Paolo Crepet

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Paolo Crepet

Paolo Crepet (1951 – vivente), psichiatra, scrittore e sociologo italiano.

Citazioni di Paolo Crepet[modifica]

  • C'è un problema psicologico, non giuridico: voi siete mamme e non ve lo devo dire io che quei nove mesi non sono solo una questione di crescita biologica. Ci sono migliaia di studi che testimoniano che tra la mamma e il bambino che ha in pancia si stabilisce una relazione affettiva. [...] Le donne che chiedono ad altre di portare avanti, per loro, la gravidanza? Orribile, nazismo, nazismo puro. Voi parlate dei diritti degli adulti e non dei diritti dei bambini.[1]
  • [Su Romanzo criminale] Contribuisce in modo notevole ad aiutare la gente a non pensare, a rivolgere l'attenzione ad altro ed è per questo che il prodotto letterario e poi cinematografico è vincente.[2]
  • Il successo di queste serie televisive, come di tutti i film sulla mafia o sul male in generale, hanno un'unica grande spiegazione: ci attraggono perché ognuno di noi è in qualche modo attirato dal male, ma ci consolano e ci addormentano in quanto finzione.[2]
  • Romanzo Criminale è l'oppio delle menti, perché nessuno spettatore, guardando quelle scene, si chiede in che condizioni si vivesse davvero negli anni Settanta a Roma. A differenza della cronaca vera, che è mondo nudo e crudo e innesca in noi un meccanismo di senso di colpa, la serie tivù provoca estraneazione.[2]
  • Viviamo uno strano paradosso: nessuno può dirsi più solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo.[3]

Baciami senza rete[modifica]

  • La maleducazione ai tempi di Internet e della tecnologia pare non conoscere confini: tutto sembra essere concesso, il rispetto dell'altro è un concetto ormai obsoleto, abitudine da vecchi signori che riposano in qualche cimitero di campagna.
  • La seduzione inizia da un neo, ovvero da una differenza, da ciò che contraddistingue l'unicità. Le attrici che hanno lasciato un ricordo indelebile nella nostra memoria sono state quelle che aveva qualche piccolo difetto: la perfezione femminile (e maschile) non lascia storia e nemmeno turbamento, può forse funzionare per una fotografia, per una pubblicità, ma non per la costruzione di un mito.
  • E se domani i nostri figli potranno finalmente vivere in un mondo nel quale un computer può essere assolutamente competitivo con l'intelligenza umana, quale sarà il loro compito e il loro destino? Controllare i megacomputer o esserne controllati?
  • Un giovane talento, per quanto innovativo e creativo possa essere, se rimane isolato, benché connesso con il mondo in maniera virtuale, non potrà mai esprimersi come invece chi ha occasioni quotidiane di contaminazioni reali.
  • Basterebbe che un genitore si ponesse una semplice domanda: se a un ragazzo o a una ragazza non è ma mancato nulla, come potrà conoscere la necessità di costruire da sé qualcosa per il proprio futuro?
  • Tutti i bambini hanno un talento, come diceva Maria Montessori, ma non tutti sono creativi allo stesso modo. Per far crescere il loro estro occorre renderli fiduciosi nelle loro capacità e non dipendenti da nulla: compito difficilissimo per qualsiasi educatore.
  • La tecnologia digitale è, e deve rimanere uno strumento, non un fine. Rispetto ai cambiamenti antropologici che costantemente propone, occorre pronunciare parole di saggezza, far valere un impeto di buon senso. I tecnocrati sono cittadini come altri, non imperatori del nuovo mondo.

Elogio dell'amicizia[modifica]

  • L'amicizia nasce dalle occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise, non di mediocrità affettiva.
  • L'amicalità applicata all'insegnamento genera infatti un effetto rilassante negli insegnanti, in quanto li fa sentire magicamente irresponsabili: l'autorevolezza è faticosa e va ribadita di continuo, mentre questa decadente forma di pariteticità non richiede alcuno sforzo.

