Emanuele Severino

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Emanuele Severino (1929 – vivente), filosofo italiano.

Citazioni di Emanuele Severino[modifica]

  • Come mai oggi che la cultura non solo filosofica, ma anch scientifica respingono l'idea di uno stare, di un sapere stabile...come mai in questa situazione c'è uno che ripropone l'assolutamente stabile, l'Assolutamente stante? L'eliminazione di ogni sapere definitivo proviene dal modo in cui la filosofia greca ha mosso i primi passi. Il destino mette in questione quei primi passi. Quindi, mettendoli in questione, ecco che diventa meno paradossale la pretesa di gettare uno sguardo sull'Assolutamente stabile.[1]
  • Da quando l'URSS non controlla più le spinte dal basso contro la ricchezza planetaria e alla loro testa si è posto l'Islam, la sopravvivenza del mondo ricco è in pericolo.[2]
  • È del tutto fuorviante condannare l'«Occidente» e il capitalismo per aver dominato e sfruttato il resto del mondo. I popoli non hanno morale. Se ne è mai visto uno sacrificarsi per un altro? Quando hanno potenza si impongono sui più deboli, come la natura riempie il vuoto.[3]
  • [Guarda le partite di calcio?] Non sono un tifoso, mi appassionano i Mondiali. E la scherma, sa perché? mio padre era maestro di scherma e fece vincere la sua squadra militare prima della Prima Guerra. Fu l'unico sport in cui seppi fare qualcosa, fino a qualche tempo fa avrei potuto sbudellare qualcuno. [La vita come va presa, a baci o a schiaffi?] Avermi dato mia moglie è stato un grande bacio, avermela tolta un grande schiaffo. [Un'ultima domanda: che cos'è l'amore?] Ah, l'amore è pur sempre una forma di volontà e però lascia sempre in una insoddisfazione: dunque chiudere una trasmissione con questa frase lascia un po' di amaro in bocca.[4]
  • In quanto destino della necessità, la verità è l'apparire dell'esser sé dell'essente in quanto tale (ossia di ogni essente); e cioè l'apparire del suo non esser l'altro da sé, ossia dell'impossibilità del suo divenir l'altro da sé, ossia del suo essere eterno. L'apparire dell'essente è l'apparire della totalità degli enti che appaiono [...] Le parti sono un molteplice. L'apparire di una parte è la relazione dell'apparire trascendentale a una parte di tale totalità [...] Ciò significa che esiste una molteplicità di queste relazioni. In questo senso, molteplice non è solo il contenuto che appare, ma anche il suo apparire.[5]
  • [Il pianoforte come strumento a percussione. Abbiamo ragione di pensare che il suo punto di riferimento era Strawinski?] Sì, ero imbevuto di fonica e di formule strawinskiane, ma forse soprattutto bartokiane. [Ma chi l'aveva avviato alla musica?] Mio fratello, che aveva otto anni più di me, era un ottimo pianista. Io lo ascoltavo volentieri, e poi, quando potevo, mi mettevo anch’io al pianoforte, e "componevo". Mi ha sempre attirato, fin da ragazzino, il mondo dei suoni, mi attirava il combinarsi dei rapporti sonori. Sopra di noi abitava il Maestro Guastalli, l'insegnante di mio fratello, che deplorava quel mio modo di suonare, e mi esortava a studiare regolarmente, ma io ostinato preferivo combinare suoni. Ho anche, per la verità, negli anni successivi, studiato con una certa regolarità, ma non sempre con continuità.Sono rimasto, così, un modesto pianista.[6]
  • L'individuo Severino, in quanto ancora abitato dalla volontà di potenza, può cedere a tutte le debolezze cui si abbandonano gli immortali. Ma l'io Severino autentico, che come tutti sta da sempre aperto alla verità, e perciò è qualcosa di infinitamente più grande di Dio, non può avere paura della morte.[7]
  • La morte è l'assentarsi dell'eterno.[8]
  • La civiltà della tecnica è ciò che chiamo "la forma più rigorosa della Follia estrema". Ancora più sottovoce: la Follia estrema è credere nel carattere effimero, temporale, contingente, casuale, dell’uomo e della realtà: è la convinzione che ogni cosa venga dal nulla e vi ritorni. Però la difesa suprema dall’angoscia suscitata da questa convinzione – la difesa che nella tradizione è costituita, in ultimo, da Dio – è diventata la tecnica. Ovunque, la tecnica sta diventando la forma più radicale di salvezza, che oggi ha soppiantato qualsiasi altra forma di rimedio contro la morte.[9]
  • La posizione di Parmenide è singolare perché è anche il punto di maggiore contatto con l'Oriente.[...] La soluzione radicale di Parmenide è questa: il divenire non minaccia più, non può essere nocivo perché non esiste. [...] Tutto l'angosciante, tutto il terribile, tutto l'orrendo del mondo è illusione; questo è il senso della doxa di Parmenide. Ebbene questa è anche la strada percorsa dall'Oriente: i Veda, le Upanishad, la ripresa buddista del bramanesimo sono tutti grandi motivi che convergono su questo punto: l'uomo è infelice perché non sa di essere felice, perché non sa che il dolore è al di fuori di lui, e che lui è un puro sguardo che non è contaminato dal dolore che gli passa innanzi, così come lo specchio non è contaminato dall'immagine che si riflette in esso.[10]
