C'era una volta in America

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C'era una volta in America

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Noodles, Max, Patsy, Cockeye e Dominic da ragazzini in una scena del film

Titolo originale

Once Upon a Time in America

Lingua originale italiano, inglese
Paese Italia, Usa
Anno 1984
Genere drammatico, gangster
Regia Sergio Leone
Soggetto Harry Grey (romanzo)
Sceneggiatura Sergio Leone, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini
Produttore Arnon Milchan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale

Ridoppiaggio (2003)

C'era una volta in America, film italo-statunitense del 1984 con Robert De Niro, regia di Sergio Leone.

Incipit[modifica]

[New York, 1933. Quattro sicari sono alla ricerca di Noodles. Eve li trova in casa e uno di questi dopo aver sparato ad una foto di Noodles comincia a parlarle]
Sicario #1: Dov'è? Dov'è nascosto?
Eve: Non lo so! È da ieri che lo sto cercando. [uno dei sicari le dà un ceffone facendola cadere sul letto alle sue spalle]
Sicario #1: Te lo chiedo per l'ultima volta, dov'è?
Eve [ultime parole]: Non lo so. Ma che gli volete fare? [uno dei sicari la uccide con due colpi di pistola]
Sicario #1 [rivolto a un sicario]: Tu resta, nu caso tornasse quell'infame!
Sicario #2: Ok.[1]

