Vladimir Vladimirovič Majakovskij

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Vladimir Vladimirovic Majakovskij nel 1925 circa

Vladimir Vladimirovič Majakovskij (1893 – 1930), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista sovietico.

Citazioni di Vladimir Vladimirovič Majakovskij[modifica]

  • Da quando domina il materialismo è scomparsa la materia.[1]
  • [A proposito di Esenin] Il mio ultimo incontro con lui mi fece un effetto terribilmente deprimente. [...] Mi si butta addosso un uomo dalla faccia gonfia, la cravatta tutta di traverso, il berretto che gli si reggeva in testa per miracolo, trattenuto da un ricciolo biondo. [...] Feci veramente fatica a riconoscere Esenin e altrettanto a fatica mi sottrassi al suo invito ad andare a berci una vodka, invito accompagnato dallo sventolio d'un grosso fascio di banconote. Rimasi per tutto il giorno con quest'immagine deprimente davanti agli occhi e la sera, naturalmente, ne parlai a lungo con gli amici (purtroppo in questi casi ci si limita tutti e sempre soltanto a questo).[2]
  • Io voglio che alla baionetta sia equiparata la penna.[3]
  • L'arte non è uno specchio cui riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo.[4][3]

Poemi[modifica]

La nuvola in calzoni[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: La nuvola in calzoni.

Il flauto di vertebre[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Il flauto di vertebre.

150.000.000[modifica]

  • Chi interrogherà la luna? | Chi chiederà i conti al sole: | perché | fate voi le notti e i giorni? | Chi darà il nome all’autore geniale della terra? | Così, | anche questo | mio | poema | non ha nessuno per autore. | E sua sola idea è: | brillare per il domani che sorge.[5]
  • Le nostre gesta saranno | più difficili di quelle del creatore, | che ha riempito | il vuoto di cose. | Noi dobbiamo | creare il nuovo | con l’immaginazione | e anche dinamitare il vecchio.[5]
  • Sete, versaci da bere! | Fame, dacci da mangiare![5]
  • Tutto è fatto | per il piacere | dei nostri occhi | di bambini cresciuti![5]
  • Il collo della fame, | la gola della crisi, | noi li strangoleremo | col cappio delle strade ferrate![5]
  • Forse è | il centesimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre, | forse | è semplicemente | un meraviglioso stato d’animo.[5]
  • Gli anni | hanno orchestrato | la tristezza nella calma, | l’hanno lanciata come un canto verso i cieli.[5]
  • Fiorisci, terra, seminata e trebbiata! | È per te | la sanguinante Iliade delle rivoluzioni! | L’Odissea degli anni di fame è per te![5]

Amo[modifica]

  • A ogni uomo che nasce è dato d’amare.[5]
  • Il cuore è vestito d’un corpo, | il corpo d’una camicia.[5]
  • Entrate con le vostre passioni! | Arrampicatevi con i vostri amori! | Da adesso non ho più potere sul mio cuore. | Degli altri, invece, ne conosco il domicilio.[5]
  • Sta nel petto, lo sanno tutti! | Con me | l’anatomia ha perso la testa. | Sono tutto cuore, | mi batte dappertutto.[5]
  • Perfino la flotta rientra al porto. | Perfino il treno corre verso la stazione. | E io verso di te ancor di più, | perché io amo.[5]
  • Non cancelleranno l’amore | né liti, | né distanze. È pensato, | provato, | riprovato. | Innalzando solennemente i versi come le dita, | Io giuro: | amo | di un amore immutabile e fedele.[5]

Vladimir Il'ič Lenin[modifica]

  • Tempo – inizio su Lenin un racconto. | Ma non perché la pena sia minore, | tempo, perché la penetrante angoscia | è ormai cosciente, limpido dolore. (vv. 1-4)[3]
  • Lenin, anche oggi, | è più vivo di tutti i viventi, | è la nostra scienza, arma e vigore.[6]
  • Io temo, | come si teme per la pupilla degli occhi, | ch'egli venga falsato | dalle soavi bellezze dell'ideale.[6]
  • Districo dalla memoria | catene di sillabe. | Ma la sillaba giusta | non trovo, | com'è povera, ahimè, nel nostro mondo | l'officina delle parole![6]
  • Noi siamo gente senza ambizioni, | se non ci chiamano a nome | non ci muoviamo.[6]
  • Di dove viene quest'uomo | di ogni uomo più umano? | Breve è la vita di Ulianov | e noi la conosciamo sino al suo palpito estremo, | ma la vita di Lenin non ha fine.[6]

