Eugenio Scalfari

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Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari (1924 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Eugenio Scalfari[modifica]

  • A guardar bene Trump coltiva una tendenza di tipo dittatoriale: un capo e l'America, nessun partito, uno staff personale composto da uomini di finanza e da alcuni militari che hanno il solo pregio di un'amicizia personale con lui. Lui è contro l'establishment americano e questo evidentemente piace agli americani. Il populismo di Trump va incontro al populismo di un ceto medio in tragica decadenza ed anche ai giovani. Non sopportano una classe dirigente.[1]
  • Anche la scienza, a differenza della filosofia, cerca la verità ultima, non maneggiando idee, concetti, parole, ma usando numeri, formule, equazioni, potenze. La scommessa della scienza è di scoprire la chiave capace di aprire tutte le porte, fino all'ultima che custodisce il numero d'oro, la formula finale, la legge che chiarisce e svela l'ultima incognita. Ecco perché la Chiesa non si sente insidiata dalla scienza: perseguono infatti lo stesso obiettivo.[2]
  • Berlusconi è una simpatica e gentile persona, con tratti di generosità e un'elevata capacità imprenditoriale nel suo settore. C'è un solo problema, ed è che Berlusconi è un bananiere a ventiquattro carati, cioè un uomo d'affari che fa i suoi affari con la politica.[3]
  • Berlusconi è un uomo di gomma laddove Mussolini si atteggiava a uomo di ferro. Berlusconi galleggia e padroneggia la democrazia cercando di renderla invertebrata; Mussolini distrusse la democrazia. Mussolini volle lo Stato etico, Berlusconi appoggia il suo potere sull'incompatibilità degli italiani nei confronti dello Stato, salvo adottare lo statalismo quando una società impaurita lo invoca come il protettore di ultima istanza. Si tratta, come si vede, di differenze profonde anche se il fine è analogo: un Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad esser popolo ed ha trasferito in blocco la sua sovranità al Capo.[4]
  • Ciampi fu padre degli italiani. Non fece mai il tifo per questa o quella parte poiché la dominante sempre presente in tutti i suoi ruoli pubblici fu sempre l'interesse generale e quello per i poveri, i deboli, gli esclusi. [...] Prese due lauree, una in Lettere l'altra in Giurisprudenza ed anche quella doppia scelta non fu casuale: amava la cultura e la legalità ed entrambe hanno alimentato la sua vita.[5]
  • [Su Papa Francesco] È buono come Papa Giovanni, affascina la gente come Wojtyła, è cresciuto tra i gesuiti, ha scelto di chiamarsi Francesco perché vuole la Chiesa del poverello di Assisi. Infine: è candido come una colomba ma furbo come una volpe.[6]
  • Ha detto tante cose Gesù. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo. E per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.[7]
  • Ho visto e ascoltato a “Otto e mezzo” Dario Fo che parlava di Grillo. Con tutto il rispetto: ma è mai possibile? Un attore con una degna storia di teatro alle spalle e anche di pensiero. È mai possibile? Ah, Narciso! Quanti guai combini nella vita delle persone.[8]
  • Ho una cultura illuminista e non cerco Dio. Penso che Dio sia un'invenzione consolatoria e affascinate della mente degli uomini.[6]
  • Il lessico [...] fa tutt'uno con il pensiero che esprime in parole, costituisce la manifestazione del pensiero e quindi della sostanza del fatto e della sua verità. Se il lessico è sbagliato ciò significa che il pensiero che esso esprime è sbagliato e non contiene una verità bensì un errore.[9]
  • Il problema di come uscire dagli «anni di piombo», da questa «notte della Repubblica», ci è stato posto e ce lo siamo posto tante volte, specialmente rispetto alle ipotesi di amnistia o di altre soluzioni analoghe. Credo che occorra partire da un punto essenziale: se in Italia c'è stata in quegli anni una guerra civile oppure una serie numerosa, sanguinosa, orrenda, di delitti comuni. Personalmente ho sempre ritenuto che non ci sia stata una guerra civile: ne sono mancati, per fortuna, i presupposti.[10]