Impara ad essere felice[modifica]

  • Dovresti imparare che la vita, come l'amore, è l'unico business il cui bilancio deve finire in rosso: bisogna dare tutto senza calcolare ciò che ci viene riversato.
  • Il corpo ha le sue stagioni, e quelle giovanili non sono necessariamente migliori di quelle successive.
  • I veri viaggiatori, non sono persone ricche ma curiose. Non sono alla ricerca di comodità, ma di novità, sorprese.
  • Il mestiere mi ha insegnato che la cosa più difficile e improbabile è proprio cambiare. Eppure la ricerca della felicità non risiede nel conservare, ma nel coraggio di modificare il corso degli eventi.
  • La felicità è come un treno senza orario: ne passa uno ogni tanto. Non puoi prevederne l'arrivo, né sapere quando ripartirà. Il tuo compito è andare in stazione.
  • Le felicità è racchiusa nel coraggio di provocarsi, di pretendere qualcosa dal proprio destino senza lasciare che faccia il suo corso senza il nostro contributo.
  • La malattia è un linguaggio comunicativo, non un ammasso anarchico di cellule impazzite. Succede che il nostro corpo non sia soddisfatto della vita che fa e si lamenta, tenti di opporsi, critica il cervello per le sue scelte.
  • La solitudine ha, a volte, colori e sfumature inattesi, sorprendenti. È una stanza vuota dove risuona la propria anima, la propria sensibilità.
  • L'infelicità è una palude dove non alberga che la resa, la rinuncia.
  • Non ho mai creduto che una persona grassa sia più infelice di una magra, a meno che non sia sul libro paga di un'azienda di moda.
  • Un'eccessiva tutela impedisce la maturazione, quindi blocca anche lo sviluppo emotivo, la felicità.
  • Un maestro non ammaestra; educare, eleva.

I figli non crescono più[modifica]

  • Alza la fronte e non porre limiti alla tua ambizione: i limiti sono fatti per essere superati attraverso passione e capacità. Non è vero che nella vita bisogna accettarsi, piuttosto è fondamentale sapere che ti puoi migliorare, qualsiasi sia la stagione che stai attraversando.
  • Ciascuno di noi ha il diritto di pensare che la vita è una lunga strada, dove si può e si deve tentare, sbagliare e riprovarci ancora.
  • Compito di uno psichiatra è accompagnare la crescita, è accompagnare il dolore e non cancellarlo; semmai deve provare a far sì che il danno non si riproduca, che non germogli una pianta infestante l'intera esistenza.
  • D'altra parte ho sempre pensato che la professione dell'insegnante non sia e non debba essere un mestiere per chiunque: una comunità civile dovrebbe pure saperlo.
  • È l'amore che agisce come una malattia, ma funziona al contrario: fa bene quando infetta, fa morire guando guarisce.
  • Le nuove tecnologie comportano nuove responsabilità da parte degli adulti.
  • L'idea del limite – e la sua intriseca, purtroppo persuasiva, forza pedagogica – nasce per controllare le persone, per costringerle a crescere all'interno di uno steccato, a vivere mortificandosi: costituisce la via pedagogica alla frustrazione, un progressivo annientamento di aspettative e delle più elementari ambizioni esistenziali.
  • Ogni uomo magnifico contiene una debolezza che lo impreziosisce.
  • Pensare e mandare in onda un programma significa contribuire alla costruzione della cultura e dei linguaggi delle giovani generazioni, dunque la televisione non può esimersi dall'assolvere un ruolo primario nell'educare.
  • Quei vestiti tutti neri sanno di sconfitta, odorano di lutto collettivo.