Bene![modifica]

  • Ma la terra con cui hai diviso il freddo mai più potrai fare a meno di amarla.[7]

A piena voce[modifica]

  • E tutte queste truppe | armate sino ai denti, | che per vent'anni volarono | da una vittoria all’altra, | sino | all'ultimissimo foglietto | io le consegno a te, | proletario del pianeta. | Ogni nemico | della classe operaia | è mio vecchio | ed acerrimo nemico. | Ci ordinarono | di andare | sotto la bandiera rossa | gli anni di fatica | e i giorni d'inedia. | Noi aprivamo | ogni tomo | di Marx, | come in casa | propria | si aprono le imposte, | ma anche senza leggervi | noi comprendevamo | quale parte andare, | in quale campo combattere. | Noi | la dialettica | non l'imparammo da Hegel. | Con lo strepito delle battaglie | irrompeva nel verso, | quando | sotto i proiettili | dinanzi a noi fuggivano i borghesi, | come noi | fuggivamo una volta | dinanzi a loro.[8]

Poesie[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Purpureo e bianco rigettati e gualciti, | nel verde hanno buttato manciate di ducati, | e alle nere mani delle finestre accorse | hanno distribuito gialle carte accese. (da Notte, 1912)
  • Se il bambino è un maialino, da grande non potrà uscirne che un maiale. (Da Che cosa è il bene e che cosa è il male[3])
  • Tutti così noiosi, come | se al mondo non ci fosse Capri. | Ma Capri esiste. | Col suo alone di fiori | tutta l'isola è una donna in una cuffia rosa. (da Ehi[9])
  • Costruisce, | distrugge, | taglia | e strappa, | si placa, | ribolle | e spumeggia, | romba, | parla, | tace | e urla | il giovane esercito | dei leninisti. | Noi siamo il sangue nuovo | nelle vene della città.[10]
  • Fogliuzze. | Dopo le linee delle volpi — | punti. (da Quadro esauriente della primavera, 1913[11])
  • E allora ormai — sgualcite le coltri dei lampioni — | la notte si diede al piacere, oscena e ubriaca, | mentre dietro i soli delle vie in qualche luogo zoppicava, | non necessaria a nessuno, la flaccida luna. (da L'infernaccio della città, 1913[8])
  • Ma voi | potreste | eseguire un notturno | su un flauto di grondaie? (da Ma voi potreste?, 1913[8])
  • «Edizione della sera! Della sera! Della sera! | Italia! Germania! Austria!» | E sulla piazza, lugubremente listata di nero, | si effuse un rigagnolo di sangue purpureo! || [...] Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno | la voce di basso del cannone sghignazzante, | mentre da occidente cadeva rossa neve | in brandelli succosi di carne umana. (da La guerra è dichiarata, 1914[8])
  • Ascoltate! | Se accendono le stelle — | vuol dire che qualcuno ne ha bisogno? | Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano? | Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi? (da Ascoltate!, 1914[8])
  • A voi dunque, amatori di donne e di pietanze, | dare la vita per farvi piacere?! | Piuttosto nel bar servirò alle puttane | succo d’ananasso! (da A voi!, 1915[8])
  • Battete in piazza il calpestìo delle rivolte! | In alto, catena di teste superbe! | Con la piena d'un nuovo diluvio | laveremo le città dei mondi. (da La nostra marcia, 1917[8])
  • Se il sole si stanca | e la notte | vuol coricarsi, | torpida marmotta, | allora io d’improvviso — | albeggio a tutta forza — | e il giorno scampana di nuovo. (da Straordinaria avventura avvenuta a Vladimir Majakovskij d'estate in campagna, 1921[8])
  • Io | lo traggo | dalle larghe brache, | duplicato | d'un peso inestimabile. | Leggete, | invidiate, | io | sono cittadino | dell'Unione Sovietica. (da Versi sul passaporto sovietico, 1929[8])

All'amato se stesso dedica queste righe l'autore[modifica]

  • S’io fossi | piccolo | come il Grande Oceano — | mi leverei sulla punta dei piedi delle onde, | con l’alta marea carezzando la luna.[8]
  • Se urlerò a squarciagola | con la mia voce immensa | le comete torceranno le braccia fiammeggianti, | gettandosi a capofitto dalla malinconia.[8]
  • Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti — | se fossi | appannato | come il sole![8]

A tutto[modifica]

