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Derby d'Italia

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Una fase di gioco di un derby d'Italia della stagione 1973-1974

Citazioni sul derby d'Italia o rivalità calcistica Inter-Juventus.

Citazioni

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  • ["Cosa ha imparato fino a qui della Juve?"] Che l'Inter è la più grande rivale e non me lo aspettavo. Dall'altra parte non mi pareva. Credevo che la partita più calda fosse Milan Inter. Non avevo proprio idea, ma dopo un giorno qui mi è stato chiaro. (Lúcio)
  • Con Juve e Milan sono rivalità diverse. Quella con la Juve è tradizione, si riaccende a ogni battuta. (Massimo Moratti)
  • Cosa mi piace della Juve? Mi piace di più l'Inter. (José Mourinho)
  • È stata la più grande rivalità che ho vissuto. C'era anche il Milan, ovviamente, ma con Inter la sfida era più intensa per tanti motivi. (Alessandro Del Piero)
  • ["Quando era interista prima dei confronti con la Juve non c'era un'aria diversa?"] Giuro di no. Si sentiva la stessa tensione che avverti prima di un incontro importante. Prima della Roma era uguale. (Lúcio)
  • Il mio sogno? L'Inter batte la Juve a tempo scaduto con un gol segnato in fuorigioco o con la mano. Meglio se in fuorigioco e con la mano. (Giuseppe Prisco)
  • Io sono juventino, il popolo tifa Juve mentre la casta tifa Inter. (Rosario Crocetta)
  • Juventus-Inter, diffidate dell'imitazione. Intesa come prodotto contraffatto. Tempo, luogo, situazione, Juventus-Inter (o la sua immagine riflessa, Inter-Juventus) non sarà mai una partita normale. A volte si dice: non è decisiva, è troppo presto, per loro è più importante. Gli allenatori possono giocare a rimpiattino finché si vuole, ma la riduzione di Juve-Inter è sempre una frottola, e la maggioranza (non silenziosa) rappresentata dai tifosi delle due squadre, lo sa benissimo. (Roberto Perrone)
  • Juventus-Inter è il derby d'Italia, lo è stato per gli ultimi 60 anni e lo sarà per sempre. (Andrea Agnelli)
  • L'Inter è squadra femmina, quindi passionale, volubile, e pertanto agli antipodi del pragmatismo che caratterizza la Juventus. (Gianni Brera)
  • La Juventus è la società più strutturata tra quelle dove ho giocato. Dalla dirigenza ai tifosi, tutti hanno chiaro il ruolo. E i giocatori sanno di venire dopo l'istituzione. È una forza che permette al club di restare ai vertici. Ho avuto la fortuna di andare all'Inter, un club più familiare ma che manca di rigore. (Patrick Vieira)
  • Non credo che sarebbe corretto paragonare quanto fatto dalla dirigenza bianconera con quanto fatto da noi all'Inter. Sono club diversi. Innanzitutto l'Inter non è mai stata in serie B. (Erick Thohir)
  • Partite di grande lotta, basate molto sull'aspetto fisico. Sono sempre state belle gare, spesso ci si giocava la testa della classifica. (Aldo Serena)
  • Quando ero all'Inter e ci fischiavano un rigore dubbio nessuno diceva niente, quando ero alla Juve scoppiava sempre un casino. (Christian Vieri)
  • Sì [Inter-Juventus] è il derby d'Italia, etichetta che Gianni Brera diede alla fine degli anni sessanta alla partita, parlando anche in termini retorici, che viene considerata la madre di tutte le partite. È un'etichetta, detto curiosamente, che fa abbastanza irritare i milanisti. Etichetta che a loro non piace, ma non si può smentire la storia che dice che questo è il derby d'Italia. (Danilo Sarugia)
  • Si prepara come tutte le altre partite contro di loro, quindi con molta concentrazione, curando ogni piccolo dettaglio [...]. Sappiamo che è sempre una partita molto difficile da affrontare, quella. Quella non è una partita qualsiasi. È una partita diversa dalle altre. È il derby d'Italia. Per noi giocatori e per tutti i tifosi è una partita molto sentita. (Diego Milito)
  • [...] Un fattore invisibile a occhio nudo, una questione di DNA: la profonda, inestirpabile persuasione degli juventini di essere i migliori, i primi, contrapposta all'altrettanto radicata e formidabile persuasione degli interisti di essere unici, originali. Come si conciliano due universi, due culture, due tradizioni opposte? E ancora Calciopoli non aveva sparso le sue tossine su quella frattura, rendendola ancora più insanabile... (Javier Zanetti)
  • Io amo l'Inter e apprezzo la Juve, a modo mio. Credo che «le due squadre siano necessarie alla reciproca fama», come ha scritto Gianni Riotta (interista). Per questo non ho mai tifato contro i bianconeri. Io voglio che la Juve esista e continui a sorprendermi. Mi piace vedere come ogni stagione riesca a pasticciare una maglia che non è mai stata entusiasmante.
  • La Juventus, solida e rassicurante come un labrador, certamente vincerà ancora. L'Inter, matta come una gatta, vincerà ancora – probabilmente. La differenza è negli avverbi. Come dire: la Juve è un investimento, l'Inter una forma di gioco d'azzardo – l'unica che pratico, da trentasette anni.
  • La rivale è, e sarà sempre, la Juventus. L'intera iconografia bianconera è una delicata provocazione. C'è un understatement tutto piemontese, nella scelta dei simboli. Noi abbiamo un drago; loro una zebretta. L'Inter è la Beneamata (tutti ci vogliono bene), la Juve la Fidanzata d'Italia (in sostanza, non se la sposa mai nessuno). E guardate i colori! L'Inter è mare in tempesta e cielo di notte. La Juventus è dama, strisce pedonali e primi telegiornali. Vederla vincere in queste condizioni è doloroso.
  • Non posso negarne l'esistenza ma, dal punto di vista ontologico, la dicotomia è una sola: Inter-Juve. L'Inter (come i gatti e Londra) è fascinosa e imprevedibile. La Juventus (come i cani e Parigi) è solida e rassicurante. Il resto è contorno. Ho scritto dicotomia, ma Inter-Juve è di più. È una contrapposizione come Hegel e Kant, Coppi e Bartali, Fellini e Visconti, Usa e Urss, Apple e Microsoft, Beatles e Rolling Stones, yin e yang, moto Bmw e moto giapponesi. Non si tratta di stabilire chi è meglio e chi è peggio (anche se io un sospetto ce l'avrei). Inter e Juve sono pianeti distanti, che entrano in contatto solo in occasione di una partita, di un'amicizia o di un matrimonio. Allora, qualcosa succede. Gli interisti sono romantici, con una punta di decadenza. Gli juventini, neoclassici. Noi siamo idealisti, loro positivisti. Gli interisti sono una nazione dolente (tre scudetti in trent'anni e un Helsingborgs quando non te l'aspetti); gli juventini credono nelle magnifiche sorti e progressive (e spesso vengono accontentati).

Voci correlate

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