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Nel 1920] Fat, passa la creolina nel cesso ci ho visto uno scarafaggio! (Deborah) [al fratello Moe; riferita a Noodles che la stava spiando dal bagno]
  • [Nel 1920] Sarebbe un discorso lungo e ormai si è fatto troppo tardi. [prendendo un orologio da taschino] Guarda, sono le 6:34 e io non ho tempo da perdere.[1] (Max) [a Noodles]
  • [Nel 1920] Scendi giù, scarafaggio! Ti fa l'effetto di una purga quel disco, ogni volta che lo senti scappi di corsa al gabinetto.[1][2] (Deborah) [a Noodles]
  • [Nel 1920] Si può pregare anche qua dentro, qui o alla sinagoga per il Signore è lo stesso. Vieni qui e siediti. [Deborah prende un libro e si side, Noodles si siede di fronte a lei. Deborah inizia a leggere] «Il mio diletto e candido e rosato, | le sue guance sono oro sopraffino, | il suo collo è uno stelo soavissimo...» – anche se non se lo lava dalla Pasqua passata – «i suoi occhi sono occhi di colomba, | il suo corpo è risplendente avorio | e le sue gambe sono due colonne di marmo...» – in calzoni così luridi che stanno in piedi da soli. – «Egli è tutto una delizia...»[3] ma sarà sempre un teppista da due soldi e perciò non sarà mai il mio diletto, che peccato![1] (Deborah) [a Noodles]
  • [Nel 1920] Vai corri, che la mamma ti chiama.[1][4] (Deborah) [a Noodles, riferendosi a Max che lo stava chiamando]
  • [Nel 1920] Noodles, sono inciampa...[1] (Dominic) [ultime parole dopo essere stato ferito a morte da Bugsy]
  • [Nel 1968] A eterna memoria resse l'amico fraterno David Aaronson. "Noodles" 1967.[1] (Noodles) [leggendo una targa commemorativa nella cappella dove sono sepolti gli amici Max, Patsy e Cockeye]
ERECTED TO THEIR EVERLASTING MEMORY
by their friend and brother
DAVID AARONSON – "NOODLES"
1967
[scritta sulla targa commemorativa]
  • [Nel 1932] Perché ostinarvi a vivere, quando noi possiamo seppellirvi per 49,50 dollari? (Pubblicità delle pompe funebri di Max Bercovicz & Co.)
"Why go on living when we can bury you for $ 49.50?" [scritta sul carro funebre di Max]
  • [Nel 1932] Si rivolta nella bara, è un'anima in pena![1] (Max) [rivolto a un passante che sentiva dei rumori provenienti dalla parte posteriore del carro funebre]
  • [Nel 1932] 'A vita è cchiù strana dâ merda! È 'na cazzata! Nun ne vale la pena. Conosco un assicuratore, ebreo pure lui, si chiamma Elia. Mi ha appiccicato tutte le polizze del mondo, tutte le polizze, dojemila: cane, casa, moglie, vita, tutto. Una sera stavo a bere coi ragazzi, e arriva lui con la moglie, un'assatanata con un dio 'e culo che lavora per un gioielliere. E lui sempre con la smania di assicurare. Strizzo l'occhio ai ragazzi e gli dico: «la più seria polizza che ci vorrebbe non me l'hai neanche proposta.» «Quale Joe?» «Chella dô cazzo!» [tutti ridono] «Tu famme 'na polizza che quanno nun me funziona io piglio l'indennizzo e ti faccio subito l'assegno.» [...] Ci pensa e dice: «io non so se... se le condizioni di "attuarialietà" che sacc' io l'ha prevista ma si può fare una polizza, però ci vorrà la garanzia ca tu ora stai in salute.» «E questo è semplice» dico. «Ecco lascia a lei con me, poi dopo torna e vedi si sta aritto, si sta aritto già sto in buona salute.» Chillo fessa 'a lascia, 'a chiavo e lei non solo ci gode ma fotte e parla, parla e fotte e mi dice che il suo padrone, il gioielliere spedisce tutte le pietre in Olanda. E addo' e tene astipate 'ste prete? In uno scomparto della cassaforte, tutto qua. E che vuo' cchiù 'a Dio? Ma la cosa cchiù bella è che non ho neanche pagato la prima rata sulla mia assicurazione dô cazzo.[1] [ridendo] (Joe)
  • [Nel 1933] È un brutto reato la diffamazione, specie se viene da un cronista di merda.[1] (Vincent Aiello)
  • [Nel 1933] Al consolatore degli afflitti![1] (Max) [proponendo un brindisi]
  • [Nel 1933] Noi siamo come il destino: chi va a stare bene e chi va a prenderselo nel culo.[1] (Max) [dopo aver scambiato i neonati nelle culle dell'ospedale]
  • [Nel 1933] Per non impazzire dovevi non pensare che fuori c'era il mondo, proprio non pensarci. Dovevi dimenticarlo. Eppure, sai, gli anni passavano, sembrava che volassero. Strano ma è così quando non fai niente. Ma due cose non riuscivo a togliermi dalla mente: la prima era Dominic, quando prima di morire mi disse "Sono inciampato".[5] E l'altra eri tu. Tu che mi leggevi il Cantico dei Cantici, ricordi? «Oh figlia di principe | quanto sono belli i tuoi piedi nei sandali». Lo sai che leggevo la Bibbia tutte le sere? E tutte le sere io pensavo a te. «Il tuo ombelico è una coppa rotonda | dove non manca mai il vino. | Il tuo ventre un mucchio di grano circondato da gigli. | Le tue mammelle sono grappoli d'uva. | Il tuo respiro ha il profumo delicato delle mele.»[6] Nessuno t'amerà mai come t'ho amato io. C'erano momenti disperati che non ne potevo più e allora pensavo a te e mi dicevo: "Deborah esiste, è la fuori, esiste!" E con quello superavo tutto. Capisci ora cosa sei per me?[1] (Noodles) [a Deborah]
  • [Nel 1933] Signore e signori, io brindo alla morte di questo locale, il Fat Moe's anche perché qui a bere legalmente non ci verrà più nessuno.[1] (Max)
  • [Nel 1933] Ragazzi, alla nostra ultima gita, sul camion di stanotte non c'è solo whisky, ci sono dieci anni di vita che è valsa la pena di vivere.[1] (Max) [brindando con Patsy e Cockeye]
  • [Nel 1968] Siamo due vecchi, Noodles. L'unica cosa che ci resta è qualche ricordo e se sabato sera andrai a quella festa, neanche quelli ti rimarranno. Strappa quell'invito.[1] (Deborah)
  • [Nel 1968] Ho rubato la tua vita e l'ho vissuta al tuo posto. Ti ho preso tutto. Ho preso i tuoi soldi, la tua donna, ti ho lasciato solo trentacinque anni di rimorso per la mia morte. Rimorso sprecato. Cosa aspetti a sparare?[1] (Max) [a Noodles]