  • Io ho smesso di essere fascista solo quando ne sono stato espulso, quando, appunto, fui messo fuori dal partito. E devo dire che ne ebbi un grande dispiacere. Fu un dolore inferto alla mia giovinezza vedermi strappare le stellette dalle spalline, una sconfitta che generò in me una profonda crisi.[11]
  • La canzonetta custodisce la memoria. A guardar bene è un contenitore di memoria, probabilmente il più perfetto a stimolare quella parte del cervello che conserva i ricordi del passato, i volti, i luoghi, le vicende, gli amori e i dolori, insomma la biografia delle persone.[12]
  • La corruzione italiana è un fenomeno che deriva direttamente dall'estraneità dello Stato rispetto al popolo, dall'esistenza d'una classe dirigente barricata a difesa dei suoi privilegi, dall'appropriazione delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal proliferare delle corporazioni con proprie deontologie, propri statuti, propri privilegi; dalla criminalità organizzata e governata da leggi e codici propri.[13]
  • La dittatura populista non pesa. Noi ne abbiamo un esempio relativamente recente con Mussolini. Neanche lui aveva un partito. Aveva origini socialiste ma rivoluzionarie. Poi, nello spazio di pochi anni diventò dittatoriale e della dittatura fece un regime. Con una cultura però che andò addirittura a ripescare l'Impero di Roma di duemila anni fa. Questa fu la genialità di Mussolini che arrivò ad assumere come simbolo storico i fasci romani, il Colosseo e le mura dell'antica Roma. Lui e il popolo, le adunate oceaniche.[1]
  • La pubblicazione avvenuta di recente nei "Meridiani" Mondadori dell'opera completa di Baruch Spinoza è un evento importante nella cultura italiana e non soltanto per la vastità degli apparati, la completezza critica dei testi, la qualità dei commenti e in particolare per le introduzioni alle singole opere e per quella generale, dovuta a Filippo Mignini. L'evento sta nel fatto stesso della pubblicazione. Qui ed ora, viene in mente di dire. Perché qui ed ora la filosofia di Spinoza attraversa di nuovo una fase attraente, direi in sintonia con i modi di sentire dell'epoca in cui viviamo; ma sintonia però non consapevole e perciò inadeguata, neppure nella società dei colti e dei filosofi, con alcune importanti eccezioni tra le quali va segnalata quella di Emanuele Severino che di Spinoza è stato da sempre attento e acuto cultore.[14]
  • La radicalità del pensiero spinoziano nei confronti della salvezza, dell'antropomorfismo e della centralità dell'uomo nel mondo. Non c'è stata finora filosofia più lontana, più indifferente, anzi più impegnata nella dimostrazione che la nostra specie non può vantare alcun privilegio e alcuna posizione dominante nell'universo. Non solo: non può appellarsi né sperare in alcun Dio che possa assicurarci la salvezza e indicarne il percorso. Ma, nello stesso tempo, una filosofia dedicata alla dimostrazione che "Dio c'è" come si direbbe oggi, ed anzi è presente in tutto e dovunque, eterno e assoluto, unica sostanza esistente, della quale tutto l'universo è pervaso fin nelle sue più intime particelle.[14]
  • La razionalità non fa più parte del nostro bagaglio intellettuale e morale. È stata picconata da tutte le parti la razionalità; accusata di essere all'origine dei delitti e del più grave tra tutti – quello della superbia. Così la luce della ragione è stata spenta, nuove ideologie si sono installate al posto di quelle crollate in rovina, fondamentalismi d'ogni tipo hanno preso il posto della tolleranza e della certezza del diritto.
    I circuiti mediatici hanno dato mano a questa devastazione e salvo rarissime eccezioni ancora continuano in questa funzione amplificatoria e istigatrice del peggio, accreditando e ventilando versioni dei fatti prive di verità e di ragione.[15]
  • La rivoluzione non si compie mai coi giorni dorati del vino e delle rose, ma attraverso un lungo cammino per anni oscuri, confusi, fangosi e talvolta sanguinosi. Chi si trova a viverla come protagonista, come vittima o più semplicemente come spettatore difficilmente può avere la consapevolezza del moto e il senso della corrente. Al massimo può accorgersi che le acque stagne della palude si sono trasformate in impetuosi e freschi torrenti sotto la cui spinta i vecchi argini pericolano.[16]
  • L'eccellente Berlusconi viaggia verso un progetto di televisione europea. Qui da noi ha già in mano tutti i network privati che contano, in numero di ben tre; ha messo radici a Parigi e sta per metterle anche a Madrid. In tutti e tre i paesi i suoi "patron" sono socialisti, ma Berlusconi socialista non è: è un uomo d'affari; si allea con chi lo appoggia; tutt' al più ne diventa socio, sempre pronto a cambiar società se il vento cambiasse direzione. Così fan tutti, è normale. L'espediente di far oscurare gli schermi berlusconiani da qualche pretore intransigente, largamente appoggiato dal partito Rai, è logoro. Non è quello il problema. Il problema riguarda invece due punti-chiave: la concentrazione dei network in una sola mano e l'affollamento pubblicitario nelle trasmissioni.[17]
  • Mi resta ancora da esaminare i tre quesiti proposti ai tavoli delle firme da Beppe Grillo. Molti che hanno firmato distinguono infatti la firma di quei quesiti dall'adesione al "grillismo". La distinzione è assolutamente legittima: si può firmare anche valutando il movimento dei "Vaffa" per ciò che è. Ma esaminiamoli nella sostanza quei tre quesiti. Il primo stabilisce che tutti i cittadini che concorrono a cariche elettive debbano essere scelti attraverso elezioni primarie preliminari. Questo principio mi sembra meritevole di essere accolto. Il Partito democratico, tanto per dire, ha deciso di farlo proprio. Tutto sta a come saranno organizzate queste primarie. Grillo per esempio ha definito una "mascalzonata" l'esclusione di Pannella e di Di Pietro dalle candidature per la leadership del Pd, ignorando che entrambi fanno parte di altri partiti e anzi li guidano e non hanno accettato di abbandonarli all'atto della candidatura. Come se un nostro condomino, invocando questa qualifica, pretendesse di decidere assieme a noi e ai nostri figli questioni strettamente familiari. Dov'è la logica? Il secondo quesito vieta ai membri del Parlamento di farne parte per più di due legislature. Questo divieto è una pura sciocchezza. Ci obbligherebbe a rinunciare ad esperienze talvolta preziose. Forse anche a molti vizi acquisiti durante l'esercizio del mandato. Ma quei vizi non possono essere presupposti e affidati all'automatismo di una norma. Spetta agli elettori discernere tra vizi e virtù e decidere del loro voto. Per di più una norma automatica del genere sarebbe incostituzionale perché priverebbe l'elettore di una sua essenziale facoltà che è quella di poter votare per chi gli pare. Che cosa sarebbe successo per esempio se nei primi anni Cinquanta fosse stato impedito agli elettori democristiani di votare una terza volta per De Gasperi, a quelli comunisti per Togliatti, ai socialisti per Nenni e ai repubblicani per Pacciardi o La Malfa? Il terzo quesito – impedire ai condannati fin dal primo grado di giurisdizione di far parte del Parlamento – sembra a prima vista ineccepibile. Per tutti i reati? E fin dal primo grado di giurisdizione? La presunzione d'innocenza è un principio sancito dalla nostra Costituzione; per modificarlo ci vuole una legge costituzionale, non basta una legge ordinaria. I reati d'opinione andrebbero sanzionati come gli altri? Quando Gramsci, Pertini, Saragat, Pajetta, furono arrestati io credo che gli elettori di quei partiti li avrebbero votati e mandati in Parlamento se un Parlamento elettivo fosse ancora esistito e se quei partiti non fossero stati sciolti d'imperio. Personalmente ho fatto un'esperienza in qualche modo consimile: entrai alla Camera dei deputati nel 1968 sull'onda dello scandalo Sifar-De Lorenzo nonostante o proprio perché ero stato condannato in primo grado dal tribunale di Roma. Lo ricordo perché è un piccolissimo esempio di una proposta aberrante.[18]
