Baltasar Gracián

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Baltasar Gracián y Morales

Baltasar Gracián y Morales (1601 – 1658), scrittore spagnolo.

Citazioni di Baltasar Gracián[modifica]

  • Le parole giuste rendono la bocca profumata.[1]
  • Non si contenta l'ingegno, come il giudizio, della pura e semplice verità, ma aspira alla bellezza. (da L'acutezza e l'arte dell'ingegno)

Oracolo manuale[modifica]

  • A volte la sapienza più grande consiste nel non sapere o nel fingere di non sapere.
  • All'uomo prudente giovano più i nemici che allo sciocco gli amici.
  • Chi raggiunge il suo scopo non perde mai la reputazione.
  • È assai facile farsi cattiva fama, perché il male è sempre credibile e si fatica molto a cancellarlo.
  • È meglio scoprire di essere stati ingannati sul prezzo che sulla qualità della merce.
  • È meno dannoso sbagliare nell'agire che essere indecisi e tergiversare sempre.
  • Grande infelicità è non servire a nulla, ma non minore infelicità è servire a tutto.
  • I difetti non si avvertono soltanto in chi si fa notare poco.
  • I metalli si riconoscono dal suono, le persone dalle parole e, soprattutto, dalle azioni.
  • Il buon nome si fonda più sulla apparenza che sui fatti. Perciò se uno non è casto, sia almeno cauto.
  • Il diritto spinto all'eccesso diviene torto, e l'arancia troppo strizzata sprizza umore amaro.
  • Il medico saggio deve essere esperto tanto per prescrivere un rimedio quanto per non prescrivere nulla.
  • Il saggio sa farsi dell'avversione altrui uno specchio più fedele che quello dell'affetto.
  • Il successo nelle imprese è assicurato dalla padronanza di sé con cui si compiono.
  • L'artificio offre rimedio al brutto e perfeziona il bello.
  • L'uomo prudente va con i piedi di piombo e preferisce peccare per difetto che per eccesso.
  • La consuetudine sminuisce l'ammirazione.
  • La cultura non sostenuta dal buon senso è raddoppiata follia.
  • La diligenza mette in atto rapidamente ciò che l'intelligenza ha maturamente pensato.
  • La fortuna si desidera e talvolta perfino si aiuta; la fama, bisogna sudarsela.
  • La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca.
  • Nella vita, come nel gioco delle carte, è un grande vantaggio quello di essere i primi a giocare, perché a carte uguali si vince.
  • Nessuno è tanto perfetto da non aver bisogno qualche volta di ammonimenti o consigli.
  • Nessuno può fissare il sole mentre risplende, ma tutti lo guardano durante l'eclissi.
  • Non mostra di essere veramente grande chi bada ad ogni piccolezza.
  • Non saper rimediare a un errore è cosa peggiore dell'errore stesso.
  • Per acquistare stima, bisogna accostarsi ai più eminenti; una volta acquistata, bisogna stare fra i mediocri.
  • Pochi sono gli amici di un uomo in sé, molti quelli della sua buona sorte.
  • Quanto più una torcia fa luce, tanto più si consuma e tanto meno dura.
  • Tutti gli sciocchi sono audaci.
  • Una bugia ne rende necessarie molte altre.

Oracolo manuale e arte di prudenza[modifica]

