H. G. Wells

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da H.G. Wells)
Herbert George Wells

Herbert George Wells (1866 – 1946), scrittore britannico.

Citazioni di H. G. Wells[modifica]

  • Gli uomini, infinitamente soddisfatti di se stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza d'esser padroni della materia. Non è escluso che i microbi sotto il microscopio facciano lo stesso.[1]
  • In Utopia non c'è carne. C'era, un tempo... ma ora non riusciamo neanche a pensare ai mattatoi. Tutta la gente si è evoluta spiritualmente ed è praticamente impossibile trovare qualcuno che voglia fare a pezzi un bue o un maiale morti. [...] E io ricordo la mia gioia di ragazzo quando vennero chiusi gli ultimi mattatoi.[2]
  • La mia immaginazione si rifiuta di vedere qualsiasi tipo di sottomarino fare qualunque cosa tranne che soffocare il proprio equipaggio e naufragare in mare.
My immagination refuses to see any sort of submarine doing anything but suffocate its crew and founder at sea.[3]
  • Mediante il tributo di milioni di morti, l'uomo ha conquistato il suo diritto di vita sulla terra, ed essa è sua contro chiunque venga per conquistarla.[1]
  • Quando, nel corso della giornata, ti accorgi di avere scritto al mattino le tue cartelle, sbrigato la corrispondenza nel pomeriggio, e non hai altro da fare, viene il momento in cui ti annoi: ecco l'ora del sesso.[4]
  • Questo è sempre stato il destino dell'energia nei tempi di pace: avvicinarsi all'arte e all'erotismo per poi languire e spegnersi.[5]
  • Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi.[6]
  • Suppongo che il suicida mentre appoggia alla tempia la canna della pistola provi per ciò che succederà l'attimo seguente quello che in quel momento provai io: un sentimento di curiosità.[5]
  • Un animale può essere feroce e anche astuto, ma per mentire bene non c'è che l'uomo.[7]

L'uomo invisibile[modifica]

Incipit[modifica]

Mario Monti[modifica]

Lo sconosciuto giunse ai primi di febbraio, in un giorno invernale, venendo dalla brughiera attraverso il vento pungente e la fitta neve, l'ultima nevicata dell'anno. Proveniva, a quanto sembrava, dalla stazione ferroviaria di Bramblehurst, reggendo nella mano infilata in un grosso guanto una piccola valigia nera. Era imbacuccato dalla testa ai piedi, e la tesa del morbido cappello di feltro gli nascondeva ogni pollice del volto eccetto la punta lucida del naso; la neve accumulatasi sulle spalle e sul petto profilava di bianco il fardello che portava. Entrato che fu barcollante nella locanda Carrozze e Cavalli, più morto che vivo all'apparenza, lasciò cadere a terra la valigia. "Un fuoco" gridò "per carità cristiana! Una stanza e un fuoco!"

Stefano Sudrié[modifica]

Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida, sferzata da un vento tagliente e battuta da una fitta nevicata, l'ultima della stagione. Veniva a piedi dalla stazione di Brumblehurstm, e teneva in mano, una mano pesantemente guantata, una valigetta nera. Era imbacuccato dalla testa ai piedi, e la tesa del suo morbido cappello di feltro gli scendeva sul viso, nascondendolo quasi interamente alla vista, L'unica cosa visibile era la punta lucida del suo naso. La neve gli si era ammucchiata contro il petto e sulle spalle e aveva ricamato una cresta bianca sul bagaglio. Più morto che vivo, entrò nell'albergo «Carrozza e cavalli» e lasciò cadere in terra la valigia.

Maria Grazia Giovagnoli Vancini[modifica]

Il forestiero arrivò sulla collina in una giornata d'inverno, all'inizio di febbraio, durante l'ultima nevicata dell’anno, tra un turbinio di neve e folate di vento gelido. Veniva a piedi dalla stazione di Bramblehurst, aveva le mani coperte di grossi guanti e portava una valigetta nera. Era imbacuccato dalla testa ai piedi e la falda del cappello floscio di feltro gli nascondeva completamente il volto, lasciando scoperta solo la punta lucida del naso; la neve gli si era accumulata sulle spalle e sul petto e disegnava una cresta bianca sul suo bagaglio. Più morto che vivo, entrò barcollando nella locanda «Coach and Horses» e lasciò cadere a terra la valigetta. – In nome di Dio! Un po' di fuoco! – gridò, – una stanza e un po' di fuoco! – (p. 27)

