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John Sweeney (giornalista)

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Sweeney nel 2014

John Sweeney (1958 – vivente), giornalista e scrittore britannico.

The Life and Evil Times of Nicolae Ceausescu[modifica]

Incipit[modifica]

  • Questa è una storia d'orrore – una vera – di un mostro che divenne presidente di un paese.
This is a horror story – a true one – about a monster who came to be president of a country. (p. 1)

Citazioni[modifica]

  • [Sulla Securitate] Scrivere qualsiasi cosa su Ceaușescu senza parlare della sua polizia segreta è come dire Amleto senza il Principe, tutti gli altri e il teschio.
To write anything about Ceausescu without discussing his secret police is like Hamlet without the Prince, everybody else and the skull. (p. 13)
  • La sua lingua s'inceppava su frasi apparentemente semplici come tutulor, una formula di cortesia che significa "a tutti quanti". Quando lo pronunciava Ceaușescu, suonava come "a tutti i guanti". È difficile spiegare a chi non ha sentito il romeno, una lingua scherzosamente descritta da John Simpson della Bbc come un "misto di latino maccheronico ed esperanto", quanto Ceaușescu suonava grezzo. Per le orecchie americane, bisogna immaginare una cadenza strascicata del New Jersey; per le orecchie britanniche, bisognerebbe pensare a una lagna di Wolverhampton: provinciale, ma non abbastanza da suscitare interesse.
His tongue could not get round seemingly simple phrases like tutulor, a form of address meaning 'to everybody'. When Ceausescu said it, it sounded like 'everyboggy'. It is hard to put across to those who have not heard Romanian, a language waggishly described by the BBC's John Simpson as a 'mixture of dog Latin and Esperanto', just how uncouth Ceausescu sounded. To American ears, one must imagine a New Jersey drawl; to British ears, one should think of a Wolverhampton whine: provincial, but not interestingly so. (p. 14)
  • Per capire lo straordinario fatto del potere monolitico di Ceaușescu, e l'altrimenti incomprensibile mancanza di resistenza contro di esso, bisogna cercare di provare il puro e semplice peso morto che i romeni sopportarono giorno dopo giorno. Durante i ventiquattro anni del suo regno, i loro pensieri vennero smussati e ristretti da ciò che George Orwell magari avrebbe chiamato "omaggiolingua".
To understand the extraordinary fact of Ceausescu's monolithic power, and the otherwise incomprehensible lack of resistance to it, one must try to experience the sheer dead weight the Romanians bore day in, day out. During the twenty-four years of his reign, their thoughts were blunted and restricted by what George Orwell might have called 'Homagespeak'. (p. 18)
  • Per gran parte della sua storia, la Romania è stata divisa, infilzata e fatta allo spiedo da una successione di invasori e padroni stranieri, alcuni dei quali erano indicibilmente cattivi. Per crudele che fosse l'epoca di Ceaușescu, non era senza precedenti nella storia del paese.
For most of its history Romania has been divided, skewered and kebabed by a succession of foreign invaders and masters, some of whom were unspeakably nasty. Cruel as Ceausescu's time was, it was not without precedent in his country's history. (p. 21)
  • [Sulla Guardia di Ferro] Godeva del sostegno materiale e morale dei nazisti tedeschi e dei fascisti sotto Mussolini, e combinava antisemitismo con ortodossia apocalittica, appelli al nazionalismo romeno con un culto di samurai per la morte violenta e il suicidio.
It enjoyed the material and spiritual backing of the German Nazis and the Fascists under Mussolini, and combined Jew-baiting with apocalyptical orthodoxy, appeals to Romanian nationalism with a samurai's reverence for violent death and suicide. (p. 36)
  • Sembra che la paranoia sia la malattia professionale di qualsiasi regnante romeno, e Carlo II non faceva eccezione. Come Ceaușescu, demoliva gli edifici vicino a casa sua – il Palazzo Reale, in questo caso – per lasciare campo libero al fuoco delle mitragliatrici.
Paranoia appears to be the occupational disease of any Romanian ruler, and Carol II was no exception. Like Ceausescu, he knocked down buildings near his home – in this case, the Royal Palace – to make a clear field for machine-gun fire. (p. 37)
  • [Sul Regno di Romania] Praticamente qualsiasi descrizione della vita sotto la monarchia fa sussultare di rimpianto per i bei vecchi tempi chiunque conosce la Bucarest di Ceaușescu. L'architettura, la cucina, la cultura, la libertà della stampa, le condizioni nelle carceri, la libertà di viaggiare, di andare in chiesa: tutto sembra essere stato meglio prima dei comunisti. Solo la quantità di prostitute in Bucarest sembra rimasta costante.
Virtually any description of life under the monarchy makes anyone who knows Ceausescu's Bucharest wince with regret for the good old days. Architecture, cuisine, culture, press freedom, prison conditions, freedom to travel, to go to church: all seem to have been better before the communists. Only the quantity of whores in Bucharest appears to have remained constant. (p. 37)
  • [Su Ion Maurer] Poveretto: la storia non lo perdonerà mai per aver proposto Ceaușescu come nuovo segretario generale del partito dopo la morte di Gheorghiu-Dej nel 1965.
Poor man: history will never forgive him for proposing Ceausescu as the new general secretary of the party on the death, in 1965, of Gheorghiu-Dej. (p. 76)
  • Orizzonti rossi non è meglio del gossip di un poliziotto segreto di Bucarest: squallido, noiosamente pornografico, intrusivo, moralmente ripugnante, incoerente eppure infinitamente affascinante. Ceaușescu viene rappresentato come un paranoico portato ad abusare del proprio potere, profondamente disonesto che, inoltre, bara a scacchi. Elena ne esce fuori peggio, se possibile, come una cretina dissoluta e irascibile. [...] Magari Orizzonti rossi è un'opera copia-incolla di un ghostwriter anonimo, approvato dalla Cia. Il materiale grezzo si legge come le trascrizioni tradotte degli interrogatori di Pacepa in romeno da parte dei suoi ufficiali di riferimento della Cia immediatamente dopo la sua defezione. Pacepa spesso cita brani dei vecchi discorsi di Ceaușescu, liberamente disponibili nelle ambasciate romene e nelle biblioteche occidentali, come "conversazioni ricordate"; ogni tanto cita pure il testo di decreti romeni come sgorgati dalla bocca di Ceaușescu.
Red Horizons is no better than Bucharest secret policeman's gossip: sordid, dully pornographic, intrusive, morally repugnant, incoherent yet endlessly fascinating. Ceausescu is seen as a power-mad, deeply dishonest paranoiac, as well as someone who cheats at chess. Elena comes of worse, if that is possible, as a sluttish, bad-tempered moron. [...] Perhaps Red Horizons is a scissors-and-paste job by an unsung, CIA-approved ghostwriter. The raw material reads like translated transcripts of Pacepa's debriefing conversations held in Romanian with his CIA case officers immediately after he defected. Pacepa often quotes chunks of Ceausescu's old speeches, freely available from Romanian embassies and in Western libraries, as 'remembered convervations'; occasionally he even quotes the text of Romanian decrees as spouting out of Ceausescu's mouth. (pp. 84-85)
  • Ceaușescu sostituì l'azione costruttiva con la frenesia. Andava su e giù per il paese in un continuo vorticoso giro toccata e fuga. Una volta assorbito in questa girandola di visite, discorsi e congressi, non si fermava più. La girandola diventava sempre più veloce ed elaborata, con visite a paesi stranieri e un incessante rimescolamento di ministri e ministeri. Dà le vertigini a chiunque cerca di seguirla. Consumava sia il suo tempo che e quello degli altri; sprecò risorse e realizzò poco. Ma nella testa di Ceaușescu la frenesia equivaleva a progresso: era una confusione intellettuale a cui, col passare del tempo, il paese intero doveva soccombere.
Ceausescu substituted constructive action with frenzy. He went on a continuous rollercoaster, whistle-stop tour of the country. Once on this whirligig of official visits, speeches and congresses, he never got off it. The whirligig became faster and faster and more elaborate, with visits to foreign countries and a constant shuffling of ministers and ministries. It makes anyone who tries to follow it dizzy. It consumed his and everybody else's time; it wasted resources and achieved little. But inside Ceausescu's head frenzy equalled progress: it was an intellectual confusion to which, as time rolled on, the whole country was to succumb. (pp. 91-92)
  • Il "condizionamento" del terrore comunista degli ultimi anni quaranta e i primi anni cinquanta era così forte, così severo che bastava solo la carezza più leggera della Securitate perché il romeno medio giacesse prono in una posizione di abietta sottomissione. Qualsiasi sentimento liberale Ceaușescu esprimesse nei suoi discorsi, i poliziotti segreti erano sempre presenti, aspettando, ascoltando, facendo domande. A Ceaușescu non serviva schiacciare con mano pesante, minacciando le persone. Tutto era stato fatto con tanta efficacia una generazione prima e il popolo non aveva dimenticato. Il popolo abbaiava a comando perché sapeva cosa succedeva ai disubbidienti. Una volta che il cane è ammaestrato, c'è poco bisogno della frusta.