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Nel 1933]
    Fat Moe [a terra sanguinante]: Hai bisogno di niente? Soldi?
    Noodles: Ora ne ho anche troppi. [mostrando nella sua mano una chiave di una cassetta di sicurezza]
    Fat Moe: Ah già, ora sono tutti tuoi.[1]
  • [Nel 1968 Noodles, pur avendo cambiato nome e città, ha ricevuto una lettera con l'invito a spostare le salme dal vecchio cimitero ebraico di New York]
    Fat Moe: E questo che significa?
    Noodles: Significa: caro Noodles, anche se t'eri nascosto nel buco del culo del mondo, eccoci, ti abbiamo trovato. Significa: preparati.
    Fat Moe: A che?
    Noodles: Questo non l'hanno scritto.
    Fat Moe: Tu che ne pensi?
    Noodles: Che la risposta è qui, per questo sono tornato.[1]
  • [Nel 1968]
    Noodles [guardando alcune vecchie foto]: Come sta tua sorella? [Deborah]
    Fat Moe: Sono anni che non la vedo, è una grande star adesso.
    Noodles: Perché, non si capiva? I vincenti si riconoscono alla partenza. Riconosci i vincenti e i brocchi. Chi avrebbe puntato su te?
    Fat Moe: Io avrei puntato tutto su te.
    Noodles: Eh... e avresti perso. [si toglie il cappello e il cappotto]
    Fat Moe [avvicinandosi all'uscita]: Be', sei stanco, buona notte.
    Noodles: Buonanotte Moe, grazie.
    Fat Moe: Che hai fatto in tutti questi anni?[7]
    Noodles: Sono andato a letto presto.[1][8]
  • [Nel 1920 Noodles, adolescente, dopo aver seguito Deborah la ferma per parlarle]
    Noodles: Senti un po' tu, a chi l'hai detto scarafaggio?[9]
    Deborah: Perché cosa sei? Sei sporco e fai schifo. In più ti arrampichi sui muri dei cessi. Che cosa sei non sei uno scarafaggio? E lasciami! [togliendo la mano di Noodles dietro il suo collo]
    Noodles: Ah, ti faccio schifo, eh? Intanto però ti sei fatta vedere nuda.
    Deborah [accennando un ghigno]: Da uno scarafaggio? [squadrandolo] Ma guardati allo specchio, David Aaronson...[1]
  • [Nel 1920]
    Agente Withey: Fermi voi, aspettate un momento. Che ci fate voi qui, eh?
    Patsy: Eh già, che ci facciamo noi qui, eh?
    Noodles: Ce lo prendiamo nel culo.
    Cockeye: Sì, perché? È proibito dalla legge prenderlo nel culo?
    Dominic [a dei signori che si trovavano a passare di lì]: Fate la carità a quattro poveri coglioni che l'hanno preso nel culo...[1]
  • [Nel 1920 Noodles è nel bagno con Peggy e le sta toccando il seno]
    Noodles: Ora dì che non ti piace.
    Peggy: Non mi piace farlo gratis! Tu portami un charlotte russa con la panna e poi io ti faccio fare tutto quello che vuoi.[1]
  • [Nel 1920 il poliziotto Withey sta facendo sesso con la minorenne Peggy e viene scoperto da Max e Noodles che gli scattano una foto]
    Max: E bravo "faccia di merda"! Belle cose in servizio!
    Agente Withey: Eheh, mi avete preso con le mani nel sacco, eh? Va bene...
    Noodles: No, ti abbiamo preso con l'uccello tra le cosce di una minorenne![1]
  • [Nel 1920 Bugsy e i suoi scagnozzi hanno picchiato Max e Noodles e hanno rubato loro i soldi]
    Bugsy: Chi non lavora per me, non lavora per nessuno!
    Max: Io non voglio padroni!
    Bugsy [ridendo]: Era meglio se te ne restavi nel Bronx.
    Max: Era meglio anche per te![1] [Bugsy gli sputa addosso]
  • [Nel 1932 Noodles rivede Fat Moe dopo tanti anni passati in carcere e lo saluta]
    Noodles: Moe. Mi fa piacere rivederti. Stai magnificamente.
    Fat Moe: Anche tu.
    Noodles: Hai perso anche una trentina di grammi.
    Cockeye: Sì, s'è tolto le emorroidi.[1] [tutti ridono]
  • [Nel 1932, Patsy ha portato i diamanti appena rubati a Joe che è seduto con i suoi uomini nell'auto]
    Joe [ultime parole]: Qualche problema?
    Patsy: Nessuno! Un gioco da ragazzi...[1] [spara a Joe e al conducente uccidendoli, poi si abbassa per permettere a Max e Cockeye, lì vicino, di ammazzare gli altri uomini presenti nell'auto]
  • [Nel 1932]
    Max: Frankie Monaldi è il più grosso, lo vuoi capire? Da oggi è lui che ha in mano tutta la combinazione.
    Noodles: Appunto. E da domani stai sicuro che avrà in mano anche noi.
    Max: Da solo non ti muovi.
    Noodles: Un giorno sei arrivato e hai detto «non mi piacciono i capi», allora io la trovai una bella frase e anche adesso.
    Max: Be', pensiamoci bene però Noodles, ci chiederanno di entrare con loro, i vantaggi sono enormi.
    Noodles: Oggi hanno chiesto a te di far fuori Joe, domani chiederanno a me di far fuori te. Se questo sta bene a te, a me non mi sta bene.[1]
  • [Nel 1968]
    Fat Moe: Prendi quei soldi e vattene! Cosa ti tiene ancora qui?
    Noodles: La curiosità.[1]
  • [Nel 1933 Noodles va a prendere Deborah al teatro per portarla a cena fuori]
    Deborah: Hai aspettato molto?
    Noodles: Tutta la vita.[1]
  • [Nel 1933]