Citazioni[modifica]

  • Sognai febbrilmente cose che diventavano nebulose e svanivano intorno a me fino a che tutto svanì, anche il terreno su cui stavo io, ed ebbi quell'incubo impressionante di cadere nel vuoto che avrà avuto qualche volta anche lei. (Griffin: 1998, p. 128)
  • La stricnina è un tonico potente, Kemp, elimina ogni debolezza.
    – È diabolica, – disse Kemp. – È fuoco imbottigliato. (1998, p. 130)
  • Il naso per un cane è quello che per l'uomo sono gli occhi. I cani con il loro fiuto avvertono i movimenti di un uomo come gli uomini ne avvertono, con gli occhi, il suo aspetto. (Griffin: 1998, p. 138)
  • Cercai di pensare alle cose che un uomo considera desiderabili. Senza dubbio l'invisibilità dava la possibilità di ottenerle, ma rendeva anche impossibile goderne, una volta ottenute. L'ambizione, per esempio: quale piacere si trae dal trovarsi in un posto quando non si può far vedere che si è là? Che cosa conta l'amore di una donna, quando il suo nome deve essere per forza Dalila? Non mi piacciono la politica, i compromessi della fama, la filantropia o lo sport. Che cosa avrei fatto allora? Per questo, ero diventato un essere misterioso, imbacuccato, una caricatura fasciata e bendata di uomo. (Griffin: 1998, p. 156)
  • L'invisibilità, in fondo, serve solo in due casi. È utile per allontanarsi da un luogo o per avvicinarvisi. È particolarmente utile, quindi, per uccidere. Posso girare intorno a un uomo – qualunque arma quello tenga in mano – prendere la mira, colpirlo quando voglio, scostarmi a piacer mio e fuggire quando e come mi pare. (Griffin: 1998, p. 160)
  • – Quello [l'uomo invisibile] è pazzo, – disse Kemp, – inumano. È solo puro egoismo. Non pensa ad altro che al suo vantaggio personale e alla sua sicurezza. (1998, p. 163)
  • «Lei è stato straordinariamente energico e astuto, [...] anche se io non riesco a immaginare che cosa spera di guadagnarci. Lei mi è contro. Per una giornata intera mi ha dato la caccia, ha cercato di privarmi anche del riposo notturno. Ma io ho trovato da mangiare e, nonostante tutto, ho anche dormito. Ora la partita è solo all'inizio: incomincia ora. Adesso incomincia il terrore. Questa lettera le annuncia il primo giorno del terrore. Port Burdock non è più sotto la regina, lo dica pure al colonnello di polizia e a tutti gli altri. È sotto di me: il terrore! Questo è il primo giorno, dell'anno primo, della nuova era. È l'era dell'uomo invisibile. Io sono l'uomo invisibile. Il mio governo sarà facile: tanto per cominciare, il primo giorno ci sarà un'esecuzione capitale, che serva da esempio, un uomo di nome Kemp. La morte, oggi, si mette in moto per lui; egli può rinchiudersi, nascondersi, circondarsi di guardie, mettersi pure un'armatura se vuole... ma la morte, la morte invisibile giungerà lo stesso. Che egli prenda pure le sue precauzioni: ciò colpirà di più i miei sudditi. La morte parte a mezzogiorno dalla cassetta postale. La lettera vi cadrà dentro all'arrivo del postino, e poi via! Incomincia la partita! La morte si mette in moto. Non lo aiutate, o miei sudditi, altrimenti la morte cadrà anche su di voi. Oggi Kempo deve morire». (lettera di Griffin: 1998, p. 171)

Explicit[modifica]

Così si perde in un sogno, il meraviglioso, eterno sogno di tutta la sua vita. E per quanto Kemp li abbia cercati senza posa, nessun essere umano, salvo il padrone della locanda, sa dove siano quei libri che nascondono il sottile segreto dell'invisibilità e una dozzina di altri strani segreti. E nessun altro ne saprà qualcosa fino a che l'ometto non morrà. (1998, p. 188)