  • Ricordate: | sotto il peso della croce, | Cristo, | per un secondo, | stanco, si fermò. | La folla urlava: | «Buffone! | Buff-o-ne!»[9]
  • Uomini futuri! | Chi siete? | Eccomi qua, | tutto | dolori e lividi. | A voi io lascio in testamento il frutteto | della mia anima.[9]

Lilicka! Invece di una lettera[modifica]

  • E non mi getterò sui binari, | non berrò veleno, | né potrò premere il grilletto sulla tempia. Su me | oltre al tuo sguardo | non ha potere alcuna lama di coltello.[12]
  • Le foglie secche delle mie parole | sapranno convincerti a restare, | coi loro avidi respiri?[12]
  • Ma fa' che | con un’ ultima dolcezza | io rivesta il tuo passo che se ne va.[12]

A Sergej Esenin[modifica]

  • Meglio infatti | morire di vodka | che di tedio![8]
  • Se ci fosse stato inchiostro all'Angleterre | non avreste avuto bisogno di tagliarvi le vene.[13]
  • Bisogna | strappare | la gioia | ai giorni futuri.[8]
  • In questa vita | non è difficile morire. Vivere | è di gran lunga più difficile.[3][8]

Il partito[modifica]

  • Il Partito è un uragano denso | di voci flebili e sottili | e alle sue raffiche | crollano i fortilizi del nemico. | La sciagura è sull'uomo solitario, | la sciagura è nell'uomo quando è solo. | L'uomo solo | non è un invincibile guerriero. | Di lui ha ragione il più forte | anche da solo, | hanno ragione i deboli | se si mettono in due. Ma quando | dentro il Partito si uniscono i deboli | di tutta la Terra | arrenditi, nemico, muori e giaci.[14]
  • Il Partito è una mano che ha milioni di dita | strette in un unico pugno.[14]
  • Il Partito è l'immortalità | del nostro lavoro. | Il Partito è l'unica cosa che non tradisce.[14]

Qualche parola su me stesso[modifica]

  • Amo guardare come muoiono i bambini. | L'avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso | dietro la proboscide della tristezza? | Io, invece — | nella biblioteca delle strade — | ho sfogliato così spesso il volume delle tombe.[11]
  • «Sono solitario come l’ultimo occhio | di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi!»[11]

Vladimir Il'ič![modifica]

  • So bene | che non sono gli eroi | a eruttare la lava delle rivoluzioni. | La favola degli eroi | è una scemenza da intellettuali![15]
  • Io | in Lenin | esalto | la fede del mondo | e la mia. | E non potrei esser poeta | se non | cantassi questo: | in stelle a cinque punte il cielo | dell’immensa volta del partito comunista russo.[15]

Rivoluzione. Cronaca poetica[modifica]

  • E nella vernice | del tramonto | dalle torri della fortezza di Pietro e Paolo | s'innalza la bandiera infuocata della rivoluzione. || A morte l’aquila bicipite! | I grossi colli delle teste | mozzate di netto![16]
  • A noi | di Dio | che ci importa? | Da soli | ai nostri santi daremo l’unzione.[16]
  • Di noi, | Abitatori della Terra, | ogni Abitatore della Terra è parente. | Tutti | tra i macchinari, | per gli uffici, | nelle miniere sono fratelli. | Noi tutti | sulla terra | siamo soldati di un unico | esercito che forgia la vita.[16]

Teatro[modifica]

Vladimir Majakovskij[modifica]

  • Io sono un poeta, | ho cancellato la differenza | tra volti familiari ed estranei. | Nel pus degli obitori ho cercato sorelle. | Ho baciato i ricami sul viso degli infermi. (atto I, 1913[15])
  • Tutti voi, uomini, | siete solamente sonagli | sul berretto di Dio. (atto I, 1913[15])
  • Come uno schiavo in un sudore di sangue, | dondolo il corpo nella follia. (atto I, 1913[15])
  • Se aveste amato come me, | avreste ucciso l’amore, | o forse avreste trovato un patibolo | e vi avreste stuprato | il cielo sudato. (atto I, 1913[15])

Mosca arde[modifica]

  • L'autocrate si distrae e si diletta con il piombo e con la forca. (p. 124[17])

Cinescenari[modifica]

Il Cuore del Cinema[modifica]

Incipit[modifica]

IL CUORE DEL CINEMA
ovvero IL CUORE DELLO SCHERMO
Fantasia – fatto in quattro parti con prologo ed epilogo
Personaggi principali: 1. La stella cinematografica, 2. L'imbianchino, 3. La manicure, 4. Il signore con la bombetta, 5. Douglas Fairbanks, 6. Chaplin, 7. Rodolfo Valentino, 8. Il direttore, e molti altri.