La gioia di educare[modifica]

  • Credere in se stessi significa avere fiducia nell'altro, dunque in una possibilità di relazione, di un amore, di un aiuto, di una solidarietà.
  • Fin che c'è pensiero c'è dignità, fin che c'è il coraggio di inquietarsi, c'è libertà.
  • Il rito del donare è complesso, a volte lo si fa con spontaneità, altre volte il dono maschera una necessità ricattatoria: donare non è gratuito, richiede sempre qualche altra cosa in cambio.
  • L'adolescente non sa chi è stato e teme di non riuscire a diventare quello che sogna di essere: la consapevolezza di sé è il frutto di un lungo, complesso confronto tra stadi precari della propria identità, e il gruppo consente di rispecchiarsi nell'altro, di imparare a riconoscere sé e l'altro da sé.
  • La mediocrità annichilisce, appiattisce, rende tutti uguali. La fantasia e i sogni sottolineano le nostre risorse interne, cioè il nostro stesso segreto di vivere.
  • La parola «flessibilità» è diventata sinonimo di «sfruttamento», le leggi che l'hanno creata sono state utilizzate da manager pubblici e privati per avere a disposizione migliaia di giovani lavoratori a basso costo, quotidianmente ricattabili semplicemente agitando lo spettro della cessazione del contrato di lavoro.
  • La scuola dovrebbe insegnare a saper stare da soli, a vivere passioni, a mettere le emozioni al centro della nostra vita.
  • Mi chiedo: possibile mai che nessun imprenditore abbia riflettuto sulla semplice evidenza che un lavoro interinale produce un'identità interinale, ovvero l'opposto di quell'idea di professione fondata su passione e merito che è l'unica garanzia di qualità nelle prestazioni e di alta produttività?
  • Non saranno né la televisioneInternet a creare disagio ai bambini e agli adolescenti, quanto una certa indisponibilità degli adulti a esserci.
  • Se a un bambino si regala tutto, gli si sottrae ciò che è fondamentale: il desiderio, ovvero il sentimento fontamentale per costruire una passione.
  • Senza cultura non c'è libertà, non c'è scelta. Non c'è crescita sociale, né reale benessere.

Perché siamo infelici[modifica]

  • Il tossico seme della infelicità odierna non è forse rintracciabile in quel muto accalcarsi, in quello sfuggire/sfuggirsi, in quella perdita di identità individuale e collettiva? Certa frenesia metropolitana non somiglia all'angosciante fuga continua di criceti in una gabbia troppo stretta, costretti a rincorrere la propria coda? L'uomo contemporaneo cerca invano di scappare per non dover riconoscere l'ombra della propria anima, per non fare i conti con la propria inaudita infelicità.
  • Proprio come la noia, la malinconia è un sentimento umano fondamentale, compagna di strada nell'essere in solitudine.
  • Per combattere la infelicità occorre però qualcosa di più che un facile auspicio, che una mera speranza: serve fatica, la fatica di pensare al nuovo, al non già visto; il coraggio di rispondere all'attrazione verso l'ignoto, il non già praticato.

L'autorità perduta[modifica]

  • Vedo in giro una grande ricerca di omologazione. I giovani hanno respirato quest'aria e tendono a riprodurre ciò che gli adulti stanno sviluppando da qualche lustro: un antagonismo a tutto ciò che sa di rischioso. E il brutto è che molti giovani rischiano di applicarlo ai loro progetti di vita.
  • Il cucciolo deve imparare che una regola, è una regola e non cambia secondo l'umore di chi regge il guinzaglio.
  • Le buone idee in campo educativo non costano nulla, se non il coraggio di averle e di volerle realizzare.
  • La musica, come ha detto il Maestro Claudio Abbado, non è importante per i bambini per farli diventare musicisti, ma per insegnare loro ad ascoltare e, di conseguenza, a essere ascoltati.
  • La mutazione antropologica di genitori e nonni rischia dunque di pesare su una crisi d'identità dell'educatore già di per sé drammatica.
  • Riempite lo schermo del computer con le vostre idee, non con quelle degli altri.
  • [...] ciò che la crisi insegna è che ora più che mai abbiamo necessità di tornare a pensare, progettare, sperimentare.
  • Negli Stati Uniti nessun magnate dell'economia ha mai lasciato questo mondo senza aver prima provveduto a intitolarsi una fondazione, un'università, un museo, un teatro. Da noi i multimilionari si affrettano a nascondere i quattrini in qualche paradiso fiscale per mantenerli nelle disponibilità dei figli (che così cresceranno beoti e multimilionari).
  • La prima e più immediata risposta che un genitore tende a fornire a fronte di un episodio di evidente intemperanza del proprio figlio è quella che va in sua difesa, contravvenendo alla più elementare regola di buon senso educativo.
  • Le redini non sono mezzi coercitivi, ma fondamentali strumenti pedagogici al pari degli speroni del cavaliere. Le redini controllano le spinte più esuberanti, gli speroni portano ad osare di superare l'ostacolo, ovvero i propri limiti.