  • Mussolini e il fascismo volevano costruire un uomo nuovo, ispirato dai valori della forza, dai doveri verso lo Stato, dalla cultura della guerra e della conquista, dagli ideali dell'imperialismo, dal mito della Roma imperiale. La maggior cura la dedicarono all'educazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia. I successi che ottennero si rivelarono effimeri non appena si scontrarono con la durezza della realtà. Il berlusconismo ha invece avuto come obiettivo la decostruzione del rapporto tra l'individuo e la collettività, la decostruzione delle ideologie, l'esaltazione della felicità immediata nell'immediato presente, l'antipolitica, il pragmatismo come solo fondamento delle decisioni individuali, il trasformismo come pratica quotidiana. La corruttela pubblica come peccato veniale. [19]
  • Non me ne sono mai vergognato di quella giovinezza nei Guf[20], anzi: tutto quel mio essere stato orgogliosamente fascista ha poi reso solido il mio antifascismo.[21]
  • Quando trovo in un libro una frase o un verso che per qualche ragione mi colpiscono e mi danno emozione li trascrivo su un quadernetto. Ne ho già riempiti quattro e penso che siano troppi perché le parole e le frasi poetiche che veramente ti toccano nel profondo non possono che esser poche.[22]
  • Questi giovani insegnano qualcosa anche in termini operativi. L'assedio alle tipografie di Springer per bloccare l'uscita dei suoi giornali è un mezzo nuovo di lotta molto più sofisticato ed efficace delle barricate ottocentesche o degli scioperi generali. Ad un sistema «raffinato» si risponde con rappresaglie «raffinate». L'esempio è contagioso. Venerdì sera a Milano un corteo di studenti in marcia per dimostrare sotto il consolato tedesco si fermò a lungo e tumultuando sotto il palazzo del Corriere della sera. Può essere un ammonimento per tutte quelle grandi catene giornalistiche abituate ormai da lunghissimo tempo a nascondere le informazioni e a manipolare l'opinione pubblica. Ammesso che sia mai esistita, la società ad una dimensione sta dunque facendo naufragio. Chi ama la libertà ricca e piena non può che rallegrarsene e trarne felici presagi per l'avvenire.[23]
  • [Il giorno dopo che la Camera dei deputati negò l'autorizzazione a procedere per quattro dei sei procedimenti intentati nei confronti di Bettino Craxi] Questo, dopo il rapimento e poi l'uccisione di Aldo Moro, è il giorno più grave della nostra storia repubblicana.[24]
  • Silvio Berlusconi ha un suo rispettabile concetto dei mezzi d'informazione, che si fonda su due punti essenziali. Primo punto: i mezzi d'informazione sono soprattutto dei contenitori di pubblicità e alla raccolta di pubblicità debbono subordinare ogni altro obiettivo. Secondo punto: i mezzi d'informazione debbono essere strumento d'appoggio e casse di risonanza dei gruppi di potere dominanti. I tycoons della televisione e della stampa fanno cioè parte della stessa galassia popolata dagli altri vested interests, gli interessi forti del sistema.[25]
  • Se si votasse oggi, dice il sondaggio, il 65 per cento degli interpellati dà la vittoria al centrodestra, solo il 12 al centrosinistra. Si possono certo opporre a questo sondaggio altri con esiti alquanto diversi, ma la visione comune è quella di un paese agitato, percorso da emozioni e incertezze, speranze e paure. Domina – così mi sembra – un'attesa di palingenesi con sfumature vagamente messianiche. Quanto di peggio.[26]
  • Solo il 30 per cento del centrodestra è sensibile agli appelli di Grillo, perché il centrodestra il suo Grillo ce l'ha già e se lo tiene ben stretto. Si chiama Silvio Berlusconi, che da 15 anni fa politica in nome dell'antipolitica, che guida il più grosso partito italiano in nome della lotta ai partiti, che di battute ce ne ha una più di Grillo. Le fa perfino su stesso e ci si ride addosso contagiando quel riso a tutti i suoi fedeli. Lui è ben contento che ci sia Grillo che il danno lo fa a sinistra. A lui, a Berlusconi, i "Vaffa" gli rimbalzano. Colpiscono i suoi nemici, non lui.[26]
  • Teniamoci stretti al personalismo dei giudizi perché è il solo alibi che possediamo per evitare il dolo della calunnia. [27]
  • [Su Barbara Spinelli] Una delle voci più significative nel panorama del giornalismo italiano ed europeo. Diciamo un punto di eccellenza quale ce ne sono pochi per cultura, professionalità, spirito di indipendenza.[28]
  • Volentieri pubblichiamo questo intervento di Gianni Baget Bozzo, esponente della Democrazia cristiana negli anni Cinquanta, ora sacerdote e storico del partito cattolico.[29]

