Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (prima stagione)

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Ai confini della realtà, prima stagione.

Episodio 1, La barriera della solitudine[modifica]

Earl Holliman interpreta il protagonista di questo episodio.

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  • Il luogo è questo. È notte. State per iniziare un viaggio nella zona delle ombre. (Narratore)
  • Ehi, è arrivato un cliente! Uova e pancetta con molto burro! Sono uno che paga in contanti! Ho 2 dollari e 85 cents, moneta americana! Certo... americana. Bene, una cosa è chiarita: sono un americano. C'è qualche dubbio sulla mia identità. È proprio così, già, non so chi sono! Ma ho 2 dollari e 85 cents e ho fame, questa è una cosa certa! (Mike Ferris)
  • [Vede da lontano una figura femminile seduta in auto e si avvicina] Signorina! Mi scusi! Senta, potrebbe farmi un favore? È incredibile, ma non riesco a vedere un'anima viva...forse saranno ancora addormentati! È la verità, non c'è nessuno! Non mi prenda per un pazzo, le assicuro, non sono matto, ma è che...È che non ricordo proprio chi sono, deve credermi. Le sembrerà buffo, ma quando mi sono svegliato, stamani, io... Ecco, non è che mi sono svegliato...mi sono trovato per la strada che camminavo. Eh...Amnesia, è così che si chiama. Dev'essere quella, non ricordo niente e non trovo nessuno che possa aiutarmi a ricordare. Lei è la prima persona che vedo. Non si impressioni, vorrei solo che mi dicesse se c'è un dottore...[La donna cade a terra e si rivela essere un manichino] (Mike Ferris)
  • Ho la strana sensazione di essere osservato...Ma da chi? (Mike Ferris)
  • [Parlando da solo allo specchio] Bella giornata...Mi spiace, ma non ricordo come ti chiami. Il viso non mi è affatto nuovo, ma è il nome che mi sfugge. Ti dirò il mio problema: ho una specie di incubo e ne fai parte anche tu. (Mike Ferris)
  • Generale: Quell'uomo è rimasto rinchiuso in quella cabina per oltre 480 ore: il tempo per arrivare comodamente fino alla Luna e poi tornare a Terra.
    Giornalista: Allora, generale, si è trattato di un viaggio simulato?
    Generale: Sotto ogni punto di vista, è così.
    Giornalista: E quei fili che aveva addosso?
    Generale: Elettrodi. Tutte le sue reazioni venivano registrate: la pressione, il cuore, la temperatura.
    Giornalista: Che gli è successo verso la fine, prima che premesse quel bottone di allarme?
    Generale: Semplicemente, che non ha resistito. Dev'essere stata un'allucinazione. Però lasciate che vi dica una cosa, signori: se uno di voi restasse chiuso per due settimane e mezzo in una scatola di un metro e mezzo quadrato del tutto isolato, senza sentire voce umana all'infuori della propria credo di non sbagliare se dico che anche la vostra mente non resisterebbe allo sforzo.
  • Dottore: Dove ti sembrava di essere?
    Mike Ferris: In un posto dove non voglio tornare. Una città...Una città senza abitanti, senza nessuno. Cosa mi è successo, dottore? Ho perso la bussola?
    Dottore: È stato solo un incubo che ti ha annebbiato il cervello, ecco tutto. Vedi, possiamo nutrire coi concentrati, abbiamo dei microfilm per leggere e rilassarsi, provvediamo anche al cinema, possiamo immettere l'ossigeno, eliminare l'anidride... ma c'è una cosa che non possiamo fabbricare ed è un elemento essenziale: il bisogno della compagnia. La barriera della solitudine è qualcosa che non siamo ancora riusciti a superare.
  • [Guardando la Luna] La prossima volta, non sarà un sogno o un incubo, sarà un'avventura vera. Perciò, aspettami... verrò a farti visita, fra poco! (Mike Ferris)
  • Lassù... lassù c'è l'immensità dello spazio, il senso dell'infinito. Lassù c'è un nemico che si chiama solitudine. Se ne sta lì con le stelle e aspetta. Aspetta con la pazienza dell'eternità, impassibile, al confine della realtà. (Narratore)

Episodio 2, Un discorso per gli angeli[modifica]

Ed Wynn interpreta Lewis Bookman.

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  • Una strada, d'estate. Il giorno: uno qualsiasi. L'uomo dei giocattoli si chiama Lewis Bookman. Ha circa 60 anni. Professione: venditore ambulante. Anche lui fa parte della scena estiva, un trascurabile elemento di questo luglio afoso. Un anonimo uomo qualunque la cui vita è una trama tessuta sui marciapiedi. Ma non passerà un'ora e il signor Bookman avrà da pensare a ben altro che vendere giocattoli, dovrà trattare con la vita e la morte. Il suo problema sarà uno solo: sopravvivere. (Narratore)
  • La Morte: E ora sarebbe bene che cominciasse a prepararsi.
    Lewis Bookman: Prepararmi? A cosa?
    La Morte: Alla partenza.
    Lewis Bookman: Ma dove dovrei andare?
    La Morte: Siamo daccapo. Io mica vi capisco, voi uomini. Vi mettete in testa che la vita continui per sempre. Ma non è così. Tutti se ne vanno prima o poi.
    Lewis Bookman: Cosa? Vuol dire che...
    La Morte: Esattamente. E non capisco perché non apprezza come le abbiamo organizzato la partenza. Pensi a quei poveracci che muoiono annegati. O a quelli morti di fame o di sete. Non è molto meglio così? Non è forse meglio lasciare questo mondo per cause naturali?
  • Lewis Bookman: E ora, la meraviglia delle meraviglie. Non l'ho mai messa in vendita in nessun altro paese del mondo. Lo vuole un essere umano garantito al mille per mille?
    La Morte: Come?
    Lewis Bookman: Per una modica cifra si porterà a casa un uomo eccezionalmente abile di grande intelligenza, di eccezionale lealtà, buono, robusto che potrà usare per qualsiasi lavoro lei riterrà opportuno.
    La Morte: E chi è?
    Lewis Bookman: Io, il signor Lewis Bookman, unico esemplare in commercio. Potrà averlo con ogni garanzia e con i pezzi di ricambio gratis. Con un certificato di 40 anni di onesto lavoro. Mangia poco, dorme meno, non si siede quasi mai. Caro signore, se mi compra, fa il più grande affare della sua vita.
    La Morte: Signor Bookman, lei ha il dono della persuasione.
    Lewis Bookman: Io sfido qualsiasi negozio, grande magazzino o grande industria a offrire anche una brutta copia di ciò che offro io a lei.
  • [Ultime parole] Non si sa mai, potrei vendere qualcosa lassù. Lassù? (Lewis Bookman)
  • Lewis Bookman. Età: 64 anni. Professione: Venditore ambulante. Un piccolo uomo. Un piccolo particolare di un marciapiede di una grande città. Un piccolo uomo che amava tanto i bambini. E per questo un grande uomo. Vi sembra una storia fantastica? Così sembra, apparentemente. Eppure è veramente accaduta nella regione ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 3, Al Denton nel giorno del giudizio[modifica]

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  • Ho sete | Ho sete e nessuno lo sa. [...] Ho sete, sì. | Nessun lo sa. | Ho sete (Al Denton)
  • Al Denton: il tipico ubriacone del villaggio. Un uomo che ha cominciato a morire da giovane, quando ha intrapreso il suo lungo viaggio nel mare dell'alcol. Al Denton: un uomo che rinuncerebbe a un braccio, una gamba o a una parte della sua anima, pur di avere un'altra possibilità, quella di potersi rialzare e scrollarsi di dosso gli incubi che attanagliano la sua coscienza. Quest'altro personaggio è un venditore ambulante. Un uomo dall'aspetto un po' eccentrico nella sua redingote nera. E questo è il terzo personaggio principale della nostra storia. Forse il suo ruolo è quello di offrire a Denton un'altra possibilità. (Narratore)
  • È una delle mie pozioni. Può chiamarla pozione o elisir. In ogni caso, la aiuterà a risolvere il suo problema. Aumenta all'ennesima potenza l'abilità con le armi da fuoco. Chiunque la beva, diventa la pistola più veloce del West, capace di centrare senza prendere la mira un dollaro lanciato in aria a una distanza di 30 metri. Ha una durata garantita di 10 secondi. (Henry J. Fate)
  • Henry Fate: Venditore ambulante di utensili, unguenti e pozioni. Un uomo dall'aspetto un po' eccentrico nella sua redingote nera, ma capace di aiutare un uomo a uscire dal baratro e di aiutarne un altro a non caderci dentro. Il destino fatto uomo...ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 4, Il sarcofago[modifica]

