Georg Wilhelm Friedrich Hegel

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Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770 – 1831), filosofo tedesco.

Citazioni di Georg Wilhelm Friedrich Hegel[modifica]

  • Ciò che è noto, non è conosciuto. Nel processo della conoscenza, il modo più comune di ingannare sé e gli altri è di presupporre qualcosa come noto e di accettarlo come tale.[1]
  • Il negativo, vale a dire la libertà, vale a dire il crimine.[2]
  • L'animale ha soprattutto sentimento (Gefühl) [...].[3]
  • L'Idea del dritto è la libertà; e per comprenderla esattamente bisogna riconoscerla nella sua nozione e nel suo Essere determinato.[4]
  • L'uomo che si isola rinuncia al suo destino, si disinteressa del progresso morale. Parlando in termini morali, pensare solo a sé è la stessa cosa che non pensarci affatto, perché il fiore assoluto dell'individuo non è dentro di lui; è nell'umanità intera. Non si adempie il dovere, come spesso si è portati a credere e come ci si vanta di fare, confidandosi tra le vette dell'astrazione e della speculazione pura, vivendo una vita da anacoreta; non vi si adempie con i sogni ma con gli atti, atti compiuti nella società e per essa.[5]
  • La preghiera del mattino dell'uomo moderno è la lettura del giornale. Ci permette di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico.[6]
  • La scienza è un cerchio chiuso su se stesso, un cerchio di cerchi.[7]
  • Lo spirito di Gesù, che si è innalzato oltre la moralità, si mostra immediatamente rivolto contro le leggi nel sermone della montagna, che è un tentativo, compiuto per mezzo di parecchi esempi sulle leggi, di sottrarre a queste l'elemento legale, la forma di legge; esso non predica rispetto per le leggi ma indica ciò che le porta a compimento, le elimina come leggi; predica dunque un qualcosa che è superiore all'ubbidienza alle leggi e che le rende superflue.[8]
  • [...] non si era ancora scorto che l'uomo si basa sulla sua testa, cioè sul pensiero e costruisce la realtà conformemente a esso... Questa fu dunque una splendida aurora. Tutti gli esseri pensanti hanno celebrato concordi quest'epoca.[5]
  • Ogni uomo ha dita, e può aver pennelli e colori, ma non per questo è pittore. Val lo stesso del pensiero. Il pensiero del dritto non è un che alla portata di tutti: l'esatto pensiero sta nel conoscere e profondamente conoscere la cosa; il che non si può avere che per via scientifica.[9]
  • Ognuno vuole e ritiene di essere migliore di questo suo mondo. Chi migliore è, esprime solo questo suo mondo meglio degli altri.[10]
Jeder will und meint besser zu sein als diese seine Welt. Wer besser ist, drückt nur diese seine Welt besser aus als andere.
  • Persino il pensiero criminale di un furfante è più grande e più sublime delle meraviglie del cielo.[11]
  • Se lo Stato viene confuso con la società civile e la destinazione di esso vien posta nella sicurezza e nella protezione della proprietà e della libertà personali, allora l'interesse degli individui come tali è lo scopo ultimo per il quale essi sono uniti, e ne segue parimenti che esser membro dello Stato è qualcosa che dipende dal proprio piacimento.[12]

Attribuite[modifica]

  • Da un legno così storto com'è quello di cui è fatto l'uomo non si può ricavare nulla di perfettamente dritto.[13]
È in realtà una frase di Immanuel Kant, da Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, in Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto, a cura di N. Bobbio, L. Firpo, V. Mathieu, Utet, Torino, 1956.

