Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quarta stagione)

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Ai confini della realtà, quarta stagione.

Episodio 1, A sua immagine[modifica]

Gail Kobe e George Grizzard interpretano Jessica Connelly e Alan Talbot

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  • Signora: Sei malato per caso, giovanotto?
    Alan Talbot: No.
    Signora: Però lo sembri! Mio marito aveva lo stesso colorito prima di morire. Bianco pallido come il tuo.
    Alan Talbot: No, no, sto bene!
    Signora: Anche lui diceva così. Proprio le stesse identiche parole! "No, sto bene!". Andò a letto e la mattina dopo andando per svegliarlo lo trovai rigido come uno stoccafisso! Tu non bevi, vero?
    Alan Talbot: No.
    Signora: L'alcol ha ucciso mio marito Jack. Gli dicevo che era opera del Diavolo, ma lui non mi dava ascolto. E infatti guarda dov'è adesso! Oh, il Diavolo è intorno a noi, devi credermi! È intorno a noi ovunque andiamo! E se non lo combattiamo, se non abbiamo la forza di resistergli avremo solo sofferenza e tormenti!
    Alan Talbot: Credo che lei abbia ragione.
    Signora: Certo che ho ragione! E ti dico come lo so, figliolo. Era una domenica, stiravo come al solito ed è stato allora che l'ho sentito dal cielo limpido e blu! Era il dolce respiro del Signore, era la sua voce misericordiosa che mi è giunta come una scossa elettrica! Mi ha illuminato! Oh, lode ora e sempre al Signore! Lode alle sue opere buone! Leggi mai Il Libro?
    Alan Talbot: Di quale libro parla?
    Signora: Quale?! Parlo della Bibbia!
    Alan Talbot: Oh, sì, quasi tutti i giorni.
    Signora: Siamo sicuri che dici la verità? Noi potremmo anche essere sottoterra, ma lui sente tutto!
    Alan Talbot: Sì, è la verità.
    Signora: Va bene! Levitico, capitolo 5, versetto 2!
    Walter: Perfetto! Sei perfetto!
    Signora: Allora?!
    Alan Talbot: La prego, signora!
    Signora: "Quando uno, senza saperlo, avrà toccato qualcosa di impuro come il cadavere di una bestia impura o il cadavere di un animale domestico impuro o anche quello di un rettile impuro, ebbene sappiate fin d'ora che rimarrà egli stesso impuro e colpevole!"
    Alan Talbot: La prego, se ne vada!
    Signora: Non vuoi la salvezza eterna?!
    Alan Talbot: Quello che voglio è rimanere solo!
    Signora: Non siamo mai soli, figliolo! Non lo sapevi?! Lui è con noi tutto il tempo e ci aiuterebbe, se solo glielo permettessimo, ma dobbiamo redimerci prima! Leggi questo! Prendilo e leggilo! [gli porge un opuscolo intitolato La via della salvezza] Ti cambierà la vita! Il diavolo vuole averti, lo so! Ma io non glielo permetterò! Combatterò con te e lo vinceremo! Ascoltami, sto parlando della salvezza eterna! [ultime parole]
    [La butta sui binari mentre passa il treno della metropolitana]
    Signora: No! No! No![1]
  • Ciò a cui avete appena assistito potrebbe essere la fine di un incubo terrificante, ma non lo è. È solo l'inizio. Alan Talbot non lo sa, ma sta per entrare in un nuovo strano mondo troppo incredibile per essere vero, troppo vero per essere un sogno. È il confine della realtà. (Narratore)
  • Alan Talbot: Voglio sapere chi sono!
    Walter Ryder Jr.: Non sei nessuno, Alan, assolutamente nessuno.
    Alan Talbot: Smettila, Walter!
    Walter Ryder Jr.: Bene, allora chi è l'orologio che indosso? Chiedimelo! Oppure chi è il frigorifero in cucina? Ancora non capisci?
    Alan Talbot: No!
    Walter Ryder Jr.: Sei una macchina, Alan, un perfetto congegno meccanico!
    Alan Talbot: No, non ci credo!
    Walter Ryder Jr.: Non ti biasimo, neanch'io ci crederei. Ma è vero! Il fatto è che tu sei nato tanti anni fa nella mia testa. Tutti i bambini hanno un sogno, no? Tu eri il mio. Chi sognava di arruolarsi nell'esercito, chi sognava di andare su Marte, ma poi crescevano e abbandonavano il loro sogno. Io no! Ho sempre pensato a un'unica cosa e ho sempre desiderato un'unica cosa. Solo una: un uomo artificiale perfetto. Non un robot, ma il duplicato di un essere umano. Era un sogno innocuo, neanche troppo fantasioso e strano per un bambino. Ma poi sono diventato un adulto e una parte della mia natura è rimasta bambina, come succede a molti geni. Io ho coltivato il mio sogno. Ti ho creato io, Alan! Ti è abbastanza chiaro ora?
    Alan Talbot: Non solo sei ubriaco, sei anche pazzo!
    Walter Ryder Jr.: E come spieghi quello?
    Alan Talbot: Come lo spiego...!? È un braccio artificiale... non lo so! Come puoi pretendere che io creda di essere una macchina quando so di non esserlo? Accidenti! È ridicolo! Io mangio, io bevo, io dormo!
    Walter Ryder Jr.: Te l'ho detto che volevo una creazione perfetta.
  • Walter Ryder Jr.: Temo che i giorni dell'inventore solitario non esistano più. Mi aiutarono le menti scientifiche più brillanti del mondo, ma ovviamente non presero il progetto sul serio: per loro era solo un gioco, solo un mucchio di teorie messe insieme. Com'era possibile creare dal nulla un intero sistema nervoso che funzionasse come uno vero? Come poteva il cervello essere duplicato come uno vero? Vedi io... io volevo un'intelligenza reale. Non mi bastavano delle reazioni. Quei manichini possono reagire. Ma la mia creazione doveva avere una memoria. La capacità di ragionare, avere un passato, una personalità, migliaia di sfaccettature che moltiplicate per altre migliaia fanno la vera intelligenza. Allora... per riuscire a ottenere tutto questo decisi di usare me stesso.
    Alan Talbot: Io non so di cosa stai parlando! Che cosa vuole dire che hai deciso di usare te stesso?
    Walter Ryder Jr.: Quello che ho detto! In alcune cellule ho messo i miei pensieri, in altre invece i miei ricordi, in alcune un po' della mia conoscenza. Dei piccoli pezzi di me stesso.
  • Walter Ryder Jr.: Mi hai aggredito con delle forbici e poi sei scappato. Da allora non sono più riuscito a trovarti.
    Alan Talbot: Cos'ho che non va?
    Walter Ryder Jr.: Non lo so, ma qualunque cosa sia, non va neanche in me. Alan, siamo tutti assassini potenziali, tutti quanti. Se non lo siamo è perché ce lo vietano le nostre inibizioni.
    Alan Talbot: Volevi uccidere qualcuno?
    Walter Ryder Jr.: Certo, tutti vogliono farlo. Ma le mie inibizioni hanno tenuto sotto controllo questo impulso. Anche se avessi voluto, non sarei mai riuscito a farlo.
    Alan Talbot: Cosa cerchi di dire?
    Walter Ryder Jr.: Con te qualcosa è andato storto. Per essere più chiaro, Alan, tu sei malato di mente.
    Alan Talbot: Si può curare?
    Walter Ryder Jr.: "Riparare" vuoi dire. Non lo so.
    Alan Talbot: Perché no?!
    Walter Ryder Jr.: Perché, anche se odio ammetterlo, la fortuna è stata fondamentale nella tua creazione. L'abilità non bastava.
    Alan Talbot: Vuoi dire che sono un incidente?!
    Walter Ryder Jr.: Temo proprio di sì.
  • È la storia della mia vita e lo sarà per sempre: successo nelle piccole cose, fallimento nei grandi progetti. Dicevo a me stesso di voler costruire un uomo artificiale, ma forse cercavo di costruire un altro Walter Ryder. Senza gli ostacoli, però. Una specie di Jekyll e Hyde all'inverso. La mia creazione sarebbe stata tutto quello che avrei voluto essere. Se io ero timido, l'altro sarebbe stato aggressivo, se ero freddo e riservato, l'altro sarebbe stato affettuoso e socievole e non doveva conoscere la solitudine né la malattia, il dolore e la morte. Niente di tutto questo! Non doveva essere egoista! Ambizioso sì, ma non in maniera fanatica! E... Oh, Alan, doveva essere perfetto! Quello era il mio sogno: una versione perfetta di me stesso! (Walter Ryder Jr.)
  • In un certo senso si può dire che Walter Ryder ha raggiunto il suo più grande obiettivo. Infatti l'uomo che ha creato non era altro che se stesso. Ci sono modi più semplici per migliorare se stessi, ma a volte capita che la distanza più corta tra due punti è una linea curva ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 2, Un'eco in fondo al mare[modifica]

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  • Accade a 180 chilometri dalla costa di Guadalcanal. Una nave da guerra statunitense è in viaggio e finora è andato tutto tranquillo. Ora uno di loro si immergerà sott'acqua per verificare un rumore. Il radar ha captato qualcuno che batte sul metallo. Forse i risultati non si leggeranno mai in nessun rapporto navale perché il capitano Beecham e il suo valoroso equipaggio hanno scelto una rotta che li condurrà ai confini della realtà. (Narratore)
  • A volte penso che le ferite peggiori che ti infligge la guerra non siano quelle ricevute sui corpi, ma quelle che rimangono nelle menti. (Captain Beecham)
  • Una battaglia in mare: mese di aprile, 1963. Non la troverete nelle cronache di guerra, ma potete trovare questa storia nell'archivio ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 3, La valle della pace[modifica]