The 'conditioning' of the communist terror of the late Forties and early Fifties was so strong, so severe that it only required the lightest caress from the Securitate to have the average Romanian lying prone in a position of abject submission. Whatever liberal sentiments Ceausescu expressed in his speeches, the secret policemen were still present, waiting, listening, asking questions. There was no need for Ceausescu to clump heavy-handedly about, threatening people. It had all been done so effectively a generation before and people had not forgotten. The people barked to command, because they knew what happened to the disobedient. Once the dog is trained, there is little need for the whip. (p. 93)
  • Il culto di Ceaușescu fu incoraggiato da tanti occidentali entusiasti di fare affari con l'unico dirigente est-europeo che poteva, a quanto pareva, tener testa ai russi e sopravvivere. Prima ci fu un rivolo, poi un torrente di visitatori dell'Occidente che cantavano la melodia di Ceaușescu, nessuno di essi guardava troppo per il sottile sulla realtà dell'uomo che incontrarono – il mito era fin troppo di loro gusto.
The Ceausescu cult was fed by a job lot of Westerners keen to do business with the one Eastern European leader who could, it appeared, stand up to the Russians and survive. At first, there was a trickle, then a torrent of Western visitors all singing Ceausescu's tune, none of them too choosy about the reality of the man they met – the myth was too much to their liking. (p. 95)
  • Per comune consenso, Ceaușescu impazzì durante la visita sua e di Elena nella Cina e nella Corea del Nord nel 1971. Partì paranoico instabile, ritornò folle. Le persone a lui vicine discutono su quale delle due ebbe l'influenza più nefasta, la Cina o la Corea del Nord. Per quanto fosse terribile la Cina di Mao mentre emergeva dagli spasimi della Rivoluzione culturale, la Corea del Nord era allora ed è tuttora una società più totalitaria, e vanta il primato di essere la società più piramidale del mondo.
By common consent Ceausescu went mad during his and Elena's trip to China and North Korea in 1971. He went out an unstable paranoiac; he came back a madman. People close to him debate which had the more pernicious influence, China or North Korea. Terrible as Mao's China was as it emerged from the throes of the Cultural Revolution, North Korea was then and still is the more totalitarian society, and enjoys the distinction of being the most pyramidal society on earth. (p. 98)
  • La Corea del Nord è un abominio per l'uomo dal pensiero libero.
North Korea is an abomination to man as a freethinking individual. (p. 98)
  • Nella Romania di Ceaușescu, la pazzia era intronizzata, la lucidità una malattia.
In Ceausescu's Romania madness was enthroned, sanity a disease. (p. 105)
  • C'era tantissimo dissenso in Romania, ma era passivo, non attivo. C'erano molto meno operai e intellettuali che affrontarono la forza bruta in Romania che, per dire, in Cecoslovachia e Polonia. Questo può essere spiegato in parte dalla ferocia della Securitate in confronto, per esempio, alla polizia segreta ceca, l'StB, e in parte dalla mancanza romena di una transizione democratica e dalla storica cultura di sottomissione.
There was an enormous amount of dissent in Romania, but it was passive, not active. There were far fewer workers and intellectuals who confronted brute power head on in Romania than in, say, Czechoslovakia or Poland. That has partly to be explained by the savagery of the Securitate compared to, for example, the Czech secret police, the StB, and partly the Romanians' lack of a democratic transition and the historic culture of submission. (p. 108)
  • Che valore aveva per l'Occidente il dissenso di Ceaușescu dal diktat di Mosca? Era di valore inestimabile? O era, al contrario, una vittoria propagandistica marginale di poca vera sostanza? Ceaușescu era irritante per i russi, ma non si sono mai sentiti minacciati da lui. Misero in marcia le loro truppe su e giù presso la frontiera romena quando Ceaușescu visitò la Cina nel 1971; ma invasero la Cecoslovacchia quando la Primavera di Praga gli sfuggì di mano. La differenza è chiara. Dubček sfidò il sistema comunista. Ceaușescu non non lo fece mai. Non era, allora, un serio "nemico del mio nemico". L'Occidente aveva letto male le carte.
What was the value to the West of Ceausescu's dissent from Moscow's diktat? Was it of inestimable worth? Or was it, in fact, a marginal propaganda gain of little real substance? Ceausescu was an irritant to the Russians, but they never felt threatened by him. They did march their troops up and down near the Romanian border when Ceausescu was visiting China in 1971; but they invaded Czechoslovakia when the Prague spring got out of hand. The difference is clear. Dubček challenged the communist system. Ceausescu never did. He was not, then, a serious 'enemy of my enemy'. The West misread the cards. (p. 112)
  • L'effetto della defezione di Pacepa sullo stato mentale di Ceaușescu fu di destabilizzarlo ancora di più. Divenne un po' pazzo per qualche tempo e soffrì un ulteriore, permanente perdita di proporzione. Qualunque talento rimanesse nella sua cerchia fu rimosso nella caccia alle streghe che seguì alla defezione.
The effect of Pacepa's defection on Ceausescu's mental state was to destabilise him even more. He became quite crazy for a time and suffered a further, permanent loss of proportion. What talent there remained in his circle was removed in the witch-hunt that followed the defection. (p. 123)
  • I risultati dell'esercizio di Ceaușescu nell'ingegneria sociale si potevano vedere immediatamente dopo la rivoluzione in tutto il paese negli orfanotrofi e nei reparti ospedalieri dove stavano i bambini indesiderati. Gli indesiderati includevano i neonati che soffrivano d'Aids – sebbene il regime non avesse riconosciuto che c'era un problema d'Aids in Romania. Questa cecità ufficiale peggiorò il problema, disastrosamente. Una vecchia abitudine medica – abbandonata nell'Occidente molto prima della Seconda guerra mondiale – persisteva in Romania. Consisteva nell'iniettare ai neonati del sangue per dargli più forza. Una sacca di sangue contaminato con l'Aids, probabilmente da un raro pacchetto di aiuti dagli Stati uniti, fu la causa scatenante. La mancanza di siringhe nuove e pulite per le iniezioni portò, tramite l'infezione crociata, a un'epidemia di Aids tra i giovani. Ma dato che anche questo ufficialmente non era successo, non fu fatto niente.
The results of Ceausescu's exercise in social engineering could be seen immediately after the revolution throughout the country in orphanages and hospital wards where the unwanted babies lay. The unwanted included the babies suffering from AIDS – though the regime did not recognise that Romania had an AIDS problem. This official blindness made the problem worse, disastrously so. An old medical habit – abandoned in the West long before the Second World War – had lingered in Romania. It was to inject newborn babies with blood to give them greater strength. One batch of blood contaminated with AIDS, probably in a rare aid package from the United States, was the root cause. The lack of fresh, clean needles for the injections led, through cross-infection, to an AIDS epidemic among the young. But as this too officially did not happen, nothing was done about it. (p. 141)
  • Nessun marxista poteva prendere Ceaușescu sul serio dopo che fu visto girare in occasioni ufficiali portando lo scettro nel 1974, quello che divertì così tanto Salvador Dalí. Lo scettro era l'incarnazione fisica dell'allontanamento di Ceaușescu dal fondamento anti-statista, anti-personalità del pensiero e della pratica marxista. Naturalmente, questi principi erano stati più spesso infranti che osservati dai vari stati comunisti dalla rivoluzione d'ottobre in poi, ma interpretare il re così sfacciatamente fu considerato alquanto indecente perfino tra gli spudorati despoti dell'impero sovietico. La "Borbonificazione" della dinastia Ceaușescu si può far risalire ai primi anni settanta, ma negli ultimi anni ottanta divenne sempre più volgare.
No Marxist could take Ceausescu seriously after he was seen wandering around on state occasions carrying his sceptre in 1974, the one which so delighted Salvador Dali. The sceptre was the physical embodiment of Ceausescu's drift from the anti-statist, anti-personality bedrock of Marxist thought and practice. Of course, these principles had more often been breached than obeyed in the various communist states since the October revolution, but to play king so blatantly was thought somewhat indecent even among the unblushing despots of the Soviet empire. The 'Bourbonification' of the Ceausescu dynasty can be traced back to the early Seventies, but in the late Eighties it became more and more crass. (p. 155)
  • L'unica funzione della Casa del Popolo era [...] di rendere tangibile l'ineguaglianza sociale tra i miseri vassalli del dittatore e la pompa e potenza di Sua Maestà. L'architetta della Casa era stata scelta attraverso un concorso. C'erano tanti progetti interessanti e accattivanti, ma, per dirla piuttosto bruscamente, l'architetto che ideò il pastiche stalinista più banale soddisfaceva il gusto di Ceaușescu. Dopo la rivoluzione, la vincitrice è sparita dalla vista perché è stata fustigata da molte critiche ostili.
[...] the very function of the House of the People was [...] to make concrete the social inequality between the dictator's lowly vassals and the pomp and might of His Majesty. The architect of the House had been selected by a competition. There were a lot of interesting and arresting designs, but, to put it rather brusquely, the architect who came up with the most banal, Stalinist pastiche appealed successfully to the Ceausescu's taste. The prizewinner, after the revolution, has disappeared from view because she has been battered by much hostile criticism. (p. 168)

