Martin Heidegger

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Essere e tempo di Martin Heidegger, edizione tedesca 2001

Martin Heidegger (1889 – 1976), filosofo tedesco.

Citazioni[modifica]

  • Arriviamo a capire che cosa significa pensare quando noi stessi pensiamo. Perché un tale tentativo riesca, dobbiamo essere preparati a imparare a pensare. Non appena ci disponiamo ad imparare, abbiamo già con questo ammesso che non siamo ancora capaci di pensare. E tuttavia l'uomo è ritenuto quell'essere che può pensare. A giusto titolo, del resto. (da Che cosa significa pensare?, in Saggi e discorsi)
  • Caos è il nome che indica un peculiare pre-oggetto del mondo nella sua totalità e del signoreggiare cosmico. (da Nietzsche, traduzione di F. Volpi, Adelphi, Milano, 1995)
  • L'esserci, [l'essere umano] compreso nella sua estrema possibilità d'essere, è il tempo stesso, e non è nel tempo. (da Il concetto di tempo, 1924, Adelphi)
  • Il linguaggio è la casa dell'essere e nella sua dimora abita l'uomo. (dalla Lettera sull'umanismo)
  • Il presente viene sempre dopo l'avvenire. L'avvenire è l'origine della storia. Storico è l'avvenire, quel che viene posto nella volontà, nell'attesa [...] L'Inizio è ancora. Non è alle nostre spalle, come un evento da lungo tempo passato, ma ci sta di fronte, davanti a noi. L'inizio, in quanto è ciò che vi è di più grande, precede tutto ciò che è sul punto di accadere e così è già passato oltre di noi, al di sopra di noi. (dalle Lezioni del semestre invernale 1937-38)
  • Io sono un teologo cristiano! (da una lettera del 1921 a Karl Löwith)
  • Io stesso non so ancora abbastanza chiaramente come debba essere definita la mia "posizione" rispetto a Hegel. Come "posizione opposta" sarebbe troppo poco. (da una lettera a Hans-Georg Gadamer del 2 dicembre 1971, in: Gadamer, La dialettica di Hegel, traduzione di R. Dottori, Marietti, Genova 1996, p. 187)
  • La filosofia è alla fine. (da Ormai solo un dio ci può salvare, traduzione di A. Marini, Guanda, Parma)
  • L'uomo è collocato, impegnato e provocato da una potenza che diviene palese nell'essenziarsi della tecnica e che egli stesso non signoreggia. (da Solo un dio ci può salvare, Guanda, Parma 1987, p. 137)
  • L'uomo è il pastore dell'Essere. (dalla Lettera sull'umanismo, a cura di Franco Volpi, Adelphi, Milano 1995, p. 56)
  • [Il nichilismo] Nietzsche lo chiama «il più inquietante»[1] (unheimlich) perché, come incodizionata volontà di volontà, ciò che esso vuole è la spaesatezza (Heimatlosigkeit) come tale. Per questo non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è scorgerlo e guardarlo bene in faccia. (da La questione dell'essere, in Oltre la linea)
  • Mantenendosi all'interno del nulla, l'esistenza riesce a emergere al di sopra dell'esistente nella sua totalità. (citato in Ann van Sevenant, Il filosofo dei poeti: l'estetica di Benjamin Fondane, Mimesis, 1994)
  • Porre il sistema di Hegel di fronte allo sguardo e quindi pensare in una direzione totalmente opposta. (da Beitrage Zur Philosophie: Vom Ereignis, 1938, in Contributions to philosophy: from enowning, Indiana University Press, 1999, p. 123)
  • Quella che è stata la funzione della filosofia fino ad oggi è stata ereditata dalle scienze. [...] La filosofia si dissolve in singole scienze: la psicologia, la logica, la politologia. (da Ormai solo un dio ci può salvare)
  • Tutta la realtà tedesca è stata cambiata dallo Stato nazionalsocialista, col risultato che anche tutto il nostro modo passato di intendere e pensare deve ugualmente trasformarsi. [...] Il Führer, lui proprio e lui soltanto è la realtà tedesca presente e futura, e la sua legge. Imparate sempre più profondamente: ormai ogni cosa esige una decisione ed ogni atto una responsabilità.
    Heil Hitler! (citato in Ralf Dahrendorf, Erasmiani, traduzione di M. Sampaolo, p. 6)
  • Lo psichiatra ha bisogno dello psichiatra. (citato in Roudinesco Elisabeth, Jacques Lacan. Profilo di una vita, storia di un sistema di pensiero, Cortina, 1995)