  • Si richiedon più cose oggi per un solo savio di quante ne occorressero anticamente per sette; e ci vuole più abilità per trattare con un solo uomo in questi nostri tempi, che non per avere a che fare con un popolo intero in passato. (da Tutto ormai è giunto a piena maturità, e occorre abilità somma per poter essere veramente uomini, p. 34)
  • Il silenzio prudente e cauto è il santuario della saggezza. (da Mantenere in dubbio gli altri intorno alle proprie qualità, p. 34)
  • Un uomo privo di istruzione è un mondo al buio. (da Il sapere e il valore concorrono entrambi a dar grandezza, p. 35)
  • L'aver fede nella gratitudine vile significa derubare la speranza nobile: questa ha sempre buona memoria, mentre quella è facile all'oblìo. (da Far dipendere gli altri da sé, p. 35)
  • La scienza non sostenuta dal senno è raddoppiata follia. (da Sapere, ma con buona intenzione, p. 41)
  • Ottiene di più una mente mediocre grazie all'applicazione che un ingegno eccellente senza di essa. La reputazione s'acquista a prezzo di fatica; e ciò che costa poco vale anche poco. (da Applicazione e genialità, p. 41)
  • La speranza è la più grande falsificatrice della verità [...]. (da Non intraprender nulla dopo aver suscitato eccessiva aspettazione, p. 42)
  • Le cose seguono le loro vicende, e persino per l'eccellenza vi è una moda. Ma la sapienza ha in sé un vantaggio, ed è che è eterna, e se anche questo non è il secolo per lei, altri molti lo saranno. (da L'uomo appartiene al suo tempo, p. 42)
  • Le verità che più ci importano ci vengon sempre dette a mezza bocca: chi è perspicace le colga a volo e le intenda [...]. (da Il buon intenditore, p. 44)
  • C'è chi stima i libri dal loro peso, quasi che si scrivesse per fare esercizio di braccia più che di ingegno. (da Badare più all'intensità che all'estensione, p. 45)
  • Una scorpacciata di generici plausi non soddisfa il saggio. Vi sono alcuni talmente avidi di popolarità, da riporre ogni diletto non già nelle soavissime brezze di Apollo, ma nell'alito del volgo. (da Non esser volgare in nulla, p. 45)
  • Il prudente rifugge tanto dall'esser contraddetto quanto dal contraddire: tanto è rapido e pronto nel censurare, quanto è cauto nel dar pubblicità alla censura. Il pensiero è libero e non si può né si deve violentare; si rifugia nel sacro asilo del silenzio, e se talora si rivela, lo fa all'ombra di pochi prudenti e saggi. (da Pensare come i meno e parlare come i più, pp. 52-53)
  • Uno dei grandi privilegi della saggezza è quello di non scomporsi mai. (da Non scomporsi mai, p. 56)
  • Al leone morto, persin le lepri tiran la criniera. (da Essere risoluti a tempo e luogo, p. 57)
  • All'uomo prudente giovano più i nemici che allo sciocco gli amici. (da Sapersi servire anche dei nemici, p. 71)
  • Il saggio sa farsi dell'avversione altrui uno specchio più fedele che quello dell'affetto [...] (da Sapersi servire anche dei nemici, p. 71)
  • Grande infelicità è non servire a nulla, ma non minore infelicità è servire a tutto [...] (da Non fare il due di briscola, p. 72)
  • Quanto più fa luce una torcia, tanto più si consuma e tanto meno dura. (da Non fare il due di briscola, p. 72)
  • È assai facile farsi cattiva fama, perché il male è sempre credibile e si fatica molto a cancellarlo. (da Prevenire le voci maligne, p. 72)
  • L'indugio del prudente gareggi con l'acume del perspicace: con chi ha occhi di lince per scrutare il pensiero, si usi l'inchiostro di seppia per nascondere il proprio intimo. (da Dominare la volontà, p. 77)
  • È una massima ben nota ai saggi: abbandonare le cose prima che esse ci abbandonino. (da Non aspettare d'essere un sole che tramonta, p. 82)
  • Il gusto universale ha il primo voto in ogni ordine di cose. E perciò è giocoforza seguirlo per il momento e proporselo a modello; bisogna adattarsi al presente, anche se ci par meglio il passato [...]. (da Vivere secondo la moda, p. 86)