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  • Avrete visto quelle cittadine un po' distanti dalle strade principali. Le avrete viste, sì, ma ci avete mai pensato davvero? Cosa fa la gente in quei luoghi? Perché non se ne va? Philip Redfield non ci aveva mai riflettuto prima. Se il suo cane non avesse inseguito quel gatto sarebbe passato da Valle Della Pace e poi l'avrebbe dimenticata per sempre. Ma ora non lo può più fare perché, che lui lo sappia o no, la scorciatoia del suo amico l'ha portato dritto ai confini della realtà. (Narratore)
You've seen them. Little towns, tucked away far from the main roads. You've seen them, but have you thought about them? What do the people in these places do? Why do they stay? Philip Redfield never thought about them. If his dog hadn't gone after that cat, he'd have driven through peaceful valley and put it out of his mind forever. But he can't do that now, because, whether he knows it or not, his friend's shortcut has led him right into the capital of the twilight zone.[2]
  • È un'invenzione con la quale possiamo spostare le cose da un punto all'altro. Tutte le cose sono formate da atomi interspaziati tra loro. [...] Gli atomi sono legati a un ordine matematico. Questo apparecchio può dividerli, conservarli e restituirli poi nello stesso ordine. (Dorn)
  • Dorn: [...] signor Redfield, lei si è imbattuto nel più geloso segreto del mondo.
    Philip Redfield: Quale segreto?
    Dorn: La nostra potenza, signor Redfield. Conferita agli abitanti di questo villaggio 104 anni fa. Un uomo arrivò qui, non si sa da quale Terra o da quale pianeta. Non si e' mai saputo. Era un eminente scienziato. Più avanti degli scienziati di oggi, ma era anche un saggio, come vedrà. La sua mente elaborava delle equazioni che mai nessuno potrebbe o si sognerebbe di fare, almeno sul nostro pianeta. Naturalmente non posso spiegarle cosa rappresentino, ma, signor Redfield, lei sa che la base di quella complicata cosa che noi chiamiamo "vita" è l'energia. È una spaventosa e misteriosa forza. Ora quelle equazioni hanno smosso questa forza permettendo così il controllo diretto sia del bene che del male, il controllo diretto del mondo. Decise di affidare il suo segreto, le equazioni e le macchine che aveva costruito, a tre uomini selezionati e ordinò loro di dare agli abitanti di questo paese i benefici di quella forza per il loro benessere, ma con la solenne promessa di non rivelarne il segreto al mondo esterno. Esso doveva rimanere in questo villaggio finché l'umanità non fosse vissuta in pace.
  • La storia della civiltà è scritta col sangue. (Dorn)
  • [...] cos'avete fatto con l'equazione del professor Einstein, E=mc²? Poteva servire a irrigare deserti e nutrire milioni di affamati! Invece? È stata usata per distruggere milioni e milioni di esseri umani! (Dorn)
  • Dorn: Ha ragione, signor Evans. Ha messo il dito sulla piaga. Se uccidiamo quest'uomo, come ci differenzieremo dagli altri?
    Evans: Lo facciamo per necessità! Non abbiamo altra scelta!
    Dorn: Grazie, Adolfo Hitler!
  • Ha visto cosa accadrebbe, signor Redfield, se divulgassimo il nostro segreto al resto del mondo? Ha subito cercato un'arma da fuoco e l'ha usata per uccidere. (Dorn)
  • Il fine giustifica i mezzi, qualunque essi siano. Peccato! Lei ha perduto il Paradiso, signor Redfield, e non sa il perché. (Dorn)
  • Le avrete viste. Quelle cittadine un po' distanti dalle strade principali. Le avrete viste, sì, ma ci avete mai pensato davvero? Vi siete mai chiesti cosa fa la gente in quei luoghi, perché ci resta? Philip Redfield adesso ci riflette su queste cose, ma solo tardi la sera, quando è tra il sonno e la veglia: ai confini della realtà. (Narratore)
You've seen them. Little towns tucked away far from the main roads. You've seen them, but have you thought about them? Have you wondered what the people do in such places, why they stay? Philip Redfield thinks about them now and he wonders, but only very late at night when he's between wakefulness and sleep in the twilight zone.[3]

Episodio 4, Lui è vivo[modifica]

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  • Peter Vollmer: L'economia mondiale, oggi, come ieri e sempre sarà gestita dall'insidiosa razza dei banchieri internazionali! Questi individui adorano il denaro! La loro religione è il profitto economico! La loro reliquia è l'oro! La loro fedeltà è prima di tutto e unicamente verso il Dio denaro!
    Passante: Ma che dice quello? È matto? [ride]
    Peter Vollmer: Esaminate il fenomeno delle autorità straniere! Esaminatelo e vi accorgerete con assoluta chiarezza che esiste un legame che le unisce direttamente alla Palestina, direttamente all'Africa, direttamente al Vaticano! Ehm... Sì, è come sto dicendo! È così! C'è una cospirazione! C'è un'insidiosa, avvolgente cospirazione! Una cospirazione incarnata da gruppi di uomini gialli, da gruppi di uomini neri e da stranieri arrivati per infiltrarsi nella struttura della nostra economia! Verrà un giorno, sì, vedrete che verrà un giorno in cui costoro prenderanno le vostre cose, prenderanno le vostre figlie e voi rimarrete inermi sull'uscio di casa!
    Passante: Se bussano alla tua porta, magari è qualcuno in camice bianco. Ti conviene seguirlo senza agitarti.
    Peter Vollmer: Lo trovate divertente, vero? Trovate divertente che il vostro Paese sia svenduto? Che si metta all'asta la vostra bandiera e i vostri diritti di nascita?! Lo trovate divertente?!
    Passante: E tu credi di poter fare qualcosa? Be' se davvero ti senti forte come una tigre, allora perché non fai qualcosa?
    Peter Vollmer: Lasciate che adesso io vi dica una cosa: qualcuno, in questo Paese, si sveglierà! Quando si sveglierà e quando si accorgerà che avete buttato via la sua cultura, di come lo avete irriso e svenduto, si metterà a fare la lista di tutti coloro che dovranno pagare e ci sarete tutti voi! Ognuno di voi sarà in cima alla lista! Proprio in cima a quella lista! Proprio in cima alla lista!
  • Ritratto di un Führer di serie B di nome Peter Vollmer. Un uomo meschino che si nutre della sua mediocrità ed è costantemente affamato di quella grandezza che non possiede. E come i suoi predecessori del passo dell'oca cerca la spiegazione di questa fame e del perché il mondo gli passi davanti senza rendergli onore. Ciò che lui cerca e infine trova è in una fogna. Nel suo gergo contorto e alterato, lui la chiama "fede", "forza", "verità". Ma tra un momento Peter Vollmer si metterà all'opera ad un altro angolo di strada: una strana intersezione in un punto oscuro chiamato "Ai confini della realtà". (Narratore)
  • Ernst Ganz: Adesso vendi odio agli angoli delle strade come se fosse popcorn!
    Peter Vollmer: Non è odio, è... un punto di vista, una filosofia!
    Ernst Ganz: Ah, io conosco questa filosofia! La conosco molto bene! Nove anni in un posto chiamato Dachau! Sai chi mi ci rinchiuse? Peter Vollmer! Molti Peter Vollmer! Uomini frustrati, malati, affamati! Ma il risultato, l'effetto, a prescindere dalla causa fu dodici milioni di cadaveri gettati dentro le fosse! E tutto cominciò con dei giovanotti in uniforme agli angoli delle strade!
  • È la debolezza quella che tu combatti agli angoli delle strade, il sentimentalismo, la fragilità, la debolezza che fa di un uomo il carceriere del suo simile! (Ernst Ganz)
  • Prima di tutto è importante che lei impari come si articolano le dinamiche della folla! Come si cattura la gente, signor Vollmer? Come la si coinvolge? Come si fa a farla sentire parte di sé? [...] Deve unirsi a essa, signor Vollmer! [...] Quando parla alla folla, le si rivolga come se lei ne facesse parte! Deve usare il suo stesso linguaggio, allo stesso livello! Renda l'odio delle persone il suo odio! Se sono povere, parli loro di povertà! Se hanno paura, parli delle loro paure! E se sono arrabbiate, signor Vollmer se sono arrabbiate, dia loro qualcosa da odiare! Ma ricordi: la cosa che è alla base di tutto è che quella folla deve diventare un'estensione di lei stesso! Dica loro cose come... come questa: Ci chiamano venditori di odio, dicono che siamo prevenuti dicono che siamo influenzati, dicono che odiamo le minoranze! Le minoranze! Cercate di capire il termine, amici. Le minoranze! Devo dirvelo io chi sono le minoranze? Devo dirvelo io? Noi! Noi siamo le minoranze! (Adolf Hitler)
  • Noi siamo le minoranze! Perché il patriottismo è minoranza! Perché l'amore per il proprio Paese è minoranza! Perché vivere in una bianca e libera America sembra essere un'opinione minoritaria! Lasciate che vi dica una cosa, amici. Voglio che riflettiate su questo soltanto un momento. Noi avevamo la bomba atomica e improvvisamente l'hanno avuta anche i russi. Volevamo inviare uomini nello spazio, ma sono stati i russi a farlo per primi. Noi avevamo anche la bomba a idrogeno, ma sono stati i russi a far esplodere le loro! Chi ha dato loro quelle bombe? Chi ci ha venduti?! Chi ci ha pugnalati alle spalle?! Be', se è l'opinione di una minoranza la volontà di sopravvivere allora noi siamo la minoranza! E questa minoranza non si fermerà finché non diventerà una maggioranza! Questa minoranza non si rifiuterà di combattere! Questa è una promessa e questo, questo è il nostro impegno! (Peter Vollmer)
  • Un martire non si trova, signor Vollmer, un martire lo si sceglie. Si sceglie l'elemento meno valido e se ne fa un simbolo. Lo si avvolge nella bandiera e si fa in modo che la sua morte serva alla causa. Trovi un uomo che non valga niente da vivo, ma che possa servire da morto! (Adolf Hitler)
  • Un buon nazista. (Biglietto lasciato sul cadavere di Nick Bloss)
A good nazi
  • Ernst Ganz: Io ci sono già passato. Ho già visto tutto questo.
    Barista: Ma quelli erano altri tempi, signor Ganz. Erano altri luoghi, erano altre persone. Qui non può attecchire.
    Ernst Ganz: Anche noi dicevamo così. Erano solo feccia, una follia passeggera che passa e se ne va. Era troppo mostruoso per essere vero. Così, li ignoravamo o ridevamo di loro perché non riuscivamo a credere che ci fosse gente così pazza da sposare la loro causa. E poi, una mattina il Paese si svegliò da un sonno agitato non c'era più niente da ridere. I Peter Vollmer erano saliti al potere! Le bestie feroci avevano rinchiuso noi al posto loro dentro le gabbie!
  • Per questo sono nell'oscurità, signor Vollmer! Io ho inventato l'oscurità! (Adolf Hitler)
  • Non potrai mai uccidere un'idea con un proiettile. (Ernst Ganz)
  • Tutto acciaio, tutta forza... ma sacrificando quello che molti altri uomini hanno: alcuni frammenti di onestà con cui distinguere il bene dal male... che fanno sentire il senso di colpa e il disonore... che permettono... permettono di amare. Sì, Peter, tu sei d'acciaio, ma non hai cuore. (Ernst Ganz) [ultime parole]
  • C'è... C'è qualcosa di sbagliato... Avete commesso un grave errore... Io sono fatto d'acciaio... Avete capito? Sono fatto d'acciaio! (Peter Vollmer) [ultime parole]
  • Dove se ne andrà adesso questo fantasma di un'altra epoca? Questo spettro risorto da un precedente incubo? Chicago, Los Angeles, Miami, Vincennes, Syracuse, New York? In ogni luogo e in tutti i luoghi, ovunque ci sia odio o pregiudizio e fanatismo, è vivo! E lo sarà finché questi mali esisteranno! Ricordatevene quando arriverà nelle vostre case o quando lo sentirete parlare per bocca di altri quando sentirete inneggiare qualcuno o vedrete una minoranza discriminata l'attacco a un popolo o a un singolo essere umano. Lui è vivo perché siamo noi, con le nostre debolezze a mantenerlo vivo! (Narratore)

Episodio 5, Muta[modifica]