Essere e tempo[modifica]

Incipit[modifica]

...δηλον γαρ ως υμεις μεν ταυτα (τι ποτε βουλεσθε θημαινει οποταν ον φθεγγεσθε) παλαι γιγνωσκετε, ημεις δε προ του μεν ωομεθα, νυν δηπορηκαμεν... «È chiaro infatti che voi da tempo siete familiari con ciò che intendete quando usate l'espressione essente; anche noi credemmo un giorno di comprenderlo senz'altro, ma ora siamo caduti nella perplessità.»[2] Abbiamo noi oggi una risposta alla domanda intorno a ciò che propriamente intendiamo con la parola «essente»? Per nulla. È dunque necessario riproporre il problema del senso dell'essere. Ma siamo almeno in uno stato di perplessità per il fatto di non comprendere l'espressione «essere»? Per nulla. È dunque necessario incominciare col ridestare la comprensione del senso di questo problema. Lo scopo del presente lavoro è quello della elaborazione del problema del senso dell'«essere». Il suo traguardo provvisorio è l'interpretazione del tempo come orizzonte possibile di ogni comprensione dell'essere in generale.

Citazioni[modifica]

  • Il circolo non deve essere degradato a circolo vitiosus e neppure ritenuto un inconveniente ineliminabile. In esso si nasconde una possibilità positiva del conoscere più originario, possibilità che è afferrata in modo genuino solo se l'interpretazione ha compreso che il suo compito primo, durevole e ultimo, è quello di non lasciarsi mai imporre pre-disponibilità, pre-veggenza e pre-cognizione dal caso o dalle opinioni comuni, ma di farle emergere dalle cose stesse, garantendosi così la scientificità del proprio tema.
  • La filosofia è ontologia universale e fenomenologica.

Sentieri interrotti[modifica]

  • Il Sacro congiunge il Divino. Il Divino avvicina Dio. (Perché i poeti?)
  • Nella metafisica ha luogo la riflessione sull'essenza dell'ente e la decisione circa l'essenza della verità. (L'epoca dell'immagine del mondo)
  • Se ci riuscirà di penetrare nel fondamento metafisico che sta alla base della scienza moderna, ci sarà possibile, da esso, gettare uno sguardo sulla essenza del Mondo Moderno stesso. (L'epoca dell'immagine del mondo)
  • Siamo forse alla vigilia della più mostruosa trasformazione della Terra intera, e del tempo dello spazio storico a cui essa è legata? Siamo alla vigilia di una notte che prelude a un nuovo mattino? Siamo in cammino verso il luogo storico di questo crepuscolo della Terra? Sta nascendo solo ora questo luogo della sera [Land des Abends]? Questo Occidente [Abend-Land] diverrà – al di sopra dell'"Occidente" [Occident] e dell'"Oriente" e attraverso ciò che è europeo – il luogo della storia futura più originariamente conforme al destino [geschickt]? (Il detto di Anassimandro, 1946, p. 303)
  • Ma il pensiero incomincerà solo quando si renderà conto che la ragione glorificata da secoli è la più accanita nemica del pensiero. (La sentenza di Nietzsche «Dio è morto», La Nuova Italia, Firenze 1979, p. 246)

