Federico Fellini

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Statuetta dell'Oscar
Premi Oscar vinti:
Oscar alla carriera (1993)
Federico Fellini

Federico Fellini (1920 – 1993), cineasta italiano.

Citazioni di Federico Fellini[modifica]

  • A me pare di avere fatto dei film anche comici. Lo sceicco bianco, I vitelloni non erano dei film comici? E La città delle donne non era un film comico? Come anche 8 1/2, del resto. Dipende dal senso che si dà al comico. Comico nel senso della commedia, cioè del dramma comune, umano, umoristico, risibile, addirittura buffonesco, vissuto senza coturni ai piedi. Film che raccontano illusioni di personaggi smontati e smagati da una realtà imprevedibile. (da un'intervista di Gian Luigi Rondi, Il Tempo 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Avevo sempre sognato, da grande, di fare l'aggettivo. Ne sono lunsingato. Cosa intendano gli americani con "felliniano" posso immaginarlo: opulento, stravagante, onirico, bizzarro, nevrotico, fregnacciaro. Ecco, fregnacciaro è il termine giusto. (dall'intervista di Claudio Castellacci, L'America voleva colorare la Dolce vita, Corriere della sera, 30 marzo 1993, p. 33)
  • Benigni e Villaggio sono due ricchezze ignorate e trascurate. Due attori che una cinematografia sana e vitale... Ignorarne il potenziale mi sembra una delle tante colpe che si possono imputare ai nostri produttori.[1]
  • Dai bilanci ho sempre rifuggito, sono operazioni masochistiche e inutili: neppure i bilanci degli Stati o delle società funzionano, figuriamoci quelli di un regista. È chiaro che in questa fase, del Paese e del mio mestiere, finire un film mi sembra abbia un sapore diverso: dato che il cinema pare un passatempo rituale e sorpassato, non sai se e quando ricomincerai a lavorare, se potrai, se ne avrai voglia... (da un'intervista di Lietta Tornabuoni, La Stampa 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Devo confessare che in questi ultimi tempi ho conosciuto dei musicisti che faranno strada. Un certo Giuseppe Verdi, per esempio. E anche quel Rossini non è male. Ciaikowski, poi, ha un certo talentaccio.
    È una vergogna che io, venuto dalla Romagna, cioè da una terra tra le capitali della lirica, abbia cominciato ad apprezzare l'opera e a entusiasmarmi per certi geni musicali soltanto negli ultimi tempi. Ma sto cercando di riparare. (da un'intervista di Mino Guerrini, Epoca 1983; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Dopo la guerra dominava il sentimento della rinascita, della speranza: tutto il male era finito, si poteva ricominciare. Adesso, non so se quest'ombra che si allunga sull'Italia preveda una resurrezione. Dopo la guerra, si aveva il sentimento d'aver patito sciagure immeritate ma che facevano parte della Storia, che rendevano partecipi della Storia: non era certo un conforto, ma alle sofferenze dava un senso, un riscatto. Adesso questo manca del tutto: c'è soltanto il sentimento d'un buio in cui stiamo sprofondando. (dall'intervista di Lietta Tornabuoni, «Non scherziamo, la vera paura è finita quarantotto anni fa», La Stampa, 22 settembre 1992, p. 5)
  • Drive in è l'unico programma per cui vale la pena di avere la tv. (da l'Unità, 23 febbraio 1986; citato in La sinistra amava Drive in. Eco e le ragazze fast food, Il Giornale, 23 febbraio 2011)
  • Il cinema è come una vecchia puttana, come il circo e il varietà, e sa come dare molte forme di piacere. (citato in Portala al cinema, p. 170)
  • Il cinema ha questo di salutare: anche se la voglia originaria si è dileguata, la realizzazione comporta una tale serie di problemi concreti che vai avanti a fare la cosa senza renderti conto di non ricordarla più. Il film lo giri senza sapere esattamente di che si tratta. (da un'intervista di Tullio Kezich, la Repubblica 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Il cinema non ha bisogno della grande idea, degli amori infiammati, degli sdegni: ti impone un solo obbligo quotidiano, quello di fare. (da un'intervista di Tullio Kezich, la Repubblica 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Il contrasto di chi si illude e parte in quarta contro i mulini a vento è sempre motivo di comicità. (da un'intervista di Gian Luigi Rondi, Il Tempo 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Io vorrei provarla come attrice. Mina ha la faccia della luna. Gli occhi sono dolci e crudeli. La bocca chiama dal cielo le comete: basta un fischio. Poi è tanta. Il mio amico Sordi dice che è "'na fagottata de roba". È un tipo che entra nelle mie storie. Avrebbe fatto bene anche la Gradisca. (citato da Sandro Bolchi in Fellini, un amore per Mina, La Stampa del 5 febbraio 1995)
  • La più grande unità sociale del Paese è la famiglia, o due famiglie, quella regolare e quella irregolare. (da Fellini. Raccontando di me)
  • Marcello è un magnifico attore. Ma è soprattutto un uomo di una bontà incantevole, di una generosità spaventosa. Troppo leale per l'ambiente in cui vive. Gli manca la corazza, certi pescicagnacci che conosco io sono pronti a mandarselo giù in un boccone. (citato in Tullio Kezich, La dolce vita di Federico Fellini, gennaio 1960, Cappelli editore, pag. 77)
  • Non faccio un film per dibattere tesi o sostenere teorie. Faccio un film alla stessa maniera in cui vivo un sogno. Che è affascinante finché rimane misterioso e allusivo ma che rischia di diventare insipido quando viene spiegato. (da un'intervista di Renato Barneschi, Oggi 1983 in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare. (dalla rivista francese L'Are, n. 45, 1971; citato in Franco Pecori, Fellini, La nuova Italia, 1974)
  • Nulla si sa, tutto si immagina. (da La voce della Luna, a cura di Gianfranco Angelucci, Einaudi, 1990)[2]
  • Per esempio, è fascismo anche l'esibizionismo del sesso. (da Il film Amarcord di Federico Fellini, a cura di Gianfranco Angelucci e Liliana Betti, Cappelli, Bologna, 1974)
  • Se non parlo, se non racconto le storie dei miei film, non lo faccio per civetteria (il gusto del segreto), né per ragioni scaramantiche, come qualcuno pensa, ma perché è pericoloso raccontare un film prima di averlo fatto. Almeno per me. (da un'intervista di Gian Luigi Rondi, Il Tempo 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983)
  • Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola. (citato in Portala al cinema, p. 94)
  • [Riferendosi a Paolo Villaggio] Un uomo evidentemente deciso a rovinarsi con le sue mani (e siccome è bravo, vedrete che ci riuscirà a furia di partecipare a tutte le scemenze televisive possibili).[3]
  • Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita. (da Telepiù n. 26 dal 23 al 29 giugno 2012)

