzo, Tutti santi: me compreso, Mondadori, Milano, 2011. ISBN 978-88-04-61029-8 (Anteprima su Google Libri)

Voci correlate[modifica]

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]