Il killer del Cremlino[modifica]

Incipit[modifica]

Un idiota sta spostando dei mobili pesanti nell'appartamento di sopra e mi sveglio di soprassalto. Sto per chiamare il Comune di Lambeth per chiedere di risolvere il problema, quando mi ricordo che sono a Kiev, che sono le 4 del mattino e che non sono tavoli e sedie a fare quel fracasso, ma l'artiglieria russa.
L'idiota in questione è Vladimir Putin e la sua guerra idiota ha due giorni di vita.

Citazioni[modifica]

  • Sono un reporter di guerra di sessantatré anni. Ho seguito guerre in Ruanda, in Burundi, nel Sudafrica dell'apartheid, nella rivoluzione rumena, nell'ex Jugoslavia, in Iraq, in Siria, in Albania, in Cecenia, in Afghanistan e in Zimbabwe. Ho visto neonati con arti mozzati e un anziano con gli occhi spappolati da un proiettile d'artiglieria, persone con i polmoni rivoltati all'esterno e un uomo con il cervello fatto a pezzi con un machete, e non c'è niente di peggio che guardare i bambini sorridere in guerra, osservare la nobiltà dell'animo umano. Mi fa piangere, e piango davvero. (p. 12)
  • Putin sostiene che il governo dell'Ucraina è neonazista. Il presidente è ebreo; i russi hanno attaccato Babij Jar. A scanso di equivoci, non sono gli ucraini a comportarsi come i nazisti in questa guerra. (pp. 13-14)
  • I soldati russi mangiano le razioni più nutrienti di qualsiasi altro esercito, purché si tratti di cibo per cani. (p. 14)
  • Gli ucraini hanno trovato veicoli dell'esercito russo abbandonati con razioni alimentari che riportavano date di scadenza di sette anni prima. Ciò che è così magnificamente divertente in questa truffa è che il responsabile è uno dei compari preferiti del Cremlino, Yevgeny Prigozhin, conosciuto come "lo chef di Putin". [...] Il suo impero ha assunto il novanta per cento del business della fornitura del cibo all'esercito russo. Gli ucraini hanno pubblicato diversi video di soldati russi affamati che cercano cibo. E questo è merito di Prigozhin e del suo capo. (pp. 14-15)
  • La paranoia sta distruggendo l'esercito russo dall'interno. Vladimir Putin è prigioniero nel suo castello, proprio come Stalin. Il terrore di rivelare le sue mosse troppo presto, e di farle trapelare agli americani, era così grande che ha tenuto nascosto all'esercito i suoi veri piani di invasione fino al giorno prima dell'invasione stessa. Così lo stato maggiore russo ha dovuto inventarsi la guerra a mano a mano che la faceva, e il risultato è stato disastroso. I generali sono stati nominati in base alla loro fedeltà al Cremlino, non al loro coraggio né alla loro competenza. (pp. 15-16)
  • [...] vivere in paranoia è ciò che fanno le ex spie del KGB, invece di giocare a golf. (p. 16)
  • [...] Putin è un attore razionale all'interno di un bunker, così in profondità, così privo di luce e di informazioni, che sta tirando le leve senza capire come il mondo moderno stia rispondendo, senza capire che almeno alcune delle sue leve non funzionano più, senza capire che invadere Paesi in pace è ciò che facevano i nazisti. (p. 24)
  • [Sul massacro di Buča] Quando il Cremlino ha deciso che era sciocco continuare a mandare altri ragazzi a morire qui, l'esercito russo ha ingranato la retromarcia. E mentre lo faceva, ha espresso il proprio sgomento per la miserabile prestazione contro i soldati veri e propri, massacrando centinaia di civili innocenti. Per inciso, le immagini satellitari scattate durante l'occupazione russa mostrano i cadaveri lungo le strade prima che gli ucraini riconquistassero Bucha. L'esercito russo ha compiuto queste uccisioni. Punto e basta. (p. 25)
  • [Sul massacro di Buča] Le prove a Norimberga Due dei crimini di guerra russi saranno schiaccianti. Immagini satellitari, video dai droni, testimonianze oculari, materiale open-source di Bellingcat. Un ciclista su una bicicletta verde a Bucha. La sua esecuzione all'inizio di marzo da parte di un carro armato dell'esercito russo mentre girava l'angolo, ripresa da un drone. Il suo corpo accanto alla bicicletta distrutta, filmato dai reporter quando l'esercito ucraino è tornato in città. Ancora una volta: la disumanità del Cremlino che si ripete. (p. 29)
  • Il gasdotto Nord Stream aggirava le precedenti rotte di approvvigionamento, che andavano a beneficio dei Paesi dell'Europa dell'Est in cui transitavano. Di conseguenza, se il Cremlino avesse voluto, avrebbe potuto tagliare il gas a questi Paesi fino a quando non avessero dimostrato fedeltà al presidente russo. Non c'è da stupirsi che Putin fosse soddisfatto della gestione di Warnig. Il tedesco ha smentito questo tipo di discorsi: «Non sono un portavoce del Cremlino. Non faccio rapporto al Cremlino né ho conversazioni riservate su ciò che accade lì». L'ex uomo della Stasi, naturalmente, nega qualsiasi illecito. (p. 41)
  • [Sull'invasione sovietica dell'Afghanistan] La guerra prosciugò l'Unione Sovietica di sangue, di tesori, di scopi morali, fino a renderla un cadavere sbiancato. (p. 41)
  • L'Unione Sovietica non poteva permettersi di sfamare, ospitare o prendersi cura del suo popolo, quindi iniziò a implodere. Putin, l'agente segreto di Dresda, non ha mai colto il potere di questi tre fallimenti [la guerra in Afghanistan, il disastro di Černobyl' e il collasso dell'economia pianificata]. La sua tragedia – la nostra tragedia – è stata che non ha avuto una conoscenza di prima mano delle tre catastrofi. Era troppo in alto nella catena alimentare della polizia segreta per essere inviato a Chernobyl; troppo pateticamente in basso per essere inviato alla fine della guerra fallimentare in Afghanistan; e men che meno in Occidente, dove avrebbe visto la prova evidente di come la gente comune nel New Jersey o a New Brighton nel Wirral viveva molto meglio che a Mosca, per non parlare di Omsk o Tomsk. Non ha mai visto con i suoi occhi le prove comparative del fallimento economico sovietico o, se lo ha fatto, ha subito un lavaggio del cervello tale da impedirgli di capire cosa stava guardando.
    Invece, dalle viscere di Stasiland, è arrivato a interiorizzare un'oscura assurdità, ossia che il crollo del suo Paese era dovuto all'inganno occidentale e al tradimento interno, piuttosto che al semplice fatto che l'Unione Sovietica aveva esaurito il denaro, la fiducia nei propri mezzi e lo scopo. Era uno Stato fallito, proprio come la Germania del Kaiser divenne uno Stato fallito dopo avere lanciato la sua stupida guerra nel 1914. Come Hitler nel 1923, Putin dal 1991 in poi ha respirato una finzione velenosa, secondo la quale il suo Paese aveva subito un torto, «era stato pugnalato alle spalle». In realtà, è crollato perché aveva sbagliato, si era autopugnalato alle spalle, tre volte. (pp. 42-43)
  • [...] la comprensione del mondo di Putin è paurosamente ristretta, ridotta a una cupa visione a tunnel, bloccata in una falsa narrativa di tradimento. Una volta ha dichiarato che la caduta dell'Unione Sovietica è stata «la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo».
    Cosa?
    Peggiore della Prima e della seconda guerra mondiale? Peggiore dell'Olocausto? L'Unione Sovietica era, in realtà, un'oscura dittatura totalitaria sotto Stalin, che si è lentamente trasformata in una cupa senilità. (p. 43)
  • Prima che Putin detenesse un potere serio, si mostrava sottomesso, senza pretese, servile. Ha messo in atto questo trucco con almeno tre grandi uomini, il primo dei quali è stato Sobchack, il secondo l'oligarca Boris Berezovsky, il terzo Boris Eltsin. Hanno visto un servitore buono e fedele. Ognuno di loro, a turno, si è poi reso conto del proprio errore. (p. 44)
  • I dettagli sono densi, l'argomento è spinoso, ma in sostanza il vicesindaco Putin vendeva licenze, permessi, scartoffie, per consentire agli uomini d'affari, spesso o in realtà quasi sempre collegati alla mafiya, di aggirare le norme e i regolamenti draconiani di stile sovietico che vietavano o limitavano il libero commercio. Quindi, proprio nello stesso momento in cui Sobchak stava liberalizzando San Pietroburgo, il suo vice stava facendo arricchire la mafia, se stesso e Sobchak, minando lo Stato di diritto. (p. 45)
  • [...] il crudo coraggio di Eltsin durante il colpo di Stato del 1991 fu il suo momento migliore. Quello che seguì fu un lungo e patetico barcollamento alcolico verso la tomba. Il sogno di democrazia e di Stato di diritto della Nuova Russia lasciò il posto a un caotico pasticcio di vodka, a un'anarchia a singhiozzo in cui i ricchi gangster venivano uccisi da oligarchi più ricchi. (p. 47)
  • Telegenico, carismatico, aperto al mondo e onesto, Nemtsov fu, per un certo periodo, l'erede designato di Eltsin. Il fatto che questo non sia mai accaduto fa parte del tragico declino e della caduta della Russia. (p. 48)
  • Abramovich ha [...] ammesso in tribunale che, per ottenere il premio [di Sibneft], pagò miliardi di dollari corrompendo funzionari governativi e gangster. Questa è stata la più grande rapina del XX secolo. Ha reso imprese come la Grande Rapina al Treno in Gran Bretagna dell'agosto 1963 simile al furto di caramelle in un negozio di dolci. (p. 48)
  • A essere onesti, il bilancio di Eltsin non fu del tutto negativo. I paraocchi mentali del vecchio ordine furono strappati via e i cittadini russi comuni furono liberi di viaggiare e di vedere quanto fossero indietro rispetto all'Occidente. Il Parlamento, la Duma, funzionava, più o meno. Il giornalismo era molto attivo, sulla carta stampata e in modo più impressionante alla radio e in TV. Gli assassini e i corrotti erano chiamati a rendere conto sui giornali, se non nei tribunali. Ma nell'insieme fu più un fallimento che un successo. (p. 49)
  • [Sulle elezioni presidenziali in Russia del 1996] Nel 1996 i numeri di Eltsin nei sondaggi crollarono e gli oligarchi russi temevano che sarebbe stato scalzato dal Cremlino per mano dei comunisti. Così decisero di intervenire comprando le elezioni per lui. In cambio, Eltsin, la sua famiglia e i suoi consiglieri sarebbero stati in debito con gli oligarchi e il loro denaro sporco. (p. 49)
  • I ceceni avevano umiliato la potenza della Russia nella Prima Guerra Cecena (1994-96), iniziata da Eltsin in preda a un accesso di rabbia alcolica. L'esercito russo aveva combattuto con grande brutalità e ancora più grande incompetenza. I ceceni lo avevano fronteggiato fino a una sorta di stallo, raggiunto in parte perché Eltsin, una volta smaltita la sbornia, si era reso conto di essere stato stupido e crudele. (p. 58)
  • [Sulle bombe nei palazzi in Russia] Una delle posizioni cecene era: «Se avessimo voluto bombardare Mosca, avremmo fatto saltare in aria il Cremlino o una centrale nucleare. Perché far esplodere un paio di palazzi?». (p. 58)
  • [Sulle bombe nei palazzi in Russia] Il buonsenso dice che sarebbe stata una follia per un gruppo di ceceni contrabbandare esplosivi da Urus-Martan a Mosca. Dalla precedente guerra, i ceceni erano regolarmente presi di mira dalla polizia russa, i veicoli venivano fermati e perquisiti, i documenti d'identità richiesti. Inoltre, a Mosca esisteva da tempo una forte mafia cecena, assolutamente in grado di mettere le mani su armi o esplosivi in città. In Russia, negli anni Novanta, si poteva entrare in un silo di missili nucleari con la corruzione. Per quale motivo i "terroristi ceceni" avrebbero dovuto rischiare così tanto trasportando i loro esplosivi per circa milleseicento chilometri fino a Mosca, quando avrebbero potuto acquistarli nel retro di un mercatino delle pulci locale? (p. 59)
  • [Sulle bombe nei palazzi in Russia] Le prove sono convincenti nell'affermare che ciò che ha galvanizzato la carriera di Vladimir Putin nella politica russa, ossia la sua lotta contro gli attentati dinamitardi ceceni, è stata, in realtà, un'operazione nera della polizia segreta.
    Vladimir Putin ha fatto esplodere la Russia. (p. 64)
  • [Sulle bombe nei palazzi in Russia] Il settembre del 1999 è il momento, per come la vedo io, in cui la Russia cessa di essere una democrazia. Gli attentati negli appartamenti di Mosca sono stati il peccato originale di Vladimir Putin, e qualsiasi russo che abbia osato indagare su di essi ha vissuto un pericolo mortale. (p. 64)
  • È difficile, praticamente impossibile, descrivere la crudeltà della Seconda Guerra Cecena, quanto fosse spietata la macchina della morte del Cremlino. La cosa più difficile per me, come giornalista e come essere umano, è stato assistere all'errore colossale commesso dai leader occidentali che rimasero vicini a Vladimir Putin, quando c'erano prove schiaccianti dei suoi crimini di guerra in Cecenia e dei crimini contro l'umanità commessi quando l'FSB aveva fatto esplodere i condomini a Mosca. (p. 65)
  • Se Litvinenko, Felshtinsky, Satter e io potevamo scoprire la verità sugli attentati agli appartamenti di Mosca, allora avrebbero potuto farlo anche la CIA e l'MI6. Quello che successe, invece, fu che l'ambiente della politica estera occidentale seguì il proprio pensiero malato, volendo credere che Putin fosse un democratico, un amico dell'Occidente, un potenziale business partner. E cercò di seppellire le prove del contrario. (p. 67)
  • Alla fine degli anni Novanta, Putin descrisse il comunismo come «un vicolo cieco, quanto di più remoto dall'avanzamento della civiltà». Il suo disprezzo per il comunismo era reale. Ma questo, ovviamente, non significava che Putin avesse abbracciato la democrazia o le caratteristiche essenziali che la definiscono: il vaglio da parte di una stampa libera, la libertà di parola, la tolleranza verso la satira e l'umorismo. Al contrario, Putin selezionò una serie di idee che si fusero insieme e divennero la sua stella polare: ultranazionalismo, odio verso il prossimo, disprezzo per la libertà di stampa e di parola, intolleranza verso la satira e l'umorismo, valori sociali profondamente conservatori, un mercato non libero legato al potere politico, un rispetto per "gli organi", vale a dire il KGB e i suoi predecessori alfabetici (Cheka, GPU, OGPU, NKGB, NKVD, MGB) e le sue ramificazioni (SVR, FSB). Senza dirlo apertamente, senza alcun annuncio, Putin era un fascista russo. (pp. 67-68)
  • Bombardare un convoglio con bandiere bianche è un crimine di guerra. Lo è anche usare bombe a vuoto contro i civili. Lo è anche la tortura su scala industriale. Ho visto prove schiaccianti di tutti e tre questi crimini contro l'umanità nella guerra di Putin in Cecenia e sono tornato cercando disperatamente di capire come l'Occidente potesse permettere che i crimini dei russi rimanessero impuniti. Nel 2000, c'erano prove evidenti che Vladimir Putin fosse un criminale di guerra. L'unica cosa che posso dire è: ve lo avevo detto, maledizione. (p. 76)
  • Una delle prime mosse di Putin come primo ministro, nel settembre del 1999, fu quella di fare cadere nel dimenticatoio un'indagine per corruzione contro Sobchak, che ovviamente avrebbe avuto un riflesso negativo anche sul suo ex vice, permettendogli di tornare in Russia dall'esilio volontario a Parigi. Sobchak gli fu estremamente grato. Il vecchio narcisista voleva tornare in grande stile e abbandonò i suoi vecchi valori liberali per esaltare l'uomo del momento, paragonando Putin a Stalin. Ciò che serviva, disse, era «un nuovo Stalin, non altrettanto assetato di sangue, ma non meno brutale e severo, perché è l'unico modo per fare lavorare i russi». (p. 78)
  • Il 17 febbraio 2000 Putin chiese a Sobchak di fare un po' di campagna elettorale per lui a Kaliningrad [...]. Sobchak ci andò, accompagnato da due assistenti e guardie del corpo. Tre giorni dopo ebbe un infarto e morì. Era un uomo sano di sessantadue anni, con diversi libri al suo attivo e una reputazione internazionale come uno dei personaggi più interessanti della Nuova Russia. La cosa strana è che, a quanto pare, anche le sue guardie del corpo ebbero un infarto. Gli infarti cardiaci non sono infettivi. Che tre uomini abbiano avuto infarti cardiaci allo stesso tempo indica una sola possibile causa: avvelenamento. (p. 79)
  • Tutto ciò che riguarda la perdita del Kursk nel 2000 prefigura l'invasione dell'Ucraina del 2022: la mancanza di interesse del Cremlino per il proprio popolo, l'equipaggiamento scadente e obsoleto, il disprezzo per un attento scrutinio, il silenziamento delle opinioni oneste. La lezione che Putin imparò dal naufragio del Kursk è interamente di stampo fascista. Aveva ricevuto numerose critiche dai media russi liberi e indipendenti per la sua risposta lenta e spietata. La soluzione fu silenziarli. (p. 82)
  • L'accordo tra lo Stato russo e gli oligarchi era piuttosto chiaro: non ficcate il naso in politica e nel potere, e godetevi i vostri soldi; ma se fate domande sbagliate, le cose non andranno bene per voi. Era la ricetta per la zombificazione della Russia. (p. 83)
  • [Sulla crisi del teatro Dubrovka] Non ci fu alcuna indagine appropriata sulla tragedia, al contrario quasi tutti i terroristi ceceni furono giustiziati sul posto; non si indagò mai sulla natura del gas letale né su chi avesse preso la decisione critica di pompare un veleno chimico in uno spazio ristretto pieno di persone. Rimangono molte domande aperte sull'assedio del teatro. In parole povere, queste sono: primo, come è stato possibile che cinquanta o più ceceni, armati fino ai denti con mitragliatrici e giubbotti esplosivi, abbiano potuto attraversare Mosca senza essere fermati dalla polizia? Per darvi un'idea, io non sono mai stato a Mosca senza essere detenuto, anche se per tempi brevi, dallo Stato. Controllano il passaporto, verificano l'indirizzo, sprecano il tuo tempo con una persistenza che fa intorpidire le ossa. Secondo, perché i terroristi non hanno fatto esplodere le loro bombe quando il gas è stato rilevato? Sono passati circa dieci minuti prima che facesse completamente effetto. Terzo, perché quasi tutti i terroristi sono stati giustiziati? Quarto, perché non c'era antidoto contro il gas velenoso? (p. 84)
  • [Su Anna Stepanovna Politkovskaja] Nel 2001 Anna venne a Londra e Amnesty International mi chiese di intervistarla. Il mio documentario radiofonico per la BBC, "Victims of the Torture Train", aveva vinto un premio di Amnesty e pensavano che avremmo lavorato bene insieme. A dire il vero, non andò così. Anna in pubblico era austera, impassibile, per niente divertita dalle mie chiacchiere frivole. In situazioni un po' difficili di questo tipo divento una specie di Frankie Howerd, tutto balbettii, e faccio una battuta infelice dopo l'altra. Non riuscimmo a trovare un'intesa. Soltanto qualche anno più tardi, dopo avere visto uno splendido documentario su Anna, "A Bitter Taste of Freedom", capii che aveva un magnifico senso dell'assurdo, che sapeva anche ridere a crepapelle, piegata in due dalle risate davanti all'umorismo nero della vita. (p. 89)
  • Ancora una volta, l'unica spiegazione credibile per l'assedio di Beslan è che lo Stato segreto russo abbia orchestrato un attacco terroristico e poi abbia usato la massima forza per distruggere le prove della propria complicità. Quindi non una sola operazione segreta da parte della macchina della paura, ma tre: gli attentati agli appartamenti di Mosca del 1999, l'assedio del teatro di Mosca del 2002, il massacro di Beslan del 2004. L'obiettivo era creare uno stato di terrore. Le vittime erano centinaia di persone comuni in tutta la Russia. L'unico vero beneficiario era il signore del Cremlino. (p. 93)
  • [Su Anna Stepanovna Politkovskaja] [...] Putin ha detto che Anna era una donna la cui influenza era «decisamente irrilevante». La verità è che era decisamente rilevante, molto pericolosa per il mantenimento del suo potere. Nessun altro faceva le domande che faceva lei.
    E poi la sua voce è stata messa a tacere. (p. 95)
  • Peskov porta i capelli con un mullet appena accennato, ha un millepiedi come baffi e l'aria piuttosto afflitta, e dà l'impressione di un misero allenatore di una squadra di calcio, diciamo di un Rotherham United, ultima in classifica. Parla un ottimo inglese, in tono morbido. È uno stiletto, non una sciabola. Sa mentire magnificamente. (p. 108)
  • [Su Natalia Pelevine] Per il coraggio dimostrato sfidando Putin, Natalia ha pagato un prezzo così alto in termini di dignità da pensare persino di suicidarsi. (p. 117)
  • [Su Natalia Pelevine] Ha scritto una pièce teatrale sull'assedio del teatro Dubrovka, che alla sua messa in scena in Russia è stata bandita dopo la prima. E la gente pensa che i critici teatrali di Londra siano feroci. (p. 118)