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  • Siete stati testimoni della creazione della più straordinaria idea di copione. Il progetto inizia tramite la sottoscrizione di un patto. L'opera sarà quasi totalmente vissuta fuori dal palcoscenico. La scena finale dovrà essere recitata dopo diec'anni e con un cast differente. La protagonista di questa scena è Ilse, due anni, figlia del professor Nielsen e signora. Al momento Ilse giace addormentata nel suo lettino, ignara del singolare dramma in cui sarà coinvolta. Tra dieci anni, a partire da ora, Ilse Nielsen saprà quale desolante terrore si prova nel vivere nel mondo reale ai confini della realtà. (Narratore)
  • Questa vicenda ci ha regalato un insegnamento di saggezza: il vero amore può sconfiggere la paura. Non è importante quanto può essere valido un esperimento se questo ci porta alla percezione della paura. Quello che conta veramente è il contatto umano. Questa era la storia di Ilse Nielsen, una ragazza che ha abitato ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 6, L'astronave fantasma[modifica]

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  • La nave spaziale X-89 è in orbita intorno al pianeta 13 del sistema stellare 51. Siamo nell'anno 1997. Tra poco la nave atterrerà e verranno raccolti i vegetali, minerali ed eventuali resti di animali. Saranno riportati sulla Terra, dove i tecnici li osserveranno per capire se provengono da zone dove l'uomo sia in grado di vivere. Così un altro pianeta sarà aperto alla colonizzazione. Questi sono gli avvenimenti che dovrebbero succedere. Di fatto, come vedremo, non sarà così. (Narratore)
  • Ecco l'equipaggio della nave spaziale X-89. Il capitano Ross, il tenente Mason, il tenente Carter. Tre uomini che hanno appena raggiunto un luogo sperduto, lontanissimo da casa. Tre uomini che hanno avuto il coraggio di tuffarsi nei più oscuri meandri dell'incubo, ai confini della realtà. (Narratore)
  • Quei corpi nella nave non sono i nostri. Siamo stati ingannati [...] da qualcuno che vive su questo pianeta e non vuole che ci viva nessun altro. Non riuscite a capirlo? Noi non li abbiamo visti, ma ci sono degli alieni qui che non sono abbastanza abili da ucciderci o cacciarci con la forza. Quindi, che possono fare? Come possono impedire che il loro pianeta venga colonizzato? Con il controllo della mente, frugando nel nostro cervello e trovando la paura della morte, sfruttandola a tal punto da mostrare la nave caduta e noi morti dentro, spaventandoci talmente da impedirci di decollare di nuovo. (Capitano Paul Ross)
  • Il ritratto di un uomo che non vuole vedere niente che non abbia scelto di vedere, compresa la propria morte. Un uomo con una determinazione tanto indomita che perfino ai due uomini ai suoi comandi non è permesso vedere la verità. Tale verità è che... non sono più tra i vivi. I movimenti che stanno per compiere sono stati già compiuti altre volte e le parole che stanno per pronunciare sono già state pronunciate altre volte. Questo avverrà ancora, per l'eternità. Ecco il destino di un'astronave che naviga ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 7, Jess-Belle[modifica]

James Best, Laura Devon e Anne Francis interpretano i protagonisti dell'episodio

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  • Bionda era Ellie Glover, | mora era Jess-Belle. | Entrambe amavano lo stesso uomo, | entrambe l'amavano di cuore. (Canzone)
Fair was Ellie Glover | dark was Jess-Belle | both they loved the same man | and both they loved him well.
  • I confini della realtà, una dimensione che esiste in molti luoghi e in tante epoche. C'è un episodio curioso e insieme drammatico, accaduto tanto tempo fa che è stato tramandato da una generazione all'altra. Da notare che la vicenda è stata arricchita e manipolata con il passare degli anni, ma conserva uno straordinario fascino. Avvenne in un piccolo borgo intorno a Blue Ridge. Ma chi meglio di una persona anziana potrà raccontarla magari in una fredda sera d'inverno in un paesino del Sud ai confini della realtà? (Narratore)
  • Polvere di cimitero e un pizzico di lievito. | Bolle, bolle, | vino d'amore. (Nonna Hart) [incantesimo]
Graveyard dust and breast of dove. | Bubble, bubble, | wine of love.
  • Jesse-Belle: Voglio conquistare l'amore di un uomo.
    Nonna Hart: Benissimo. Ma per questo ogni donna ha la propria magia e sa bene che armi usare.
  • Di giorno aveva la forma di donna, | di notte l'incantesimo della strega. | Per l'amore di Billy Turner, | dannata fu Jess-Belle. (Canzone)
By day, she knew a woman's form | by night, a witch's spell | for love of Billy Turner | accursed was Jess-Belle.
  • Una notte terribile passarono | tutti quelli che a Eagle Rock dimorano. | Strane cose furono viste al calar della notte, | ma nessuno vide Jess-Belle. (Canzone)
An awful night was spent by all | on Eagle Rock who dwell | strange things were seen by moonlight's pall | but none saw Jess-Belle.
  • Calda era Ellie Glover, | fredda nella tomba Jess-Belle. | Billy-Ben presto marito sarà di colei che tanto ama. (Canzone)
Warm was Ellie Glover | cold dead was Jess-Belle | and husband would be Billy-Ben | of the one he loved so well.
  • Mia madre dice che quando si vede una stella cadente significa che è appena morta una strega. (Ellie Glover)

Episodio 8, Miniatura[modifica]

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  • Per le persone, di solito, un museo è un luogo di conoscenza, un luogo di bellezza, verità e meraviglia. Alcuni ci vanno a studiare, altri a contemplare altri osservano per la semplice gioia di farlo. Charley Parkes ha le sue ragioni. Lui si reca al museo per isolarsi dal mondo. Non è il pranzo economico della caffetteria ma altro ad attirarlo ogni giorno. È il fatto che qui, in queste stanze vuote e complici può starsene da solo per un po' di tempo. Reale e totale solitudine. O almeno è stato così prima che si perdesse e iniziasse a vagare ai confini della realtà. (Narratore)
  • Signora Parkes: È tornato normale ora, dottore?
    Dr. Wallman: Quella parola, vede, cerchiamo di non usarla, signora Parkes.
    Signora Parkes: Perché no?
    Dr. Wallman: Perché non ha significato. "Normale" si riferisce solo al modo di comportarsi della maggioranza. Ma questo modo non è necessariamente giusto. Ecco, se il 99,9% delle persone di questo paese indossasse o andasse a letto coi calzini ai piedi e poi ne indossasse uno solo, questo sarebbe considerato normale e se non lo facesse, diremmo che non lo è, capisce?
    Buddy: Oh, io vado a letto con entrambi i calzini ai piedi.
    Dr. Wallman: Quello che cerco di dirvi è: non giudicate Charley da come si comporta basandovi sulla sua aderenza o meno agli standard abituali. Non aspettatevi che sia come tutte le altre persone.
  • Volevano convincermi che non eri reale. Hanno cercato di convincermi che eri solo una cosa che immaginavo. Lo sapevo che sei vera, ma ho dovuto fingere di credergli. Se non lo avessi fatto, mi avrebbero rinchiuso in un ospedale e non ti avrei rivisto mai più. Sarebbe stato terribile, perché... vedi, io ti amo. Ma non so come fartelo comprendere. Forse, se continuo a ripeterlo, capirai. Ti amo, Alice! Ti amo! Io ti amo! (Charley Parkes) [dichiarazione d'amore]
  • Charley Parkes non fu mai trovato perché la guardia non raccontò cosa aveva visto nella teca di vetro. Sapeva cosa avrebbero detto e sapeva che avrebbero avuto ragione. Perché vedere non sempre corrisponde a credere, specialmente se quanto si vede sembra essere qualcosa ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 9, Il diavolo e il giornalista[modifica]

I protagonisti dell'episodio sono interpretati da Burgess Meredith, Robert Sterling e Patricia Crowley

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  • [Douglas Winter ha intenzione di buttarsi da un ponte]
    Signor Smith: Lei stava per suicidarsi, vero?
    Douglas Winter: Non sono affari suoi!
    Signor Smith: Sono d'accordo con lei. Se un uomo decide di andarsene all'altro mondo sono affari suoi e di nessun altro. Però dovrebbe almeno fare una cosa ben fatta. Vede, questo sistema mi sembra piuttosto dubbio. Potrebbe finire anche in un bel raffreddore. Io non correrei questo rischio.
  • Prendete il sogno di un uomo e riempitelo di whisky e disperazione. Poi mandate quell'uomo su un ponte isolato e lasciatelo lì da solo a guardare l'acqua e provate a immaginare i pensieri che gli passano per la mente. Voi non ci riuscite, e nemmeno io. Ma c'è qualcuno che ci riesce e quel qualcuno è seduto proprio ora accanto a Douglas Winter. La macchina si sta dirigendo verso la città, ma la sua vera destinazione sono i confini della realtà. (Narratore)
Take away a man's dream, fill him with whiskey and despair, send him to a lonely bridge, let him stand there all by himself, looking down at the black water, and try to imagine the thoughts that are in his mind. You can't, i can't... but there's someone who can, and that someone is seated next to douglas winter right now. The car is headed back toward town, but its real destination is the twilight zone.[4]
  • Signor Smith: Mi metta a lavorare subito, signor Winter e io riuscirò a salvare Il Corriere.
    Douglas Winter: Come faccio se non posso neppure pagare il conto del bar?
    Signor Smith: È molto semplice, mi pagherà quando si sarà rimesso in sesto.
    Douglas Winter: Ma è ridicolo, potrebbe non succedere mai!
    Signor Smith: Chi lo sa? Un tentativo lo farei!
- You put me to work at once. I think we can save the Courier.
– How can i put you to work? I can't even pay my bar tab.
– Well, that's simple. I'll waive salary until you're in the black.
– That's crazy. I might never be in the black.
– Well, it's a chance, but it's better than anything you have now.
[5]
  • Non scrivo niente se non sono sicuro. Questione di principio. (Signor Smith) [regola]
  • Io, Douglas Winter, mi impegno a cedere al portatore la mia anima al momento della mia morte in cambio dei suoi servigi. (Il patto con il signor Smith)
  • Dopotutto, a che serve un'anima? È una specie di appendice oggigiorno. (Signor Smith)
  • Tutte le notti sono ossessionato dallo stesso incubo. Sono ossessionato da uno strano uomo con un sigaro storto che provoca delle disgrazie solo perché io possa pubblicarle. (Douglas Winter)
  • Esce dalla comune la macchina infernale e con essa il suo diabolico operatore: "il Principe delle Tenebre", altrimenti noto come "il signor Smith". Se n'è andato, ma non per sempre. Non sarebbe lui altrimenti. Se n'è andato, sì, ma potrebbe tornare con un altro biglietto per il confine della realtà. (Narratore)

Episodio 10, Nessun tempo è come il passato[modifica]

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  • Harvey: Ho delle riserve perché non riesco a capire il motivo per cui un essere umano metta a repentaglio la propria vita non solo volontariamente, ma anche prima del tempo.
    Paul Driscoll: A repentaglio? Harvey, vecchio mio, il rischio che affronto è un'ombra! Tu ne affronti di ben più reali. E tra i due non saprei qual è peggio. Hai bevuto del latte stamattina, Harvey? Quali sono gli additivi che ci mettono dentro? Hai mai pensato che le cose che hai mangiato negli ultimi anni potrebbero trasformare le tue ossa in segatura? Oh, Harvey, parlami pure di rischi se vuoi ma non farlo come se fossi l'unico che mette a repentaglio la propria vita. Tu e io condividiamo questi rischi con i milioni di nostri simili che vivono nel ventesimo secolo.
    Harvey: E a te non importa del ventesimo secolo!
    Paul Driscoll: Esattamente! Voglio dirti nel modo più succinto possibile come classifico questo tempo. Viviamo in un buco nero, una pozza infetta, un gigantesco mare di liquami in cui regna l'impuro, il sudiciume, il putrido fango della razza degli uomini, gli odi, i pregiudizi, le passioni, la violenza. E il padrone di questo fango... l'uomo! È solo una scimmia un po' più evoluta che cammina eretta e che guarda dentro all'abisso che ha egli stesso creato! Le sue bombe, il fallout, i suoi veleni, la radioattività. Tutto ciò che crea serve a uccidere gli altri! Ed è la sua ragione di vita. No, Harvey, viviamo in una... in una incredibile baraonda, una follia, resa ancora più grottesca dal fatto che non la riconosciamo come follia.
    Harvey: Ti è mai venuto in mente che alcune di queste scimmie un po' più evolute costruiscono bombe come espediente per sopravvivere? Che da qualche parte sul pianeta ci sono altre scimmie ancora più evolute che ci polverizzerebbero se pensassero di poter restare impunite?
    Paul Driscoll: Non mi serve una lezione di storia, conosco bene la situazione! Quindi le scimmie che amano la libertà fanno bombe e gli aggressori fanno bombe. E alla fine qualcuno spingerà un bottone e in questo modo la Terra scomparirà. E questo, suppongo, è giusto, conveniente e vantaggioso e pochi batteri emergeranno dalle macerie sventolando la microscopica bandiera della vittoria e verseranno microscopiche lacrime per la razza umana. Harvey, sei felice di questo status quo? Sei soddisfatto di questo grande XXI secolo?
  • Uscita 1, Paul Driscoll, una creatura del ventesimo secolo. Vuole testare un complicato teorema di continuum spazio-temporale, ma vuole anche andare oltre o almeno ci proverà. Tra qualche istante sceglierà tre momenti del passato nel tentativo di alterare il presente. È un'occasione che potete avere solo nella zona d'ombra chiamata "ai confini della realtà". (Narratore)
  • [...] rappresento la voce della storia. (Paul Driscoll)
  • Harvey: Ora lo sai. Ora sono certo che hai capito, Paul, che il passato è intoccabile. Quello che è successo deve rimanere inalterato. Tu non puoi cambiare le cose!
    Paul Driscoll: Ora ti credo! Ora so che non è possibile alterare il passato. E di conseguenza, per via di questa impossibilità non c'è niente che possiamo fare per il presente o per il futuro.
  • [...] gli eventi sono legati fra loro, causa-effetto. Tu tornerai nel passato, nella tua città, ma se inavvertitamente dovessi alterare un evento, anche minimamente, potresti dare inizio a una reazione a catena al di là della nostra immaginazione. (Harvey)
  • Bene, adesso ecco le regole alle quali dovrà attenersi. Niente visitatori in camera dopo le otto e mezzo di sera, le signore rimangono nel salotto al piano terra, niente scommesse, niente fumo, colazione alle sette e trenta, pranzo alle dodici, cena alle sei, se arriva tardi, mi dispiace. L'affitto settimanale va pagato in anticipo. (Signora Chamberlain)
  • Finché il governo non si assumerà le sue responsabilità per raggiungere il posto che si merita noi rimarremo isolati, terribilmente provinciali, e prigionieri nei nostri confini. Sapete cosa dovremmo fare? Ecco cosa dovremmo fare. Dovremmo prendere la flotta americana spedirla verso Oriente a piantare la bandiera americana. E poi giù in Australia e poi attraverso il Pacifico verso il Sud America per piantare la nostra bandiera ovunque! Piantarla a fondo, alta nel cielo, con sommo orgoglio! (Signor Hanford)
  • Tutti questi discorsi senza senso sulla necessità di dare agli indiani della terra! Come se si potesse far capire ai selvaggi l'importanza di un trattato! Ci sarebbero serviti venti George Custer e centinaia di migliaia di uomini e avremmo dovuto combattere in ogni pianura e distruggere ogni pellerossa che si fosse messo sulla nostra strada! Così avremmo potuto piantare la bandiera americana ovunque, con forza, orgoglio e merito! (Signor Hanford)
  • Signor Hanford: La potenza di una nazione è direttamente proporzionale alle sue qualità combattive! Noi dobbiamo auguriamoci di vedere un giorno questo nostro paese armare un esercito di milioni di uomini per spazzare via ogni nemico che oserà sfidarci! [...] Lei è una specie di pacifista, vero, Driscoll?
    Paul Driscoll: No, sono solo una specie di idiota stanco di vedere troppi giovani morire a causa di troppi vecchi, come lei, che combattono le loro battaglie seduti a tavola.
    Commensale: Oh, ma che sfrontato!
    Signor Hanford: Mi ritengo offeso dal suo commento, signor Driscoll!
    Paul Driscoll: E io mi ritengo offeso dai guerrafondai in poltrona che non sanno come sia una ferita da granata o che non conoscono l'odore di un cadavere sotto il sole o lo sguardo di un uomo che sa di aver perso una gamba e vede il proprio sangue scorrere sul terreno. Signor Hanford, lei si entusiasma all'idea di piantare una bandiera al suolo, ma non ha nemmeno idea di cosa si provi a seppellire un uomo in quel suolo.
    Signor Hanford: Non me ne starò seduto qui a farmi insultare in questo modo!
    Paul Driscoll: No, no. Lei tornerà nella sua banca ad occuparsi dei suoi affari fino alla prossima cena, quando ci offrirà un altro vacuo discorso su come far crescere una nazione riempiendo i cimiteri. Be', arriveranno giorni gratificanti per lei, signor Hanford, può credermi. Ci saranno molti cimiteri da riempire, stia certo. A Cuba, poi in Francia e poi in tutta Europa e in tutto il Pacifico. E lei potrà starsene seduto tranquillo a sventolare le sue bandiere perché volendo usare le sue parole questa nazione diventerà potente come il demonio. Da San Juan a Inchon noi dimostreremo quanto sia rosso il nostro sangue, perché ne verseremo! E ci sono solo due aspetti negativi in tutto ciò: il primo è che non ne verserà una goccia, il secondo è che lei non vivrà tanto da scoprire che ho ragione.
  • [A Paul Driscoll] Ho perso mio padre e due fratelli in guerra. Tutti e tre morti in un unico pomeriggio. Finché mia madre è rimasta in vita, è stato come un interminabile funerale, non riusciva a smettere di piangere. Io credevo fossero morti per un motivo. Ma stasera, per la prima volta, signor Driscoll, qualcuno ha avuto il coraggio di dire che ci sono cose preferibili alla morte e che il patriottismo non è sinonimo di dolore. (Abigail Sloan)
  • Abigail Sloan: Lei sembra un uomo innamorato, ma non di una donna.
    Paul Driscoll: E di cosa allora?
    Abigail Sloan: Di un momento, di un posto.
  • Tutto deve accadere nel modo in cui è già stato scritto. (Paul Driscoll)
  • Adesso prestatemi attenzione e non ve ne pentirete! [prende in mano una lanterna] Sapete cosa sto facendo? Sapete cosa sto facendo in questo momento? Lei che mi dice, signore? Lei riconosce il simbolismo che il dottor Eliot sta usando in questo momento? Come Diogene, sto cercando un uomo onesto! Un uomo onesto che provi anche solo un sorso del preparato del dottor Eliot e che mi dica poi se non è la miglior medicina che abbia mai provato! Eh... Eccola qui, amici! La più sicura e la più efficace medicina dalle incredibili proprietà! Per curare tubercolosi, tumefazioni, ulcere, reumatismi, gotta, scorbuto! E costa solo venticinque centesimi la bottiglia! Vi posso garantire un immediato miglioramento nei casi di affezioni del sangue o di altri fluidi corporei! (Dottor Eliot) [pubblicità]
  • [Ad Abigail Sloan] Il passato non si può cambiare, il passato è sacro. Appartiene a chi come te lo sta vivendo. (Paul Driscoll)
  • Harvey: E ora, Paul, dove vuoi andare?
    Paul Driscoll: Qui! Qui, nel ventesimo secolo, perché è qui il mio posto. Sai cos'ho imparato, Harvey? Che il passato ormai è passato. Devo fare qualcosa per il futuro, è questo quello che conta, il domani. Il domani. Sperando di averlo un domani.
  • Un incidente. Un pomeriggio di luglio del 1881 un uomo di nome Driscoll venne e se ne andò e nel frattempo imparò una semplice lezione spiegata al meglio da un poeta di nome Lathbury, che scrisse: "Bambini di ieri, eredi di domani, cosa state tessendo? Lavoro e dolore? Guardate nei vostri telai sempre più velocemente volano le spolette preparate dal padrone. La vita è in divenire, fatele spazio, spazio!"[6] La fiaba di stasera è un viaggio nel tempo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 11, Dimensioni parallele[modifica]