  • Ma la concordanza di Bruno con Parmenide è insieme concordanza con Eraclito, per il quale, ricorda Bruno, tutte le cose sono Uno. Proprio mentre l'epistéme[11] sta per abbandonare la fiducia nella capacità immediata del pensiero di cogliere il senso più profondo della verità, quella fiducia trova nella filosofia di Bruno una della sue espressioni più potenti e grandiose.[12]
  • Ma, si dirà, e la scienza? La scienza è fede?! Sì. Per avere potenza sul mondo, la scienza ha rinunciato da tempo ad essere «verità», nel senso attribuito a questa parola dalla tradizione filosofica. La scienza è divenuta sapere ipotetico. Sa di non essere sapere assoluto («verità», appunto) – e in questo senso non è fede ma dubbio –; tuttavia per aver potenza sul mondo deve aver fede nella propria capacità di trasformarlo; ed è all'interno di questa fede che essa elabora, risolve o conferma i propri dubbi.[13]
  • Oggi il clima culturale filosofico e scientifico, per non parlare della letteratura, si è allontanato dal concetto di verità definitiva, incontrovertibile. “Le verità” odierne servono a trasformare il mondo secondo certi progetti. Nessuno dice più, come Galileo, che l'uomo conosce le verità matematiche così come le conosce Dio. [...] Il pensiero greco intende la verità definitiva delle cose come un oscillare delle cose tra il non essere, l’essere e il non essere. Se le cose del mondo, secondo la convinzione dell’umanità attuale, non erano e non saranno, è inevitabile che non esista alcuna verità definitiva.[14]
  • Quando [...] la Chiesa condanna il divorzio, l'aborto, l'eutanasia, lo sfruttamento del lavoro, il profitto come scopo primario dell'attività economica, l'annullamento dell'uomo nello Stato totalitario (e via via, fino al rifiuto di considerare "famiglia" le unioni non stabili e a maggior ragione le coppie omosessuali), la Chiesa condanna qualcosa che, per essa, non è soltanto una negazione della verità soprannaturale del cristianesimo, ma è anche negazione di quelle "verità naturali" che ogni uomo, anche il non credente, può conoscere e praticare.[15]
  • Questo Papa, da buon pastore, sta cercando di cambiare le cose. Ma non vorrei che si perdesse di vista che la “corruzione” di fondo è l’“evasione” del mondo dal passato dell’Occidente. Vorrei dire che il processo in cui le strutture del passato stanno andando in malora è come la febbre: se non la si avesse non si potrebbe guarire. Stiamo andando verso un mondo gestito dalla razionalità tecnologica; ed è probabile che l’Italia, proprio perché ha avuto gli inconvenienti di cui abbiamo parlato, anticipi i tempi rispetto agli altri popoli meno febbricitanti. (17 dicembre 2013)[9]
  • Se ci si debba affidare alla scienza o alla religione o ad altra forma di sapienza o di esperienza non lo può dire né la scienza, né la religione, né altro. Rispondere a questo tipo di domande è sempre stato il compito della filosofia. A chi vorrebbe metterla da parte sarebbe da ricordare che sbarazzarsene è ed è sempre stato una forma di filosofia. E ancora: siamo proprio sicuri che tra "spiritualità" e "tecnica" ci sia un'opposizione così insanabile e che esse, al di sotto del loro opporsi, non abbiano un'anima comune?[9]
  • Se si dà già per scontato che cosa sia la pazzia, la filosofia diventa completamente superflua.[16]
  • Si può dire che l'unico bene precluso ai popoli del "paradiso della tecnica" è la verità del paradiso. Un paradiso senza verità può essere un inganno. Il sospetto che lo sia lo rende un inferno.[17]
  • Sono io il primo a riconoscerlo. Quando ho iniziato a maturare questo modo di pensare -ma andiamo molto indietro- ero io il primo a capire che avrei dovuto lasciare quell'università. [Lei, tuttavia, non ha mai rotto umanamente e anche come stima personale, con il suo maestro, Gustavo Bontadini?] Ci siamo voluti un bene, che mi commuovo tuttora pensarci. Io mi ricordo che quando era negli ultimi giorni..ah, che caro uomo... Andai a trovarlo in via Stradella -abitava in via Stradella, dalle parti di Corso Buenos Aires-, gli dissi: <<Maestro, sono Emanuele Severino>>. Lui, che non apriva gli occhi da giorni, ha avuto un sussulto, e mi ha aperto le braccia. Ci siamo abbracciati a lungo. Dopo, lui ha lasciato le braccia e l'ho lasciato.[1]