Sull'Amore[modifica]

  • Il matrimonio è il supremo tributo a un'unione d'amore, ma implica anche l'esercizio di comprensione e adattamento all'altro, ovvero alla sua diversa individualità.
  • L'autostima non si costruisce con feste e bei vestiti ma nei momenti difficili della vita.
  • Le parole feriscono, oppure leniscono, dovremmo tutti imparare a usarle meglio.
  • Un pizzico di gelosia può fare miracoli, due combinare un disastro.

Sfamiglia[modifica]

Incipit[modifica]

Il piccolo segreto di queste pagine è racchiuso in una parola semplice che dà il senso di un cammino comune: accompagnare.
«Mangiare il pane insieme» è il significato più lieve e profondo che frate Francesco attribuiva al condividere una sfida, una preoccupazione, un orgoglio, un timore, una dignità: l'essenza, e la gioia, di non essere soli nel dar valore a cose semplici e coraggiose.

Citazioni[modifica]

  • A tutti arriva, prima o poi, il vento traditore che strappa le vele, l'importante è non fare proprio quel vento, non legittimare la vela lacerata a cifra della propria esistenza: questa è la vera bestemmia, il sacrilegio contro la vita.
  • Il grigiore è prevedibile, i colori molto meno.
  • La noia ci annuncia che la quotidianità è diventata scontata, che occorrerebbe un cambiamento, una bocca d'aria fresca. Insomma, la noia ci annuncia il suo opposto.
  • La velocità permette di non riconoscerci, esattamente come quei treni che volano su una bellissima campagna impedendoci di coglierne i profumi, di conoscerne un fiore.
  • Libertà significa fare insieme cose diverse, l'opposto di ciò che accade in un ipermercato.
  • Nell'educare l'eleganza è fondamentale quanto il carisma.

Note[modifica]

  1. Durante il programma televisivo Tagadà, 12 gennaio 2016; citato in Lo psichiatra Paolo Crepet: «la gestazione per altri? Nazismo puro», UccrOnline.it, 16 gennaio 2016.
  2. a b c Citato in Denise Faticante, Banda da fiction, Lettera 43, 11 novembre 2010.
  3. Da Solitudini, Feltrinelli.

Bibliografia[modifica]

  • M. Andolfi, V. Andreoli, E. Boncinelli, E. Borgna, B. Callieri e P. Crepet, Perché siamo infelici, a cura di Paolo Crepet, Einaudi, Torino, 2010. ISBN 978-88-06-20271-2
  • Paolo Crepet, Elogio dell'amicizia, Einaudi, 2012. ISBN 9788806212605
  • Paolo Crepet, Impara ed essere felice, Einaudi, Torino, 2013. ISBN 978-88-06-212612
  • Paolo Crepet, L'autorità perduta. Il coraggio che i figli ci chiedono, Einaudi, 2012. ISBN 978-88-06-21580-4
  • Paolo Crepet, La Gioia di educare, Einaudi, Torino, 2008. ISBN 978-88-06-19497
  • Paolo Crepet, Sfamiglia. Vademecum per un genitore che non si vuole rassegnare, Einaudi, 2009. ISBN 9788806198428
  • Paolo Crepet, Sull'Amore. Innamoramento, gelosia, eros, abbandono. Il coraggio dei sentimenti, Einaudi, 2010. ISBN 978-8806203009
  • Paolo Crepet, I figli non crescono più Einaudi, Torino, 2005. ISBN88-06-16979-3
  • Paolo Crepet, Baciami senza rete, Mondadori, 2016, ISBN 978-88-04-66881-7

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