  • I doveri dell'amicizia ammettono una sola eccezione: quella di non confidare all'amico i propri difetti, che, se fosse possibile, non dovrebbero esser confidati neppure a se stessi. (da Sciocco non è chi commette la sciocchezza, ma chi, dopo averla commessa, non la sa nascondere, p. 89)
  • Le cose non vengono tenute in conto per quel che sono, ma per quel che appaiono. (da Fare e far figurare quel che si fa, p. 91)
  • [...] il medico sapiente deve essere tanto esperto per prescrivere un rimedio quanto per non prescriver nulla; e a volte l'arte somma consiste proprio nel non adottare nessuna medicina. (da L'arte di lasciar correre, p. 94)
  • Non ci si vendica mai bene, ricorrendo al male. (da Non appigliarsi sempre al peggior partito, solo per caparbietà, p. 96)
  • La luna, finché è sola nel cielo, campeggia su tutte le stelle; ma quando poi spunta il sole o scompare, o non si vede più. Non v'accostate mai a chi vi può eclissare, ma a chi vi può mettere in evidenza. (da Non star mai in compagnia di chi ci può sminuire, p. 101)
  • Non c'è deserto peggiore che una vita senza amici: l'amicizia moltiplica i beni e ripartisce i mali. (da Saper usare degli amici, p. 105)
  • L'invidioso non muore in una volta sola, ma tante volte quante l'invidiato vive salutato dal comune plauso [...] (da Saper trionfare sull'emulazione[2] e sulla malevolenza, p. 106)
  • C'è sempre tempo per lanciare una parola, ma non sempre per riprenderla. Bisogna parlare come si parla quando si fa testamento: meno parole, meno contestazioni. (da Parlare con accortezza, p. 105)
  • Vincere turpemente non è vittoria, ma sconfitta. (da Far buona guerra, p. 108)
  • Le teste vuote s'appagano di vento. Le parole debbono invece esser pegno delle opere, e solo così possono avere un valore. (da Distinguere l'uomo che parla da quello che agisce, p. 108)
  • Son più numerosi i giorni che le buone occasioni. (da Non vivere troppo in fretta, p. 112)
  • Gli astri mantengono tutti il loro splendore perché non ci sfiorano nemmeno. La divinità esige decoro; la troppa confidenza ingenera e facilita il disprezzo. (da Evitare la troppa confidenza dei modi, p. 113)
  • Un cuore senza segretezza è come una lettera aperta. (da La riservatezza è il coronamento della capacità, p. 114)
  • Per vivere, lasciar vivere. I pacifici non solo vivono, ma regnano. Bisogna vedere e udire, ma saper tacere. (da Uomo pacifico, uomo di lunga vita, p. 120)
  • Non c'è nessuno al mondo che non possa diventare maestro di un altro in qualche cosa [...]. (da Saper stimare al giusto, p. 122)
  • Le parole sono i fantasmi dei fatti[3]: quelle infatti son femmine, e questi maschi.[4] [...] Le azioni sono la sostanza stessa della vita, mentre i bei discorsi ne sono soltanto l'ornamento: l'eminenza nelle opere dura, quella nei detti passa. (da Per fare un uomo consumato, occorrono parole e fatti, p. 125)
  • Il disprezzo è anche la più politica delle vendette. (da Sapersi avvalere del disprezzo, p. 126)
  • Non c'è vendetta che valga quanto l'oblio, giacché esso basta a seppellire il nemico nella polvere del suo nulla. (da Sapersi avvalere del disprezzo, p. 126)
  • [...] sebbene molti muoiano da sciocchi, son pochi gli sciocchi che muoiono. (da Non morire del male dello sciocco, p. 128)
  • Saper cedere a tempo vuol dir molto. Chi raggiunge il suo scopo non perde mai la reputazione. (da Quando non ci si può vestire della pelle del leone, converrà vestirsi di quella della volpe[5]
  • La lingua è una belva che, se una volta si scioglie, è poi difficilissimo che si possa rimettere in catene. (da L'uomo tardo a decidere si dimostra prudente, p. 134)
  • Alcuni son fatti come il vasellame nuovo, che s'impregna del primo odore, buono o cattivo che sia. (da Non lasciarsi dominare dalla prima impressione, p. 136)