Incipit di alcune opere[modifica]

Autobiografia sperimentale[modifica]

Questo mio cervello cominciò a esistere e ad acquistare riflessi, a registrare impressioni, in una povera casa di Bromley, cittadina del Kent divenuta ormai un sobborgo di Londra.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

L'isola del dottor Moreau[modifica]

Il primo febbraio 1887 la Lady Vain naufragò a seguito di una collisione con un relitto a circa 1' di latitidine sud e 107' di longitudine ovest. Il 5 gennaio 1888, ossia undici mesi e quattro giorni dopo, a 5' e 3'' di latitudine sud e 101' di longitudine ovest, fu trovato mio zio, Edward Prendick, certamente imbarcatosi sul Lady Vain a Callao e ritenuto morto per annegamento. Era in una piccola imbarcazione aperta, dal nome illeggibile, ma probabilmente appartenuta alla goletta dispersa Ipecacuanha. Fornì un resoconto così strano di come fosse finito lì che si concluse fosse forse impazzito. In seguito disse di aver avuto un vuoto di memoria dal momento in cui era fuggito dalla Lady Vain.
[Herbert George Wells, L'isola del dottor Moreau, traduzione di Mario Monti, Mondadori]

La guerra dei mondi[modifica]

Alla fine del diciannovesimo secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fossero acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini e tuttavia, come queste, mortali; che l'umanità intenta alle proprie faccende venisse scrutata e studiata, quasi forse con la stessa minuzia con cui un uomo potrebbe scrutare al microscopio le creature effimere che brulicano e si moltiplicano in una goccia d'acqua. Gli uomini, infinitamente soddisfatti di se stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza d'esser padroni della materia. Non è escluso che i microbi sotto il microscopio facciano lo stesso. Nessuno pensava minimamente che i più antichi mondi dello spazio potessero rappresentare un pericolo per gli uomini, o pensava ad essi soltanto per escludere la possibilità o anche solo la probabilità che esistesse sulla loro superficie una qualunque forma di vita. È curioso ricordare alcune idee di quei giorni lontani. Gli abitanti del nostro pianeta si figuravano al massimo che su Marte potessero esserci altri uomini, forse inferiori a loro e pronti ad accogliere a braccia aperte una missione di civilizzazione. Tuttavia, di là dagli abissi dello spazio, menti che stanno alle nostre come le nostre stanno a quelle degli animali bruti, intelletti vasti, freddi e spietati guardavano la terra con invidia e preparavano, lentamente ma con fermezza, i loro piani contro di noi. E agli inizi del ventesimo secolo si ebbe il grande disinganno.
[Herbert George Wells, La guerra dei mondi, traduzione di Adriana Motti, Mursia, 1979]

La macchina del tempo[modifica]

Il Viaggiatore nel Tempo (sarà opportuno chiamarlo così) era intento a illustrarci un argomento molto oscuro. Gli occhi grigi brillavano vivaci; il volto, generalmente pallido, era acceso e animato. Il fuoco brillava allegro; il tranquillo riverbero delle luci incandescenti nei gigli d'argento colpiva le bollicine che apparivano e scomparivano nei nostri bicchieri. Le poltrone, brevettate da lui, ci abbracciavano e accarezzavano, senza cedere al peso del corpo; dominava quella piacevole atmosfera postprandiale, quando il pensiero vaga amabilmente libero dalle pastoie della precisione. E mentre ce ne stavamo lì seduti, in pigra ammirazione davanti all'ardore con cui illustrava il nuovo paradosso (tale lo consideravamo) e davanti alla sua eloquenza, così lui parlò sottolineando i punti principali con l'indice magro.
[Herbert George Wells, La macchina del tempo, traduzione di Mario Monti, Mondadori]

La porta nel muro[modifica]