Da Emanuele Severino: «Un tedesco mi consegnò il mitra e scappò»

Pier Luigi Vercesi, Corriere della Sera, 30 dicembre 2018.

  • [Mi spiega, nel modo più semplice possibile, in cosa consiste la sua filosofia?] Noi siamo Re che si credono Mendicanti. Non metto in discussione solo il Cristianesimo, ma tutta la civiltà occidentale e la sua filosofia, secondo la quale noi veniamo dal nulla e finiamo nel nulla. Questa è l'essenza del nichilismo. No, ognuno di noi è un dio con la convinzione di essere contingenza, ombra di un sogno. L’uomo è una povera cosa: lo dice Pindaro, lo dicono Shakespeare e Leopardi, è il clima creato da Bertolt Brecht. In realtà siamo l’eterno apparire del destino. I nostri morti ci attendono come le stelle del cielo attendono che passino la notte e la nostra incapacità di vederle se non al buio. Siamo destinati a una Gioia più intensa di quella che le religioni e le sapienze di questo mondo promettono. Il mendicante è il nostro essere convinti, per esempio, che io stia farneticando, perché le cose reali sono questo mondo, l'Europa, l'Italia, i rapporti economici, giuridici, sessuali. Mentre il fondo dell'uomo consiste nella sua permanenza assoluta. Con la morte noi superiamo lo stato di mendicità: la morte ci consente di oltrepassare il senso del nulla.[18]

Da Hemingway, il nichilista che sapeva uccidere

Corriere della Sera, 28 settembre 2008

  • Hemingway aveva imparato che il piacere della vita è inseparabile dal dolore: la vita è lotta – è «guerra», diceva l'antichissimo Eraclito.
  • Hemingway concepiva la sincerità come il supremo comandamento morale. Anche e innanzitutto nella scrittura, che non deve nascondere quello che l'uomo prova veramente.
  • Il culmine della follia non è forse pensare che l'essere è il nulla? E «nichilismo» non è forse, innanzitutto, pensare che l'essere è nulla? E non è forse per questo antico pensiero che possono esser maturate tutte le radicali distruzioni che scandiscono la storia dell'Occidente?
  • Se i cristiani sono convinti che Gesù sia il più santo, devono credere che natura, indole, impulsi siano in lui i più malvagi e che egli sia il più santo proprio perché, solo lui, riesce a vincerli. La crudezza di certe espressioni di Gesù può essere un sintomo. Il primo passo per vincere quanto di «terribile-temibile» è presente in ognuno di noi è guardarlo in faccia.