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  • Un film su una donna che guarda un film. È la grande diva di un'epoca passata. Un tempo stella brillante di un firmamento che non fa più parte del cielo cancellato dal progredire della Terra e del tempo. Barbara Jean Trenton. Il suo mondo è una sala di proiezione. I suoi sogni sono fatti di celluloide. Barbara Jean Trenton. Travolta da un fatuo successo e ormai dimenticata cerca di rimettersi in corsa verso una fama irraggiungibile. (Narratore)
  • Non è strano che uno pensi alle persone com'erano un tempo? Mai a come sono veramente. (Barbara Jean Trenton)
  • Ai desideri che si avverano. Alla strana forza misteriosa dell'animale umano che sa fare suo un sogno pieno di desideri e dargli una dimensione. A Barbara Jean Trenton, regina dei film di un'altra epoca che ha trasformato uno schermo vuoto nel suo mondo privato. Può accadere ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 5, La giostra[modifica]

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  • Martin Sloan, 36 anni. Professione: Vicepresidente di una società di pubblicità. Questa non sarà per lui la solita gita domenicale. Forse egli non lo sa ancora, ma è una vera evasione. Era partito per cercare un po' di quiete e invece troverà una strana avventura. (Narratore)
  • Pensavo che, tornando qui, avrei trovato tutto diverso che non l'avrei riconosciuto più. Invece, è come se fossi partito ieri. È come se fossi stato via una notte. (Martin Sloan)
  • È sera. Un uomo cammina per le strade della città. La mente turbata da una ridda di pensieri. Egli potrebbe essere Martin Sloan. Il ricordo di un lontano sabato, giorno di festa della sua fanciullezza si è ridestato in lui. La soluzione potrebbe giungergli chiara come una stella nella notte estiva. Martin Sloan decide di rimanere per continuare il suo viaggio nel passato. (Narratore)
  • [Parlando con se stesso da bambino] Volevo solo dirti questo: che la tua è l'età più bella. Godine ogni attimo, non sciuparne un solo istante. Dopo non ci saranno più giostre, né zucchero filato, né più concerti in piazza. Volevo solo dirti che la tua è l'età più bella. Ora. Qui. È tutto, Martin. Tutto quello che volevo dirti. Credimi, è tutto quello che volevo dirti. (Martin Sloan)
  • Martin Sloan: Vivevo correndo senza meta, ero così stanco. E un giorno sentii che dovevo tornare. Dovevo tornare a giocare sulla giostra e mangiare zucchero filato, ascoltare il concerto della banda e fermarmi, respirare. Chiudere gli occhi inebriarmi di profumi e di suoni.
    Padre di Martin: È un desiderio di tutti. Riprendi la tua strada, Martin. Forse scoprirai che anche là dove sei puoi trovare giostre e zucchero filato. Forse non hai saputo guardare bene. Tu hai guardato dietro di te. Prova a guardare avanti.
  • Martin Sloan, 36 anni. Vicepresidente di una società. Ha ottenuto molti successi, ma non è riuscito ad appagare quel desiderio comune a tutti gli uomini: poter ritrovare l'ambiente della propria infanzia. Anche egli, come tutti, avrà i suoi momenti di nostalgia. Forse, in una calda notte d'estate mentre levando lo sguardo dalla quotidiana fatica gli accadrà di udire la lontana musica di un organetto le voci e le risa del tempo che fu. E forse, la sua mente sarà sfiorata da un pensiero fugace: non diventare mai vecchio, non andare oltre il tempo delle giostre e dei parchi. Allora sorriderà, consapevole di quanto sia vano questo suo fantasticare scaturito da ricordi ormai senza importanza. Risate di fantasmi che sfiorano la mente umana e appartengono a quella regione che sta ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 6, La clausola[modifica]

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  • State per incontrare un ipocondriaco. Questo è il signor Walter Bedeker di 44 anni, terrorizzato dalla morte, dalle malattie, dagli altri, dai batteri, dalle correnti d'aria e da altro ancora. Ha un solo interesse nella vita e cioè Walter Bedeker; una sola occupazione, la vita e il benessere di Walter Bedeker e una preoccupazione costante per la società cioè come potrebbe sopravvivere se Walter Bedeker morisse. (Narratore)
  • Ad esempio, cosa vorrebbe lei? Una vita un po' più lunga, un centinaio di anni con cui trastullarsi. Alcuni la chiamerebbero "immortalità". Ma perché farlo sembrare tanto solenne? Chiamiamolo... tra di noi, voglio dire... "tempo libero supplementare". (Satana, con il nome di Cadwallader)
  • Quello mi ha gabbato. L'immortalità... Ma a che cosa serve se non c'è gusto, non c'è suspense? (Walter Bedeker)
  • Moglie: Walter, ti prego, torniamo in casa. Ti faccio le frittelle di patate. Ricordi come ti piacevano le frittelle di patate?
    Walter Bedeker: Piantala! Tu, mia cara, sei scipita come una frittella di patate!
  • [Sulla condanna alla sedia elettrica] L'unica cosa che otterranno con i loro sforzi per fulminarmi sarà un'altissima bolletta della luce elettrica. (Walter Bedeker)
  • Secondo un detto, ogni uomo viene al mondo condannato a morte. L'ora e il modo dell'esecuzione sono sconosciuti. E forse è proprio così che deve essere. Caso esemplare: Walter Bedeker, recentemente deceduto. Un piccolo uomo con una grande voglia di vivere. Sconfitto dal diavolo, dalla sua noia e dal sistema delle cose, qui ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 7, Solitudine[modifica]

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  • Questa che vedete è una prigione. Una prigione fatta di montagne, di pianure aride, di distese di sabbia che si perdono a vista d'occhio. In questa prigione c'è un carcerato: James Corry. E questa è la sua abitazione: una baracca davanti alla quale è parcheggiata una vecchia automobile, un inutile rottame in mezzo alla desolazione. James Corry è stato condannato a scontare la sua pena in segregazione cellulare. Ma la cella è tutt'altro che piccola, perché appartiene ad una prigione molto speciale. Si trova su un asteroide lontano 10 milioni di chilometri dalla Terra. Sotto un sole implacabile, quest'uomo assiste alla distruzione del proprio corpo e della propria mente. Quest'uomo sta morendo di solitudine. (Narratore)
  • Al mattino, quando mi sveglio, penso: "Oggi diventerò pazzo! Non resisterò un altro giorno a questa solitudine. Non posso farcela!" A metà giornata, quando non riesco più a stare fermo quando in bocca sale un sapore di polvere da sparo e il dolore che mi attanaglia lo stomaco diventa insostenibile allora mi faccio forza e dico: "Devi resistere! Resisti un altro giorno!" Ma non posso continuare così per 46 anni, diventerò pazzo. (James Corry)
  • Astronauta: Capitano, mi dica, che cosa contiene quella cassa, eh?
    Capitano Allenby: Non saprei neanch'io. Forse un'illusione, o forse la salvezza, non lo so.
  • Lei è il fortunato possessore di questo robot con sembianze di donna. Quest'oggetto è una donna sotto tutti gli aspetti. Fisiologicamente e psicologicamente, è un essere umano capace di emozioni e in grado di ricordare. Può ragionare, pensare e naturalmente parlare. È immune da malattie e in condizioni normali ha una vita media del tutto simile a quella di una persona comune. Si chiama Alicia. (Biglietto allegato all'androide Alicia)
  • [Voce fuori campo] Alicia è con me ormai da undici mesi. Mi è difficile fare un bilancio di questo strano e inconsueto rapporto. Siamo un uomo e una donna? O un uomo e una macchina? Non lo so neanch'io. A volte sento che Alicia è solo un prolungamento di me stesso. Dalla sua bocca escono le mie parole, le mie emozioni. Le cose che ha imparato ad amare sono le cose che io amo. Ora non sono più solo. Affronto ogni nuovo giorno con serenità. Amo Alicia. Il resto non importa. (James Corry)
  • Su un minuscolo granello di sabbia che galleggia nello spazio resta un frammento della vita di un uomo. La sua casa, le sue macchine sono lasciate ad arrugginire. Il vento, la sabbia, il passare degli anni le ridurranno in polvere. Tutte le macchine di Corry andranno distrutte. Anche quella fatta a sua somiglianza tenuta in vita con l'amore e che ora giace abbandonata ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 8, Tempo di leggere[modifica]

