Bernard Berenson

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Bernhard Berenson, pseudonimo di Bernhard Valvrojenski (1865 – 1959), critico e storico dell'arte statunitense di origine lituana.

  • Avrei voluto mettermi sulle cantonate col cappello in mano a implorare i passanti perché vi lasciassero cader dentro i loro minuti non adoperati. (da Abbozzo per un autoritratto, traduzione di Arturo Loria, Electa, 1949, p. 182)
  • Credo che un vero amore per l'arte sia un dono, quanto il crearla; e può anche essere che entrambi scaturiscano dalla stessa sorgente mentale. (da Tramonto e crepuscolo)
  • La coerenza richiede di essere ignoranti oggi come lo si era un anno fa. (da Notebook, 1892)
  • Nei primi giorni del dicembre 1888, venivo dal Pireo sopra un piccolo piroscafo mercantile, che doveva lasciarmi a Messina. Il mare ci castigò con una delle sue più matte burrasche, calmandosi poi, mentre ci avvicinavamo alla Sicilia. Salito sul ponte io guardai al firmamento cristallino e vidi una bianca curva seguirlo fino a un punto che mi sembrò lo zenit. Allora chiesi che fosse mai quello che gli occhi scoprivano. Mi fu risposto: «È l'elevazione dell'Etna che s'inarca per adattarsi alla curva del cielo».
    Illusione? Realtà? Posso solo dire che non ho più dimenticato questa straordinaria visione. (citato in Rina La Mesa, Scrittori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961)
  • Pare che l'arte fiorisca meglio là dove l'uomo deve correggere la natura, dove non è scoraggiato dalla sua abbondanza. (da Tramonto e crepuscolo)
  • Stamani mi sono levato alle ore 4'45 e mi sono messo al balcone della mia stanza per vedere l'alba sul'Etna. Il suo colore era argento e viola sopra un delicato rossore, che sembrava vermiglio di dentro. In vetta un diadema di neve, e sotto, la collana delle nubi. La grande altezza della montagna non appariva tale per via dei suoi morbidi e lunghi fianchi. (citato in Rina La Mesa, Scrittori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961)
  • Velázquez, che fu non solo il più glorioso, ma per molti lati il più fedele dei suoi seguaci [del Caravaggio].[1] (da Del Caravaggio, delle sue incongruenze e della sua fama, 1951)

I pittori italiani del Rinascimento[modifica]

Incipit[modifica]

Tra le scuole italiane di pittura, quella che esercita la più forte e durevole attrattiva sugli amatori d'arte è senza dubbio la veneta.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Giotto rinato, che ripiglia il lavoro al punto dove la morte lo fermò; che immediatamente fa suo quanto era stato trovato durante la sua assenza; che approfitta delle nuove condizioni e delle nuove richieste: — immaginate questo miracolo, e capirete Masaccio.
  • In che modo un oggetto, che non mi dà nessun piacere a riconoscerlo nel vero, diventa, in pittura, l'origine d'un godimento estetico? E in che modo un oggetto, piacevole in natura, mi dà un piacere più e più intenso, a ritrovarlo in un'opera d'arte? La risposta, a mio vedere, dipende dal fatto che l'arte esalta ad insolita attività i comuni processi psichici, da cui derivano tutti, o quasi, i nostri piaceri; e li immunizza da sensazioni fisiche disturbatrici, che ingenerano stanchezza.
  • Nell'arte della pittura, – in quanto distinta, si osservi bene, dall'arte del colorire, – quello che conta è stimolare in qualche modo la coscienza dei valori tattili; affinché il dipinto valga almeno l'oggetto rappresentato, nella capacità di stimolare l'immaginazione tattile.
  • Se invece intendessimo il genio come capacità di proficuamente reagire alla educazione ricevuta, non ci troveremmo costretti a negarlo ad intiere arti e professioni, in epoche altrimenti piene di slancio ed energia.

[Bernard Berenson, I pittori italiani del Rinascimento, traduzione di Emilio Cecchi, Hoepli.]

Note[modifica]

  1. Citato in Velázquez, I Classici dell'arte, a cura di Elena Ragusa, pagg. 183 - 188, Milano, Rizzoli/Skira, 2003. IT\ICCU\TO0\1279609

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