Alexandre Dumas (padre)
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Alexandre Dumas (1802 – 1870), scrittore francese.
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[modifica] Citazioni
- Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze? (da Il corricolo)
- Nulla riesce meglio del successo, che è la calamita morale che tutto tira a sé. (da Il corricolo)
- Roma e Venezia si riuniranno all'Italia ma chissà se Napoli non sfuggirà all'Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla. (dal giornale L'Indipendente del 19 dicembre 1862)
[modifica] Attribuite
- Affari? È abbastanza semplice: si tratta di soldi di altre persone.
- C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme."
- Dio, nella sua previdenza, non ha dato la barba alle donne perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.
- E il genio, che ne sarà mentre baderò all'ordine?
- L'arte ha bisogno o di solitudine, o di miseria, o di passione. È un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude.
- Lasciateci guardare le donne.
- Lei ha ragione, signore: mio padre era un meticcio, sua madre era una negra, e i suoi genitori erano due scimmie. Dunque il mio pedigree comincia esattamente dove finisce il suo. [A un uomo che lo insultava perché Dumas discendeva da una schiava di colore.]
- Se Dio fosse improvvisamente condannato a vivere la vita a cui ha relegato gli uomini, si ucciderebbe.
- Si può resistere ad un'invasione da parte di un esercito ma non ad un'idea il cui momento è giunto.
[modifica] I tre moschettieri
[modifica] Incipit
Il primo lunedì d'aprile del 1625 il borgo di Meung sembrava in aperta rivoluzione come se gli Ugonotti, vi fossero venuti a formare una seconda Rocella. Diversi borghesi, vedendo le donne fuggire lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sulla soglia delle porte, si affrettavano ad indossare la corazza, ed animando il loro coraggio, sebbene poco marziale con un moschetto od una partigiana, correvano tutti verso l'albergo del Franc-Meunier, dinanzi al quale si stipava un gruppo compatto, clamoroso e pieno di curiosità.
A quel tempo gli allarmi erano frequenti e passavano ben pochi giorni senza che una città o l'altra registrasse nei suoi archivi qualche avvenimento di tal fatta. Vi erano i signori che si facevano la guerra tra di loro; v'era il re che faceva la guerra al cardinale; v'era lo spagnolo che faceva la guerra al re. Poi oltre a queste guerre pubbliche o private, segrete o palesi, vi erano anche i ladri, i mendicanti, gli ugonotti, i lupi e gli staffieri che facevano la guerra a tutti.
I cittadini si armavano sempre contro i ladri, i lupi e gli staffieri; spesso contro i signori e gli ugonotti; poche volte contro il re, e mai contro il cardinale e lo spagnolo. Da questa abitudine derivò che in quel primo lunedì d'aprile 1625 i cittadini, sentendo il rumore e non vedendo né lo stendardo giallo e rosso, né la livrea del duca di Richelieu, si precipitarono verso l'albergo Franc-Meunier.
Ciascuno appena giunto, poté vedere e riconoscere la causa di quel baccano. Un giovane……
[Alessandro Dumas, I tre moschettieri, Tipografia editoriale Lucchi, Milano 1975, Traduzione di C. Siniscalchi ]
[modifica] Citazioni
- La vita è un rosario di miserie che il filosofo sgrana ridendo.
- Il coraggio incute rispetto anche ai nemici. (cap. 5)
- In generale, si chiedono consigli solo per non seguirli o, se si seguono, è per avere qualcuno da rimproverare per averli dati.
- L'amore è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. 56)
- Tutti per uno, uno per tutti.
[modifica] Il conte di Montecristo
[modifica] Incipit
Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi Pharaon che arrivava da Smirne, via Trieste e Napoli.
Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Fhochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento.
[Alessandro Dumas, Il conte di Montecristo, traduzione di Giovanni Ferreo, Fabbri Editori, 2001]
[modifica] Citazioni
- Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi quando la disgrazia del loro nemico oltrepassa la loro collera.
- Negli affari non ci sono amici, solo soci.
[modifica] Vent'anni dopo
In una delle stanze del Palazzo del Cardinale, che noi già conosciamo, vicini ad una tavola con gli angoli d'argento dorato, piena di carte e di libri, era seduto un uomo con la testa appoggiata sulle mani. Proprio dietro di lui era un vasto camino, rosso dal fuoco ed i cui tizzoni cadevano sopra larghi alari dorati. La luce di quel focolare schiariva di dietro le magnifiche vesti di quel meditabondo, illuminato davanti ad un candelabro carico di lumi.