    Deborah: Noodles, secondo te non è giusto fare dei progetti?
    Noodles: Sì, certo, sì. Mai io ci sono nei tuoi progetti?
    Deborah: Ah, Noodles, tu sei la sola persona che io ho mai...
    Noodles: Che hai mai cosa? Vai avanti, che hai mai?
    Deborah: Di cui mi sia importato. Ma tu mi terresti chiusa a chiave in una stanza e getteresti via la chiave, non è vero?
    Noodles: Sì, credo di sì.
    Deborah: Già, il guaio è che io ci starei anche volentieri.[1]
  • [Nel 1933 Sharky sta per essere operato dopo una ferita alla gamba e rimarrà zoppo a vita]
    Sharky: Non preoccuparti, Jimmy: anche con una gamba un po' più corta, tu farai lo stesso passi da gigante.
    Jimmy: Già, ma sempre un passo dietro a te, eh Sharky?[1]
  • [Nel 1933]
    Max: Cazzo! Sei rimasto con la mentalità del pezzente balordo, se fosse stato per te staremmo ancora a ripulire ubriachi.
    Noodles: Perché Max, ti mancano i soldi?
    Max: Senti, non rompere i...
    Noodles: No, di'! Ti mancano?
    Max: Quelli veri, sì, mi mancano!
    Noodles [porgendogli una mazzetta di soldi che aveva in tasca]: Se vuoi puoi servirti, a me bastano e avanzano. Tieni, prendi pure.
    Max: Te la porterai dietro per tutta la vita tu la puzza della strada.
    Noodles: A me piace da matti la puzza della strada, mi fa sentire bene, mi si aprono i polmoni quando la sento. E mi tira anche di più. [fa per andarsene]
    Sharky: Ti stai trascinando un peso morto Max, dammi retta. Prima o poi dovrai mollarlo.
    Noodles: Maxy, fammi sapere quando mi molli e tanto io mi prendo una vacanza, me ne vado in Florida, al mare.[1] [se ne va]
  • [Nel 1968 Noodles entra nel camerino di Deborah dopo uno spettacolo teatrale per rivederla dopo più di trent'anni]
    Noodles: Ciao Deborah. [dopo un lungo silenzio] Non mi dici niente?
    Deborah: Non so che cosa si dice dopo... dopo più di trent'anni.
    Noodles: Be', diciamo "come stai, ti trovo bene" o "speravo di non vederti più".
    Deborah: Non pensavo di rivederti, è diverso.
    Noodles: È già molto se mi hai riconosciuto.
    Deborah: Gli attori hanno buona memoria.[1]
  • [Nel 1968]
    Deborah: Perché hai voluto vedermi?
    Noodles: Due ragioni. Prima: per vedere se era giusto che tu rinunciassi a me per il teatro.
    Deborah: E allora?
    Noodles: Era giusto. Sei bravissima. [poi voltandosi e leggendo una locandina della tragedia Antonio e Cleopatra: «age cannot wither her nor custom stale her infinite variety»] «L'età non può invecchiarla.»[10] Sembra scritta apposta per te.[1]
  • [Nel 1968]
    Max: Sono contento che hai accettato il mio invito.
    Noodles: Ero curioso. Tante persone importanti tutte insieme. [riferito agli invitati alla festa organizzata dal senatore Bailey, ovvero Max]
    Max: Di solito quando la nave affonda i topi scappano, ma nel mio caso fanno a spinte per salire a bordo.
    Noodles: Sì, ho letto dei suoi guai sui giornali. D'altra parte la sua posizione, il suo potere, i suoi privilegi comportano un certo carico di responsabilità e una certa dose di rischio.[1]
  • [Nel 1968]
    Noodles: Sono tanti anni che non prendo in mano una pistola. Non ci vedo più molto bene neanche con gli occhiali. Le mani mi tremano... e non la vorrei mancare, signor Bailey.
    Max: Basta con questa recita, Noodles, io sono già un uomo morto. Appena metto la testa fuori di casa me la tagliano, non aspettano altro. Non mi ci faranno mai arrivare a quella commissione d'inchiesta. Sanno benissimo che appena apro bocca sono tutti nella merda. Devono farmi sparire! Adesso sai perché ti ho chiamato. Fallo tu, Noodles! Tu sei la sola persona da cui posso accettarlo.[1]
  • [Nel 1968]
    Noodles: Eh sì, di gente ne ho ammazzata, signor Bailey. Qualche volta per difendermi, qualche altra per contratto. Venivano in tanti da noi e ognuno col suo problema: rivali in affari, soci, amanti... In certi casi accettavamo, in certi altri no. [alzandosi] Il suo non l'avremmo mai accettato, signor Bailey.
    Max: È il tuo modo di vendicarti?
    Noodles: No. È solo il mio modo di vedere le cose.
    Max [si allontana e prende l'orologio da taschino in mano]: Sono le 10:25 e io non ho più niente da perdere.[11] Un amico tradito non ha scelta: deve sparare. Fallo!
    Noodles: Vede, signor senatore, anch'io ho una mia storia, un po' più semplice della sua. Molti anni fa avevo un amico, un caro amico. Lo denunciai per salvargli la vita... e invece fu ucciso. Volle farsi uccidere. Era una grande amicizia. Andò male a lui e andò male anche a me. Buonanotte signor Bailey. [si avvicina alla porta] Io spero che quella sua inchiesta si risolva in nulla, sarebbe un peccato che il lavoro della sua vita andasse sprecato.[1] [se ne va]