  • In Russia, ai nemici di Putin non è permesso avere una vita privata. Sappiamo tutto ciò che fanno in camera da letto. Ma nessuno conosce i fatti più semplici su Vladimir Putin. Quanti figli ha? Con chi? E sono per caso straordinariamente ricchi? (p. 118)
  • Putin plasma la propria immagine pubblica in tutto e per tutto. Il sole finto che splende dietro al despota grassoccio della Corea del Nord, Kim Jong-un, o le star di Hollywood che adorano il leader di Scientology sono niente in confronto al culto della personalità di Vladimir Putin, che è il più ricco e il più finanziato del mondo intero. [...] A me sembrano le foto di un uomo che ha avuto un'infanzia estremamente infelice e priva di affetto, che teme la satira e la derisione, che vuole mostrare al mondo di essere il signore assoluto di tutto ciò che è sotto il suo controllo, ma che dà solo l'impressione di essere un ragazzino in cerca di rivalsa. Io, però, non rientro nel suo pubblico di riferimento. (pp. 119-120)
  • [Su Svetlana Krivonogich] Ci sono prove stringenti che dimostrano che il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una relazione con Svetlana, che lei era la sua amante, che hanno avuto una figlia e che madre e figlia possiedono ora ricchezze inimmaginabili. L'unica spiegazione logica per la loro ricchezza è la corruzione di Vladimir Putin. (p. 125)
  • Voleva l'Ucraina così come voleva tutte le altre cose che non gli appartenevano e pensava che nessuno lo avrebbe fermato. Più di una volta aveva sondato il terreno dell'Occidente senza incontrare resistenza. Ma questa volta l'Ucraina, il suo presidente, il suo popolo e il suo esercito avevano altre idee. Questa volta il signor Pleonexia ha trovato persone che hanno detto: «No, non è roba tua. È nostra. Rendicela». Non c'è da meravigliarsi che sia rimasto sorpreso quando l'Ucraina ha deciso di giocare duro. Non era previsto. (p. 135)
  • Dopo oltre due decenni passati da Putin al potere è evidente la sua tolleranza di un sistema mostruosamente corrotto. Il compromesso con gli oligarchi era che potevano tenersi gran parte delle loro ricchezze purché porgessero i loro omaggi e pagassero i loro tributi al signore del Cremlino. E dovevano starsene alla larga dalla politica. O guai a loro. Ma questa descrizione serve solo a mascherare ciò che accade realmente. Putin sta personalmente depredando la Russia della sua ricchezza, totalmente, ma non può farsi vedere mentre lo fa, perché dal punto di vista psicologico detesta l'idea di venire scoperto, perciò usa dei prestanome che compiano il furto al suo posto. È vero, gli oligarchi sono il prodotto della catastrofica implosione dell'Unione Sovietica e dell'incompetenza alcolica di Boris Eltsin. Ma con Eltsin fuori dai giochi, un nuovo presidente aveva l'opportunità di spogliare gli oligarchi delle loro ricchezze illecite e fare tabula rasa. Invece, Putin ha consolidato il sistema oligarchico, perché si confaceva perfettamente al suo desiderio segreto di appropriarsi di ciò che appartiene legittimamente ad altri. (p. 136)
  • [Sul volo Malaysia Airlines 17] Sta calando la sera. Mi trovo in uno sterminato campo di granturco sperduto nell'est dell'Ucraina, il terreno circostante sale e scende dolcemente come le onde di un mare calmo e osservo mentre il muso e i sedili di un aeroplano passeggeri e loghi di Air Malaysia e cadaveri in sacche nere vengono buttati dentro un camion dei rifiuti. Libri tascabili e pezzi di sedili di aeroplano e bagagli e valigette "Trunki", quelle con le ruotine su cui i bambini possono sedersi a cavallo, sono sparpagliati a terra. E adesso ogni volta che vedo un bambino su una di quelle valigette a Heathrow o Gatwick, ho un flashback e mi metto a piangere. (p. 142)
  • [Sul volo Malaysia Airlines 17] Il Boeing è stato abbattuto il 17 luglio 2014 da un missile terra-aria Buk russo. Funziona così: il missile può raggiungere una velocità fino a cinquemilaseicento chilometri orari e vola accanto al bersaglio, poi esplode, sparando centinaia di bombette grandi quanto una pallina da golf contro la fusoliera dell'aereo nemico. La forza cinetica di un aereo che vola a ottocento chilometri orari fa il resto. Il lanciamissili viene trasportato sul pianale di un camion, con un enorme radar al traino. Questa specifica unità Buk doveva arrivare dalla Russia fino all'Ucraina dell'est attraverso un ponte di barche, per finire nelle mani dei combattenti filorussi di Putin. L'unità Buk, il camion, il razzo e il radar tutti insieme erano troppo pesanti per il ponte di barche, perciò l'esercito ha lasciato il radar sulla sponda est. Questo ha impedito loro di riuscire a distinguere un caccia ucraino da un aereo passeggeri pieno di vacanzieri. I soldati pensavano di uccidere il nemico. Invece, hanno ucciso duecentonovantotto persone, olandesi, malesi, australiani, britannici. (p. 143)
  • [Su Geert Wilders] Gli ho chiesto qual era stato, secondo lui, il più grande attacco terroristico contro il suo Paese e lui ha risposto che fortunatamente non ce n'era mai stato uno. Poi ho menzionato MH17, dove sono morti centonovantatré cittadini olandesi. Non sono stati gli estremisti islamici a uccidere quelle persone. La cosa non gli è piaciuta, ma d'altro canto, come gli ho detto in faccia, lui è un po' fascista. (p. 143)
  • Visto dal vivo, Vladimir Putin è vestito con eleganza, molto basso e somiglia come una goccia d'acqua a un Auton, gli inquietanti manichini di Doctor Who che si trasformano in bidoni di spazzatura, ti ingurgitano e poi ti risputano fuori fatto di plastica. Gli interventi estetici a cui si è sottoposto non fanno una buona pubblicità al Botox, ma quando diventi il padrone del Cremlino nessuno ti dirà che il tuo chirurgo plastico ha fatto un lavoro da schifo. (p. 150)
  • Non conosciamo la vera storia e probabilmente non la conosceremo mai. Ma sappiamo che Vladimir Putin mostra molteplici tratti di uno psicopatico: bugiardo senza remore e senza tic; nessuna paura; attribuzione esterna delle colpe; prima infanzia avvolta nel mistero. (p. 155)
  • Nemtsov era un uomo straordinario, il più amabile, divertente e umano che abbia mai incontrato in Russia. Il suo brutale assassinio mi fece cadere in una profonda depressione. (p. 160)
  • [Su Boris Nemcov] Gli hanno sparato ripetutamente alla schiena a circa un centinaio di metri dai muri del Cremlino, una delle zone più sorvegliate al mondo. Secondo la versione ufficiale, un camion della spazzatura ha oscurato le telecamere di sorveglianza del Cremlino, impedendo che il sicario o i sicari venissero ripresi. I lettori attenti lo avranno già capito, ma a scanso di equivoci: la versione ufficiale è solo un mucchio di sciocchezze. In quarant'anni e passa di esperienza come giornalista, in nessun altro posto sono stato fermato dagli ufficiali della polizia così di frequente come fuori dal Cremlino. Non puoi spostarsi di quattro metri senza che un poliziotto ti chieda di mostrargli il passaporto. La storia secondo cui Nemtsov è stato assassinato senza che le telecamere del Cremlino riprendessero prove fondamentali è assurda. (p. 161)
  • Ripeto queste parole in continuazione ai miei amici ucraini: c'è davvero un'altra Russia. Il problema è che le alternative a Vladimir Putin sono tutte morte o non troppo vive. (p. 162)
  • [Sulle elezioni presidenziali in Russia del 2018] Nella corsa alle elezioni del 2018 tutti sapevano chi avrebbe vinto. I candidati che avevano la possibilità di sconfiggere Putin non erano in campo. Nemtsov era stato assassinato, Kasyanov era stato coinvolto in uno scandalo a luci rosse, Navalny era stato escluso a causa di un processo insensato in cui lo Stato presentava argomenti assurdi e in cui il giudice burattino in mano al Cremlino strepitava il suo copione. (pp. 167-168)
  • Quella di Navalny era una strategia peculiare e intelligente: fingeva che la Russia fosse un Paese democratico e agiva di conseguenza. (p. 168)
  • Quello che colpisce di più nell'avvelenamento di Salisbury è la sua stupidità. Com'è possibile? Il Novičok, come il polonio-210, è un veleno costosissimo. I due assassini erano stati inviati a Salisbury con il loro flacone di veleno, ma senza alcun pensiero per i semplici fatti della vita britannica moderna. Il Paese è disseminato di sei milioni di telecamere di sicurezza, più unità per persona rispetto a ogni altro Paese, a eccezione della Cina.
    Chiunque abbia inviato gli ufficiali del GRU è un idiota. Riflettere su questo crimine anomalo, in cui un agente nervino prodotto in segreto per milioni di dollari viene somministrato davanti agli occhi delle telecamere, mi fa trarre una conclusione brutale e forse nuova a proposito dei servizi segreti russi del XXI secolo. [...] Il fascino e il potere ideologico che il comunismo esercitava [...] è da tempo morto e sepolto, così è per Hitler, il suo più grande nemico, e così anche per lo stato che ha creato il KGB. Al suo posto c'è ora la Federazione Russa, una cleptocrazia di stampo etno-nazionalista comandata da un uomo assetato di potere seduto a un tavolo troppo lungo. L'Occidente non dovrebbe sorprendersi se le abilità dei servizi segreti russi del XXI secolo sono, a dirla tutta, di pessimo livello. (p. 186)
  • È lecito affermare che il servizio segreto russo è riuscito ad avvicinarsi in modo preoccupante a importanti leader politici negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, in Francia e in Italia. Più volte il Cremlino ha trasformato la democrazia occidentale in un gioco di matrioske. Se sollevate la bambola di Donald Trump, di Nigel Farage, di Jeremy Corbyn, di Matteo Salvini o di Marine Le Pen, vi ritroverete faccia a faccia con il volto ghignante di Vladimir Putin. (p. 214)
  • [Sull'ingerenza russa nel referendum sulla Brexit] La frammentazione dell'Unione Europea è uno degli obiettivi del Cremlino e la Brexit è stato un grande successo per loro. L'ex ambasciatore russo a Londra, Alexander Yakovenko, si è vantato dopo il voto in favore dell'uscita dall'Unione Europea, dicendo che la Russia aveva "sconfitto i britannici". (p. 227)
  • [Sull'ingerenza russa nel referendum sulla Brexit] [...] viene da chiedersi se il servizio segreto russo possa aver finanziato la Brexit. È una domanda che ho ripetuto spesso durante gli ultimi anni che ho trascorso alla BBC, e mi dispiace dire che la mia caparbietà non mi ha portato a stringere molte amicizie, specialmente non con Nigel Farage e Arron Banks. Farage (in inglese l'ultima sillaba fa rima con "garage" nella pronuncia italiana), rimase così adirato dopo la trasmissione del mio servizio che consegnò a mano una lettera alla BBC in cui chiedeva che venissi indagato. Scrisse sul «Daily Telegraph» che il mio reportage gli aveva causato l'infelicità "più grande in tutti i suoi venticinque anni di carriera politica". (p. 227)
  • Quando l'America e il Regno Unito hanno iniziato a comprendere chi è [Putin] veramente, Corbyn ha deciso di fare eco, anche se in modo fiacco e insicuro, ad alcuni dei messaggi del Cremlino. Questo perché si è orientato soltanto in relazione all'opposizione contro gli Stati Uniti. In questo modo si è trasformato in un altro idiota utile al Cremlino. George Osborne e Peter Mandelson si sono ingraziati i delegati del Cremlino per interesse personale, Corbyn ha perso il senso dell'orientamento perché la sua ideologia era così forte che ha piegato la realtà. (p. 222)
  • Quasi tutti i miei amici ucraini, che adoro, credono che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nell'anima della Russia, che Putin sia soltanto uno tra i tanti mostri nella palude dell'Est. Lo dico con amore e rispetto: non sono d'accordo. Questa è la guerra di Vladimir Putin, così come le guerre in Cecenia, Georgia e Siria. Così come la guerra contro l'Occidente, anche se non usa carri armati e bombe, e come i suoi avvelenamenti. Dipende solo da lui. (p. 240)
  • Quando lo avevo sfidato nel 2014 era un uomo diverso: sottile, duttile, disposto a relazionarsi con un difficile reporter della BBC, anche se solo allo scopo di mentire con disinvoltura. Nel 2022 Putin era troppo aggressivo. Ma la ragione del mio timore è un'altra. Nel 2014 Putin assomigliava a un furetto o a un rettile, magro e dal volto affilato. Nel 2022 Putin assomigliava a un criceto con le guance gonfie e dall'aspetto malato. Sembrava un uomo pieno di steroidi e questo mi riempiva di paura. (p. 242)
  • [Su Vladimir Solov'ëv] [...] ricorda Spiffero de La fattoria degli animali, ma molto meno affascinante. (p. 249)
  • [Sull'assedio di Mariupol] Solo Dio sa quanti civili sono stati massacrati dall'esercito russo nella città portuale vicino al Mar Nero. Si racconta di furgoncini crematori mobili che trasformavano corpi in cenere, ci sono foto satellitari di innumerevoli fosse comuni. Le probabilità che gli ucraini accettino un accordo di pace in cui alcune aree del Paese rimarranno sotto il controllo dei russi è pari a zero, o talmente vicine allo zero da essere trascurabili. Zelensky non ci proverà nemmeno. La guerra non sta andando per il verso giusto per la Russia, perché il morale dell'esercito è basso, la logistica è totalmente marcia, e i leader sono cattivi in ogni senso della parola: malvagi e incompetenti. (p. 253)
  • La Russia non ha molta tolleranza per il fallimento. A mio parere, Putin non manovra più in modo adeguato il meccanismo del Cremlino come faceva agli inizi del 2022, e le macchine del Cremlino non obbediscono più al padrone come un tempo. Sta iniziando ad assomigliare al mago di Oz: stiamo tutti aspettando che il cagnolino apra il sipario e che venga rivelato l'ometto imbroglione che urla nel microfono. (p. 256)
  • Che Putin si sia avvelenato da solo è un finale degno di un'opera di Shakespeare.
    Fortuna, gira la tua ruota. (p. 257)
  • Troppi dei miei amici ucraini temono il futuro, e temono che la vittoria possa consolidare Zelensky come una sorta di figura napoleonica. Ma finché c'è da vincere la guerra quelle voci rimangono zitte. Come disse un saggio amico ucraino: «Zelensky fa schifo, ma almeno è il nostro schifo». (p. 260)
  • Anche se è giusto avvedersi dei suoi errori, Zelensky è il leader competente e coraggioso di una democrazia che si deve difendere in tempo di guerra, mentre Vladimir Putin è un fascista e un criminale di guerra. (p. 260)
  • L'odio per il popolo russo è una reazione molto diffusa in Ucraina al momento, l'idea che Putin non sia il solo mostro del Paese. La stessa cosa successe in Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale. All'inizio l'odio era rivolto a Hitler, non ai tedeschi. Poi con il trascinarsi della guerra e con la perdita di altre vite la simpatia per il popolo tedesco si affievolì. (p. 262)
  • Posso essere in disaccordo quando gli ucraini che vengono bombardati, fatti saltare in aria e che vedono amici e fidanzati venire uccisi, chiamano mostri i russi, ma la mia linea di difesa sembra più debole ogni giorno. (p. 262)
  • [Su Aleksandr Gel'evič Dugin] Quando nel 2016 gli ho chiesto cosa significasse l'omicidio di Boris Nemtsov per la democrazia russa, Dugin si è stizzito di fronte alla mia "conversazione assolutamente stupida", si è strappato il microfono e se ne è andato. In seguito, sul suo blog mi ha definito "un famigerato bastardo e un completo idiota... un maiale globalista". (p. 273)
  • [Sull'omicidio di Dar'ja Dugina] Come essere umano, mi dispiace per la morte di sua figlia. Ma, come suo padre, Darya era una fascista. Era stata a Mariupol e si era rallegrata per la morte degli ucraini. [...] Con l'aggiungersi di nuovi dettagli, la storia dell'autobomba si fa sempre più torbida. È del tutto possibile che i responsabili siano di qualche fazione dello Stato segreto russo. Al funerale Dugin si comporta in modo molto strano, non mostrando alcun dolore per la figlia. La bara è aperta e il volto di Darya sembra non essere stato toccato dall'esplosione. Quando una bomba esplode, tutto l'ossigeno nell'aria circostante si infiamma. Ci si aspetterebbe che il volto di una persona venga completamente bruciato nello spazio ristretto dell'abitacolo di un'auto. Ma dato che tutti i russi che dicevano la verità sono stati avvelenati o uccisi, sono fuggiti dal Paese o sono in prigione, è difficile sapere cosa sia successo veramente. (pp. 273-274)
  • [...] Putin vive all'interno di una favola morta e rianimata, un'alternativa terra fantastica in cui l'Unione Sovietica era una grande potenza che crollò per colpa delle spie dell'Occidente e dei traditori della patria. La sua missione è vendicare quel crollo, costringere gli ingrati ucraini in ginocchio, e fare inchinare davanti al suo trono i leader pavidi e corrotti del mondo occidentale. A Putin, quindi, sta sfuggendo di mano il potere perché non ha un'idea chiara di come funzionano nel XXI secolo il mondo, l'Ucraina, la guerra che ha iniziato, e anche il suo stesso Paese e il suo esercito. (p. 292)
  • La tragedia della Russia è che Putin ha ordinato che tutti coloro che dicevano la verità fossero avvelenati, uccisi, gettati da una finestra e fatti cadere dalle scale. Altri sono stati rinchiusi o hanno lasciato il Paese. Nei primi anni Duemila, la coraggiosa giornalista Anna Politkovskaya aveva avvertito che Putin stava trasformando la Russia in un Paese zombie. Fu avvelenata, sopravvisse all'attentato e poi venne uccisa. Putin è riuscito nell'intento. Non è rimasto quasi nessuno in Russia, e assolutamente nessuno nel Cremlino, con il coraggio di dirgi che la fata della rianimazione sovietica non esiste e non tornerà, che praticamente chiunque in Ucraina preferirebbe morire piuttosto che essere governato dal Cremlino, che i leader occidentali non si inchineranno, che il suo esercito è marcio nel profondo, che lui sta perdendo la sua stupida guerra. Che è un morto che cammina. (p. 263)
  • [...] stiamo assistendo agli ultimi spasmi dell'Uomo Sovietico, uno zombie creato da Lenin, Stalin e Brezhnev. Il loro erede Putin non dice mai la verità al resto del mondo o al proprio Paese, e l'economia russa non può più sostenere la sua ambizione o la sua guerra. Nessuno al Cremlino osa dirglielo. Ma il popolo ucraino lo sta seriamente riportando alla realtà. (pp. 295-296)
  • Sono un reporter di guerra dal 1988 e non ho mai visto un esercito con tanta fiducia come quello ucraino. Per contrasto, il comportamento dell'esercito russo è pessimo. Nella loro ignoranza circa gli elettrodomestici moderni, alcuni soldati russi rubano lavatrici oppure dei bollitori elettrici senza la base. Alcuni commettono atti efferati come violentare le donne e castrare i soldati prigionieri ucraini, altri violentano i loro stessi compagni soldati. [...] Questa totale mancanza di disciplina, e soprattutto di umanità, non è indice di un esercito vittorioso. Alcuni abbandonano i cadaveri dei propri soldati, e gli eserciti che lo fanno tendono a venire sconfitti. (pp. 296-297)
  • Ho visitato il Cremlino solo una volta, nel 2006, per Panorama. Affrontai il portavoce di Putin Dmitry Peskov riguardo all'avvelenamento dell'ex spia del KGB Alexander Litvinenko con il polonio-210. Nel 2006 Litvinenko aveva scritto sul suo blog che Putin era un pedofilo in seguito all'episodio in cui il presidente aveva fermato il proprio corteo, si era inginocchiato davanti a un bambino biondo di cinque anni e gli aveva sollevato la maglietta per baciarlo sulla pancia. È un atto bizzarro e particolare. Il video è su YouTube. Chiesi a Peskov se Putin fosse un pedofilo, lui rispose di no e la domanda non gli piacque. Ma non c'è dubbio che Litvinenko sia stato avvelenato dal polonio-210 prodotto e recapitato dal servizio segreto russo. Sulla questione, Peskov mentì servilmente. Poi fece l'inquietante insinuazione che Marina Litvinenko avrebbe dovuto stare attenta che qualcuno in Gran Bretagna, forse un agente dell'MI5, forse Boris Berezovsky – che all'epoca era ancora vivo – non avvelenasse anche lei. (pp. 297-298)

Explicit[modifica]

[...] la guerra non è finita. La macchina di morte di Putin danneggerà migliaia di vite innocenti prima che il lavoro sia finito. Ma un giorno, presto, Putin dovrà uscire dal Cremlino.
In una bara.

Bibliografia[modifica]

  • J. Sweeney, The Life and Evil Times of Nicolae Ceausescu, Hutchinson, 1991, ISBN 0-09-174672-8
  • J. Sweeney, Il killer del Cremlino. Il regno del terrore di Vladimir Putin, traduzione di Elena Lombardi e Demetra Amadasi, Newton Compton Editori, 2024, ISBN 978-88-227-8738-5

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