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  • Nel gergo degli astronauti siamo a "meno un'ora", ovvero una sessanta minuti prima che un uomo, in questo caso il maggiore Robert Gaines, lasci il pianeta Terra per essere lanciato nello spazio più lontano e più a lungo di chiunque altro prima di lui. Possiamo definirlo uno dei primi timidi tentativi dell'uomo di recidere il proprio cordone ombelicale con la gravità e di allungare le dita per afferrare l'ignoto. Tra poco accompagneremo l'astronauta Robert Gaines nella sua incredibile avventura. Perché ciò che è sopra di noi, le stelle, il cielo l'immensità dello spazio sono tutti luoghi inesplorati e misteriosi che si trovano ai confini della realtà.
  • Robert Gaines: Come si fa a determinare se qualcuno è sano di mente? Quali parametri lo stabiliscono? Ho consultato i volumi dell'enciclopedia mentre ero su e ho preso qualche appunto. Devo dire che ho fatto delle interessanti scoperte. Ho trovato molte notizie storiche che non corrispondono a ciò che ho sempre saputo. Ad esempio, un certo Anderson è stato invitato dal governo americano a supervisionare la costruzione del Canale di Panama.
    Colonnello Bill Connacher: E allora?
    Robert Gaines: Allora non ho mai sentito di questo Anderson. Il governo inviò un certo Goethals. Riporta anche di un pilota americano della prima guerra mondiale che si chiamava Eddie Rickenbacker che durante la guerra successiva risultò disperso e non fu mai trovato.
    Colonnello Bill Connacher: Infatti è così. L'aereo precipitò e quella fu la sua fine.
    Robert Gaines: Quella non fu la sua fine. Ritrovarono la sua zattera, Rickenbacker si salvò e poi diventò il presidente di una compagnia aerea. Ho trovato molte discrepanze come queste. Si parla di uomini mai esistiti, mentre quelli esistiti non vengono neanche menzionati. Eventi storici che io conosco e so bene come si sono svolti, secondo questa enciclopedia non sono mai accaduti o sono diversi. Le cose che ricordo non sono allucinazioni, sono reminiscenze di cose realmente accadute. Ma in qualche modo, non so come, questo mondo non sembra appartenermi veramente. Non intendo dire che è tutto diverso. Eh, per esempio, le persone sono le stesse, i nomi, le strade. Abbiamo una memoria comune delle persone che conosciamo e di certi avvenimenti. È come se ci fosse... Se fossi finito in un altro mondo parallelo al mio. È come se fossero due mondi identici tranne alcune piccole differenze che si sono generate durante l'evoluzione.
    Helen Gaines: Bob, ti rendi conto di quello che dici?
    Colonnello Bill Connacher: Sei davvero convinto di questa teoria? Perché se prendiamo per vera questa ipotesi, ci sono delle condizioni implicite da accettare, condizioni che io penso nessuno accetterebbe facilmente! Ma ragioniamo seguendo un filo logico. Se quello che dici fosse vero, se avessi... se avessi scoperto davvero che esistono due mondi paralleli, due popoli, due storie e se... se tu fossi riuscito inspiegabilmente ad attraversare l'altra dimensione, è ovvio che tu non sei l'uomo che conosciamo e noi non siamo quelli che tu conosci.
  • Robert Gaines: Cap Com, devo chiederti una cosa.
    Colonnello Bill Connacher: Chiedi pure, Bob, sono qui!
    Robert Gaines: Chi è il presidente degli Stati Uniti?
    Colonnello Bill Connacher: Scusa, puoi ripetere, Bob? Non penso di aver capito. Ripeti la domanda.
    Robert Gaines: Dimmi chi è il presidente degli Stati Uniti.
    Colonnello Bill Connacher: Ho capito che mi hai chiesto chi è il presidente...
    Robert Gaines: È esattamente ciò che ti ho chiesto. [comunicazione disturbata] Spero che tu abbia detto... Spero che tu abbia detto "Kennedy".
  • Robert Gaines: C'è un'altra dimensione. Non so né dove sia né perché esista, ma c'è un altro mondo parallelo al nostro. Stesse persone, stessi posti, persino la storia è la stessa, eccetto qualche piccola insignificante differenza qua e là.
    Generale Eaton: E come fa a dirlo?
    Robert Gaines: Perché ci sono stato, generale. Ci sono stato quasi una settimana.
    Generale Eaton: Non è possibile! L'abbiamo persa solo per sei ore dopodiché siamo stati in contatto tutto il tempo.
    Robert Gaines: Non so che dirle, signore, ma in quelle sei ore ho vissuto per una settimana.
    Colonnello Bill Connacher: E cos'hai fatto?
    Robert Gaines: Ho visto le copie di noi stessi! Erano come noi!
    Generale Eaton: Copie?
    Robert Gaines: Copie di noi stessi, in un mondo parallelo contemporaneo al nostro e che non possiamo vedere. Sono stato catapultato lì. Io non so come. Una falla nel continuum spazio-tempo, una specie di portale. Ci dev'essere un passaggio lassù! So che esiste! Sono convinto che a volte si apre e sia possibile attraversarlo! E io l'ho fatto!
  • Generale Eaton: Allora, che ne pensa?
    Colonnello Bill Connacher: Io non penso! Non questa volta, signore.
    Generale Eaton: Ha subito un trauma, qualcosa che l'ha fatto andare in corto circuito.
    Colonnello Bill Connacher: Ne è davvero convinto?
    Generale Eaton: E che altro può essere? Un'altra dimensione? Un altro mondo parallelo al nostro? Le sembra razionale?
    Colonnello Bill Connacher: Chi può dire cos'è razionale e cosa non lo è lassù? Non conosciamo i meccanismi che regolano l'universo. Siamo... Siamo come delle formiche che si avventurano nel deserto. Pensiamo di aver conquistato il Sahara, ma non abbiamo conquistato niente. Li abbiamo appena incontrati i misteri, generale. Come pensiamo di poterli risolvere? Dovremo ancora brancolare nel buio per molto tempo, signore. C'è un universo da scoprire prima di avere delle certezze e trovare delle risposte! Abbiamo tanta strada da fare.
  • Robert Gaines: Me lo faresti un favore, tesoro? Dimmi chi sono, Maggie.
    Maggie Gaines: Come?! Papà!
    Robert Gaines: Grazie, piccola, è quello che volevo sentire.
  • Il maggiore Robert Gaines, un viaggiatore fuori dal comune tornato da una grande avventura. La decisione di credere o non credere a ciò che avete visto sta soltanto a voi. Potete accettarlo o rifiutarlo. Noi ci siamo limitati a raccontarvelo. Ma che ci crediate o meno non fate l'errore di pretendere delle prove che questo possa accadere perché dovremmo chiedervi "Voi potete provare il contrario?". Tutto è possibile ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 12, Sognando un genio[modifica]

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  • Ecco a voi il signor George P. Hanley, un uomo privo d'onore e successo che la vita tratta senza riguardi. I camerieri gli servono la minestra fredda, i portieri gli chiudono le porte in faccia, le madri non aspettano tutta la notte il ritorno delle figlie quando escono con lui. George è una creatura dalle abitudini umili e dai sogni semplici. È un uomo modesto il signor Hanley. Ma ora è l'inconsapevole proprietario di un oggetto straordinario. Una cosa che obbliga gli uomini a misurarsi coi propri sogni. Qualcosa che certamente tutti vorrebbero avere. Ma probabilmente anche loro, alla fine com'è successo a George P. Hanley si pentirebbero di esserne venuti in possesso se si trovassero ai confini della realtà. (Narratore)
  • Io, Roger Hackett, giuro solennemente di non commettere più suicidio gastronomico con la cucina di Nick a partire dal primo giorno della mia promozione a capo ragioniere! (Roger Hackett)
  • [A Ann Lawson] Be', il tuo compleanno è solo una volta l'anno... almeno fino ai trenta, poi, si sa, ne avrai uno ogni due anni! (Roger Hackett)
  • Ci sono moltissime persone che, come si suol dire, nascono già con la camicia addosso. Io, invece, con un uovo in camicia spiaccicato addosso. (George P. Hanley)
  • George P. Hanley: Chi... chi... sei?
    Genio della lampada: Ma chi vuoi che sia?
    George P. Hanley: Tu...
    Genio della lampada: Sono il genio della lampada, non sono "tu"! Aladino, magia, il kit completo!
    George P. Hanley: Sei un genio? Un genio?
    Genio della lampada: Sì!
    George P. Hanley: Tu-tu... Tu non hai l'aspetto da genio!
    Genio della lampada: Guarda che l'abito non fa il monaco! Il lavoro è lo stesso! Sai, circa duemila anni fa ero costretto a indossare quegli orrendi pantaloni bombati di seta, quel ridicolo turbante... Ma voglio dirti una cosa, Jack...
    George P. Hanley: George!
    Genio della lampada: Jack, George... I nomi non contano. Oggigiorno ci vestiamo al passo con i tempi, a eccezione di queste. Babbucce di feltro.
    George P. Hanley: Babbucce di feltro?
    Genio della lampada: Mh-mh!
    George P. Hanley: Un genio! E.. Se tu sei il genio, io... Io... significa che sono il padrone della lampada!
    Genio della lampada: Bella scoperta! Padrone della lampada, coraggio, hai un desiderio a disposizione.
    George P. Hanley: Io pensavo che ce ne fossero tre!
    Genio della lampada: Ah, no, c'è una novità! Una volta erano tre! Ma sai una cosa, Jack?
    George P. Hanley: George!
    Genio della lampada: Non vuoi proprio cambiare nome, eh? L'incantesimo comprendeva tre desideri, ma le persone abusavano di questo privilegio e l'abbiamo cambiato. Quindi, non ti affrettare, pensaci bene e cerca di farmi un favore, dormici sopra!
    George P. Hanley: Dormirci sopra?
    Genio della lampada: Esatto, tu conosci la storia! Se il desiderio si avvera, poi te lo tieni per sempre!
    George P. Hanley: E... che cos'è che la gente desidera solitamente?
    Genio della lampada: Oh, lascia che ti dica una cosa, Jack... George! Desiderano cose che ti farebbero diventare rosso! Delle cose davvero incredibili! Denaro, oggetti preziosi...
    George P. Hanley: Non è poi tanto male!
    Genio della lampada: Non è poi tanto male, eh? Vedo che non sei diverso da tutti gli altri! D'accordo, all'inizio diventano ricchi, ma a un certo punto cominciano i problemi con le tasse, con finte società di beneficenza che non li lasciano respirare, coi parenti mai visti che bussano alla porta! Roba da farti uscire di senno!
    George P. Hanley: Allora, niente ricchezza!
    Genio della lampada: Meglio lasciar perdere!
    George P. Hanley: E che ne dici dell'amore?
    Genio della lampada: L'amore?! È questo che tu vorresti?! Ma dico, sei diventato pazzo?! Io mi scomodo per te dopo un sonno di duemila anni e il desiderio che esprimi è l'amore?! L'amore non si desidera, si trova!
    George P. Hanley: Il fatto è che io non sono sicuro di quello che voglio! Se non va bene la ricchezza o l'amore, io non so cosa chiedere.
    Genio della lampada: Te l'ho già detto, pensaci bene! Insomma, cerca di valutare i pro e i contro da tutti i punti di vista. E non strofinare la lampada a ogni idea che ti viene in mente! Tutto quel fumo mi fa venire la sinusite! La prossima volta che ci vediamo sarà quella buona. A presto... George!
  • Milioni di persone comuni in tutto il mondo vogliono vederla! I ragazzini rompono i salvadanai, le madri saltano addirittura il pranzo e gli uomini sacrificano i soldi destinati alle sigarette per comprare i biglietti del cinema e sfuggire almeno per qualche istante, alla loro miseria quotidiana! E tutto ciò grazie al loro idolo: Ann Alexandra! Lei è come se fosse in una favola e fa ciò che loro sognano da sempre, ma che non potranno mai avere! (E.T. Watson)
  • Alla più brillante star, alla prima attrice più conturbante, alla donna più bella del mondo... Ann Alexandra, che ha appena acconsentito a essere al mio fianco in Beowulf! (Roger Hackett) [brindisi]
  • Sam: George, il vecchio vuole un altro controllo su queste entrate.
    George P. Hanley: Perché?
    Sam: È una pratica personale. È uno così ricco che potrebbe sanare il debito pubblico con gli spicci!
    George P. Hanley: Non hai controllato tu quando hai fatto le pratiche?
    Sam: Sì.
    George P. Hanley: Quindi, perché controllare di nuovo? Non lo trovo efficiente! È solo uno spreco di tempo!
    Sam: George, quanto fai alla settimana?
    George P. Hanley: Be', come te: 98 e 50!
    Sam: Caro mio, questo tizio è così ricco che guadagna più di 98 e 50 ogni volta che si allaccia le scarpe! Quindi, spreca il tuo tempo!
  • George P. Hanley: Signorina, si occupa lei di questi? Sono sudici. [le porge i guanti]
    Ann Lawson: Certo, signor Hanley. [getta i guanti nel cestino]
    George P. Hanley: Non si possono far pulire?
    Ann Lawson: Conviene buttarli, signore! Calcolando le tasse, ci costa meno!
  • George P. Hanley: Io ero convinto che non ci fosse più niente al mondo che già non possedessi!
    Masters: Non ce la farà a tenere il passo con la produttività americana! Dobbiamo rimboccarci le maniche e continuare a spendere! Lei deve riuscire a non avere troppi liquidi se no il governo escogiterà nuove tasse apposta per lei!
  • George P. Hanley: Ormai non lo trovo affatto divertente comprare di tutto. Quando ero povero ero felice di comprare un'auto di seconda mano. Felice come un bimbo che aspetta Natale! Ora invece non c'è anticipazione, non c'è attesa! Firmo solo assegni!
    Masters: Oh, si sente un po' giù, signor Hanley.
    George P. Hanley: Ero felice per le piccole cose come un cono gelato quando faceva caldo, o una partita, o andare al parco a fare una bella passeggiata. Ora, se decido di andare al parco, quattro persone mi avvicinano per chiedermi se lo voglio comprare il parco! Masters, io non voglio comprare più niente!
    Masters: È eversione, signore!
    George P. Hanley: Lei è pazzo! Ma che cosa dice?!
    Masters: È anti-americano! Comprare è il nostro stile di vita! Pensi agli uomini che lavorano in borsa la cui vita dipende solo dalle sue commissioni! Hanno figli, bocche da sfamare! No, signor Hanley, non può smettere di comprare! Mai! Comprare è il suo destino! Non può smettere ormai! Faccia il suo dovere! Faccia il suo dovere!
  • I soldi non ti servono quando hai tutto. Che fai? Ti siedi e li guardi? La posizione! Il potere! Ecco! Ecco cosa conta di più a questo mondo! (George P. Hanley)
  • Se "libertà" è il nostro grido di battaglia, "giustizia" e "clemenza" saranno la nostra gloria! (George P. Hanley)
  • Non importa cosa desideri perché io sarò sempre io, non cambierò mai. George P. Hanley, vocazione: fallito! Com'è quella citazione? "Gli uomini, molto spesso, sono responsabili del proprio destino." Il problema, caro Attila, non si trova nel destino, ma in noi stessi.[7] (George P. Hanley)
  • Il signor George P. Hanley, ex perdente incallito, ora... genio! Un uomo comune, senza onore e successo che la vita tratta senza riguardi. Tuttavia un uomo abbastanza saggio da avere scelto un desiderio straordinario che fa di lui il soddisfatto ed eterno padrone della sua altruistica vita ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 13, La nuova esposizione[modifica]