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Burgess Meredith interpreta Henry Bemis.
  • [In banca]
    Henry Bemis: Signora Chester, ha mai letto David Copperfield?
    Signora Chester: [Disinteressata] Come dice?
    Henry Bemis: È un libro meraviglioso. È la storia di un povero ragazzo orfano di padre la cui madre si è risposata con un miserabile, un tale Murdstone. Sente come suona male? Murdstone! E questo Murdstone ha una sorella, Jane...
    Signora Chester: Signor Bemis, si è sbagliato, mi ha dato di meno. Mi deve ancora un dollaro, vede? Sono 24 dollari e dovrebbero essere 25.
    Henry Bemis: Oh! Mi dispiace signora Murdstone...cioè, signora Chester. Credevo che fossero 5, invece sono solo 4. Giusto, giusto. Mi scusi, signora, la prego. C'è un altro importante personaggio, un certo signor Micawber...il signor Micawber va sempre a finire in prigione per debiti. [La signora se n'è già andata via] E c'è pure una donna meravigliosa che si chiama Peggotty, è la nutrice di David...[Alza lo sguardo e si accorge che la signora non c'è più]
  • Questo è il protagonista della nostra storia: un timido impiegato di banca, un piccolo uomo miope di nome Henry Bemis la cui sola passione nella vita è quella di leggere. Suoi implacabili nemici sono le persone arroganti, le mogli dispotiche e gli orologi le cui instancabili lancette gli negavano quei momenti che avrebbe preferito dedicare alla lettura. Tuttavia, tra pochi istanti il signor Bemis avrà la sua occasione di leggere in un mondo tutto diverso da quello che egli conosce. Un mondo senza orologi né direttori di banca. Un mondo senza nessuno. (Narratore)
  • Direttore: Lei, signor Bemis, è un lettore!
    Henry Bemis: Un lettore?
    Direttore: Un lettore! Un lettore di libri, di riviste, di periodici, di giornali. La vedo sempre andare nel seminterrato all'ora di colazione. Questo è l'ultimo avvertimento. O lei si dedica al lavoro, dimenticando le letture...o si troverà a leggere sulla panchina del parco dalla mattina alla sera, perché sarà stato licenziato! Mi sono spiegato chiaramente?
    Henry Bemis: Sì, molto chiaramente, solo che...
    Direttore: Solo cosa, Signor Bemis? Lo dica e poi torni allo sportello!
    Henry Bemis: Il fatto è che mia moglie non mi permette di leggere a casa. Quando torno la sera e tento di prendere un giornale o un libro lei me lo toglie di mano! E dopo cena, neanche posso leggere perché lei nasconde tutto e ci riesce così bene che ormai io mi sono ridotto a leggere le etichette delle salse quando sono a tavola! Adesso, non mi fa più usare la senape!
  • Moglie: Credo di averti avvertito più di una volta: non sopporterò che un marito mi privi del piacere della conversazione! [Henry ride] Si può sapere che cos'hai da ridere?
    Henry Bemis: Niente, cara. Solo che mi è suonato alquanto buffo: un marito? Ma quanti mariti hai? Non sono forse l'unico?
  • I secondi, i minuti, le ore passano lente, terribili per il piccolo impiegato Henry Bemis che cerca disperatamente una scintilla, un segno di vita in un mondo ormai spento. Un telefono collegato col nulla. Il bar vicino a casa non è più che un ammasso di immote rovine. La cassetta delle lettere non servirà più, non ci saranno più lettere. Intorno a lui non c'è che silenzio, distruzione, morte. Il signore Henry Bemis, l'unico superstite di una distruzione totale. (Narratore)
  • La cosa più triste è l'essere solo. Sarà sempre così? Così? un giorno dopo l'altro? Mangiare...fumare una sigaretta...leggere lo stesso pezzo di giornale. Sempre solo, sempre. Sempre solo... sempre. (Henry Bemis)
  • No, non c'è nessuno. No, ma non importa. Non m'importa proprio niente. Tutto va nel migliore dei modi. Sì, sto benone. Questa è la vera solitudine e io non ne ho mai avuta, di solitudine. E ho anche di che occupare la mia mente, il mio tempo. Ho cibo sufficiente. Sono proprio molto fortunato. Sono veramente, terribilmente fortunato. (Henry Bemis)
  • Se non fosse per questa solitudine...per questa... immobilità! Se solo ci fosse qualcosa da fare! Qualcosa! [Si punta una pistola alla tempia] Sono certo che potrei venir perdonato. Data la situazione...so che verro' perdonato. [Il suo sguardo si posa sulla targa della biblioteca pubblica, ormai distrutta. Si avvicina e vede che ci sono dei libri integri] Opere complete di Dickens! Opera completa di George Bernard Shaw! Poemi di Browning, Shelley, Keats! I grandi drammi del mondo! Libri! Libri! Tutti i libri che voglio! Tutti i libri! Tutti i libri che ho sempre desiderato! Shelley! Shakespeare! Shaw! Tutti! Tutti i libri che voglio! Tutti i libri. Gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio...quest'anno, l'anno prossimo e l'anno dopo. E l'anno dopo ancora...e l'anno dopo ancora! È la cosa più bella! Veramente, la cosa più bella è che ora ho tempo! Tutto il tempo che mi occorre, tutto il tempo che voglio! Tempo! Tempo! Tempo! Ah! Finalmente c'è tempo per leggere! [Per raccogliere un libro si piega, gli occhiali gli scivolano e si frantumano a terra] Non è giusto. Non è affatto giusto! C'era tempo, ora! [Piangendo] Tutto il tempo che volevo... Non è giusto! Non è giusto! (Henry Bemis)
  • Questo fu il destino di un'intera umanità e di Henry Bemis in particolare, l'ometto con gli occhiali che voleva solo un po' di tempo per se. Ora, Henry Bemis, non è che una particella di un paesaggio distrutto, un frammento di macerie quello che resta di ciò che l'uomo ha fatto contro se stesso. Il signor Henry Bemis, un piccolo uomo nella regione ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 9, Un sogno lungo un attimo[modifica]

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  • È mezzogiorno. Una scena comune in una comune città. È l'ora di pranzo per migliaia di persone. Per molti di loro sarà un'ora di riposo, una piacevole interruzione nella routine quotidiana. Per molti, ma non per tutti. Per Edward Hall il tempo è nemico. E quest'ora sarà per lui una questione di vita o di morte. (Narratore)
  • Dottore: Mi pareva che fosse stanco.
    Edward Hall: È vero, sono l'uomo più stanco del mondo. Lo sa da quante ore non dormo? Da 87 ore. Dev'essere un record.
    Dottore: Non riesce a dormire, non è così?
    Edward Hall: No, dottore, non è così. Non posso... Se io mi addormentassi, non mi sveglierei più.
  • La mente può tutto. Basta pensare di avere un dolore anche senza cause fisiche e il dolore si sente, no? (Edward Hall)
  • Si dice che un sogno duri solo un attimo. E tuttavia, in quell'attimo, un uomo può vivere tutta una vita. Può soffrire e morire. Ma chi può dire qual è la realtà più vera? Quella che viviamo o quella dei sogni tra paradiso, cielo e Terra: ai confini della realtà? (Narratore)

Episodio 10, La notte del giudizio[modifica]

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  • Nome: Queen of Glasgow. Bandiera: britannica. Stazza lorda: 5000 tonnellate. Età: indefinita. In questo momento si trova a un giorno di navigazione da Liverpool. La destinazione è New York. Come di consueto, il giornale di bordo registra la velocità di navigazione, la rotta, le condizioni del tempo, temperatura, longitudine, latitudine. Vi è una cosa, però, che non figura sul giornale di bordo ed è la paura. Una paura simile ai colpi dei pistoni del motore che come battiti cardiaci scandiscono minuti che sembrano interminabili. Minuti di attesa, di agitazione, di terrore. Siamo nel 1942 e questa nave ha perso la scorta militare. Naviga solitaria nel buio, inseguita da invisibili periscopi di macchine di morte. Sì, la Queen of Glasgow è la nave della paura. Vi aleggia la premonizione di una tragedia. (Narratore)
  • Esiste un inferno speciale per noi. Forse noi siamo condannati a subire la morte di quelle persone. A soffrire, proprio come loro. A morire come loro. Ogni notte ci imbatteremo nel fantasma di quella nave. Ogni notte, comandante. E per l'eternità. Loro sono morti una volta, una sola ma noi moriremo cento milioni di volte. (Müller, soldato nazista)
  • Queen of Glasgow, destinazione New York, anno 1942. Per un uomo sarà sempre il 1942. Lanser si imbatterà nel fantasma di questa nave per l'eternità perché per tutti, prima o poi verrà il momento in cui si aprirà il diario della propria vita. E una volta tirate le somme, si riceverà la ricompensa o la punizione. Nel caso di Carl Lanser, ex comandante della marina del Terzo Reich, questa è la punizione, questa la condanna che deve scontare. Questa è la notte del giudizio, ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 11, Quando il cielo fu aperto[modifica]

