Giulio Andreotti

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Giulio Andreotti

Giulio Andreotti (1919 – 2013), politico e scrittore italiano.

Citazioni di Giulio Andreotti[modifica]

  • A parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente tutto.[1]
  • Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due.[1]
  • Anche quest'anno ce l'abbiamo fatta, grazie a Dio. Tanti miei compagni di scuola non ci sono più. Io capisco e gli altri capiscono quello che io dico.[2]
  • [Sullo sciopero della fame della senatrice Franca Rame contro l'allargamento della base militare di Vicenza] Assicuro la gentile collega che può contare sulla mia solidarietà: tra un pasto e l'altro non prenderò cibo.[3]
  • Aveva spiccatissimo il senso della famiglia. Era infatti bigamo ed oltre.[4]
  • [Su Giorgio Ambrosoli] Certo era una persona che in termini romaneschi, direi, se l'andava cercando.[5]
  • Ci sono pazzi che credono di essere Napoleone e pazzi che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato.[1]
  • Considero il sopravvivere una grazia di Dio.[6]
  • Cosa vorrei sulla mia epigrafe? Data di nascita, data di morte. Punto. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali. A leggerle uno si chiede: ma scusate, se sono tutti buoni, dov'è il cimitero dei cattivi?[1]
  • Di feste in mio onore ne riparleremo quando compirò cent'anni.[7]
  • [In riferimento al disegno di legge sui DICO] E dire che noi abbiamo sudato lacrime e sangue per fare la riforma agraria e per dare la terra ai contadini. Invece, oggi vogliono dare il contadino al contadino.[8]
  • Ho visto nascere la Prima Repubblica, e forse anche la Seconda. Mi auguro di vedere la Terza.[1]
  • I miei amici che facevano sport sono morti da tempo.[1]
  • In fondo, io sono postumo di me stesso.[6]
  • In politica i tempi del sole e della pioggia sono rapidamente cangianti.[1]
  • [Su Michele Sindona] Io cercavo di vedere con obiettività. Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona. [Il fatto] che si occupasse sul piano internazionale dimostrava una competenza economico finanziaria che gli dava in mano una carta che altri non avevano. Se non c'erano motivi di ostilità, non si poteva che parlarne bene.[5]
  • L'umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi.[1]
  • La cattiveria dei buoni è pericolosissima.[4]
  • Meglio tirare a campare che tirare le cuoia.[6]
  • Nessuna regola è infallibile. Ci sono solo errori da non commettere.[1]
  • Non basta avere ragione: bisogna avere anche qualcuno che te la dia.[1]
  • [Sulla morte] Non sono pronto. Spero di morire il più tardi possibile. Ma se dovessi morire tra un minuto so che nell'aldilà non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, né della mafia. Di altre cose sì. Ma su questo ho le carte in regola.[9]
  • Perché preferisco andare ai battesimi.[10] [Rispondendo alla domanda di Giampaolo Pansa che gli aveva chiesto perché non fosse andato ai funerali del generale Carlo Alberto dalla Chiesa]
  • Se fossi nato in un campo profughi del Libano, forse sarei diventato anch'io un terrorista.[11]
  • Si fa bene a tenere un diario; ed è utile che tanta gente lo sappia.[1]
  • So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me.[1]
  • Vi è un genere pericoloso di numismatici: i collezionisti di moneta corrente.[4]
  • Vorrei campare per vedere anche la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta: a differenza di Padre Pio ho avuto il piacere di conoscerla in vita.[9]
Intervista di Edmondo Aroldi, 1977
  • Austerità: costume di parsimonia nel comportamento e nell'utilizzo dei beni; tanto più meritevole se non imposta e strettamente necessaria.
  • Chiederei di essere esentato dal parlare di contemporanei, molti dei quali seguo – nei limiti di tempo che mi sono consentiti – e apprezzo. Ma non vorrei assumere le funzioni di un giudice.
  • Chiudo un occhio sui peccati di gola purché non si consumino con troppi generi d'importazione danneggiando la bilancia commerciale. Almeno per l'attuale periodo perfezionerei un famoso detto popolare: «Moglie, cibi e buoi...», comprendendo in questi ultimi soprattutto quelli destinati a bistecche.
  • Clericalismo: la confusione abituale tra quel che è di Cesare e quel che è di Dio.
  • Credo fermamente ai ricorsi storici ed in qualche modo alla immutabilità della subcoscienza collettiva delle città e delle popolazioni.
  • Da studente, la lettura dei classici, che di solito si subisce come una tortura, a me piacque molto. È nata forse lì una mia simpatia per Cicerone, che mi portò fino a presiedere un istituto di studi sul grande Arpinate.
  • In quanto ai romanzi – se vogliamo trascurare una divertente parentesi giovanile per Wodehouse, ma che disillusione rileggerlo ora... – non ho avuto né ho particolari preferenze.
  • Quando scrivo un libro non mi estranio dal mio impegno politico anche se cerco di immedesimarmi a fondo nelle situazioni studiate e descritte, attualizzandole e prendendole in un certo senso a prestito.
  • Tra gli autori di ieri, a Fogazzaro va la mia convinta simpatia. Ma resta per me insuperata l'attrattiva verso la stupenda costruzione logica delle pagine di Biagio Pascal.