Da L'intervista a Enanuele Severino

Tommy Cappellini, Il Giornale, 7 gennaio 2009

  • Dell'Occidente degli ultimi duecento anni [possiamo dire che il] relativismo - il cui nome oggi circola così tanto grazie alla Chiesa - è un fenomeno più profondo di quanto si creda. Riguarda l'esito della Storia. Pensiamo a due tempi: il primo, quello della tradizione filosofica tout court fino a Hegel, è seguito da quello del tramonto degli dei, ovverosia lo smantellamento inevitabile di questa tradizione. Ecco, è il tempo del relativismo». [Perché uno smantellamento inevitabile?] Perché non si tratta di un cambiamento di gusto, che Dio è morto perché la gente ha perso il gusto di credervi. Significherebbe che può rinascere. Io parlo di inevitabilità, di incontrovertibilità. Nelle conferenze verrà rovesciato un modo di pensare ancora prevalente, riconducibile per esempio a Marx, che vuole che sia l'esistenza e la vita dell'uomo a trasformare il mondo. Come dire, la filosofia sarebbe solo una sovrastruttura posta su una realtà di base. Non è così. Il discorso filosofico contemporaneo ha una sua invincibilità.[19]
  • Si crede che ci sia opposizione tra Islam e Cristianesimo, ma essi stanno dalla stessa parte. Il loro nemico - d'altra parte il Pontefice lo ha rilevato - è la distruzione della tradizione occidentale. Questo è l'autentico scontro di civiltà, che non è tra le due religioni, che hanno in comune la relazione al Dio dei filosofi - greci - e al dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

Da Intervista a Emanuele Severino. Per capire perché la civiltà della tecnica «ha bisogno di mostrare la necessità della “morte di Dio”»

Lugi Amicone, tempi.it, 16 marzo 2014

  • Si tratta però di capire – ed è tutt'altro che agevole – quali siano le ragioni della tecnica e quelle delle forze che tentano di resisterle. Ma si possono capire le loro ragioni se non si sa che cosa significa “ragione” e in che consista la “potenza” da cui è sostenuta? A quale sostegno ci affideremo per saperlo? Se ci si debba affidare alla scienza o alla religione o ad altra forma di sapienza o di esperienza non lo può dire né la scienza, né la religione, né altro. Rispondere a questo tipo di domande è sempre stato il compito della filosofia. A chi vorrebbe metterla da parte sarebbe da ricordare che sbarazzarsene è ed è sempre stato una forma di filosofia. E ancora: siamo proprio sicuri che tra "spiritualità" e "tecnica" ci sia un'opposizione così insanabile e che esse, al di sotto del loro opporsi, non abbiano un'anima comune?

Da «Il mondo cambia: sopravviverà solo chi lo sta capendo»

Bresciaoggi.it, 16 aprile 2017.

  • [La salvezza nel futuro è un innalzamento culturale, ha anche detto. Lo pensa ancora?] È in atto uno scontro. Da una parte la tradizione, che crede in un senso definitivo del mondo. Dall’altra la contemporaneità. Penso alla visione che si è venuta a formare negli ultimi 200 anni, che non crede nell'esistenza di un senso unitario, ma considera il mondo un insieme di frammenti.[20]
  • [Nel maggio 1974, dopo la strage in piazza Loggia, lei metteva nero su bianco il suo monito contro il fascismo. Un pericolo tuttora attuale?] A quella opposizione al fascismo si è sostituita quella fra capitalismo democratico e comunismo. Che, a sua volta, col passare del tempo si è indebolita. Il comunismo sta finendo anche in Cina. Si è affacciato un protagonista nuovo sul quale credo si insista poco: si chiama tecnologia. Tramontano le forme del potere di un tempo, presto sarà la tecnica a servirsi delle forze in campo che si illudono di comandarla.
  • [Filosofia e politica possono ancora camminare insieme?] Una domanda alta... Se torniamo nell'antica Grecia, la politica nasce come volontà di adeguarsi alla verità quale scoperta dal pensiero filosofico. Per la chiesa cattolica la politica non può essere invenzione arbitraria, ma deve attenersi alla verità rivelata, il pensiero filosofico ritenuto autentico. Dunque anche per la chiesa la politica deve trovare fondamento in una competenza filosofica. Poi ha preso piede, invece, una democrazia procedurale che prescinde dalla verità: le leggi sono scritte e vengono osservate in quanto esito di votazione della maggioranza, che decide e determina.