Prologo
1. «Prima del XX secolo il tempo ci lasciava soltanto testimoni morti.»
2. Un ragno che tesse una ragnatela.
3. «Quadri...
4. Un grande di Spagna in una cornice dorata. Ha in mano una spada e rose.
5. statue...
6. Sotto il quadro, una Venere di marmo si china in atteggiamento pudico.
7.
libri.»
Ai lati della statua, grossi libri enormi: la Bibbia, il Cantico dei cantici.
8. Ma un uomo allegro esce dal suo laboratorio.
9. Carico di tutto l'occorrente per «girare», esce dalla porta [Edison] un uomo, che ha tutto l'aspetto di un americano, e si mette a passeggiare allegramente per le vie.

Citazioni[modifica]

  • «Come sempre le più belle fanciulle e i più bei giovanotti vanno alla società cinematografica per azioni per essere assunti e lavorare nel cinema» (parte quarta p. 218[18])

L'elefante e il fiammifero[modifica]

  • Una bella spiaggia; è un peccato però che l'abbiano fatta in riva al mare. (p. 191[19])
  • Descriveteci il panorama di lassù; così non avremo bisogno di arrampicarci fino a quella maledetta cima. (p. 192[19])

Prose[modifica]

  • Coloro i quali affermano che la parola, il suo profilo, il suo aspetto fonico condizionano lo sbocciare della poesia hanno diritto di vivere. Costoro hanno scoperto la strada che conduce all'eterna fioritura della poesia. (p. 140)
  • Il teatro è condannato a morire da sé e deve consegnare il suo retaggio al cinematografo. Il cinematografo, tramutati in un ramo industriale l'ingenuo realismo e l'artisticità di Cechov e Gorki, spiana la strada al teatro dell'avvenire, alla libera arte dell'attore. (p. 141)
  • Sono un poeta. Per questo sono interessante. Di questo scrivo. Di tutto il resto, solo se si è decantato nella parola. (dall'autobiografia Io stesso)
  • Se non mi fossero a quel tempo capitati fra le mani altri libri, avrei smesso di leggere. Per fortuna, il secondo libro fu il Don Chisciotte. Questo sì era un libro! Mi feci una spada e una corazza di legno e menai colpi a destra e a manca. (da Io stesso, citato nell'introduzione a Poesie a cura di Stefano Garzonio, p. 19)
  • Nel ridotto | Circolo dei nobili. Un concerto di Rachmaninov. L'isola dei morti. Fuggo via dall'intollerabile noia melodica. Dopo un istante fugge anche Burljuk. Scoppiamo a ridere. Bighelloniamo insieme. (Garzonio, p. 28)

Lettere d'amore a Lilja Brik[modifica]

Incipit[modifica]

Mosca, 25 settembre 1917
Cara Licika, caro Oska!
Vi bacio subito all'inizio della lettera e non alla fine, com'è di regola: sono impaziente! Che c'è da voi? Persone felici, che sono state in quel paese incantato che si chiama «da voi», se la cavano, mascalzoni, con la classica frase: «Lilja è sempre Lilja.»
Ieri ho declamato. Era tutto esaurito; solo, peccato, niente soldi, ma buoni conoscenti. Avrei potuto cominciare tranquillamente il mio discorso non con un freddo «cittadini», ma con un tenero «cari Abram Vasilevič, Elsa, e Liôva!»

Citazioni su Vladimir Vladimirovič Majakovskij[modifica]