Lionel Wallace mi raccontò la storia della porta nel muro durante una serata a quattr'occhi, nemmeno tre mesi fa. Sul momento pensai che per quanto lo riguardava fosse una storia vera. Ne aveva parlato con tale schietta convinzione che non avevo potuto fare a meno di credergli. La mattina dopo però, a casa mia, considerai la cosa con altri occhi; e mentre, a letto, rammentavo le cose che mi aveva detto senza più la seduzione della sua voce pacata e sincera, lontano dal cerchio di luce della lampada da tavolo schermata e da tutta l'atmosfera soffusa d'ombre che lo avvolgeva in una con gli arredi brillanti, i cristalli, la tovaglia e le posate della cena che avevamo consumato insieme, e che avevano composto un piccolo mondo effimero e splendente del tutto remoto dalla realtà di ogni giorno, le giudicai francamente incredibili.
[Herbert George Wells, La porta nel muro e altri racconti, traduzione di Daniele Morante, Bollati Boringhieri]

Citazioni su H. G. Wells[modifica]

  • L'atteggiamento di Wells verso il cinema era di benevola tolleranza. «Non esiste un brutto film» diceva «è già abbastanza straordinario il fatto che si muovano!» (Charlie Chaplin)
  • La compagnia di quell'uomo era molto gradevole. Inoltre sembrava che conversare con me gli piacesse. Quanto alle sue opinioni, era semplicemente una massa di opinioni intelligenti. Ne esprimeva il maggior numero possibile, e in qualsiasi momento, sempre. Tutto quel che diceva, prima o poi, lo trovavo in forma scritta. Era come Voltaire, un grafomane. Il suo cervello era eccezionalmente attivo, pensava delle cose molto bene. Come "La scienza è il cervello della razza". (Saul Bellow)
  • La Grande Avventura è stata tentata in modo strepitoso – sulla carta, ahimè! – dal celebre H. G. Wells. Avrete certamente udito parlare di quel singolare romanzo: La macchina per esplorare il tempo, che fece un certo scalpore. (Pierre Devaux)
  • Oggi Sammler se lo ricordava come un piccolo Limey di basso ceto, e come un uomo che stava invecchiando e la cui abilità e forza di attrazione erano in declino. E nell'agonia di separarsi per sempre dai seni, dalle bocche e dai preziosi fluidi sessuali delle donne, il povero Wells, il maestro naturale, l'emancipatore del sesso, l'individuo spiegante, il benedicente compassionevole dell'umanità, alla fine non poteva che inveire e mandare tutti al diavolo. S'intende, quelle cose le scrisse durante la malattia dei suoi ultimi giorni, orribilmente depresso dalla Seconda Guerra Mondiale. (Saul Bellow)
  • Wells non è un semplice «romanziere divertente»; è un «autore per adulti» che agita una massa di problemi concernenti la vita e la morte, la fatalità, i destini dell'uomo. I suoi romanzi sono «neri»: l'uomo vi perisce miseramente, schiacciato da forze enormi ed orribili... mentre Giulio Verne, vivificante, ottimista – spesso ingenuo – ispira il desiderio di conquistare il mondo. (Pierre Devaux)
  • Wells si burla di noi... con la nostra complicità, il che è caratteristico dello humour britannico. L'interesse è altrove: è nelle «ragioni», se si può dire, che l'«Esploratore del tempo» ci fornisce di credere nel suo viaggio. (Pierre Devaux)

Film[modifica]

Note[modifica]

  1. a b Da La guerra dei mondi.
  2. Da ‎A Modern Utopia, cap. IX, § 5; citato in Aa.Vv., Un gusto superiore: un modo nuovo di mangiare e di vivere, The Bhaktivedanta Book Trust Italia, 1992, pp. 23-24.
  3. (EN) Affermazione del 1902 citata in Christopher Cerf e Victor Navasky, The Experts Speak, New York, Villard, 1998, p. 363. ISBN 0-679-77806-3
  4. Citato in Charlie Chaplin, La mia autobiografia, traduzione di Vincenzo Mantovani, Mondadori, 1964, p. 429.
  5. a b Da La macchina del tempo.
  6. Citato in Call of Duty 2 e all'inizio del videoclip This Is War dei 30 Seconds To Mars.
  7. Da L'isola del Dr. Moreau.

Bibliografia[modifica]

  • Herbert George Wells, L'uomo invisibile (The Invisible Man), traduzione di Mario Monti, Mondadori
  • Herbert George Wells, L'uomo invisibile (The Invisible Man), traduzione di Stefano Sudrié, TEN, 1993
  • Herbert George Wells, L'uomo invisibile (The Invisible Man), traduzione di Maria Grazia Giovagnoli Vancini, Mursia, 1998

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]