Clive Staples Lewis

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Monumento dedicato a Clive Staples Lewis

Clive Staples Lewis (1898 – 1963), noto con l'abbreviazione C.S. Lewis, scrittore e studioso irlandese, la cui saga più famosa è Le cronache di Narnia.

Indice

[modifica] Senza fonte

  • Aspira al Paradiso e lo avrai in terra. Aspira alla terra e non otterrai nulla.
  • Ci sono due tipi di persone: coloro che dicono a Dio, "Sia fatto il tuo volere", e coloro a cui Dio dice: "Va bene, allora hai fatto a tuo modo."
  • Gli esseri umani sono anfibi per metà spirito e per metà animali... Come spirito aspirano al mondo eterno, ma come animali vivono nel tempo finito.
  • Il coraggio non è semplicemente una delle virtù ma la forma di ogni virtù al momento della prova, cioè al momento della verità più alta.
  • Il Futuro è qualcosa che ciascuno raggiunge alla velocità di sessanta minuti l'ora, qualunque cosa faccia, chiunque sia. (da The screwtape letters)
  • L'umanità non passa attraverso fasi come fa il treno quando passa di stazione in stazione: siamo vivi e abbiamo il privilegio di muoverci spesso senza mai lasciare niente indietro.
  • La gratitudine guarda al passato e l'amore al presente; paura, avarizia, lussuria e ambizione guardano al futuro.
  • Nessuno mi ha mai detto che il rimpianto si sente come la paura.
  • Può un mortale fare domande che Dio trova senza risposta? Penso che ciò accada abbastanza di frequente, tutte le domande senza senso non hanno risposta.
  • Superato il primo choc, l'umiltà è una virtù allegra.

[modifica] Diario di un dolore

[modifica] Incipit

Nessuno mi aveva mai detto che il dolore assomiglia tanto alla paura. Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica. Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli. Inghiotto in continuazione.
Altre volte è come un'ubriacatura leggera, o come quando si batte la testa e ci si sente rintronati. Tra me e il mondo c'è una sorta di dolore invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono gli altri. O forse, fatico a trovare la voglia di capire. È così poco interessante. Però voglio dei momenti in cui la casa è vuota. Ma vorrei che parlassero fra loro e non me.

[modifica] Citazioni

  • Una risposta, fin troppo facile, è che Dio sembra assente nel momento del nostro maggior bisogno appunto perché non esiste. Ma allora perché sembra così presente quando noi, per dirla con franchezza, non Lo cerchiamo? (p. 13)
  • Qualche volta penso che la vergogna, la pura e semplice vergogna goffa e assurda, non sia da meno dei nostri vizi nell'impedire le buone azioni e una felicità schietta. (p. 15)
  • Ogni infelicità è in parte, per così dire, l'ombra o il riflesso di se stessa: non è soltanto il proprio soffrire, ma è anche il dover pensare continuamente al proprio soffrire. (p. 16)
  • Il fato (o che altro è) gode a produrre un grande talento e a renderlo poi vano. Beethoven diventò sordo. Uno scherzo meschino, ai nostri occhi: la beffa di un idiota malevolo. (p. 23)
  • A volte è difficile non dire: «Che Dio perdoni Dio». A volte è difficile dire anche questo. Ma se la nostra fede è vera, Egli non l'ha fatto. Egli Lo ha crocifisso. (p. 34)
  • La realtà, guardata fissamente, è insopportabile. (p. 34)
  • Qualcuno, mi pare, ha detto: «Dio geometrizza sempre». E se la verità fosse: «Dio viviseziona sempre»? (p. 36)
  • È razionale credere in un Dio cattivo? O comunque, in un Dio tanto cattivo? Il Sadico Cosmico, l'idiota malevolo?
  • Il pensiero non è mai statico; il dolore fisico spesso lo è. (p. 49)
  • Che cosa vogliono dire quelli che proclamano: «Non ho paura di Dio, perché so che è buono»? Non sono mai stati da un dentista? (p. 52)
  • È nostra arroganza definire «maschili» la schiettezza, la lealtà e la cavalleria quando la vediamo in una donna; è loro arroganza descrivere come «femminili» la sensibilità, il tatto o la dolcezza in un uomo. (p. 58)
  • Dicono: «Il codardo muore molte volte». Anche la persona amata. L'aquila di Prometeo non trovava a ogni pasto un fegato nuovo da straziare?
  • La lode è il modo dell'amore che ha sempre in sé un elemento di gioia. (p. 70)