Citazioni su C'era una volta in America[modifica]

  • Come in un gioco di scatole cinesi, diventa un sogno di sogni. La vicenda rievocata da Noodles si svolge in una dimensione incerta tra realtà e sogno, la stessa struttura narrativa originaria – in cui si scontrano di continuo diverse dimensioni e percezioni del tempo non autorizza a distinguere se la vicenda è frutto dei fumi dell'oppio o di ricordi reali del protagonista. Anche (e soprattutto) in questo caso la memoria del singolo tende a dissolversi in quella di un intero paese. (Gian Piero Brunetta)
  • Erano in un cinema di seconda visione, quasi unici spettatori per C'era una volta in America. Dandi l'aveva scelto su suggerimento dell'avvocato. Miglianico aveva ragione: il film non era nuovissimo, e pieno di lentezze esasperanti. Ma parlava di loro. Dopo un'oretta aveva capito come sarebbe andata a finire Woods l'avrebbe messo nel culo a Robert De Niro. L'amara lealtà di De Niro gli aveva fatto girare le palle. Puzzava di sconfitta. Sembrava proprio che il regista si fosse ispirato al Freddo. Dandi si vedeva come il vincente. Il finale era sbagliato, però. Tutto quel tirarsela col rimorso! Se gli fosse riuscita di sfangarla come a James Woods, altro che rimorso! (Giancarlo De Cataldo)