Citazioni su Federico Fellini[modifica]

  • Con Federico ho girato un solo film. Mi ha fatto sentire il centro del mondo: la più bella, la «più speciale» di tutte, la più importante [...] Mi manca tanto [...] la sua dolcezza, la sua tenerezza, quella vocina: «Claudina...» (Claudia Cardinale)
  • Con Federico, recitare era una specie di happening: tu credevi di improvvisare, di fare delle cose assolutamente spontanee, e poi, alla fin fine, ti rendevi conto che in realtà lui ti aveva portato, senza che tu te ne accorgessi, esattamente dove lui voleva. (Claudia Cardinale)
  • Federico Fellini, al contrario, quando lavorava aveva bisogno della confusione: sceglieva di essere circondato dal massimo della volgarità e della «caciaroneria». [...] Federico Fellini si isolava all'interno del massimo del rumore e del disordine. (Claudia Cardinale)
  • Guardare i loro film, sia quelli di Fellini che quelli di Bava, provoca in me uno stato di sogno. Sebbene siano molto diversi tra loro, mi danno entrambi una condizione onirica molto viva. (Tim Burton)
  • Il suo amore per gli attori, per i suoi attori, lo esprimeva anche in certi dettagli che non mi è capitato di ritrovare in altri registi, forse anche perché le sue storie erano diverse. (Marcello Mastroianni)
  • L'ultima ripresa de La nave va è un punto mai raggiunto da nessun'altra cinematografia al mondo. I miei film sono così pesanti. Lui invece arrivava molto più in profondità saltellando sulla spiaggia. (Sidney Lumet)
  • La prima volta che ho fatto visita a Federico Fellini, al suo studio in corso d'Italia 35 a Roma, era un giorno freddo e ventoso di marzo del 1990. Quel mattino avevamo un appuntamento telefonico: doveva confermarmi se avrebbe potuto incontrarmi per un'intervista. La cosa non era certa. Qualche giorno prima, al telefono, mi aveva detto: "Un'intervista? E perché? Le intervista mi imbarazzano e i giornalisti mi annoiano". Io gli avevo timidamente risposto: "Non sono giornalista, sono poetessa…". Quel fatto gli era piaciuto: "Meglio così" – aveva risposto – "mi telefoni alle otto del mattino di giovedì". Tuttavia, alle otto di quel lontano giovedì piovoso in cui dovevo telefonargli per fissare l'appuntamento, mi ero svegliata senza voce! Dopo qualche saggio gargarismo con acqua tiepida e sale, mi ero fatta coraggio e gli avevo telefonato. "Signor Fellini" – gli dissi con voce rauca e quasi inaudibile – "mi sono svegliata senza voce; come faremo l'intervista se lei accetta di vedermi oggi?". Al che egli rispose: "Mia cara, venga, venga subito al mio studio; è meraviglioso, resteremo zitti tutti e due…". (Toni Maraini, dall'introduzione a Imago: appunti di un visionario – Federico Fellini. Conversazione-intervista di Toni Maraini, Semar, Roma, 1994)
  • Le notti di Cabiria e La strada di Fellini sono film in piena sintonia con lo spirito del cattolicesimo. Credo che oggi guardando un film considerato una volta scandaloso come La dolce vita, si colga in esso il grande grido di sete metafisica, pure nel tragico suicidio dell'intellettuale disperato amico del protagonista. (Krzysztof Zanussi)
  • Molto simpatico, intelligentissimo, spiritoso. Grandissimo talento creativo e notevolissimo scrittore. [...] Fui entusiasta de I vitelloni [...] Mi piace moltissimo anche Amarcord e la prima parte di E la nave va. Non sono una patita de La dolce vita, e giudico Otto e mezzo il più bel film di Fellini. Un film molto importante. Quanto a Satyricon, Roma, La città delle donne, La voce della luna, mi mettono lo sgomento che provo nei musei quando imbocco una di quelle sale piene dei quadroni di Rubens. (Suso Cecchi D'Amico)