Dall'intervista al programma televisivo Che tempo che fa

Rai tre, 21 ottobre 2012; video disponibile su Rai.tv.

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Il giornalismo è un viaggio all'esterno di se, i libri sono un viaggio dentro di se.
  • Quando io diventai fascista universitario, con una divisa che non sto a dire, ce la mettevamo e andavamo a prendere le ragazze la domenica quando uscivano dalla chiesa perché la divisa faceva effetto.
  • [Parlando della corruzione in Italia] La colpa è nostra, quando dico nostra dico degli italiani; gli italiani hanno una classe dirigente sulla quale adesso molti sparano, ma la classe dirigente siamo noi che la votiamo. Ogni paese ha la classe dirigente che si "merita" e se noi da mezzo secolo abbiamo sempre gli stessi problemi, è segno che noi li alimentiamo o li tolleriamo o ci campiamo dentro bene. Questo non va bene.
  • Gli italiani odiano lo Stato.
  • La maggior parte degli italiani [odia lo Stato], poi c'è una parte responsabile che di solito è straniera in patria.
  • [La] parte responsabile [degli italiani] di solito è straniera in patria.
  • La maggior parte [degli italiani] odia lo Stato o quantomeno lo ritiene estraneo e quindi evade le tasse perché non è un reato evadere le tasse di uno Stato odiato.
  • Lo Stato è un ente che è "intrusivo", non è "rappresentativo" nostro. È una cosa che impaccia.
  • A noi italiani piace far da soli e spesso siamo molto furbi per far da soli: furbi, ma non intelligenti.
  • Moderati [in politica] di solito significa conservatori.
  • I liberali sono quelli che privilegiano la libertà insieme all'eguaglianza, invece la sinistra democratica privilegia l'eguaglianza insieme alla libertà.
  • Noi dobbiamo pensare che l'Europa deve essere uno Stato federale, perché diversamente gli staterelli attuali non avranno nessuna voce in capitolo nel mondo globale; quindi se non c'è un continente europeo che diventa uno Stato vero, noi saremo irrilevanti.
  • Renzi ha le caratteristiche, per quel poco della sua visione che conosciamo (che non è molto), di persona liberal-moderata. Se lui [Renzi] diventa il capo del partito, cambia l'antropologia del partito [Partito democratico], perché il partito è un partito riformista di centro sinistra, non è un liberale-moderato il partito.
  • Martini credeva fermamente in Gesù Cristo, figlio di dio, io ho sempre avuto come uno dei riferimenti principali del mio modo di pensare Gesù di Nazareth, figlio dell'uomo. La nostra differenza era questa – che è grossa – ma non tale da non consentirci di camminare la mano nella mano.

L'uomo che non credeva in Dio[modifica]

Incipit[modifica]

Mi teneva in braccio e io piangevo disperatamente aggrappato a lei, con un singhiozzo lungo che mi consumava tutto il respiro, fino a soffocarmi, quando il singhiozzo finiva era finito anche il respiro, come nei sogni quando ti senti affogare e l'anima sta per volare via e tu annaspi tra la morte e la vita sorretto solo da quella fitta di dolore che ti chiude la gola e il cuore.

Citazioni[modifica]

  • Se è stata una vita piena, se hai potuto realizzare te stesso al meglio delle tue capacità, se hai conosciuto amore e dolore, se hai accettato i tuoi limiti ma hai utilizzato tutte le valenze vitali delle quali disponevi, se non hai prevaricato, se infine non sei stato avaro di te stesso; questo vuol dire aver fatto i conti con la morte.
  • Quella mattina pioveva e grandinava sui vetri dell'aula di seconda liceo, sezione C, liceo-ginnasio Cassini, Sanremo. Eravamo trentuno studenti in quella classe. I ripetenti quattro o cinque, confinati negli ultimi banchi come si usava allora.
    Ma lo ricordo quel temporale, a Sanremo capitava di rado, c'era un clima un po' speciale, infatti le famiglie facoltose di Torino e di Milano rivenivano a svernare per sopportare meglio gli acciacchi. E per giocare al Casinò.
    Me lo ricordo perché quel giorno ci fu uno degli incontri importanti della mia adolescenza: l'insegnante di filosofia, che teneva lezione due volte alla settimana, aveva preannunciato il tema nella lezione precedente. Aspettò chela grandine finisse e tornassimo a sederci ai nostri banchi. Poi cominciò a parlare di Cartesio: la vita, la morte, le opere di geometria, di matematica, di filosofia, il suo tempo. Disse che Cartesio era, nella storia delle idee, un punto di arrivo e anche una ripartenza con tante biforcazioni. Insomma un crocevia dal quale comincia la modernità. «Se non capite Cartesio non capirete niente di quello che è venuto dopo e non capirete niente di voi stessi e del mondo che vi circonda».
    Ci mise molto calore in quella perorazione, non l'aveva mai fatto con gli altri filosofi che già avevamo studiato con lui sul manuale del Lamanna. Forse con Socrate l'anno prima, ma non con quelle parole e quel tono che sembrava voler coinvolgere la vita di ciascuno di noi.
    E mio compagno di banco alzò la mano. «Dica pure», disse il docente che, insieme al prete che insegnava italiano e latino, rifiutava di usare il "voi" prescritto dal regime. «Secondo lei, professore, chi non fa il liceo e nemmeno sa che è esistito un certo Cartesio non potrà dunque dare nessun senso alla sua vita?».
    Ci fu un gran silenzio in classe, perfino i ripetenti degli ultimi banchi in qualche modo chiamati in causa da quella domanda si fecero attenti. n professore guardò fisso il mio compagno e ricordo che rispose con una domanda: «Lei, Calvino, ha già trovato il senso della sua vita?» (cap. II, La gabbia dell'io, p. 20)
  • Che stagione l'adolescenza. Senti di poter esser tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la ragione della tua onnipotenza mentale. (p. 29)
  • L'infanzia è una stagione fatata. La sola di tutta una vita che non finisce mai e t'accompagna sino all'ultimo respiro. (p. 22)
  • La politica coincide dunque con la morale? [...] Penso che politica e morale abbiano fondamenti distinti. I loro territori confinano ma non coincidono. Spesso addirittura morale e politica confliggono e si scontrano. (p. 127)