  • Infelice è il cavallo, il cui padrone non ha occhi, perché non ingrasserà mai. (da Aprir gli occhi per tempo, p. 138)
  • Chi ha comunicato i suoi segreti ad un altro, ne è divenuto lo schiavo [...]. (da Non spartire mai un segreto con chi è più potente, p. 142)
  • Non è sciocco chi ostenta di esser tale, ma colui che davvero lo è. (da Non spartire mai un segreto con chi è più potente, p. 142)
  • [...] i segreti non s'hanno né da dire né da ascoltare. (da Non spartire mai un segreto con chi è più potente, p. 142)
  • Non è sciocco chi ostenta di esser tale, ma colui che davvero lo è [...]. (da Sapersi servire della stoltezza, p. 143)
  • Quando le nostre parole e le nostre azioni piacciono a tutti, bisognerà preoccuparsi, perché sarà indice che non son buone: la perfezione, infatti, può piacere soltanto a pochi. (da Ragionare qualche volta in modo originale e fuor del comune, p. 145)
  • Ci sono uomini che ascoltano sempre l'ultimo che parla; e questo è il colmo dell'insipienza (da Non accettare l'ultimo parere, p. 147)
  • Le cose, per essere stimate, debbono costare; chi non sarà inteso troppo facilmente, sarà da tutti celebrato. (da Non avvilirsi troppo nel concetto, p. 149)
  • Non c'è nulla che non abbia il suo diritto e il suo rovescio. La più favorevole delle cose, se la si prende per il taglio, farà male; e all'opposto, a prender per l'impugnatura anche la più ripugnante, la si potrà usar per difesa. (da Saper prender bene le cose, p. 135)
  • L'idolo non si vorrebbe mai vedere dinanzi lo scultore che lo ha fatto, né chi ha un debito di riconoscenza vuol avere il benefattore sempre dinanzi agli occhi. (da Saper fare il bene, p. 150)
  • Se tutti affermano una cosa, o è vera o vuol diventar tale. (da Non esser l'unico a condannare quel che a tutti piace, p. 157)
  • Chi poco sa, vada sempre per la strada maestra [...]. (da Chi poco sa, s'attenga sempre a ciò che è più sicuro in ogni affermazione, p. 157)
  • Le qualità perdono lucentezza se si toccan troppo, perché se ne vede prima la scorza esterna che l'intima sostanziosa essenza dell'animo. La fantasia giunge più lontano della vista [...]. (da Sapersi servire della lontananza, pp. 162-163)
  • L'amore è più temerario che l'odio; affetto e venerazione raramente stanno assieme. (da È una gran fortuna ottenere insieme l'affetto e la stima, p. 166)
  • [...] i metalli si riconoscono dal suono, e le persone dalle parole. Se è vero che nelle parole si può leggere la rettitudine, assai meglio ce la riveleranno le azioni. (da Saper tastare il terreno, p. 166)
  • Il peso materiale rende prezioso l'oro, e quello morale la persona. (da Della maturità, p. 167)

Explicit[modifica]

La capacità e la grandezza si debbono misurare alla stregua della virtù e non della fortuna: la virtù basta a se stessa: finché l'uomo è vivo, lo rende amabile, e quando è morto lo rende memorabile.

Bibliografia[modifica]

  • Baltasar Gracián y Morales, Oracolo manuale, traduzione di A. Gasparetti, Rizzoli, Milano, 1967.
  • Baltasar Gracián y Morales, Oracolo manuale e arte di prudenza, a cura di Antonio Gasparetti, TEA (su licenza della Ugo Guanda Editore), Milano, 1997. ISBN 88-7818-213-3

Note[modifica]

  1. Citato in Dino Basili, L'amore è tutto, Tascabili economici Newton, Roma, 1996, p. 49.
  2. La morale gesuitica considera l'emulazione estremamente affine all'invidia e, in quanto tale, un vizio.
  3. La formulazione è di Democrito; Cfr. Oracolo manuale e arte di prudenza, nota 168 a p. 125.
  4. Espressione generalmente attribuita a Talete; Cfr. Oracolo manuale e arte di prudenza, nota 169 a p. 125.
  5. Titolo che riproduce un detto sul generale ateniese Lisandro. Cfr. più dettagliatamente la nota a p. 134.

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