  • Con Vladimir Majakovskij ho vissuto quindici anni, dal 1915 fino alla sua morte.
    Egli mi scriveva anche quando ci separavamo per un periodo di breve tempo. Vi sono lettere che egli mi ha inviato all'estero e altre che dall'estero mi ha scritto a Mosca: noi viaggiavamo quasi ogni anno e a volte, per ragioni diverse, non insieme. Dal 1926 Vladimir Vladimirovič girò regolarmente per le città dell'URSS tenendo conferenze e serate di poesia e anche in questa occasioni mi scriveva spesso. (Lilja Jur'evna Brik)
  • Il verso majakovskijano è così "inattuale" da essere quanto di più contemporaneo potesse affacciarsi, salvifico come un miracolo, alla mia coscienza. (Pierpaolo Capovilla)
  • Majakovskij collegò il destino del mondo con quello del suo amore, con la lotta per l’unica felicità. (Viktor Borisovič Šklovskij)
  • Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool. (Corrado Alvaro)
  • Majakovskij mi ha cambiato la vita. È accaduto qualche anno fa. Stavo scivolando in uno stato di frustrazione culturale e politica, un sentimento di impotenza generalizzato e inesorabile. Stavo perdendo la fiducia in me stesso e nella società in cui resiste la mia esistenza. Riscoprire in età adulta la poesia di Majakovskij mi ha trattenuto dal finire nel putrido stagno della "fine della storia". Mi ha fatto ritornare un voglia imperiosa di dire e fare qualcosa di utile per me, per te, per il nostro consorzio umano. (Pierpaolo Capovilla)
  • Se non avesse esasperato tutto non sarebbe stato un poeta. Sentiva e viveva con forza iperbolica: amore, devozione, amicizia. Non si apriva facilmente, ma era calmo e tenero. Era infelice. Solo nei primi anni della rivoluzione visse con furore e lietamente, ma non sapeva accettare il declino, non sapeva rassegnarsi all'idea che la giovinezza è un attimo, e che il futuro è spesso mediocre. (Lilja Jur'evna Brik)
  • Sin dall'infanzia egli fu guastato dal futuro, che dominò abbastanza preso e, in apparenza, senza gran difficoltà. (Boris Pasternak)
  • Mi lesse La nuvola in calzoni e frammenti de Il flauto di vertebre e molte liriche. I versi mi piacquero molto e lui li recitava in modo ottimo, si metteva addirittura a singhiozzare come una donna, cosa che mi spaventò e preoccupò molto. […] Si comportava in modo molto nervoso, era evidente il suo stato di profondo turbamento. Parlava come a due voci: ora da lirico puro, ora da graffiante satirico. Si percepiva che egli non aveva cognizione di se stesso e aveva paura di qualcosa. Ma era chiaro che si trattava di un uomo dotato di una sensibilità peculiare, pieno di talento e – infelice. (Maksim Gor'kij)

Note[modifica]

  1. Citato in Marcello Veneziani, Imperdonabili, Venezia, 2017, ISBN 978-88-317-2858-4, p. 301.
  2. Citato in Elvira Watala, Wiktor Woroszylski, Vita di Sergej Esenin, traduzione dal polacco di Vera Petrella, Vallecchi Editore, Firenze, 1980, p. 455.
  3. a b c d e Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  4. In The Guardian, 11 dicembre 1974.
  5. a b c d e f g h i j k l m n Newton Compton 1975.
  6. a b c d e Editori Riuniti 1958, pp 281-322.
  7. Da Bene!, 1926-27. Citato in Stefano Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli, 2006, p. 11. ISBN 8807810778
  8. a b c d e f g h i j k l m n o Traduzione di Angelo Maria Ripellino, BUR 2014.
  9. a b c Garzanti 1972
  10. Poesie d'amore e di rivoluzione, a cura di Ilaria Pittiglio.
  11. a b c BUR 2014
  12. a b c Traduzione di Alessandra Carbone, BUR 2014.
  13. citato in Sergej Aleksandroic Esenin, Russia e altre poesie, Baldini Castoldi Dalai editore, traduzione di Curzia Ferrari, 2007
  14. a b c Citato in Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Partito, marxists.org.
  15. a b c d e f Traduzione di Ignazio Ambrogio, BUR 2014.
  16. a b c Traduzione di Cinzia Cadamagnani, BUR 2014.
  17. Mosca arde, Editori Riuniti, 1972.
  18. Il Cuore del Cinema, Editori Riuniti, 1972.
  19. a b L'elefante e il fiammifero, Editori Riuniti 1972.

Bibliografia[modifica]

  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Opere, V, Roma, Editori Riuniti, 1958.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Opere scelte, a cura di Mario De Micheli, traduzione di Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Angelo Maria Ripellino, Feltrinelli, Milano, 1967.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Opere, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, traduzione di Ignazio Ambrogio, Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Garzanti, 1972.
  • Vladimir Majakovskij, Poesie. Con un'intervista a Lilja Brik, a cura di Maria Roncali Doria, Roma, Newton Compton, 1975.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, a cura di Guido Carpi, Biblioteca Universale Rizzoli, 2014. ISBN 978-88-58-65284-8.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]