[Edmondo Aroldi, Intervista a Giulio Andreotti, La lettura, maggio 1977]

Intervista di Roberto Gervaso, 1977
  • Accanto alla falce e al martello, Berlinguer ha molti altri strumenti di lavoro, con una carica di realismo che mi sembra notevole. (p. 22)
  • Penso che Craxi abbia legittimamente nel suo zaino un'immagine di Mitterand e di tanto in tanto la guardi con nostalgia e speranza. (p. 22)
  • In chiesa mi sento molto vicino al pubblicano della parabola.[12] (p. 23)
  • Organizzandosi, il tempo lo si trova sempre. (p. 28)

[Roberto Gervaso, Il dito nell'occhio: interviste coi contemporanei, Rusconi Libri, Milano, 1977]

Intervista di Roberto Gervaso, 1980
  • [In politica, meglio veder lontano o vicino?] Sia i miopi che i presbiti, in politica, sono pericolosissimi. (p. 10)
  • [Nel marzo del '74 si definì conservatore. Si definirebbe tale anche oggi?] Risponderò con Giovanni Paolo I: se conservatore vuol dire mantener intatta la propria fede, sono conservatore. (p. 11)
  • [A cosa crede, oltre che a Dio?] Fra l'altro, al ruolo benefico della gente senza grinta ma capace di sorridere. (p. 16)

[Roberto Gervaso, La mosca al naso: interviste famose, Rizzoli Editore, Milano, 1980]

Intervista di Enzo Biagi, 1991
  • Io distinguerei i morali dai moralisti, perché molti di coloro che parlano di etica, a forza di discutere non hanno poi il tempo di praticarla. (p. 37)
  • Io credo che bisogna star molto attenti sia nel considerare le persone dei santi, e questo lo vedremo nell'altro mondo, sia quando si cerca di dare ad un piccolo gruppo la coda dei diavoletti, senza mai vedere veramente se poi lo sono davvero. Io, certamente, se le persone con cui lavoro non fanno il loro dovere, non mantengo i rapporti, ma non sono, però, così supponente da sentenziare: bah, siccome è uno di cui si dice male, devo prendere le distanze. Questo non mi pare giusto. (pp. 47-48)
  • La lealtà è molto importante, perché quando si sa che di uno ci si può fidare, allora si ha un legame straordinariamente fecondo. (p. 48)

[Enzo Biagi, Buoni cattivi: esiste ancora una morale valida per tutti?, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1991. ISBN 88-17-11549-5]

Su Il Divo[modifica]

  • È molto cattivo, è una mascalzonata, direi. Cerca di rivoltare la realtà facendomi parlare con persone che non ho mai conosciuto.[13]
  • Ha vinto [al Festival di Cannes] il film su di me? Se uno fa politica pare che essere ignorato sia peggio che essere criticato. Dunque...[14]

Attribuite[modifica]

  • A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina.[15]
  • Ai laziali io riconosco a malapena i diritti civili.[16]
  • Il potere logora chi non ce l'ha.[17]

In morte di Gianni Agnelli[modifica]

  • È emerso [durante il funerale] un Agnelli silenziosamente devoto della Consolata e disponibile a prepararsi alla morte in modo edificante.
  • [Gianni Agnelli] Sia come industriale di insuperate dimensioni sia come rappresentante massimo della categoria (tanto nel periodo di presidenza della Confindustria che prima e dopo) ebbe sempre un atteggiamento corretto verso i governi e verso il mondo politico.
  • Credo non vi sia stato né vi sia un altro italiano con una rete di relazioni personali come Gianni Agnelli in tutti i continenti e negli ambienti più diversi.
  • Torino non è solo l'antica capitale storicamente in polemica con la Roma dei papi e neppure solo il più grande centro produttivo delle nostre industrie. Torino è la città di don Bosco, del Cottolengo, di san Giuseppe Cafasso, di Pier Giorgio Frassati.