Incipit di Il labirinto[modifica]

La stanza dove mi trovavo era un luogo a me ignoto e tuttavia familiare, come se la memoria ne avesse conservato non già il ricordo di un'esperienza sensibile ma una reminiscenza connessa ad un'altra esistenza, ad altri soggetti e luoghi e tempi non paragonabili a me e alla mia vita, ma ad un me collocato in un altrove spaesato eppure esistente o esistito.
Il letto su cui giacevo era un grande letto di ottone che non avevo mai visto prima di allora ma che però era stato sicuramente mio e così il resto di quella stanza, la finestra che si apriva su una striscia di mare azzurro e l'altra sulla parete di fondo che guardava verso le colline alberate di ulivi; l'armadio di noce dove erano riposte le telerie, le lenzuola, le tovaglie, i corredi delle spose e il sentore antico della lavanda; il cassettone dove ogni anno a settembre si stipavano i fichi seccati al sole che duravano fino alla pasqua di aprile, odorosi di alloro e di cannella.

Citazioni su Eugenio Scalfari[modifica]

  • Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante. Senza, per carità, allusione a Scalfari. Solo come promemoria. (Indro Montanelli)
  • Eugenio Scalfari è un libertino del compromesso con buono-premio. (Francesco Grisi)
  • È stato un grande editore, molto capace, e un buon giornalista. Non sono d'accordo con lui sul modo di utilizzare i giornali. Io non li ho mai utilizzati, i miei giornali e le mie tv, per farmi pubblicità, Scalfari ha un'altra idea. (Silvio Berlusconi)
  • Fa un giornalismo spazzatura indegno di un Paese democratico e civile e dei giornalisti che ci lavorano. (Silvio Berlusconi)
  • L'altra sera, intervistato da Daria Bignardi, Eugenio Scalfari ha sostenuto che Feltri meriterebbe la radiazione a vita dall'Albo dei giornalisti. Chissà quale apocalittica punizione dovrebbe invocare, allora, per chi, nel suo gruppo editoriale, pubblicò negli anni Settanta colossali patacche sul conto dell'allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, costringendolo a ingiuste dimissioni. (Pierluigi Battista)
  • La sua battaglia è stata tentare di ricondurre l'Italia entro schemi politici istituzionali di un normale paese europeo. (Alberto Asor Rosa)
  • Lei inocula continuamente nel corpo di una Nazione già provata da storiche divisioni e contrapposizioni politiche e ideologiche, il germe del razzismo antropologico e il veleno della denigrazione morale nei confronti di chi non la pensa come Lei. I riferimenti culturali di cui fa sfoggio per giustificare le Sue opinioni non sono altro che rimasticature scolastiche o, nella migliore delle ipotesi, letture male intese e ancor peggio digerite. [...] Lei rappresenta esattamente il contrario di un autentico uomo di cultura. Tutta la Sua storia, infatti, è contrassegnata dalla militanza cieca e livorosa al servizio di una parte politica o di un interesse di parte: dalla Sua fedele adesione al fascismo fino al Suo sostegno all'impresa di Carlo De Benedetti e al corteggiamento dei disegni eversivi di un Di Pietro. [...] le idee che Lei rappresenta [...] costituiscono una grave minaccia per tutti coloro che vogliono costruire un Paese più libero e democratico. (Sandro Bondi)
  • Riconosco a Scalfari il merito di aver realizzato un miracolo creando il secondo quotidiano d'Italia che talvolta si aggiudica il primo posto. Ha avuto un'intuizione felice e ha saputo investire al meglio su alcuni professionisti per offrire un'alternativa a istanze politiche e culturali presenti nella sinistra italiana. Ma al tempo stesso lo reputo responsabile del degrado ideologico della stampa italiana, avendo legato lo straordinario successo di un grande giornale, formalmente indipendente, alla logica della militanza politica per promuovere campagne faziose e talvolta personali contro gli avversari. (Magdi Allam)
  • Scalfari, da quando non dirige più, dà le pagelle a chiunque, anche al Papa a cui spesso impartisce lezioni di teologia. È un filosofo della libertà di stampa. Lui è libero. (Vittorio Feltri)
  • Un intellettuale meridionale prestato al nord. (Alberto Asor Rosa)