  • Non dico il pubblico, ma neanche i registi, salvo eccezioni come Mario Monicelli o Blasetti, danno credito al lavoro degli sceneggiatori. Fellini mise a dura prova il fegato di Flaiano, dichiarando sempre a destra e a sinistra di non avere sceneggiatura, e di andare sul set con in tasca un fogliettino grande quanto il biglietto dell'autobus, sul quale nottetempo aveva segnato qualche appunto. Sfacciato. Le sceneggiature le aveva eccome, almeno fino agli ultimi tempi. (Suso Cecchi D'Amico)
  • Non sono mai appartenuta al mondo cinematografico di Fellini io e mio marito Carlo Ponti avevamo dei progetti con lui, ma a volte le cose non riescono, cosa che mi dispiace molto. Così recuperare Fellini, attraverso un musical americano [Nine, ispirato a 8 1/2], è stato bello e commovente. Io poi ho sempre voluto recitare in un musical, dai tempi in cui bambina guardavo quelli con Betty Grable o Carmen Miranda. (Sofia Loren)
  • Ogni tanto Dio sembra che si risvegli dall'assenza, dal torpore in cui appare avviluppato, o in cui noi lo abbiamo costretto, e accadono i miracoli, che non hanno niente a che vedere con le Madonnine che lacrimano sangue, ma che si esprimono nella dimensione concreta di certi uomini. Sono quelle genialità imprevedibili, quelle umanità inspiegabili coi criteri razionalistici, che innestano un pezzetto di cielo nella nostra quotidianità. Capita solo qualche volta nell'arco di un secolo. Ma capita. Il miracolo della grazia che talvolta si incarna in una precisa personalità artistica è quello che ci fa dire che Dio non si è dimenticato di noi. E la controprova del genio sta nel fatto che gli viene tutto facile, che la melodia scorre come l'acqua di un ruscello e si fissa sul pentagramma, come per Mozart che non aveva bisogno di cancellature. Come per Fellini che ha avuto il dono di una enorme facilità espressiva e in più si sentiva investito di quella felicità tipica dell'uomo che si accorge che l'immagine interiore aderisce perfettamente alla forma visiva. E noi, il pubblico, ne percepiamo immediatamente il valore e la grandezza. (Mina, Il mio Fellini genio felice, Liberal, 26 marzo 1998)
  • Perché Fellini ha l'occhio che vede più lontano. Solo le piccole persone non rischiano. Lui, invece, non è una piccola persona. Vive nell'immaginazione. (Yvonne Furneaux, spiegando perché Fellini avrebbe scelto lei nella parte di Emma ne La dolce vita contro il parere di molti suoi collaboratori)
  • Prova d' orchestra di Fellini è uno dei film più amati dai musicisti. All'epoca sembrò una metafora dell'Italia del 1979, sindacalizzata e allo sbando; ma il caos che mette in scena è universale. (Alberto Pezzotta)
  • Se Fellini mi dicesse: «Albe', ho una parte per te nel mio prossimo film...» Eh, allora come faccio a dire di no? Con Federico ho fatto «Lo sceicco bianco», «I vitelloni», e se so' quello che sono, oggi, lo devo anche a lui, no? (Alberto Sordi)
  • Tre sono i pensieri che guidano il mio lavoro. Il primo è di Vinicius De Moraes e recita: "La vita, amico, è l'arte dell'incontro". Il secondo è di Federico Fellini: "È la curiosità che mi fa svegliare la mattina". Il terzo è del sottoscritto: "Nelle pieghe del banale si nasconde l'animale". (Vincenzo Mollica)
  • Non mi piacciono le immoralità di gruppo. Le orge vanno bene solo nei film di Fellini. [...] (Manuel Vázquez Montalbán)

Note[modifica]

  1. Roberto D'Agostino, Chi è, chi non è, chi si crede di essere, Arnoldo Mondadori, 1988.
  2. Fellini cita, tuttavia, Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa. (Vedi "Una sola moltitudine", volume secondo, Adelphi, Milano 1984, pag. 45).
  3. Roberto D'Agostino, Chi è, chi non è, chi si crede di essere, Arnoldo Mondadori, 1988 ISBN 8804313757

Bibliografia[modifica]

  • Federico Fellini, Costanzo Costantini, Fellini. Raccontando di me. Conversazioni con Costanzo Costantini, Editori Riuniti, 1996.
  • Portala al cinema (The Moviegoer's Companion, Think Publishing, Londra, 2004), a cura di Rhiannon Guy, traduzione di Luigi Giacone, Einaudi, Torino, 2006. ISBN 8806183044

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]