[Giulio Andreotti, In morte di Gianni Agnelli, in 30Giorni, febbraio 2003]

Spunti di riflessione[modifica]

Incipit[modifica]

Avrei dovuto, sia pur con rammarico ma per coerente obiettività, rinunciare a partecipare a questa collana di meditazioni non avendo trovato tempo sufficiente per coordinare idee, controllare fonti e stendere senza fretta un presentabile testo. Tra i due mali – quello dell'inadempienza e quello della inadeguatezza – ho scelto tuttavia il secondo e sono qui lo stesso a dichiarare, senza esitazioni e scontando tutte le possibili critiche, che lascio aperte molte lacune e non approfondisco neppure a dovere i singoli punti che ho individuato come linee-guide di un discorso compiuto che in argomento andrebbe ben altrimenti fatto.

Citazioni[modifica]

  • In Italia vi è un'onda di corsi e ricorsi che fa passare l'opinione pubblica media, e talvolta anche quella di cospicue personalità politiche, da una autarchia avvilente e incostruttiva a una vera e propria soggiacenza alle altrui esperienze e fenomenologie. (p. 40)
  • Un punto fermo è quello della non opportuna modificabilità della costituzione. (p. 41)
  • La libertà vera ha un intrinseco contenuto di moralità, irrinunciabile. (p. 44-45)
  • Dire no alla repubblica presidenziale in Italia non significa esprimere un giudizio svalutativo sul modo di reggersi degli Stati Uniti d'America o di altri paesi. (p. 45)
  • Nella sua semplicità popolare il cittadino non sofisticato, passando dinanzi al parlamento o ai ministeri, è talora indotto a porre il dubbio se sia proprio lì che si governi l'Italia. (p. 47)
  • La stabilità è l'obiettivo naturale per ogni espressione di potere politico ed è una finalità indispensabile per una nazione che ha conosciuto cinquanta anni fa le conseguenze nefaste di un periodo di estrema debolezza governativa, crisaiola e poco concludente. (p. 49)

[Giulio Andreotti, Spunti di riflessione da La repubblica probabile, a cura di Mario D'Antonio, Aldo Garzanti Editore, 1972]

Citazioni su Giulio Andreotti[modifica]