Al vedere quella zimarra rossa e quei vistosi merletti, al vedere quella fronte pallida curvata sotto la meditazione, la solitudine di quel gabinetto, il silenzio delle anticamere, i passi misurati della guardia sul pianerottolo si sarebbe potuto credere che l'ombra del cardinale Richelieu fosse ancora nella stanza.
Era Mazzarino. Ora Mazzarino era solo, e si sentiva debole.
– Straniero! Mormorava, Italiano! Ecco la gran parola!
Con questa parola hanno assassinato Concini, e, se li lasciassi fare, mi assassinerebbero come lui, sebbene non abbia loro fatto altro male che pelarli un poco. Infingardi! Non vedono dunque che il loro nemico non è questo italiano che parla male il francese, ma bensì coloro che hanno il talento di dir loro delle belle parole con un purissimo e buon accento parigino. Sì, sì, continuò il ministro con un fiero sorriso, sì, i vostri clamori me lo dicono, la sorte dei favoriti è precaria; ma se sapete ciò, dovete pure sapere che io non sono un favorito ordinario. Il conte d'Essex aveva uno splendido anello, ricco di diamanti,….
[Alessandro Dumas, Vent'anni dopo , Tipografia editoriale Lucchi, Milano 1968, Traduzione di U. Caimpenta]
[modifica] Citazioni
- Ma il sonno è una divinità capricciosa e proprio quando lo si invoca, si fa aspettare.
- Ma l'immaginazione ha il volo dell'angelo e del lampo: varca i mari dove noi rischiammo di naufragare, le tenebre in cui si perdettero le nostre illusioni, i pregiudizi in cui fu sommersa la nostra felicità.
[modifica] Incipit de Il visconte di Bragelonne
Era circa la metà di maggio dell'anno 1660, alle nove del mattino, quando una piccola cavalcata composta di tre uomini e due paggi, attraverso il ponte della città di Blois, senza fare altra impressione sopra coloro che passeggiavano sulla riva che un primo moto della mano per salutare, ed un altro della lingua per esprimere la seguente idea "Ecco Monsignore che ritorna dalla caccia". Un altro. Però mentre i cavalli salivano l'erta che dal fiume conduce al castello, molti garzoni di bottega si avvicinarono all'ultimo cavallo che portava appesi all'arcione della sella vari uccelli legati per il becco.
A quella vista i curiosi manifestarono con una franchezza affatto zotica il loro disprezzo per una preda così magra, e dopo una discussione sullo svantaggio della caccia al volo, ritornarono tutti alle loro occupazioni.
Monsignore montava un piccolo cavallo di bel portamento, con una larga sella di velluto rosso di Fiandra. Il cavallo era di color fulvo; la giubba di Monsignore era di color chermisi e soltanto dall'insieme di quel rossastro si poteva distinguere il principe tra i suoi due compagni, l'uno vestito di violetto, l'altro di verde. Quello a sinistra, vestito di violetto, era lo scudiero; quello a dritta, vestito di verde, era il cacciatore.
Uno dei paggi portava sopra un bastone due girifalchi, l'altro un corno da caccia nel quale soffiò a venti passi dal castello.
A quel segnale, otto guardie che passeggiavano al sole nella corte quadrata corsero a prendere le alabarde, e Monsignore fece il suo solenne ingresso nel castello.
Le otto guardie, le quali sapevano che il loro servizio era terminato per tutto il resto della giornata, si coricarono al sole, sopra le panchette di pietra; i palafrenieri scomparvero coi cavalli nelle scuderie, e, meno alcuni uccelli che si spaventavano a vicenda con acute strida tra i ciuffi di viole, si sarebbe detto che tutti dormissero.
A un tratto, in mezzo a quel dolce silenzio,……..
[Alessandro Dumas, Il visconte di Bragelonne, Tipografia editoriale Lucchi, Milano 1964]
[modifica] Bibliografia
- Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo, traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998.
- Alexandre Dumas, Il conte di Montecristo, traduzione di Giovanni Ferreo, Fabbri Editori, 2001.
- Alexandre Dumas, I tre moschettieri, traduzione di A. Beltramelli, Mondadori, 2004.
- Alexandre Dumas, Vent'anni dopo, traduzione di Albertina Palau, Mondadori, 2001.
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