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Sue Randall e Jim Hutton in una foto promozionale
  • Nome: X-20. Tipo: intercettatore sperimentale. Storia recente: un atterraggio di fortuna nel deserto di Mojave dopo un volo di 31 ore a 900 miglia di distanza nello spazio. Dati particolari: La nave e gli uomini a bordo scomparvero da tutti gli schermi radar per 24 ore. (Narratore)
  • Ma le nubi che celano i misteri non sempre si possono dissipare, come scoprirà quest'uomo oltre questa porta d'ospedale. (Narratore)
  • Una volta esistevano tre uomini: Harrington, Forbes e Gart. Esistevano un tempo, ma ora non più. Qualcuno o qualcosa li ha portati altrove. Comunque non appartengono più alla memoria umana. Quanto all'X-20, che dovrebbe essere in questo hangar anche questo non esiste. Se avete domande su una nave spaziale e sul suo equipaggio fatele a bassa voce e solo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 12, Chi troppo vuole[modifica]

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  • Questo è il signor Fred Renard. È un uomo strano, irritabile, soffre di complessi grandi come il debito pubblico, non ha amici, è solo, scontento, aggressivo, nervoso. È un uomo che ha vissuto 36 anni scialbi, vuoti, inutili e che ora sta cercando una via d'uscita. Una qualsiasi via d'uscita. Trovare un sistema, un mezzo pur di liberarsi, pur di vivere un'altra vita. E questo vecchietto è proprio la persona che il signor Renard sta aspettando. (Narratore)
  • Le cose che più le servono io non le vendo. [...] La serenità, la tranquillità, la pace, la capacità di ridere di se stesso. Ecco ciò che le occorre di più! E queste cose sono al di là del mio potere. (Pedott)
  • Fred Renard: Avanti, vecchio, dimmi! Sono queste che mi servono? [Ultime parole]
    Pedott: Non l'ho mai detto, signor Renard, ma le farò sapere una cosa quelle scarpe serviranno a me. Signor Renard, ciò che ho visto nei suoi occhi in quel bar era la morte, la mia morte. Lei...lei mi avrebbe ucciso. Così, ciò che ci voleva per il signor Renard era un paio di scarpe che fanno scivolare. Un paio di scarpe.
  • Una strada di notte, un incidente. Nome della vittima: Fred Renard. Un uomo dalla faccia dura, che difficilmente si contentava. Fred Renard, che trovò tutto ciò che gli serviva nella regione che è ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 13, Morire in quattro[modifica]

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  • Si chiama Arch Hammer. Ha 36 anni. È stato rappresentante, spedizioniere, camionista, truffatore, allibratore e barista part-time. È un uomo da poco, un uomo da quattro soldi. La sua mediocrità va al di là degli abiti che indossa. È una mediocrità mentale, di gusto. Nel fondo della sua coscienza c'è una penombra insignificante, una stanza buia che si affaccia su un mondo che la luce non ha mai illuminato. Ma Arch Hammer ha un talento che si è scoperto in tenera età: è capace di trasformare le sembianze del suo volto. Contraendo un muscolo o rilasciandolo, si trasforma in un batter d'occhio. Può cambiare faccia. Può assumere qualsiasi sembianza egli desideri. Arch Hammer, uno che si sa arrangiare, si è appena sistemato a 3,80 dollari per notte con due valigie, ritagli di giornale, un talento piuttosto singolare e un piano per distruggere delle vite umane. (Narratore)
  • [Ultime parole] Aspetta un minuto! Tu hai... hai sbagliato persona! Te lo giuro! Hai sbagliato persona! [...] No, ti prego! Ti prego, aspetta! Metti... metti giù la pistola. Te lo spiego, te lo spiego! Ma devo pensare, devo concentrarmi! Tu metti giù la pistola e vedrai, devo soltanto concentra... (Arch Hammer)
  • Arch Hammer, un piccolo uomo da nulla, appena arrivato da fuori. Johnny Foster, suonava la tromba ed era molto amato. Virgil Sterig, aveva in tasca molti soldi. Andy Marshak, ho pagato una parte del suo debito davanti ai gradini di uno squallido albergo. Hammer, Foster, Sterig, Marshak. E stanno morendo tutti e quattro. (Narratore)

Episodio 14, Il terzo dal Sole[modifica]

Joe Moross in una foto promozionale per l'episodio

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  • È ora di chiusura, ai laboratori. Ormai è ora di cena, ora di stare in famiglia. È l'ora in cui il lieve ondeggiare del fogliame degli alberi fa da schermo alla Luna. Ma al di là di tutto ciò, nascosto agli occhi degli uomini incombe invisibile su questa sera d'estate un orrore indescrivibile. Questa è la quiete prima della tempesta, la vigilia della fine. (Narratore)
  • La gente si spaventa perché fa cose spaventose. Ha paura perché distrugge le più grandi scoperte mai fatte. Tutte le più grandi idee concepite, le più meravigliose invenzioni elaborate. Le distrugge, le sovverte, le stravolge. E solo troppo tardi si ferma a chiedersi perché. (Will Sturka)
  • Dietro alla piccola navetta che solca lo spazio c'è un pianeta condannato sull'orlo del suicidio. Davanti ad essa vi è un luogo chiamato Terra. È il terzo pianeta dal Sole. E per questo manipolo di fuggitivi è il simbolo di una nuova vita ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 15, Una freccia verso il Sole[modifica]

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  • Si chiama Freccia 1. Rappresenta 4 anni e mezzo di progetti, di preparazioni, di allenamenti. E mille anni di scienza e di calcoli insieme ai sogni e alle speranze, non solo di una nazione, ma del mondo intero. E questo è il conto alla rovescia, gli ultimi 3 secondi prima che l'uomo lanci una freccia verso il cielo. (Narratore)
  • "Ho spedito una freccia nel cielo ed è stata coperta da un velo".[1] Ecco un verso per l'era spaziale. (Langford)
  • [Ultime parole] È stato lei a uccidere Pierson, vero? Lo ha ucciso lei! Lei non ragiona più, Corey! Lei è impazzito, ha già commesso un delitto! Ha già ucciso... (Colonel Donlin)
  • E ora te la svigni, signor Corey. Te ne vai come una specie di fantasma da questo posto desolato in cerca di una via di salvezza. Ti arrampichi sui monti rocciosi con la terra che scotta sotto i piedi. Cerchi invano di sottrarti ai raggi inesorabili del sole sotto un cielo spietatamente immobile. Ti sembra che un occhio infuocato ti fissi implacabile dietro la nuca. Non ti fermare, signor Corey, ultimo superstite di un equipaggio scomparso. Avanti, continua a salire senza un attimo di riposo. Forse riuscirai a trovare una via d'uscita. Forse la ragione si farà strada nella tua mente e allora ti apparirà la verità che hai lasciato giù nella sabbia. Sì, signor Corey, farai bene a non fermarti. Non hai altra scelta. Non fermarti. (Narratore)
  • Un tragico scherzo preparato da Madre Natura. Un insieme di eventi inammissibili. Un tragico scherzo che somiglia a un incubo pauroso e disperato. Un piccolo dramma umano svoltosi in un deserto a 97 miglia da Reno, Nevada, Stati Uniti d'America continente del Nord America, pianeta Terra. E naturalmente ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 16, L'autostoppista[modifica]