Emanuele Severino: "Come fu che Martin Heidegger studiò la mia tesi di laurea"

Silvia Truzzi, ilfattoquotidiano.it, 8 giugno 2019.

  • [Professore, perché non ha mandato a Heidegger la sua tesi?] Ero un ragazzo, per carattere non sono uno che si promuove. Erano anche altri tempi, non usava. [A quei tempi il filosofo tedesco era poco conosciuto in Italia.] Non conosciuto come meritava. A 19 anni ho dovuto fare i conti con Sein und Zeit. Il tedesco lo conoscevo perché al liceo andavo a lezione di tedesco da un gesuita: Padre Auer. E Padre Auer conosceva Hitler. Ricordo che mi raccontava i contorcimenti di Hitler quando le cose non andavano come voleva lui.[21]
  • [Come ha fatto a prendere la libera docenza a 21 anni?] Mi sono laureato giovane, avevo saltato la prima liceo. Dopo la guerra c'era voglia di fare tutto subito. Nell'inverno del 1950 Esterina, che l’anno dopo sarebbe diventata mia moglie, vide sul Corriere una noticina in cui si diceva che quell’anno poteva partecipare al concorso di libera docenza anche chi era laureato da meno di cinque anni.
  • [Quando ha deciso di studiare filosofia?] Mio fratello, morto alpino nell'ultima guerra, era normalista a Pisa e aveva come docenti Gentile, [Armando] Carlini, Russo e Calogero. A casa parlava dei suoi studi, io lo adoravo. Quindi direi che il mio primo contatto con la filosofia è stato con quanto mio fratello diceva di Gentile e che mi sembrava estremamente intelligente, anche se capivo poco. [Era un bimbo!] Sì, sì, ero un bimbo. Intuivo che poi, quando sarei andato al liceo, avrei capito di più. Ma quando dovetti decidere cosa fare ero indeciso tra fisica, matematica e filosofia.

Che cosa fanno oggi i filosofi?[modifica]

  • La filosofia va necessariamente verso il proprio tramonto, cioè verso la scienza, che tuttavia è il modo in cui oggi la filosofia vive. [...] Tutti possono vedere che la filosofia, su scala mondiale, declina nel sapere scientifico.
  • La scienza è una elaborazione di tecniche per raggiungere in modo ottimale certi scopi. [...] Dati certi scopi la scienza indica i mezzi relativamente più idonei per realizzarli; ma non indica quali scopi debbano essere perseguiti.
  • Nascere vuole dire [...] uscire dal niente; morire vuol dire tornare nel niente: il vivente è ciò che esce dal niente e torna nel niente.

Il parricidio mancato[modifica]

  • La grande filosofia degli inizi non appare sul fondamento del tragico, ma è la grande tragedia attica ad apparire sul fondamento dello spazio aperto dalla testimonianza del senso ontologico del divenire.
  • Il grido. Sta all'inizio della vita dell'uomo sulla terra. Il grido di caccia, di guerra, d'amore, di terrore, di gioia, di dolore, di morte. Ma anche gli animali gridano; e per l'uomo primitivo grida anche il vento e la terra, la nube e il mare, l'albero, la pietra, il fiume. Ma solo l'uomo si raccoglie attorno al proprio grido, in assenza degli eventi che l'hanno provocato.
  • La musica è la casa natale della parola, ma solo le parole che in questa casa vengono alla luce la riconoscono come la loro casa natale e come la rievocazione del grido.
  • La storia dell'essenza del nichilismo (cioè della persuasione che l'ente è niente) incomincia con Parmenide – che pure afferma l'eternità dell'Essere e quindi l'impossibilità che esso, divenendo, non sia, cioè sia niente. È con Parmenide che incomincia la separazione degli enti dall'Essere.
  • Ogni civiltà, e soprattutto quella occidentale, non è stata altro che edificante – anche e proprio quando ha prodotto l'estremo della distruzione e dell'orrore. Potrà mai accadere all'uomo di non essere edificante?
  • Adamo sarebbe stato vittorioso sul peccato proprio e soltanto se avesse mangiato i frutti proibiti.