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  • Martin Lombard Senescu è un gentiluomo dedito alla cura della galleria degli assassini del museo delle cere Ferguson. Come mai degli uomini comuni sono spinti a commettere omicidi di massa? Ciò che il signor Senescu ancora non sa è che sono già state gettate le basi del suo particolare tipo di follia e tormento che si può trovare solo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Le persone sono smaliziate, sofisticate. Credono di essersi liberate del bisogno della paura perché la vivono continuamente. (Signor Ferguson)
  • [Seppellendo il cadavere della moglie nello scantinato] Non mi va di metterti qui, Emma, ma cosa posso fare? Lo so, dovrei fare denuncia alla polizia. Ma chi mi crederebbe se dicessi che sei stata uccisa da Jack lo Squartatore? (Martin Lombard Senescu)
  • [Rimproverando la statua di cera di Jack lo Squartatore] Come hai fatto a commettere tutti quegli omicidi senza essere acciuffato?! Tutti i killer sanno che non si lascia il sangue sull'arma del delitto! Questa non è una sciocchezza, Jack, è un indizio schiacciante! (Martin Lombard Senescu)
  • La nuova mostra divenne molto popolare al Marchand ma, tra tutte le statue, nessuna fu mai considerata più terrificante di quella di Martin Lombard Senescu. "Era per qualcosa che aveva nello sguardo", diceva la gente. Quello sguardo che ti fissa, dopo aver fatto qualche passo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 14, Ultimamente penso a Cliffordville[modifica]

Julie Newmar interpreta Miss Devlin e Albert Salmi interpreta William Feathersmith

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  • Avete assistito a un omicidio. L'assassino è il signor William Feathersmith, un magnate che al posto del cuore ha un frigorifero coperto da una pelle molto spessa. Tra un istante il signor Feathersmith continuerà il suo cammino quotidiano di conquista e calunnia con un altro accordo d'affari. Ma questo sarà uno di quegli strani affari che avvengono nel bizzarro, curioso mercato che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • Sono Hecate, il custode dei tre piani superiori. (Hecate[8])
  • Cliffordville... Quella sì che era un città, vero, signor Hecate? Un posto vero! Allora un uomo poteva raggiungere la Luna se si impegnava e se oltre al cervello aveva gambe e dita per allungarsi fino ad afferrarla. Non come adesso! (William Feathersmith)
  • William Feathersmith: Gengis Khan Feathersmith. Oppure Alessandro Magno Feathersmith. Ho tutto quello che è possibile avere, ma ho ancora molta fame.
    Hecate: "Pianse perché non c'erano più mondi da conquistare."
    William Feathersmith: Cosa?
    Hecate: È di Alessandro Magno. "Pianse perché non c'erano più mondi da conquistare."[9] Immagino... Immagino che lui fosse un po' simile a lei, signore.
    William Feathersmith: La sai una cosa, Hecate? Vorrei tanto poter ritornare a Cliffordville e ricominciare da capo, iniziare tutto da zero perché è stato conquistare la parte entusiasmante! "Conquistare", non "possedere"!
  • Il piacere non è nel possedere, ma nella disperata lotta per possedere. (Signorina Devlin)
  • William Feathersmith: Facciamo così: lei mi rispedisce indietro nel tempo, mi rimanda a Cliffordville, ma voglio avere l'aspetto che avevo allora, regola numero uno!
    Signorina Devlin: Concesso.
    William Feathersmith: Numero due: voglio ricordare tutto perfettamente tutto quello che è accaduto negli ultimi cinquant'anni! Voglio che tutti questi ricordi non vengano minimamente toccati!
    Signorina Devlin: Concesso anche questo, signor Feathersmith.
    William Feathersmith: Numero tre: voglio che la città sia esattamente com'era, con le stesse identiche persone che io mi ricordo!
    Signorina Devlin: Non c'è alcun problema. Desidera altro?
    William Feathersmith: E per finire, voglio che il tutto accada subito!
    Signorina Devlin: Il tempo non ha assolutamente importanza. Scelga un orario e quell'orario verrà rispettato.
    William Feathersmith: Ora dobbiamo parlare del prezzo.
    Signorina Devlin: Sì, signor Feathersmith, del prezzo!
    William Feathersmith: Be', suppongo che di solito il pagamento sia... quello che a voi piace chiamare "l'anima".
    Signorina Devlin: A volte, signor Feathersmith, questa è una parte integrante dell'accordo, ma nel suo caso abbiamo già ottenuto la sua anima tempo fa, almeno credo. Un attimo che voglio controllare. Ah... Ecco qui! [prende un fascicolo da un cassetto del suo ufficio] Il crollo delle obbligazioni della Trans-Mississippi, la società che lei ha comprato e manipolato. Con quell'imbroglio lei ha rovinato centinaia di persone. E da qui risultano anche quattro suicidi. Credo che gran parte della sua anima sia passata a noi poco tempo dopo. Ci sono molti altri casi. Sotto "vita privata", nono volume ci sono "accordi d'affari", "pensieri e sogni del subconscio". Ah, ecco qui, "omicidi indiretti", persone che ha spinto alla rovina, alla povertà, alla disperazione e infine alla morte. No, signor Feathersmith, temo che la sua anima ormai non appartenga più a lei.
    William Feathersmith: E allora quale sarebbe il prezzo?!
    Signorina Devlin: Contanti, liquidi, soldi, verdoni, denaro! Ho qui una stima del suo patrimonio attuale. Se venisse liquidato in questo momento, varrebbe esattamente... 36 milioni 891 mila 412 dollari e 14 centesimi.
    William Feathersmith: Siete molto accurati!
    Signorina Devlin: Ma certo, signor Feathersmith, noi dobbiamo esserlo. Allora, quello che lei chiede ha un prezzo irrisorio. La somma totale, che per lei comprende il trasporto temporale, i vestiti, la conservazione della memoria e il mantenimento della città nella sua forma storicamente accurata, compresi i cittadini è di... 36 milioni 891 mila dollari, che le lascia un attivo di... [appare una penna nella sua mano] 1412 dollari e 14 centesimi.
    William Feathersmith: Lei è una ladra!
  • So cosa mi piace, lo chiedo, e di solito lo ottengo. (William Feathersmith)
  • Signor Diedrich: Lei a quanto pare ha messo tutte le sue uova in un solo paniere.
    William Feathersmith: Oh, non si preoccupi per questo, signor Deidrich. Vede, ho un contratto esclusivo e proficuo con la gallina!
  • William Feathersmith: C'è la radio, la televisione, la plastica! E poi c'è l'alluminio! L'alluminio, gli aeroplani! Stupidi idioti costruttori di carrozze! Potremmo guadagnare otto miliardi!
    Cronk [sarcastico]: Certo...
    Clark [sarcastico]: Certo che potremmo...
    William Feathersmith: Aspettate, vi dico che non c'è nessun ostacolo! Occorre solo un po' d'immaginazione, un po' di motivazione, via! Parliamone un po'! Vediamo, mi dica, cosa le piacerebbe?
    Clark: Ehm... cosa mi piacerebbe? Ecco... che ne dice di una... sì, una bella macchina del moto perpetuo? [Cronk e Clark ridono]
  • [A William Feathersmith] Lei è un affarista arrivista, un finanziere con un cervello bieco e un manipolatore, un predatore! Perché lei è un compratore, non un costruttore; un intrigante, non un progettista! Lei sfrutta invece di produrre! (Signorina Devlin)
  • William J. Feathersmith, magnate. Ha provato a scendere di nuovo in pista e l'ha trovata più fangosa di quanto ricordasse, dimostrando che non sono sempre i buoni ad arrivare ultimi e che si dovrebbe smettere quando si è in vantaggio. La storia di stasera, di uomini spietati e spietata ironia vi è arrivata direttamente dai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 15, L'incredibile mondo di Horace Ford[modifica]