Una scena dell'episodio con Inger Stevens e Leonard Strong

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  • Si chiama Nan Adams. Ha 27 anni. Il suo lavoro: compratrice per un grande magazzino di New York. Attualmente è in vacanza. Sta viaggiando in macchina da Manhattan verso Los Angeles, California. (Narratore)
  • Una gomma squarciata, segni di slittamento e stava andando a quasi 100 km all'ora. Deve avere un angelo custode, sa? A rigor di logica non avrebbe dovuto chiamare un meccanico, avrebbe dovuto chiedere un carro funebre. (Meccanico)
  • Un piccolo incidente sulla statale 11 in Pennsylvania. Uno di quegli incidenti banali da cui si esce illesi. Ma da questo momento il compagno di viaggio di Nan Adams verso la California sarà il terrore. Il suo itinerario: la paura. La sua destinazione: del tutto ignota. (Narratore)
  • Lo rividi di nuovo un centinaio di chilometri più avanti. E poi ancora lungo la strada che attraversa la Virginia. Se ne stava lì, non era minaccioso. Solo piuttosto trasandato. Un po' malconcio. Era solo uno spaventapasseri dall'aspetto sciocco e cencioso. Non dovrei nemmeno pensarci, eppure è la coincidenza di questa cosa, il fatto che ovunque io vada, lui è là. Ovunque io mi fermi, lo vedo. Per quanto lontano io possa andare o per quanto veloce io possa viaggiare, lui è sempre davanti a me. Sono su una strada a pedaggio, adesso, non so perché, ma ho paura. Una paura tanto vaga quanto l'oggetto della paura stessa. Forse non è paura, è più un senso di inquietudine. Qualcosa di indefinito. Come quell'autostoppista, è indefinito. Chissà perché è sempre dove sono io. E perché non riesco a seminarlo? (Nan Adams)
  • Lei va a ovest? (L'autostoppista)
  • Ora la paura non è più indefinita. Il terrore non è senza forma. Ha una forma. Mi stava facendo dei segni. Quell'uomo grigio e ossuto, con quell'abito cencioso mi stava facendo dei segni. Voleva che finissi in mezzo ai binari. Voleva che io morissi. Adesso lo so. Non so più cosa fare ora. Non so se devo fare marcia indietro e tornare a New York oppure se devo continuare. Tanti piccoli pensieri mi martellano il cervello. Pensieri brutti e spaventosi. Immagini di domani e dei giorni seguenti. Guidando attraverso le pianure, guidando attraverso il deserto. Sola, in modo assurdo, come in un incubo. E so che io lo vedrò. Lo vedrò ad ogni incrocio e a ogni passaggio a livello. Lui mi guarderà ai semafori. Non so cosa fare adesso. (Nan Adams)
  • Sono tre giorni e tre notti che sto guidando. Passato il Tennesse, entro in Arkansas. Tre giorni e tre notti. Mangio e torno a guidare, mangio e torno a guidare. Mangio... e la routine continua. Attraverso città senza nomi, paesaggi senza forma. Questo non è viaggiare, è volare! La statale 80 non è più una strada, è un itinerario di fuga. E io continuo ad andare cosciente... solo che devo arrivare, non posso permettergli di raggiungermi. Dopo quattro giorni, a metà del Nuovo Messico ho preso una strada secondaria sperando di seminare l'autostoppista. Alle 23:00 il motore si è fermato. E io sono seduta al volante, raggelata dalla paura, senza benzina. (Nan Adams)
  • Marinaio: Nel cuore della notte, niente auto, niente di niente e chi t'incontro? Una signora che sembra una stella del cinema! Quando lo racconterò ai ragazzi...Lo sa quante possibilità ho di trovarne uno che mi creda? Dicevo, lo sa quante possibilità ho che i ragazzi mi credano?
    Nan Adams: Le scriverò un attestato e lo faremo firmare da un notaio!
  • Molto strano. La paura mi ha lasciato. Ora non sento più nulla, non ho più sensazioni. È come se qualcuno avesse staccato da me una specie di presa e tutto, emozioni, sensazioni, paure, mi avessero abbandonato. E ora sono un involucro freddo. Sono consapevole delle cose intorno a me. L'immensa notte dell'Arizona. Le stelle che guardano dall'oscurità. Davanti a me un'estensione di migliaia di chilometri di altopiano roccioso, montagne, praterie, deserto. Da qualche parte, laggiù, lui mi sta aspettando. Da qualche parte. Riuscirò a scoprire chi è? Lo scoprirò. Scoprirò che cosa vuole. Anche se adesso, per la prima volta, guardando la notte... io credo di saperlo. Credo di saperlo. (Nan Adams)
  • Credo che noi due facciamo la stessa strada. (L'autostoppista)
  • Nan Adams, 27 anni. Stava andando a Los Angeles, California. Non ce l'ha fatta, ha trovato una deviazione... verso i confini della realtà. (Narratore)

Episodio 17, La febbre[modifica]

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  • Il signore e la signora Gibbs. Tre giorni e due notti in un albergo di Las Vegas. Tutte le spese pagate. Soggiorno vinto per uno slogan pubblicitario della signora Gibbs. Ma il signore e la signora Gibbs non sanno che nel loro bagaglio c'è un premio che non si aspettavano e per il quale non erano preparati. Uno di loro soccomberà per la malattia prodotta dal più terribile dei virus, la più funesta delle calamità: la febbre [del gioco d'azzardo]. (Narratore)
  • Franklin! (Slot machine)
  • Il signor Franklin Gibbs, in vacanza premio a Las Vegas ha perduto il suo denaro, la ragione e, infine, la vita per una macchina inanimata definita "un bandito armato" una macchina traditrice o, per usare le parole stesse del signor Gibbs "un mostro con una sua propria volontà". Tutto questo non è che immaginazione ma potrebbe diventare reale in quella regione che è ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 18, L’ultimo volo[modifica]

Kenneth Haigh in una foto promozionale per l'episodio

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  • Il protagonista è il Sottotenente William Decker del Royal Flying Corps che tornava da un volo sulla Francia nell'anno 1917. Quest'uomo è perduto senza speranza. Scoprirà presto che ci si può perdere non solo in termini di carte geografiche e spazio ma anche nel tempo. E il tempo, in questo caso, può essere misurato in eternità. (Narratore)
  • Shakespeare, Amleto a Orazio: "Vi sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia".[2] È una battuta scritta molto tempo prima che gli uomini solcassero i cieli. Vi sono più cose in terra e nel cielo e nello spazio di quante la mente umana possa immaginare. Lassù, in quella misteriosa regione che è ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 19, Il testamento purpureo[modifica]

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  • Esercito degli Stati Uniti, Isole Filippine, 1945. Questi sono i volti degli uomini che combattono. Come se un pittore avesse mescolato il marrone della terra, il grigio della polvere, il rosso del sangue, il nero della barba e il giallo della paura e con questo colore avesse dipinto questi volti. Perché questo è il campo di battaglia. E questi sono i volti della guerra. (Narratore)
  • Dal Riccardo III, di Shakespeare: "egli è venuto ad aprire il testamento purpureo della sanguinosa guerra".[3] Per il Tenente William Fitzgerald, Compagnia "A", 1° plotone il testamento è chiuso. Il Tenente Fitzgerald ha raggiunto i confini della realtà. (Narratore)

Episodio 20, Tre uomini nello spazio[modifica]

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  • L'azione si svolge nel futuro, in un oscuro angolo dell'universo. I protagonisti sono tre uomini sperduti nello spazio. Tre uomini angosciati da un assillante problema: ritrovare la strada che hanno smarrito. Tra breve troveranno qualcosa, ma non ciò che speravano. Li attende una strana e allucinante esperienza. (Narratore)
  • Questo è il luogo dove i nostri sogni si avverano quando finiamo di sognare. (Meyers)
  • Wickwire: Ditemi, c'è stata poi laggiù la guerra atomica?
    Meyers: Sì, nel 1985. Gran parte della Terra ne fu sconvolta. Ci vollero ben due secoli per rimetterla in sesto.
  • Kirby, Webber e Meyers, tre uomini sperduti nello spazio. Avevano in comune un desiderio, un semplice desiderio: tornare a bordo della loro astronave diretti verso la Terra. Ora sono stati esauditi. Il piccolo Wickwire, con un bonario sorriso sul volto può riprendere il suo tranquillo riposo. Tutto questo non è che immaginazione e può diventare reale soltanto in quella regione che è ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 21, Immagine allo specchio[modifica]

Vera Miles interpreta Millicent Barnes, la protagonista dell'episodio.