Note[modifica]

  1. a b Da La forza dell'Io sul percorso di Donald e di Matteo, la Repubblica, 22 gennaio 2017.
  2. Da Quando Dio cantò l'algebra, L'espresso, n. 39, anno LII, 5 ottobre 2006, p. 234.
  3. Citato in Berlusconi val bene una messa..., la Repubblica, 26 luglio 1990.
  4. Da La nuova destra che forse non nascerà, la Repubblica, 22 marzo 2009.
  5. Da Un padre degli italiani attento ai più deboli. La sua vita all'insegna di legalità e cultura, Repubblica.it, 17 settembre 2016.
  6. a b Da Fede e ragione. Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco, la Repubblica, 7 agosto 2013, p. 35.
  7. Da I cammelli al galoppo nella cruna dell'ago, la Repubblica, 13 maggio 2007.
  8. Citato in Album Scalfari a Fo: «Narcisista» Da che pulpito..., il giornale.it, 15 giugno 2013.
  9. Da Chi è davvero per la vita?, L'espresso, 19 maggio 2005, p. 242.
  10. Dal programma televisivo La notte della Repubblica, Rai 2, 11 aprile 1990.
  11. Dall'intervista di Pietrangelo Buttafuoco, Ero giovane, fascista e felice, Il foglio, 29 maggio 2008, p. I.
  12. Da Non sono solo canzonette, L'Espresso, n. 48, anno LII, 7 dicembre 2006, p. 234.
  13. Da La triste storia dell'Italia corrotta, la Repubblica, 28 dicembre 2008, p. 1.
  14. a b Da Spinoza. Ripensò Dio e liberò l'uomo, la Repubblica, 6 luglio 2007.
  15. Da La destra giacobina a passo di carica, la Repubblica, 3 giugno 2007.
  16. Da L'autunno della Repubblica. La mappa del potere in Italia, p. 209.
  17. Da Carniti, Berlusconi, Gemina, tre esempi, la Repubblica, 2 febbraio 1986.
  18. Da L'invasione barbarica del comico Grillo, la Repubblica, 12 settembre 2007.
  19. Da La nuova destra che forse non nascerà, la Repubblica, 22 marzo 2009.
  20. Gruppi universitari fascisti.
  21. Dall'intervista di Pietrangelo Buttafuoco, Ero giovane, fascista e felice.
  22. Da Quando Dio cantò l'algebra, L'espresso, n. 39, anno LII, 5 ottobre 2006, p. 234.
  23. Da L'Espresso, 21 aprile 1968, citato in Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Rizzoli, 1991.
  24. Da Come ai tempi del caso Moro, la Repubblica, 30 aprile 1993.
  25. Da La libertà di stampa non si compra, la Repubblica, 3 dicembre 1989.
  26. a b (da Il popolo che cerca il giudizio universale, la Repubblica, 16 settembre 2007.
  27. Da La cazzità, categoria dello spirito, L'espresso, 27 luglio 2006, n. 29 anno LII, p. 174.
  28. Citato in La lite tra Spinelli e Scalfari, IlPost.it, 16 dicembre 2013.
  29. Citato in la Repubblica, 12 maggio 1976.

Bibliografia[modifica]

  • Eugenio Scalfari, Il labirinto, Rizzoli.
  • Eugenio Scalfari, L'uomo che non credeva in Dio, Einaudi, 2008.

Altri progetti[modifica]