Pat Hingle e Nan Martin interpretano Horace e Laura Ford

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  • Horace Ford: Devi essere stato molto infelice quand'eri bambino!
    Leonard O'Brien: È vero! Non vedevo l'ora di crescere!
  • Ecco il signor Horace Ford che pensa sempre a quando aveva un'altra età, un'età in cui si è fanciulli e si deve crescere, un periodo di giochi per la strada, di stickball e nascondino. È riluttante a guardarsi allo specchio e vedere la sua immagine, prova incontestabile che l'epoca in cui vive l'ha già superato. Ma fra qualche istante scoprirà che i giocattoli e i ricordi, i sogni a occhi aperti e i desideri e molti avvenimenti strani e speciali possono portarci in una regione inesplorata e sconosciuta in un regno sia di ombra che di sostanza, che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • Horace Maxwell Ford: Ti dico che ho visto quel gruppo di ragazzini e so chi sono!
    Laura Ford: Horace!
    Horace Maxwell Ford: Loro correvano su e giù per la strada e rubavano le mele, gridavano e si divertivano! Non facevano altro! Si divertivano e basta! Gridavano "Tregua!". Senti... hai mai gridato "tregua"?
    Laura Ford: Non è di questo che parlavamo!
    Horace Maxwell Ford: E invece no, parlavamo proprio di questo! Io devo mantenere tre persone mentre loro rubano le mele e corrono su e giù per la strada!
    Laura Ford: Sei un uomo adulto! Cos'altro dovresti fare?!
    Horace Maxwell Ford: Erano molto arrabbiati perché non li avevano invitati a un compleanno. Era quello il vero problema della loro vita!
  • Horace Maxwell Ford: Non so cosa mi sia successo, Laura. Non ne ho idea. Ma... per un minuto... o un secondo... o magari è stata un'ora... non lo so... ho visto qualcosa che ha trasformato ogni mio ricordo in una bugia perché la mia vita quand'ero piccolo era un orribile, triste e insopportabile incubo! E l'ho visto. Adesso so com'era. Ora lo ricordo bene.
    Laura Ford: Neanch'io so cosa ti sia successo, Horace, ma credo che lo facciamo tutti: ricordiamo le cose belle e cancelliamo quelle brutte. Forse perché altrimenti non riusciremmo a vivere.
  • Il signore e la signora Ford escono di scena. Hanno vissuto un momento bizzarro che non si può misurare con gli orologi normali. Sicuramente è trascorso del tempo, ma si tratta di un tempo e un luogo speciali che si trovano ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 16, Giovedì torniamo a casa[modifica]

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  • Questa è la Pilgrim I. La prima astronave inviata a colonizzare lo spazio, con un equipaggio di 113 persone che hanno fondato qui la prima colonia extra-terrestre. Eretta nell'agosto del 1991. (Iscrizione)
This is the Pilgrim I. The first space ship sent up to colonize the outer reagions carrying 113 people who established this first colony off the Earth. Erected August 1991.
  • Quest'uomo è William Benteen, il comandante di un piccolo avamposto umano nello spazio, un gruppo di colonizzatori che ha lasciato la Terra in cerca di un luogo ideale per un nuovo millennio senza guerre, senza minacce o paure. Ma hanno trovato solo un pianeta desolato con un unico imperativo: sopravvivere. Ed è quello che hanno fatto per tre decadi, sopravvivere, fino a quando il ricordo della Terra d'origine non è diventato che un'ombra evanescente del passato che non ritorna. Un mese prima, un segnale dalla Terra annunciava che un'astronave li avrebbe riportati a casa. Fra un momento ne sapremo qualcosa: se torneranno a casa e cosa ci vorrà per riuscire a farlo... perché siamo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Capitano William Benteen [elegia funebre]: Datele il vostro addio e chiediamo al Signore di perdonarla per ciò che ha fatto!
    Un uomo #1: Signore, perdonala.
    Julie [piangendo]: Signore, perdonala per quello che ha fatto.
    Una donna #2: Non sapeva quello che stava facendo, Signore.
    Al Baines: E invece lo sapeva! Molto meglio di tutto il resto di noi!
    Un uomo #1: È un funerale, Al!
    Al Baines: È la nona in meno di sei mesi! Questa donna e gli altri si sono uccisi perché la vita è diventata insopportabile! Io dico che ne avevano il diritto!
    Capitano William Benteen: Non essere blasfemo!
    Al Baines: È la verità! La vita è troppo dura e non aiutano più le Scritture! La vita qui è misera e non valgono più le regole! Così non saremo costretti a soffrire! Non vi rendete conto che questa è l'unica fine che ci libererà da tutto questo? Che è l'unico modo per raggiungere la pace dell'anima? Qui c'è soltanto angoscia! Capitano Benteen, ci faccia decidere da soli! E chi vuole morire possa farlo!
    Capitano William Benteen: Il giovane signor Baines vuole che ci sdraiamo per terra al sole. Il signor Baines vuole che ci abbandoniamo alla morte! Ma siamo vivi! Vuole cancellare le regole, gettarle via! Non vuole che facciamo la fila per l'acqua! Vuole che il forte sopravviva al debole! Niente più razionamenti! Che il giovane rubi al vecchio! E quando l'astronave verrà non troverà una società, ma il caos! Non un solo uomo rimasto vivo, ma solo un branco di animali! E quell'astronave verrà! Si sta muovendo per raggiungerci e ci troverà! Arriverà! L'astronave verrà! L'astronave verrà! Ripetetelo con me! Ripetetelo forte! L'astronave verrà!
    Julie: L'astronave verrà!
    Una donna #2: L'astronave verrà!
    Un uomo #2: L'astronave verrà!
    Un uomo #3: L'astronave verrà!
    Julie: L'astronave verrà!
    Un uomo #4: L'astronave verrà!
    George: L'astronave verrà!
    Tutti [in coro]: L'astronave verrà! L'astronave verrà! L'astronave verrà! L'astronave verrà! L'astronave verrà! L'astronave verrà! L'astronave verrà! L'astronave verrà!
  • Capitano William Benteen: Jo-Jo, ero solo un ragazzo quando giungemmo qui. Avevo solo quindici anni, ma ricordo la Terra. Me la ricordo come un posto pieno di colori. Mi ricordo, Jo-Jo, che in autunno... Jo-Jo! In autunno le foglie cambiavano di colore: diventavano rosse, arancioni, dorate. Ricordo l'acqua dei ruscelli che scendeva dalle colline. Era un'acqua limpida e cristallina. E poi ricordo le nuvole nel cielo, bianche e ovattate, che galleggiavano come navi con le vele. Vedi, nei tempi passati, le navi si muovevano solo con quelle sull'acqua. Si stendevano larghe tele sugli alberi e il vento ci soffiava dentro. E poi ricordo le notti stellate. Le notti stellate... un infinito velluto nero con tanti punti luminosi e talvolta la luna che sembrava sospesa con un filo piena e luminosa.
    Jo-Jo: Cos'è la notte, capitano?
    Capitano William Benteen: La notte? È la calma assoluta, Jo-Jo. Quando la Terra dorme. Una specie di coperta scura che nasconde tutto. Non come qui che abbiamo due soli che ci illuminano sempre tutto il tempo. È l'oscurità, Jo-Jo. Un'oscurità che sembra una mano fresca stesa sui nostri occhi affaticati. E c'era la neve nelle notti d'inverno. Una coltre soffice scesa dal cielo a coprire la Terra con il suo fresco manto bianco e la mattina potevi uscire a fare pupazzi di neve e respirare l'aria fresca ed era bello... era giusto!
    Jo-Jo: Capitano, perché hai lasciato la Terra?
    Capitano William Benteen: Be', credemmo di poter trovare un altro posto uguale alla Terra, ma con altre qualità, Jo-Jo. Poi scoprimmo questo pianeta e sperammo di sfuggire alla guerra, credemmo di poter... Be', sperammo di poter costruire un mondo migliore e ci mettemmo quasi trent'anni a capire che ci eravamo allontanati da casa per un miliardo di miglia, per essere solo turisti qui, visitatori, e che qui non riusciremo mai a mettere radici. Ma era troppo tardi, così abbiamo passato trent'anni a guardare l'orologio, il calendario... ad aspettare!
  • Colonnello Sloane: Questo è un linguaggio universale, capitano!
    Capitano William Benteen: Il baseball? Lei ha un vocabolario limitato, colonnello.
  • Colonnello Sloane: Lei è troppo inflessibile, capitano.
    Capitano William Benteen: Se non lo fossi stato, ora non ci sarebbe nessuno da trasportare. Ho tenuto queste persone insieme con la volontà, solo con quella! O sarebbero morte in caso diverso! Io le ho fatte vivere!
  • Quando un uomo perde le sue radici può rovinarsi e quindi anche morire! (Capitano William Benteen)
  • Capitano William Benteen: Colonnello, sa come la chiamavamo? "Il Messia"! La chiamavamo "Il Messia"!
    Colonnello Sloane: Davvero?
    Capitano William Benteen: Credevamo portasse la libertà, ma non è questa che ci ha portato.
    Colonnello Sloane: E cosa avrei portato?
    Capitano William Benteen: Disaffezione, egoismo e poi divisione! Con tutta la miseria, che abbiamo avuto qui, questi erano germi che non conoscevamo!
    Colonnello Sloane: Capitano Benteen, io non ho portato che un'astronave e un equipaggio per ricondurvi sulla Terra. Ha detto che non avevate né germi né virus, ma si è mai accorto del perché? Perché vivevate in una provetta, capitano. Sì, asettica e senza germi, ma anche arida. Certo, eravate un gruppo, una specie di cellula, ma ora tutto è cambiato. Ora dovete essere ciò che siete: individui, uomini, donne, bambini, persone. Dovete rompere la provetta, capitano! È tempo di ricongiungersi alla razza umana!
    Capitano William Benteen: Ricordo la razza umana, colonnello, e ricordo la Terra! È incredibile, assolutamente incredibile! Per trent'anni ho sbagliato! Per trenta lunghi anni ho mentito alla mia gente! Ho parlato a loro di una Terra che non esiste ho descritto un giardino immaginario ho descritto un pianeta due miliardi di miglia lontano che non ha più sostanza di un desiderio! Non possiamo tornare sulla Terra, colonnello! È troppo tardi per noi! Non possiamo tornare più!
  • Capitano William Benteen: Ascoltatemi bene! Voglio dirvi delle cose sulla Terra che non avete mai sentito prima! Cose non belle, cose non giuste, cose con cui non si può convivere! C'è violenza sulla Terra! Ci sono odi... e gelosie! Ascoltatemi! Ascoltatemi! Ascoltate bene! La Terra è un luogo che non conosciamo, un luogo in cui non abbiamo mai vissuto. È una società a cui noi non apparteniamo! Se vivessimo lì noi moriremmo. Certo, noi moriremmo! Noi commetteremmo un suicidio se tornassimo sulla Terra! Noi moriremmo di una miseria che non abbiamo mai sperimentato prima! Solitudine! La solitudine degli animali che vivono nello zoo. Non apparteniamo alla Terra! Noi non apparteniamo a questa gente! Noi non apparteniamo a quel luogo! Noi non apparteniamo alla Terra!
    Colonnello Sloane: Capitano Benteen, perché non fa votare il suo popolo?
    Capitano William Benteen: Solo se sapranno cosa li aspetta! Solo se sapranno che la Terra non è un giardino! Non lo è mai stato e non sarà mai un giardino!
    Colonnello Sloane: Ora basta! Ora basta! Vi dirò io cosa c'è sulla Terra. C'è una popolazione umana che lotta per sopravvivere, così come avete lottato voi! Il capitano Benteen ha quasi ragione quando dice che non è solo un bel giardino. Certo, ci sono le guerre e ci sono anche molti pregiudizi e credo che finché ci sarà l'uomo, ci saranno avidi, violenti e facinorosi! Ma c'è anche una cosa che voi non avete, una cosa: che ogni uomo è padrone della sua vita! Laggiù non c'è nessun capitano Benteen! Non c'è nessuno che vi dirà quando mangiare, quando dormire, quando parlare! Nessuno che vi dirà quando ballare, cosa cantare o cosa suonare! Forse al posto della sete avrete fame, invece del caldo soffrirete il freddo, ma almeno sarete esseri umani e non un gregge di pecore che ha bisogno di un pastore! Voi, invece di pregare Dio, non fate che rivolgervi a Benteen! Che votino ora, capitano, e che la maggioranza vinca! Coloro che vogliono salire a bordo entro dieci ore per tornare sulla Terra alzino la mano!
    [Tutti alzano la mano]
  • Che Dio vi aiuti! Che Dio vi aiuti tutti! Domani con l'astronave penserete di raggiungere il Paradiso, ma troverete l'Inferno! (Capitano William Benteen)
  • Allora, amici miei, di cosa volete discutere oggi? Di nulla? Jo-Jo! Jo-Jo! Tu hai qualche idea? Vuoi che ti racconti qualcosa sulla Terra, Jo-Jo? Vuoi sentire qualcosa sui fiumi, sui mari, sui cieli azzurri e le notti, sulle stelle e la luna? Non vuoi sentire nulla di queste cose oggi? C'è colore sulla Terra, Jo-Jo, e il cambio di stagioni e il vento. Il vento porta con sé l'odore della Terra, delle piante, dei semi, delle radici, dei petali dei fiori, delle foglie degli alberi e porta con sé l'odore del tempo della pioggia, della nebbia, della neve! La Terra è verde, Jo-Jo! Verde! Il colore verde! La sensazione del verde che può rinfrescare l'anima. Una sensazione di vita! Così vivida è la Terra! Io... Non lasciatemi qui! Non lasciatemi solo! Non lasciatemi! Vi prego! Vi prego, io... voglio tornare a casa! (Capitano William Benteen)
  • William Benteen aveva ricoperto molti ruoli, aveva potuto dirigere, comandare, legiferare, giudicare, ma era diventata un'abitudine, poi un modello mentale e infine una necessità. William Benteen si era sentito come Dio, ma ora era rimasto l'unico suddito del suo regno. (Narratore)