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  • Millicent Barnes, 25 anni attende l'autobus in una piovosa sera di novembre. Millicent è una ragazza molto assennata. Raramente si lascia cogliere dal panico, da timori ingiustificati o da momentanei voli pindarici della fantasia. Come tutte le ragazze che vogliono fare carriera ha la reputazione di avere la testa sulle spalle. Questa premessa è d'obbligo visto che tra qualche istante la sua assennatezza verrà messa a dura prova. Una serie di circostanze confonderanno la sua percezione della realtà. E, come in un incubo, il suo equilibrio mentale vacillerà. Tra un minuto Millicent Barnes avrà l'atroce dubbio di essere diventata pazza. (Narratore)
  • È molto strano, ma mi sono ricordata di [...] una cosa che ho letto o che ho sentito molto tempo fa. Sull'esistenza di due pianeti diversi. Sul fatto di due mondi paralleli che esistono fianco a fianco. Per ognuno di noi c'è una copia sull'altro pianeta. E a volte può capitare per qualche ragione inspiegabile che la nostra copia, quando i due mondi convergono venga sul nostro pianeta e per sopravvivere debba prendere il nostro posto [...] sostituirci, toglierci gradualmente dalla circolazione. [...] Ricordo di averlo letto in un libro. A ognuno di noi corrisponde un gemello in un altro mondo. Uguale in tutto e per tutto. (Millicent Barnes)
  • Qualcuno si rivolge a misteriose teorie per giustificare fenomeni altrettanto misteriosi. Altri tentano di spiegare con la ragione ciò che non può essere spiegato. Può trattarsi di pianeti paralleli o semplicemente di follia. La risposta la troverete ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 22, Mostri in Maple Street[modifica]

Foto promozionale dell'episodio ritraente Lea Waggner e Barry Atwater

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  • Una strada degli Stati Uniti, Maple Street, alla fine dell'estate. Un piccolo mondo alberato, altalene sulla veranda, barbecue, risate di bambini, la campanella di un venditore di gelati. Quando il tuono echeggerà e il lampo balenerà saranno esattamente le 18:43, a Maple Street. (Narratore)
  • Questa è Maple Street, nel tardo pomeriggio di un sabato. Per Maple Street è l'ultimo istante di calma e di riflessione prima dell'arrivo dei mostri. (Narratore)
  • Alieno #1: Capito il procedimento? Basta fermare un paio di macchine, radio, telefoni e falciatrici, lasciarli al buio per qualche ora e poi basta stare a guardare.
    Alieno #2: E il comportamento è sempre lo stesso?
    Alieno #1: Con poche varianti, sì. Scelgono il nemico più pericoloso che conoscono: se stessi. Noi dobbiamo solo osservare.
    Alieno #2: Se ho capito bene, questo posto, questa Maple Street, non è unica.
    Alieno #1: No, di certo. Il loro pianeta ne è pieno. E noi andremo da una all'altra e lasceremo che si autodistruggano. Da una all'altra. Da una, all'altra.
  • Per conquistare la Terra non sono necessarie armi come le bombe o il raggio della morte. Le armi possono anche essere pensieri, atteggiamenti, pregiudizi che si trovano nella mente degli uomini. I pregiudizi possono uccidere. Il sospetto può distruggere. La ricerca insensata di un capro espiatorio può travolgere come una catastrofe adulti, bambini e anche bambini non ancora nati. L'aspetto terribile di tutto ciò è che queste cose non accadono solo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 23, L'avventura di Arthur Curtis[modifica]

Howard Duff ed Eileen Ryan nell'episodio

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  • Quelle che vedete sono cose reali cose che hanno una materialità, una sostanza. Una scrivania, una finestra. Queste cose esistono e hanno una dimensione. Questo è Arthur Curtis, di 36 anni. È anche lui reale. È fatto di carne e sangue, muscoli e cervello. Ma fra un attimo vedremo com'è effimera la divisione tra ciò che riteniamo reale e il frutto dell'immaginazione. (Narratore)
  • In genere, il sistema più comune per lasciare la vita è quello di una cassa di abete di una determinata misura. Ma vi sono anche altre maniere di uscire dalla vita. Prendete il caso di Arthur Curtis. Doveva esistere soltanto in un film. Invece, ha proseguito nella sua strada ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 24, Lunga vita a Walter Jameson[modifica]

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  • State per assistere all'inizio di un incubo. Un incubo che non è limitato al mondo dei sogni, ma è realtà. Il professor Walter Jameson, molto stimato dai colleghi e dagli studenti, parla del passato come se fosse presente, delle vicende dei morti come se fossero vivi. (Narratore)
  • Secondo quest'uomo, il professor Samuel Kittridge, più che da un libro di storia, Walter Jameson ha acquisito una tale conoscenza del passato grazie a un libro di magia nera. E la sua opinione è tutt'altro che infondata. (Narratore)
  • Samuel Kittridge: Quanti anni hai, Walter?
    Walter Jameson: Non mi crederesti.
    Samuel Kittridge: Ormai credo a tutto.
    Walter Jameson: E va bene. Sono abbastanza vecchio da aver conosciuto questo signore.
    Samuel Kittridge: Platone!? Ma è vissuto più di duemila anni fa!
    Walter Jameson: Hai visto che non mi credi?
    Samuel Kittridge: No-no, è straordinario! Duemila anni... Come è possibile? Dimmelo! Santo cielo, è sempre stato il sogno di tutta l'umanità!
    Walter Jameson: Sam...
    Samuel Kittridge: Svelami il segreto!
    Walter Jameson: Non posso svelarti il segreto, Sam. Perché non lo so nemmeno io. Ero anch'io come te. Temevo la morte. Quando pensavo a quanto c'era da conoscere e al poco tempo che l'uomo ha a disposizione, mi sembrava assurdo. Di notte, ogni notte, sognavo come te di diventare immortale. Solo se eterna, mi ripetevo, la vita dell'uomo ha un senso. Interpellai sacerdoti e filosofi. Poi, un giorno, conobbi un alchimista. Gli raccontai il mio sogno. Lui disse che poteva accontentarmi in cambio, ovviamente, di una grossa somma. Pagai e mi sottomisi a una serie di esperimenti. Non so bene cosa successe. Rimasi in coma per molte settimane. Al mio risveglio... ero solo. L'alchimista era scomparso.
    Samuel Kittridge: Va' avanti.
    Walter Jameson: Non c'è molto di più da raccontare. Chiaramente pensai che l'esperimento fosse fallito visto che non avvertivo cambiamenti. Ma poi vidi mia moglie e i miei figli invecchiare, i miei amici morire. Era una cosa che non avevo preso in considerazione.
    Samuel Kittridge: Ma ci sarà una soluzione a questo problema.
    Walter Jameson: Tu credi? Riflettici. Ammettiamo che possa impedirti di invecchiare, a che età vorresti fermarti? A trent'anni? Così vedrai tutti i tuoi cari invecchiare? A settant'anni? Vuoi vivere per sempre stanco, ammalato, debole, vecchio?
    Samuel Kittridge: È meglio che morire.
    Walter Jameson: No, ti sbagli, Sam. Come me. È la morte che dà un senso a questo mondo. Amiamo una rosa proprio per la sua caducità. Chi ha amato una pietra?
  • Samuel Kittridge: Credevo che vivendo per sempre si fosse più saggi. Ma non è così, vero?
    Walter Jameson: Continui a vivere, nient'altro.
  • [Ultime parole] Tutto ha sempre una fine, grazie a Dio. (Walter Jameson)
  • L'ultima fermata di un lungo viaggio. Ancora una volta, un essere umano è ritornato nel vasto nulla sotto forma di polvere, principio ed epilogo di ogni cosa. (Narratore)

Episodio 25, Gente come noi[modifica]

Paul Comi interpreta Warren Marcusson.

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  • Vedi, sono sicuro che quando Dio ha creato gli esseri umani li ha elaborati con un'unica formula. Li ha creati uguali sulla Terra così come negli angoli più remoti dello spazio. (Warren Marcusson)
  • State osservando due esemplari di un animale bipede, fragile e indifeso con la testa estremamente piccola. Si chiama "uomo". Warren Marcusson, 35 anni. Samuel Conrad, 31 anni. Stanno per recarsi nello spazio. L'uomo oltrepassa i suoi limiti e allunga le sue dita esitanti verso l'ignoto. La destinazione degli astronauti è Marte. E tra pochi secondi, vi atterreremo insieme a loro. (Narratore)
  • Io so di scienza, di biologia. Il mio mondo è fatto solo di libri, diapositive e microscopi. Lassù, mi mandano apposta per la mia mente. Peccato non mandare solo quella e lasciare il corpo qui in Terra, mandando solo la mente. Ho paura, ho paura! Ho paura di chi troveremo, lassù! (Samuel Conrad)
  • [Ultime parole] Ti assicuro, non devi avere paura. Ho una strana sensazione. Se là fuori c'è qualcuno, ti aiuterà. Se ha una mente e un cuore, significa che ha un'anima e quindi è un uomo. E gli uomini sono uguali, devono essere uguali. (Warren Marcusson)
  • Samuel Conrad: Come sa la mia lingua?
    Marziana: Non la sappiamo, signor Conrad. Presto si renderà conto che è lei a parlare la nostra lingua.
    Samuel Conrad: La vostra lingua?
    Marziano: Transfert inconscio. Per voi, sarebbe come una specie di ipnosi.
  • Perché lo avete fatto? Perché? Perché mi avete rinchiuso qui? Perché mi guardate tutti così? [Vede il cartello "Earth Creature in His Native Habitat" ("Creatura terrestre nel suo habitat naturale")] Marcusson! Marcusson, avevi ragione! Avevi ragione tu! Gli uomini sono uguali! Gli uomini sono uguali dappertutto! (Samuel Conrad)
  • Un esemplare di questa specie sopravvissuto. Presenta interessanti somiglianze con i caratteri fisici degli esseri umani: testa, tronco, braccia, gambe, mani, piedi, cervello molto piccolo e poco sviluppato. Proviene da un pianeta primitivo chiamato Terra. Si chiama Samuel Conrad e rimarrà qui, nella sua gabbia dotata di acqua corrente, energia elettrica e riscaldamento centralizzato, finché vivrà. Samuel Conrad è arrivato ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 26, Esecuzione[modifica]