Abbozzi[modifica]

  • La religione cristiana ha molti martiri, fatti eroi nel sopportare, ma non nell'agire. (p. 506)
  • Nei tempi antichi gli dèi vagavano tra gli uomini; quanto più poi andò crescendo la separazione, l'allontanamento, tanto più gli dèi si distaccarono dagli uomini, e tanti più sacrifici più incenso e culto ne ricevettero, tanto più furono temuti, finché la separazione giunse al punto di render possibile l'unione solo con la forza. L'amore può aver luogo solo nel porsi dinanzi ad un nostro eguale, dinanzi allo specchio e all'eco della nostra essenza. (p. 527)
  • Un popolo che disprezza tutti gli dèi stranieri deve covare in petto odio per tutto il genere umano. (p. 527)
  • L'amato non ci è opposto, è uno con la nostra essenza: in lui vediamo solo noi stessi, e tuttavia non è noi: miracolo che non siamo in grado di capire. (p. 528)
  • Negli amanti non vi è materia, essi sono un tutto vivente. (p. 530)

La fenomenologia dello spirito[modifica]

  • L'assoluto [di Schelling] è come una notte nera in cui tutte le vacche sono nere.
  • La coscienza infelice è la coscienza di sé come dell'essenza duplicata e ancora del tutto impigliata nella contraddizione. Assistiamo così alla lotta contro un nemico, contro cui la vittoria è piuttosto una sottomissione: aver raggiunto un contrario significa piuttosto smarrirlo nel suo contrario. La coscienza della vita, la coscienza dell'esistere e dell'operare della vita stessa, è soltanto il dolore per questo esistere e per questo operare; quivi infatti come consapevolezza dell'essenza ha soltanto la consapevolezza del suo contrario, ed è quindi conscia della propria nullità. Da questa posizione essa inizia la sua ascesa verso l'intrasmutabile.
  • Il signore è la coscienza che è per sé; ma non più soltanto il concetto della coscienza per sé, anzi coscienza che è per sé, la quale è mediata con sé da un'altra coscienza.
  • La fenomenologia dello spirito è la storia romanzata della coscienza che via via si riconosce come spirito.
Die Phänomenologie des Geistes ist die romantisierte Geschichte des Bewusstseins, das sich mit der Zeit als Geist erkennt.
  • Il vero è l'intero, e l'intero è un processo. (prefazione; 1973)
  • Questa coscienza infelice scissa entro se stessa è così costituita che, essendo tale contraddizione della sua essenza una coscienza, la sua prima coscienza deve sempre avere insieme anche l'altra. In tal modo, mentre essa ritiene di aver conseguito la vittoria e la quiete dell'unità, deve immediatamente venire cacciata da ciascuna delle due coscienze. (vol. I; 1973, p. 174)
  • Tale coscienza deve pertanto innalzare all'assoluto divenir-uno il rapporto inizialmente esteriore verso quell'intrasmutabile figurato, come fosse un'effettualità estranea. Il movimento nel quale la coscienza inessenziale si adopera a raggiungere questo esser-uno è un triplice movimento, secondo la triplice relazione che essa assumerà in rapporto al suo al di là che ha forma e figura: in primo luogo come coscienza pura, poi come essenza singola, comportantesi verso la effettualità come appetito e lavoro, e in terzo luogo come coscienza del suo essere-per-sé. (vol. I; 1973, pp. 178 sg.)
  • Il rapporto del quale si è qui sopra discusso, dell'organico con la natura degli elementi, non esprime l'essenza dell'organico stesso; questa essenza è invece contenuta nel concetto finalistico. Invero a questa coscienza osservativa quel concetto non è l'essenza propria dell'organico; anzi, a quella coscienza medesima il concetto cade fuori dell'essenza, e quindi è poi soltanto quell'estrinseco rapporto teleologico. Solamente, l'organico come testé fu determinato è esso stesso proprio il fine reale; infatti, poiché l'organico "conserva se stesso" pur nel rapporto ad Altro, esso viene appunto ad essere quella naturale essenza in cui la natura si riflette nel concetto, e in cui i momenti di causa e di effetto, di attivo e di passivo, che nella necessità sono posti l'uno di fronte all'altro, vengono contratti in unità. (vol. I; 1973, pp. 216 sg.)