La follia dell'angelo[modifica]

  • La democrazia è una fede.
  • L'etica è una delle forme estreme della violenza, perché è l'amministrazione del divenire, in vista della realizzazione degli scopi che sono ritenuti adatti alla piena realizzazione dell'uomo.
  • L'orgoglio è una qualità di chi è impotente. È dal punto di vista di Dio che Lucifero pecca di orgoglio. Ma la vittoria di Dio su Lucifero è un'illusione di Dio.
  • Rifugiarsi nella natura è rinchiudersi nelle mura della violenza.
  • Si tratta di capire che la costruzione e la distruzione hanno la stessa anima...

Citazioni su Emanuele Severino[modifica]

  • [Rivolgendosi a Emanuele Severino] Lei sa che molti critici dicono: Severino è geniale, però dice delle cose che non stanno né in cielo né in terra. E così continuano a dormire tranquilli nella notte. Molto spesso è l’atteggiamento degli ipocriti, degli ignoranti. (Mario Capanna)

Note[modifica]

  1. a b Intervistato da Monica Mondo. Emanuele Severino ospite a "Soul domenica". 26 maggio 2019, su Youtube.com (canale di Tv2000it), ai minuti 2:00 e dal 9:55al 10:44. URL archiviato il 6 agosto 2019.
  2. Da La Seconda Guerra Fredda, Corriere della Sera, 17 agosto 2006, p. 1.
  3. Da Due fedi, la stessa crisi, Corriere della Sera, 26 febbraio 2006, p. 26.
  4. Intervista di Gigi Marzullo a Sottovoce, puntata del 7 agosto 2019. Citata da Adriano Sofri. Emanuele Severino, la trasmissione e la vita. 7 agosto 2019, su ilfoglio.it/. URl archiviato il 10 settembre 2019.
  5. Da Fondamento della contraddizione, Adelphi, Milano, 2005.
  6. Intervista da prof. Renzo Baldo. Il filosofo e la musica, su ases.psy.unipd.it. URl archiviato il 10 settembre 2019. Ospitato anche nelsito emanueleseverino.com.
  7. Dal Corriere della Sera, 4 agosto 1981.
  8. Da La legna e la cenere, Rizzoli.
  9. a b c Intervistato da Silvia Truzzi. Emanuele Severino, l'intervista: "Ecco perché la giovane Italia va in malora". 17 dicembre 2013, su ilfattoquotidiano.it. URl archiviato il 2 novembre 2014. Ripresa da tempi.it.
  10. Da un'intervista su Emsf.rai.it, Venezia, Museo Correr, Biblioteca Marciana, 15 marzo 1988.
  11. Vedi episteme.
  12. Da La filosofia dai greci al nostro tempo. La filosofia moderna, BUR, 2004, p. 34.
  13. Da Le fedi e la lotta per il potere, Corriere della Sera, 24 maggio 2007, p. 40.
  14. Intervistato da Claudio Gallo. Emanuele Severino: “Vi spiego perché quest’intervista è eterna”. 2 marzo 2018, su lastampa.it. URL archiviato il 10 settmebre 2019.
  15. Da Il declino del capitalismo, Bur, Milano, 2007, cap. 33, Tam evidenter.
  16. Da La filosofia contemporanea, Rizzoli, 1986, p. 28.
  17. Da Tecnica e architettura, a cura di Renato Rizzi, Raffaello Cortina Editore, 2003, p. 52.
  18. Emanuele Severino: «Un tedesco mi consegnò il mitra e scappò». URl archiviato il 10 settmebre 2018
  19. Intervistato da Tommy Cappellini. L'intervista a Emanuele Severino. 7 gennaio 2009, su ilgiornale.it. URL archiviato il 10 settembre 2019
  20. Intervistato da Brescia Oggi. «Il mondo cambia: sopravviverà solo chi lo sta capendo». 16 aprile 2017, su bresciaoggi.it. URL archiviato il 10 settmere 2019.
  21. Emanuele Severino: "Come fu che Martin Heidegger studiò la mia tesi di laurea". URL archiviato il 10 settembre 2019 (cfr. Elenco delle interviste tratto da google.it).

Bibliografia[modifica]

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