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  • Ecco un rituale comune, anche se macabro e odioso. Si chiama "impiccagione". Ne è il protagonista un cowboy di nome Joe Caswell che tra poco penderà da una corda. E poi, la buia eternità comune a tutti i malvagi. Quando il buon Dio dotò gli uomini di coscienza, di cuore e di sentimenti fraterni forse Joe Caswell era al bar e non ebbe la sua parte. Questo è Joe Caswell, nell'ultimo atto della sua vita violenta. (Narratore)
  • Senti, sono belle parole le tue: giustizia, bene, male. Hanno un bel suono in questa bella stanza al caldo con lo stomaco pieno a qualche metro da un morbido letto. Hanno un bel suono privo di senso! Stai in una capanna quando fa un freddo cane! Quando il pane di un altro e la giacca di un altro stanno fra te e la tua sopravvivenza! (Joe Caswell)
  • Novembre 1880, l'impiccagione è terminata. Il nome della vittima: Paul Johnson, un piccolo criminale che ha tolto la vita a un altro uomo. Nessun commento sulla sua morte, tranne questo: la giustizia si dilata nel tempo. La punizione non conosce il calendario. Esempio tipico quello di stasera, ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 27, Il desiderio dei desideri[modifica]

Ivan Dixon, Steven Perry e Kim Hamilton in una foto promozionale per l'episodio

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  • In quest'angolo dell'universo c'è un pugile: Bolie Jackson, 83 chili. Un'ora e mezza lo separa dal suo ritorno sul ring del St. Nick. Bolie Jackson, secondo i canoni della sua professione è ormai un'ombra di quello che fu, invecchiato e in declino. Nello specchio vede un uomo che ha lasciato brandelli della sua gioventù su troppi ring per troppi anni, davanti a troppa gente in delirio. Forse Bolie Jackson dovrebbe cercare un tocco di magia sulla fredda superficie dello specchio che riflette la sua immagine. (Narratore)
  • Sai, a un pugile non servono vecchie foto. Vuoi sapere che ha fatto e dove ha boxato? Glielo leggi in faccia. Ha tutta la sua storia impressa nella carne. (Bolie Jackson)
  • Forse esiste la magia, forse anche i desideri. Forse il guaio è che... Forse il guaio è che sono troppo pochi quelli che ci credono. (Bolie Jackson)
  • Bolie Jackson, 83 chili di peso, ha perso la sua ultima occasione sul tappeto di gomma del ring del St. Nick. Bolie Jackson soffre del male più comune tra gli uomini: la strana e radicata avversione a credere nel miracolo quel genere di miracolo che nasce dalla mente di un bambino e che forse si trova solo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 28, L'altro posto[modifica]

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  • Ecco un uomo al lavoro, l'unico che abbia mai fatto l'unico che conosca. Il suo nome è Henry Francis Valentine ma si fa chiamare Rocky. Tutta la sua vita è stata dura, pericolosa e difficile. Una strada sempre in salita. Ora è stanco, stanco di correre e di fallire di aspettare le occasioni che arrivano per altri, mai per lui. Mai per Rocky Valentine. (Narratore)
  • Pip: Credevo che giocare d'azzardo le piacesse.
    Henry Francis Valentine: Sì che mi piace, ma quando si vince continuamente non è più azzardo, è elemosina!
  • Un povero ometto spaventato e arrabbiato senza mai un'occasione. Ora ha tutto ciò che da sempre desiderava. E dovrà rassegnarsi a tenerselo in eterno ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 29, Un incubo dal passato[modifica]

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  • È novembre. Una cioccolata calda e una bimba col viso di un cammeo. Appena inquietante nella sua solennità. Sono premesse piuttosto insolite per un'emozione umana come la paura. Tra un momento questa donna, Helen Foley avvertirà dentro di sè un senso di terrore. Questa bambina la prenderà per mano e la porterà dentro un incubo. (Narratore)
  • Helen Foley ha vissuto nelle tenebre e si è risvegliata alla luce. Helen Foley ha trovato il punto oscuro nell'arazzo della sua vita e lo ha chiarito tornando qualche passo all'indietro e vedendo davanti a sé i confini della realtà. (Narratore)

Episodio 30, Una sosta a Willoughby[modifica]

James Daly è il protagonista Gart Williams.

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  • Segretaria Helen: Non le serve nulla?
    Gart Williams: [Depresso] Sì, un rasoio affilato e una mappa anatomica per localizzare le arterie.
  • Gart Williams, 38 anni. Un uomo in una botte di ferro, ma tenuta insieme da un solo cerchio. Qualcuno ha tolto quel cerchio e la sua protezione è caduta rasformandolo in un bersaglio vulnerabile. La sua insicurezza lo ha travolto. La sua sensibilità lo ha riempito di amarezza. La sua sfiducia nel proprio valore lo ha attaccato, colpito e distrutto. Gart Williams, dirigente di un'agenzia pubblicitaria, tra poco arriverà ai confini della realtà nel disperato tentativo di sopravvivere. (Narratore)
  • Gart Williams: C'è chi non è tagliato per la competizione, Jane. O per le cose di lusso che non può permettersi. O per i circoli esclusivi in cui si sente a disagio. O per gli stemmi dei club che porta addosso come emblemi del suo status.
    Moglie: E tu preferiresti...?
    Gart Williams: Io preferirei, anche se inutile dirlo, un lavoro, uno qualsiasi... un lavoro qualsiasi in cui sentirmi me stesso! In cui ogni mattina alle 9 in punto non debba salire su un palcoscenico per dire le solite battute, per recitare la parte di dirigente, di giovanotto di buone speranze, perché io non sono così! Tu volevi che fossi così, ma quello non sono io!
  • Willoughby. Forse è solo un'illusione. Un luogo nascosto nella nostra mente. Forse è l'ultima tappa di un lungo viaggio. Forse, per un uomo salito su un treno che correva troppo, come Williams è il luogo ideale dove si sogna di scendere. Willoughby: un mondo fatto di pace e calore dove è sempre estate e dove tutto è serenità. Un luogo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 31, Miele amaro[modifica]

George Grizzard e Patricia Barry in una foto promozionale per l'episodio

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  • Roger Shackleforth, circa 20 anni. Attività: innamorato. Non è semplicemente innamorato. È follemente, appassionatamente, illogicamente, disperatamente, totalmente innamorato di una giovane di nome Leila che invece ha un vago ricordo del suo volto e un ancor più vago interesse per lui. Tra poco noterete un cambiamento perché Shackleforth, l'innamorato farà un breve ma significativo viaggio ai confini della realtà. (Narratore)
  • Roger Shackleforth: Sono innamorato di una donna di nome Leila, ma lei non di me e... Ma perché glielo racconto?
    Professor A. Daemon: Io lo so e posso fare in modo che si innamori di te.
    Roger Shackleforth: Davvero?
    Professor A. Daemon: Io ti prometto che non lascerà mai il tuo fianco. Quando non ti dirà che ti ama, sarà perché ti starà guardando con amore. Non farà nulla che tu non approvi. Nessuna tua richiesta la spaventerà. Ti adorerà, ti implorerà per un bacio e piangerà di gioia per una carezza. E se un giorno ti piacesse un'altra, la guardassi o facessi anche di più lei sarà ferita, ma ti perdonerà e ti amerà allo stesso modo. Francamente, puoi avere lo stesso da un cocker spaniel!
  • Roger Shackleforth ha scoperto tardi che l'amore può essere appiccicoso come un vaso di miele, inestricabile come un mucchio di alghe e divorante come un incendio in un campo di grano maturo. Questa è la storia di un innamorato che non avrebbe mai dovuto superare i confini della realtà. (Narratore)