Episodio 17, Passaggio sulla Lady Anne[modifica]

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  • Il ritratto di una coppia di sposi in partenza per il viaggio di nozze, con una differenza: questa coppia è sposata da sei anni e non sta facendo questo viaggio per iniziare una vita insieme, ma per salvarla o almeno così crede Eileen. Lei non sa perché ha insistito per fare questo viaggio in nave, eccetto che avrebbero avuto più tempo e che non era mai stata su una nave prima, di certo non su una nave come la Lady Anne. Il biglietto dice: da New York a Southampton. Ma il vecchio transatlantico ha un'altra destinazione. Quella vera è ai confini della realtà. (Narratore)
  • [La nave Lady Anne sta per salpare]
    Eileen Ransome: È la sirena! Andiamo sul ponte!
    Alan Ransome: Perché?
    Eileen Ransome: Perché?! Perché è così che fanno tutti! Non l'hai mai visto nei film?
  • Questa non è una nave, è un ospizio galleggiante! (Alan Ransome)
  • Niente è più decorato, fantasioso o vistoso! L'amore vero vuole teatralità. Riesce a trasfigurare tutto. Trasforma il grottesco in adorabile come fanno i bambini. Se c'è amore, riusciamo a vedere negli altri ciò che vogliamo; se non c'è, non vediamo niente. E possiamo cercarlo, ma senza trovarlo. (Millicent "Millie" McKenzie)
  • Un brindisi! Alla Lady Anne, la più bella, la più adorabile, la più allegra di tutte le navi! (Ian Burgess)
  • Ian Burgess: Abbiamo dimenticato i veri valori della vita, è questo il problema! È solo la velocità che conta! Correre! Correre! Correre! Presto! Presto! Presto! Ma perché? Perché tanta fretta?!
    Tobias "Toby" McKenzie: Non ti sembra di essere un po' troppo lamentoso?
    Ian Burgess: Niente affatto! Cerco solo di evidenziare la vera ragione di questa decisione vergognosa!
    Tobias "Toby" McKenzie: E qual è?
    Ian Burgess: Un complotto! Indubbiamente di origine comunista! La Lady Anne è stata condannata a morte perché rappresenta uno stile di vita, uno stile migliore. Lei è la grazia, le buone maniere, la tradizione! Non capite? Rappresenta l'Impero!
    Un anziano: Cosa sta dicendo?! Non c'è nessuno che gli sa rispondere?!
    Ian Burgess: Non esiste più niente di sacro! Le bestie sono alle porte e noi ci comportiamo come vecchi! Ce ne stiamo qui, immobili come statue patetiche con le nostre medaglie arrugginite e le spade spezzate mentre i vandali trasformano il castello in un luna park, tappezzano di pubblicità di saponi i lati delle nostre strade e ora fanno anche a pezzi la Lady Anne! Ma in questa maniera come potremo impedire loro di fare a pezzi tutto il mondo?
  • Alan Ransome: Come diceva il signor Burgess, la gente non riesce più a rilassarsi. Corre! Corre! Sono stato così occupato a correre che avevo perso di vista le cose importanti. Ma ti assicuro che non succederà più.
    Ian Burgess: Bel discorso! È il caso di brindare! Ci vuole un brindisi!
    Eileen Ransome: Ah, sì!
    Alan Ransome: Anche a me!
    Tobias "Toby" McKenzie: Buona fortuna a tutti!
    Ian Burgess: Salute!
  • La Lady Anne non giunse mai in porto. Dopo essere stati recuperati da una lancia poche ore dopo, come il capitano Protheroe aveva promesso, i Ransome cercarono qualche notizia sul giornale, ma non ne trovarono. La Lady Anne, con tutto il suo equipaggio e i suoi passeggeri, era affondata nel mezzo dell'Atlantico o almeno così si disse. Ma i Ransome sapevano che quella nave aveva raggiunto un porto migliore, un luogo chiamato "ai confini della realtà". (Narratore)

Episodio 18, Il bardo[modifica]

Burt Reynolds interpreta Rocky Rhodes e John Williams interpreta William Shakespeare

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  • [A Julius Moomer] Perché non scendi in strada e l'attraversi con il semaforo rosso? (Segretaria)
  • Siete stati testimoni di un'opportunità che se non ha bussato, ha solo graffiato mestamente su una porta chiusa, quella del signor Julius Moomer, scrittore mancato. Se il talento valesse venticinque centesimi alla libbra varrebbe meno del prezzo di una corsa in tram. Ma tra un attimo, il signor Moomer, attraverso l'esercizio della magia nera comincerà una carriera completamente nuova. E anche se non scriverà mai una sceneggiatura di Ai confini della realtà ne diventerà un personaggio integrante. (Narratore)
  • [Recitando un incantesimo da Il libro dell'arte nera. Guida alle evocazioni passo per passo] Va va voom! Za za zoom! Va va voom! Ipsy Dipsy! Va va voom! (Julius Moomer)
  • [Recitando un incantesimo da Il libro dell'arte nera. Guida alle evocazioni passo per passo] Alakazan! Passire tantri! Rogh barmam! Nolaff! (Julius Moomer)
  • L'ho letto su questo libro [Il libro dell'arte nera. Guida alle evocazioni passo per passo] e ho tutti gli ingredienti, o perlomeno credo. Vediamo... "Quattro folte piume di falco." Le ho prese a un piccione. Eh... "Sabbia dell'Egitto." Ne avevo un po' nelle scarpe da quando sono andato al mare. "Tre zampe di ragno." Ho trovato solo una formica. Be', in ogni caso con un po' di improvvisazione l'incantesimo dovrebbe funzionare. (Julius Moomer) [ricetta]
  • [Recitando un incantesimo da Il libro dell'arte nera. Guida alle evocazioni passo per passo] Za za zoom! Alakazan! Va va voom! (Julius Moomer)
  • Julius Moomer: Vuoi davvero dire che sei... quello Shakespeare?! Ma sei morto da un migliaio di anni!
    William Shakespeare: Naturalmente è vero, ma la morte è relativa e non dev'essere la fine. Ha richiesto un servizio da me, quindi, sono a sua disposizione. [Julius rimane a bocca aperta] «Ella mi parla senza dir parola.» Romeo e Giulietta, atto secondo, scena II.
  • Agente dello sponsor #1 [leggendo la sceneggiatura di Shakespeare firmato da Julius Moomer]: "E se un ragazzo non ha il dono di una donna di far piovere una pioggia di lacrime a comando, una cipolla andrà benissimo per avere quest'effetto." Cipolla... Conflitto tra sponsor!
    Agente dello sponsor #1: Sono d'accordo! Potremmo cambiarla in... una rapa!
  • [Canticchiando e ballando] Scubba dubba doo | I love you! | Mettimi sul palco, furoreggerò. | Scubba dubba doo | Scubba dubba doo | Julius Moomer scriverà pour vous! | Ruota la ruota! | Ce l'ho fatta! (Julius Moomer)
  • Julius Moomer, un bigliettaio di tram con la fissazione di diventare scrittore. Se la storia appena raccontata vi sembrasse esagerata ricordate che esiste una cosa chiamata "licenza poetica" e un'altra chiamata "Ai confini della realtà". (Narratore)

Note[modifica]

  1. Parte del dialogo è incluso nel brano The Seer, The Poet di Killah Priest.
  2. Parte non doppiata in italiano.
  3. Parte non doppiata in italiano.
  4. Parte non doppiata in italiano.
  5. Questo dialogo fa parte del finale del brano Wolf Kidult Man tratto dall'album Imperial Wax Solvent del gruppo musicale The Fall.
  6. Nel doppiaggio italiano si riferisce al maschile a "un poeta di nome Lathbury", in realtà si tratta di una donna. Cfr. Mary Ann Lathbury, Life in the Loom.
  7. Cfr. William Shakespeare, Giulio Cesare, atto I, scena II. «A volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo dei subalterni.»
  8. Cfr. Ecate.
  9. «That was Alexander the Great. He cried because he had no more worlds to conquer.»

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