  • Alcuni personaggi sono già forme di spettacolo, Andreotti è il dramma, Berlusconi è la commedia, Bossi è la farsa. [...] Mi ha colpito Andreotti, che al processo si è lasciato dire le cose più turpi senza reazione, se non con il naso sanguinante. Deve essersi rassicurato, sanguina meno. (Dino Risi)
  • Anche la santificazione di Andreotti non mi va giù. (Enrico Deaglio)
  • Che Craxi sia uomo di grandi capacità e ambizioni, lo si sapeva. Che sia anche uomo di grande coraggio, lo si è visto ieri, quando pronunciava alla Camera il suo discorso di replica. Per due volte si è interrotto alla ricerca di un bicchier d'acqua. Per due volte Andreotti glielo ha riempito o porto. E per due volte lui lo ha bevuto. (Indro Montanelli)
  • Che io sappia, in anni molto precedenti al 1978, venne fatta qualche indagine sull'onorevole Andreotti, indagini di carattere tecnico-militare. Sanno un po' tutti dov'è che abita Andreotti, ma poi non se ne fece più niente. (Mario Moretti)
  • De Mita ce l'ha piccolissimo, identico a come ce l'aveva da neonato. Del resto si sa, come natura crea, Ciriaco conserva. Andreotti? Oh, Andreotti il pisello non ce l'ha proprio: è diventato gobbo a forza di cercarselo. (Roberto Benigni)
  • È il più intelligente della Dc, ma il più pericoloso. (Giorgio Ambrosoli)
  • Far valere le ragioni della politica internazionale del proprio paese in una prospettiva di medio termine, specialmente quando quelle ragioni non sono perfettamente allineate con le direttrici di marcia delle massime potenze, è compito davvero difficile da realizzare, e da mantenere a lungo. Se guardiamo alla politica dell'Italia verso i paesi arabi, vedremo che con Andreotti si è trattato appunto di questo. Se guardiamo ai nostri rapporti con la potenza sovietica e i paesi satelliti, varranno le stesse considerazioni. Se guardiamo alla nostra politica all'interno delle organizzazioni europee, con Andreotti ritroviamo le stesse direttrici di marcia. Se guardiamo alle grandi relazioni di affari internazionali, ancora di questo si è trattato. Se guardiamo poi al ruolo internazionale dell'Italia nella sua dimensione complessiva, a opera di Andreotti esso è stato da protagonista. (Nico Perrone)
  • Ha la stessa età di Dante ed è il presidente della Società dantesca romana: lui Dante l'ha conosciuto davvero... certamente era guelfo e ha visto da vicino pure lo schiaffo di Anagni a Bonifacio VIII. (Roberto Benigni)
  • Ieri anche l'on. Andreotti mi ha chiesto di andare [da lui] e, naturalmente, date le sue presenze elettorali in Sicilia, si è manifestato per via indiretta interessato al problema; sono stato molto chiaro e gli ho dato però la certezza che non avrò riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori. (Carlo Alberto Dalla Chiesa)
  • Il servizio su Andreotti, sul quale scrivevo temi già al liceo. Il mio incubo era che i miei figli un giorno avrebbero potuto frequentare un liceo intitolato a lui. Così, per chiudere il cerchio, sono andato a trovarlo per il suo compleanno. Gli ho detto: "Il giorno che morirà sicuramente le dedicheranno una via, io ho anticipato i tempi e le mostro ora la targa che verrà utilizzata". C'era scritto: "Via Giulio Andreotti – Insigne statista che fino alla primavera del 1980 ha tenuto relazioni amichevoli dirette con personaggi mafiosi di spicco". (Pif)
  • In sei giorni il Signore aveva creato tutte le cose: il sole, la luna, quello scemo di Maradona, i puffi, la forfora, e tutti gli animali del creato, tranne Andreotti, che era già suo segretario da tempo immemorabile. (Giobbe Covatta)
  • La parte della prescrizione della cassazione è diversa. La sentenza della corte d'appello diceva "prima del 1980 ci sono rapporti con la mafia, dopo no." Quella della cassazione, che è il terzo grado, che nessuno vuole andare a vedere, dice che nella parte anteriore al 1980, ci sono due verità alternative: la possibilità che lui, avesse rapporti o non li avesse. C'è una situazione di dubbio, per la quale però, non ha senso tornare indietro per vedere quale delle due verità alternative, perché arrivata la prescrizione. Quindi è una cosa dubitativa. Ben diversa dalla sentenza d'appello. (Giulia Bongiorno)
  • Non c'è nessuna assoluzione con formula piena nel processo Andreotti, Andreotti fu assolto con la vecchia insufficienza di prove in primo grado, in appello gli fu peggiorata la sentenza di primo grado, ribaltandone la parte del periodo fino al 1980 e lì fu dichiarato colpevole, ma prescritto per il reato commesso di associazione a delinquere con la mafia fino alla primavera del 1980. Dopo il 1980 fu confermata l'assoluzione per insufficienza di prove, che era stata data in primo grado. La Cassazione confermò la sentenza d'appello, per cui so che è suggestivo dire "beh, ma quelli sono dei mafiosi che hanno sciolto i bambini nell'acido": è vero, infatti è proprio per quello che sono dei testimoni privilegiati per raccontare quello che succede dentro la mafia, perché loro ne hanno fatto parte [...]. (Marco Travaglio)
  • Non le basterà la cortesia diplomatica del Presidente Carter, che le dà (si vede che se ne intende poco) tutti i successi del trentennio democristiano, per passare alla storia. Passerà alla triste cronaca, soprattutto ora, che le si addice. (Aldo Moro)
  • Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona; qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. (Giorgio Gaber)
  • Ritengo infatti che si tratti di trascorsi così gravi e così inquietanti da consigliare alla classe politica e all'opinione pubblica un atteggiamento di maggior prudenza se non di diffidenza, rispetto a chi ha capeggiato una corrente politica in Sicilia fortemente inquinata da Cosa nostra, e ha avuto stretti rapporti con personaggi come Michele Sindona, Salvo Lima, Ignazio e Nino Salvo. (Nicola Tranfaglia)
  • Se è vero che il potere logora chi non ce l'ha, nessuno più di Andreotti scoppia di salute.
    È nella stanza dei bottoni dal '47, quando De Gasperi lo nominò sottosegretario alla Presidenza del consiglio. Non aveva che ventott'anni, anche se ne dimostrava qualcuno di più, come oggi, che ne ha cinquant'otto, ne dimostra qualcuno di meno.
    Nessun politico sa più di lui ciò che vuole, quando lo vuole e, soprattutto, con chi lo vuole. Più realista di Bismarck, più tempista di Talleyrand, raramente sbaglia e, se sbaglia, sbaglia sempre a ragion veduta. (Roberto Gervaso)
  • Se fosse nato in un altro Paese Giulio Andreotti sarebbe stato un grande statista. In Italia ha potuto esserlo solo a metà, dovendo impegnare l'altra metà negli intrighi, spesso loschi, che caratterizzano la vita politica italiana. Ma nell'ora della tua morte noi ti salutiamo 'divo Giulio' con rimpianto. Con te se ne va una lunga stagione della politica italiana e, visto quello che è venuto dopo, non certo la peggiore. Se esiste quel Dio in cui tu credevi, andando prestissimo ogni mattina alla Messa, ti sarà sicuramente benevolo. (Massimo Fini)
  • Un accorto gestore di una democrazia malata (Giuseppe Ciarrapico)