Incipit di Lezioni sulla filosofia della religione[modifica]

La questione da cui dobbiamo partire è questa: come cominciare?
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Lezioni sulla filosofia della storia[modifica]

  • La storia non è il terreno della felicità. I periodi di felicità sono in essa pagine vuote.
Die Weltgeschichte ist nicht der Boden des Glücks. Die Perioden des Glücks sind leere Blätter in ihr. (Introduzione generale, II, 2 a)
  • La storia come banco da mattatoio.
Geschicte Als Schlachtbank. (III, 2, 24)

Lezioni sulla storia della filosofia[modifica]

  • Non c'è proposizione di Eraclito che io non abbia accolto nella mia Logica.
  • [...] essere spinoziani è l'inizio essenziale del filosofare. (vol. III, 2, pp. 109-110)
  • È [...] inesatto chiamare ateo Spinoza soltanto perché non distingue Dio dal mondo. Con altrettanta e più ragione lo spinozismo potrebbe piuttosto definirsi acosmismo, in quanto in esso non il sistema cosmico, l'essenza finita, l'universo, ma soltanto Dio è considerato sostanziale e gli si attribuisce vita perenne. Spinoza afferma che ciò che si chiama mondo non esiste affatto: è soltanto una forma di Dio, non è niente in sé e per sé. L'universo non ha vera realtà: tutto è gettato nell'abisso dell'unica identità. Non c'è quindi nulla nella realtà finita; questa non ha verità alcuna; secondo Spinoza, quello che è è soltanto Dio. È adunque vero tutto il contrario di quanto si sostiene da coloro che incolpano Spinoza di ateismo: semmai in lui c'è troppo Dio. (vol. III, 2, p. 137)
  • Spinoza è un punto talmente importante della filosofia moderna, che in realtà si può dire: o tu sei spinoziano, o non sei affatto filosofo. (vol. III, 2, p. 137)
  • Tutto ciò che è umano, comunque appaia, è umano soltanto perché vi opera e vi ha operato il pensiero.

Lineamenti di filosofia del diritto[modifica]

  • Il matrimonio è essenzialmente monogamia poiché è la personalità, l'immediata individualità, a porsi in questo rapporto.
  • La filosofia è il proprio tempo appreso col pensiero.
  • Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale. (1954, p. 15)
  • Il delitto è ribellione all'autorità dello Stato, è la negazione del diritto, la pena è a sua volta la negazione del delitto e quindi la riaffermazione del diritto. (p. 92)

Incipit di Scienza della logica[modifica]

Solo ai nostri giorni ci si è resi conto che trovare un cominciamento, in filosofia, costituisce una difficoltà particolare.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Vita di Gesù[modifica]

Incipit[modifica]

La ragione pura incapace di ogni limite è la divinità stessa. Il piano del mondo è dunque ordinato in generale secondo la ragione; essa è stata, sì, oscurata spesso ma mai spenta del tutto, persino nelle tenebre si è sempre conservato un suo barlume.
Tra gli ebrei fu Giovanni che richiamò l'attenzione degli uomini su questa loro dignità, che non dovrebbe essere per loro un qualcosa di estraneo, al contrario essi dovrebbero cercarla in se stessi, nel loro stesso animo [Selbst] e non nella loro filiazione, nell'inclinazione verso la felicità, nell'essere servitori di un uomo molto in vista, bensì nella cura della scintilla divina che è stata loro concessa e dà loro testimonianza del fatto che essi, in un senso sublime, discendono dalla divinità stessa. L'educazione della ragione è l'unica fonte di verità e di quiete, una fonte che Giovanni non diede a intendere di possedere in maniera esclusiva o come una rarità e che tutti gli uomini possono aprire in se stessi.
Molti ancora maggiori per il miglioramento delle massime corrotte degli uomini e per la conoscenza della vera moralità e di un'adorazione più pura [geläuterte] di Dio si è però acquisito Cristo.