[modifica] I quattro amori

[modifica] Incipit

Molti della mia generaziome rammenteranno di essere stati rimproverati, da piccoli, per aver detto di «amare» le fragole; infatti taluni considerano un vanto che l'inglese possegga due distinti verbi-«amare» e «piacere» -mentre il francese è costretto a servirsi di un unico verbo, aimer, per entrambi i significati. Ma il francese ha dalla sua molte altre lingue, senza contare che anche l'inglese corrente, a volte, imita quest'uso. A chiunque capita di dire ogni giorno, per quanto corretto e ligio egli possa essere, di «amare» un cibo, un gioco, un passatempo; ed effettivamente esiste un'innegabile continuità tra i nostri piaceri più elementari e i nostri affetti verso le persone.

[modifica] Citazioni

  • Gli affetti umani possono essere gloriose immagini dell'amore divino; niente di meno, ma anche niente di più; solo affinità che derivano dalla somiglianza e che, per un verso, possono favorire, ma per un altro impedire, un'affinità che sia invece il risultato di un avvicinamento. A volte, essi possono non avere nulla a che vedere con questa affinità, né in un altro. (dall'introduzione, p. 21)
  • La mente umana è in genere molto più incline a lodare e a criticare che non a descrivere e a definire; essa mira a fare di ogni distinzione una discriminazione in termini di valore. (p. 25)
  • Chi non ama i propri compaesani o concittadini – che vede e conosce – non ha molte probabilità di arrivare a provare amore per l'«Uomo», che non ha mai visto né conosciuto. (p. 38)
  • L'ultima cosa al mondo che dovremmo desiderare è che tutti si uniformassero alle nostre abitudini e caratteristiche; questa terra non sarebbe più la nostra patria se cessasse di distinguersi dalle altre. (p. 39)
  • La vera storia di ogni paese è fatta anche di azioni mediocri, e persino ignominiose. A voler considerare le azioni eroiche come tipiche, finiremmo col farci un quadro falsato della storia, che si presterà facilmente a essere demolito da una rigorosa critica storica. (p. 40)
  • Le storie migliori sono quelle che vengono tramandate, e accettate per quello che sono. (p. 40)
  • Neanche per un istante metterei mai in discussione che è all'affetto che siamo debitori dei nove decimi della felicità salda e duratura di cui ci è dato godere nell'arco della nostra esistenza terrena. (p. 73)
  • Le persone egoiste e nevrotiche possono distorcere qualunque cosa, persino l'affetto, e farlo diventare causa di infelicità o di sfruttamento. (p. 73)
  • Sono pochi i moderni che conferiscono un certo valore all'amicizia, per non dire poi di quanti a volte giungono addirittura a negarle la qualifica di affetto. (p. 77)
  • [dell'amicizia] Nessuna poesia o romanzo, dopo In Memoriam [di Alfred Tennyson], ne ha più cantato le lodi. Tristano e Isotta, Antonio e Cleopatra, Romeo e Giulietta, trovano ancora innumerevoli corrispettivi in letteratura; lo stesso non si può dire di David e Gionata, Oreste e Pilade, Rolando e Oliviero, Amis e Amile. (p. 77)
  • L'amicizia è – ma non in senso peggiorativo – il meno naturale degli affetti, il meno istintivo, organico, biologico, gregario e indispensabile. (p. 77)
  • [L'amicizia] Unica tra tutti gli affetti, essa sembra innalzare l'uomo al livello degli dèi, o degli angeli. (p. 79)
  • Chi non riesce a concepire l'amicizia come un affetto reale, ma la considera soltanto un travestimento, o una rielaborazione, dell'eros, fa nascere in noi il sospetto che non abbia mai avuto un amico. (p. 81)
  • L'amicizia è il meno geloso degli affetti. (p. 82)
  • Il marchio della perfetta amicizia non è il fatto di essere pronti a prestare aiuto nel momento del bisogno, ma il fatto che, una volta dato questo aiuto, nulla cambia. (p. 92)

[modifica] Bibliografia

  • C. S. Lewis, Diario di un dolore (A Grief Observed), traduzione di Anna Ravano, Adelphi, 1997.
  • C. S. Lewis, I quattro amori (The four Loves), traduzione di Maria Elena Ruggerini, Jaca Book, Milano 1982.

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali