Ernest Hemingway

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Per la letteratura (1954)
Ernest Hemingway nel 1950

Ernest Hemingway (1899 – 1961), scrittore statunitense, premio Nobel per la letteratura.

Indice

[modifica] Citazioni di Ernest Hemingway

  • Ero in un angolo a bere lo champagne del nostro ospite con Miss Ingrid Bergman e le dissi: Figliola, questo sarà l'anno peggiore che abbiamo mai visto. (Ho omesso gli aggettivi qualificativi.)[1]
  • La giusta maniera di fare, lo stile, non è un concetto vano. È semplicemente il modo di fare ciò che deve essere fatto. Che poi il modo giusto, a cosa compiuta, risulti anche bello, è un fatto accidentale. (da un'intervista sul Times, 13 dicembre 1954)
  • Ma avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell'esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino, un'onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà da bambino. (da Vero all'alba)
  • Madrid è il luogo dove s'impara a capire. Madrid uccide la Spagna. (da I quarantanove racconti, traduzione di Giuseppe Trevisani, I Libri del Pavone, Vol. I, p. 67, Mondadori 1959)
  • No. È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti. (da Addio alle armi)
  • Quando si è vinti si diventa cristiani. (da Addio alle armi)
  • [La fretta] Quella eccitantissima perversione di vita: la necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe. (da Verdi colline d'Africa)
  • Siccome di guerre ne ho fatte troppe, sono certo di avere dei pregiudizi, e spero di avere molti pregiudizi. Ma è persuasione ponderata del sottoscritto che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c'è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che sorgono a profittarne. (dalla prefazione ad Addio alle armi, Mondadori 2000)
  • [Su Mussolini] C'è qualcosa che non va [...] in un uomo che porta le ghette bianche con una camicia nera. (citato in Antonio Spinosa, I figli del duce)
  • Il pernod è un'imitazione verdastra dell'assenzio. Se ci aggiungi acqua diventa lattiginoso. Sa di liquirizia e subito ti tira su, ma poi ti deprime in egual misura. (da Fiesta, 1972, p. 18)
  • Mi piacerebbe vivere tanto da poter scrivere altri tre romanzi e venticinque racconti. Ne so di quelli buoni. (da I quarantanove racconti, Mondadori 1981, prefazione)
  • La vita di ogni uomo finisce nello stesso modo. Sono i particolari del modo in cui è vissuto e in cui è morto che differenziano un uomo da un altro. (citato in Call of Duty 2)
  • Conosco la guerra come poche altre persone al mondo e niente mi è più rivoltante di essa. (citato in Call of Duty 3)

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  • Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza fare rumore.
  • Conosco la guerra come poche altre persone al mondo e niente mi è più rivoltante di essa.
  • Essere un padre di successo è un ruolo unico: quando hai un figlio, non seguirlo solo per i primi due anni.
  • Fino ad ora, sulla morale ho appreso soltanto che una cosa è morale se ti fa sentire bene dopo averla fatta, e che è immorale se ti fa star male.
  • [Su Marlene Dietrich] Già con la sola sua voce potrebbe spezzarti il cuore. Ma ha anche un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo.
  • Gli scrittori si forgiano nell'ingiustizia come si forgiano le spade.
  • I bei libri si distinguono perché sono più veri di quanto sarebbero se fossero storie vere.
  • Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare.
  • L'esitazione di fronte al rischio aumenta in proporzione uguale all'età.
  • Mai pensare che la guerra, anche se giustificata, non sia un crimine.
  • Nei tempi antichi è stato scritto che è dolce e opportuno morire per la propria patria. Ma nella guerra moderna non c'è niente di dolce o di opportuno nella morte. Si muore come cani senza un valido motivo.
  • Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!
  • Non confondere il movimento con l'azione.
  • Non era che un vigliacco e quella era la maggior sfortuna che un uomo potesse avere.
  • Non c'è nessun amico più leale di un libro.
  • Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.
  • Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all'Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita!
  • Preferisco un nemico sincero a gran parte degli amici che ho conosciuto.
  • Se sei abbastanza fortunato di aver vissuto a Parigi come un giovane uomo, allora per il resto della tua vita ovunque andrai, sarà con te, a Parigi è un continuo banchettare.
  • Un uomo deve subire molti castighi per scrivere un libro veramente divertente.
  • Uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell'esperienza di coloro che la leggono. (1954)
  • Uno scrittore impegnato non è come uno scrittore solenne...

[modifica] Fiesta

[modifica] Incipit

Robert Cohn era stato un tempo campione di pugilato di Prìnceton, categoria pesi medi. Non crediate che questo, come titolo pugilistico, a me faccia una grande impressione, ma per Cohn significava molto. Non gli importava niente della boxe, anzi la detestava, ma l'aveva imparata, con fatica e sino in fondo, per reagire a quel senso di inferiorità e di insicurezza che gli derivavano a Prìnceton dall'essere trattato come ebreo.

[Ernest Hemingway, Fiesta, traduzione di Ettore Capriolo, a cura di Fernanda Pivano. Arnoldo Mondadori Editore, Meridiani 1972]

[modifica] Explicit

"Oh, Jake" Brett disse. "Noi due saremmo stati bene assieme."
Di fronte a noi su una pedana, un poliziotto in kaki dirigeva il traffico. Alzò la sua mazza. La macchina improvvisamente rallentò, spingendo Brett contro di me. "Già" dissi io, "non è bello pensare così?"

[Ernest Hemingway, Fiesta (Il sole sorgerà ancora), traduzione di Giuseppe Trevisani, Arnoldo Mondadori Editore, 1966]

[modifica] Il vecchio e il mare

[modifica] Incipit

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.

[modifica] Citazioni

  • In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.
  • L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non può essere sconfitto.
  • È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato.

[modifica] Morte nel pomeriggio

[modifica] Incipit

La prima volta che andai a una corrida mi aspettavo di rimanere inorridito e forse nauseato da ciò che mi avevano detto sarebbe accaduto ai cavalli. Tutto quello che avevo letto intorno all'arena insisteva su questo punto; la maggior parte di coloro che ne scrivevano condannavano le corride come una stupida faccenda brutale, ma anche coloro che ne parlavano bene, considerandole dal punto di vista spettacolare e come esibizione di abilità, deploravano l'uso dei cavalli con tono di scusa.

[modifica] Citazioni

  • Il coraggio percorre una distanza breve; dal cuore alla testa, ma quando se ne va non si può sapere dove si ferma; in un'emorragia, forse, o in una donna, ed è un guaio essere nella corrida quando se n'è andato, dovunque sia andato.
  • Il guaio della moderna tecnica della corrida è che è diventata troppo perfetta. Il matador lavora così vicino al toro, così lentamente e in modo così del tutto privo di difesa e di movimento che gli è indispensabile un toro quasi fatto su ordinazione. (1973, p. 203)
  • I libri più lunghi sulla Spagna, di solito sono scritti da tedeschi che ne fanno una visita intensiva e poi non ritornano più indietro. (1973, p. 99)
  • Il tempo ideale per visitare la Spagna e vedere le corride e il periodo in cui ci sono più corride da vedere, è il mese di settembre. L'unico svantaggio di questo mese, è che le corride non sono molto buone. I tori sono nella forma migliore a maggio e giugno, ancora buoni a luglio e ai primi d'agosto, ma a settembre i pascoli sono riarsi dal caldo e i tori sono magri e fuori forma, a meno che siano stati nutriti di grano, il che li rende grassi, lisci e lucenti, e violentissimi per qualche minuto, ma incapaci al combattimento, come un pugilista nutrito esclusivamente di patate e birra. (1973, pag. 96)
  • La corrida è basata sul fatto che è il primo incontro tra l'animale allo stato selvaggio e l'uomo a piedi. Questa è la premessa fondamentale della corrida moderna; che il toro non sia mai stato prima nell'arena. (1973, pag. 69)
  • La corrida è un'istituzione spagnuola; non è nata per gli stranieri e i turisti ma loro malgrado, e ogni passo che la modifichi per assicurarsi la loro approvazione, che non si otterrà mai, è un passo verso la sua soppressione completa. (1973, pag. 56).
  • La corrida non è uno sport nel senso anglosassone della parola, vale a dire non è una gara o un tentativo di gara tra un toro e un uomo. È piuttosto una tragedia; la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall'uomo insieme e in cui c'è pericolo per l'uomo ma morte sicura per l'animale. (1973, pag. 64)
  • L'individuo, il grande artista, quando viene, adopera tutto ciò che si è scoperto o conosciuto nella sua arte fino a quel momento [...] e poi va oltre ciò che è stato fatto e conosciuto e crea qualcosa di suo.
  • Madrid è una città di montagna e ha un clima montano. Ha quell'alto cielo spagnuolo terso che fa parer sentimentale il cielo italiano. Il caldo e il freddo vanno e vengono rapidamente. (1973, pag. 94)
  • Madrid è un luogo strano. Non credo che piaccia la prima volta che ci si va. Non ha nulla di quello che ci si può aspettare dalla Spagna. È moderna più che pittoresca senza costumi, praticamente senza cappelli di Cordoba, eccetto sulle teste degli imbroglioni, senza castagnette e senza mistificazioni disgustose come le caverne degli zingari a Granada. Non c'è in città nessun sito di color locale per i turisti. E pure, a conoscerla, è la città più spagnuola di tutte, la migliore, in cui vivere, la gente più simpatica, il clima più bello in qualunque mese dell'anno e, mentre le altre grandi città simboleggiano tutte la provincia in cui si trovano, sono in sostanza andaluse, catalane, basche, aragonesi, e comunque provinciali, soltanto Madrid può darvi l'essenza. (1973, pag. 97)
  • Non c'è rimedio a niente nella vita.
  • Ritengo che da un moderno punto di vista morale, vale a dire da un punto di vista cristiano, l'intera corrida sia insostenibile; c'è senza dubbio molta crudeltà, c'è sempre pericolo, sia voluto sia inaspettato, e c'è sempre morte... (1973, pag. 49)
  • Tutta la corrida è basata sul coraggio del toro, la sua semplicità e la sua mancanza d'esperienza. C'è modo di combattere tori vigliacchi, tori esperti e tori intelligenti, ma il principio della corrida, la corrida ideale, presuppone nel toro coraggio e un cervello sgombro da qualunque ricordo di un lavoro precedente nell'arena. (1973, pag. 187)
  • Vecchia signora: «Allora dev'essere molto pericoloso essere un uomo.»
    «Lo è, signora. E solamente pochi ce la fanno. È un mestiere difficile, e al fondo c'è la tomba.» (1998, p. 112)
  • Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo […]. (1998, p. 13)

[modifica] Verdi colline d'Africa

[modifica] Incipit

Eravamo seduti nel rifugio costruito dai cacciatori wanderobo con frasche e ramoscelli al limite dl lick salato, quando udimmo avvicinarsi il camion. Dapprima era molto lontano e non si poteva capire che rumore fosse; poi si fermò e sperammo di non avere udito nulla, o solo il vento. Ma riprese lentamente, più vicino e sempre più numeroso, non ci poteva essere dubbio ormai, finché terminando in un fracassodi esplosioniirregolari passò vicinissimo dietro a noi, proseguendo su per la strada. Uno dei due battitori, quello melodrammatico, si alzò in piedi.

[modifica] Citazioni

  • La retorica è come le scintille azzurre che fa la dinamo. (p. 28)
  • Tutta la letteratura moderna viene fuori da un libro di Mark Twain: Huckleberry Finn. Se lo legge si fermi però quando i ragazzi perdono il negro Jim. Quella è la fine, il resto è trucco. Ma è il nostro libro più bello, e tutto quanto è stato scritto in America viene di lì: prima non c'è niente e dopo niente che lo valga. (p. 39)
  • A una certa età gli scrittori si trasformano in tante Vecchie Mamme Hubbard, le scrittrici in tante Giovanne d'Arco senza battaglie. (p. 31)
  • Ho una vita interessante, ma devo scrivere perché se non scrivo in una certa misura non posso godermi il resto della mia vita. (p. 32)

[modifica] Addio alle armi

[modifica] Incipit

Sul finire dell'estate di quell'anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c'erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l'acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell'anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.

[modifica] Citazioni

  • Io ci credo, nella Massoneria. È una nobile organizzazione. (p. 14)
  • Tutti gli uomini che pensano sono atei. (p. 14)
  • Era impossibile salutare gli stranieri come gli italiani senza sentirsi imbarazzati. Il saluto italiano non si è mai potuto esportare. (p. 28)
  • A Capracotta, mi avava detto, c'erano le trote nel torrente sotto la città. Era proibito suonare il flauto la notte. Quando i giovanotti facevano le serenate, soltanto il flauto era proibito. Perché, avevo chiesto. Perché alle ragazze non faceva bene udire il flauto di notte. (p. 80)
  • Aquila era una bella città. D'estate la notte faceva fresco e la primavera degli Abruzzi era la più bella d'Italia. Ma quel che era bello era l'autunno per andare a caccia nei boschi di castagni. (p. 80)
  • Un giorno o l'altro vedrò gli anglosassoni eliminare la prostituzione con uno spazzolino da denti. (p. 176)
  • Voglio farti ubriacare e tirarti fuori il fegato e metterti un buon fegato italiano e farti ritornare un uomo. (p. 176-177)
  • Perché qui siamo noi, noi due soli, e laggiù tutti gli altri. (capitolo 20)

[modifica] Explicit

Fuori dalla stanza, in corridoio, dissi al dottore: "C'è qualcosa che possa fare stanotte?".
"No, non c'è niente da fare. Posso accompagnarla in albergo?".
No, grazie. Rimarrò qui un momento."
"So che non c'è niente da dire. Non so dirle..."
"No", dissi, "non c'è niente da dire"
"Buona notte" disse. "Non posso accompagnarla in albergo?
"No, grazie."
"Era l'unica cosa da fare" disse. "L'operazione si è dimostrata..."
"Non voglio parlarne" dissi.
"Vorrei accompagnarla in albergo.
"No, grazie."
Si avviò in corridoio. Mi avvicinai alla porta della stanza.
"Non può entrare, adesso" disse un'infermiera.
"Si, posso" dissi.
"Non può ancora entrare." "Vada via" dissi. "Anche quell'altra,"
Ma quando le ebbi fatte uscire ed ebbi chiusa la porta e spenta la luce non servì a niente. Fu come salutare una statua. Dopo un po' me ne andai e uscii dall'ospedale e ritornai a piedi in albergo nella pioggia.

[modifica] Citazioni sul libro

  • Ogni giorno leggevo il libro dal principio al punto dov'ero arrivato a scrivere, e ogni giorno smettevo che andava ancora bene e sapevo che cosa sarebbe successo dopo.
    Il fatto che il libro fosse tragico non mi rendeva infelice perché ero convinto che la vita è una tragedia e sapevo che può avere soltanto una fine. (Ernest Hemingway, in prefazione)
  • Pavese voleva che lo leggessi per farmi capire la differenza tra la letteratura inglese e quella americana. Gli altri libri che mi lasciò quella sera con questa intenzione furono l' Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, l' Autobiografia di Sherwood Anderson e i Fili d'erba di Walt Whitman. (Fernanda Pivano)
  • Questo libro fu pubblicato la prima volta il giorno che il mercato crollò nel 1929. Scott Fitzgerald è morto. Tom Wolfe è morto, Jim Joyce è morto, (lui, il caro compagno diverso dal Joyce ufficiale dei biografi, che una volta, da ubriaco, mi chiese se non mi pareva che i suoi libri fossero un po' troppo da periferia); John Bishop è morto, Max Perkins è morto. Anche una quantità di personaggi che avrebbero dovuto essere morti sono morti; appesi a capofitto davanti alle stazioni di rifornimento a Milano o impiccati bene o male in città tedesche superbombardate. Vi sono anche tutti i morti senza nome, alla maggior parte dei quali piaceva la vita. (Ernest Hemingway, in prefazione, Medusa, 1955)

[modifica] Di là dal fiume e tra gli alberi

[modifica] Incipit

Partirono due ore prima dell'alba, e dapprima non fu necessario spezzare il ghiaccio sul canale perché erano già passate altre barche. In ogni barca, al buio, in modo che lo si udiva ma senza vederlo, il barcaiolo stava ritto a poppa, col lungo remo. Il cacciatore era seduto su uno sgabello fissato al coperchio di una cassetta che conteneva la colazione e le cartucce, e i suoi due o tre fucili erano appoggiati sul mucchio di stampi. In ogni barca, in un punto o nell'altro vi era un sacco con un paio di germani femmine vive, o un maschio e una femmina e su ogni barca c'era un cane che si agitava tremando inquieto allo starnazzar d'ali delle anatre che passavano in volo nel buio.

[modifica] Citazioni

  • «Non si dovrebbe mai desiderare troppo» disse il colonnello. «Perché si rischia sempre di ottenere quel che si desidera.» (p. 148)
  • Sorrise come soltanto i veri timidi sanno sorridere. Non era la risata facile dell'ottimista né il rapido sorriso tagliente dei testardi ostinati e dei malvagi. Non aveva niente a che fare col sorriso equilibrato, usato di proposito, del cortigiano o del politicante. Era il sorriso strano, inconsueto, che sorge dall'abisso profondo, buio, più profondo di un pozzo, profondo come una miniera profonda, che è dentro di loro. (p. 180)
  • [Il cuore] «Non è che un muscolo» disse il colonnello. «Solo che è il muscolo principale. Funziona alla perfezione come un Rolex Oyster Perpetual. Il guaio è che non lo si può mandare al rappresentante della Rolex quando si guasta. Quando si ferma ci si limita a non sapere l'ora. Si è morti.» (p. 189)
  • Non riesco a odiare i fascisti, pensò. E neanche i Kraut, perché sfortunatamente sono un soldato. (p. 224)
  • L'amore è l'amore e il divertimento è il divertimento. Ma c'è sempre un tale silenzio quando muore un pesciolino rosso. (p. 313)

[modifica] Le nevi del Chilimangiaro

[modifica] Incipit

Il Chilimangiaro è un monte coperto di neve alto 5890 metri e si dice che sia la più alta montagna africana. La vetta occidentale è detta "Masai Ngài", Casa di Dio. Presso la vetta c'è la carcassa stecchita e congelata di un leopardo. Nessuno ha saputo spiegare che cosa cercasse il leopardo a quell'altitudine.
«Di magnifico c'è che non fa male» egli disse. «È così che si sa quando comincia.»
«Davvero?»
«Sul serio. Mi piace tanto dell'odore, però. Deve darti fastidio.»
«Oh, no. Non dire.»
«Guarda quelli» egli disse. «Cos'è che li tira qui, la vista o l'odore?»

[modifica] Citazioni

  • Giaceva immobile e la morte non era con lui. Doveva essere passata da un'altra strada. La morte pedalava in bicicletta, si muoveva silenziosa sul selciato. (p. 102-103)

[Ernest Hemingway, Le nevi del Chilimangiaro, da I quarantanove racconti, traduzione di Giuseppe Trevisani, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, 1959]

[modifica] Incipit di Per chi suona la campana

Il mento poggiato sulle braccia incrociate, l'uomo era disteso sulla terra bruna del bosco coperta d'aghi di pino. Sulla sua testa il vento investiva, fischiando, le cime degli alberi. In quel punto il versante del monte si raddolciva ma un poco più in giù precipitava rapido, e l'uomo poteva vedere la traccia nera della strada incatramata che, serpeggiando, attraversava il valico.

[modifica] Citazioni su Ernest Hemingway

  • Hemingway è figlio delle contraddizioni di un'epoca: ribelle e denunciatore per un verso, ma per un altro senza fiducia in un avvenire, e invece disperatamente in cerca di un mito oscuro di antichità: l'Europa, il Cattolicesimo, l'Italia, la Spagna. (Italo Calvino)
  • Hemingway ha detto: "Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso." Condivido la seconda parte. (Seven)
  • L'idea che lo sforzo creativo e le sostanze che alterano la mente siano strettamente legati è una delle grandi mistificazioni pop-intellettuali del nostro tempo. I quattro scrittori del ventesimo secolo il cui lavoro è soprattutto responsabile di questa mitologia sono probabilmente Hemingway, Fitzgerald, Sherwood Anderson e il poeta Dylan Thomas. [...] Lo scrittore tossicodipendente è nient'altro che un tossicodipendente, sono tutti in altre parole comunissimi ubriaconi e drogati. La pretesa che droghe e alcol siano necessari per sopire una sensibilità più percettiva non è che la solita stronzata autogiustificativa. [...] Hemingway e Fitzgerald non bevevano perché erano creativi, diversi o moralmente deboli. Bevevano perché è quello che fanno gli alcolisti. Probabilmente è vero che le persone creative sono più vulnerabili di altri all'alcolismo e alla dipendenza dagli stupefacenti, e allora? Siamo tutti uguali quando vomitiamo ai bordi della strada. (Stephen King)
  • L'ultimo gesto di Socrate [...] è il gesto essenziale dell'uomo, in Hemingway; e non di auto-distruzione, ma di adempimento: gratitudine estrema, in amaro e noia, verso la vita. (Elio Vittorini)
  • Se ho sbagliato perdonatemi: i sogni sono quasi sempre sbagliati, mi dicono. Eppure io non riesco a dimenticare la lezione forse più importante che mi ha dato il mio indimenticabile maestro Ernest Hemingway: "Ho fatto una pace separata". (Fernanda Pivano)
  • Mi prese per mano, mi condusse alla sua tavola, mi fece sedere accanto a sé e mi disse in quel suo bisbiglio così difficile da capire finché non ci si era abituati:
    «Raccontami dei Nazi».
    Fu l'inizio di un'amicizia che non finì mai, perché la mia devozione continuò anche dopo la sua morte. (Fernanda Pivano)

[modifica] Note

  1. Citato in Prefazione a Addio alle armi, traduzione di Fernanda Pivano, Medusa, Arnoldo Mondadori Editore, 1955.

[modifica] Bibliografia

  • Ernest Hemingway, Addio alle armi (A Farewell To Arms), traduzione e introduzione di Fernanda Pivano, prefazione di Ernest Hemingway, Arnoldo Mondadori Editore, 1965.
  • Ernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi, traduzione di Fernanda Pivano, Oscar Mondadori, 1986.
  • Ernest Hemingway, Fiesta (Il sole sorgerà ancora), traduzione di Giuseppe Trevisani, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
  • Ernest Hemingway, Fiesta, traduzione di Ettore Capriolo, a cura di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, Meridiani 1972.
  • Ernest Hemingway, I quarantanove racconti, traduzione di Giuseppe Trevisani, Mondadori, Cles 1981.
  • Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, traduzione di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, 1952.
  • Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio, traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori, 1998. ISBN 9788804460596
  • Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio, traduzione di Fernanda Pivano, Oscar Mondadori, 1973.
  • Ernest Hemingway, Per chi suona la campana, traduzione di Maria Napolitano Martone, Newton Compton Editori, 1996. ISBN 9788881832927
  • Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa (Green Hills of Africa), traduzione di Attilio Bertolucci e Alberto Rossi, Arnoldo Mondadori Editore, 1965.
  • Ernest Hemingway, Verdi colline d'Africa, traduzione di Attilio Bertolucci e Alberto Rossi, Mondadori, 1992.
  • Ernest Hemingway, Vero all'alba, traduzione di Laura Grimaldi, Mondadori, 2003. ISBN 9788804513346
  • Antonio Spinosa, I figli del duce, Rizzoli, 1983.

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