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al Ridoppiaggio del 2003.
  2. Riferendosi ad una precedente scena, nella quale Noodles si era nascosto nel bagno per spiarla mentre ballava. La musica sulle cui note Deborah balla è la stessa in entrambe le scene.
  3. Cfr. Cantico dei cantici, 5, 10 – 16: «Il mio diletto è bianco e vermiglio, | riconoscibile fra mille e mille. || Il suo capo è oro, oro puro, | i suoi riccioli grappoli di palma, | neri come il corvo. || I suoi occhi, come colombe | su ruscelli di acqua; | i suoi denti bagnati nel latte, | posti in un castone. || Le sue guance, come aiuole di balsamo, | aiuole di erbe profumate; | le sue labbra sono gigli, | che stillano fluida mirra. || Le sue mani sono anelli d'oro, | incastonati di gemme di Tarsis. | Il suo petto è tutto d'avorio, | tempestato di zaffiri. || Le sue gambe, colonne di alabastro, | posate su basi d'oro puro. | Il suo aspetto è quello del Libano, | magnifico come i cedri. || Dolcezza è il suo palato; | egli è tutto delizie!»
  4. Ripresa anche in una scena successiva, ambientata nel 1932, è sempre Deborah che si rivolge a Noodles riferendosi a Max: «Corri Noodles, che mamma ti vuole!»
  5. Cfr. ultime parole di Dominic.
  6. Cfr. Cantico dei cantici, 7, 2 – 3 e 8 – 9 «Come son belli i tuoi piedi | nei sandali, figlia di principe! | Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, | opera di mani d'artista. || Il tuo ombelico è una coppa rotonda | che non manca mai di vino drogato. | Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli. [...] La tua statura rassomiglia a una palma | e i tuoi seni ai grappoli. || Ho detto: "Salirò sulla palma, | coglierò i grappoli di datteri; | mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva | e il profumo del tuo respiro come di pomi".»
  7. Nel doppiaggio originale: «Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?»
  8. Cfr. la prima frase dell'incipit di Alla ricerca al tempo perduto di Marcel Proust: «Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera.»
  9. Riferendosi ad una precedente frase che Deborah aveva detto al fratello Moe ad alta voce, in modo che anche Noodles, nascosto, potesse sentire.
  10. Cfr. Enobarbo a proposito di Cleopatra in William Shakespeare, Antonio e Cleopatra, atto II, scena II: «L'età non può appassirla, quella donna, | né l'abitudine render stantìe | le sue grazie, di varietà infinita.»
  11. Riferimento a una precedente battuta, pronunciata dallo stesso Max nel 1920. In entrambe le occasioni Max tiene in mano lo stesso orologio da taschino.

Altri progetti[modifica]

Trilogia del tempo di Sergio Leone
C'era una volta il West · Giù la testa · C'era una volta in America