Episodio 32, Una tromba d'oro[modifica]

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  • Joey Crown, un musicista dal volto distrutto. Un musicista la cui vita è una perenne ricerca dell'impossibile, come i fiori nel cemento o come cercare di afferrare una nota musicale nell'aria per custodirla sotto una campana di vetro. (Narratore)
  • Baron: Quando ci sapevi fare... Eri un mago, allora! Un Harry James, un Max Kaminsky, un Butterfield... e promettevi di diventare il numero uno. Poi hai buttato tutto al vento per darti all'alcol. Ti sei buttato via! Perché, Joey, perché?!
    Joey Crown: Perché sono triste. Non sono nessuno. Perché finirò i miei giorni in un monolocale coi muri sporchi e i tubi rotti. Una ragazza non ce l'avrò mai. Non sarò mai qualcuno. Perché io sono qui dentro. [Indica la tromba] A volte non riesco nemmeno a parlare perché la voce è tutta qui dentro. Ma quando bevo, Baron, quando bevo, allora... non vedo più i muri sporchi e i tubi rotti. Non esiste più niente per me e divento come l'arcangelo Gabriele. Gabriele con la sua tromba d'oro. E quando l'appoggio alle labbra escono gioielli. Nasce una sinfonia. Sento intorno il profumo dei fiori estivi. È la bellezza, la bellezza. Solo quando bevo. Solo quando bevo. Mah! Lo so, non diventerò mai nessuno. Ragazzi, mi sento proprio stufo...
  • Joey Crown, un musicista dal volto distrutto. Un uomo che tra poco cercherà di lasciare la Terra per approdare in un luogo misterioso ai confini della realtà. (Narratore)
  • [Dopo essersi suicidato] Finalmente! Per la prima volta in tutta la sua vita Joey Crown è riuscito a fare qualcosa. (Joey Crown)
  • Ora ti trovi in una specie di limbo, Joey. Fra la vita e la morte. A metà strada. Sei fra due realtà. Fra la luce e il buio. Quale preferisci, Joey? (Arcangelo Gabriele)
  • Joey Crown, musicista, un uomo che ha riscoperto la vita. Ha capito che la vita può essere generosa e piena di bellezza come la musica che suona. Basta guardarsi intorno per capire e questo è un messaggio che Joey Crown ha ricevuto ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 33, Il signor Bevis[modifica]

William Schallert e Orson Bean in una foto promozionale

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  • Ecco un rappresentante della specie umana del XX secolo. Si chiama James Bevis. Tra i suoi molteplici hobby ricordiamo gli animali impagliati, la musica rinascimentale e il football, Charles Dickens, trofei di caccia, luna park, cani, bambini e belle ragazze. James Bevis è portato a combinare pasticci. È smemorato e nella sua vita c'è più incertezza che in una partita a dadi. Ma va anche detto che senza di lui, senza la sua gentilezza e il suo calore il mondo sarebbe molto meno ricco, molto meno allegro. (Narratore)
  • Se ancora non lo aveste capito James Bevis è un incorreggibile ottimista che vive in un mondo dipinto di rosa. E il mondo, ormai, non si sorprende più delle sue stramberie. (Narratore)
  • Tra poco, la fortuna volterà le spalle a James Bevis e gli darà un calcio nei denti. James Bevis sta per toccare i confini della realtà. (Narratore)
  • James Bevis: Scusi, lei ha mai guidato una Rickenbacker[4] del '24?
    Angelo: Io, mio caro signore, ho condotto una biga trainata da undici cavalli. La vittoria di Ben-Hur è merito mio!
  • James Bevis, un uomo che crede in una sua particolare magia: quella del sorriso di un bambino, quella di stare bene insieme alla gente. Uno strano e meraviglioso misticismo che, in fondo, è l'atto stesso del vivere. James Bevis, rappresentante della specie umana del XX secolo ha trovato un amico un po' speciale ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 34, Ore perdute[modifica]

Foto promozionale dell'episodio con Anne Francis e James Milhollin

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Un ascensore diretto fino al nono piano di un grande magazzino sta portando la signorina Marsha White che deve fare una compera del tutto prosaica e normale. (Narratore)
  • La signorina Marsha White è al nono piano, reparto speciale, in cerca di un ditale d'oro. Può darsi che riesca a trovarlo ma è probabile che trovi anche qualche altra cosa perché questo non è solo un grande magazzino. Questo è il confine della realtà. (Narratore)
  • Marsha! Chi credi di incantare, Marsha? Andiamo, su! Smettila! Non ti ricordi, Marsha? Lo sai chi sei. (I manichini)
  • Quando siamo fuori di qui, tutto sembra così normale. Come se... Come se fossimo simili agli altri. Come la gente vera. (Marsha White)
  • Marsha White, sotto le sue sembianze autentiche e normali, una ragazza di legno con un volto dipinto che una volta all'anno assume l'aspetto di una persona in carne e ossa come me e come voi. Ma tutto questo fa pensare, vero? Fino a che punto siamo normali? Chi sono quelli che salutiamo quando ci passano accanto per la strada? È una domanda interessante da farsi. Specialmente ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 35, L'invincibile Casey[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Quello che vedete è un fantasma. Un tempo era vivo, ma adesso è morto. Una volta, questo era uno stadio per il baseball e ospitava una squadra chiamata gli Hoboken Zephyrs. Ora, non ospita più che dei ricordi e il vento che agita l'erba incolta di quello che fu un campo sportivo. Un vento che, a volte, ha una certa strana rassomiglianza con l'urlo della folla che gridava dalle scalinate. (Narratore)
  • C'era una volta una squadra di baseball che si chiamava gli Hoboken Zephyrs e che durante l'ultimo anno della sua esistenza finì all'ultimo posto e poco dopo sparì dai campionati. Corre voce, ma non ci sono prove, per la verità che un manager chiamato McGarry la trasferì sulla costa occidentale e vinse diversi campionati e anche un paio di coppe mondiali. Questa squadra aveva dei lanciatori che fecero epoca. Certo, nessuno di essi sapeva sorridere, ma resta il fatto che lanciavano come nessuno al mondo. E se, per caso, voleste sapere da dove venivano questi signori potreste guardare alla lettera "b", "baseball", ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 36, Un mondo su misura[modifica]

Rod Serling, creatore e narratore della serie, appare per la prima volta all'interno dell'episodio interpretando se stesso.

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Questa è la casa del signor Gregory West, uno dei più famosi autori teatrali del paese. L'ufficio del signor Gregory West. Ed ecco Gregory West, timido, calmo e per il momento molto felice. Mary, dolce e affettuosa. (Narratore)
  • Gregory West: Il suo nome è Mary. La signora Mary West. Ha trent'anni, alta un metro e sesantasette, capelli biondi, taglia normale. La pelle chiara. È una ragazza semplice e modesta dotata di una gentilezza che le conferisce una bellezza profonda. Indossa una camicetta color rosa una vecchia spilla, un'ampia gonna una persona sobria, nel complesso. Si trova nello studio di suo marito e gli sta preparando da bere.
    Rod Serling: Speriamo che abbiate gradito quest'episodio ai confini della realtà. Ma vorremmo ricordarvi che quanto avete visto è solamente frutto dell'immaginazione. Nella realtà, queste ridicole assurdità non potrebbero...
    Gregory West: Rod! No, no, no, no! Così non va! [Prende la busta contenente il nastro che rappresenta Rod Serling] Non dovevi dire che sono delle assurdità ridicole. [La brucia nel camino]
    Rod Serling: Eh, sì, le cose stanno così! [Scompare]
  • Lasciamo il signor Gregory West, timido, tranquillo, molto felice. E, a quanto pare, perfettamente a suo agio ai confini della realtà. (Narratore)

Note[modifica]

  1. Cfr. Henry Wadsworth Longfellow, The Arrow and the Song: «I shot an arrow into the air, | It fell to earth, I knew not where».
  2. Cfr. William Shakespeare, Amleto, atto I, scena V: «There are more things in heaven and earth, Horatio, | Than are dreamt of in your philosophy».
  3. La citazione non è tratta da Riccardo III, ma da Riccardo II. Cfr. William Shakespeare, Riccardo II, atto III, scena III: «[...] he has come to open | The purple testament of bleeding war».
  4. Cfr. Rickenbacker Motor Company.

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