Citazioni su Martin Heidegger[modifica]

  • Ha illustrato a più riprese che la tecnica ha concluso l'era umanistica, per cui l'uomo non è più il soggetto della storia, ma il funzionario di apparati tecnici, dai quali è in qualche modo «im-piegato» (be-stellte). Addirittura, rischia di diventare materia prima, anzi la più importante delle materie prime (der Mensch der wichtigste Rohstoff ist), sotto il profilo dell'assoluta utilizzabilità. (Umberto Galimberti)
  • Heidegger è il grande maestro della meraviglia, l'uomo il cui stupore di fronte al semplice fatto che noi siamo invece di non essere ha posto un luminoso ostacolo sul sentiero dell'ovvio. (George Steiner)
  • Heidegger, per così dire, tenta di scuoterci e di colpirci facendoci constatare la straordinarietà della nostra esistenza. Una volta avvenuto ciò ci troviamo in condizioni di poter raggiungere il significato dell'esistere alla stessa profondità raggiunta dal filosofo presocratico preferito da Heidegger. Tuttavia nemmeno Heidegger è riuscito a rivelarci la sua filosofia dell'essere non realizzata; poiché Sein und Zeit termina con una domanda: «Che cosa è l'essere?». Ed il volume dal quale ci aspettiamo una risposta non è ancora apparso, e probabilmente non apparirà mai. (Donald Nicholl)
  • Il merito del giovane Heidegger fu, negli anni Venti, di meditare filosoficamente sull' angoscia che sommergeva l' incipiente XX secolo. Alla rivoluzione mentale che il nuovo pensiero invocava fu affibbiato un vocabolo divenuto ben presto alla moda e come tutte le mode destinato a propagarsi abusivamente: «esistenzialismo». (André Glucksmann)
  • Il punto centrale delle sue riflessioni estremamente complicate sembra essere che la «verità» è stata troppo prontamente accettata come l'adeguarsi della mente al suo soggetto. Ma l'essenza della verità è qualcosa di molto più profondo di questa semplice comformazione della mente al suo soggetto, poiché c'è un punto in cui non siamo noi che giudichiamo la verità, ma la verità che si rivela a noi. La verità non dipende dai nostri giudizi, si svela quasi spontaneamente quando raggiungiamo l'esistenza. (Donald Nicholl)
  • L'importanza di Heidegger sta nel fatto che egli qualifica la sua filosofia come «oltrepassamento della metafisica». Visto che con metafisica si intende tutto il pensiero filosofico da Platone in poi, ciò significa porsi in una posizione-cardine, di cui Heidegger ha piena consapevolezza. Che cosa significa metafisica? Nient'altro che la versione filosofica della visione religiosa del mondo. (Umberto Galimberti)
  • Nel movimento di reazione a Hegel, il problema dell'essere è giunto con Schelling al punto in cui sarà ripreso più tardi da Heidegger. (Karl Löwith)
  • Pseudoproposizioni [...] si trovano con particolare frequenza, per esempio, in Hegel e in Heidegger, il quale ultimo, insieme con molte peculiarità della forma linguistica hegeliana, ha accolta anche l'eredità di parecchi suoi difetti logici. (Rudolf Carnap)

Note[modifica]

  1. Fra tutti gli ospiti.
  2. Platone, Sofista, 244a.

Bibliografia[modifica]

  • Martin Heidegger, Essere e tempo, traduzione di Pietro Chiodi, Longanesi, 1976¹¹.
  • Martin Heidegger, Saggi e discorsi, traduzione di Gianni Vattimo, Mursia, 1991.
  • Martin Heidegger, Sentieri interrotti, traduzione di Pietro Chiodi, La Nuova Italia, Firenze, 1968¹.
  • Ernst Jünger, Martin Heidegger, Oltre la linea, traduzione di Alvise La Rocca e Franco Volpi, Adelphi, 1990.

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