Franco Evangelisti[modifica]

  • A 25 anni Giulio faceva già paura. Insomma, era er mejo. Me ne accorsi quando partecipai ad Assisi al primo congresso dei giovani dc. E lì iniziò il nostro sodalizio.
  • Giulio è Giulio: il più grande di tutti.
  • Uno per tutti, tutti per Giulio.

Oriana Fallaci[modifica]

  • Lui parlava con la sua voce lenta, educata, da confessore che ti impartisce la penitenza di cinque Pater, cinque Salve Regina, dieci Requiem Aeternam, e io avvertivo un disagio cui non riuscivo a dar nome. Poi, d'un tratto, compresi che non era disagio. Era paura. Quest'uomo mi faceva paura. Ma perché?
  • A chi fa paura un malatino, a chi fa paura una tartaruga? A chi fanno male? Solo più tardi, molto tardi, realizzai che la paura mi veniva proprio da queste cose: dalla forza che si nascondeva dietro queste cose. Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza.
  • L'intelligenza, perbacco se ne aveva. Al punto di potersi permettere il lusso di non esibirla. A ogni domanda sgusciava via come un pesce, si arrotolava in mille giravolte, spirali, quindi tornava per offrirti un discorso modesto e pieno di concretezza. Il suo humor era sottile, perfido come bucature di spillo. Lì per lì non le sentivi le bucature ma dopo zampillavano sangue e ti facevano male.

Giovanni Brusca[modifica]

  • Per quel che riguarda gli omicidi Dalla Chiesa e Chinnici, io credo che non sarebbe stato possibile eseguirli senza scatenare una reazione dello Stato se non ci fosse stato il benestare di Andreotti.
  • Durante la guerra di mafia c'erano morti tutti i giorni. Nino Salvo mi incaricò di dire a Totò Riina che Andreotti ci invitava a stare calmi, a non fare troppi morti, altrimenti sarebbe stato costretto ad intervenire con leggi speciali.
  • Chiarisco che in Cosa Nostra c'era la consapevolezza di poter contare su un personaggio come Andreotti.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l Citato in Giulio Andreotti: le frasi celebri e gli aforismi, L'Huffington Post, 6 maggio 2013.
  2. Da Unomattina, 14 gennaio 2010; citato in Andreotti spegne 91 candeline, Corriere della Sera, 14 gennaio 2010.
  3. Da il Tempo, 7 febbraio 2007.
  4. a b c Da Il potere logora, ma è meglio non perderlo, Rizzoli.
  5. a b Dall'intervista di Giovanni Minoli per La storia siamo noi, 9 settembre 2010.
  6. a b c Citato in Massimo Franco, Andreotti, Mondadori, 2010, p. 218.
  7. Da Corriere della Sera, 4 gennaio 2009.
  8. Dall'intervista di Claudia Terracina, «Mia madre diceva: guardati dai gay», Il Messaggero, 1° marzo 2007, p. 2.
  9. a b Citato in Corriere della Sera, 3 maggio 1999.
  10. Citato in Nando dalla ChiesaAndreotti non andò al funerale di mio padre. Preferiva i battesimi, Il fatto quotidiano.it, 7 maggio 2013.
  11. Dall'intervista di Renato Rizzo, «Sarei potuto diventare un terrorista», La Stampa, 7 marzo 2005, p. 11.
  12. Cfr. la voce Parabola del fariseo e del pubblicano su Wikipedia.
  13. Citato in Giulio e Andreotti / Andreotti "è un film maligno non sono così cinico", la Repubblica, 15 maggio 2008.
  14. Citato in Andreotti: Meglio criticato che ignorato, la Repubblica, 26 maggio 2008.
  15. Citato in Filippo La Porta, Mister disincanto, Il Foglio quotidiano, 2 settembre 2011.
  16. Citato in Cristaino Militello, SuperGiulietta 2004-2005, Kowalski Editore IT, 2005, p. 46. ISBN 8874967020
  17. Da Una "marcia" mancata, Concretezza, n. 12, 16 giugno 1959, p. 4.
    Andreotti non sarebbe l'autore di tale frase: la citazione completa, infatti, è «Un mio amico siciliano mi diceva che il potere logora chi non ce l'ha». La frase è attribuita anche a Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord.

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