Citazioni[modifica]

  • Dalla moltitudine dei sui uditori Gesù ne scelse dodici, ai quali fece l'onore di un insegnamento particolare, per renderli atti a sostenerli nella diffusione della sua dottrina e per avere alcuni a cui potere ispirare puro il suo spirito, poiché si rendeva conto troppo bene che la vita e la forza di un uomo non erano sufficienti per istruire alla moralità un'intera nazione. (p. 43)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Il lettore del Leben Jesu si accorge subito di trovarsi di fronte a una forma di scrittura audace, che desacralizza e sdivinizza la persona di Gesù, riducendolo a maestro di morale sublime. (Paolo Miccoli)

Citazioni su Georg Wilhelm Friedrich Hegel[modifica]

  • È dall'hegelismo, sostiene Popper, che scaturiscono gli aspetti peggiori del marxismo; vale a dire lo storicismo e il totalitarismo. Non solo Hegel, ma anche Marx è un falso profeta. (Dario Antiseri)
  • Hegel considera Gesù più come l'uomo divenuto dio che come il dio divenuto uomo. Per lui la religione non è altro che "l'uomo che si eleva dal finito all'infinito". (Roger Garaudy)
  • Hegel non è un pensatore debole; eredita da Schelling l'occhio da Sibilla che guarda dentro gli abissi. (Hans Urs von Balthasar)
  • Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per cosí dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. (Karl Marx)
  • Hegel, studioso di filosofia, si sente chiamato a lumeggiare «spiritualmente» la situazione storica del suo tempo e a porre le premesse di carattere razionale per l'avvento di un «ordine uguale di tutti gli spiriti». (Paolo Miccoli)
  • L'arte è per Hegel l'autointuirsi sensibile dell'Idea divina come bellezza, ossia «come realtà configurata in conformità al proprio concetto». Il bello è quindi in generale la corrispondenza diretta dell'Idea con la propria raffigurazione artistica. (Vincenzo Cicero)
  • Laddove la dialettica hegeliana non funziona, per me non c'è né pensiero né speranza di verità. (André Breton)
  • La filosofia di Hegel pel suo contenuto si riscontra con quella di Schelling. Entrambi professano una filosofia, il cui fondamento è l'identità del pensiero e dell'essere, dell'ideale e del reale, della ragione divina e della ragione umana. Se non che Schelling presenta il suo principio assoluto, come un'intuizione intellettuale, mentre Hegel lo presenta, come l'assoluto concetto, il puro pensiero. (Raffaele Conforti)
  • Per mezzo di Hegel la scienza dell'umanità ha fatto un grandisssimo passo, avendo egli considerata la storia qual parte spirituale della fenomenologia cosmica, e quindi afferrata la legge del progresso precisamente là dove solamente poteva essere colta, cioè nell'essenza dell'ente potenziale. (Francesco Bertinaria)
  • Sciupatore di carta, di tempo e di cervelli. (Arthur Schopenhauer)
  • Nella misura in cui il fascismo dipende da una fonte filosofica, non è a Nietzsche, ma a Hegel che si ricollega[14]. Ci si rifaccia all'articolo che Mussolini stesso ha consacrato nell' Enciclopedia Italiana al movimento da lui fondato[15]: il lessico e, più ancora del lessico, lo spirito sono hegeliani, non nietzscheani; anche se Mussolini vi impiega due volte l'espressione «Volontà di potenza», non è a caso che questa volontà sia solo un attributo dell'idea che unifica la moltitudine...[16]
    L'agitatore rosso ha subito l'influenza di Nietzsche: il dittatore assoluto se n'è tenuto a distanza. Il regime stesso si è espresso sul problema. In un articolo su «Fascismo» del luglio 1933, Cimmino nega ogni filiazione ideologica fra Nietzsche e Mussolini. Solo la volontà di potenza costituirebbe un legame fra le loro dottrine. Ma la volontà di potenza di Mussolini «non è egoismo», essa è predicata a tutti gli italiani dei quali il duce «vuole fare dei superuomini» [sic.]. Perché, afferma l'autore, «qualora fossimo tutti superuomini saremmo soltanto tutti uomini. Che poi Nietzsche piaccia a Mussolini è naturale: vi è nel Nietzsche qualcosa che è stata sempre di tutti gli uomini di azione e volontà». La differenza profonda tra Nietzsche e Mussolini è «nel fatto che la potenza come volontà, la forza, l'azione sono fatti dell'istinto, direi quasi della natura fisica, e la possono avere le persone fra loro più opposte, servendosene per i più diversi scopi; mentre l'ideologia è fattore spirituale, ed è sempre una per tutti quelli che l'accettano». È inutile insistere sull'idealismo scoperto di questo testo ce ha il merito dell'onesta, se lo si paragona con i testi tedeschi. È più importante notare come il duce venga assolto da una possibile accusa di egoismo nietzscheano. Le sfere dirigenti del fascismo sembrano essere rimaste all'interpretazione stirneriana di Nietzsche formulata intorno al 1908 dallo stesso Mussolini[17]. (Georges Bataille)
  • Questa conferenza. [Le concezioni Hegeliane tenuta da Kojève il 4 dicembre 1937 al Collège de Sociologie] ci sconvolse, non solo per il vigore intellettuale di Kojève, ma per le sue stesse conclusioni. Lei. [Lapouge] ricorderà che Hegel parla dell'uomo a cavallo che segna la fine della storia e della filosofia. Per Hegel, quell'uomo era Napoleone. Ebbene! Kojeve ci svelò quel giorno che Hegel, pur avendo avuto una giusta intuizione, si era sbagliato di un secolo: l'uomo della fine della storia non era Napoleone, ma Stalin». (Roger Caillois)

Note[modifica]

  1. Citato in Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
  2. Citato in Edgar Morin, Lo spirito del tempo.
  3. Da Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, par. 351; citato in Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este, 1994, p. 191. ISBN 88-85944-12-4
  4. Da Filosofia del diritto, p. 15.
  5. a b Citato in Roger Garaudy, Karl Marx, Karl Marx (Clefs pour Karl Marx), traduzione di Marilena Feldbauer, Casa Editrice Sonzogno, Milano, 1974.
  6. Citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2006.
  7. Da La scienza della logica.
  8. Da Lo spirito del cristianesimo e il suo destino, in Scritti teologici giovanili, vol. 2°, p. 378.
  9. Da Filosofia del diritto, prefazione, p. 5.
  10. Da Aforismi jenensi, n. 52.
  11. Citato in Donald Nicholl, Il pensiero contemporaneo.
  12. Citato in Ralf Dahrendorf, Erasmiani, traduzione di M. Sampaolo, p. 58.
  13. Citato in Ralf Dahrendorf, Erasmiani, traduzione di M. Sampaolo, p. 59.
  14. [Nota presente nel medesimo testo da cui è tratta la citazione] È noto che l'hegelismo, rappresentato da Gentile, è praticamente la filosofia ufficiale dell'Italia fascista.
  15. [Ibid. nota precedente] Sub verbo «Fascismo». L'articolo è stato tradottoo in apertura di B. Mussolini, Le Fascisme, Denoël et Steele.
  16. [Ibid. nota precedente] A proposito del popolo, Mussolini scrive: «Non razza, né regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un'idea, che è volontà di esistenza e di potenza [...]» [La dottrina del fascismo, Hoepli, Milano 1936, p. 23]
  17. [Ibid. nota precedente] In un articolo pubblicato allora da un giornale romagnolo, e riprodotto da Margherita G. Sarfatti, Mussolini, trad. fr. Albin Michel, 1927, pp. 117-21 (ed. orig. M.G. Sarfatti), Dux, Mondadori, Milano 1926, p. 101.]

Bibliografia[modifica]

  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Abbozzi, in Scritti teologici giovanili, vol. 2°, traduzione di N. Vaccaro e E. Mirri, Guida Editori, Napoli, 1977.
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Aforismi jenensi. Hegels Wastebook, 1803-1806, a c. di Carlo Vittone, Feltrinelli, Milano, 1981
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Fenomenologia dello spirito, traduzione di Enrico De Negri, La Nuova Italia, Firenze, 1973.
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Filosofia del diritto, traduzione di A. Novelli, presso F. Rossi-Romano, Napoli, 1863.
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia, La Nuova Italia, Firenze, 1967.
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto (Grundlinien der philosophie des Rechts, 1821), a cura di F. Messineo, Bari, 1913, nuova edizione di A. Plebe, Laterza, Bari, 1954.
  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Vita di Gesù (Das Leben Jesu), traduzione di Anselmo Aportone, TEN 1993.

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